Prova tragica

In Germania, dopo la Seconda Guerra Mondiale, le lapidi che ricordano i caduti (Kriegerdenkmal) sono considerati dei memoriali (Mahnmal) contro la guerra piuttosto che altro poiché i caduti rappresentano le prime vittime della guerra stessa.

In visita occasionale nel cimitero di una piccola parrocchia nella placida e bella campagna bavarese, ho osservato una lapide su cui sono iscritti i nomi dei caduti, l’anno e i luoghi dove sono morti. Dalla immagine pubblicata, si nota come i caduti sono aumentati col passare degli anni di guerra e come la Campagna di Russia abbia provocato il maggior numero di vittime (compresi i morti in prigionia a conflitto terminato) rispetto agli altri fronti di guerra della Wehrmacht. Se poi si assume che a quel tempo la popolazione del piccolo villaggio da me visitato fosse molto meno numerosa di oggi, appare ancora più alto il contributo di sangue richiesto dalla guerra a questa piccola comunità.

Non è la prova più evidente e tragica che veramente della guerra i soldati sono le prime vittime?

Il Natale sul fronte russo di Don Gnocchi

Don Carlo Gnocchi (1902 -1956) è stato un sacerdote (Beatificato nel 2009), cappellano militare degli Alpini durante la Seconda Guerra Mondiale, decorato della Medaglia d’argento al valor militare.

In questo giorno dedicato al Santo Natale, giova alla memoria riportare la sua testimonianza di un Natale di guerra vissuto dai soldati italiani durante la tragica campagna di Russia 1941 -1943

Già l’anno prima il Natale si era risolto, per il Corpo di spedizione in Russia, in una giornata di lotta furibonda e improvvisa, poiché i Russi erano usciti inaspettatamente dalla calma, proprio sul fronte degli Italiani: se non esclusivamente con l’acre proposito di profanare la dolcezza religiosa del giorno natalizio, almeno nel facile intento di operare una azione di sorpresa. E davvero dovette essere un risveglio brutale e una sfida cocente quell’allarme gridato di casa in casa, di fortino in fortino, quando già l’atmosfera della notte santa, calda di fiati e di canti sommessi si disponeva a intimità di presepe e di focolare e i pensieri dei soldati si facevano lontani e sognanti dietro il suono raffreddato e pretenzioso delle fisarmoniche./…/

Don Carlo Gnocchi
Da “Penna Nera delle Grigne”, Numero speciale Natale 1955

Generazione sfortunata e tradita

Cosa hanno in comune lo storico Joachim Fest, lo scrittore (Premio Nobel per la letteratura nel 1999) Günter Grass, il sacerdote Joseph Ratzinger (divenuto poi sommo Pontefice della Chiesa cattolica romana), il politico liberale Hans- Dieter Genscher e molti altri ancora nati in Germania tra il 1926 e il 1930?

Di appartenere ahimè a una generazione sfortunata e tradita. Sfortunata perché nati sotto uno dei regimi più criminali che la storia ricordi; tradita perché hanno ingenuamente dovuto credere alle bugie e alle farneticazioni riguardo la Endsieg (vittoria finale) di questo regime.

Circa 200.000 giovani vennero impiegati dal 1943 come Flakhelfer (Ausiliari della Contraerea) contro i bombardieri alleati e con la creazione del Volksturm (Milizia popolare che arruoló tutti i cittadini maschi tedeschi dai 16 ai 60 anni) nell’autunno 1944 migliaia di altri ancora furono impiegati, soprattutto nella difesa del fronte orientale contro i sovietici. Armati perlopiù solo di Panzerfaust (arma controcarro portatile) molti “soldati bambino” del Volksturm s’immolarono contro gli avanzanti carri armati sovietici. Inutilmente.

Decine di migliaia (solo nelle ultime settimane di guerra se ne contarono più di 60.000!) furono i giovanissimi che caddero: a loro venne negata non solo la gioia della gioventù ma anche e soprattutto la speranza della vita.

Racconto di uomini

Con “Dardanelli!” l’autore Giuseppe Sfacteria, ufficiale commissario della Marina militare, si cimenta ancora in un opera letteraria, e “fa centro”, con un appassionante racconto, nella forma del romanzo breve, in cui – come nel precedente “Di mare e di guerra” – l’occasione del racconto è data da un episodio della storia militare e tale occasione è, in realtà, il pretesto per raccontare la storia di personaggi di pura fantasia che pure, calati nel contesto Ligure, terra d’origine dell’autore e da questi efficacemente ricostruito, tanto hanno di concreto e, certamente, spingono ad una riflessione.
In “Di mare e di guerra” il pretesto guerresco era offerto dalla gloriosa azione di Premuda di Rizzo, Aonzo e Gori (notte sul 10 giugno 1918). “Dardanelli!” parte da più lontano, dall’azione di forzamento dello stretto dei Dardanelli del 18-19 luglio 1912 ad opera di una squadriglia di Torpediniere al comando del capitano di vascello Luigi Millo, come perno da cui prende avvio un racconto che vede il protagonista, Carlo, orfano di uno dei partecipanti a quell’impresa, volontario nella guerra di Spagna, decide di vivere intensamente la propria epoca, porre in dubbio la propria adesione al fascismo, per giungere ad affrontare serenamente la meritata vecchiaia. Non mancano, nel racconto, le sorprese. Si tratta, in definitiva, di un racconto interessante e godibile che lascia al lettore una sensazione di freschezza e la consapevolezza di aver appreso, con leggerezza, qualcosa di più della storia della nostra Marina.

Giuseppe Sfacteria, Dardanelli! Libertà Edizioni, 2020.

Una bussola per l’Europa

Dal nostro collaboratore Colonnello Vincenzo Stella riceviamo e volentieri pubblichiamo questo prezioso articolo relativo allo Strategic Compass dell’Unione Europea

Nel mese di novembre 2021, a Bruxelles, è stata avviata l’ultima fase del processo che dovrebbe consentire all’Unione Europea di dotarsi di una “Bussola Strategica” (Strategic Compass) per la sicurezza e la difesa.
In estrema sintesi si tratta di un documento, basato su un’analisi condivisa della minaccia, in cui gli stati membri dell’Unione si impegnano a concretizzare un livello di ambizione nell’ambito della sicurezza e difesa.
Tutto ha avuto inizio il 16 giugno 2020 sulla base di una decisione del Ministri della Difesa dell’UE. Pochi mesi dopo che il Regno Unito aveva cessato di essere uno stato membro dell’UE (31 gennaio 2020), al termine del semestre di presidenza del Consiglio dell’UE della Croazia e all’avvio del semestre della Germania. E’ previsto che le attività si concludano a marzo 2022, durante il semestre di presidenza della Francia. Che singolare combinazione! In effetti la decisione arriva subito dopo che è venuto a mancare uno stato membro che ha spesso creato intralcio a progressi nell’ambito della sicurezza e difesa e dopo la decisione del Presidente degli Stati Uniti di ritirare e riposizionare un grosso contingente di forze dislocate in Germania senza prima consultarsi o concordare con la NATO.
Ovviamente, come del resto è prassi presso la NATO per la preparazione di analoghi documenti che determinano il livello di ambizione, si è dovuto innanzitutto analizzare la minaccia e le probabili sfide da tenere quale riferimento per indirizzare le riflessioni su obiettivi, priorità e strumenti necessari. Questa prima fase è stata condotta dall’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza assieme alle organizzazioni di intelligence civili e militari dell’UE (SIAC- Single Intelligence Analysis Capacity) e in stretta cooperazione con gli stati membri.
Le conclusioni dell’analisi, che possono essere considerate un successo del semestre di presidenza tedesca, sono risultate in un documento riservato che è stato utilizzato per realizzare un primo consenso e per indirizzare l’avvio dei lavori delle altre Istituzioni europee per la redazione della prima bozza della Bussola Strategica.
La bozza è stata completata a novembre del 2021 ed è stata presentata agli stati membri per essere discussa e modificata con l’obiettivo di avere un documento condiviso e pronto per l’approvazione a marzo 2022, durante il semestre di presidenza Consiglio dell’UE della Francia.
E’ opportuno ricordare che nel corso della redazione della citata bozza è avvenuto il ritiro dall’Afghanistan e il caso dei sottomarini a propulsione nucleare all’Australia. Entrambi gli avvenimenti, apparentemente scollegati, hanno spinto gli stati membri e l’UE nel suo complesso ad interrogarsi sulle alleanze e sul ruolo dell’UE quale attore globale e hanno contribuito ad indirizzare la redazione del documento.
La posizione dell’Italia circa la Bussola Strategica, che ha soprattutto una dimensione altamente politica, può essere sintetizzata dalla risposta fornita dal Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ad un intervista pubblicata su “Il Messaggero” il 14 novembre a cura di Cristiana Mangani.
Alla domanda “La Difesa europea sta prendendo forma. Secondo le prime indiscrezioni sarà composta da circa 5000 militari effettivi e sarà operativa entro il 2025. Gli eventi più recenti, a cominciare dall’Afghanistan, hanno messo in luce la necessità che l’Europa si smarchi dagli USA, quale sarà il ruolo di questo esercito?” il Ministro ha così risposto:
“Una maggiore ambizione da parte dell’Europa non significa affrancarsi da qualcosa. Anzi, vorrei essere molto chiaro su questo punto: l’architrave della nostra sicurezza è e resta l’indissolubilità del rapporto transatlantico. Si sta finalmente riconoscendo nella dimensione della sicurezza e della difesa un tassello fondamentale nella costruzione di un’Unione più capace di competere sulla scena mondiale. Vorrei, però, invitare ad una riflessione molto concreta: prima di essere una questione tecnica, di numeri e di assetti in campo, che sono certamente importanti, il tema è tutto di scelta politica. Io penso che il cuore della questione sia innanzitutto ed essenzialmente questo. Oggi l’Unione Europea sta svolgendo una riflessione strategica approfondita, è il momento che si compiano convinte e coraggiose scelte politiche e l’Italia sta dando un contributo importante in questo senso per tenere alto il livello della discussione.”
Concludendo vorrei attirare l’attenzione del lettore sul fatto che l’UE non parte da zero. Negli ultimi anni sono state sviluppate procedure e strumenti tesi a promuovere una maggiore efficienza e coerenza nel settore della sicurezza e della difesa. Solo per citarne alcuni: la Revisione Annuale Coordinata sulla Difesa (CARD) per razionalizzare le spese militari europee; la Cooperazione Permanente Strutturata (PESCO) per incrementare le capacità e l’interoperabilità delle Forze Armate europee; i Fondi Europei per la Difesa (EDF) per promuovere collaborazioni nell’industria della difesa. Infine ricordo che al momento l’UE ha 18 missioni o operazioni civili e militari schierate nel mondo.
Sulla base di quanto appena riportato la “Bussola Strategica” cercherà di costituire una guida per preparare, decidere e agire proponendo concrete idee in quattro settori:

  • Agire: più velocemente e in maniera decisa in caso di crisi;
  • Assicurare: i cittadini europei contro minacce in veloce mutamento;
  • Investire: in capacità e tecnologie;
  • Collaborare: con altri per raggiungere obiettivi comuni.

Una piccola grande storia

La campagna di Russia (giugno 1941 – gennaio 1943) fu per gli italiani politicamente inutile e strategicamente disastrosa. Infatti, i tedeschi non chiesero mai il nostro aiuto e la perdita sostanzialmente di un’Armata (l’8^ Armata – detta ARMIR Armata italiana in Russia) indebolì non poco il nostro dispositivo militare divenuto ormai difensivo dopo il fallimento della “Guerra Parallela” in Grecia, Africa Orientale e Nordafrica. In Russia perdemmo 100.000 uomini (tra morti, feriti, dispersi e prigionieri), più dell’attuale consistenza dell’odierno Esercito italiano.
Ma i combattenti a queste teorie strategiche non pensavano mentre lottavano sugli innevati campi di battaglia russi, sperimentando quell’ “orrore bianco” foriero di spaventose morti e sofferenze indicibili a cui solo il coraggio e il valore del singolo cercavano di porre rimedio per sé e per gli altri.
La “Grande Storia” si compone sempre della piccola storia degli sconosciuti ai più. Uno di questi, che merita senz’altro di essere menzionato, è il Tenente della Sussistenza Mauro Magrone, appartenente a quella Divisione “Torino” il cui eroismo collettivo nella campagna di Russia viene giustamente ancora oggi celebrato. Uno dei tanti che “fecero l’impresa”, il giovane Tenente Mauro Magrone. Immaginiamolo mentre, seppur sofferente per congelamento agli arti, incita alla resistenza chi guarda a lui con fiducia e speranza nel momento della paura e dello sconforto, ritrovando la forza della lotta che può salvare la propria vita e quella di chi ci sta accanto. Così è andata (così ha poi trovato la morte insieme a tanti altri ignoti combattenti come lui) la “piccola” storia del Tenente Magrone, sul cui sacrificio si fonda anche oggi l’orgoglio di essere soldati italiani.