Riconosco che il titolo di questo Post è piuttosto enfatico eppure non me ne è venuto uno migliore perché forse migliore non c’è.
Ripensavo a questo libro riflettendo sul valore del soldato italiano, virtù che l’esperienza e gli studi di anni mi portano senza alcun dubbio ad attribuirgli.
Il libro in questione è La guerra dei poveri (Einaudi, Torino, 1962, ultima edizione 2014) di Benvenuto (detto Nuto) Revelli (1919 -2004).
Revelli è stato un ufficiale degli Alpini e partigiano che ha combattuto valorosamente (guadagnandosi ben 3 medaglie d’argento al valor militare!) nella campagna di Russia e nella guerra di liberazione nazionale. Da tali esperienze ha tratto questo libro che, a piena ragione, è considerato un classico della letteratura italiana di guerra.
Il libro ripercorre, traendo spunto dai diari e dai ricordi dell’autore, il sacrificio personale dello stesso e, con lui, di migliaia di giovani italiani gettati prima in una guerra non voluta, ingiusta ma combattuta valorosamente; e poi abbandonati al proprio destino (forti solo della propria coscienza che li ha spinti in seguito a resistere contro l’invasore) all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943.
Non è una lettura facile perché si tratta di storia vera, drammatica, sofferta, in cui rabbia e delusione s’intrecciano con senso del dovere, umanità e valore. Già, il valore: quell’intima forza dell’uomo per il quale anche una strategia sbagliata fino all’insensatezza diventa una sfida con sè stessi, con i propri limiti, il più delle volte superati grazie all’insopprimibile coscienza di sè.
Sono pagine memorabili, specie (per me) quelle dedicate all’annuncio alla radio dell’armistizio: “Non è Badoglio che parla. Un disco lento e monotono chiede che l’Italia insorga con prudenza. Sembra rotto il disco, tanto è rauco. Sembra l’annuncio di un treno in partenza, che dovrebbe partire ma non parte mai…”.
Nuto Revelli aveva frequentato i corsi regolari dell’Accademia Militare di Modena (allora Regia Accademia di fanteria e cavalleria) uscendone col grado di Sottotenente (lascerà l’esercito nel dopoguerra col grado di Maggiore): come sarebbe utile, se non necessario, che gli attuali Cadetti ne conoscessero le gesta e la testimonianza affinché possano essere ispirati dalla tragica esperienza di un loro “anziano” anche perchè la stessa non abbia mai più a ripetersi con quelle tragiche modalità.
Alla persona e all’opera di Nuto Revelli è dedicata una Fondazione omonima con sede a Cuneo che ne cura la memoria e lo studio.
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