L’apprendimento sul campo

Raimondo Montecuccoli nella sua lunga vita militare combatté molte battaglie in tante località europee.

Una delle più importanti battaglie a cui prese parte è quella di Nördlingen in Baviera il 6 settembre 1634 combattuta dalle truppe imperiali (di cui faceva parte Montecuccoli) contro quelle svedesi – sassoni.

Durante questa battaglia infatti ebbe modo di osservare una particolare tattica di combattimento: i picchieri formavano con le loro picche una barriera mortale contro le cariche di cavalleria nella quale trovavano riparo i moschettieri che sparavano contro gli attaccanti a cavallo. Quest’ultimi combattevano con spade e pistole che utilizzavano a breve distanza contro i picchieri avversari.

Questa tattica fu una delle cause della vittoria imperiale nella quale Montecuccoli, che aveva iniziato la sua carriera militare come semplice picchiere, fece la propria parte come colonnello comandante dei corazzieri del principe Aldobrando Aldobrandini caduto in battaglia.

Picca o moschetto?

Raimondo Montecuccoli, uomo di vedute culturali ampie e approfondite, era, in campo tattico, un conservatore rispetto all’arte operativa seicentesca, rivoluzionata dal Re svedese Gustavo Adolfo durante la guerra dei trent’anni.

Nella tattica svedese infatti un ruolo fondamentale era svolto dall’impiego combinato cavalleria – fanteria che univa la manovra alla celerità. Questa tattica (insieme alla ferrea disciplina dei soldati svedesi) risultò uno dei fattori di potenza determinanti per il successo della protestante Svezia nella terribile e devastante guerra del XVII° secolo.

Montecuccoli invece era un convinto assertore dell’uso della picca (una lunga asta appuntita di legno), da lui considerata, a ragione, l’unica difesa dalle cariche di cavalleria (in questo convinzione, grande importanza aveva il fatto che Montecuccoli era un cavaliere che aveva iniziato la sua carriera da picchiere!).

Nei suoi celeberrimi Aforismi dell’arte bellica, il Nostro arrivò a scrivere a riguardo ” la lancia è la regina delle armi a cavallo, siccome la picca a piedi”.

Non che non riconoscesse l’importanza del moschetto, anzi nel corso degli anni ne concepì lui stesso un nuovo modello. Però rimaneva dell’idea che il moschetto poco potesse contro una potente carica di cavalleria (era piuttosto efficace negli scontri di fanteria o come armamento dei Dragoni, cavalieri impiegati sostanzialmente appiedati).

L’incremento dell’uso delle artiglierie contro la cavalleria e lo sviluppo delle armi da fuoco portatili segnarono l’inevitabile tramonto delle picche; ma a quell’epoca il cuore del grande condottiere modenese giaceva ormai da anni nella chiesa del convento dei cappuccini di Linz.

L’occasione è oggi propizia per augurare a tutti i lettori di questo Blog Buon Natale e Felice Anno Nuovo!