L’Associazione per l’onore e il ricordo

Ritornando con la mente agli eventi di questo 2023 che si avvia a conclusione, uno dei più importanti, per chi scrive, è stato l’incontro con l’Associazione Nazionale Divisione Acqui – A.N.D.A. con cui ho condiviso un memorabile viaggio, dal 12 al 14 ottobre u.s., a Cefalonia in occasione dell’80° anniversario del sacrificio della Divisione Acqui.

L’A.N.D.A.,fondata nel 1945, rappresenta ed organizza tutti i superstiti dell’eccidio di Cefalonia e Corfù del settembre 1943 ed ha lo scopo di onorare e ricordare le vittime di quei tragici eventi. Sono soci dell’Associazione Nazionale Divisione Acqui i superstiti, i congiunti dei caduti, dei reduci deceduti in patria e dei superstiti e tutti coloro che abbiano interesse alla vita ed alle finalità della stessa. La sede dell’Associazione Nazionale Divisione Acqui è a Verona ed ha 22 sezioni provinciali che coprono pressoché tutto il territorio nazionale.

Ho potuto constatare e apprezzare di persona la dedizione che l’A.N.D.A. pone nell’adempimento dei suoi compiti associativi e mi sono ancor più convinto di come sia essenziale e vitale, per la conoscenza dei fatti e la cura della memoria dei medesimi, l’esistenza di una tale benemerita associazione.

Non è l’unica, tra le associazioni d’Arma e combattentische, a svolgere questa meritoria opera nei confronti della nostra Storia nazionale ma certamente unici sono i tragici eventi per la quale è sorta, eventi che l’A.N.D.A. concorre a mantenere vivi nel ricordo affinché chi ha sacrificato la vita nel compimento del proprio dovere in quel drammatico settembre 1943 (e anche dopo) non venga mai dimenticato.

Le Patrie su un’ isola

Quante Patrie può avere un uomo? Una Patria affettiva legato al luogo di nascita, una Patria elettiva che deriva dal luogo dell’anima e una Patria ideale che origina dalla propria visione e proiezione nel futuro.

Queste tre Patrie richiama la meravigliosa isola di Cefalonia: una Patria affettiva perché qui trovarono la morte nel settembre 1943 i nostri padri in uno degli eccidi più infamanti della storia militare universale; una Patria dell’anima perché nella terra e nel popolo di Grecia ritroviamo la nostra più profonda origine; una Patria ideale perché nel comune destino europeo tutto si fonde e trova compimento.

Questo pensavo osservando le bandiere italiana, greca e europea che sventolavano, nella chiara luce d’autunno, sul monumento dedicato ai militari italiani trucidati da un vigliacco nemico nel tragico settembre 1943.

Il Presidente memore

Oggi è morto il Presidente emerito della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi (1920-2016).

Ufficiale dell’esercito durante la Seconda Guerra Mondiale, fu testimone diretto di quella sciagurata guerra e, ancor più, dei tragici eventi dell’8 settembre 1943.

Eletto Presidente della Repubblica nel 1999, durante il suo settenato si fece promotore di un recupero della memoria collettiva incentrato sulla conoscenza e il ricordo della storia nazionale.

Di questa importante opera, ne è testimonianza, tra le tante, il discorso da lui tenuto a Cefalonia il 1° marzo 2001 in occasione della commemorazione dei soldati della Divisione di fanteria “Acqui” caduti durante i combattimenti del settembre 1943 contro forze tedesche che volevano disarmarli, discorso che ripropongo integralmente a beneficio dei lettori di questo Blog (fonte: http://www.quirinale.it)

DISCORSO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
ALLA COMMEMORAZIONE DEI CADUTI ITALIANI
DELLA DIVISIONE “ACQUI”

Cefalonia, 1° marzo 2001

 

Decisero di non cedere le armi. Preferirono combattere e morire per la patria. Tennero fede al giuramento.
Questa – Signor Presidente della Repubblica Ellenica – è l’essenza della vicenda di Cefalonia nel settembre del 1943.
Noi ricordiamo oggi la tragedia e la gloria della Divisione “Acqui”. Il cuore è gonfio di pena per la sorte di quelli che ci furono compagni della giovinezza; di orgoglio per la loro condotta.
La loro scelta consapevole fu il primo atto della Resistenza, di un’Italia libera dal fascismo.

La Sua presenza, Signor Presidente, è per me, per tutti noi Italiani, motivo di gratitudine. E’ anche motivo di riflessione. Rappresentiamo due popoli uniti nella grande impresa di costruire un’Europa di pace, una nuova patria comune di nazioni sorelle, che si sono lasciate alle spalle secoli di barbari conflitti.
La storia, con le sue tragedie, ci ha ammaestrato.
Molti sentimenti si affiancano, nel nostro animo, al dolore per i tanti morti di Cefalonia: morti in combattimento, o trucidati, in violazione di tutte le leggi della guerra e dell’umanità. L’inaudito eccidio di massa, di cui furono vittime migliaia di soldati italiani, denota quanto profonda fosse la corruzione degli animi prodotta dall’ideologia nazista.
Non dimentichiamo le tremende sofferenze della popolazione di Cefalonia e di tutta la Grecia, vittima di una guerra di aggressione.

A voi, ufficiali, sottufficiali e soldati della “Acqui”qui presenti, sopravvissuti al tragico destino della vostra Divisione, mi rivolgo con animo fraterno.
Noi, che portavamo allora la divisa, che avevamo giurato, e volevamo mantenere fede al nostro giuramento, ci trovammo d’improvviso allo sbaraglio, privi di ordini.
La memoria di quei giorni è ancora ben viva in noi. Interrogammo la nostra coscienza. Avemmo, per guidarci, soltanto il senso dell’onore, l’amor di Patria, maturato nelle grandi gesta del Risorgimento.
Voi, alla fine del lungo travaglio causato dal colpevole abbandono, foste posti, il 14 settembre 1943, dal vostro comandante, Generale Gandin, di fronte a tre alternative: combattere al fianco dei tedeschi; cedere loro le armi; tenere le armi e combattere.
Schierati di fronte ai vostri comandanti di reparto, vi fu chiesto, in circostanze del tutto eccezionali, in cui mai un’unità militare dovrebbe trovarsi, di pronunciarvi.
Con un orgoglioso passo avanti faceste la vostra scelta, “unanime, concorde, plebiscitaria”:“combattere, piuttosto di subire l’onta della cessione delle armi”.
Decideste così, consapevolmente, il vostro destino. Dimostraste che la Patria non era morta. Anzi, con la vostra decisione, ne riaffermaste l’esistenza. Su queste fondamenta risorse l’Italia.
Combatteste con coraggio, senza ricevere alcun aiuto, al di fuori di quello offerto dalla Resistenza greca. Poi andaste incontro a una sorte tragica, senza precedenti nella pur sanguinosa storia delle guerre europee.
Si leggono, con orrore, i resoconti degli eccidi; con commozione, le testimonianze univoche sulla dignità, sulla compostezza, sulla fierezza di coloro che erano in procinto di essere giustiziati.
Dove trovarono tanto coraggio ragazzi ventenni, soldati sottufficiali, ufficiali di complemento e di carriera?
La fedeltà ai valori nazionali e risorgimentali diede compattezza alla scelta di combattere.
L’onore, i valori di una grande tradizione di civiltà, la forza di una Fede antica e viva, generarono l’eroismo di fronte al plotone d’esecuzione.
Coloro che si salvarono, coloro che dovettero la vita ai coraggiosi aiuti degli abitanti dell’isola di Cefalonia, coloro che poi combatterono al fianco della Resistenza greca, non hanno dimenticato, non dimenticheranno. Questa terra, bagnata dal sangue di tanti loro compagni, è anche la loro terra.
Divenne chiaro in noi, in quell’estate del 1943, che il conflitto non era più fra Stati, ma fra princìpi, fra valori.
Un filo ideale, un uguale sentire, unirono ai militari di Cefalonia quelli di stanza in Corsica, nelle isole dell’Egeo, in Albania o in altri teatri di guerra. Agli stessi sentimenti si ispirarono le centinaia di migliaia di militari italiani che, nei campi di internamento, si rifiutarono di piegarsi e di collaborare, mentre le forze della Resistenza prendevano corpo sulle nostre montagne, nelle città.

Ai giovani di oggi, educati nello spirito di libertà e di concordia fra le nazioni europee, eventi come quelli che commemoriamo sembrano appartenere a un passato remoto, difficilmente comprensibile.
Possa rimanere vivo, nel loro animo, il ricordo dei loro padri che diedero la vita perché rinascesse l’Italia, perché nascesse un’Europa di libertà e di pace. Ai giovani italiani, ai giovani greci e di tutte le nazioni sorelle dell’Unione Europea, dico: non dimenticate.
Caro Presidente della Repubblica Ellenica,

Le sono grato per avermi accolto nella Sua terra, e per aver voluto vivere con me questa giornata di memorie, di pietà, nell’isola di Cefalonia, ricordando insieme i Caduti greci e italiani.
Oggi i nostri popoli condividono, con convinzione e con determinazione, la missione di fare dell’Europa un’area di stabilità, di progresso, di pace.
La nuova Europa, un tempo origine di sanguinose guerre, ha già dato a tre generazioni dei suoi figli pace e benessere. Propone l’esempio della sua concordia a tutti i popoli.
Uomini della Divisione “Acqui”: l’Italia è orgogliosa della pagina che voi avete scritto, fra le più gloriose della nostra millenaria storia.
Soldati, Sottufficiali e Ufficiali delle Forze Armate Italiane: onore ai Caduti di Cefalonia; onore a tutti coloro che tennero alta la dignità della Patria.
Il loro ricordo vi ispiri coraggio e fermezza, nell’affrontare i compiti che la Patria oggi vi affida, per missioni non più di guerra, ma di pace.

Viva le Forze Armate d’Italia e di Grecia.
Viva la Grecia. Viva l’Italia. Viva l’Unione Europea