Forze Armate perché?

A questa domanda offre un’esaustiva risposta lo storico, giornalista e senatore Giovanni Spadolini (1925 -1994), Ministro della Difesa nel periodo 1983 -1987.

Tra i tanti progetti portati avanti dal Ministro Spadolini merita senz’altro ricordare il Libro Bianco della Difesa 1985 che offriva uno sforzo di riflessione sullo stato della Difesa italiana, sui propri programmi e sul necessario rapporto con l’opinione pubblica al fine della conoscenza e accettazione dell’insostituibile ruolo delle Forze Armate al servizio del Paese.

Scrive dunque Spadolini:

Le Forze Armate esistono perché c’é, e finché c’é, un sentimento di valori collettivi da difendere, una storia comune da salvaguardare, una identità di popolo da preservare contro tutte le minacce che si addensano sul nostro avvenire.

Caporetto e Vittorio Veneto

Lo scrittore e combattente della Grande Guerra Giuseppe Prezzolini (1882 -1982) scrisse un libro sulla battaglia di Caporetto che intitolò semplicemente Caporetto.

Da quest’opera riporto un estratto in cui Prezzolini esprime un interessante (e paradossale) giudizio sulle battaglie di Caporetto e Vittorio Veneto che merita di essere conosciuto:

Se volessi esprimermi paradossalmente,  direi che Caporetto è stata una vittoria, e Vittorio Veneto una sconfitta per l’Italia. Senza paradossi si può dire che Caporetto ci ha fatto bene e Vittorio Veneto del male; che Caporetto ci ha innalzati e Vittorio Veneto ci ha abbassati, perché ci si fa grandi resistendo ad una sventura ed espiando le proprie colpe, e si diventa invece piccoli gonfiando con le menzogne e facendo risorgere i cattivi istinti per il fatto di vincere.

Per un ideale di pace e solidarietà

Il 9 dicembre 1993 veniva uccisa, a soli 24 anni,  a Mogadiscio  (Somalia) il Sottotenente del Corpo Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana Maria Cristina Luinetti (1969 – 1993). Il Sottotenente Luinetti, impiegata nell’ambito dell’operazione UNOSOM II e inquadrata nel contingente italiano IBIS 2, prestava servizio presso il Poliambulatorio italiano destinato alla cura della popolazione civile allorquando, nel tentativo di fermare un uomo armato che si era introdotto nel Poliambulatorio e difendere i presenti, venne colpita da tre colpi di arma da fuoco che non le lasciarono scampo.

Il Sottotenente Maria Cristina Luinetti fu la prima donna italiana caduta in missione di pace all’estero e venne decorata dell’ordine militare d’Italia alla memoria con la seguente motivazione:

«Giovane Infermiera Volontaria assimilata al rango Militare di Sottotenente, impiegata in Somalia nell’ambito dell’operazione IBIS 2, nonostante oggettive difficoltà ambientali caratterizzate da condizioni di pericolo, offriva con generosità e abnegazione la propria opera dimostrando grande perizia, elevata capacità organizzativa ed alta dedizione per portare sollievo morale e fisico ai militari italiani e alla martoriata popolazione somala. Durante il diuturno impegno altamente umanitario, per evitare che un cittadino somalo, penetrato armato nel poliambulatorio, potesse colpire vittime innocenti, conscia del pericolo cui andava incontro e cercando di distrarne l’attenzione, volontariamente si offriva quale ostaggio, ma veniva freddamente uccisa dalla furia omicida del somalo. Altissimo esempio di dedizione e professionalità per un ideale di pace e di solidarietà umana. La sua opera e il suo sacrificio hanno riscosso il più profondo apprezzamento da parte dei contingenti alleati e della popolazione somale e hanno contribuito in maniera determinante a elevare il prestigio delle Forze Armate italiane e della Croce Rossa
— Mogadiscio, 20 novembre 1993 – 9 dicembre 1993 (conferita il 02 novembre 2000).

Non Omnis Moriar

A proposito del valore

Lo storico Giovanni Cecini, prezioso collaboratore di questo Blog, ha appena pubblicato il suo ultimo libro intitolato Mancò tutto, salvo il valore acquistabile tramite Amazon.

Un comune adagio nostrano ripete come l’Italia non abbia fatto i conti con la propria Storia. A vedere la continua bagarre ideologico-culturale con relative accuse di revisionismo o di nostalgia ciò appare del tutto vero. La realtà è, tuttavia, molto più complessa. Complice un persistente indirizzo politico di autoassoluzione e d’esaltazione delle imprese belliche italiane durante la Seconda guerra mondiale, le memorie dei reduci delle campagne di Grecia, d’Africa e di Russia hanno continuato a condizionare quella parte della storiografia nazionale, più interessata a discernere asetticamente le responsabilità politiche del fascismo dalla sciagurata gestione direttiva ed operativa delle Forze armate del Regno d’Italia nel periodo 1940-1943. Questo approccio consolatorio e vittimistico ha portato così al consistente perdurare di innumerevoli miti, posti alla base della rigenerazione di corpi e reparti militari nella democratica Repubblica italiana. Il libro di Giovanni Cecini ha l’obiettivo di ragione sul valor militare espresso nella guerra fascista e capire quali margini tecnici possano essere valutati positivamente, andando a cogliere esempi concreti di uomini, sacrificati per la nobile causa della Patria.

Un libro assolutamente consigliabile!

Inclusione anziché esclusione

“Per creare un pensiero laterale nell’esercito, per dare la possibilità di pensare in maniera differente e uscire dallo stereotipo, ho chiesto all’Università di Bologna di avviare un corso di laurea per 10-15 dei miei ufficiali. Non hanno voluto avviare questo corso per timore di militarizzare” la facoltà. Non posso giudicare le scelte che competono ad altre istituzioni, però rappresento che un’istituzione come l’Esercito non è stata ammessa all’università”. 

Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello Capo di Stato Maggiore dell’Esercito

È una notizia che fa male perché priva i giovani ufficiali di una possibilità di crescita e l’Università di Bologna di una prospettiva formativa e di confronto nonché d’inclusione: spero tanto che quest’ultima ci ripensi per il bene di tutti ma soprattutto perché si comprenda che Esercito e Università di Bologna sono espressioni di un’ unica entità qual’è la Repubblica italiana.