+++News: nasce il Servizio Sanitario Militare Nazionale+++

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 aprile 2026 ed entra in vigore oggi 28 maggio, il Decreto Legislativo n. 74/2026 che cambia la realtà della Sanità all’interno delle Forze Armate italiane.

Un’epocale riorganizzazione strutturale e ordinativa, finalizzata all’unificazione dei preesistenti Servizi Sanitari delle singole Forze Armate in un’unica grande componente.

Il Servizio Sanitario Militare Nazionale non sarà più soltanto destinato alla tutela della salute del personale militare e civile della Difesa, ma allargato all’intera collettività in pieno supporto del SSN secondo un principio di sussidiarietà.

Dal prossimo 1° gennaio sarà poi costituito il  Corpo Unico della Sanità Militare formato da tutto il personale sanitario proveniente da Esercito, Marina, Aeronautica e Arma dei Carabinieri in possesso dei titoli abilitanti quali medici, odontoiatri, veterinari, farmacisti, psicologi, sottufficiali e graduati ripartiti in base alle specifiche professioni sanitarie e idoneità.

Riflettere sul passato

/…/Amo la lettura dei libri di storia. Ho grande rispetto per il lavoro, documentario e interpretativo, degli storici. So quanto siano essenziali, nell’uno e nell’altro aspetto,  l’autonomia di ricerca e di giudizio, la ripulsa di ogni condizionamento. Sono valori che fanno parte costitutiva dell’etica civile, sulla cui solidità si fonda la stessa unità nazionale. Non ritengo però che sia di esclusiva competenza degli storici di professione il riflettere sul passato. È da questa riflessione che ogni cittadino, e ancor più chi ha responsabilità politiche e istituzionali, deve trarre ispirazione per il proprio impegno civile, per il proprio operare /…/”

Carlo Azeglio Ciampi

Presidente della Repubblica italiana (1999-2006)

Lettera al Corriere della Sera del 5 marzo 2001

Che sarà?

Siamo in presenza di un nuovo ordine (o disordine) mondiale? Qual’è la prospettiva geopolitica dei prossimi anni?

Gli USA, prima potenza mondiale, sono destinati a restare ancora l’attore principale del gioco mondiale e nè l’ascesa impetuosa della Cina nè l’agguerrita Russia ne metteranno in pericolo il predominio: il vantaggio economico, tecnologico e militare dell’America durerà ancora anni anche se non tutto ovviamente è per sempre.

Il cosiddetto “Occidente” liberaldemocratico  composto dai Paesi del G7 potrebbe perdere la guida degli USA (possibile ma improbabile per gli stessi interessi americani in gioco) ma farebbe sorgere inevitabilmente un qualche cosa che ne prenderebbe il posto: un’ Unione Europea a trazione franco -tedesca -italiana con l’appoggio determinante di Spagna e Polonia. I numeri ci sono tutti perché questo avvenga; manca al momento una volontà politica che uno stato di necessità potrebbe però far sorgere.

Certo c’è molta strada da fare ma il tracciato è segnato dal cammino politico e economico che i Paesi europei hanno compiuto negli ultimi 70 anni compresa una collaborazione militare in ambito NATO che è destinata per questo a sopravvivere (forse sotto altro nome?) a importanti eventuali defezioni.

Indietro non si può e non si deve tornare perché significherebbe la fine dell’Occidente come finora l’abbiamo conosciuto per lasciare spazio ad un pericoloso incognito.

A proposito di esercito comune europeo

Raimondo Montecuccoli scrisse una sola volta riguardo ad un esercito comune europeo e più precisamente di un “Armata navale” (allora le battaglie navali non erano tra navi ma tra fanterie imbarcate che combattevano con la tattica dell’abbordaggio) da utilizzare contro l’impero ottomano.

Così appuntava (nel SAGGIO DELLA COMBINAZIONE AD ARTEM SCIENDI UNIVERSALEM cfr Andrea Testa Le Opere di Raimondo Montecuccoli, III volume, Ufficio Storico SME, Roma, 2000, pag. 140) tra le altre tante cose, il 9 marzo 1662:

/…/La Lega (europea ndr) contro al Turco deve porre un’Armata navale nel Mediterraneo, nell’Arcipelago (greco ndr), la quale possa sempre sbarcare da 20 milla in 25 milla uomini. A questo modo s’ingelosirà (si preoccuperà ndr) tutta l’Asia e tutti i luoghi littorali del Turco, li Dardanelli e Costantinopoli istesso, perchè un buon vento fresco può far portare l’Armata, in 24 ore, a cento leghe di paese. Onde il Turco sarà costretto non solo a la soldatesca di patria collá come in iscacco, ma anche mandarvene dell’altra dall’Europa. /…/

Il Tricolore nell’Artico

L’Italia è presente nell’esplorazione dell’Artico sin dalla fine del XIX secolo: risale infatti al 1899 la prima spedizione italiana Stella Polare capeggiata da Luigi di Savoia – Aosta, Duca degli Abruzzi.

È nel 1926 che però l’Italia raggiunge un grande risultato: il Generale Umberto Nobile sorvola con il Norge il Polo Nord l’11 maggio di quell’anno.

Lo stesso Nobile guiderà la sfortunata spedizione del dirigibile Italia nel 1928 che si concluderà tragicamente.

Nel 1997 è stata inaugurata nelle Isole Svalbard (Norvegia) la base italiana Dirigibile Italia oggi gestita dall’Istituto Scienze Polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

In tempi relativamente recenti, un contingente italiano appartenente al Battaglione Alpini Susa ha partecipato per circa 40 anni all’esercitazione della NATO AMF – L in Norvegia a difesa di questo settore.

Non va poi dimenticato che l’Italia partecipa come “Osservatore” al Consiglio Artico, massimo organo politico dell’area.

L’Italia dunque, pur essendo naturalmente proiettata nell’area mediterranea, non hai smesso, con lungimiranza, di occuparsi della ragione artica per la sua importanza strategica mondiale.

Riforme destinate a durare

Il Generale Cesare Ricotti Magnani (1822 -1917) rappresenta una delle figure più significative della storia militare italiana del XIX secolo.

Uscito dai corsi regolari dell’Accademia di Artiglieria e Genio di Torino come ufficiale di artiglieria,  Cesare Ricotti Magnani partecipò a tutte e tre le guerre di indipendenza nonché alla spedizione in Crimea.

Divenuto Ministro della Guerra nel 1870, Ricotti Magnani avviò, durante il suo mandato che durò 6 anni, una serie di riforme che trasformò lo strumento militare terrestre: creò le compagnie alpine a reclutamento locale per la difesa dei passi alpini, istituì i distretti militari per il reclutamento e la mobilitazione, affiancò all’esercito di campagna la Milizia mobile e quella territoriale alimentate dalle classi dei soldati congedati.

La validità delle sue riforme è provata dal fatto che l’esercito da lui pensato e creato non solo risultò vittorioso nella Grande Guerra ma sopravvisse in alcune parti significative (la mobilitazione incentrata sui Distretti militari) fino al termine della Guerra Fredda.