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Norvegia

Coordinate: 59°56′N 10°41′E
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Disambiguazione – "Regno di Norvegia" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Regno di Norvegia (disambigua).
Norvegia
(NB) Alt for Norge • (NN) Alt for Noreg[1]
(IT) «Tutto per la Norvegia»
Norvegia - Localizzazione
Norvegia - Localizzazione
Localizzazione della Norvegia in Europa
Dati amministrativi
Nome completoRegno di Norvegia
Nome ufficiale(NB) Kongeriket Norge
(NN) Kongeriket Noreg
(SE) Norgga gonagasriika
(SMJ) Vuona gånågisrijkka
(SMA) Nöörjen gånkarïjhke
Lingue ufficialinorvegese (bokmål e nynorsk), lingue sami[2]
Altre linguekven, romaní, romanes, lingua dei segni norvegese
Capitale Oslo
Politica
Forma di governoMonarchia parlamentare
ReHaakon VIII
Ministro di StatoJonas Gahr Støre
Indipendenzadalla Svezia-Norvegia, il 7 giugno 1905
Ingresso nell'ONU27 novembre 1945[3][Nota 1][4]
Superficie
Totale385 207[5][Nota 2] km²
% delle acque6%
Popolazione
Totale5 627 400[6] ab. (2026)
Densità14,6 ab./km²
Nome degli abitantiNorvegesi
Geografia
ContinenteEuropa
ConfiniSvezia, Finlandia, Russia
Fuso orarioUTC+1 (UTC+2 durante l'ora legale)
Economia
ValutaCorona norvegese
PIL (nominale)483 590[7] milioni di $ (2024)
PIL pro capite (nominale)86 785,4[8] $ (2024)
ISU (2023)0,970 (molto alto)[9] ()
Fecondità1,48 (2025)[10]
Varie
Codici ISO 3166NO, NOR, 578
TLD.no
Prefisso tel.+47
Sigla autom.N
Lato di guidaDestra (↓↑)
Inno nazionaleJa, vi elsker dette landet
Festa nazionale17 maggio
Norvegia - Mappa
Norvegia - Mappa
  1. La Norvegia fu tra i cinquanta Stati firmatari originari della Carta delle Nazioni Unite il 26 giugno 1945.
  2. Il dato comprende la Norvegia continentale, le Svalbard e Jan Mayen, ma non le dipendenze norvegesi dell'isola Bouvet, dell'isola Pietro I e della Terra della Regina Maud.
Evoluzione storica
Stato precedentebandiera Svezia-Norvegia

La Norvegia, ufficialmente Regno di Norvegia (Kongeriket Norge in bokmål e Kongeriket Noreg in nynorsk), è uno Stato dell'Europa settentrionale, situato nella parte occidentale e settentrionale della penisola scandinava. È una monarchia parlamentare con capitale Oslo e confina a est con la Svezia, a nord-est con la Finlandia e la Russia, mentre a sud lo Skagerrak la separa dalla Danimarca.

Il Regno comprende la Norvegia continentale, l'arcipelago delle Svalbard e l'isola di Jan Mayen, per una superficie complessiva di 385 207 km².[11] Sotto la sovranità norvegese si trovano inoltre l'isola Bouvet, nell'oceano Atlantico meridionale, e le dipendenze antartiche dell'isola Pietro I e della Terra della Regina Maud: tali territori costituiscono dipendenze della Norvegia, ma non fanno costituzionalmente parte del Regno di Norvegia.[12][13]

Il territorio continentale, prevalentemente montuoso, presenta una costa molto articolata affacciata sul mare di Norvegia, sul Mare del Nord e sul mare di Barents, caratterizzata da numerosi fiordi e da migliaia di isole. La popolazione ammontava a 5 627 400 abitanti al 1º gennaio 2026.[6]

Unificatasi nel corso del Medioevo, la Norvegia entrò nel 1380 in unione dinastica con la Danimarca e dal 1397 fece parte dell'Unione di Kalmar. Rimase legata alla Danimarca fino al 1814, quando, in seguito alle guerre napoleoniche, adottò la propria Costituzione e fu successivamente unita alla Svezia in un'unione personale. Quest'ultima fu sciolta pacificamente nel 1905, dando origine all'attuale Stato norvegese indipendente.

Occupata dalla Germania nazista durante la seconda guerra mondiale, la Norvegia mantenne la continuità delle proprie istituzioni attraverso il governo e la monarchia in esilio. Nel secondo dopoguerra sviluppò un esteso Stato sociale e, a partire dalla fine degli anni 1960, lo sfruttamento delle risorse di petrolio e gas naturale del mare del Nord contribuì profondamente alla crescita dell'economia nazionale.

La Norvegia è membro fondatore dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, fa parte della NATO, del Consiglio nordico, dell'Associazione europea di libero scambio e dello Spazio economico europeo. Non appartiene all'Unione europea, alla quale l'adesione è stata respinta nei referendum del 1972 e del 1994. Presenta uno dei più elevati livelli di sviluppo umano al mondo: nell'Indice di sviluppo umano relativo al 2023 si collocava al secondo posto, a pari merito con la Svizzera, con un valore di 0,970.[14]

Geografia fisica

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Lo stesso argomento in dettaglio: Geografia della Norvegia.

La Norvegia occupa la parte occidentale e settentrionale della penisola scandinava e presenta un territorio molto allungato, esteso per circa 1700 km da sud-ovest a nord-est. La Norvegia continentale confina a est con la Svezia, a nord-est con la Finlandia e la Russia; è bagnata dal mare di Barents a nord-est, dal mare di Norvegia a nord-ovest, dal Mare del Nord a sud-ovest e dallo Skagerrak a sud-est.[15]

Il Regno di Norvegia comprende, oltre alla Norvegia continentale e alle isole costiere, l'arcipelago delle Svalbard e l'isola di Jan Mayen, per una superficie complessiva di circa 385 206 km²; la sola Norvegia continentale occupa 323 807 km².[16] Sono inoltre dipendenze norvegesi l'isola Bouvet, la Terra della Regina Maud e l'isola Pietro I, che non costituiscono parte integrante del Regno.[17]

L'estensione latitudinale determina notevoli differenze nella durata dell'illuminazione solare. Gran parte della Norvegia settentrionale si trova oltre il circolo polare artico ed è interessata dal fenomeno del sole di mezzanotte durante l'estate e dalla notte polare durante l'inverno. Il punto più settentrionale del territorio principale, comprendendo le isole costiere, è il promontorio di Knivskjellodden, sull'isola di Magerøya, posto a 71°11′08″ N; considerando l'intero Regno, il punto più settentrionale è invece Rossøya, nelle Svalbard, a oltre 80° di latitudine nord.[18]

Morfologia e geologia

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Il Geirangerfjord, esempio del paesaggio glaciale caratteristico della costa occidentale

Il territorio norvegese è prevalentemente montuoso e fa parte del sistema dei Monti Scandinavi, che attraversa longitudinalmente la penisola. Circa il 40% del territorio principale si trova a più di 600 metri sul livello del mare e poco meno di un terzo a quote inferiori ai 300 metri.[15] Le maggiori altitudini si raggiungono nella Norvegia meridionale e in particolare nello Jotunheimen, dove si trovano tutte le principali vette del Paese.

Il punto culminante della Norvegia continentale e dell'intera Europa settentrionale è il Galdhøpiggen, alto 2469 m, nello Jotunheimen. Seguono il Glittertinden, alto 2452 m, e lo Store Skagastølstind, di 2405 m.[19] Le maggiori elevazioni sono concentrate nel settore centro-meridionale, mentre verso nord il rilievo tende generalmente ad abbassarsi, pur conservando forme aspre lungo le coste del Nordland e del Troms. Nel Finnmark interno prevale invece l'ampio altopiano della Finnmarksvidda.

La struttura geologica del Paese è molto antica e comprende rocce la cui storia risale fino a circa tre miliardi di anni fa. Una parte importante del territorio fu interessata dall'orogenesi caledoniana, prodotta dalla collisione dei continenti di Baltica e Laurentia tra il tardo Siluriano e il Devoniano. L'antica catena montuosa fu successivamente quasi completamente erosa; gli attuali rilievi norvegesi derivano dall'interazione fra la struttura geologica preesistente, successivi sollevamenti della crosta e una lunga azione erosiva.[20]

Durante il Quaternario il territorio fu ripetutamente ricoperto da grandi calotte glaciali. L'erosione esercitata dai ghiacciai approfondì e ampliò antiche valli fluviali, formando le tipiche valli a U e gran parte degli attuali fiordi; nelle zone montuose produsse inoltre circhi glaciali, creste e cime di aspetto alpino.[20] Dopo la scomparsa della calotta dell'ultima glaciazione il territorio continua a essere interessato dal rimbalzo post-glaciale.

Una forma geografica particolarmente caratteristica della costa è lo strandflat, una piattaforma costiera relativamente pianeggiante sviluppata in prossimità del livello del mare e particolarmente evidente fra Karmøy e le Vesterålen. Essa comprende numerose isole, bassi promontori, scogli e bassifondi ed è stata modellata nel Quaternario dall'azione combinata del gelo, delle onde e dei ghiacciai.[20]

Coste e fiordi

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La costa norvegese è una delle più articolate del mondo ed è caratterizzata da una successione di penisole, baie, stretti, isole e soprattutto fiordi. La sua lunghezza varia considerevolmente a seconda del metodo di misurazione e dell'inclusione o meno delle migliaia di isole e degli isolotti costieri; per tale ragione non viene generalmente espressa attraverso un unico dato assoluto.[15]

I fiordi sono antiche valli glaciali successivamente invase dal mare. Sono particolarmente sviluppati nella Norvegia occidentale e settentrionale e penetrano in alcuni casi per oltre cento chilometri nell'entroterra. Il Sognefjord, lungo circa 205 km, è il più lungo e profondo del Paese; altre grandi insenature comprendono l'Hardangerfjord, il Trondheimsfjord, il Nordfjord e il Geirangerfjord.[15]

Lungo la costa si trovano decine di migliaia di isole, isolotti e scogli. Fra le maggiori isole della Norvegia continentale figurano Hinnøya, Senja, Langøya e Kvaløya, mentre fra gli arcipelaghi costieri più importanti si distinguono le Lofoten e le Vesterålen. La presenza di una cintura quasi continua di isole e stretti ha stormente favorito la navigazione costiera e la formazione di porti naturali riparati.

La morfologia montuosa e le abbondanti precipitazioni determinano una rete idrografica molto fitta, caratterizzata da numerosi corsi d'acqua, laghi e cascate. I fiumi della costa occidentale sono generalmente brevi, con forte pendenza e portata variabile, mentre quelli della Norvegia orientale attraversano valli più ampie e possiedono corsi più lunghi.[21]

Il principale sistema fluviale è quello del Glomma, che con circa 623 km costituisce il corso d'acqua più lungo della Norvegia; il suo bacino idrografico supera i 41 000 km² e interessa gran parte della Norvegia orientale.[15][22] Fra gli altri grandi sistemi figurano il Drammensvassdraget, il Numedalslågen, il Gudbrandsdalslågen e il Pasvikelva, quest'ultimo condiviso con Finlandia e Russia.

Paesaggio lacustre nei pressi del Bondhusbreen

I laghi sono molto numerosi e occupano numerose depressioni di origine glaciale. Il maggiore è il Mjøsa, con una superficie di circa 368 km², seguito fra gli altri dal Røssvatnet e dal Femunden. Il Hornindalsvatnet, profondo 514 m, è il lago più profondo della Norvegia e uno dei più profondi d'Europa.[15]

Le forti differenze altimetriche favoriscono la formazione di rapide e cascate, particolarmente numerose nelle regioni occidentali. Le acque superficiali costituiscono inoltre una risorsa fondamentale per la produzione di energia idroelettrica, che storicamente rappresenta la principale fonte di produzione elettrica del Paese.

I ghiacciai costituiscono un elemento importante del paesaggio montano norvegese. Nel territorio continentale coprono complessivamente circa 2 328 km²; circa il 60% della superficie glaciale si trova nella Norvegia meridionale e il restante 40% in quella settentrionale.[23]

Lo Jostedalsbreen, nella Norvegia occidentale, è il maggiore ghiacciaio dell'Europa continentale e il più esteso della Norvegia, con una superficie di circa 458 km². Seguono il Vestre Svartisen, con circa 190 km², il Søndre Folgefonna, di 154 km², e l'Østre Svartisen, di 125 km².[23]

I ghiacciai norvegesi sono oggetto di monitoraggio sistematico per la loro rilevanza nello studio del cambiamento climatico, nel regime dei corsi d'acqua e nella produzione idroelettrica. Nelle ultime decadi la maggior parte delle fronti glaciali monitorate ha mostrato una tendenza all'arretramento.[24]

Immagine satellitare della Norvegia durante l'inverno

Nonostante la posizione a latitudini elevate, gran parte della Norvegia presenta temperature sensibilmente più miti di quelle proprie di altre regioni situate alle stesse latitudini. Ciò dipende dall'interazione fra la circolazione atmosferica occidentale e le correnti marine calde provenienti dall'Atlantico, in particolare la Corrente nord-atlantica e la Corrente norvegese, prosecuzioni del sistema della Corrente del Golfo.[25]

Il clima presenta tuttavia forti differenze regionali. La fascia costiera dal sud del Paese fino al Troms è prevalentemente caratterizzata da un clima oceanico temperato, con inverni relativamente miti, estati fresche e ridotte escursioni termiche annuali. Le regioni interne della Norvegia orientale, le grandi vallate e la Finnmarksvidda, schermate dai rilievi dall'influenza oceanica, presentano invece caratteri più continentali, con inverni più freddi ed estati relativamente più calde. Nelle aree di alta montagna, lungo parte della costa del Finnmark e soprattutto nelle Svalbard prevalgono condizioni di clima polare.[25]

I rilievi esercitano una forte influenza sulla distribuzione delle precipitazioni. Le masse d'aria umida provenienti dall'Atlantico, costrette a sollevarsi lungo i versanti occidentali dei Monti Scandinavi, producono abbondanti precipitazioni orografiche: in alcuni settori della Norvegia occidentale le medie annue superano i 3 000 mm. Sul versante orientale si trovano invece marcate aree di ombra pluviometrica e alcune vallate interne registrano meno di 300 mm annui.[25]

Le differenze termiche fra costa e interno sono particolarmente evidenti durante l'inverno. Mentre le acque costiere rimangono in gran parte libere dai ghiacci anche a latitudini molto elevate, gli altopiani e le vallate interne possono raggiungere temperature estremamente basse. La minima ufficialmente registrata in Norvegia è di circa −51 °C, misurata a Karasjok nel Finnmark.[25]

A nord del circolo polare il regime climatico è inoltre influenzato dalla forte variazione stagionale dell'irraggiamento: durante l'inverno il lungo periodo di oscurità favorisce un intenso raffreddamento delle zone continentali, mentre in estate il sole di mezzanotte prolunga notevolmente l'insolazione.

Lo stesso argomento in dettaglio: Parchi nazionali della Norvegia.

La grande estensione latitudinale, le forti variazioni altimetriche e climatiche e la presenza di ambienti marini, costieri, forestali, montani e artici determinano una notevole diversità di ecosistemi. La vegetazione passa dalle foreste temperate e boreali della Norvegia meridionale alle formazioni di betulla montana, agli ambienti alpini e, nelle Svalbard, alla tundra artica.

Aree naturali protette

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La tutela delle aree naturali è disciplinata principalmente dalla legge sulla diversità naturale (naturmangfoldloven). Le principali categorie di protezione comprendono i parchi nazionali (nasjonalparker), le riserve naturali (naturreservater), le aree di protezione paesaggistica (landskapsvernområder) e le aree marine protette; esistono inoltre altre forme di tutela destinate a particolari habitat, specie o formazioni naturali.[26]

Alla fine del 2025 la Norvegia continentale disponeva di 41 parchi nazionali, 2.691 riserve naturali, 195 aree di protezione paesaggistica e 18 aree marine protette. Considerando complessivamente le varie forme di tutela, 57 483 km² di superficie terrestre erano protetti, pari al 17,8% del territorio considerato dalle statistiche, oltre a 6 670 km² di aree marine.[27]

Le Svalbard sono disciplinate da uno specifico regime di tutela ambientale. Nell'arcipelago si trovano sette parchi nazionali, 21 riserve naturali e un'area di protezione geotopica; complessivamente le aree protette interessano circa il 65% delle terre emerse e l'84% delle acque territoriali delle Svalbard.[28] Sommando i parchi nazionali della Norvegia continentale e quelli delle Svalbard, il Regno conta quindi 48 parchi nazionali.[26]

I parchi nazionali comprendono alcuni dei paesaggi più rappresentativi del Paese, fra cui gli altopiani dell'Hardangervidda, i massicci dello Jotunheimen e del Rondane, le montagne del Dovrefjell, gli ambienti costieri delle Lofoten e vaste aree artiche delle Svalbard. La protezione non è tuttavia limitata agli ambienti montani: le riserve naturali costituiscono la categoria di tutela più rigorosa e sono utilizzate per preservare habitat rari o vulnerabili, aree di particolare importanza per la biodiversità e formazioni geologiche di rilevanza scientifica.[26]

Flora e vegetazione

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Bosco di betulle nei pressi di Tromsø

La distribuzione della vegetazione è fortemente condizionata dalla latitudine, dall'altitudine, dalla distanza dal mare e dalle caratteristiche del substrato geologico. Nel 2026 le foreste ricoprivano circa 122 166 km², equivalenti al 37,7% della superficie della Norvegia escluso l'arcipelago delle Svalbard; un ulteriore 35,9% era classificato come terreno aperto non forestale, mentre torbiere, rocce nude, ghiacciai e acque interne occupavano gran parte della superficie restante.[29]

Nelle aree più miti della Norvegia meridionale e sud-orientale si estende una fascia boreonemorale, nella quale le foreste boreali si alternano a formazioni di latifoglie termofile. Nei versanti più favorevoli possono crescere querce, tigli, frassini, olmi e altre specie decidue. Procedendo verso nord o aumentando l'altitudine prevalgono progressivamente le foreste boreali, dominate soprattutto da abete rosso, pino silvestre e specie decidue resistenti al freddo.[30]

Il patrimonio forestale norvegese è costituito in termini di volume legnoso per circa il 44% da abete rosso, il 31% da pino e il 25% da latifoglie.[31]

Alle quote maggiori e nelle regioni settentrionali la foresta di conifere lascia il posto prevalentemente alla betulla montana, che forma in gran parte del Paese il limite superiore della vegetazione arborea. Al di sopra della linea degli alberi si sviluppano gli ambienti alpini: nelle fasce inferiori prevalgono brughiere, arbusti nani, ginepri e salici; aumentando la quota la vegetazione diventa progressivamente più rada e dominata da erbe, muschi e licheni, fino alle zone alto-alpine caratterizzate soprattutto da rocce nude, detriti, neve permanente e ghiacciai.[32]

Lungo la costa occidentale, favorita dal clima oceanico, sono presenti brughiere, prati e formazioni vegetali adattate alle precipitazioni elevate e all'azione dei venti; nelle zone interne più asciutte prevalgono invece specie maggiormente adattate a condizioni continentali. Nelle Svalbard la vegetazione assume caratteri propriamente artici ed è costituita principalmente da muschi, licheni, graminacee, sassifraghe e altre piante basse adattate al permafrost e alla brevissima stagione vegetativa.

La fauna terrestre appartiene prevalentemente alle regioni boreale e artica dell'Europa settentrionale e varia considerevolmente fra le foreste meridionali, gli altopiani montani e le regioni artiche. Fra i grandi erbivori sono diffusi l'alce, il cervo nobile e il capriolo, mentre nelle montagne della Norvegia meridionale sopravvivono importanti popolazioni di renna selvatica.

La Norvegia ospita circa 20 000 renne selvatiche, suddivise in 24 aree di popolamento separate prevalentemente nelle montagne meridionali. Quasi tutta la restante popolazione europea di renna selvatica vive nel Paese, motivo per cui la specie riveste particolare importanza nelle politiche norvegesi di conservazione. Nella Lista rossa nazionale del 2021 è classificata come «prossima alla minaccia»; la frammentazione degli habitat, le infrastrutture, il disturbo antropico, le malattie e i cambiamenti climatici costituiscono le principali pressioni sulle popolazioni.[33]

Fra i principali predatori terrestri figurano il lupo grigio, l'orso bruno, la lince eurasiatica e il ghiottone, presenti soprattutto nelle regioni orientali, centrali e settentrionali. Sono inoltre diffusi la volpe rossa, la volpe artica, la lepre variabile, numerose specie di mustelidi e roditori, fra i quali i lemming. La volpe artica, un tempo prossima alla scomparsa dalla Norvegia continentale, è oggetto di programmi specifici di conservazione, allevamento e reintroduzione.[34]

Una popolazione di bue muschiato, specie scomparsa naturalmente dalla Scandinavia dopo l'ultima glaciazione, vive sul Dovrefjell in seguito alle reintroduzioni effettuate fra il 1947 e il 1953. Nel censimento invernale del 2026 sono stati registrati almeno 220 individui.[35]

La lunga costa e l'estensione delle acque territoriali rendono particolarmente ricca anche la fauna marina. Nelle acque norvegesi sono presenti numerose specie di cetacei, fra cui balenottera minore, megattera, orca e capodoglio, oltre a foca comune e foca grigia. Le coste e le isole settentrionali ospitano inoltre importanti colonie di uccelli marini, fra cui pulcinella di mare, uria comune, gabbiano tridattilo, sula bassana e diverse specie di cormorani e alcidi.[36]

Le acque marine e interne ospitano inoltre una ricca ittiofauna. Specie come il merluzzo nordico, l'aringa, lo sgombro, il salmone atlantico e la trota hanno avuto storicamente un'importanza ecologica, alimentare ed economica considerevole.

Nelle Svalbard la fauna è tipicamente artica. Fra le specie più caratteristiche figurano l'orso polare, la renna delle Svalbard, la volpe artica e diverse specie di foche, trichechi e uccelli marini.

Conservazione della biodiversità

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La Norvegia conserva vaste aree relativamente poco trasformate, soprattutto nelle regioni montuose e settentrionali, ma la biodiversità è sottoposta a pressioni derivanti dall'urbanizzazione, dalla costruzione di infrastrutture, dall'agricoltura e dalla selvicoltura, dalla frammentazione degli habitat, dalle specie alloctone e dai cambiamenti climatici.

Secondo la Lista rossa norvegese delle specie del 2021, 2 752 specie erano classificate nelle categorie «vulnerabile», «in pericolo» o «in pericolo critico», delle quali 288 nella categoria di massimo rischio. Fra le specie considerate in pericolo critico figurava il lupo.[37]

La Lista rossa norvegese degli ecosistemi del 2025 ha valutato 876 tipi di ambiente naturale: 386 sono stati inseriti nella lista rossa e 201 risultavano classificati come minacciati. Fra gli ambienti maggiormente a rischio figurano le brughiere costiere, i prati seminaturali e alcune tipologie di torbiera. Le trasformazioni nell'uso del suolo costituiscono il fattore che incide sul maggior numero di ecosistemi inseriti nella lista rossa, mentre gli effetti dei cambiamenti climatici hanno assunto un'importanza crescente.[38]

Il riscaldamento climatico produce conseguenze particolarmente evidenti negli ambienti montani e artici, dove modifica la durata dell'innevamento, favorisce lo spostamento verso quote e latitudini superiori del limite degli alberi e altera progressivamente la distribuzione degli ecosistemi alpini e della tundra.[39]

Preistoria e antichità

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Il popolamento del territorio dell'odierna Norvegia ebbe inizio al termine dell'ultima glaciazione, quando il progressivo ritiro dei ghiacci rese nuovamente abitabili le coste della penisola scandinava. Le più antiche comunità conosciute erano costituite prevalentemente da gruppi di cacciatori e raccoglitori, insediati soprattutto lungo le coste e dipendenti dalla pesca, dalla caccia e dalle risorse marine. Nel corso del Neolitico si diffusero progressivamente l'agricoltura e l'allevamento, soprattutto nelle regioni meridionali, mentre nelle aree settentrionali continuarono a prevalere economie basate sulla caccia e sulla pesca.

Numerosi siti archeologici testimoniano lo sviluppo delle culture preistoriche scandinave. Particolarmente note sono le incisioni rupestri di Alta, nella Norvegia settentrionale, realizzate in più fasi tra il V e il I millennio a.C. e inserite nel 1985 tra i patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Durante l'età del bronzo e l'età del ferro si consolidarono società agricole organizzate intorno a comunità locali e aristocrazie guerriere. I contatti commerciali con il resto dell'Europa aumentarono progressivamente e, nei primi secoli dell'era cristiana, le popolazioni scandinave entrarono indirettamente anche nelle reti commerciali dell'Impero romano. Nelle regioni settentrionali si svilupparono parallelamente le comunità dei Sami, la cui presenza nella Fennoscandia settentrionale è attestata da fonti archeologiche, linguistiche e storiche.

Età vichinga e formazione del regno

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Tra la fine dell'VIII e la metà dell'XI secolo la Norvegia partecipò pienamente alla cosiddetta epoca vichinga. Marinai, mercanti, coloni e guerrieri provenienti dalla costa norvegese si spinsero attraverso il Mare del Nord e l'oceano Atlantico, stabilendo insediamenti nelle Isole britanniche, nelle Fær Øer, in Islanda e in Groenlandia. Le spedizioni norvegesi contribuirono inoltre alla formazione di insediamenti e domini nell'arcipelago delle Ebridi, nelle Orcadi, nelle Shetland e nell'isola di Man.

In questo periodo il territorio norvegese era suddiviso in numerosi regni e domini locali, legati a capi regionali e assemblee popolari denominate ting. Secondo la tradizione storiografica medievale, Harald Bellachioma avrebbe riunito gran parte della Norvegia dopo la battaglia di Hafrsfjord, tradizionalmente datata all'872. La storiografia contemporanea considera tuttavia la formazione del regno norvegese un processo assai più graduale, protrattosi dall'età vichinga fino al pieno Medioevo, durante il quale la monarchia estese progressivamente la propria autorità sui diversi centri regionali.[40]

La progressiva unificazione politica si accompagnò alla cristianizzazione. I contatti con il cristianesimo erano iniziati già durante le spedizioni e gli scambi con l'Europa occidentale, ma furono soprattutto i sovrani della fine del X e dell'inizio dell'XI secolo, tra cui Olaf Tryggvason e Olaf Haraldsson, a promuovere sistematicamente la conversione e la nuova organizzazione ecclesiastica. Nel 1024 l'assemblea di Moster pose le basi di una legislazione cristiana valida su larga parte del regno. Dopo la morte di Olaf II nella battaglia di Stiklestad del 1030 e la successiva diffusione del suo culto come santo, il cristianesimo rafforzò definitivamente la propria posizione e divenne uno degli elementi centrali della legittimazione della monarchia.[41]

La monarchia medievale

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Tra l'XI e il XIII secolo la Norvegia si trasformò progressivamente in una monarchia territoriale organizzata. Si svilupparono le città, furono consolidati i sistemi fiscali e militari e vennero progressivamente uniformati gli ordinamenti giuridici regionali. Nel 1152-1153 fu istituita l'Arcidiocesi di Nidaros, che rese la Chiesa norvegese una provincia ecclesiastica autonoma comprendente anche numerosi possedimenti norvegesi dell'Atlantico settentrionale.[42]

Tra il 1130 e il 1240 il regno fu tuttavia segnato da una lunga serie di guerre civili, nelle quali diverse fazioni aristocratiche sostennero pretendenti rivali al trono. La conclusione delle lotte e il consolidamento della monarchia durante il XIII secolo segnarono l'apogeo politico del regno medievale. Sotto Haakon IV e Magnus VI l'autorità centrale fu rafforzata e il territorio sottoposto alla corona raggiunse la sua massima estensione.

Nel XIII secolo la monarchia norvegese esercitava infatti la propria sovranità, con modalità diverse, sulle Fær Øer, sull'Islanda, sulla Groenlandia, sulle Shetland, sulle Orcadi e su parte delle isole e delle coste della Scozia occidentale. Dopo la sconfitta norvegese contro la Scozia nella battaglia di Largs del 1263, il trattato di Perth del 1266 pose fine alla sovranità norvegese sulle Ebridi e sull'isola di Man, mentre le Orcadi e le Shetland rimasero alla corona norvegese ancora per due secoli.

Durante il regno di Magnus VI, detto Lagabøte, fu promulgato nel 1274 il Landslov, una delle prime legislazioni territoriali unitarie dell'Europa medievale. Il consolidamento della monarchia, della Chiesa e dell'amministrazione fece della Norvegia del XIII secolo uno Stato relativamente centralizzato rispetto alla precedente struttura dei regni regionali.[43]

Crisi del tardo Medioevo e Unione di Kalmar

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La morte senza eredi maschi di Haakon V di Norvegia nel 1319 aprì una lunga fase di unioni dinastiche con gli altri regni scandinavi. Il nipote Magnus Eriksson divenne contemporaneamente re di Norvegia e di Svezia, ma i due regni continuarono a conservare istituzioni e ordinamenti distinti.

Una trasformazione molto più profonda fu provocata dalla peste nera, che raggiunse la Norvegia nel 1349. Le successive epidemie provocarono un forte declino demografico, probabilmente compreso fra il 30 e il 45 per cento della popolazione, e indebolirono gravemente l'aristocrazia, il clero e le strutture politiche ed economiche del regno.[44]

Dal 1380 la corona norvegese fu unita dinasticamente a quella danese e nel 1397 Norvegia, Danimarca e Svezia confluirono nell'Unione di Kalmar, sotto un unico sovrano ma formalmente come regni distinti. Nel corso del XV secolo la posizione politica della Norvegia si indebolì progressivamente, mentre la Danimarca assunse un ruolo dominante nell'unione. Dopo l'uscita definitiva della Svezia dall'Unione di Kalmar nel 1521-1523, Norvegia e Danimarca rimasero unite.

Il dominio danese

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Cristiano III di Danimarca, sotto il quale furono introdotte in Norvegia la Riforma e la subordinazione politica alla Danimarca

La crisi decisiva dell'autonomia politica norvegese avvenne nel 1536-1537. Dopo la vittoria di Cristiano III di Danimarca nella Guerra del conte, il consiglio del regno norvegese cessò di funzionare e la monarchia impose la Riforma protestante. L'ultimo arcivescovo cattolico di Nidaros, Olav Engelbrektsson, lasciò il Paese nel 1537; i vescovi cattolici furono deposti, i beni ecclesiastici passarono in larga misura alla corona e la Chiesa norvegese fu inserita nella nuova organizzazione luterana dipendente dal sovrano.[45]

La Norvegia continuò formalmente a essere considerata un regno, ma perse gran parte delle proprie istituzioni politiche autonome e fu amministrata sempre più direttamente da Copenaghen. Questa fase, tradizionalmente definita del lydrike, durò fino all'introduzione della monarchia assoluta nel 1660. Con l'assolutismo la distinzione istituzionale fra Danimarca e Norvegia perse ulteriormente significato: entrambe furono governate dal medesimo sovrano e da una struttura amministrativa centralizzata.[46]

La lunga unione danese non coincise tuttavia con una generale decadenza economica. Tra il XVI e il XVIII secolo la popolazione tornò a crescere e si svilupparono la pesca, il commercio del legname, l'attività mineraria e la navigazione mercantile. Bergen rimase a lungo il principale centro commerciale del Paese, mentre città come Christiania, Trondheim e Kongsberg assunsero crescente importanza.

Le numerose guerre combattute dalla monarchia danese contro la Svezia modificarono anche i confini norvegesi. Con il trattato di Brömsebro del 1645 la Norvegia perse Jämtland e Härjedalen; con il trattato di Roskilde del 1658 cedette anche Bohuslän, mentre il territorio di Trondheim, inizialmente perduto, fu recuperato con il trattato di Copenaghen del 1660.[47]

Il 1814 e l'unione con la Svezia

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L'Assemblea costituente norvegese riunita a Eidsvoll nel 1814

Durante le guerre napoleoniche la monarchia danese-norvegese si schierò con la Francia napoleonica. Dopo la sconfitta di Napoleone, il trattato di Kiel del 14 gennaio 1814 obbligò il re Federico VI di Danimarca a rinunciare alla Norvegia in favore del re di Svezia. La cessione provocò tuttavia una forte opposizione in Norvegia.

Il principe ereditario danese Cristiano Federico, governatore del Paese, promosse la convocazione di un'assemblea costituente a Eidsvoll. Il 17 maggio 1814 l'assemblea approvò la Costituzione della Norvegia, fondata sui principi della sovranità popolare, della separazione dei poteri e della tutela di alcuni diritti individuali, ed elesse Cristiano Federico re di Norvegia.[48]

Le grandi potenze continuarono tuttavia a sostenere l'unione con la Svezia. Dopo una breve guerra con la Svezia, la Convenzione di Moss del 14 agosto consentì alla Norvegia di conservare gran parte della propria Costituzione in cambio dell'ingresso in unione con la corona svedese. Cristiano Federico abdicò e il 4 novembre lo Storting approvò una versione modificata della Costituzione ed elesse Carlo XIII re di Norvegia.[49]

La successiva unione con la Svezia fu pertanto assai diversa dal precedente legame con la Danimarca. La Norvegia conservò una propria Costituzione, il parlamento, il governo, l'amministrazione, le forze armate, la legislazione e il sistema giudiziario, condividendo con la Svezia essenzialmente il sovrano e la politica estera.[50]

Nel corso del XIX secolo si svilupparono rapidamente le istituzioni dello Stato norvegese. Furono istituiti la Norges Bank nel 1816 e gli enti locali elettivi nel 1837; l'influenza politica dei proprietari agricoli e della borghesia crebbe progressivamente. Lo sviluppo dell'industria, della marina mercantile e del commercio favorì inoltre una profonda trasformazione economica e sociale, mentre centinaia di migliaia di norvegesi emigrarono soprattutto verso gli Stati Uniti.

Il conflitto tra lo Storting e il potere monarchico portò nel 1884 all'affermazione del parlamentarismo, in seguito al procedimento d'impeachment contro il governo di Christian August Selmer. Da quel momento il governo dovette sostanzialmente basarsi sulla fiducia della maggioranza parlamentare, segnando il passaggio verso una moderna monarchia parlamentare.[51]

L'indipendenza del 1905

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Alla fine del XIX secolo le tensioni con la Svezia si concentrarono soprattutto sulla politica estera e sulla richiesta norvegese di disporre di un proprio servizio consolare. Nel 1905 il governo del primo ministro Christian Michelsen presentò una legge per istituire consolati norvegesi autonomi. Dopo il rifiuto di Oscar II di sanzionarla e l'impossibilità di formare un nuovo governo, il 7 giugno lo Storting dichiarò sciolta l'unione, sostenendo che il re aveva cessato di esercitare le proprie funzioni costituzionali come sovrano di Norvegia.[52]

Il referendum del 13 agosto confermò quasi unanimemente la dissoluzione dell'unione. Dopo i negoziati di Karlstad i due Paesi raggiunsero un accordo pacifico e il 26 ottobre 1905 Oscar II rinunciò formalmente alla corona norvegese.[53]

La scelta fra monarchia e repubblica fu sottoposta a un secondo referendum il 12 e 13 novembre, nel quale il 78,9% dei votanti si espresse a favore della monarchia. Il 18 novembre lo Storting elesse re il principe Carlo di Danimarca, che assunse il nome di Haakon VII. Il nuovo sovrano, la regina Maud e il principe ereditario Olav giunsero a Kristiania il 25 novembre 1905.[54]

Nei primi decenni dell'indipendenza la Norvegia completò l'estensione del sistema democratico: il suffragio universale maschile era stato introdotto nel 1898, mentre nel 1913 il diritto di voto alle elezioni nazionali fu esteso alle donne.

Le guerre mondiali

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Allo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914 la Norvegia proclamò la propria neutralità, mantenendola formalmente per tutto il conflitto. La sua potente marina mercantile assunse tuttavia un ruolo di grande importanza per il commercio alleato, soprattutto britannico. La guerra provocò pesanti perdite alla flotta commerciale norvegese a causa della guerra sottomarina tedesca e determinò forti tensioni economiche interne, inflazione e carenze di approvvigionamenti.

Durante il periodo interbellico il Paese attraversò una fase di instabilità economica e sociale, seguita negli anni trenta dalla crescita del movimento operaio e dall'affermazione politica del Partito Laburista Norvegese. Nel 1935 il governo di Johan Nygaardsvold avviò una politica di compromesso sociale e ampliamento degli interventi statali che anticipò alcuni caratteri del successivo Stato sociale.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale nel settembre 1939 la Norvegia proclamò nuovamente la neutralità. La sua posizione strategica e il controllo delle rotte marittime verso il mare del Nord e il minerale di ferro svedese trasportato attraverso Narvik resero tuttavia il Paese di grande interesse sia per gli Alleati sia per la Germania.

Il 9 aprile 1940 la Germania nazista invase la Norvegia nell'ambito dell'operazione Weserübung. Le forze tedesche occuparono rapidamente i principali porti, ma il governo, lo Storting e il re Haakon VII riuscirono a lasciare Oslo anche grazie all'affondamento dell'incrociatore tedesco Blücher presso la fortezza di Oscarsborg. Il sovrano respinse le richieste tedesche di nominare un governo guidato da Vidkun Quisling, divenendo in seguito uno dei principali simboli della resistenza nazionale.[55]

Dopo circa due mesi di combattimenti, ai quali parteciparono anche reparti britannici, francesi e polacchi, la situazione militare in Europa costrinse gli Alleati a ritirarsi. Il governo norvegese, il re e il principe ereditario lasciarono il Paese il 7 giugno 1940 e stabilirono a Londra il governo in esilio, che continuò la guerra al fianco degli Alleati disponendo, fra l'altro, di una delle maggiori flotte mercantili del mondo.

In Norvegia il potere effettivo fu inizialmente esercitato dall'amministrazione tedesca guidata dal commissario del Reich Josef Terboven. Dal 1942 Quisling presiedette un governo collaborazionista subordinato agli occupanti. Parallelamente si sviluppò un vasto movimento di resistenza, comprendente organizzazioni civili e militari come il Milorg, attività clandestine, reti d'informazione e operazioni di sabotaggio; tra le più note vi furono quelle contro gli impianti tedeschi per la produzione di acqua pesante a Vemork.

Nell'autunno 1944 l'Armata Rossa entrò nel Finnmark orientale e liberò Kirkenes. Durante la ritirata le forze tedesche applicarono una politica di terra bruciata nel Finnmark e nel nord del Troms, evacuando forzatamente gran parte della popolazione. La resa delle forze tedesche in Norvegia avvenne l'8 maggio 1945. Il principe ereditario Olav rientrò il 13 maggio, mentre Haakon VII tornò solennemente a Oslo il 7 giugno 1945, esattamente cinque anni dopo la partenza per l'esilio.[56]

Dal dopoguerra alla società petrolifera

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Dopo il 1945 la priorità fu la ricostruzione, particolarmente urgente nel Finnmark e nel Troms settentrionale. Il Partito Laburista, guidato per gran parte del periodo da Einar Gerhardsen, dominò la vita politica dei primi decenni del dopoguerra e promosse una politica di industrializzazione, piena occupazione ed espansione dell'intervento pubblico.

La Norvegia partecipò alla fondazione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite nel 1945 e, con l'acuirsi della guerra fredda, abbandonò definitivamente la tradizionale politica di neutralità aderendo alla NATO nel 1949. Nel 1960 fu inoltre tra i membri fondatori dell'Associazione europea di libero scambio.

Tra gli anni cinquanta e sessanta una rapida crescita economica accompagnò lo sviluppo dello Stato sociale. Furono estesi i sistemi pensionistici e assistenziali, gli investimenti nell'istruzione e nella sanità e le politiche abitative; nel 1967 entrò in vigore il sistema nazionale di sicurezza sociale, il Folketrygden, che divenne uno dei pilastri del modello sociale norvegese.[57]

Una svolta decisiva nella storia economica del Paese fu la scoperta, nel 1969, del grande giacimento petrolifero di Ekofisk nel mare del Nord. Lo sfruttamento commerciale iniziò nei primi anni settanta e lo Stato assunse fin dall'inizio un ruolo centrale nella regolamentazione del settore e nella gestione delle risorse. Nel 1972 fu costituita la compagnia petrolifera statale Statoil. I proventi del petrolio e del gas trasformarono profondamente l'economia norvegese e rafforzarono notevolmente le finanze pubbliche.[58]

La Norvegia contemporanea

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Il rapporto con l'integrazione europea rappresentò uno dei principali temi politici della seconda metà del XX secolo. Nel referendum del 1972 il 53,5% degli elettori respinse l'adesione alla Comunità economica europea. Un secondo referendum, tenuto nel 1994 dopo la negoziazione dell'adesione all'Unione europea, produsse nuovamente una maggioranza contraria, pari al 52,2%. La Norvegia rimase pertanto fuori dall'Unione europea, pur entrando il 1º gennaio 1994 nello Spazio economico europeo, attraverso il quale partecipa al mercato interno europeo.

La crescente importanza delle entrate petrolifere pose il problema della loro gestione di lungo periodo. Nel 1990 lo Storting istituì lo Statens petroleumsfond, successivamente denominato Fondo pensione governativo globale, con lo scopo di separare progressivamente l'utilizzo delle entrate petrolifere dalla loro acquisizione e preservare parte della ricchezza derivante dalle risorse naturali per le generazioni future. Il primo trasferimento di capitali al fondo avvenne nel 1996.[59]

Dagli anni settanta la società norvegese conobbe inoltre un crescente processo di urbanizzazione e immigrazione e un progressivo ampliamento dei diritti civili e sociali. Parallelamente acquistò maggiore rilievo politico il riconoscimento dei diritti del popolo Sami: nel 1989 fu istituito il Parlamento sami, organo rappresentativo eletto con competenze consultive e amministrative nelle questioni concernenti la popolazione indigena.

Nel XXI secolo la Norvegia ha continuato a fondare una parte rilevante della propria economia sull'esportazione di petrolio e gas, parallelamente allo sviluppo di politiche rivolte alla transizione energetica, alla gestione sostenibile delle risorse e alla diversificazione economica. Il modello politico e sociale del Paese continua a essere caratterizzato da una monarchia parlamentare, un ampio sistema di protezione sociale, un'elevata partecipazione dello Stato nell'economia e una stretta integrazione politica ed economica con gli altri Paesi nordici e con l'Europa.

Onorificenze straniere

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La Norvegia ha conosciuto una crescita demografica pressoché continua dalla seconda metà del XX secolo, determinata inizialmente soprattutto dall'incremento naturale e, negli ultimi decenni, in misura crescente dall'immigrazione. Al 1º gennaio 2026 la popolazione ammontava a 5 627 400 abitanti; alla fine del secondo trimestre dello stesso anno aveva raggiunto 5 636 904 residenti.[61]

La popolazione è distribuita in modo disomogeneo sul territorio. Le maggiori concentrazioni si trovano nella Norvegia sud-orientale e in particolare nell'area urbana di Oslo, oltre che lungo alcuni tratti della costa occidentale e nelle regioni di Bergen, Stavanger e Trondheim. Le vaste regioni montuose dell'interno e gran parte della Norvegia settentrionale presentano invece densità molto basse.

Come negli altri Paesi dell'Europa settentrionale, la struttura demografica norvegese è interessata da un progressivo invecchiamento della popolazione. Secondo le proiezioni di Statistics Norway, nei prossimi decenni aumenteranno sia il numero sia la quota degli anziani e, secondo lo scenario demografico centrale, dalla metà degli anni 2040 l'immigrazione dovrebbe diventare il principale fattore della crescita complessiva della popolazione.[62]

Immigrazione e minoranze

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La Norvegia non effettua una registrazione ufficiale della popolazione sulla base dell'appartenenza etnica; non esistono pertanto dati censuari precisi sulla consistenza numerica dei diversi gruppi etnici, compresa la popolazione Sami.[63]

I Sami costituiscono il popolo indigeno della Norvegia e abitano tradizionalmente le regioni settentrionali e centrali del Paese, comprese nel più vasto territorio culturale del Sápmi, esteso anche in Svezia, Finlandia e Russia. Comunità sami sono tuttavia presenti oggi in tutto il territorio nazionale. Non essendo registrata ufficialmente l'appartenenza etnica, le statistiche pubbliche relative alla popolazione sami sono prevalentemente elaborate su base geografica o attraverso il registro elettorale del Parlamento sami.[64]

Sono inoltre riconosciute dallo Stato cinque minoranze nazionali storiche: i Kven o finlandesi norvegesi, gli Ebrei, i Finlandesi della foresta, i Rom e i Romaní/Tater.[65]

A partire soprattutto dalla seconda metà del XX secolo la Norvegia è divenuta anche un importante Paese d'immigrazione. Al 1º gennaio 2026 risiedevano nel Paese 987 120 immigrati, pari al 17,5% della popolazione, ai quali si aggiungevano 238 507 persone nate in Norvegia da due genitori immigrati, pari al 4,2%.[66] Complessivamente, le due categorie rappresentavano quindi poco meno del 22% della popolazione.

La popolazione immigrata presenta origini molto diversificate. Nel 2026 circa 401 633 immigrati provenivano dagli altri Paesi nordici, dall'Unione europea e dall'EFTA, dal Regno Unito, dagli Stati Uniti, dal Canada, dall'Australia o dalla Nuova Zelanda, mentre 585 485 provenivano dagli altri Paesi europei, dall'Asia, dall'Africa, dall'America latina e dalle restanti regioni del mondo.[66] Le comunità di origine migratoria sono particolarmente numerose nelle maggiori aree urbane e soprattutto nell'area metropolitana di Oslo.

Lo stesso argomento in dettaglio: Religioni in Norvegia.
La facciata occidentale della cattedrale di Nidaros a Trondheim, principale santuario storico della Norvegia e tradizionale sede delle incoronazioni reali

Il cristianesimo esercitò un ruolo fondamentale nella formazione politica e culturale della Norvegia medievale. La cristianizzazione del Paese, iniziata gradualmente attraverso i contatti con l'Europa cristiana durante l'epoca vichinga, fu promossa dalla monarchia tra il X e l'XI secolo, in particolare durante i regni di Olaf Tryggvason e Olaf Haraldsson. Dopo la morte di quest'ultimo nella battaglia di Stiklestad del 1030, il culto di Sant'Olav assunse un'importanza centrale nella cristianità norvegese e nella legittimazione della monarchia.[67]

Nel 1152-1153 fu istituita l'Arcidiocesi di Nidaros, con sede nell'attuale Trondheim, che divenne il centro della provincia ecclesiastica cattolica comprendente la Norvegia e numerosi territori nordatlantici. Il cattolicesimo rimase la religione dominante del regno fino alla Riforma protestante, introdotta dalla monarchia danese nel 1536-1537. La gerarchia cattolica fu allora soppressa e la Chiesa norvegese fu trasformata progressivamente in una Chiesa evangelico-luterana subordinata alla corona.[68]

La libertà religiosa è oggi garantita dall'articolo 16 della Costituzione della Norvegia. Lo stesso articolo stabilisce tuttavia una posizione particolare per la Chiesa di Norvegia, definita una Chiesa evangelico-luterana e «Chiesa del popolo» (folkekirke) della Norvegia, sostenuta dallo Stato; dispone inoltre che tutte le comunità religiose e filosofiche siano sostenute secondo criteri di uguaglianza.[69]

Le relazioni istituzionali fra Stato e Chiesa sono state profondamente riformate nel XXI secolo. Nel 2012 fu eliminato dalla Costituzione il riferimento alla religione evangelico-luterana come religione ufficiale dello Stato; dal 1º gennaio 2017 la Chiesa di Norvegia è inoltre divenuta una persona giuridica autonoma e la responsabilità datoriale per il clero è passata dallo Stato alla Chiesa stessa. È rimasto tuttavia il particolare rapporto costituzionale fra la Chiesa di Norvegia e lo Stato.[70]

Nel 2025 appartenevano alla Chiesa di Norvegia 3 427 657 persone, pari al 60,9% della popolazione, rispetto al 72,7% del 2015.[71] La diminuzione della quota dei membri della Chiesa luterana si è accompagnata alla crescita sia delle altre confessioni religiose sia delle organizzazioni filosofiche non religiose.

Al 1º gennaio 2026 le comunità religiose e filosofiche registrate al di fuori della Chiesa di Norvegia contavano complessivamente 800 697 membri. Fra questi, 391 292 appartenevano ad altre Chiese e comunità cristiane, comprendenti tra le altre la Chiesa cattolica, le comunità pentecostali, ortodosse e altre confessioni protestanti; 201 899 erano iscritti a comunità islamiche, 22 802 a comunità buddhiste, 14 903 a comunità induistiche e 4 518 a comunità sikh. Le organizzazioni filosofiche e umanistiche registrate riunivano 159 275 persone.[72]

Tali dati misurano l'iscrizione formale alle comunità registrate e non coincidono necessariamente con la pratica religiosa o con l'identificazione personale dei singoli abitanti.

Distribuzione delle forme scritte del norvegese adottate dai comuni:

     Bokmål

     Nynorsk

     Comune linguisticamente neutrale

Il norvegese è la lingua nazionale principale della Norvegia. La legislazione linguistica riconosce il bokmål e il nynorsk come due forme scritte paritarie del norvegese, entrambe utilizzabili in ogni settore della società e poste sullo stesso piano negli organismi pubblici.[73]

Il bokmål è largamente maggioritario, mentre il nynorsk è maggiormente diffuso nella Norvegia occidentale. Non esistono statistiche ufficiali che consentano di stabilire con precisione la percentuale dell'intera popolazione che utilizza l'una o l'altra forma; un indicatore è fornito dalla scuola primaria, nella quale nel 2025 l'11,1% degli alunni aveva il nynorsk come forma scritta principale.[74] I comuni e le contee possono adottare il bokmål, il nynorsk o una posizione linguisticamente neutrale nelle proprie comunicazioni amministrative.

Le lingue sami sono riconosciute dalla legge come lingue indigene della Norvegia e sono considerate di pari valore rispetto al norvegese. Il sami settentrionale, il sami di Lule e il sami meridionale godono inoltre di specifici diritti nell'ambito dell'area amministrativa delle lingue sami, comprendente comuni classificati in differenti categorie in base al livello di tutela e promozione linguistica.[75]

La legge riconosce inoltre il kven, il romaní e il romanes come lingue delle minoranze nazionali, mentre la lingua dei segni norvegese è riconosciuta come lingua dei segni nazionale.[73] Lo svedese e il danese, pur non essendo lingue ufficiali della Norvegia, possono essere utilizzati nei rapporti con gli organismi pubblici, che possono rispondere in norvegese.[73]

Festività e ricorrenze

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La ricorrenza nazionale più importante è il Giorno della Costituzione norvegese (Grunnlovsdagen o comunemente syttende mai), celebrato il 17 maggio in memoria dell'approvazione della Costituzione a Eidsvoll il 17 maggio 1814. Il 17 maggio e il 1º maggio sono qualificati dalla legislazione norvegese come giorni festivi equiparati alle domeniche.[76]

Le altre festività legali riflettono in larga misura il calendario cristiano e comprendono il Capodanno, il Giovedì santo, il Venerdì santo, la prima e la seconda giornata di Pasqua, l'Ascensione, la prima e la seconda giornata di Pentecoste e il 25 e 26 dicembre.[77]

Data Ricorrenza Denominazione norvegese Note
1º gennaio Capodanno Nyttårsdag Festività legale
variabile Giovedì santo Skjærtorsdag Giovedì precedente la Pasqua
variabile Venerdì santo Langfredag Venerdì precedente la Pasqua
variabile Pasqua Første påskedag Prima giornata di Pasqua
variabile Lunedì dell'Angelo Andre påskedag Seconda giornata di Pasqua
1º maggio Festa dei lavoratori Første mai Giorno festivo equiparato alla domenica
17 maggio Giorno della Costituzione norvegese Grunnlovsdagen / syttende mai Festa nazionale
variabile Ascensione Kristi himmelfartsdag Sesto giovedì dopo Pasqua
variabile Pentecoste Første pinsedag Prima giornata di Pentecoste
variabile Lunedì di Pentecoste Andre pinsedag Seconda giornata di Pentecoste
25 dicembre Natale Første juledag Prima giornata di Natale
26 dicembre Santo Stefano Andre juledag Seconda giornata di Natale

[77]

Accanto alle festività ufficiali sono diffuse numerose ricorrenze e tradizioni popolari. Tra queste figura il russefeiring, il periodo di festeggiamenti che coinvolge gli studenti al termine dell'istruzione secondaria superiore e culmina tradizionalmente nelle settimane precedenti il 17 maggio.

La cultura norvegese si è sviluppata dall'incontro fra tradizioni scandinave, eredità cristiana medievale, cultura rurale e marittima e, dall'Ottocento, il processo di costruzione di una moderna identità nazionale. A essa si affianca la distinta tradizione culturale dei Sami, popolo indigeno presente soprattutto nelle regioni settentrionali del Paese.

Arti figurative

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Edvard Munch, tra le personalità più influenti dell'arte norvegese moderna

Lo sviluppo di un ambiente artistico propriamente norvegese acquistò particolare impulso nel XIX secolo, parallelamente alla costruzione di un'identità culturale nazionale successiva al 1814. Fra i principali esponenti del Romanticismo figurò Johan Christian Dahl, formatosi e attivo per gran parte della propria carriera a Dresda, che contribuì a elevare il paesaggio norvegese a soggetto autonomo della pittura europea. Nella metà dell'Ottocento il romanticismo nazionale norvegese trovò alcuni dei suoi esempi più rappresentativi nelle opere di Adolph Tidemand e Hans Gude, autori nel 1848 di Processione nuziale sul fiordo di Hardanger, divenuta una delle immagini più note dell'immaginario nazionale norvegese.[78]

Tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo la figura di maggiore rilevanza internazionale fu Edvard Munch. Partito da esperienze legate al naturalismo e all'ambiente bohémien di Kristiania, Munch elaborò una pittura fortemente soggettiva incentrata su temi quali angoscia, malattia, morte, amore e solitudine, esercitando una notevole influenza sul successivo espressionismo. La sua opera più celebre, L'urlo, fu sviluppata in diverse versioni a partire dal 1893.[79]

Nel campo della scultura il principale protagonista della prima metà del Novecento fu Gustav Vigeland. Il monumentale complesso da lui progettato nel Frognerparken di Oslo, comunemente noto come Parco di Vigeland, comprende oltre 200 sculture in granito, bronzo e ferro battuto e costituisce il risultato di più di quarant'anni di attività dell'artista. Gran parte del complesso fu realizzata tra il 1940 e il 1949.[80]

Oslo costituisce il principale centro museale del Paese. Il Museo nazionale di arte, architettura e design, inaugurato nella sua attuale sede nel 2022, riunisce collezioni precedentemente distribuite fra diverse istituzioni nazionali; ad esso si affiancano, tra gli altri, il Museo Munch, il Museo Vigeland e numerose istituzioni dedicate alla storia, all'arte e alla cultura norvegese.

La tradizione letteraria norvegese affonda le proprie radici nella poesia e nella prosa in norreno, nelle saga medievali e nella letteratura religiosa del Medioevo. Durante i secoli dell'unione con la Danimarca la lingua scritta della classe colta divenne prevalentemente il danese; fra gli autori più importanti del periodo danese-norvegese figurò Ludvig Holberg, drammaturgo, saggista e storico nato a Bergen nel 1684.

La formazione di una moderna letteratura nazionale si intensificò nel XIX secolo, parallelamente all'emergere del romanticismo nazionale e al dibattito sulla lingua. Henrik Wergeland e Johan Sebastian Welhaven furono fra le figure centrali della prima metà del secolo, mentre Aasmund Olavsson Vinje contribuì allo sviluppo della letteratura in landsmål.

Nella seconda metà dell'Ottocento la letteratura norvegese raggiunse una forte proiezione internazionale attraverso gli autori tradizionalmente associati ai cosiddetti «quattro grandi»: Henrik Ibsen, Bjørnstjerne Bjørnson, Alexander Kielland e Jonas Lie. In particolare Ibsen, attraverso drammi come Casa di bambola, Spettri e Hedda Gabler, divenne uno dei principali innovatori del teatro moderno europeo, mentre Bjørnson fu protagonista sia della letteratura sia della vita culturale e politica nazionale.[81]

A cavallo fra XIX e XX secolo Knut Hamsun, in particolare con Fame del 1890, contribuì allo sviluppo di una prosa introspettiva e modernista. Nella prima metà del Novecento emersero inoltre Sigrid Undset, Olav Duun, Cora Sandel, Sigurd Hoel e Tarjei Vesaas. Nel secondo dopoguerra la letteratura norvegese conobbe una marcata diversificazione, dalla poesia modernista di Rolf Jacobsen e Gunvor Hofmo alla narrativa di autori quali Jens Bjørneboe, Kjell Askildsen, Dag Solstad, Herbjørg Wassmo, Jostein Gaarder e Lars Saabye Christensen.[81]

Particolare rilievo internazionale ha assunto, fra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo, Jon Fosse, autore in nynorsk di opere teatrali, romanzi, poesia e saggi. Divenuto uno dei drammaturghi contemporanei norvegesi maggiormente rappresentati all'estero, nel 2023 ha ricevuto il Premio Nobel per la letteratura.[82]

Quattro autori norvegesi hanno ricevuto il Premio Nobel per la letteratura: Bjørnstjerne Bjørnson nel 1903, Knut Hamsun nel 1920, Sigrid Undset nel 1928 e Jon Fosse nel 2023.[83]

Edvard Grieg, principale esponente del romanticismo musicale norvegese

La musica tradizionale norvegese presenta marcate differenze regionali e comprende un vasto repertorio di canti, ballate e musiche da danza. Fra i suoi strumenti più caratteristici figura la hardingfele, variante norvegese del violino sviluppatasi nell'Hardanger nel XVII secolo, dotata di corde di risonanza poste sotto quelle principali. Durante il romanticismo nazionale dell'Ottocento lo strumento assunse anche il valore simbolico di espressione dell'identità culturale norvegese.[84]

La riscoperta ottocentesca del patrimonio musicale popolare influenzò profondamente la nascita di una scuola compositiva nazionale. Ole Bull, violinista di fama internazionale, ebbe un ruolo importante nella valorizzazione delle tradizioni musicali del Paese; Halfdan Kjerulf e Johan Svendsen contribuirono alla formazione della musica romantica norvegese. Il massimo esponente fu tuttavia Edvard Grieg, che integrò elementi ritmici e melodici della musica popolare all'interno del linguaggio romantico europeo, in opere quali il Concerto per pianoforte, le musiche di scena per il Peer Gynt e i Pezzi lirici.[85]

Nel XX secolo la musica colta norvegese fu rappresentata, fra gli altri, da Christian Sinding, Geirr Tveitt, Harald Sæverud e Arne Nordheim. Le principali istituzioni orchestrali del Paese comprendono l'Orchestra filarmonica di Oslo e l'Orchestra filarmonica di Bergen, quest'ultima erede di una tradizione concertistica risalente al XVIII secolo.

Il jazz norvegese acquisì particolare notorietà internazionale nella seconda metà del XX secolo. Fra i musicisti più influenti si distinsero il sassofonista Jan Garbarek, il chitarrista Terje Rypdal, il contrabbassista Arild Andersen e il batterista Jon Christensen, frequentemente associati alla diffusione di una particolare scena jazzistica nordica. Nelle generazioni successive si sono affermati artisti e gruppi quali Bugge Wesseltoft, Nils Petter Molvær, Jaga Jazzist e Supersilent.

Nel campo della musica popolare contemporanea il primo gruppo norvegese a raggiungere una notorietà mondiale particolarmente estesa furono gli A-ha, il cui singolo Take on Me divenne nel 1985 un successo internazionale. Dalla fine del XX secolo artisti norvegesi hanno ottenuto visibilità anche nella musica elettronica e nel pop internazionale, fra cui i Röyksopp, Kings of Convenience, Susanne Sundfør, Aurora, Kygo, Alan Walker, Sigrid, Girl in Red e il duo di produttori Stargate.[86]

Particolare rilevanza internazionale ha avuto la scena heavy metal norvegese e soprattutto la cosiddetta seconda ondata del black metal, sviluppatasi nei primi anni novanta. Gruppi quali Mayhem, Darkthrone, Emperor, Burzum, Immortal, Enslaved, Satyricon e Dimmu Borgir contribuirono alla definizione musicale, visiva e ideologica del genere, influenzandone successivamente lo sviluppo internazionale.[87] L'ambiente fu al tempo stesso segnato, nei primi anni novanta, da incendi dolosi di edifici ecclesiastici e da altri gravi episodi criminali che ricevettero ampia attenzione mediatica; tali eventi, pur storicamente associati a una parte della scena, non costituiscono un elemento necessario della definizione musicale del genere.

Nella musica di matrice tradizionale e neo-folk hanno ottenuto notorietà internazionale artisti quali i Wardruna, mentre la tradizione musicale sami è rappresentata, fra le altre forme, dal joik, successivamente reinterpretato anche all'interno della musica contemporanea.

La Norvegia ha vinto tre volte l'Eurovision Song Contest: nel 1985 con le Bobbysocks e La det swinge, nel 1995 con i Secret Garden e Nocturne e nel 2009 con Alexander Rybak e Fairytale.[88]

Il principale riconoscimento dell'industria musicale nazionale è lo Spellemannprisen, assegnato annualmente a partire dalla prima cerimonia del 1973, relativa alla produzione musicale del 1972.[89]

Lo stesso argomento in dettaglio: Sami.

La cultura dei Sami costituisce una componente distinta e storicamente radicata del patrimonio culturale norvegese. Essa comprende tradizioni linguistiche, musicali, religiose, narrative e artigianali sviluppatesi nel più vasto territorio del Sápmi, esteso attraverso la Norvegia settentrionale, la Svezia, la Finlandia e la penisola di Kola in Russia.

Una delle sue espressioni materiali più caratteristiche è il duodji, termine che indica le tradizionali tecniche artigianali sami. Esse comprendono la lavorazione di materiali quali legno, corno, osso, pelle, tessuti e metalli e possiedono contemporaneamente funzioni pratiche, artistiche e identitarie. Il Parlamento sami considera il duodji una parte integrante del patrimonio culturale e un importante elemento di identità delle comunità sami.[90]

In campo musicale una delle forme tradizionali maggiormente conosciute è il joik, canto caratterizzato da un forte legame con persone, animali, luoghi ed elementi naturali. Nel corso del XX e XXI secolo elementi della tradizione sami sono stati integrati anche nella musica popolare, jazz, rock ed elettronica, contribuendo alla maggiore visibilità internazionale della cultura sami.

La produzione cinematografica norvegese ebbe inizio nei primi anni del XX secolo e si sviluppò progressivamente attraverso una combinazione di produzione privata e sostegno pubblico. Fra i principali cineasti del secondo dopoguerra figurano Arne Skouen, Erik Løchen, Anja Breien, Liv Ullmann, Nils Gaup ed Erik Poppe.

Dagli anni 2000 il cinema norvegese ha acquisito maggiore diffusione internazionale. Joachim Trier, spesso in collaborazione con lo sceneggiatore Eskil Vogt, si è affermato fra i registi norvegesi maggiormente riconosciuti attraverso film quali Reprise (2006), Oslo, 31. august (2011), Thelma (2017), La persona peggiore del mondo (2021) e Sentimental Value (2025). I primi tre film ambientati principalmente nella capitale — Reprise, Oslo, 31. august e La persona peggiore del mondo — sono comunemente considerati la sua «trilogia di Oslo».[91]

Alla 98ª edizione dei Premi Oscar, celebrata il 15 marzo 2026, Sentimental Value ha vinto l'Oscar al miglior film internazionale, diventando il primo lungometraggio norvegese a ottenere un Premio Oscar. Il film aveva ricevuto nove candidature, comprese quelle per il miglior film, la miglior regia, la miglior attrice protagonista per Renate Reinsve e la miglior sceneggiatura originale.[92][93]

Prima di tale vittoria diversi film norvegesi erano stati candidati all'Oscar al miglior film internazionale o alla precedente categoria del miglior film in lingua straniera, fra cui Nove vite di Arne Skouen, L'arciere di ghiaccio di Nils Gaup, Gli angeli della domenica di Berit Nesheim, Elling di Petter Næss, Kon-Tiki di Joachim Rønning e Espen Sandberg e La persona peggiore del mondo di Trier.

Il principale premio cinematografico nazionale è il Premio Amanda, assegnato annualmente in occasione del Norwegian International Film Festival di Haugesund.

Lo stesso argomento in dettaglio: Cucina norvegese.

La cucina tradizionale norvegese è stata storicamente condizionata dal clima, dalla breve stagione agricola, dalla dispersione degli insediamenti e dall'importanza della pesca e dell'allevamento. La necessità di conservare gli alimenti per lunghi periodi favorì il ricorso a tecniche quali essiccazione, salatura, affumicatura e fermentazione, applicate in particolare a pesce e carne.[94]

Nelle zone costiere il pesce ha tradizionalmente rivestito un ruolo fondamentale. Il merluzzo viene consumato fresco oppure conservato sotto forma di stoccafisso e baccalà, mentre fra le altre specie di largo consumo figurano aringa, salmone e sgombro. Nell'alimentazione rurale hanno avuto grande diffusione cereali come orzo e avena, utilizzati per preparare porridge, flatbrød e lefse, ai quali dal XVIII e soprattutto dal XIX secolo si aggiunse la patata.[94]

Fra i piatti e prodotti tradizionali figurano il fårikål, stufato di carne ovina e cavolo; il pinnekjøtt, costituito da costolette di pecora salate ed essiccate; il lutefisk, ottenuto da pesce essiccato sottoposto a un particolare trattamento alcalino; il rakfisk, pesce fermentato; diverse varietà di salumi e carni essiccate e il brunost, formaggio di siero dal caratteristico colore bruno.

Dal XIX e soprattutto dal XX secolo l'urbanizzazione, l'aumento del commercio internazionale e successivamente l'immigrazione hanno modificato profondamente le abitudini alimentari. La cucina norvegese contemporanea unisce pertanto le tradizioni regionali a influenze internazionali e alla valorizzazione moderna di prodotti locali, pesce, frutti di mare, selvaggina e ingredienti provenienti dalle regioni artiche.[94]

Patrimoni dell'umanità

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Lo stesso argomento in dettaglio: Patrimoni dell'umanità della Norvegia.
Bryggen, a Bergen, patrimonio mondiale dal 1979

La Norvegia ha ratificato la Convenzione sul patrimonio dell'umanità il 12 maggio 1977. Al 2026 otto beni situati nel Paese risultano iscritti nella Lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO: sette culturali e uno naturale.[95]

I beni culturali sono Bryggen a Bergen, la Chiesa lignea di Urnes, la città mineraria di Røros e la sua circonferenza, le Incisioni rupestri di Alta, l'arcipelago di Vega, l'Arco geodetico di Struve — bene seriale transnazionale — e il Patrimonio industriale di Rjukan-Notodden. Il solo bene classificato come naturale è costituito dai Fiordi norvegesi occidentali – Geirangerfjord e Nærøyfjord.[95]

Altri sei siti erano presenti nel 2026 nella lista propositiva norvegese, comprendendo fra gli altri le Isole Lofoten, l'arcipelago delle Svalbard e il sito culturale sami di Várjjat Siida, inserito nel 2025.[96]

Scienza e tecnologia

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La Norvegia ha fornito contributi di rilievo internazionale in diversi settori scientifici, in particolare nella matematica, nella medicina, nella fisica, nella meteorologia, nell'oceanografia e nelle scienze polari. Lo sviluppo della ricerca scientifica moderna si intensificò durante il XIX secolo, parallelamente alla crescita dell'Università di Oslo e successivamente delle altre istituzioni universitarie e scientifiche nazionali.

Niels Henrik Abel, uno dei maggiori matematici del XIX secolo

La figura più celebre della matematica norvegese è Niels Henrik Abel (1802-1829), autore di contributi fondamentali all'algebra e all'analisi matematica. Dimostrò in particolare l'impossibilità di risolvere mediante radicali l'equazione algebrica generale di quinto grado e sviluppò importanti risultati sulla teoria delle funzioni ellittiche e degli integrali abeliani. Nonostante la morte a soli ventisei anni, la sua opera esercitò una profonda influenza sulla matematica del XIX secolo e numerosi concetti matematici portano oggi il suo nome.

Un'altra figura fondamentale fu Sophus Lie (1842-1899), fondatore della teoria dei gruppi continui di trasformazioni, successivamente sviluppatasi nella teoria dei gruppi di Lie e delle algebre di Lie. Tali strutture sono divenute strumenti fondamentali non solo nella matematica, ma anche nella fisica teorica e in particolare nello studio delle simmetrie.[97]

In memoria di Abel, nel 2002 lo Storting istituì il Premio Abel, assegnato per la prima volta nel 2003. Il premio viene conferito annualmente dall'Accademia norvegese di scienze e lettere, per conto del Governo norvegese, a matematici che abbiano fornito contributi scientifici di eccezionale rilievo; è considerato uno dei massimi riconoscimenti internazionali nel campo della matematica.[98] La cerimonia di consegna si svolge tradizionalmente a Oslo alla presenza di un rappresentante della famiglia reale norvegese.

Fisica e chimica

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Kristian Birkeland, noto per gli studi sull'aurora polare e per il processo Birkeland-Eyde

Fra i maggiori scienziati norvegesi fra XIX e XX secolo figurò il fisico Kristian Birkeland, che condusse ricerche pionieristiche sulle aurore polari e sulle perturbazioni del campo magnetico terrestre. Attraverso esperimenti con le cosiddette terrella, sfere magnetizzate poste in camere a vuoto e bombardate da raggi catodici, Birkeland sviluppò un modello dell'interazione fra particelle cariche e campo magnetico terrestre. Le sue ricerche anticiparono aspetti della successiva comprensione delle interazioni fra vento solare e magnetosfera.[99]

In collaborazione con l'ingegnere e imprenditore Sam Eyde, Birkeland sviluppò inoltre il processo Birkeland-Eyde, che utilizzava un arco elettrico per fissare l'azoto atmosferico e produrre ossidi di azoto destinati successivamente alla fabbricazione di fertilizzanti. L'industrializzazione del processo costituì uno dei presupposti per la fondazione della Norsk Hydro nel 1905 e contribuì allo sviluppo dell'industria elettrochimica norvegese.[100]

Nel campo della chimica, il matematico e fisico Cato Maximilian Guldberg e il chimico Peter Waage formularono nel 1864 i principi che sarebbero divenuti noti come legge dell'azione di massa. La legge descrive quantitativamente la relazione fra concentrazione delle sostanze, velocità delle reazioni chimiche ed equilibrio e costituì uno dei fondamenti dello sviluppo della moderna chimica fisica.[101]

Medicina e neuroscienze

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Gerhard Armauer Hansen, scopritore del bacillo della lebbra

La Norvegia ebbe un ruolo significativo nello sviluppo della moderna epidemiologia e della microbiologia. Nel 1856 fu istituito a Bergen il registro nazionale della lebbra, considerato il primo registro nazionale dei pazienti conosciuto al mondo.[102]

Il 28 febbraio 1873 il medico norvegese Gerhard Armauer Hansen, lavorando a Bergen, identificò il batterio responsabile della lebbra, successivamente denominato Mycobacterium leprae. La scoperta costituì un momento fondamentale nella storia della microbiologia, essendo la prima identificazione di un microrganismo come causa di una malattia cronica umana.[103]

Nel XXI secolo particolare rilevanza internazionale hanno acquisito le neuroscienze. Nel 2005 May-Britt Moser ed Edvard Moser, presso l'Università norvegese di scienza e tecnologia di Trondheim, scoprirono le cosiddette cellule griglia nella corteccia entorinale, componenti del sistema neurale attraverso il quale il cervello rappresenta la posizione nello spazio e consente l'orientamento. Per tali ricerche nel 2014 i due scienziati condivisero con John O'Keefe il Premio Nobel per la medicina, assegnato «per le loro scoperte di cellule che costituiscono un sistema di posizionamento nel cervello».[104]

Meteorologia, oceanografia e scienze polari

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Fridtjof Nansen, esploratore, oceanografo e zoologo

La posizione geografica del Paese e la sua lunga tradizione marittima hanno favorito lo sviluppo della meteorologia, dell'oceanografia e delle scienze polari. Una figura centrale fu Vilhelm Bjerknes, fisico e meteorologo che all'inizio del XX secolo pose le basi teoriche della meteorologia dinamica, formulando il problema della previsione meteorologica in termini delle leggi della meccanica e della fisica.[105]

Dopo il suo trasferimento a Bergen nel 1917 si sviluppò attorno a Bjerknes e ai suoi collaboratori la cosiddetta Scuola di Bergen, che elaborò nuovi modelli della struttura e dell'evoluzione dei sistemi meteorologici, introducendo nello studio moderno dell'atmosfera concetti fondamentali quali i fronti e il ciclo evolutivo dei cicloni extratropicali.[106]

Fridtjof Nansen, zoologo, oceanografo ed esploratore, contribuì a sua volta allo sviluppo delle scienze polari. Nel 1888 guidò la prima traversata documentata dell'interno della Groenlandia, completata sugli sci insieme ai suoi compagni. Fra il 1893 e il 1896 condusse quindi la celebre spedizione della Fram, progettata per studiare la deriva dei ghiacci dell'Artico. Le osservazioni scientifiche compiute durante le sue spedizioni contribuirono alla conoscenza della circolazione oceanica e delle condizioni fisiche dell'Oceano Artico.[107]

Roald Amundsen, primo a raggiungere il Polo sud nel 1911

La tradizione delle esplorazioni polari raggiunse uno dei suoi momenti più noti con Roald Amundsen. Dopo aver completato fra il 1903 e il 1906 la prima navigazione integrale del passaggio a nord-ovest, Amundsen organizzò la spedizione antartica che il 14 dicembre 1911 raggiunse per prima il Polo sud. Con lui arrivarono al polo Olav Bjaaland, Helmer Hanssen, Sverre Hassel e Oscar Wisting, precedendo di oltre un mese la spedizione britannica guidata da Robert Falcon Scott.[108]

Le esplorazioni norvegesi proseguirono nel periodo fra le due guerre attraverso spedizioni aeree e navali nell'Artico e nell'Antartico e contribuirono alla formazione di una tradizione nazionale di ricerca polare oggi proseguita principalmente dall'Istituto polare norvegese, dalle università e dalle infrastrutture scientifiche presenti alle Svalbard.

Attività spaziali

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L'attività spaziale norvegese ebbe inizio durante la prima fase dell'era spaziale. Il 18 agosto 1962 fu lanciato da Andøya il primo razzo-sonda norvegese, Ferdinand 1, destinato allo studio dell'alta atmosfera. Il centro, oggi parte di Andøya Space, divenne successivamente una delle principali infrastrutture europee per il lancio di razzi suborbitali e palloni scientifici e per lo studio dell'atmosfera e delle aurore.[109]

Nel settore delle telecomunicazioni satellitari la Norvegia partecipò dapprima a programmi internazionali e sviluppò successivamente una propria infrastruttura. Nel 1992 l'allora Televerket acquistò il satellite Marco Polo 2, rinominandolo Thor 1; nel 1997 Telenor fece lanciare Thor 2, il primo satellite costruito fin dall'origine secondo specifiche norvegesi, destinato principalmente alla diffusione di servizi televisivi e radiofonici nell'Europa settentrionale e centrale.[110]

Il primo satellite progettato e sviluppato in Norvegia fu invece AISSat-1, un nanosatellite lanciato il 12 luglio 2010 dall'India. Il satellite fu concepito per ricevere dallo spazio i segnali del sistema Automatic Identification System delle navi e migliorare così il controllo del traffico marittimo, in particolare nelle vaste acque settentrionali sottoposte alla giurisdizione norvegese.[111]

La particolare posizione geografica del Paese riveste un ruolo importante nelle attività spaziali. Le stazioni terrestri delle Svalbard e della Norvegia settentrionale sono particolarmente adatte alla comunicazione con satelliti in orbita polare, mentre ad Andøya è stato sviluppato l'Andøya Spaceport, destinato ai lanci orbitali commerciali di piccoli satelliti.

Il 1º aprile 2025 la cineasta e operatrice tecnica Jannicke Mikkelsen divenne la prima donna norvegese nello spazio partecipando alla missione privata Fram2 di SpaceX. La missione, della quale Mikkelsen faceva parte dell'equipaggio con il ruolo di comandante del veicolo, fu la prima missione spaziale con equipaggio a essere inserita in un'orbita polare terrestre, sorvolando sia le regioni del Polo nord sia quelle del Polo sud.[112][113]

Ordinamento dello Stato

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Costituzione e forma di governo

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Lo stesso argomento in dettaglio: Costituzione della Norvegia e Politica della Norvegia.

La Norvegia è una monarchia costituzionale e parlamentare. La Costituzione della Norvegia (Kongeriket Norges Grunnlov), approvata dall'Assemblea costituente di Eidsvoll il 17 maggio 1814, è la legge fondamentale dello Stato ed è una delle più antiche costituzioni scritte tuttora in vigore. Essa definisce il Regno di Norvegia «libero, indipendente, indivisibile e inalienabile» e la sua forma di governo come monarchia limitata ed ereditaria.[114]

L'ordinamento costituzionale si fonda sui principi della sovranità popolare, della separazione dei poteri, dello Stato di diritto e della tutela dei diritti umani. Il potere legislativo, finanziario e di controllo spetta allo Storting, quello esecutivo è formalmente attribuito al sovrano ed esercitato attraverso il Governo, mentre il potere giudiziario appartiene ai tribunali.[114][115]

Il parlamentarismo, affermatosi nella prassi nel 1884 e successivamente consacrato nella Costituzione, stabilisce che il Governo debba godere della fiducia dello Storting. Una mozione di sfiducia approvata dal Parlamento obbliga il Governo o il singolo ministro interessato a dimettersi.[114]

Lo stesso argomento in dettaglio: Sovrani di Norvegia.

Il re di Norvegia è il capo di Stato e la corona si trasmette per successione ereditaria secondo le norme costituzionali. Dal 28 agosto 2026 il sovrano è Haakon VIII, succeduto al padre Harald V.[116]

La Costituzione attribuisce formalmente al re il potere esecutivo; nella prassi parlamentare contemporanea, tuttavia, le funzioni politiche sono esercitate dal Governo responsabile davanti allo Storting. Le decisioni formali più importanti dell'esecutivo sono adottate dal re in Consiglio di Stato e controfirmate dai membri del Governo competenti, sui quali ricade la responsabilità costituzionale e politica.[114]

Il sovrano nomina formalmente il primo ministro e gli altri membri del Governo, apre annualmente i lavori dello Storting, presiede le riunioni del Consiglio di Stato e svolge funzioni rappresentative, diplomatiche e cerimoniali. La scelta del Governo è tuttavia determinata dagli equilibri parlamentari, poiché esso deve poter operare senza una maggioranza contraria nello Storting.[117]

Lo stesso argomento in dettaglio: Storting.

Il Parlamento nazionale è lo Storting, un'assemblea unicamerale composta da 169 rappresentanti eletti per quattro anni mediante un sistema di rappresentanza proporzionale. Non è previsto lo scioglimento anticipato ordinario dello Storting e la durata della legislatura è pertanto stabilita costituzionalmente.

Lo Storting esercita il potere legislativo, approva il bilancio dello Stato e l'imposizione fiscale, controlla l'operato del Governo e autorizza le principali decisioni finanziarie dello Stato. Può inoltre sottoporre il Governo e i ministri a interrogazioni, commissioni di controllo e mozioni di sfiducia.[118]

Fino alla riforma costituzionale del 2009 lo Storting, pur essendo formalmente unicamerale, si divideva dopo le elezioni in due sezioni interne, l'Odelsting e il Lagting, nell'ambito del procedimento legislativo. Dal 1º ottobre 2009 tale sistema è stato abolito e tutte le leggi sono deliberate dallo Storting riunito in assemblea plenaria.

Lo stesso argomento in dettaglio: Governo della Norvegia e Primi ministri della Norvegia.

Il Governo (Regjeringen) costituisce il vertice del potere esecutivo ed è guidato dal primo ministro. Il Governo è formato dal primo ministro e dai ministri responsabili dei diversi dicasteri. Formalmente i suoi membri sono nominati dal re in Consiglio di Stato, ma la composizione dell'esecutivo è determinata dai rapporti politici nello Storting.[119]

Dal 14 ottobre 2021 il Governo è presieduto da Jonas Gahr Støre. Esso è responsabile dell'attuazione delle leggi e delle decisioni dello Storting, della predisposizione del bilancio e delle proposte legislative, della conduzione dell'amministrazione statale e, nei limiti stabiliti dalla Costituzione e dal controllo parlamentare, della politica estera e di sicurezza.[120]

Ordinamento giudiziario

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Il potere giudiziario è indipendente dagli altri poteri dello Stato ed è esercitato dai tribunali ordinari. Al vertice dell'ordinamento si trova la Corte suprema della Norvegia (Høyesterett), alla quale sono subordinate le corti d'appello (lagmannsretter) e i tribunali di primo grado (tingretter).

I tribunali norvegesi possono verificare la conformità delle leggi alla Costituzione e la legittimità degli atti dell'amministrazione pubblica. Il controllo di costituzionalità è quindi esercitato in forma diffusa nell'ambito delle controversie sottoposte alla magistratura.[121]

La Costituzione prevede inoltre la Riksrett, una speciale corte d'impeachment competente per i procedimenti relativi a violazioni costituzionali commesse nell'esercizio delle proprie funzioni da membri del Governo, dello Storting e della Corte suprema.

Suddivisioni amministrative

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L'amministrazione territoriale della Norvegia continentale è organizzata principalmente su due livelli di autogoverno locale: le contee (fylker) e i comuni (kommuner). Dal 1º gennaio 2024 il Paese è suddiviso in 15 contee e 357 comuni; tale ripartizione è rimasta invariata nel 2026.[122][123]

Le contee costituiscono contemporaneamente circoscrizioni dell'amministrazione statale e unità territoriali dell'autogoverno regionale. Nella maggior parte delle contee opera un'amministrazione elettiva, la fylkeskommune, competente in particolare in settori quali istruzione secondaria superiore, trasporti pubblici regionali, pianificazione territoriale, cultura e sviluppo regionale. I comuni costituiscono invece il livello fondamentale dell'autogoverno locale e sono responsabili, fra l'altro, dell'istruzione primaria e secondaria inferiore, dei servizi sanitari e sociali locali, dell'assistenza agli anziani, della pianificazione urbanistica, dell'approvvigionamento idrico e di numerosi servizi pubblici.

Oslo costituisce un caso particolare: è contemporaneamente comune e contea e svolge pertanto sia le funzioni comunali sia quelle normalmente attribuite alle amministrazioni di contea.

Suddivisione della Norvegia nelle 15 contee in vigore dal 2024
Codice Contea Centro amministrativo Comuni
03 OsloOslo1
11 RogalandStavanger23
15 Møre og RomsdalMolde27
18 NordlandBodø41
31 ØstfoldSarpsborg12
32 AkershusOslo21
33 BuskerudDrammen18
34 InnlandetHamar46
39 VestfoldTønsberg6
40 TelemarkSkien17
42 AgderKristiansand25
46 VestlandBergen43
50 TrøndelagSteinkjer38
55 TromsTromsø21
56 FinnmarkVadsø18

Fonte: Statistics Norway.[124]

Le cinque regioni tradizionali (landsdeler) — Nord-Norge, Trøndelag, Vestlandet, Sørlandet e Østlandet — sono invece ripartizioni geografiche e storico-culturali prive di un'amministrazione politica propria. Analogamente, i numerosi distretti (distrikter) costituiscono regioni storiche o geografiche e non un livello uniforme dell'amministrazione territoriale.

Le tettsteder, definite statisticamente da Statistics Norway sulla base della continuità dell'edificato e della popolazione, rappresentano invece aree urbane e non enti amministrativi. Alcuni grandi comuni, fra cui Oslo, Bergen e Stavanger, sono ulteriormente suddivisi in distretti urbani (bydeler) per finalità amministrative locali, ma tali suddivisioni non costituiscono un livello territoriale generale valido per l'intero Paese.

Svalbard e territori dipendenti

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Le Svalbard fanno parte integrante del Regno di Norvegia, ma non appartengono ad alcuna contea né ad alcun comune. L'arcipelago è sottoposto a uno speciale regime giuridico derivante dalla legge sulle Svalbard e dal Trattato delle Svalbard del 1920. La massima autorità statale nell'arcipelago è il Governatore delle Svalbard (Sysselmesteren på Svalbard), rappresentante del Governo norvegese, che svolge contemporaneamente funzioni analoghe a quelle di un governatore di contea e di un capo della polizia ed è sottoposto al Ministero della giustizia e della sicurezza pubblica.[125]

Longyearbyen dispone dal 2002 di un proprio organo elettivo, il Longyearbyen lokalstyre, che esercita entro l'area di pianificazione urbana alcune funzioni analoghe a quelle attribuite ai comuni della Norvegia continentale. Le sue competenze sono tuttavia più limitate e Longyearbyen non costituisce giuridicamente un comune norvegese.[126]

Anche Jan Mayen fa parte del Regno di Norvegia, ma non è inserita nell'ordinaria suddivisione in contee e comuni.[127]

L'isola Bouvet, l'isola Pietro I e la Terra della Regina Maud possiedono invece lo status costituzionale di biland, ossia dipendenze sottoposte alla sovranità norvegese ma non facenti parte del Regno di Norvegia. Le ultime due si trovano in Antartide e sono soggette al regime del Trattato Antartico.[128]

Lo stesso argomento in dettaglio: Istruzione in Norvegia.

Il sistema educativo norvegese è prevalentemente pubblico ed è disciplinato dallo Stato, mentre la gestione delle scuole è ripartita fra comuni e contee. L'istruzione obbligatoria (grunnskole) dura dieci anni e riguarda normalmente i bambini e i ragazzi dai sei ai sedici anni.[129]

La scuola obbligatoria è articolata in sette anni di scuola primaria (barneskole, dal 1º al 7º anno) e tre anni di scuola secondaria inferiore (ungdomsskole, dall'8º al 10º anno). La responsabilità amministrativa e finanziaria di tale livello spetta principalmente ai comuni.

Dopo il completamento della scuola obbligatoria gli studenti hanno diritto all'istruzione secondaria superiore (videregående opplæring), amministrata principalmente dalle contee. Essa comprende percorsi di istruzione generale, generalmente orientati all'accesso all'università, e percorsi professionali che combinano formazione scolastica e apprendistato.

L'istruzione pubblica costituisce la componente largamente prevalente del sistema, sebbene operino anche istituzioni private soggette alla legislazione nazionale. Particolari disposizioni garantiscono inoltre il diritto all'istruzione in e attraverso le lingue sami nelle aree e nelle condizioni previste dalla legge.

Istruzione superiore

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La più antica università norvegese è l'Università di Oslo, istituita nel 1811 durante il regno di Federico VI di Danimarca come Kongelige Frederiks Universitet e aperta all'insegnamento nel 1813.

Il sistema di istruzione superiore comprende università, università specializzate e istituti universitari. Al gennaio 2026 la Norvegia contava complessivamente 49 istituzioni di istruzione superiore riconosciute: 11 università, 9 università specializzate, 15 istituti universitari accreditati e 14 ulteriori istituti non accreditati a livello istituzionale ma autorizzati a offrire singoli programmi di studio.[130]

Le università dispongono dell'autonomia necessaria per istituire programmi di studio a tutti i livelli, mentre le altre categorie possiedono differenti gradi di autonomia nell'accreditamento dei corsi. Il controllo della qualità e l'accreditamento sono affidati al NOKUT, l'organismo nazionale competente per la qualità dell'istruzione superiore.[131]

Tra i principali atenei figurano, oltre all'Università di Oslo, l'Università di Bergen, l'Università norvegese di scienza e tecnologia di Trondheim, l'Università di Tromsø, l'Università di Stavanger, l'Università di Agder, l'Università norvegese di scienze della vita e l'OsloMet – Università metropolitana di Oslo.

Nelle Svalbard opera inoltre il Centro universitario delle Svalbard (UNIS), con sede a Longyearbyen, specializzato nell'insegnamento e nella ricerca nelle scienze artiche. Non costituisce tuttavia un'università autonoma nel medesimo senso degli atenei accreditati della Norvegia continentale, ma un centro di istruzione superiore e ricerca partecipato dalle università norvegesi.

Lo stesso argomento in dettaglio: Forsvaret.

Le Forze armate norvegesi (Forsvaret) sono responsabili della difesa militare del territorio nazionale e dipendono dal Ministero della difesa. Il comando militare superiore è affidato al capo della difesa (Forsvarssjefen), assistito dallo Stato maggiore della difesa.

Le componenti principali sono l'Esercito norvegese (Hæren), la Marina reale norvegese (Sjøforsvaret), la Forza aerea reale norvegese (Luftforsvaret) e la Guardia nazionale norvegese (Heimevernet). A queste si affiancano il Comando delle operazioni speciali, il Comando cibernetico, l'intelligence militare, il comando operativo interforze e varie strutture logistiche, sanitarie, formative e di supporto.[132]

Nel 2025 le Forze armate disponevano di 19 510 dipendenti, il 73% dei quali militari; il dato non comprendeva i militari di leva, gli apprendisti e gli studenti. Nello stesso anno 21 219 persone si presentarono alla selezione per il servizio militare e il 28% di coloro che completarono il servizio iniziale erano donne.[133]

La coscrizione è prevista dalla legislazione norvegese e dal 2015 si applica senza distinzione di sesso, facendo della Norvegia il primo membro della NATO a introdurre un sistema di leva obbligatoria formalmente eguale per uomini e donne.[134] L'obbligo di leva non comporta tuttavia che tutti i cittadini idonei svolgano effettivamente il servizio: le Forze armate selezionano annualmente, in funzione delle esigenze operative, una parte dei candidati.

La Guardia nazionale costituisce una componente territoriale basata in larga parte su personale di riserva addestrato e mobilitabile rapidamente, con il compito di proteggere infrastrutture, installazioni militari e aree strategiche e di concorrere alla difesa del territorio.

La Norvegia fu tra i membri fondatori della NATO nel 1949. La sua politica di difesa attribuisce particolare importanza alla cooperazione atlantica, alla sorveglianza delle regioni settentrionali e artiche e alla difesa del fianco settentrionale dell'Alleanza. Nel 2024 lo Storting ha inoltre approvato un nuovo piano di lungo periodo per un consistente rafforzamento delle capacità militari, dell'organico e della prontezza operativa; nel 2026 tale processo costituiva uno degli assi principali della politica di difesa norvegese.[135]

Politica e relazioni con l'Europa

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Lo stesso argomento in dettaglio: Politica della Norvegia.

Partiti e vita politica

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La vita politica norvegese è caratterizzata da un sistema multipartitico nel quale la formazione dei governi richiede frequentemente accordi di coalizione o forme di cooperazione parlamentare tra più partiti. Dal secondo dopoguerra il Partito Laburista (Arbeiderpartiet) ha esercitato un ruolo centrale, alternandosi al governo soprattutto con coalizioni guidate dal Partito Conservatore (Høyre).[136]

La tradizionale distinzione fra un'area di centro-sinistra e una di centro-destra non coincide tuttavia con blocchi rigidamente stabili. Nell'area della sinistra e del centro-sinistra operano, oltre al Partito Laburista, il Partito Socialista di Sinistra, il partito Rødt e, su numerosi temi, il Partito Verde. Il Partito di Centro, di origine agraria e particolarmente radicato nelle aree rurali, ha collaborato nel tempo sia con forze di centro-destra sia con il Partito Laburista. Sul versante del centro-destra si collocano principalmente Høyre, il Partito del Progresso, Venstre e il Partito Popolare Cristiano.

Nel secondo dopoguerra i governi laburisti guidati da Einar Gerhardsen, in carica complessivamente dal 1945 al 1965 con alcune interruzioni, ebbero un ruolo determinante nella costruzione dello Stato sociale norvegese e nel consolidamento del modello economico e sociale nordico, fondato sulla combinazione di economia di mercato, ampia protezione sociale, contrattazione collettiva, forte partecipazione pubblica e fiscalità progressiva.[137]

Le elezioni parlamentari dell'8 settembre 2025 hanno determinato la composizione dello Storting per la legislatura 2025-2029. Nove partiti hanno ottenuto rappresentanza parlamentare: il Partito Laburista con 53 seggi, il Partito del Progresso con 47, Høyre con 24, il Partito Socialista di Sinistra, il Partito di Centro e Rødt con 9 ciascuno, il Partito Verde con 8, il Partito Popolare Cristiano con 7 e Venstre con 3.[138]

Dal 14 ottobre 2021 il primo ministro è Jonas Gahr Støre, leader del Partito Laburista. Il suo primo governo nacque come coalizione di minoranza fra Partito Laburista e Partito di Centro; quest'ultimo lasciò l'esecutivo il 4 febbraio 2025. Dopo le elezioni del settembre 2025 il Partito Laburista ha continuato a governare da solo con un esecutivo di minoranza.[139]

La Norvegia occupa tradizionalmente posizioni elevate negli indicatori internazionali relativi alla qualità delle istituzioni democratiche e alla libertà dell'informazione. Nell'Indice della libertà di stampa di Reporter senza frontiere del 2026 si è classificata al primo posto su 180 Paesi con un punteggio di 92,72 su 100.[140]

Rapporti con l'Unione europea

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La Norvegia non fa parte dell'Unione europea, ma è strettamente integrata nel suo mercato interno attraverso la partecipazione allo Spazio economico europeo (SEE). È inoltre membro fondatore dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA) dal 1960.[141]

L'Accordo sullo Spazio economico europeo, entrato in vigore il 1º gennaio 1994, estende alla Norvegia, all'Islanda e al Liechtenstein gran parte delle norme dell'Unione relative al mercato interno. Esso comprende in particolare la libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali e disposizioni relative, tra l'altro, alla concorrenza, agli aiuti di Stato, alla tutela dei consumatori, all'ambiente, all'energia e alla politica sociale.[142]

L'accordo non comprende invece la politica agricola comune, la politica comune della pesca, l'unione doganale, la politica commerciale comune, la politica fiscale, l'unione economica e monetaria e, in quanto tale, la politica estera e di sicurezza comune. La Norvegia collabora tuttavia strettamente con l'Unione anche in numerosi di questi settori attraverso accordi separati.[143]

La Norvegia partecipa inoltre allo Spazio Schengen e al sistema europeo di cooperazione in materia di asilo previsto dal Regolamento di Dublino. A Oslo ha sede una delegazione diplomatica permanente dell'Unione europea.[144]

I rapporti economici con l'Unione sono particolarmente intensi. Nel 2025 l'UE rappresentava il 62,6% dell'intero commercio di beni della Norvegia, riceveva il 66,3% delle esportazioni norvegesi e forniva il 56,4% delle importazioni.[145]

L'eventuale adesione alle Comunità europee e successivamente all'Unione europea è stata sottoposta due volte a referendum. Il 25 settembre 1972 il 53,5% dei votanti respinse l'ingresso nella Comunità economica europea; nel referendum del 27 e 28 novembre 1994 il 52,2% si pronunciò contro l'adesione all'Unione europea. Da allora la partecipazione al SEE è rimasta il principale strumento istituzionale delle relazioni economiche fra la Norvegia e l'Unione.

Diritti e libertà

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Lo stesso argomento in dettaglio: Femminismo in Norvegia e Diritti LGBT in Norvegia.

L'ordinamento norvegese riconosce un ampio sistema di tutela dell'uguaglianza e contro le discriminazioni. La legge sull'uguaglianza e contro la discriminazione del 2017, entrata in vigore nel 2018, vieta discriminazioni fondate, tra l'altro, sul sesso, sulla gravidanza, sull'origine etnica, sulla religione o sulle convinzioni personali, sulla disabilità, sull'orientamento sessuale, sull'identità e sull'espressione di genere e sull'età.[146]

La legislazione norvegese in materia di diritti delle persone omosessuali e bisessuali si è sviluppata progressivamente dalla fine del XX secolo. Le unioni registrate per coppie dello stesso sesso furono introdotte nel 1993; la relativa disciplina fu successivamente sostituita dalla legge sul matrimonio egualitario, approvata nel 2008 ed entrata in vigore il 1º gennaio 2009, secondo la quale possono contrarre matrimonio due persone sia di sesso diverso sia dello stesso sesso.[147]

Dal 1º luglio 2016 le persone residenti in Norvegia che dichiarano di appartenere a un genere diverso da quello registrato all'anagrafe possono ottenere la modifica del proprio sesso giuridico senza che la legge richieda interventi chirurgici o sterilizzazione. Per i maggiori di sedici anni la domanda può essere presentata autonomamente; disposizioni specifiche disciplinano i minori.[148]

Dal 1º gennaio 2024 il codice penale vieta inoltre determinate forme di terapia di conversione, comprese pratiche psicoterapeutiche, mediche, di medicina alternativa o religiose volte a modificare, negare o reprimere l'orientamento sessuale o l'identità di genere di una persona nelle condizioni previste dalla legge; sono previste pene più severe per le violazioni gravi ed è vietata anche la pubblicizzazione di tali pratiche.[149][150]

In materia di diritti riproduttivi, una nuova legge sull'interruzione volontaria di gravidanza è entrata in vigore il 1º giugno 2025. Essa ha esteso il diritto all'aborto su richiesta della gestante dalla fine della dodicesima alla fine della diciottesima settimana di gravidanza; dopo tale termine la richiesta è sottoposta alle commissioni previste dalla legge.[151]

Lo stesso argomento in dettaglio: Economia della Norvegia.

La Norvegia possiede un'economia mista ad alto reddito, caratterizzata dalla compresenza di un ampio settore privato, di una significativa partecipazione pubblica in comparti strategici e di un esteso Stato sociale. L'economia nazionale è fortemente aperta agli scambi internazionali ed è particolarmente specializzata nell'estrazione di petrolio e gas naturale, nella produzione di energia idroelettrica, nella pesca e nell'acquacoltura, nei trasporti marittimi e in diversi comparti industriali e di servizi.

Nel 2025 il prodotto interno lordo a prezzi correnti ammontava a circa 5 511 miliardi di corone norvegesi, mentre il PIL della cosiddetta «Norvegia continentale» (Fastlands-Norge), che esclude principalmente l'estrazione di petrolio e gas, il trasporto tramite oleodotti e gasdotti e la navigazione oceanica, era pari a circa 4 398 miliardi di corone.[152] Il livello dei prezzi è elevato rispetto alla media europea: nel 2025 l'indice dei prezzi dei consumi individuali effettivi era pari al 138,4% della media dell'Unione europea, mentre il volume del consumo individuale effettivo pro capite, corretto per le differenze di prezzo, era pari al 128% della media dell'UE.[153]

Una delle peculiarità dell'economia norvegese è la gestione pubblica di una parte considerevole della rendita derivante dalle risorse petrolifere. Le entrate nette dello Stato provenienti dal settore sono trasferite al Government Pension Fund Global (Statens pensjonsfond utland, SPU), fondo sovrano amministrato operativamente dalla Norges Bank attraverso la Norges Bank Investment Management. Il fondo investe esclusivamente all'estero, soprattutto in azioni e obbligazioni, allo scopo di trasformare i proventi derivanti da risorse naturali non rinnovabili in patrimonio finanziario destinato anche alle generazioni future.[154]

Alla fine del primo semestre del 2026 il valore del fondo aveva raggiunto 22 683 miliardi di corone norvegesi, facendone uno dei maggiori fondi d'investimento del mondo.[155] Dal 2001 l'impiego dei suoi proventi nel bilancio pubblico è disciplinato dalla cosiddetta handlingsregelen, secondo la quale nel lungo periodo i trasferimenti dovrebbero seguire il rendimento reale atteso del fondo, stimato intorno al 3% annuo, pur potendo variare in funzione della congiuntura economica.[156]

Agricoltura, silvicoltura e pesca

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Stoccafisso in essiccazione nelle isole Lofoten

Le caratteristiche climatiche e morfologiche limitano fortemente la superficie utilizzabile per l'agricoltura. Nel 2025 erano in uso circa 9,87 milioni di decari, equivalenti a poco meno di un milione di ettari, distribuiti fra 36 627 aziende agricole.[157]

Le coltivazioni sono concentrate soprattutto nelle pianure della Norvegia orientale, nel Trøndelag e nelle aree costiere più favorevoli. Una parte rilevante della produzione vegetale è destinata all'alimentazione animale; fra le colture figurano cereali, in particolare orzo e avena, foraggi, patate e ortaggi. L'allevamento bovino e la produzione lattiero-casearia hanno storicamente un ruolo rilevante, ai quali si affiancano l'allevamento ovino, suino e avicolo.

La silvicoltura è praticata principalmente nelle regioni orientali e centrali. Nel 2025 il patrimonio forestale censito conteneva oltre un miliardo di metri cubi di legname: il 44% costituito da abete rosso, il 31% da pino silvestre e il 25% da latifoglie.[158] Il legname alimenta industrie della lavorazione del legno, della cellulosa e della carta, sebbene il peso relativo di questi comparti nell'economia sia diminuito rispetto al passato.

La pesca costituisce una delle attività economiche tradizionali più importanti delle regioni costiere e rimane un rilevante settore esportatore. Alle catture di specie selvatiche, fra cui merluzzo, aringa e sgombro, si è affiancata dalla seconda metà del XX secolo una grande industria dell'acquacoltura, dominata dall'allevamento del salmone atlantico. Nel 2025 la Norvegia ha esportato complessivamente 2,8 milioni di tonnellate di prodotti ittici per un valore record di 181,5 miliardi di corone.[159]

La Norvegia pratica inoltre la caccia commerciale alla balenottera minore. Quando la Commissione baleniera internazionale introdusse la moratoria sulla caccia commerciale alle balene, il Governo norvegese presentò formale obiezione alla relativa disposizione; di conseguenza la moratoria non è giuridicamente vincolante per la Norvegia, che stabilisce autonomamente le proprie quote e comunica alla Commissione i dati sulle catture.[160]

Petrolio e gas naturale

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La piattaforma petrolifera Statfjord A nel Mare del Nord

Lo sfruttamento degli idrocarburi della piattaforma continentale ha profondamente trasformato l'economia norvegese dalla fine degli anni sessanta. La scoperta del grande giacimento di Ekofisk avvenne nel 1969 e la produzione iniziò nel giugno 1971, dando avvio allo sviluppo su vasta scala dell'industria petrolifera offshore.[161] Nei decenni successivi furono sviluppati grandi giacimenti nel Mare del Nord e, successivamente, nel Mare di Norvegia e nel Mare di Barents.

Nel 2025 la produzione commercializzabile complessiva di petrolio e gas ammontava a 239,2 milioni di metri cubi standard equivalenti di petrolio. La produzione di liquidi era pari a circa due milioni di barili equivalenti al giorno, mentre le vendite di gas raggiunsero circa 121,8 miliardi di metri cubi standard.[162]

Quasi tutta la produzione di idrocarburi viene esportata. Nel 2025 il valore delle esportazioni di petrolio greggio, condensati e gas naturale fu di circa 1 000 miliardi di corone, pari al 57% del valore complessivo delle esportazioni norvegesi di beni. La Norvegia fornì nello stesso anno un volume di gas equivalente a oltre il 30% del consumo complessivo dell'Unione europea e del Regno Unito ed era il quarto esportatore netto di gas naturale al mondo.[163]

Lo Stato conserva un ruolo particolarmente rilevante nel settore. Le entrate pubbliche derivano dalla tassazione delle società petrolifere, dal State's Direct Financial Interest (SDFI), attraverso il quale lo Stato detiene direttamente partecipazioni in giacimenti e infrastrutture, e dai dividendi della Equinor, della quale lo Stato possiede il 67% del capitale. Per il 2026 il flusso di cassa netto dello Stato proveniente dalle attività petrolifere era stimato in circa 686 miliardi di corone.[164]

Energia elettrica

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Il sistema elettrico norvegese si distingue da quello della maggior parte dei Paesi europei per la netta prevalenza delle fonti rinnovabili, e in particolare dell'energia idroelettrica. Alla fine del 2024 la capacità di generazione installata era pari a 40 334 MW e la produzione annua normale era stimata in circa 156,6 TWh.[165]

I 1 791 impianti idroelettrici disponevano di una potenza complessiva di 33 947 MW e di una produzione normale di 137,6 TWh, pari a circa l'88% della produzione elettrica normale. Il sistema è caratterizzato da numerosi bacini di accumulo, che conferiscono alla produzione idroelettrica norvegese una notevole capacità di regolazione.[165] Circa l'88% della produzione idroelettrica è inoltre detenuta direttamente o indirettamente da soggetti pubblici.[166]

La seconda fonte di produzione è l'energia eolica, con 5 082 MW di capacità installata e una produzione normale stimata in 15,9 TWh alla fine del 2024. La produzione solare rimane invece relativamente ridotta, pur essendo cresciuta rapidamente durante gli anni venti del XXI secolo.[165]

La Norvegia non possiede centrali nucleari per la produzione commerciale di elettricità. Nel giugno 2024 il Governo istituì tuttavia un comitato indipendente incaricato di esaminare vantaggi, svantaggi e condizioni necessarie per un'eventuale introduzione dell'energia nucleare nel sistema elettrico nazionale. Il comitato presentò l'8 aprile 2026 il rapporto NOU 2026:4 – Kjernekraft i Norge? Fordeler, ulemper og forutsetninger, successivamente sottoposto a consultazione pubblica fino all'8 ottobre 2026.[167][168]

Industria e risorse minerarie

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L'industria manifatturiera norvegese è strettamente legata alla disponibilità di energia, alle risorse naturali e alle attività marittime. Fra i comparti più importanti figurano la metallurgia, la produzione di alluminio e ferroleghe, l'industria chimica, la raffinazione, la costruzione e l'equipaggiamento navale, l'industria meccanica e le attività di fornitura destinate al settore petrolifero e offshore. La disponibilità storica di abbondante energia idroelettrica ha favorito in particolare lo sviluppo di produzioni elettrointensive.

Il settore minerario comprende l'estrazione di minerali e rocce industriali, materiali da costruzione e minerali metallici. Fra le risorse presenti figurano ferro, titanio, rame e zinco. Negli anni venti del XXI secolo è aumentato inoltre l'interesse per il giacimento di Fensfeltet, nel Telemark, contenente mineralizzazioni di terre rare; le dimensioni e la futura sfruttabilità commerciale del deposito sono tuttavia ancora oggetto di esplorazione e valutazione, e il progetto non era entrato in produzione nel 2026.

Nel complesso, nel 2025 le esportazioni norvegesi di beni e servizi al netto di petrolio e gas raggiunsero circa 1 400 miliardi di corone, il valore nominale più elevato fino ad allora registrato.[169]

Servizi e settore marittimo

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Il settore dei servizi costituisce la parte maggiore dell'economia della Norvegia continentale. Comprende commercio, trasporti, servizi finanziari e assicurativi, telecomunicazioni, servizi professionali e digitali, turismo, istruzione, sanità e una vasta componente di servizi pubblici. Nel 2025 il valore aggiunto delle attività di servizio private della Norvegia continentale superava i 2 154 miliardi di corone, mentre quello della pubblica amministrazione era pari a circa 942 miliardi.[152]

La lunga tradizione marittima ha favorito la formazione di un vasto sistema economico comprendente navigazione, cantieristica, progettazione navale, attrezzature, assicurazioni, intermediazione e servizi tecnologici destinati alle attività oceaniche e offshore. Nel 2024 l'industria marittima norvegese esportò beni e servizi per circa 224 miliardi di corone; la flotta mercantile collegata alla Norvegia rappresentava circa il 2,5% della capacità mondiale di trasporto ed era stimata come la sesta al mondo per valore commerciale.[170]

Lo sport occupa un ruolo rilevante nella società norvegese e il Paese ha ottenuto risultati di particolare rilievo soprattutto nelle discipline invernali. La Norvegia è storicamente la nazione più vincente ai Giochi olimpici invernali e ha espresso numerosi campioni nello sci di fondo, nel biathlon, nello sci alpino, nel salto con gli sci e nella combinata nordica. Parallelamente hanno acquisito grande popolarità anche discipline quali il calcio, la pallamano, l'atletica leggera, il tennis e gli scacchi.

Sport invernali

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Lo stesso argomento in dettaglio: Norvegia ai Giochi olimpici.

La Norvegia occupa il primo posto storico nel medagliere dei Giochi olimpici invernali. Ai Giochi di Milano Cortina 2026 la delegazione norvegese ha inoltre concluso al primo posto nel medagliere dell'edizione, conquistando 41 medaglie — 18 d'oro, 12 d'argento e 11 di bronzo — e stabilendo il proprio primato per numero di ori in una singola edizione dei Giochi invernali.[171]

Lo sci di fondo costituisce una delle discipline più tradizionalmente associate alla cultura sportiva norvegese. Fra i suoi principali campioni figurano Bjørn Dæhlie, vincitore di otto ori e quattro argenti olimpici, e Marit Bjørgen, che con quindici medaglie olimpiche — otto ori, quattro argenti e tre bronzi — è una delle atlete più medagliate nella storia dei Giochi invernali.[172]

Nel XXI secolo si è affermato Johannes Høsflot Klæbo, protagonista ai Giochi di Milano Cortina 2026 con sei vittorie in altrettante gare di fondo. Al termine della manifestazione aveva raggiunto undici ori olimpici complessivi, record assoluto per un atleta ai Giochi olimpici invernali.[173]

Nel biathlon la figura storicamente più rappresentativa è Ole Einar Bjørndalen, vincitore di otto ori olimpici e di numerosi titoli mondiali e Coppe del Mondo, fra gli atleti più titolati nella storia della disciplina.

Anche lo sci alpino ha prodotto campioni di rilevanza internazionale. Kjetil André Aamodt ha conquistato otto medaglie olimpiche, delle quali quattro d'oro, risultando fra gli sciatori alpini più medagliati nella storia dei Giochi.[174] Fra gli altri protagonisti della disciplina figurano Aksel Lund Svindal, Kjetil Jansrud e Lasse Kjus.

La Norvegia ha ospitato due edizioni dei Giochi olimpici invernali: i Giochi di Oslo del 1952 e i Giochi di Lillehammer del 1994.

Erling Haaland, tra i principali calciatori norvegesi del XXI secolo

Il calcio è uno degli sport di squadra più praticati nel Paese. La nazionale maschile ottenne uno dei suoi primi risultati di rilievo internazionale con la medaglia di bronzo ai Giochi olimpici di Berlino del 1936.

Dopo aver partecipato alle edizioni del 1938, 1994 e 1998, la Norvegia tornò alla fase finale del Campionato mondiale di calcio nel 2026, ottenendo il miglior risultato della propria storia. Superata la fase a gironi e i primi turni a eliminazione diretta, agli ottavi di finale sconfisse il Brasile per 2-1 grazie a una doppietta di Erling Haaland, qualificandosi per la prima volta ai quarti di finale.[175] Il percorso si concluse l'11 luglio 2026 con la sconfitta per 2-1 dopo i tempi supplementari contro l'Inghilterra.[176]

Fra i calciatori norvegesi di maggiore notorietà internazionale figurano Ole Gunnar Solskjær, Tore André Flo, John Arne Riise, John Carew, Martin Ødegaard ed Erling Haaland.

La nazionale femminile vanta una tradizione internazionale ancora più prestigiosa: ha vinto il Campionato mondiale del 1995, il torneo olimpico ai Giochi di Sydney 2000 e due edizioni del Campionato europeo, nel 1987 e nel 1993.

La pallamano, soprattutto femminile, rappresenta uno degli sport di squadra nei quali la Norvegia ha ottenuto i maggiori successi internazionali.

La nazionale femminile ha conquistato tre titoli olimpici, nel 2008, nel 2012 e nel 2024. A Parigi 2024 superò la Francia per 29-21 nella finale olimpica.[177]

Nel dicembre 2025 la Norvegia conquistò inoltre il quinto titolo mondiale, battendo la Germania 23-20 in finale e diventando la nazionale femminile più titolata nella storia della competizione.[178] Nel 2024 aveva inoltre conquistato il decimo titolo europeo, terzo consecutivo.[179]

Atletica leggera

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Nell'atletica leggera la Norvegia ha espresso diversi campioni olimpici e mondiali. Andreas Thorkildsen vinse due titoli olimpici consecutivi nel lancio del giavellotto ad Atene 2004 e Pechino 2008, oltre a un titolo mondiale e due europei.

Negli anni 2010 e 2020 si sono affermati in particolare Karsten Warholm e Jakob Ingebrigtsen. Warholm ha vinto l'oro olimpico nei 400 metri ostacoli a Tokyo 2020, stabilendo nella finale il record mondiale di 45"94, e ha conquistato i titoli mondiali nel 2017, 2019 e 2023. Nell'agosto 2026 ha ottenuto a Birmingham il quarto titolo europeo consecutivo nella specialità.[180]

Jakob Ingebrigtsen, appartenente a una famiglia di mezzofondisti che comprende anche i fratelli Henrik e Filip, vinse il titolo olimpico dei 1500 metri piani a Tokyo 2020 e quello dei 5000 metri piani a Parigi 2024, oltre a numerosi titoli europei e mondiali indoor.

Nel tennis il principale esponente norvegese è Casper Ruud, primo giocatore del Paese a raggiungere una finale in un torneo del Grande Slam e la seconda posizione della classifica mondiale ATP, ottenuta il 12 settembre 2022.

Ruud ha disputato le finali del Roland Garros 2022, dello US Open 2022, delle ATP Finals 2022 e nuovamente del Roland Garros nel 2023. Nel 2025 conquistò a Madrid il suo primo titolo ATP Tour Masters 1000, affermandosi come il più importante tennista norvegese dell'era moderna.[181]

Negli scacchi la Norvegia ha raggiunto una particolare notorietà internazionale grazie a Magnus Carlsen, considerato uno dei maggiori scacchisti della storia. Carlsen conquistò il titolo di campione del mondo assoluto nel 2013 e lo difese con successo nel 2014, 2016, 2018 e 2021, mantenendolo fino alla rinuncia volontaria alla difesa del titolo nel 2023.

Ha inoltre raggiunto il primo posto della classifica mondiale FIDE e detenuto il record del più alto punteggio Elo mai raggiunto nella graduatoria classica. La sua affermazione ha contribuito significativamente alla crescita della popolarità degli scacchi in Norvegia. Fra gli altri grandi maestri norvegesi figura Aryan Tari.

Nel canottaggio la Norvegia ha ottenuto risultati olimpici e mondiali soprattutto attraverso atleti quali Olaf Tufte, due volte campione olimpico nel singolo, e Kjetil Borch.

Nel nuoto Alexander Dale Oen fu il primo norvegese a vincere un titolo mondiale nella disciplina, conquistando i 100 metri rana ai Mondiali di Shanghai del 2011, dopo aver ottenuto l'argento olimpico a Pechino nel 2008.

  1. Motto reale; è ufficialmente formulato solo nelle due forme scritte della lingua norvegese, bokmål e nynorsk. Sebbene infatti le lingue sami godano di riconoscimento e tutela nell'ordinamento norvegese, le relative traduzioni, qui esposte a fini enciclopedici, non sono ufficiali:
    • (SE) Buot Norgga várás;
    • (SMJ) Juohkka mij Vuona åvdås;
    • (SMA) Gaajhke Nöörjen åvteste.
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