Cleonimo
Cleonimo (IV secolo a.C. – III secolo a.C.) è stato un militare spartano, figlio cadetto del re Cleomene II e reggente del nipote Areo I.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Cleonimo era il secondo figlio del re spartano Cleomene II e fratello minore di Acrotato. A causa del suo carattere, ritenuto violento e tirannico, dopo la morte del padre (308 a.C.) non poté succedergli al trono, che fu invece occupato da suo nipote Areo I, figlio del già defunto Acrotato. A causa di questa esclusione, Cleonimo nutriva un profondo risentimento nei confronti dei suoi connazionali e, secondo quanto si dice, trasmise la sua ira al figlio, che avrebbe dovuto assumere il governo di Sparta con il nome di Leonida II.[1]
Giunto in Italia per combattere al servizio dei tarantini contro romani e lucani, sottomise Corcira, importante nodo per gli equilibri commerciali nel Mediterraneo. In Grecia, i diadochi Cassandro e Demetrio I Poliorcete gli proposero delle alleanze, ma egli non le accettò, probabilmente perché non intendeva operare in Oriente, bensì voleva rivolgere nuovamente la propria attenzione all’Italia a causa della defezione di Taranto.
Nel 302 a.C., una volta deciso lo sbarco sulle coste della Puglia, conquistò la città di Thuriae, ma fu immediatamente ricacciato in mare dal pronto intervento del console Marco Emilio Paolo.[2]
Un'altra versione riportata sempre da Livio afferma che l'esercito romano era condotto dal dittatore Gaio Giunio Bubulco Bruto, e che i greci abbandonarono l'Italia senza combattere all'arrivo dei romani.[2]
Cleonimo, con la sua flotta, doppiò quindi il promontorio di Brundisium (l’odierno Brindisi) e fu spinto dalle tempeste nell’Adriatico, che attraversò in direzione nord. Poiché sulla sinistra si trovavano rive inaccessibili, mentre sulla destra gli Illiri, i Liburni e gli Istri, tribù selvagge e in gran parte famigerate per la pirateria, lo scoraggiavano, giunse sulla costa dei Veneti. Qui inviò delle vedette che, al loro ritorno, gli riferirono che oltre la stretta fascia costiera si scorgevano delle lagune, poi, relativamente vicine, dei campi fertili e, a maggiore distanza, delle colline. Dopo aver mandato una squadra di avanscoperta, risalì il fiume Medoacum (l'attuale Brenta) fino a raggiungere Padova. Sconfitto dopo le prime razzie dalla juventus patavina ritornò sui propri passi con un quinto dell'esercito, avendo corso il rischio di una completa disfatta.[2]
Non si sa nulla del destino di Cleonimo nei dieci anni successivi. Riappare nelle fonti solo nel 293 a.C.. A quel tempo sembrava che vivesse nuovamente nella sua città natale, Sparta, in buoni rapporti con i vertici dello Stato, e che avesse ricevuto il comando di un esercito destinato a sostenere i Beoti contro Demetrio Poliorcete; tuttavia, quando questi avanzò, Cleonimo si ritirò, abbandonando i propri alleati. Nei successivi 15 anni non si fa menzione di Cleonimo. Intorno al 279 a.C. conquistò Trezene al re macedone Antigono II Gonata. Inoltre, partecipò a operazioni militari contro la Messenia.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Plutarco, Vite parallele, 26
- 1 2 3 Tito Livio, Ab urbe condita libri, X, 2.
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Cleònimo, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Plinio Fraccaro, CLEONIMO, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1931.
- Cleònimo, su sapere.it, De Agostini.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 40180377 · ISNI (EN) 0000 0000 5089 1674 · CERL cnp00546500 · LCCN (EN) nr92036261 · GND (DE) 119070553 · J9U (EN, HE) 987007373220805171 |
|---|