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Bos javanicus

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Banteng

Maschio

Femmina con vitello
Stato di conservazione
Critico[1]
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseMammalia
OrdineArtiodactyla
FamigliaBovidae
SottofamigliaBovinae
GenereBos
SpecieB. javanicus
Nomenclatura binomiale
Bos javanicus
d'Alton, 1823
Sinonimi
  • Bos leucoprymnus Quoy & Gaimard, 1830
  • Bos banteng Temminck, 1836
  • Bos Sondaicus S. Müller in Temminck, 1840
  • Bos Bentinger E. Blyth, 1842
  • Bos Sondaicus E. Blyth, 1842
  • Bos Bentiger Roulin, 1842
  • Bos sondaicus Schlegel & S. Müller in Temminck, 1842
  • Bos Banteng J. A. Wagner, 1844
  • Bos bantinger Schlegel & S. Müller in Temminck, 1845
Sottospecie
Areale del banteng (2010)[1]
verde: presente
rosso: forse presente

Il banteng (Bos javanicus d'Alton, 1823), chiamato anche bovino della Sonda, è una specie di bovino selvatico originario del Sud-est asiatico. È l'antenato del bovino di Bali (Bos domesticus) addomesticato dall'essere umano, ma la controparte selvatica è gravemente minacciata. Le popolazioni più consistenti vivono a Giava nel parco nazionale di Ujung Kulon e in Thailandia nel santuario faunistico di Huai Kha Khaeng.

Il banteng ha una grande macchia bianca sul posteriore.

Il banteng è notevolmente più piccolo e leggero del gaur. È simile al bovino domestico, con una lunghezza del corpo compresa tra i 1,9 e i 2,25 metri. Il banteng selvatico è in genere più grande e pesante della sua controparte domestica, ovvero il bovino di Bali, ma sono simili nell'aspetto. L'altezza media al garrese dei banteng di Giava e dell'Indocina è di 1,4 metri per le femmine e di 1,6 metri per i maschi, mentre il banteng del Borneo, la sottospecie più piccola, è più basso. Le femmine del bovino di Bali raggiungono 1,2 metri al garrese, mentre i maschi sono alti 1,3-1,5 metri[2][3]. In natura, le femmine pesano circa 590-670 kg, mentre i maschi pesano circa 600-800 kg. Il peso degli individui domestici variano da 211 a 242 kg per le femmine e da 335 a 363 kg per i maschi[4]. I maschi più grandi raggiungono dai 3,3 ai 3,7 metri dal muso al posteriore, con una coda lunga circa 0,9 e 0,95 metri, 1,76 e 1,91 metri d'altezza al garrese e pesano 900 kg o più[5][6].

Il banteng mostra un esteso dimorfismo sessuale, con i maschi adulti che sono generalmente di colore marrone scuro o nero, più grandi e robusti delle femmine adulte, che sono più snelle e di solito di colore marrone chiaro o rosso castano. Le femmine e i giovani hanno, inoltre, una linea scura che corre lungo la schiena. Alcuni maschi possono mantenere il loro colore marrone, a volte con macchie bianche simili a quelle viste nei cervi[2][3]. Il mantello dei giovani maschi è marrone rossiccio e raggiunge progressivamente la colorazione adulta partendo dalla parte anteriore verso quella posteriore. I maschi anziani possono diventare grigi. Le parti inferiori sono da bianche a marrone chiaro. Il muso è più chiaro rispetto al resto del corpo, grigio biancastro o fulvo sulla fronte e intorno agli occhi, ma più scuro vicino al muso. Sul posteriore, è presente una grande macchia bianca, poco sviluppata nel banteng indocinese; la macchia può servire da guida per le mandrie per rimanere unite al buio. Le zampe sono bianche sotto le ginocchia.[2][7] Nel 1952 Appelmann incontrò tuttavia nella parte orientale dell'isola di Giava delle femmine dal mantello nero-azzurro e dei maschi di colore rosso-bruno. Nel 1955, in Birmania, lo svedese Bengt Berg abbatté alcuni banteng maschi, il cui mantello aveva un colore bruno pallido, simile a quello del capriolo. In Thailandia vivono dei banteng le cui parti scure sono cosparse di piccole macchie bianche; qualche volta la parte terminale delle zampe e lo «specchio» delle cosce non sono chiari, ma hanno una tinta uguale a quella del resto del corpo; in taluni territori infine, tra maschi e femmine non vi è diversità di colore. Il dorso è particolarmente elevato nei tori a causa della lunghezza insolita delle vertebre toraciche, dando l'impressione di una gobba.[3] Le corna sono tipicamente lunghe dai 60 ai 75 centimetri e separate da una spessa pelle alla base. I maschi hanno corna lunghe e sottili con punte affilate e sezione trasversale circolare, e sono lisce tranne che per la base rugosa. Le corna delle femmine sono corte e strettamente curve, rivolte verso l'interno alle estremità, mentre quelle dei tori si incurvano verso l'alto e leggermente in avanti. La coda, che misura dai 65 ai 70 centimetri e termina con un ciuffo nero.[2]

Tassonomia e filogenesi

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Il banteng venne descritto per la prima volta dal naturalista tedesco Joseph Wilhelm Eduard d'Alton nel 1823.[8] "Banteng" deriva dal nome giavanese/sundanese dell'animale (banṭéng).[9][10] D'Alton basò la sua descrizione su due crani provenienti da Giava (Indonesia), uno maschio e uno femmina; mentre descrisse il maschio come un banteng, si riferì alla femmina semplicemente come un bue selvatico di Giava.[8] Nel 1956, Dirk Albert Hooijer del Rijksmuseum van Natuurlijke Historie (Leida), dove i crani furono portati per la prima volta da Giava, notò che d'Alton usò il nome Bibos javanicus, o Bos (Bibos) javanicus se Bibos è considerato un sottogenere (come lo è da alcuni autori), per descrivere il maschio.[11][12]

Bos leucoprymnus fu proposto come sinonimo nel 1830, ma fu fatto notare che si trattava di un incrocio tra un banteng selvatico e un individuo domestico; Hooijer scrisse che non poteva dedurre che fosse questo il caso dalla descrizione originale e, anche se si fosse trattato di un incrocio, il nome non sarebbe diventato invalido. Altri nomi proposti per il banteng includono Bos banteng e Bos bantinger. In una revisione del 1845 della descrizione di d'Alton, gli autori ritennero che entrambi gli esemplari fossero buoi selvatici, riferendosi a loro come Bos sondaicus. Scambiarono la femmina per un giovane maschio, un errore che continuò in diverse pubblicazioni di autori successivi.[11]

I fossili di banteng sono noti dal Pleistocene medio della Thailandia insieme ai fossili di Stegodon, gaur, bufali d'acqua selvatici e altri mammiferi viventi ed estinti.[13]

Confronto tra il banteng indocinesi (a sinistra) e il banteng di Giava (a destra) a livello del capo (Proceedings of the Zoological Society of London, 1898)
I tori della sottospecie di Giava (Bos javanicus javanicus) sono neri
I tori della sottospecie indocinese (Bos javanicus birmanicus), come quelli del Santuario della fauna selvatica di Huai Kha Khaeng (Thailandia) sono comunemente giallo-rossastri.

In genere, si riconoscono quattro sottospecie basate su differenze fenotipiche, sebbene alcuni autori non le accettino, citando l'esteso incrocio tra le piccole popolazioni rimanenti di banteng e altri bovini simpatrici. I dettagli di queste sottospecie sono riportati di seguito:[1][2][14]

  • Banteng di Giava (B. j. javanicus) d'Alton, 1823: presente a Giava e forse a Bali. I maschi sono neri, con corna lunghe 60-70 cm. Le femmine sono bruno-giallastre;
  • Banteng indocinese o birmano (B. j. birmanicus) Lydekker, 1898: presente nella terraferma del sud-est asiatico. Sia i maschi che le femmine sono generalmente di colore bruno, ma in Cambogia il 20% dei maschi è nerastro e sulla penisola malese in Thailandia la maggior parte dei maschi era di colore nero intenso;
  • Banteng del Borneo (B. j. lowi) Lydekker, 1912: si trova solo nel Borneo. Di dimensioni più piccole del banteng di Giava. I maschi hanno un manto marrone cioccolato e corna più diritte e sviluppate verso l'alto;

Uno studio filogenetico del 2015 ha ottenuto il genoma mitocondriale completo del banteng del Borneo. Ha dimostrato che il banteng del Borneo è più vicino al gaur (Bos gaurus) che alle altre sottospecie di banteng, essendosi separato dal gaur circa 5,03 milioni di anni fa. Inoltre, il banteng del Borneo è geneticamente distante dai bovini taurini e dagli zebù, il che indica che il banteng del Borneo selvatico non può essersi ibridato con loro e potrebbe quindi formare una linea di razza pura. Questi ricercatori hanno suggerito che il banteng del Borneo potrebbe essere una specie indipendente.[15][16] Uno studio successivo del 2021 di Sindling et al., che includeva il genoma del kouprey (Bos sauveli), un bovino strettamente imparentato con il banteng e oggi probabilmente estinto, ha suggerito che a livello del genoma nucleare, il gaur, il kouprey e il banteng erano specie distinte, ma a causa di un'incompleta separazione dei lignaggi come risultato dell'incrocio tra i loro antenati, i loro genomi mitocondriali non corrispondevano a lignaggi specifici di specie. L'analisi di mescolanza suggerì che i bovini zebu dell'Asia orientale potrebbero avere antenati derivati ​​dal banteng.[17]

Relazioni tra i membri del genere Bos basate sui genomi nucleari secondo Sinding et al. 2021:[17]

Bos

Bos primigenius +Bos taurus (Uri e bovini domestici)

Bos mutus (Yak selvatico)

Bison bison (Bisonte americano)

Bison bonasus (Bisonte europeo)

Bos javanicus (Banteng)

Bos gaurus (Gaur)

Bos sauveli (Kouprey)

Distribuzione e habitat

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Il banteng era diffuso, con le sue tre sottospecie, dal Manipur, attraverso Birmania, Thailandia e penisola malese, all'Indocina centro-meridionale, e anche su Borneo, Giava e Bali. Oggi è ridotto a poche migliaia di esemplari. Il B. j. birmanicus è estinto nel Manipur e in Malesia e altrove sopravvive solo in parchi e riserve. Il B. j. lowi è estinto in Sarawak e Brunei e sopravvive solo nel Sabah, mentre il B. j. javanicus è ancora abbastanza diffuso su Giava e presente su Bali. I banteng addomesticati sono stati introdotti dall'uomo in numerose altre isole dell'Indonesia e, in numero molto minore, in altre parti del mondo (vedi Addomesticamento).

Il banteng non è riuscito ad adattarsi al nuovo ambiente creato dall'uomo, e pertanto evita il più possibile la vicinanza delle zone agricole e delle piantagioni; abita l'inviolato territorio boscoso lungo le coste, ma si spinge fino a un'altitudine di circa 2000 metri. Predilige soprattutto le foreste paludose ricche di sottobosco e la giungla di bambù, ma anche i boschi luminosi formati da alberi ad alto fusto aperti e le pianure sparse di cespugli.

Banteng nel parco nazionale di Alas Purwo (Giava Orientale).

Come il gaur, il banteng mangia in prevalenza erbe e tuberi giovani e succosi, foglie, fiori e germogli di alberi e cespugli, nonché i teneri germogli di bambù.

I branchi sono formati generalmente da due a tre maschi giovani, da un numero di femmine variabile da due a trenta, da piccoli e adolescenti; i maschi adulti si allontanano frequentemente dalla compagnia e vi fanno ritorno soltanto all'epoca degli amori, per cercare la vicinanza delle femmine. Anche nella suddivisione dell'attività giornaliera il banteng ricorda molto da vicino il gaur: nelle prime ore del mattino, fin verso le nove, gli animali vanno alla ricerca del cibo sui pascoli aperti, facendo poi ritorno nell'ombra e nella protezione del bosco per ruminare con tranquillità; nel tardo pomeriggio si mettono nuovamente in moto, ma talvolta sono attivi anche durante il mezzogiorno o la notte. A Ujung Kulon, la più grande riserva giavanese, le nascite avvengono prevalentemente nei mesi di luglio e agosto e anche in altri territori esse si verificano all'inizio della stagione secca, dopo una gestazione di 270-280 giorni. I cuccioli hanno il mantello vistosamente colorato di giallo-bruno, solcato sul dorso da una striscia nera; il loro allattamento viene prolungato fino al nono mese, e verso i due-tre anni essi raggiungono la maturità sessuale.

Conservazione

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Il banteng selvatico è classificato dalla IUCN come «specie in pericolo critico». Le cause della diminuzione delle popolazioni sono da attribuire alla distruzione delle foreste pluviali, all'incrocio con i buoi domestici o con i buoi di Bali e alle malattie trasmesse dai buoi domestici. Nella penisola indocinese il numero di esemplari è diminuito drasticamente negli ultimi decenni. In Thailandia si ritiene che la popolazione abbia subito un calo dell'85% tra il 1980 e il 2000, mentre in Cina, Cambogia, Vietnam e Laos la specie è quasi scomparsa. Nella penisola malese il banteng è scomparso completamente negli anni '50. La popolazione è invece ancora relativamente numerosa a Giava, mentre per quanto riguarda la Birmania non abbiamo numeri attendibili. La popolazione totale di banteng selvatici è stimata tra i 5000 e gli 8000 capi. Nessuna popolazione è costituita da più di 500 esemplari e sono poche quelle formate da più di 50 capi. Queste si trovano solamente a Giava e in Thailandia. Nel Borneo nord-orientale, nella regione costiera del Sabah, potrebbero essere rimaste alcune centinaia di animali. La popolazione del Borneo, comunque, potrebbe essere stata contaminata dall'incrocio con i buoi di Bali o con i buoi domestici[1].

Le popolazioni più consistenti di banteng selvatici vivono attualmente a Giava, in particolare nel parco nazionale di Ujung Kulon, dove vivono circa 300-800 animali (dati del 2003), e nel parco nazionale di Baluran, che ospita circa 200 capi (dati del 2002). L'unica popolazione al di fuori di Giava che conta con certezza più di 50 animali vive nel santuario faunistico di Huai Kha Khaeng in Thailandia, dove negli ultimi anni è stato registrato persino un aumento della popolazione. Altre popolazioni numerose si possono trovare nel parco nazionale di Kaeng Krachan in Thailandia, dove forse vivono anche più di 50 esemplari, e nella riserva naturale di Kulamba nel Borneo nord-orientale, che ospita circa 100 animali[1].

La popolazione più numerosa di banteng selvatici vive ora al di fuori dell'areale originario, nell'estremità settentrionale dell'Australia, nell'area del parco nazionale Garig Gunak Barlu, ed è stimata in oltre 8000 capi[18]. Gli esemplari in questione sono veri banteng selvatici, non buoi di Bali tornati allo stato brado.

Addomesticamento

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Buoi di Bali, forma domestica del banteng, a Timor Est.

Il banteng è una delle cinque specie di bovini che sono state addomesticate dall'uomo. La data esatta dell'addomesticamento è sconosciuta, ma deve risalire almeno ad alcuni secoli prima della nascita di Cristo. Giava è considerato il luogo più probabile in cui l'uomo domò il banteng per la prima volta; nel continente non c'era bisogno di addomesticare questo animale, in quanto era già diffuso il bufalo domestico. Dal momento che Bali è stato il centro dell'allevamento del banteng per secoli, il banteng domestico è divenuto noto come bue di Bali.

La forma domestica è notevolmente più piccola del banteng selvatico, le corna dei maschi non sono ripiegate all'interno, il cranio è più piccolo, e in certo modo è rimasto allo stadio infantile, la regione del garrese è più appiattita; le differenze esteriori esistenti tra i sessi sono inoltre meno marcate. Il bue di Bali presente a Giava non si discosta tuttavia troppo dal banteng selvatico ed è difficilmente distinguibile da quest'ultimo. Oggi vi sono in tutto circa 1,5 milioni di buoi di Bali.

Da Bali gli esemplari domestici vennero introdotti in numerose isole dove il banteng selvatico non era mai stato presente, ad esempio a Sumatra, Sulawesi, Timor, Lombok e Sumbawa. Alcuni di questi esemplari sono tornati allo stato selvatico. I banteng presenti in Australia, che in passato si riteneva fossero buoi di Bali, sono risultati essere banteng di razza pura secondo recenti analisi genetiche. Furono introdotti in Australia nel 1849, e ora sono presenti con una popolazione di 8000-10.000 capi nel parco nazionale Garig Gunak Barlu nel Territorio del Nord[18].

A Bali il banteng domestico viveva completamente isolato, mentre nelle isole limitrofe venne sovente incrociato con altri bovini. Attualmente gli ibridi nati dal connubio banteng-zebù sono diffusi in tutta l'Indonesia e in vaste zone dell'India. Lo sfruttamento economico dei buoi di Bali di razza pura e delle razze miste da essa derivate è rilevante: in prevalenza questi bovini vengono usati come animali da tiro e da lavoro, spesso anche come cavalcature; forniscono notevoli quantità di latte, e sono inoltre impiegati su grande scala come animali da macello. Gli esemplari fuggiti o lasciati liberi dagli allevatori inselvatichiscono rapidamente; molti di essi si sono rifugiati nelle vaste savane meridionali di Sulawesi.

  1. 1 2 3 4 5 (EN) Groenenberg, M., Bos javanicus, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020.
  2. 1 2 3 4 5 J. R. Castelló, Genus Bos: Banteng, in Bovids of the World: Antelopes, Gazelles, Cattle, Goats, Sheep, and Relatives, Princeton, Princeton University Press, 2016, pp. 630–635, ISBN 978-0-691-16717-6, zWyYDwAAQBAJ.
  3. 1 2 3 Little-Known Asian mammals with a promising economic future: Report of an ad hoc panel of the Advisory Committee on Technology Innovation, Board on Science and Technology for International Development, Office of International Affairs, National Research Council, Managing Tropical Animal Resources, National Research Council (U.S.). Advisory Committee on Technology Innovation, 1983, pp. 7–20, 41–45, LWIrAAAAYAAJ.
  4. S. Hall e L. Alderson, Cattle, in Mason's World Encyclopedia of Livestock Breeds and Breeding (2 Volume Pack), Oxfordshire, CAB International, pp. 83–342, 2UEJDAAAQBAJ.
  5. A. Hoogerwer, 1970, Udjung Kulon: The Land of the Last Javan Rhinoceros, Physical Details pp 167–171, Brill Archive
  6. Consideration of Proposals for Amendment of Appendix I and II (pdf)
  7. Q. Phillipps, Banteng and water buffalo, in Phillipps' Field Guide to the Mammals of Borneo: Sabah, Sarawak, Brunei, and Kalimantan, Princeton, Princeton University Press, 2016, pp. 304–305, 0SxzCwAAQBAJ.
  8. 1 2 (DE) d'Alton, E. J., The Skeletons of the Ruminants, shown and compared, Bonn, E. Weber, 1823, pp. plate VIII, figures c and d.
  9. R. J. Wilkinson, Banteng, in An Abridged Malay-English Dictionary (Romanised), Kuala Lumpur, F. M. S. Government Press, 1908, pp. 16.
  10. (EN) Jonathan Rigg, A Dictionary of the Sunda Language of Java, Batavia, Lange & Co., 1862, pp. 40.
  11. 1 2 D. A. Hooijer, The valid name of the banteng: Bibos javanicus (d'Alton), in Zoologische Mededelingen Uitgegeven Door Het Rijksmuseum van Natuurlijke Historie et Leiden (Zoological Notices Published by the National Museum of Natural History in Leiden), vol. 34, n. 14, 1956, pp. 223–226.
  12. T. Pennant, Outlines of the Globe: The View of the Malyan Isles, New Holland, and the Spicy Islands, IV, Londra, Henry Hughes, 1800, pp. 35.
  13. K. Suraprasit, J.-J. Jaegar, Y. Chaimanee, O. Chavasseau, C. Yamee, P. Tian e S. Panha, The Middle Pleistocene vertebrate fauna from Khok Sung (Nakhon Ratchasima, Thailand): biochronological and paleobiogeographical implications, in ZooKeys, n. 613, 2016, pp. 1–157, DOI:10.3897/zookeys.613.8309.
  14. (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Bos javanicus, in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  15. Matsubayashi H., Hanzawa K., Kono T., Ishige T., Gakuhari T., Lagan P., Sunjoto I., Sukor J. R. A., Sinun W. e Ahmad A. H., First molecular data on Bornean banteng Bos javanicus lowi (Cetartiodactyla, Bovidae) from Sabah, Malaysian Borneo, in Mammalia, vol. 78, n. 4, 2014, DOI:10.1515/mammalia-2013-0052.
  16. Ishige T., Gakuhari T., Hanzawa K., Kono T., Sunjoto I., Sukor J. R. A., Ahmad A. H. e Matsubayashi H., Complete mitochondrial genomes of the tooth of a poached Bornean banteng (Bos javanicus lowi Cetartiodactyla, Bovidae), in Mitochondrial DNA Part A, vol. 27, n. 4, 2015, pp. 2453–2454, DOI:10.3109/19401736.2015.1033694.
  17. 1 2 Sinding M.-H. S., Ciucani M. M., Ramos-Madrigal J., Carmagnini A., Rasmussen J. A., Feng S., Chen G., Vieira F. G., Mattiangeli V., Ganjoo R. K., Larson G., Sicheritz-Pontén T., Petersen B., Frantz L. e Gilbert M. T. P., Kouprey (Bos sauveli) genomes unveil polytomic origin of wild Asian Bos, in iScience, vol. 24, n. 11, 2021, DOI:10.1016/j.isci.2021.103226.
  18. 1 2 Corey J. A. Bradshaw e Barry W. Brook, Ecological-economic models of sustainable harvest for an endangered but exotic megaherbivore in northern Australia, in Natural Resource Modeling, vol. 20, n. 1, pp. 129-156.

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