Una fotografia

Mi ricordo una fotografia in bianco e nero che guardavo insistentemente da bambino nella casa dei nonni paterni: era quella di un misterioso zio Nicola vestito in uniforme in una posa prettamente da ritratto (forse l’aveva fatta da un fotografo professionista proprio per inviarla in famiglia).

I miei nonni, silenziosi per carattere e atteggiamento, non mi parlarono mai di lui e ne seppi qualcosa di più da mio padre: “zio Nicola è morto a Creta per l’affondamento della nave su cui era imbarcato”.

Raggiunta l’età adulta, pensando a questa fotografia della mia infanzia ed alla risposta insoddisfacente di mio padre (nel frattempo deceduto), volli saperne di più e feci delle ricerche presso il Museo storico della Guardia di Finanza.

Il fratello piu grande di mio padre si chiamava Nicola Di Santo ed era nato a Quadri (provincia di Chieti) il 2 gennaio 1923. Arruolato a Pescara il 5 agosto 1941, il 1° febbraio 1942 era divenuto Guardia di Finanza e assegnato al 16° Battaglione Mobilitato del Corpo.

Di stanza nelle isole greche (non so precisamente dove), all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943 venne catturato dai nazisti. Trasferito a Creta, il 18 ottobre 1943 venne imbarcato, insieme ad altri internati militari italiani, prigionieri greci e militari tedeschi di guardia, sulla Motonave Sinfra (con probabile destinazione il porto del Pireo) che trasportava anche un carico di munizioni.

Nella notte, aerei americani e inglesi, attaccarono il Sinfra in navigazione e l’affondarono: su un totale di 2664 imbarcati, perirono in 1850 (il numero è ancora oggi incerto).

Il relitto, che per le usanze marinaresche è un cimitero di mare, si trova a circa 7 miglia nautiche a nord ovest della costa cretese: nel silenzio delle profondità riposa nella pace eterna, insieme ai tanti suoi compagni di sventura, l’anima di un giovane ventenne che non aveva altra colpa di essere sfortunato figlio del suo tragico tempo.

Oggi il nome di zio Nicola è inciso, a perenne ricordo, sulla lapide dedicata alla memoria dei caduti della Seconda Guerra Mondiale di Ateleta (L’Aquila) all’ingresso del cimitero comunale.

Missioni di un tempo

Le missioni per la pace e la sicurezza internazionali che vedono attualmente il grande impegno dell’Esercito italiano (e delle altre Forze Armate) nel mondo hanno importanti precedenti che pochi conoscono.

Un corpo di spedizione militare italiano (con larga partecipazione di Carabinieri) sbarcó a Suda (isola di Creta) il 25 aprile 1897 per pacificare l’isola greca dopo la sollevazione della popolazione contro il dominio ottomano.

Il 14 luglio 1900 inizió la partecipazione italiana alla missione militare internazionale in Cina per reprimere le violenze dei Boxer contro i cittadini e le proprietà europee. Al comando del contingente italiano di circa 2.000 uomini c’era il Colonnello Vincenzo Garioni (1856 -1929).

Anche in tempi lontani, il contributo dell’Esercito italiano per la stabilizzazione di situazioni di crisi internazionale è stato essenziale e decisivo.