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Illiri

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Illiri
Le tribù illiriche tra primo e secondo secolo d.C.
 
Nomi alternativiin lingua greca Illyrioi;
in lingua latina Illyrii o Illyri
Sottogruppivedi lista delle tribù illiriche
Luogo d'origineIlliria
Periodomenzionati dal VI secolo a.C.
Lingualingua illirica

Gli Illiri furono un insieme di popoli di lingua indoeuropea stanziati nell'età del ferro nella penisola balcanica nord-occidentale (Illiria e Pannonia).

Regione della tribù originalmente indicata col termine Illyrioi (Ἰλλυριοί)

La prima menzione conosciuta degli Illiri avviene nel tardo VI secolo a.C. e l'inizio del V secolo a.C. in frammenti di Ecateo di Mileto, autore di Genealogie (Γενεαλογίαι) e di Periegèsi (Περιήγησις) ο Giro della Terra (Περίοδος γῆς) dove gli Illiri sono descritti come un popolo barbaro.[1][2]

L'etnonimo nativo è stato ricostruito come *Hillurio- (antico *Hullurio-) da linguisti come Otto Gruppe e Heiner Eichner, traducibile in "serpente d'acqua" e derivante dal protoindoeuropeo *ud-lo ("dell'acqua, acquatico"). La radice è condivisa con il termine in greco antico üllos (ϋλλος) col significato "pesce"[3] o "piccolo serpente d'acqua".[4]

Gli autori greci e romani estesero il nome a tutti i popoli dei Balcani occidentali, fra il medio corso del Danubio e il mare Adriatico, che avevano lingua e usanze affini a quelle degli Illiri propriamente detti.[5]

Nella mitologia greca, Illyrius era il figlio di Cadmo e Armonia che governò la regione di Illiria e divenne l'antenato etnonimo di tutte le popolazioni illiriche.[6][7]

Illiri e letteratura greca

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Sulle origini o sulle sedi degli Illiri la tradizione letteraria greca offre le notizie più antiche, ma anche le più vaghe.

Il termine "Illyrioi" inizialmente designava un singolo popolo che viveva tra la regione del Lago di Scutari e i territori degli odierni stati di Montenegro e Albania. Con il tempo l'uso del nome si estese fino a comprendere tutti quei popoli, quali gli Istri, gli Iapodi, i Dalmati, alcuni gruppi di Traci ed i Pannoni (queste ultime genti almeno parzialmente, se non completamente, furono celtizzate), che approssimativamente, seppure etnicamente e linguisticamente differenti tra loro, vivevano nella, o erano originari della, costa occidentale della penisola balcanica.

Sebbene fossero venuti presto a contatto con i Greci, che fondarono colonie ed empori sulla costa e nelle isole, come Epidamno (627 o 625 a.C.), Apollonia (intorno al 600 a.C.), Corcira Nera, Lisso (Alessio), Faro (corrispondente a Cittavecchia, nell'isola di Lesina), nelle fonti greche gli Illiri sono ricorrentemente rappresentati come barbari e feroci; tale immagine, più che una descrizione etnografica, riflette lo sguardo greco sull'alterità balcanica e va considerata uno stereotipo letterario.[1][2] Gli Illiri intervennero direttamente nella storia della Grecia durante la Guerra del Peloponneso, nel corso della quale fornirono truppe mercenarie a Perdicca II di Macedonia, e attaccarono Epidauro. Successivamente assalirono anche la Macedonia ma a tutto ciò pose fine Filippo II di Macedonia che conquistò parte dei loro territori.[8] Gli Illiri inoltre esercitavano largamente la pirateria, specialmente dopo la costituzione, intorno alla metà del III secolo a.C., di un ampio Stato nella parte meridionale della regione (Illiride storica e parte della Dalmazia) sotto il re Agrone e la regina Teuta, sua moglie, che gli succedette nel 231-230 a.C.

Illiri e Romani

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Lo stesso argomento in dettaglio: Guerre illiriche e Illyricum.
Gli Illiri

Allorché gli Illiri, nel 230, assediarono e misero a sacco la città di Fenice in Epiro, uccidendo anche alcuni mercanti italici, il senato romano intervenne inviando due legati alla regina Teuta, che non solo non diede soddisfazione, ma ne fece uccidere uno. Fu questa la causa della prima guerra illirica (229-228 a.C.) conclusasi con la sconfitta della regina ad opera del console Lucio Postumio Albino. Teuta fu obbligata a non uscire con più di due navi a sud di Lisso e a cedere a Demetrio di Faro, che aveva aiutato i Romani, gran parte dei suoi domini (Epidamno, Apollonia, Orico, Corcira, ecc.).

La seconda guerra illirica (219 a.C.), combattuta contro Demetrio di Faro, staccatosi dai Romani e alleatosi con il loro nemico Antigono Dosone di Macedonia, fu pure vinta da Roma che, ormai impegnata nella seconda guerra punica, si contentò di lasciare il territorio conquistato a dinastie amiche.

Gli Illiri, rimasti alleati con Roma durante la seconda guerra macedonica, se ne staccarono durante la terza, quando il re Genzio si alleò con Perseo di Macedonia; dopo la battaglia di Pidna (168 a.C.) il loro territorio fu smembrato in tre parti indipendenti, ma sotto il controllo romano, esercitato dapprima dai consoli e poi, a partire, pare, dall'età di Silla, dal governatore di una delle due province limitrofe della Macedonia e della Gallia Cisalpina.

Spedizioni contro Dalmati ribelli interferirono, dannosamente per Roma, con le guerre civili; tra queste quella di Asinio Pollione (39 a.C.) e, soprattutto, quella di Ottaviano (35-33 a.C.), alla quale seguì l'organizzazione del territorio in provincia.

Lo stesso argomento in dettaglio: Organizzazione militare degli Illiri.
Chromolithographie replica of belt belonging to the Hallstatt culture
Chromolithographie replica of belt belonging to the Hallstatt culture

Dai ritrovamenti archeologici si deduce che le principali coltivazioni agricole fossero frumento, avena, miglio, legumi (piselli, fagioli e lenticchie), vite (nonostante le testimonianze contrarie degli scrittori antichi). In epoca romana vite e olivo si diffusero nel territorio, tanto che i vini dell'Istria divennero famosi; altre bevande diffuse erano l'idromele e il sabaium (o sabaia), una birra d'orzo il cui nome è una delle poche glosse trasmesse come illiriche.[9]

I capi d'allevamento più diffuso erano gli ovini e i caprini, mentre i suini erano presenti nelle zone più interne; a giudicare dai resti presenti nei detriti degli antichi insediamenti, sembra che la caccia non contribuisse in modo particolare alla dieta degli Illiri.

Tra le attività "industriali" vi erano l'estrazione del sale (soprattutto nelle zone costiere), la metallurgia del bronzo e in ferro, la lavorazione del vetro (presso i Giapidi), l'estrazione dell'argento (in Bosnia orientale) e quella dell'oro (in Bosnia centrale).

Il commercio era poco sviluppato (anche a causa della pirateria), costituito per lo più da esportazione di cereali, pelli e schiavi e importazione di manufatti dalla Grecia e dall'Italia. Era attivo anche il traffico di ambra che dal Mar Baltico percorreva la valle della Vistola, attraversava i Carpazi e giungeva sulle coste adriatiche.[10]

Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua illirica e Lista delle tribù illiriche.

La lingua degli Illiri non è attestata direttamente: non se ne conosce alcuna iscrizione e nessuna testimonianza va oltre la singola parola. Le conoscenze sulla lingua illirica si basano esclusivamente su materiale onomastico (toponimi e antroponimi) e su poche glosse trasmesse da autori antichi; la parte di gran lunga maggiore è di natura onomastica, poiché sono i nomi di persona e di luogo, più che le glosse, a costituire la base più ampia su cui poggia ogni ipotesi sull'illirico. Tale documentazione è sufficiente a garantirne l'appartenenza alla famiglia indoeuropea, ma non a ricostruirne la struttura né a precisarne la collocazione tra le lingue indoeuropee, l'esatta estensione e il periodo in cui fu lingua viva.[11][12][13] Secondo Carlo De Simone non è anzi possibile darne una definizione linguistica propriamente detta.[14][15]

Le testimonianze si riducono a poche glosse e a due sole iscrizioni un tempo ritenute illiriche, oggi entrambe ricondotte ad altri ambiti: l'anello di Scutari, rivelatosi bizantino e in greco medievale, e il vaso di Pod presso Bugojno, che reca segni imitanti alfabeti italici e non è ascritto da Katičić alle testimonianze illiriche. Le sole parole attribuite con sicurezza all'illirico dagli autori antichi sono tre (rinos «nebbia», sabaia «bevanda fermentata», Deuadaia «satiro»), e la stessa attribuzione è considerata incerta da Heiner Eichner, secondo cui l'etichetta «illirico» valeva spesso, come «frigio» in Asia Minore, genericamente «barbaro».[16][17][18]

Non vi è infine accordo né sul fatto che a «illirico» corrisponda una sola lingua, né sulla tesi, diffusa ma ritenuta non comprovabile per l'esiguità delle testimonianze, che la moderna lingua albanese ne discenda.[11][19][20]

Archeogenetica

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Negli ultimi anni, diversi studi di archeogenetica hanno analizzato il profilo del DNA dei resti scheletrici rinvenuti nei territori storicamente associati agli Illiri, rivelando importanti dettagli sulla loro ascendenza e sulle linee di parentela paterne (cromosoma Y) e materne (DNA mitocondriale).

Un primo studio fondamentale (Mathieson et al., 2018) ha analizzato tre campioni provenienti dalla Dalmazia: due risalenti all'antica e media età del bronzo (1631-1513 a.C.) da Veliki Vanik (vicino a Vergoraz) e uno dell'età del ferro (805-761 a.C.) dalla grotta di Jazinka nel parco nazionale della Cherca. L'analisi delle componenti ancestrali ha evidenziato che questi individui possedevano circa il 60% di ascendenza legata ai primi agricoltori europei (EEF, Early European Farmers), il 33% ai pastori delle steppe occidentali (WSH, Western Steppe Herders) e il 7% ai cacciatori-raccoglitori occidentali (WHG, Western Hunter-Gatherer). L'individuo di sesso maschile di Veliki Vanik apparteneva all'aplogruppo del cromosoma Y J2b2a1-L283, mentre le linee mitocondriali (mtDNA) dei tre individui erano I1a1, W3a1 e HV0e.[21] Studi successivi (Freilich et al., 2021) hanno associato i campioni di Veliki Vanik alla cultura di Cetina (età del bronzo nei Balcani occidentali).

Successivamente, uno studio di Patterson et al. (2022) ha esaminato 18 campioni della Croazia compresi tra la media età del bronzo e la prima età del ferro. Dei nove campioni di cromosoma Y recuperati nell'area storica illirica (compresi siti appartenenti a Iapodi e Liburni), quasi tutti appartenevano alla linea patrilineare J2b2a1-L283 (in particolare alle subcladi J-PH1602 > J-Y86930 e J-Z1297), con l'unica eccezione di un lignaggio R1b-L2. Le linee materne (mtDNA) rientravano in varie subcladi di H, H1, H3b, H5, J1c2, J1c3, T2a1a, T2b, T2b23, U5a1g, U8b1b1 e HV0e. Il modello di ascendenza autosomica ha confermato percentuali stabili: 49-59% EEF, 35-46% Steppe e 2-10% WHG.[22]

La centralità della linea J-L283 nel mondo proto-illirico è stata ulteriormente corroborata dal massiccio studio di Lazaridis et al. (2022). In 18 campioni legati alla cultura di Cetina, tutti i maschi tranne uno (R-L51 > Z2118) mostravano l'aplogruppo Y-DNA J-L283 (spesso specificato come J-Z597 > J-Y15058 > J-Z38240 > J-PH1602), mentre l'mtDNA maggioritario era J1c1 e H6a1a. Lo stesso aplogruppo è stato riscontrato nella correlata cultura di Posušje e nei tumuli dei Liburni a Velim Kosa in Croazia (J-PH1602), così come nei tumuli della tarda età del bronzo ed età del ferro di Velika Gruda in Montenegro (J-Z2507 > J-Z1297 > J-Y21878). Il campione più antico in assoluto di questa linea nei Balcani è stato rinvenuto nel sito della prima età del bronzo finale (circa 1950 a.C.) di Mokrin in Serbia e, circa un secolo dopo, a Shkrel nell'Albania settentrionale (XIX secolo a.C.). Nel sito di Çinamak (Albania settentrionale, età del ferro), metà dei maschi testati portava il lignaggio J-L283 e l'altra metà il lignaggio R-M269 (R-CTS1450, R-PF7563), la cui presenza in loco risaliva alle prime migrazioni post-Yamnaya.[23][24] Dal punto di vista autosomico, i campioni croati della valle del Cetina e della grotta di Bezdanjača si sono rivelati estremamente simili nella loro composizione genetica, mentre i campioni montenegrini di Velika Gruda mostravano un'ascendenza mista tra neolitici anatolici (~50%), cacciatori-raccoglitori dell'Europa orientale (~12%) e cacciatori-raccoglitori balcanici (~18%).

Infine, Aneli et al. (2022), analizzando campioni della prima età del ferro provenienti dalla Dalmazia, hanno evidenziato come gli Illiri di questa epoca facessero parte di uno stesso "continuum mediterraneo" condiviso con le popolazioni autoctone della Repubblica romana e mostrassero una forte affinità genetica con i Dauni (popolazione della Puglia imparentata con i Iapigi). I campioni maschili dell'età del ferro provenienti dai siti dauni hanno infatti restituito lignaggi J-M241>J-L283+, R-M269>Z2103+ e I-M223.[25]

  1. 1 2 (EN) Ivan Matijašić, "Shrieking like Illyrians": Historical geography and the Greek perspective of the Illyrian world in the 5th century BC, in Arheološki Vestnik, vol. 62, Research Centre of the Slovenian Academy of Sciences and Arts, 2011, pp. 289-316.
  2. 1 2 (EN) Danijel Džino, 'Illyrians' in ancient ethnographic discourse, in Dialogues d'histoire ancienne, vol. 40, n. 2, 2014, pp. 45-65, DOI:10.3917/dha.402.0045.
  3. Eichner 2004, p. 106
  4. (EN) ύλλος, su Academic Dictionaries and Encyclopedias.
  5. Wilkes 1998, p. 98
  6. (EN) Pierre Grimal, Illyrius, in The Dictionary of Classical Mythology, traduzione di A. R. Maxwell-Hyslop, Wiley-Blackwell, 1996, p. 230, ISBN 978-0-631-20102-1.
  7. Apollodoro (Pseudo-Apollodoro), Biblioteca, III, 5, 4
  8. Wilkes 1998, pp. 120-123
  9. Eichner 2004, p. 92
  10. Wilkes 1998, pp. 210-214
  11. 1 2 Villar 1997, pp. 363-371
  12. Friedman, Joseph 2025, pp. 19-21
  13. Woodard 2008, pp. 7-8
  14. de Simone 2018, pp. 1867-1868
  15. de Simone 1996, p. 747
  16. Friedman, Joseph 2025, pp. 19-21
  17. Eichner 2004, p. 92
  18. Katičić 1976, pp. 169-171
  19. Shaban Demiraj, La lingua albanese, in Emanuele Banfi (a cura di), La formazione dell'Europa linguistica, Firenze, La Nuova Italia, 1993, pp. 413-415.
  20. Matzinger 2009, pp. 13-36
  21. (EN) Mathieson I, Alpaslan-Roodenberg S, Posth C, Szécsényi-Nagy A, Rohland N, Mallick S, Olalde I, Broomandkhoshbacht N, Candilio F, Cheronet O, Fernandes D, Ferry M, Gamarra B, Fortes GG, Haak W, Harney E, Jones E, Keating D, Krause-Kyora B, Kucukkalipci I, Michel M, Mittnik A, Nägele K, Novak M, Oppenheimer J, Patterson N, Pfrengle S, Sirak K, Stewardson K, Vai S, Alexandrov S, Alt KW, Andreescu R, Antonović D, Ash A, Atanassova N, Bacvarov K, Gusztáv MB, Bocherens H, Bolus M, Boroneanţ A, Boyadzhiev Y, Budnik A, Burmaz J, Chohadzhiev S, Conard NJ, Cottiaux R, Čuka M, Cupillard C, Drucker DG, Elenski N, Francken M, Galabova B, Ganetsovski G, Gély B, Hajdu T, Handzhyiska V, Harvati K, Higham T, Iliev S, Janković I, Karavanić I, Kennett DJ, Komšo D, Kozak A, Labuda D, Lari M, Lazar C, Leppek M, Leshtakov K, Vetro DL, Los D, Lozanov I, Malina M, Martini F, McSweeney K, Meller H, Menđušić M, Mirea P, Moiseyev V, Petrova V, Price TD, Simalcsik A, Sineo L, Šlaus M, Slavchev V, Stanev P, Starović A, Szeniczey T, Talamo S, Teschler-Nicola M, Thevenet C, Valchev I, Valentin F, Vasilyev S, Veljanovska F, Venelinova S, Veselovskaya E, Viola B, Virag C, Zaninović J, Zäuner S, Stockhammer PW, Catalano G, Krauß R, Caramelli D, Zariņa G, Gaydarska B, Lillie M, Nikitin AG, Potekhina I, Papathanasiou A, Borić D, Bonsall C, Krause J, Pinhasi R, Reich D, 6, The genomic history of southeastern Europe, in Nature, vol. 555, n. 7695, marzo 2018, pp. 197–203, DOI:10.1038/nature25778, PMC 6091220, PMID 29466330.
  22. (EN) Nick Patterson, Michael Isakov, Thomas Booth, 1, Large-scale migration into Britain during the Middle to Late Bronze Age (PDF), in Nature, vol. 601, n. 7894, 2022, pp. 588–594, DOI:10.1038/s41586-021-04287-4, PMC 8889665, PMID 34937049.
  23. (EN) Iosif Lazaridis, Songül Alpaslan-Roodenberg, et al., The genetic history of the Southern Arc: A bridge between West Asia and Europe, in Science, vol. 377, n. 6609, 2022, DOI:10.1126/science.abm4247.
  24. (EN) Aleksandra Žegarac, L Winkelbach, et al., Ancient genomes provide insights into family structure and the heredity of social status in the early Bronze Age of southeastern Europe, in Scientific Reports, vol. 11, n. 1, 2021, pp. 10072, DOI:10.1038/s41598-021-89090-x, PMC 8115322, PMID 33980902.
  25. (EN) Serena Aneli, Tina Saupe, Francesco Montinaro, et al., The genetic origin of Daunians and the Pan-Mediterranean southern Italian Iron Age context, in Molecular Biology and Evolution, vol. 39, n. 2, 2022, DOI:10.1093/molbev/msac014, PMC 8826970, PMID 35038748, msac014.
Fonti antiche
Fonti moderne
  • (EN) Carlo de Simone, Illyrian language, in Simon Hornblower, Antony Spawforth (a cura di), The Oxford Classical Dictionary, 3ª ed., Oxford, Oxford University Press, 1996, p. 747.
  • (EN) Carlo de Simone, Illyrian, in Jared Klein, Brian Joseph, Matthias Fritz (a cura di), Handbook of Comparative and Historical Indo-European Linguistics, vol. 3, Berlino-Boston, De Gruyter Mouton, 2018, pp. 1867-1872, ISBN 978-3-11-054036-9.
  • (IT) Carlo de Simone, Ancora sull'«illirico» genti-, in Pierre Cabanes (a cura di), L'Illyrie méridionale et l'Épire dans l'Antiquité III, Parigi, de Boccard, 1999, pp. 71-72, ISBN 2701801257.
  • (DE) Heiner Eichner, Illyrisch – Die unbekannte Sprache, in Die Illyrer. Archäologische Funde des 1. vorchristlichen Jahrtausends aus Albanien. Katalog des NÖ Landesmuseums, Nuova Serie n. 448, 1ª ed., Asparn an der Zaya, Amt der Niederösterreichischen Landesregierung, 2004, pp. 92-117, ISBN 3-85460-215-4.
  • (EN) Victor A. Friedman, Brian D. Joseph, The Balkan Languages, Cambridge, Cambridge University Press, 2025, DOI:10.1017/9781139019095, ISBN 978-0-521-55349-0.
  • (EN) Radoslav Katičić, Ancient Languages of the Balkans, Parte prima, L'Aia-Parigi, Mouton, 1976.
  • (DE) Joachim Matzinger, Die Albaner als Nachkommen der Illyrer aus der Sicht der historischen Sprachwissenschaft, in Oliver Jens Schmitt, Eva Anne Frantz (a cura di), Albanische Geschichte. Stand und Perspektiven der Forschung, collana Südosteuropäische Arbeiten, München, Oldenbourg Verlag, 2009, pp. 13-36, ISBN 978-3-486-58980-1.
  • Dragoslav Srejović, Illiri e Traci, traduzione di Nicoletta Cocchi, Milano, Editoriale Jaca Book, 1996, ISBN 8816436077.
  • Francisco Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell'Europa [Los indoeuropeos y los orígenes de Europa. Lenguaje e historia], Bologna, Il Mulino, 1997 [1991], ISBN 88-15-05708-0.
  • Calvert Watkins, Il proto-indoeuropeo, in Anna Giacalone Ramat, Paolo Ramat (a cura di), Le lingue indoeuropee [The Indo-European Languages], Bologna, Il Mulino, 1993 [1992], ISBN 88-15-03354-8.
  • John Wilkes, Gli Illiri [The Illyrians], Genova, ECIG, 1998 [1992], ISBN 88-7545-795-6.
  • (EN) Roger D. Woodard, Language in ancient Europe: an introduction, in Roger D. Woodard (a cura di), The Ancient Languages of Europe, Cambridge, Cambridge University Press, 2008, pp. 7-8.
Atti, miscellanee e riviste
  • Géza Alföldy, Die Namengebung der Urbevölkerung in der römischen Provinz Dalmatia, in «Beiträge zur Namenforschung» 15, 1964.
  • Radoslav Katičić, Die Illyrischen Personennamen in ihrem südöstlichen Verbreitungsgebiet, in «Živa Antika» 12, 1962.
  • Radoslav Katičić, Das mitteldalmatinische Namengebiet, in «Živa Antika» 12, 1963a.
  • Radoslav Katičić, Illyrii proprie dicti, in «Živa Antika» 13, 1963b.
  • Radoslav Katičić, Namengebiete im römischen Dalmatien, in «Die Sprache» 10, 1964.

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