Dal Col. Vincenzo Stella riceviamo e volentieri pubblichiamo questo bell’articolo sul Generale Alfonso Ferrero della Marmora, uno dei grandi protagonisti della nostra storia nazionale, caratterizzato da una spiccata intelligenza politica e da una profonda esperienza militare, poste entrambe al servizio dello Stato.
L’8 aprile 1831 a Venaria Reale nascono le Batterie a Cavallo.
La proposta fu avanzata dal giovane luogotenente d’Artiglieria Alfonso Ferrero della Marmora del quale oggi cerco di sintetizzare l’impegno e la dedizione profusa nei ruoli, militare, diplomatico e politico, per la realizzazione dell’Unità d’Italia.
Nato a Torino il 18 novembre 1804, studia nell’Accademia Militare di Torino dal 1816 al 1823. Nominato Luogotenente nella Brigata Reale di Artiglieria si forma nello stabilimento militare dell’Artiglieria di Venaria Reale.
In occasione di un viaggio in Prussia, nel 1830, ha modo di apprezzare l’organizzazione dell’esercito e di proporre miglioramenti per l’artiglieria dell’Esercito Sardo. Nel rapporto con il quale presenta le proposte scrive: ”Basta aver veduto le evoluzioni dell’Artiglieria a Cavallo, dopo aver osservato le Artiglierie leggere per essere prontamente convinti che quella è la vera e l’unica Artiglieria leggera, della quale le batterie ultime organizzate non sono che copie imperfette, che faranno vani sforzi per starle a fronte nella celerità e durata dei movimenti, nel vero impiego, cioè, dell’Artiglieria leggera”.
Il primo comandante delle Batterie a Cavallo è Vincenzo Morelli di Popolo e La Marmora ricopre l’incarico di Aiutante Maggiore.
Nel 1844 è al seguito dell’Esercito francese impegnato in Algeria. Lascia le Batterie a Cavallo nel 1845. Nel 1848 partecipa alla I guerra d’Indipendenza al comando di una Brigata di Artiglieria e, per il comportamento tenuto, viene decorato con una Medaglia d’Argento al Valor Militare
Nello stesso anno viene nominato Ministro della Guerra e della Marina e promosso Generale.
L’anno successivo viene eletto Deputato. Sarà confermato in tale ruolo fino al 1876.
Nel 1849, nuovamente nominato Ministro della Guerra e della Marina, lavora, fino al 1860, alla riorganizzazione dell’Esercito Sardo che comincia ad assorbire le unità dei Ducati e Granducati annessi.
Nel 1855 viene nominato Comandante in Capo del Corpo di Spedizione Sardo in Oriente (Crimea). Rientrato trionfante nel 1856, la Camera approva una legge per donargli 50 are di terreno.
Partecipa, al seguito del Re, alla II Guerra d’Indipendenza e nel 1859 e a seguito delle dimissioni di Cavour, amareggiato per l’umiliazione di ricevere la Lombardia dalla Francia e non direttamente dall’Austria, viene nominato Presidente del Consiglio dei Ministri. Incarico dal quale si dimette l’anno successivo. Diventa Comandante del Dipartimento Militare di Milano prima e, nel 1861, di Napoli, da poco annessa al Regno d’Italia, contemporaneamente alla carica di Prefetto della stessa città fino al 1863. Nell’affrontare il brigantaggio e la camorra propone anche misure per migliorare il funzionamento della pubblica amministrazione.
Nel 1863, dopo aver trattato con Napoleone III la “questione romana” e a seguito delle dimissioni del Governo in carica viene nuovamente nominato Presidente del Consiglio dei Ministri, assumendo anche le cariche di Ministro degli Affari Esteri e Ministro della Marina.
Trasferisce la capitale a Firenze, tiene rapporti con lo Stato Pontificio e stringe alleanza con la Prussia in funzione antiaustriaca.
Nel 1866, allo scoppio della III Guerra d’Indipendenza lascia l’incarico di Presidente del Consiglio per diventare Ministro presso il Re e successivamente Capo di Stato Maggiore generale dell’Esercito.
A seguito dei fatti di Custoza si dimette da tutti gli incarichi e inizia una serie di “ingiustizie e ingratitudini” che lo portano a rinunciare, nel 1867 dopo la spedizione garibaldina nello Stato Pontificio, all’incarico di formare un nuovo Governo. Tuttavia negozia con Napoleone III la sospensione dell’invio di una flotta francese a Civitavecchia ed evita il peggioramento della situazione.
Nel 1870 Vittorio Emanuele II lo nomina Luogotenente generale per la città di Roma e province con il compito di pacificare la città e organizzarne l’amministrazione. Resterà nell’incarico fino all’anno successivo.
Scrive alcuni volumi relativi alle materie di cui si era occupato. Cito soltanto “Un po’ più di luce sugli eventi politici e militari dell’anno 1866” edito nel 1873. Il volume difende il suo operato diplomatico e militare che era stato oggetto di numerose critiche. Per difendersi utilizza documenti riservati.
Muore a Firenze il 5 gennaio 1878.