Dallo storico Giovanni Cecini riceviamo e volentieri pubblichiamo questo interessante articolo sull’armistizio romeno -sovietico il 23 agosto 1944
Da oltre ottant’anni in Italia si discute sulla data del 25 luglio, ragionando sulla più o meno legittimità costituzionale del Gran Consiglio del fascismo di sfiduciare Mussolini e, quindi, sulla opportunità o meno che Vittorio Emanuele III potesse sostituirlo con Badoglio e trarlo in arresto.
Al netto di possibili argomentazioni di senso giuridico-politico, l’avvicendamento governativo e la successiva trattativa di resa con gli Alleati erano legati alla condizione eccezionale di doppia occupazione, che il Regno d’Italia nell’estate 1943 viveva: palese da parte degli anglo-americani, che erano sbarcati in Sicilia, occulta da parte tedesca, le cui truppe si stavano distribuendo lungo la Penisola per prenderne il controllo militare.
L’evento ebbe anche un altro significato: divenne una sorte di prova generale per altri analoghi, dagli esiti imprevedibili e imprevisti. Infatti, se l’attentato ad Hitler del 20 luglio 1944 ebbe un risultato sfavorevole per coloro, che lo avevano organizzato, un rovesciamento di regime fu coronato da successo in Romania appena un mese dopo.
Poco o nulla studiato nel nostro Paese, quello avvenuto a Bucarest il 23 agosto 1944 fu nella sostanza una ripetizione quasi identica di ciò che avvenne a Roma tredici mesi prima, preso giustappunto ad esempio per la corte di re Michele I e da quest’ultimo raccontata al ministro italiano Bova Scoppa in un successivo incontro. Per chi fosse interessato la relazione dell’ambasciatore è consultabile liberamente nella sezione dei Documenti diplomatici italiani del sito internet della Farnesina.
Lasciando, quindi, libero il lettore di andare ad approfondire quanto di più precisamente analogo potesse esistere tra i casi italiano e romeno, interessante qui evidenziarne alcuni aspetti generali, tali da inquadrare meglio il fenomeno politico-militare delle alleate minori della Germania nel quadro bellico successivo al cruciale anno 1942, autentico giro di boa delle velleitarie ambizioni di conquista del Tripartito.
Come nel caso angloamericano della Sicilia l’anno prima, nel marzo 1944 la Bessarabia (attuale Moldavia e all’epoca regione contesa tra romeni e sovietici) era stata parzialmente invasa dall’Armata Rossa, condizione che aveva portato uno stato di agitazione a Bucarest, non trovando però il dittatore Ion Antonescu (conducător equivalente di duce e Führer) disposto a sacrificare l’alleanza con Berlino, ritenendo la resa militare quale sua stessa fine politica.
Di fronte a ciò, taluni ambienti monarchico-militari, che avevano maldigerito la guerra al fianco della Germania – a maggior ragione essendone sopraggiunti i rovesci a partire dal 1943 – riallacciarono gli antichi rapporti con gli Alleati, programmando un rovescio governativo, che ribaltasse la posizione politico-diplomatica romena. Fu così che dopo mesi di preparazione (analoghi a quelli operati in Italia un anno prima tra ambienti militari, fronde fasciste e politici antifascisti), il giorno 20 agosto re Michele tenne una sorta di consiglio della Corona, in cui si decise di agire entro una settimana, per operare la defenestrazione del dittatore.
La situazione propizia venne trovata tre giorni dopo, quando Antonescu chiese un colloquio al re, che riscontrò l’impossibilità di proseguire la guerra. Fece così immediatamente arrestare il dittatore e il suo vice. Il sovrano procedette subito alla nomina di un nuovo esecutivo, il cui membri avevano già concordato un rapidissimo cambio di fronte militare, anche perché la pressione sovietica da nord era sempre più stringente, tanto da minacciare la stessa capitale.
Nonostante gli ambienti di corte avessero negato l’accaduto, la reazione tedesca fu immediata, anche se la citata avanzata russa impedì alla Wehrmacht di procedere a una vera occupazione come avvenuto invece in Italia. Infatti, già il 31 agosto l’Armata Rossa entrò a Bucarest e il 12 settembre venne siglato l’armistizio romeno-sovietico.
Gli eventi dimostrano insomma come il caso italiano avesse fatto scuola, impedendo però alla Romania quegli errori e quei drammi vissuti dall’Italia nel periodo 8 settembre 1943-25 aprile 1945.