Dal Colonnello Vincenzo Stella riceviamo e volentieri pubblichiamo questo interessante articolo sull’enciclica di Papa San Giovanni XXIII dedicata alla pace
Si è appena concluso, presso la Domus Pacis di Assisi, un incontro di formazione e aggiornamento pastorale dei cappellani militari. Ai lavori, avviati dall’Arcivescovo ordinario militare per l’Italia, Santo Marcianò, hanno partecipato circa 150 cappellani assieme ad alcuni rappresentanti dell’Associazione per l’Assistenza Spirituale alle Forze Armate (P.A.S.F.A.), organizzazione laica che collabora con l’Ordinariato Militare.
Il convegno è stato incentrato sulla Lettera Enciclica di Papa San Giovanni XXIII “Pacem in Terris”.
Ultima enciclica di Papa San Giovanni XXIII, pubblicata l’11 aprile 1963, richiamava il fondamentale valore della pace. Fu la prima Enciclica che il Papa non indirizzò solo ai cattolici ma a “tutti gli uomini di buona volontà”, credenti e non credenti, perché la Chiesa doveva rivolgersi ad un mondo senza confini e senza “blocchi”, non appartenendo né all’Occidente né all’Oriente.
In piena Guerra fredda e pochi mesi dopo la crisi del 1962 dei missili a Cuba dove il Vaticano svolse il ruolo di mediatore tra la Casa Bianca e il Cremlino, il Papa affermò che i conflitti “non devono essere risolti con le armi, ma piuttosto attraverso la negoziazione”. Pertanto furono esortate “tutte le nazioni, tutte le comunità politiche” a cercare “il dialogo, il negoziato” con lo scopo di ricercare ciò che unisce, tralasciando ciò che divide.
Nel richiamare il fondamentale valore della pace che “prima di essere equilibrio di forze esterne, essa è dono divino” sancì l’impossibilità della “guerra giusta”.
Il messaggio della Pacem in Terris esortava, la Chiesa e tutti, ad evolvere “verso una nuova, migliore umanità” ed enfatizzava l’importanza del rispetto dei diritti umani come conseguenza della visione cristiana dell’uomo.
Fu la prima Lettera Enciclica pubblicata interamente dal New York Times. Il Washington Post scrisse “Pacem in Terris …è la voce della coscienza del mondo”.
Nelle omelie e nelle riflessioni l’Arcivescovo Marcianò ha ricordato che il cammino della ripresa e della ricostruzione non è mai terminato, perché libertà, pace e giustizia sociale sono beni da difendere e promuovere giorno per giorno. Con questa consapevolezza ha rinnovato l’impegno per l’affermazione dei diritti dell’uomo e di ogni uomo e ha invocato Cristo salvatore perché dia una coscienza vigile nell’adempimento del dovere di cittadini e di cristiani. Ha infine esortato i tutti i partecipanti a seguire l’esempio di servizio, umiltà e fiducia in Dio di Papa San Giovanni XXIII al fine di continuare a servire con rinnovato impegno, dedizione e amore incondizionato la Chiesa e la grande famiglia delle Forze Armate e delle Forze di Polizia.
