Soldati dello Spirito

Queste parole mi pesano oltre ogni misura ma non posso lasciar passare questo giorno senza scriverle.

Queste sono indirizzate ad un fraterno amico la cui improvvisa perdita rappresenta per me una cesura esistenziale, un prima e un dopo, che resterà per sempre.

Oggi se ne è andato Dario, un compagno di viaggio mio e di molti, un collega esemplare, una persona perbene.

Amico caro di una gioventù ormai lontana, il caso provvide più volte che subentrasse in un incarico precedentemente da me svolto: di questi “passaggi di testimone” non finivamo mai di ridere perchè ogni volta avrebbe, in modo del tutto involontario, mostrato quanto superiore a me professionalmente (e non solo) fosse Dario.

A riprova di questa indubbia superiorità richiamavo ammiccante il fatto che il mio e nostro  Dario non solo portasse un nome così prestigioso nella Storia ma addirittura fosse nato lo stesso giorno (21 febbraio) del grande condottiero Raimondo Montecuccoli!

Una superiorità basata anzitutto su virtù personali che coprivano tutto l’arco del valore umano e lo struggente rimpianto che la sua inattesa scomparsa ha provocato ne è la misura.

Nell’animo mio c’è ora un vuoto che so già resterà tale perché nessuno potrà prendere il posto di una figura che ha illuminato il mio cammino, offrendo in ogni momento accoglienza, comprensione e sostegno.

Queste poche parole mi appaiono come soldati dello Spirito che rendono un ultimo e commosso onore al Tenente Colonnello dell’esercito italiano Dario Moroni.

Spettacolare grandiosità

L’offensiva delle Ardenne (dicembre 1944 – gennaio 1945) fu l’ultima iniziativa strategica tedesca sul fronte occidentale nella Seconda Guerra Mondiale.

L’offensiva aveva l’obiettivo di raggiungere, attraverso le Ardenne,  il porto d’Anversa in Belgio, dividere le forze anglo-americane per poi batterle (eventualmente) separatamente e comunque rallentare l’avanzata alleata verso la Germania al fine di poter fronteggiare in modo più efficace l’avanzata sovietica da oriente.

Per questa operazione (chiamata in codice dai tedeschi Herbstnebel – nebbia autunnale) furono impiegate ben tre Armate germaniche ben equipaggiate e dotate di un gran numero di potenti carri armati, principalmente del tipo Tiger.

Dopo un iniziale successo dovuto all’indubbio effetto sorpresa, l’offensiva tedesca fallì per la riorganizzazione delle forze anglo-americane e la superiorità aerea alleata che risultò decisiva.

Questa grande battaglia (che gli anglo – americani chiamano The battle of the bulge – la battaglia dei giganti) ispiró negli USA un film, uscito nel 1965 e diretto dal regista Ken Annakin, dal titolo appunto The battle of the bulge che rappresenta, con una spettacolare grandiosità delle scene di battaglia, l’ultimo disperato tentativo della Germania di capovolgere le sorti di una guerra ormai inesorabilmente perduta.

I più famosi attori dell’epoca (Henry Fonda, Robert Shaw,  Charles Bronson per citarne solo alcuni) fanno parte del ricco cast di questo film a conferma di una produzione che sarebbe entrata nella storia del cinema.

Il Natale dei soldati

Un famoso quadro (Soldatenweihnachten) del pittore tedesco Carl Röchling (1855 -1920) riproduce un gruppo di soldati tedeschi della Grande Guerra raccolti attorno ad un albero di Natale.

L’ambientazione è lontana da quella celebrazione della pittura storica per cui Röchling è famoso; prevale piuttosto, con l’uso di colori soffusi e caldi, il momento di raccoglimento e d’intimità proprio di ogni persona (militari compresi) nel giorno in cui per tutta l’umanità prevale la speranza incarnata dal Signore che nasce.

Buon Natale! Frohe Weihnachten! a tutti le lettrici e i lettori di questo Blog (che cresce di giorno in giorno!).

Una preziosa sintesi

Nel pensiero strategico di Raimondo Montecuccoli, contenuto principalmente (ma non solo) nei suoi Aforismi dell’arte bellica scritti nel 1670, quattro sono i punti cardinali:

  1. mantenere anche in tempo di pace un forte e addestrato esercito permanente;
  2. dotarsi di un sistema finanziario che possa garantire il mantenimento di un tale esercito;
  3. disporre di un’organizzazione di comando e controllo dell’esercito in mano al sovrano e, per sua delega, al comandante in capo;
  4. realizzare sul territorio un sistema di fortificazioni <mezzi efficaci alla tranquillità pubblica coll’assicurar le forze de’ reggenti e l’obbedienza ne’ sudditi e il buon ordine e la resistenza alle violenze di fuora>. (Aforisma LXXI)

Un’eredità di pensiero ancora molto preziosa!

Un valoroso Commissario

Nella storia del cinema di guerra un posto particolare ha il film Zulu del 1964. Questa pellicola narra l’epica battaglia di Rorke’s Drift, (Natal, Sudafrica) del 22 gennaio 1879 che oppose preponderanti forze di guerrieri zulu ad una esigua guarnigione britannica di presidio nella località e che vide quest’ultima vittoriosa dopo una estenuante giornata di feroci combattimenti.

Tra le truppe britanniche, con compiti logistici, c’era l’Assistant Commissary James Langley Dalton (1833 -1887) che per il valore dimostrato nel combattimento venne insignito (insieme ad altri 10 combattenti) della Victoria Cross, la più alta decorazione al valor militare del Regno Unito.

Nel film Dalton è interpretato magistralmente dall’attore Dennis Folbigge che ben rappresenta la preziosa opera svolta da Dalton durante la battaglia che la sceneggiatura ha fedelmente tratto dai fatti realmente accaduti in quella drammatica giornata.

La Victoria Cross dell’Assistant Commissary James Langley Dalton è oggi conservata ed esposta nel Royal Logistic Corps Museum in Wohrty Down, Winchester (UK).

Un’ immagine indelebile

Gianni Morandi compie oggi 80 anni e giustamente il Paese lo festeggia come una delle più belle (e durature) espressioni artistiche nazionali.

Il primo ricordo in assoluto di un soldato, per chi scrive, è stato un film musicale (in gergo Musicarello) in cui Gianni Morandi indossa l’uniforme che vedete nella fotografia d’apertura.

Il film si chiama Chimera e rappresenta, tra l’altro, un giovane militare (circondato dai suoi commilitoni) che canta La fisarmonica (neanche a dirlo, una delle canzoni più belle del nostro Gianni nazionale).

In precedenza, Gianni Morandi (che ha svolto regolarmente il servizio di Leva nell’Esercito, più precisamentenel Genio della Divisione Legnano) aveva vestito in altri film ancora l’uniforme, non solo dell’Esercito ma anche della Marina (nel film Mi vedrai tornare veste i panni di un cadetto dell’Accademia navale di Livorno).

La scelta dei produttori di far indossare, al giovane idolo del tempo, l’uniforme e ambientare i film nel mondo militare, rispondeva probabilmente ad una considerazione e accettazione della militarità che oggi ahimè appare perduta.

Resta comunque l’indelebile e cara testimonianza di un epoca in cui il servizio militare concorreva, con successo, all’identità di tutti gl’italiani.

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I primi mercenari

I primi mercenari conosciuti nella storia militare furono i Brabanzoni.

I Brabançons furono reclutati nel Brabante (regione geografica oggi divisa tra Paesi Bassi e Belgio) da Guglielmo d’Ypres e da lui condotti in Inghilterra, dove aiutarono Stefano di Blois a conquistare il trono (1135). Alcuni anni più tardi, riuniti in bande armate, giunsero sul continente europeo, ponendosi al soldo di chi meglio li pagasse e acquistando fama di combattenti crudeli. I Brabanzoni vennero utilizzati anche dall’imperatore Federico Barbarossa nella sua lotta contro le forze comunali italiane.

Per estensione, nel Medioevo (specie in Francia durante la guerra dei Cent’anni) vennero chiamati Brabanzoni tutti coloro che nelle campagne vivevano di guerra e saccheggi.

L’utilizzo nelle campagne militari dei Brabanzoni venne addirittura messo al bando dalla Chiesa nel 1179 a causa della loro ferocia; ciononostante furono in seguito ancora utilizzati fino alla nascita delle prime Compagnie di Ventura nel XIV secolo.

Diversa prospettiva

La campagna d’Italia 1943 – 1945 fu una campagna militare ferocemente combattuta, principalmente dagli anglo-americani da una parte e dai tedeschi dall’altra, con il concorso di truppe regolari e partigiani italiani.

Molto sappiamo di questa campagna dalla storiografia anglo-americana; al contrario, poco sappiamo da parte della storiografia tedesca ossia come i tedeschi hanno vissuto e raccontato questa (terribile) esperienza, in cui la Germania lamentò circa 300.000 perdite tra morti, feriti e dispersi: uno dei fronti più sanguinosi.

Al di là della memorialistica (basti pensare a Soldato fino all’ultimo giorno, LEG, Gorizia, 2007 del comandante tedesco sul fronte italiano Feldmaresciallo Albert Kesselring) non ci sono molti libri di fonte tedesca a riguardo.

Un primo libro da segnalare è quello di Werner Haupt Kriegsschauplatz Italien 1943 – 1945, Motorbuch Verlag, Stuttgart, 1977.

Nel 1983 apparve quello di Edmund Theil Kampf um Italien: Von Sizilien bis Tirol 1943 -1945, Langen Müller Verlag, München, 1983.

Ed infine Helmuth Wilhelmsmeyer Der Krieg in Italien 1943 – 1945, Stocker, Graz, 1995.

Queste opere hanno il grave limite di non trattare i numerosi crimini contro la popolazione civile di cui si macchiarono le SS e la Wehrmacht durante la campagna d’Italia.

Di recente è apparso un testo molto equilibrato e completo nei suoi contenuti (compresi gli eccidi contro la popolazione civile italiana): Thomas Vogel, Der Zweite Weltkrieg in Italien, Reclam Verlag, Ditzingen, 2021

L’altro armistizio

Dallo storico Giovanni Cecini riceviamo e volentieri pubblichiamo questo interessante articolo sull’armistizio romeno -sovietico il 23 agosto 1944

Da oltre ottant’anni in Italia si discute sulla data del 25 luglio, ragionando sulla più o meno legittimità costituzionale del Gran Consiglio del fascismo di sfiduciare Mussolini e, quindi, sulla opportunità o meno che Vittorio Emanuele III potesse sostituirlo con Badoglio e trarlo in arresto.

Al netto di possibili argomentazioni di senso giuridico-politico, l’avvicendamento governativo e la successiva trattativa di resa con gli Alleati erano legati alla condizione eccezionale di doppia occupazione, che il Regno d’Italia nell’estate 1943 viveva: palese da parte degli anglo-americani, che erano sbarcati in Sicilia, occulta da parte tedesca, le cui truppe si stavano distribuendo lungo la Penisola per prenderne il controllo militare.

L’evento ebbe anche un altro significato: divenne una sorte di prova generale per altri analoghi, dagli esiti imprevedibili e imprevisti. Infatti, se l’attentato ad Hitler del 20 luglio 1944 ebbe un risultato sfavorevole per coloro, che lo avevano organizzato, un rovesciamento di regime fu coronato da successo in Romania appena un mese dopo.

Poco o nulla studiato nel nostro Paese, quello avvenuto a Bucarest il 23 agosto 1944 fu nella sostanza una ripetizione quasi identica di ciò che avvenne a Roma tredici mesi prima, preso giustappunto ad esempio per la corte di re Michele I e da quest’ultimo raccontata al ministro italiano Bova Scoppa in un successivo incontro. Per chi fosse interessato la relazione dell’ambasciatore è consultabile liberamente nella sezione dei Documenti diplomatici italiani del sito internet della Farnesina.

Lasciando, quindi, libero il lettore di andare ad approfondire quanto di più precisamente analogo potesse esistere tra i casi italiano e romeno, interessante qui evidenziarne alcuni aspetti generali, tali da inquadrare meglio il fenomeno politico-militare delle alleate minori della Germania nel quadro bellico successivo al cruciale anno 1942, autentico giro di boa delle velleitarie ambizioni di conquista del Tripartito.

Come nel caso angloamericano della Sicilia l’anno prima, nel marzo 1944 la Bessarabia (attuale Moldavia e all’epoca regione contesa tra romeni e sovietici) era stata parzialmente invasa dall’Armata Rossa, condizione che aveva portato uno stato di agitazione a Bucarest, non trovando però il dittatore Ion Antonescu (conducător equivalente di duce e Führer) disposto a sacrificare l’alleanza con Berlino, ritenendo la resa militare quale sua stessa fine politica.

Di fronte a ciò, taluni ambienti monarchico-militari, che avevano maldigerito la guerra al fianco della Germania – a maggior ragione essendone sopraggiunti i rovesci a partire dal 1943 – riallacciarono gli antichi rapporti con gli Alleati, programmando un rovescio governativo, che ribaltasse la posizione politico-diplomatica romena. Fu così che dopo mesi di preparazione (analoghi a quelli operati in Italia un anno prima tra ambienti militari, fronde fasciste e politici antifascisti), il giorno 20 agosto re Michele tenne una sorta di consiglio della Corona, in cui si decise di agire entro una settimana, per operare la defenestrazione del dittatore.

La situazione propizia venne trovata tre giorni dopo, quando Antonescu chiese un colloquio al re, che riscontrò l’impossibilità di proseguire la guerra. Fece così immediatamente arrestare il dittatore e il suo vice. Il sovrano procedette subito alla nomina di un nuovo esecutivo, il cui membri avevano già concordato un rapidissimo cambio di fronte militare, anche perché la pressione sovietica da nord era sempre più stringente, tanto da minacciare la stessa capitale.

Nonostante gli ambienti di corte avessero negato l’accaduto, la reazione tedesca fu immediata, anche se la citata avanzata russa impedì alla Wehrmacht di procedere a una vera occupazione come avvenuto invece in Italia. Infatti, già il 31 agosto l’Armata Rossa entrò a Bucarest e il 12 settembre venne siglato l’armistizio romeno-sovietico.

Gli eventi dimostrano insomma come il caso italiano avesse fatto scuola, impedendo però alla Romania quegli errori e quei drammi vissuti dall’Italia nel periodo 8 settembre 1943-25 aprile 1945.