Ho il piacere di offrire ai lettori del Blog questo interessante articolo del Ten. Col. Cristian Benegiamo che da oggi inizia la collaborazione con Storia&Soldati.
Mentre mi accingo a pubblicare questo post giunge la notizia che la Russia ha attaccato l’Ucraina: questo giorno terribile entrerà ahimè nella Storia e tutto non sarà più come prima.
Il gas naturale è la seconda fonte di energia più importante in Europa, dopo il petrolio, e la sua influenza in campo energetico cresce costantemente. La sicurezza energetica è un capitolo delicato dell’agenda europea. Il mutante quadro geostrategico, che vede l’emergere
di nuove potenze regionali quali concorrenti della superpotenza Usa, condiziona fortemente le politiche europee di sicurezza energetica. Considerata la scarsità di materie prime in
Europa, la Russia rimane un partner energetico estremamente importante per l’UE; pertanto non si può prescindere dall’adozione di politiche di concertazione con il partner russo, atte non solo a garantire i rifornimenti di gas da est, ma anche a risolvere questioni spinose come
la crisi in Ucraina, il cui territorio è tuttora cruciale nella catena di distribuzione del gas in Europa.
I nuovi progetti dei gasdotti in Europa, attraverso l’investimento su vie alternative di approvvigionamento del gas, contribuiscono a ridimensionare la dipendenza dal gas russo, incrementando certamente, da questo punto di vista, la sicurezza energetica in Europa.
Tuttavia si ritiene che la reale minaccia alla sicurezza energetica risieda nella attuale frammentazione politica dell’UE. Sorta da forme di cooperazione proprio in campo energetico (vedi CECA ed Euratom), che hanno ispirato, attraverso la pace e la
condivisione, la crescita economica e una nuova e innovativa coscienza di popolo, l’Unione soffre attualmente una grave crisi identitaria. “La federazione europea non si proponeva di colorare in questo o quel modo un potere esistente. Era la sobria proposta di creare un potere democratico europeo” (Altiero Spinelli). È proprio la mancanza di questo potere che impedisce, attualmente, anche la gestione univoca degli approvvigionamenti, portando alla dispersione delle risorse economiche ed energetiche e rendendo, in questo periodo di grave crisi economica, ulteriormente fragili i Paesi europei. La realizzazione di una coscienza europea, anche attraverso maggiore fiducia nella PESC (Politica Estera di Sicurezza Comune), innescherebbe la spinta verso la nascita degli Stati Uniti d’Europa, superando la mera unione monetaria e consentendo all’UE di imporsi quale potenza regionale in grado di
migliorare il benessere economico dei suoi cittadini e di attuare una politica estera più
assertiva, in grado di dettare l’agenda delle grandi potenze economiche mondiali. Il
benessere economico è l’unica ricetta realmente utile alla sicurezza energetica e questo non può prescindere da politiche che guardino di più all’UE e meno agli interessi nazionali.
“La via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa, e lo sarà! (Altiero Spinelli)”.