Homo nexus mundi. Epos teologico, metafisica della luce e visione del cosmo nel commento di Benvenuto Rambaldi al Paradiso

“L’uomo è, di sua natura, il più perfetto dei viventi, e il perfettissimo corpo dell’uomo si trova proporzionato al cielo e al cosmo: perciò solo l’uomo è il nexus fra Dio e il cosmo, perché ha in sé l’intelletto divino, attraverso il quale s’innalza al di sopra del cosmo.” L’uomo è metaforicamente “catena del mondo”, “nesso del mondo”, perché, come uno spirito e una mente divini mantengono coeso l’universo, così l’anima sorregge l’uomo.

Così Benvenuto commenta il canto primo (vv. 67-72) ponendosi coerentemente a favore dell’Ermetismo Medievale che considerava l’uomo come nexus mundi et dei.

Nel percorso di Dante verso l’effettiva consapevolezza del ruolo dell’uomo nel cosmo, grande importanza assumono i modelli classici, i quali, ancor prima di scoprire Dio, ‘gravidi di Verità’, hanno mostrato la tendenza a ricercare nell’uomo e non all’infuori di esso, i criteri del pensiero e dell’azione, intimamente fedeli all’amore per il Vero.

Primo fra tutti, in quanto allegoria della ragione umana e magister vitae, è Virgilio, il quale offre esemplari spunti letterari a cui Dante si rifarà volutamente; fra questi, l’impianto del dialogo tra Dante e l’antenato Cacciaguida ricalca con grande efficacia l’incontro tra Enea e il padre Anchise nei Campi Elisi. Lo stesso Benvenuto sottolinea la straordinaria capacità del poeta di ‘far propria la materia altrui’, esortando così a un incessante e assiduo confronto con i poeti e i grandi filosofi dell’Antichità Classica.

In particolare l’uomo sembra acquistare un ruolo di eccezionale rilievo all’interno di quella ‘social catena’ che, proprio durante gli anni in cui Dante sta portando a termine la propria Commedia, vede mutare continuamente il proprio tessuto sociale con nuove e più complesse realtà. L’immagine divina è presente in ogni uomo e può risplendere solo nella comunione delle persone.

In Dante l’uomo è in armonia e in equilibrio con il cosmo in quanto egli è stato creato ‘a immagine e somiglianza’ del Creatore; pertanto, pur essendo parte della natura, grazie al suo privilegiato rapporto con il Signore egli può aspirare alla Verità.

Dotata di un’anima spirituale e immortale, la persona umana è in terra ‘la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa’. Fin dal suo concepimento è destinata alla beatitudine eterna. La persona umana partecipa alla luce e alla forza dello Spirito divino. Grazie alla ragione è capace di comprendere l’ordine delle cose stabilito dal Creatore. Grazie alla volontà è capace di orientarsi da sé al suo vero bene. Trova la propria perfezione nel cercare e nell’amare il vero e il bene. In virtù della sua anima e delle sue potenze spirituali d’intelligenza e di volontà, l’uomo è dotato di libertà, ‘segno altissimo dell’immagine divina’.

Pur ricevendo l’intelletto al fine di indagare il vero e il bene, l’uomo risulta incapace di descrivere e anche solo pensare a Dio, ovvero ‘il Creatore di ogni cosa; l’Ente che non ha avuto inizio e non avrà mai fine’ (Salmo 90,2).

Nel commento al canto primo (vv. 10-15), lo stesso Benvenuto dichiara: “[…] Da nessun intelletto, da nessuna conoscenza Dio può essere compreso; infatti esso è immenso, incomprensibile, innominabile, ineffabile.”

Dante infatti procederà attraverso esempi eccelsi nella descrizione della propria esperienza nel Paradiso, avvicinandosi via via sempre più all’immagine di Dio.

Tommaso d’Aquino aveva affermato che è impossibile rappresentare Dio attraverso una similitudine, ma in questo ambito Dante persegue una linea di pensiero autonoma, attribuendo alle finzioni poetiche la possibilità di sostenere un’interpretazione allegorica. L’immagine selezionata dal poeta per la fatidica visione è quella dei ‘tre giri / di tre colori e d’una contenenza’ (vv. 116-117).

Fino alla fine Dante sottolinea lo sforzo volontaristico di cogliere e comprendere pienamente il significato della visione, ma tale tentativo sembra fallimentare. Tuttavia Dante ‘non viene annientato dalla visione in quanto lo scopo ultimo dell’estasi dantesca è il poema’.

Abbandonandosi a un silenzio di pienezza spirituale, Dante conclude il suo lungo cammino ultraterreno, lasciando come eredità ai posteri un poema di incomparabile bellezza.

                                                      Noemi De Matteo


OpenEdition vi suggerisce di citare questo post nel modo seguente:
Matteo Veronesi (29 Dicembre 2025). Homo nexus mundi. Epos teologico, metafisica della luce e visione del cosmo nel commento di Benvenuto Rambaldi al Paradiso. Parvula Benvenutiana. Recuperato il 3 Aprile 2026 da https://doi.org/10.58079/15f5k


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.