Raimondo Montecuccoli scrisse una sola volta riguardo ad un esercito comune europeo e più precisamente di un “Armata navale” (allora le battaglie navali non erano tra navi ma tra fanterie imbarcate che combattevano con la tattica dell’abbordaggio) da utilizzare contro l’impero ottomano.
Così appuntava (nel SAGGIO DELLA COMBINAZIONE AD ARTEM SCIENDI UNIVERSALEM cfr Andrea Testa Le Opere di Raimondo Montecuccoli, III volume, Ufficio Storico SME, Roma, 2000, pag. 140) tra le altre tante cose, il 9 marzo 1662:
/…/La Lega (europea ndr) contro al Turco deve porre un’Armata navale nel Mediterraneo, nell’Arcipelago (greco ndr), la quale possa sempre sbarcare da 20 milla in 25 milla uomini. A questo modo s’ingelosirà (si preoccuperà ndr) tutta l’Asia e tutti i luoghi littorali del Turco, li Dardanelli e Costantinopoli istesso, perchè un buon vento fresco può far portare l’Armata, in 24 ore, a cento leghe di paese. Onde il Turco sarà costretto non solo a la soldatesca di patria collá come in iscacco, ma anche mandarvene dell’altra dall’Europa. /…/