Radici avvelenate

Lo scrittore e politico francese Mirabeau (1749 – 1791) analizzando il militarismo prussiano nella sua opera De la monarchie prussienne sous Frédéric le Grand (vol. I, Parigi, 1788) ebbe a scrivere:

« la Prusse n’est pas un État qui possède une armée, c’est une armée ayant conquis la nation »

La Prussia non è uno Stato che possiede un esercito, è un esercito che ha conquistato la nazione.

Gli eserciti moderni notoriamente nascono come strumento dello Stato per realizzare i propri obiettivi, anzitutto di sovranità, e sono al servizio della politica e mai il contrario, pena l’istaurazione di una dittatura militare che nella Storia ha sempre avuto un drammatico destino.

Questo porre l’esercito al centro dello Stato nella Prussia del XVIII secolo nasce come conseguenza di due fattori: 1) le necessità di sicurezza del nascente Stato prussiano rispetto alle grandi potenze dell’epoca (Francia, Austria e Russia); 2) l’opera di “militarizzazione” della Prussia del “Re Soldato” Federico Guglielmo I (1688 -1740) per cui ogni sforzo politico, economico e sociale era finalizzato al rafforzamento dell’esercito per realizzare quella sicurezza enunciata nel precedente punto.

È la prima volta che si afferma nella Storia moderna questo fenomeno (il militarismo) che risultò essere in Prussia talmente totalizzante da annichilire ogni altra espressione sociale, a partire dalla affermazione dei fondamentali principi della democrazia che, d’altraparte, erano poco diffusi e, men che meno, praticati in quell’epoca definita dagli storici “assolutista”.

Il militarismo accompagnerà lo sviluppo e l’affermazione della Prussia in Germania, rappresentando le radici avvelenate che funesterà fino al 1945 la Storia tedesca e, inevitabilmente, la Storia europea.

+++ News: Varato il Pattugliatore “Montecuccoli”+++

Lo scorso 13 marzo presso il cantiere navale di Riva Trigoso (Genova) è stato varato il PPA – Pattugliatore Polivalente d’Altura Raimondo Montecuccoli (che avrà l’identificativo P432).

Erede dell’Incrociatore leggero Raimondo Montecuccoli, in servizio dal 1935 al 1964, ha avuto come madrina del varo la signora Anna Maria Pugliese figlia dell’Ammiraglio Medaglia d’oro al valor militare Stefano Pugliese che dell’Incrociatore Montecuccoli fu comandante.

Penso con emozione al fatto che il nome di questo grande soldato solcherà i mari d’Italia e del mondo offrendo a tutti uno dei più alti esempi delle virtù militari italiane.

Questo Blog sarà ben lieto d’informare negli anni a venire delle novità e delle attività di questa nuova (e a noi cara) unità navale!

https://www.marina.difesa.it/media-cultura/Notiziario-online/Pagine/20210313_Varo_Pattugliatore_Polivalente_d_Altura_Montecuccoli.aspx

Uno come gli altri

Nel centenario della nascita di Gianni Agnelli (12 marzo 1921 – 24 gennaio 2003), desidero ricordarlo come combattente nella Seconda Guerra Mondiale, come giovane Sottotenente di Cavalleria nella campagna di Russia, in quella di Tunisia (dove fu insignito della Croce di guerra al valor militare) e infine come ufficiale partecipante alla campagna d’Italia tra i ranghi del C.I.L. – Corpo Italiano di Liberazione (comandato dal Generale Umberto Utili) e del Gruppo di Combattimento Legnano.

Di questa pluriennale esperienza di guerra, Gianni Agnelli disse:

Quando il tuo Paese è in guerra e tu sei un uomo giovane, sei fra quelli che fanno la guerra e non fra quelli che stanno a guardare.

Forse anche per questo normale senso del dovere, che accomunò milioni d’italiani che combatterono e subirono una guerra tragica e sconvolgente, Gianni Agnelli è ricordato come uno degli italiani più illustri (e amati) del suo tempo.

La Chiesa e la Grande Guerra

La lettura del bel libro dello storico Prof. Daniele Menozzi Chiesa, pace e guerra nel Novecento (Il Mulino, Bologna, 2008) offre la possibilità, tra l’altro, di focalizzare la posizione iniziale della Chiesa, guidata dal Papa Benedetto XV (1854 -1922) eletto proprio nel fatidico 1914, di fronte allo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Tre erano gli elementi centrali che la Chiesa di Roma utilizzava per l’interpretazione della Grande Guerra:

  • la punizione di Dio per l’apostasia della società moderna;
  • la convinzione della sua funzione catartica;
  • Il ritorno del Pontefice ad un ruolo internazionale al momento del ristabilimento della pace.

Di questi 3 punti, colpisce la funzione catartica della guerra, concetto non molto lontano da quello di “guerra igiene del mondo” che pure si affermò in quegli anni e giustificò uno dei peggiori conflitti della storia umana: non è mai troppo ricordare che dietro e oltre queste riflessioni teoriche resta l’indicibile sofferenza di coloro che la guerra l’hanno subita e patita, in primis i milioni di soldati (tra cui le centinaia di cappellani militari delle nazioni belligeranti – l’Italia ne contò 93 tra i suoi caduti) che non sopravvissero a questa Inutile Strage come giustamente ebbe poi (nel 1917) modo di affermare lo stesso Papa Benedetto XV.

I garibaldini inglesi

La figura del nostro eroe nazionale Giuseppe Garibaldi ebbe (ed ha ancora oggi) una sorprendente notorietà in Gran Bretagna, basti ricordare il viaggio trionfale che l’Eroe dei due mondi fece in Inghilterra dal 3 al 27 aprile 1864.

Da questa grande simpatia e convinta adesione ideale nacque un fenomeno di volontarismo britannico (non ostacolato dal governo d’oltremanica) tra le file dei garibaldini: circa 600 sudditi della Regina Vittoria raggiunsero l’Esercito meridionale di Garibaldi, battendosi valorosamente nella campagna del 1860, specie sul Volturno.

Uno dei più famosi tra questi fu John Whitehead Peard (1811 -1880), più noto col soprannome di Garibaldino inglese, il cui busto celebrativo al Pincio di Roma fa giustamente bella mostra di sè tra i nomi illustri della nostra Patria.