Francesco Lamberti, storico militare di grande pregio, con l’ ultima opera da lui curata Settembre 1943. Da San Liberatore a Napoli, epilogo di una battaglia (Jovene Editore, Napoli, 2025) conclude una trilogia dedicata allo sbarco di Salerno e alle battaglie che ne seguirono.
L’affresco storico è, a dir poco, grandioso e narra in modo puntuale i combattimenti che dal 27 settembre al 1° ottobre 1943 si svolsero nell’agro nocerino sarnese e nei dintorni di Napoli fino all’ingresso degli alleati in città già liberata dai napoletani nelle gloriose Quattro Giornate.
Il libro poi racconta il censimento dei soldati tedeschi morti a Napoli e provincia con l’ individuazione di ulteriori caduti mai identificati né censiti: un’opera di pietà che di per sé nobilita questo grande lavoro editoriale consigliabile a tutti coloro che vogliono comprendere fino in fondo, ancorché attraverso un singolo evento bellico, la tragedia della guerra.
Sono sempre stato restio a scrivere su temi personali, preferendo piuttosto temi storico- militari e strategici certamente di (auspicato) maggiore interesse.
Faccio oggi un’eccezione in memoria di un amico, mio compagno di studi (e di vita) durante il corso triennale presso la Scuola Militare “Nunziatella” di Napoli che la Storia l’ha vissuta e, ahimé, patita.
Il suo nome è Marco Mattiucci ed eravamo vicini di banco nella grande aula della Scuola Militare dove, di fatto, passavamo gran parte della giornata, tra lezioni e studio individuale.
Marco è sempre stato una persona gentile e attenta nei confronti miei e degli altri. Era il direttore del coro della Scuola, incarico che testimoniava la sua sensibilità ma anche la capacità di guidare gli altri verso un obiettivo condiviso. Marco era benvoluto da tutti per il suo buon carattere, semplice e disponibile.
Dopo la Scuola abbiamo preso strade diverse e, inevitabilmente, ci siamo persi di vista.
Non l’ho più rivisto.
Marco, divenuto nel frattempo Vigile del Fuoco, è morto il 5 maggio 1998 durante la catastrofica alluvione di Sarno mentre cercava di portare in salvo delle persone rimaste intrappolate dalla colata di fango e detriti.
È stato insignito della Medaglia d’oro al valor civile con la seguente motivazione:
«In occasione di un catastrofico movimento franoso che investiva il centro abitato, con generoso slancio provvedeva a far evacuare numerosi abitanti dalle case invase dall’acqua e dai detriti e a trarre in salvo un bambino in pericolo. Con tenace e coraggiosa determinazione, pur consapevole dell’incombente, estremo pericolo, continuava l’opera di soccorso a bordo del proprio automezzo, ma veniva investito da un’improvvisa ondata di fango, rimanendo mortalmente ferito nella cabina del veicolo schiantatosi contro un albero. Splendido esempio di elette virtù civiche e altissimo senso del dovere.» — Sarno (SA), 5 maggio 1998.
Così si è compiuto il destino di un ragazzo buono che vive sempre nel mio ricordo.
Il deputato europeo Paolo Barbi (1919 – 2011), già docente di storia e filosofia alla Scuola Militare “Nunziatella di Napoli dal 1949 al 1959, durante una visita dei suoi colleghi deputati nel 1982 al contingente militare italiano in Libano (comandato dall’ex allievo Generale Franco Angioni) ebbe a dire:
/…/ La Nunziatella è una cosa importante, cari miei. Molto importante! Uno strumento felicemente concepito, miracolosamente conservato lungo due travagliatissimi secoli e ancora oggi sapientemente curato, per costruire gli uomini, i veri uomini. Un luogo dove s’impara a contrapporre il senso di responsabilità sociale all’individualismo comodoe egoista.
È stata una cosa importante per l’Italia del Risorgimento. Ma lo è ancor più per l’Italia di oggi perché fornisce ogni anno una sua pur piccola dose di quel lievito di cui ha tanto bisogno la massa del popolo italiano. Peccato che di Nunziatella in Italia ce ne sia una sola.
Oggi queste parole sono giustamente incise, a perenne memoria, su una lastra di bronzo all’interno della Scuola e meritano di essere conosciute.
Oggi, venendo meno ad una regola fino a qui di massima rispettata, i lettori di questo Blog leggeranno di me. La triste circostanza della scomparsa di un soldato e ufficiale da me profondamente ammirato mi offre l’occasione per l’eccezione.
Sono stato allievo della Scuola Militare “Nunziatella” di Napoli. In quegli anni, ufficiale d’inquadramento degli allievi era l’allora Tenente dei Bersaglieri Carlo Cisbani, scomparso recentemente: la notizia della sua morte, corsa in un baleno tra gli ex allievi della Scuola, mi ha profondamente commosso perché mi ha riportato alla mente una delle figure militari che più hanno inciso nella mia formazione in quegli anni giovanili.
Carlo Cisbani è sempre stato il mio (irraggiungibile) modello di militarità: ogni aggettivo connesso a questo sostantivo gli apparteneva.
Allora, data la giovane età, ne subivo il fascino senza, in fondo, domandarmi (o capire) il perché; ora ne conosco le ragioni: è stato quel modello di uomo e di soldato che avrei seguito fino alla fine per i valori che incarnava e praticava, primi fra tutti l’esempio e la giustizia alla base del comando.