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Afghanistan

Coordinate: 33°N 66°E
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Afghanistan
(AR) لا إله إلا الله، محمد رسول الله
Lā ʾilāha ʾillā llāh, Muḥammadun rasūlu llāh
(IT) «Non c'è altro dio che Allah e Maometto è il suo messaggero»
Afghanistan - Localizzazione
Afghanistan - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completoEmirato islamico dell'Afghanistan (de facto)
Nome ufficiale(PS) د افغانستان اسلامي امارت (Də Afğānistān Islāmi Imārat)
(PRD) امارت اسلامی افغانستان (Imārat-i Islāmī-yi Afğānistān)
Lingue ufficialidari e pashtu
Capitale Kabul
Politica
Forma di governoEmirato teocratico islamico totalitario (de facto)
Guida supremaHibatullah Akhundzada
Primo ministroHassan Akhund
Indipendenzadal Regno Unito, il 19 agosto 1919
Proclamazione19 agosto 2021[1]
Ingresso nell'ONU19 novembre 1946[2]
Superficie
Totale652 864[3] km²
% delle acquetrascurabile
Popolazione
Totale43 844 111[4] ab. (2025)
Densità67,15 ab./km²
Nome degli abitantiafghani, afgani
Geografia
ContinenteAsia
ConfiniCina, Iran, Pakistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan
Fuso orarioUTC+4:30
Economia
Valutaafghani
ISU (2023)0,496 (basso)[5] (181º)
Varie
Codici ISO 3166AF, AFG, 004
TLD.af
Prefisso tel.+93
Sigla autom.AFG
Lato di guidaDestra (↓↑)
Inno nazionale(PS) دا د باتورانو کور
Dā də bātorāno kor
«Questa è la casa dei coraggiosi»
Festa nazionale19 agosto
Afghanistan - Mappa
Afghanistan - Mappa
Evoluzione storica
Stato precedenteAfghanistan (bandiera) Repubblica Islamica dell'Afghanistan
(de facto)

L'Afghanistan, anche Afganistan[N 1] (AFI: /afˈɡanistan/; pronuncia tradizionale /afɡanisˈtan/[6]), ufficialmente Emirato islamico dell'Afghanistan secondo le autorità de facto al potere dal 2021, è uno Stato senza sbocco al mare dell'Asia, situato tra l'Asia centrale e l'Asia meridionale. Ha una superficie di 652864 km² e una popolazione stimata dalla Banca Mondiale in circa 43,8 milioni di abitanti nel 2025.[4] La capitale e maggiore città è Kabul.

Confina a ovest con l'Iran, a sud e a est con il Pakistan, a nord con il Turkmenistan, l'Uzbekistan e il Tagikistan e, per un breve tratto all'estremità del corridoio del Wakhan, con la Cina. Il territorio è prevalentemente montuoso ed è dominato dalla catena dell'Hindu Kush, che attraversa gran parte del Paese e separa le pianure settentrionali dai bacini e dagli altopiani centrali e meridionali. La popolazione è composta da numerosi gruppi etnici, tra i quali Pashtun, Tagiki, Hazara e Uzbeki. Le due principali lingue del Paese sono il dari e il pashtu.

L'Afghanistan moderno ottenne la piena indipendenza dal Regno Unito nel 1919, al termine della terza guerra anglo-afghana. Nel corso del XX e dell'inizio del XXI secolo il Paese attraversò numerosi mutamenti istituzionali e lunghi periodi di guerra: alla monarchia, abolita nel 1973, seguirono la repubblica, il regime comunista instaurato dopo la rivoluzione di Saur del 1978, l'Afghanistan socialista sostenuto dall'Unione Sovietica, la guerra civile, il primo Emirato islamico dei talebani e, dopo l'intervento militare internazionale del 2001, la Repubblica Islamica dell'Afghanistan.

In seguito al ritiro delle forze internazionali e alla rapida offensiva talebana del 2021, il 15 agosto i talebani conquistarono Kabul, determinando il collasso delle istituzioni della Repubblica islamica. Il 19 agosto il movimento annunciò la restaurazione dell'Emirato islamico dell'Afghanistan.[1] Da allora i talebani esercitano il controllo de facto sulla quasi totalità del territorio e delle istituzioni statali, sotto la guida suprema di Hibatullah Akhundzada.

La posizione internazionale del nuovo regime rimane peculiare. Le Nazioni Unite continuano a utilizzare la denominazione «Repubblica Islamica dell'Afghanistan» nella propria nomenclatura ufficiale e la rappresentanza afghana presso l'organizzazione non è stata trasferita alle autorità talebane.[2] Il 3 luglio 2025 la Russia è diventata il primo Stato a riconoscere formalmente il governo talebano, accettando le credenziali dell'ambasciatore nominato dall'Emirato.[7] Altri Stati intrattengono rapporti diplomatici o hanno accreditato rappresentanti delle autorità talebane senza procedere a un riconoscimento formale del governo.[7]

L'ordinamento instaurato dai talebani è caratterizzato da una forte concentrazione del potere nelle istituzioni religiose e nella figura della guida suprema e dall'applicazione della loro interpretazione della sharia. Dalla riconquista del potere le autorità hanno introdotto severe restrizioni ai diritti e alle libertà, con particolare riguardo alle donne e alle ragazze, limitandone fortemente l'accesso all'istruzione, al lavoro e alla vita pubblica.

L'Afghanistan figura tra i Paesi con il più basso livello di sviluppo umano: nel 2023 il suo Indice di sviluppo umano era pari a 0,496, corrispondente al 181º posto su 193 Stati e territori classificati dall'UNDP.[5] Dopo la forte contrazione economica seguita al ritorno al potere dei talebani, l'economia è tornata a registrare una crescita reale, ma rimane caratterizzata da bassi livelli di reddito, limitati investimenti, fragilità del sistema bancario, riduzione degli aiuti internazionali e forte pressione demografica.[8]

Geografia fisica

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Lo stesso argomento in dettaglio: Geografia dell'Afghanistan.
La valle di Korengal, nella provincia di Kunar

L'Afghanistan è uno Stato senza sbocco al mare situato tra l'Asia centrale e l'Asia meridionale. Con una superficie di circa 652864 km², presenta un territorio prevalentemente montuoso e caratterizzato da forti contrasti altimetrici e climatici. L'elemento dominante del paesaggio è costituito dall'Hindu Kush, il grande sistema montuoso che attraversa il Paese da nord-est verso sud-ovest e separa le pianure settentrionali dai bacini e dagli altopiani centrali e meridionali.[9]

Il rilievo condiziona profondamente la distribuzione della popolazione, le comunicazioni, l'agricoltura e la disponibilità di risorse idriche. Gli insediamenti e le coltivazioni sono concentrati principalmente nelle vallate fluviali, nelle oasi e nelle pianure irrigue, mentre vaste porzioni delle montagne e dei deserti meridionali presentano una densità abitativa molto bassa.

L'Hindu Kush costituisce il principale sistema montuoso dell'Afghanistan e rappresenta la prosecuzione occidentale del grande complesso montuoso dell'Asia centrale e meridionale. Si sviluppa per centinaia di chilometri dall'Afghanistan centrale verso il Badakhshan e il confine con il Pakistan, raggiungendo nella sua parte orientale quote superiori ai 7000 m.[10]

Nel nord-est il sistema si avvicina ai rilievi del Pamir e del Karakorum, dai quali è separato da valli e passi montani. L'estremità nord-orientale del territorio afghano è costituita dal lungo e stretto corridoio del Wakhan, compreso tra il Pamir a nord e l'Hindu Kush e il Karakorum a sud. Questa regione, tra le più elevate e scarsamente popolate del Paese, collega territorialmente l'Afghanistan alla Cina.

La vetta più elevata interamente o parzialmente appartenente all'Afghanistan è il Noshaq, situato nell'Hindu Kush orientale presso il confine pakistano, che raggiunge 7492 m. È la montagna più alta dell'Afghanistan e una delle maggiori elevazioni dell'intera regione.

Procedendo verso ovest, l'Hindu Kush si abbassa gradualmente negli altopiani centrali e nei massicci del Koh-i-Baba, dai quali hanno origine alcuni dei principali corsi d'acqua del Paese. Gli altopiani centrali, generalmente posti tra 2000 e 3000 m, presentano valli profondamente incise, altipiani e catene parallele che rendono difficili le comunicazioni interne.

Uno dei principali valichi attraverso l'Hindu Kush è il passo Salang, che collega Kabul con l'Afghanistan settentrionale. Dal 1964 il tunnel del Salang, costruito sotto il passo a oltre 3000 m di altitudine, rappresenta una delle principali vie di comunicazione stradale tra le due parti del Paese.

A est, lungo la frontiera con il Pakistan, i rilievi sono attraversati da numerose vallate fluviali e passi. Il più celebre è il passo Khyber, storicamente una delle maggiori vie di comunicazione tra l'Afghanistan e il subcontinente indiano; il passo propriamente detto si trova tuttavia in territorio pakistano, immediatamente a est della frontiera afghana.

Pianure e deserti

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A nord dell'Hindu Kush il rilievo digrada progressivamente nella pianura dell'Amu Darya, corrispondente in parte all'antica regione della Battriana. È una delle maggiori aree pianeggianti dell'Afghanistan e comprende terreni agricoli relativamente fertili, soprattutto laddove è possibile l'irrigazione.

Le pianure settentrionali si estendono dalle province di Herat e Badghis a occidente fino al Badakhshan a oriente e costituiscono una zona di transizione tra le montagne afghane e le grandi pianure aride dell'Asia centrale. I depositi alluvionali e di loess hanno favorito in alcune aree lo sviluppo dell'agricoltura cerealicola.

La parte sud-occidentale del Paese presenta invece vaste regioni aride e desertiche. Tra queste figurano il Registan, a sud di Kandahar, e il Dasht-e Margo, situato prevalentemente nelle province di Helmand e Nimruz. Si tratta di ambienti caratterizzati da dune, superfici pietrose, bacini salini e vegetazione estremamente rada.

All'estremità sud-occidentale si trova la depressione del Sistan, condivisa con l'Iran. Il sistema comprende laghi e zone umide alimentati principalmente dal fiume Helmand, la cui estensione varia notevolmente in funzione delle precipitazioni e della portata fluviale.

L'idrografia dell'Afghanistan è fortemente condizionata dal carattere montuoso e arido del territorio. Gran parte delle acque superficiali deriva dallo scioglimento delle nevi accumulate durante l'inverno sulle montagne dell'Hindu Kush e degli altopiani centrali; ne consegue una marcata variazione stagionale della portata dei corsi d'acqua.

Il territorio afghano può essere suddiviso in diversi grandi bacini idrografici: quello dell'Amu Darya, che drena le regioni settentrionali; quello dell'Helmand, esteso su gran parte dell'Afghanistan sud-occidentale; quello del fiume Kabul, appartenente al sistema dell'Indo; quello dell'Hari Rud e del Morghab, diretto verso l'Asia centrale; e una serie di bacini endoreici minori.

L'Amu Darya, l'antico Oxus, forma per un lungo tratto il confine settentrionale con il Tagikistan, l'Uzbekistan e, indirettamente attraverso i suoi affluenti, drena gran parte dell'Afghanistan nord-orientale. Tra i principali tributari afghani figurano il Panj, il Kokcha e il Kunduz. Le sue acque proseguono quindi verso l'Asia centrale.

Il Helmand è il più lungo fiume interamente o prevalentemente afghano. Nasce negli altopiani centrali, a occidente di Kabul, percorre oltre un migliaio di chilometri verso sud-ovest e termina nei bacini endoreici del Sistan, formando insieme ad altri corsi d'acqua il sistema delle paludi e laghi Hamun. Il suo bacino riveste un'importanza fondamentale per l'agricoltura irrigua delle province meridionali e sud-occidentali.

Il fiume Kabul costituisce invece il principale corso d'acqua afghano appartenente a un bacino con sbocco oceanico. Attraversa la capitale e prosegue verso est attraverso Jalalabad, entrando quindi in Pakistan e confluendo nell'Indo presso Attock. Tra i suoi maggiori affluenti figurano il Kunar, il Panjshir e il Logar.

Nell'Afghanistan occidentale l'Hari Rud nasce negli altopiani centrali, attraversa Herat e successivamente costituisce per alcuni tratti il confine con l'Iran e il Turkmenistan, prima di disperdersi nelle regioni desertiche dell'Asia centrale. Più a nord il Morghab scorre dalla regione di Ghor verso il Turkmenistan.

Poiché solo una parte relativamente limitata del territorio riceve precipitazioni sufficienti per l'agricoltura non irrigua, i fiumi, i torrenti stagionali, i pozzi e i tradizionali sistemi sotterranei di captazione chiamati karez hanno storicamente assunto un'importanza centrale per gli insediamenti e le attività agricole.[9]

Montagne innevate presso il tunnel del Salang

Il clima dell'Afghanistan è prevalentemente arido o semiarido e presenta marcati caratteri continentali, con estati generalmente calde e secche e inverni freddi, soprattutto nelle regioni montuose e negli altopiani.[9] L'elevata distanza dal mare, la notevole altitudine media e la presenza delle grandi catene montuose determinano forti escursioni termiche sia giornaliere sia stagionali.

Le condizioni climatiche variano sensibilmente con l'altitudine. Nelle pianure settentrionali e nei deserti meridionali le temperature estive possono superare frequentemente i 40 °C, mentre negli altopiani centrali e nelle montagne nord-orientali gli inverni sono lunghi e rigidi e le temperature possono scendere molto al di sotto dello zero.

La maggior parte delle precipitazioni si concentra tra l'inverno e la primavera ed è associata alle perturbazioni provenienti da occidente. Nelle aree montuose le precipitazioni cadono in larga parte sotto forma di neve e costituiscono la principale riserva idrica del Paese: lo scioglimento primaverile e all'inizio dell'estate alimenta fiumi, torrenti e sistemi irrigui.

Le precipitazioni sono generalmente scarse nelle pianure occidentali, settentrionali e meridionali e aumentano nelle regioni montuose orientali. Una limitata influenza del monsone estivo dell'Asia meridionale raggiunge alcune province orientali lungo il confine pakistano, soprattutto Nuristan, Kunar e parte di Nangarhar, rendendole relativamente più umide rispetto alla maggior parte del territorio.

A Kabul, situata a circa 1800 m di altitudine, gli inverni sono freddi e le estati calde ma relativamente secche; nelle regioni desertiche sud-occidentali il clima è invece nettamente più caldo e arido. Nel corridoio del Wakhan e nelle maggiori quote dell'Hindu Kush prevalgono condizioni alpine, con estati brevi e fresche e inverni prolungati caratterizzati da abbondanti nevicate.

Tra le caratteristiche climatiche regionali figurano inoltre forti venti stagionali. Nell'Afghanistan occidentale e sud-occidentale è particolarmente noto il cosiddetto «vento dei 120 giorni», che interessa soprattutto il Sistan durante l'estate e può provocare intense tempeste di polvere.

L'Afghanistan presenta una notevole varietà di ambienti naturali, determinata principalmente dalle forti differenze di altitudine, dalla continentalità del clima e dalla distribuzione irregolare delle precipitazioni. Ai deserti e alle steppe delle regioni meridionali e occidentali si contrappongono gli altopiani centrali, le vallate coltivate, le foreste delle province orientali e gli ecosistemi alpini e subalpini dell'Hindu Kush, del Pamir e del corridoio del Wakhan.[11]

Decenni di conflitti, sfruttamento non regolamentato delle risorse, crescita della popolazione, perdita di habitat e siccità hanno tuttavia esercitato una forte pressione sull'ambiente. La valutazione ambientale condotta dall'UNEP dopo il 2001 individuò, tra i principali fenomeni di degrado, l'abbassamento delle falde acquifere, il prosciugamento di zone umide, la perdita diffusa della copertura vegetale, l'erosione del suolo e la riduzione della fauna selvatica.[12]

Gran parte del territorio afghano presenta una copertura vegetale rada, adattata alle condizioni aride o semiaride. Nelle pianure, negli altopiani più secchi e nelle regioni desertiche predominano steppe, arbusteti e vegetazione xerofila; le precipitazioni stagionali possono tuttavia determinare una crescita temporanea della vegetazione erbacea, soprattutto nelle regioni settentrionali.[13]

Le principali formazioni forestali si concentrano invece nelle regioni orientali, dove le maggiori precipitazioni consentono lo sviluppo di boschi misti. Secondo l'UNEP, in Afghanistan possono essere distinti tre grandi tipi di sistemi forestali: le foreste miste di querce e conifere dell'est, una fascia di boschi aperti estesa nelle regioni centrali e settentrionali e le formazioni agroforestali irrigue delle vallate.[14]

Le foreste orientali comprendono querce e diverse conifere, mentre nei boschi aperti e nelle zone più aride sono presenti, tra le altre, formazioni di ginepro, pistacchio e mandorlo.[14] I boschi di pistacchio, in particolare, hanno tradizionalmente costituito un'importante risorsa economica per le comunità rurali dell'Afghanistan settentrionale e nord-occidentale.

La copertura forestale ha subito un forte degrado durante gli ultimi decenni. L'indebolimento delle istituzioni di gestione forestale dopo il 1979, accompagnato da instabilità politica e conflitti, favorì il pascolo eccessivo, l'espansione delle colture non irrigue e il taglio incontrollato del legname, contribuendo a una vasta deforestazione, particolarmente grave nelle aree dei boschi di pistacchio.[14]

La vegetazione naturale svolge inoltre un ruolo importante per la conservazione del suolo, la riduzione dell'erosione e delle frane e il sostentamento delle comunità rurali, che utilizzano legname, combustibile, foraggio e prodotti arborei.[14]

Il leopardo delle nevi, presente soprattutto nelle montagne dell'Afghanistan nord-orientale

Nonostante il degrado degli habitat e decenni di instabilità, l'Afghanistan conserva una fauna diversificata, particolarmente ricca negli ecosistemi montani dell'Hindu Kush e del Pamir. L'UNEP segnala tra le specie caratteristiche del Paese il leopardo delle nevi, la pecora di Marco Polo, lo stambecco, il markhor, l'orso nero, l'orso bruno e diversi rapaci.[15]

Il corridoio del Wakhan, nell'estremo nord-est, costituisce una delle principali aree di interesse naturalistico del Paese. I suoi ecosistemi d'alta montagna ospitano popolazioni di leopardo delle nevi, pecora di Marco Polo, stambecchi e altri grandi mammiferi adattati agli ambienti alpini.[16]

La pecora di Marco Polo (Ovis ammon polii), sottospecie dell'argali, è caratteristica soprattutto del Pamir e del Wakhan. I maschi sono contraddistinti da corna eccezionalmente sviluppate; la Wildlife Conservation Society svolge in Afghanistan attività di monitoraggio della specie e dello stambecco, anche attraverso pattuglie comunitarie destinate a contrastare il bracconaggio.[17]

Nelle medesime regioni vive il leopardo delle nevi (Panthera uncia), uno dei principali predatori degli ecosistemi montani dell'Asia centrale. La Wildlife Conservation Society opera per la sua conservazione in Afghanistan dal 2006 e nel 2009 ottenne nel Paese le prime fotografie della specie mediante fototrappole. Le ricerche contribuirono successivamente alla protezione del suo habitat nel Wakhan.[18]

Tra gli altri ungulati montani figurano il markhor e diverse popolazioni di stambecco e urial. La Wildlife Conservation Society ha documentato in Afghanistan popolazioni di urial precedentemente non conosciute e conduce attività di ricerca sui movimenti degli argali e sulle interazioni tra fauna selvatica e bestiame domestico.[17]

Gli habitat montani ospitano inoltre l'orso bruno e l'orso nero asiatico, mentre nelle aree più basse e aride sono presenti altri mammiferi adattati agli ambienti steppici e desertici.[15]

L'Afghanistan riveste una notevole importanza anche per l'avifauna, in particolare per gli uccelli migratori che utilizzano le zone umide del Paese durante gli spostamenti tra l'Asia centrale e l'Asia meridionale. La zona umida di Kol-e Hashmat Khan, presso Kabul, è indicata dall'UNEP come un importante punto di sosta per numerose specie migratrici.[19]

Il patrimonio faunistico è minacciato soprattutto dalla perdita e degradazione degli habitat, dal bracconaggio, dal commercio illegale di fauna, dall'espansione delle attività umane e dagli effetti del cambiamento climatico.[15] Secondo l'UNEP, anni di conflitto e di sfruttamento non regolamentato delle risorse naturali hanno determinato una significativa riduzione della fauna selvatica e della copertura vegetale in numerose aree del Paese.[12]

Aree protette

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La creazione di un sistema nazionale di aree protette, avviata già negli anni settanta, fu a lungo ostacolata dai conflitti e dall'instabilità politica. Negli anni successivi al 2001 il governo afghano, con il sostegno dell'UNEP e di organizzazioni internazionali, avviò un nuovo processo di individuazione e gestione delle aree di maggiore interesse naturalistico.[11]

Il Parco nazionale Band-e Amir, negli altopiani centrali della provincia di Bamiyan, divenne la prima area protetta nazionale istituita nel quadro del nuovo ordinamento ambientale. Successivamente fu istituito il Parco nazionale del Wakhan, destinato a tutelare gli ecosistemi montani dell'estremo nord-est e specie quali il leopardo delle nevi e la pecora di Marco Polo.[20]

Nel giugno 2015 fu inoltre dichiarata area protetta la regione di Shah Foladi, negli altopiani centrali, caratterizzata da un'elevata diversità vegetale e dall'importanza dei suoi bacini montani per l'origine di diversi corsi d'acqua afghani.[21]

Tra le altre zone di particolare rilevanza ambientale figura la zona umida di Kol-e Hashmat Khan, presso Kabul, protetta soprattutto per la sua importanza per l'avifauna migratoria.[19]

La tutela delle aree naturali rimane strettamente connessa alle condizioni economiche delle comunità locali. L'UNEP ha pertanto promosso in Afghanistan forme di gestione comunitaria delle risorse naturali, comprendenti interventi relativi alla conservazione dell'acqua, alla riabilitazione dei sistemi irrigui, alla gestione del rischio ambientale e alla piantumazione di alberi da frutto e da frutta secca.[22]

Rischi naturali e problemi ambientali

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La posizione dell'Afghanistan lungo importanti strutture tettoniche rende il Paese soggetto a frequenti terremoti, soprattutto nelle regioni nord-orientali dell'Hindu Kush e del Badakhshan. I terremoti profondi dell'Hindu Kush possono essere avvertiti su vaste aree dell'Asia centrale e meridionale.

Tra gli altri rischi naturali figurano frane, valanghe e improvvise alluvioni, particolarmente pericolose nelle vallate montane durante il disgelo e in occasione di precipitazioni intense. Le regioni aride sono invece frequentemente colpite da siccità prolungate e tempeste di sabbia e polvere.

La disponibilità di acqua costituisce uno dei principali problemi ambientali del Paese. L'agricoltura dipende in larga misura dall'irrigazione e dalle acque provenienti dallo scioglimento nivale; variazioni delle precipitazioni, siccità pluriennali e crescita della domanda possono quindi produrre gravi conseguenze economiche e sociali. La scarsità d'acqua assume inoltre una dimensione internazionale poiché diversi corsi d'acqua afghani attraversano o delimitano i Paesi confinanti.

Tra gli ulteriori problemi ambientali figurano l'erosione del suolo, la desertificazione, il degrado dei pascoli, la deforestazione e la perdita di habitat naturali. Nelle aree urbane, in particolare nella conca di Kabul, si aggiungono l'inquinamento atmosferico e le difficoltà nella gestione delle risorse idriche e dei rifiuti.

Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'Afghanistan.

Preistoria e antichità

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La posizione dell'odierno Afghanistan, tra il mondo iranico, l'Asia centrale e il subcontinente indiano, rese la regione storicamente esposta a influenze culturali e politiche provenienti dall'Iran, dall'India e dalle steppe centroasiatiche. I più antichi insediamenti conosciuti nel territorio risalgono al Paleolitico, mentre l'Età del bronzo si protrasse fino all'inizio del I millennio a.C.[23]

Achemenidi e regni ellenistici

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Nel VI secolo a.C. le regioni dell'odierno Afghanistan entrarono a far parte dell'Impero achemenide; un'iscrizione di Dario I a Behistun menziona la Battriana e il Gandhara fra le satrapie orientali dell'impero. La Battriana, il cui principale centro era Bactra, comprendeva originariamente la pianura compresa fra l'Hindu Kush e l'Amu Darya ed ebbe un'importanza rilevante nella storia dell'Asia centrale. La sua annessione all'impero persiano viene fatta risalire all'età di Ciro il Grande.[24]

Tra il 330 e il 327 a.C. Alessandro Magno condusse le proprie campagne nelle province orientali dell'Impero achemenide; la conquista della regione aprì l'Afghanistan all'influenza culturale del mondo greco. In Battriana e Sogdiana le forze macedoni incontrarono una prolungata resistenza, prima che Alessandro riuscisse a consolidare il proprio dominio.

Dopo la morte di Alessandro una parte della regione passò sotto il controllo dell'Impero seleucide. Nel III secolo a.C. la Battriana si separò dal dominio seleucide e si costituì il Regno greco-battriano, mentre le regioni orientali dell'odierno Afghanistan entrarono nell'orbita dell'Impero Maurya.

Durante il regno dell'imperatore Ashoka la diffusione del buddhismo oltre il subcontinente indiano conobbe una significativa accelerazione. Iscrizioni di Ashoka in aramaico sono state rinvenute nell'Afghanistan meridionale, mentre a Kandahar sono stati scoperti testi greci, aramaici e bilingui greco-aramaici; tali testimonianze attestano la presenza del buddhismo nell'area almeno dalla metà del III secolo a.C.[25]

Kusana e diffusione del buddhismo

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A partire dalla fine del II secolo a.C. la presenza politica greca fu progressivamente ridimensionata dall'arrivo di popolazioni nomadi provenienti dall'Asia centrale. Tra queste si imposero gli Yuezhi, dai quali ebbe origine la dinastia dei Kusana.

Durante il dominio kusana la Battriana attraversò una fase di prosperità economica e commerciale e Bactra divenne un importante centro lungo le vie di comunicazione tra l'India e l'Asia centrale. In questo periodo si sviluppò inoltre l'uso scritto della lingua battriana mediante un alfabeto derivato da quello greco.

Il buddhismo si diffuse ampiamente nella regione e numerosi monasteri sorsero lungo le principali vie commerciali. Uno dei più importanti centri buddhisti fu la valle di Bamiyan, situata su un ramo della Via della seta. Il complesso religioso e artistico della valle testimonia l'incontro di influenze indiane, ellenistiche, romane e sasanidi e comprendeva numerosi monasteri e santuari scavati nella roccia.[26]

Dopo il declino dell'Impero kusana, la Battriana passò sotto il controllo dei Sasanidi, che organizzarono i propri territori orientali anche attraverso la formazione del cosiddetto Kūšānšahr.

Islamizzazione e dinastie islamiche

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La conquista araba introdusse progressivamente l'Islam nelle regioni dell'odierno Afghanistan. La nuova religione si consolidò soprattutto a partire dal IX secolo e conobbe una notevole espansione sotto la dinastia dei Ghaznavidi, tra il X e il XII secolo.

La diffusione dell'Islam non determinò tuttavia l'immediata scomparsa del buddhismo. Nel VII secolo la regione di Balkh conservava ancora una rilevante presenza monastica: il pellegrino cinese Xuánzàng descrisse nell'area numerosi monasteri e migliaia di monaci buddhisti.

Tra la fine del X e l'inizio dell'XI secolo Ghazni divenne il centro di un vasto impero sotto Mahmud di Ghazna, le cui campagne estesero il potere ghaznavide verso il subcontinente indiano. Sotto i Ghaznavidi l'Islam si irradiò ulteriormente verso l'India.

Dalla regione montuosa del Ghor emerse successivamente la dinastia dei Ghuridi. Inizialmente signori locali, dalla metà del XII secolo essi divennero una grande potenza e costruirono un impero che si estese dal Gorgan fino all'India settentrionale.[27] Le conquiste ghuridi nel subcontinente contribuirono inoltre a creare le basi politiche sulle quali si sviluppò successivamente il Sultanato di Delhi.

Mongoli e Timuridi

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All'inizio del XIII secolo l'espansione dell'Impero mongolo investì anche le regioni dell'odierno Afghanistan, che furono coinvolte nelle conquiste seguite all'attacco di Gengis Khan contro l'Impero corasmio. Nei secoli successivi il territorio rimase compreso nelle formazioni politiche sorte dalla frammentazione del dominio mongolo.

Nel XIV secolo gran parte della regione passò sotto il controllo di Tamerlano e dei suoi successori. Il XV secolo rappresentò una nuova fase di prosperità culturale sotto la dinastia timuride, che fece dell'area uno dei centri della civiltà persiano-islamica dell'Asia centrale.

Tra Moghul e Persia

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Nel XVI secolo Babur, discendente di Tamerlano, stabilì il proprio potere a Kabul prima di intraprendere le campagne che portarono alla fondazione dell'Impero Moghul nell'India settentrionale. Nei secoli successivi diverse parti dell'odierno Afghanistan rimasero contese tra le potenze dell'India moghul, della Persia e dell'Asia centrale.

All'inizio del XVIII secolo i Ghilji di Kandahar si sollevarono contro il dominio persiano e riuscirono per un periodo a imporre il proprio potere sulla Persia. La loro ascesa fu interrotta da Nadir Shah, che nel 1737-1738 riconquistò Kandahar e sottrasse Kabul ai Moghul, appoggiandosi successivamente anche a contingenti delle tribù afghane Abdali.[28]

L'Impero Durrani

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Lo stesso argomento in dettaglio: Impero Durrani.

Dopo l'assassinio di Nadir Shah nel 1747, Ahmad Khan, capo degli Abdali, assunse il potere a Kandahar e diede origine alla dinastia Durrani. Egli assunse l'epiteto di Durr-i Durrān, dal quale derivò il nuovo nome della confederazione tribale, e viene considerato il fondatore dello Stato afghano.[29]

Ahmad Shah riunì i capi tribali afghani e ampliò notevolmente il proprio dominio, incorporando Herat, parte del Khorasan, il Kashmir e gran parte del Punjab. Condusse inoltre ripetute campagne nell'India settentrionale e nel 1761 sconfisse i Maratha nella terza battaglia di Panipat.

Alla sua morte nel 1773 gli succedette il figlio Timur Shah Durrani, che trasferì la capitale da Kandahar a Kabul. Durante il suo regno diverse province si ribellarono e, dopo la sua morte nel 1793, le lotte fra i suoi figli indebolirono ulteriormente il potere della dinastia.

Nel 1818 Dost Mohammed Khan sottrasse Kabul ai Durrani e la famiglia Barakzai si impose progressivamente come nuova dinastia dominante. Nel 1826 Dost Mohammed assunse il potere a Kabul, inaugurando una nuova fase della storia politica afghana.

Età contemporanea

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Le guerre anglo-afghane e l'indipendenza

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Nel XIX secolo l'Afghanistan divenne oggetto della competizione strategica tra l'Impero britannico e l'Impero russo. L'espansione dell'influenza russa in Asia centrale e il tentativo dei governanti afghani di bilanciare la pressione britannica contribuirono allo scoppio della prima guerra anglo-afghana del 1839-1842 e della seconda guerra anglo-afghana del 1878-1880.

Dopo il secondo conflitto si affermò Abdur Rahman Khan, che rafforzò sensibilmente l'autorità centrale riducendo il potere dei capi tribali e avviando un processo di modernizzazione. L'accordo conclusivo del 1880 garantiva all'Afghanistan autonomia negli affari interni, mentre la politica estera rimaneva sottoposta a una forte influenza britannica.

Alla morte di Abdur Rahman gli succedette Habibullah Khan. Durante la prima guerra mondiale l'Afghanistan mantenne la propria neutralità. Habibullah fu assassinato nel 1919 e, dopo una breve crisi dinastica, Amanullah Khan conquistò il potere.

Amanullah intraprese nello stesso anno la terza guerra anglo-afghana. Il conflitto si concluse con il trattato di Rawalpindi, attraverso il quale la Gran Bretagna riconobbe l'indipendenza politica dell'Afghanistan e cessò il controllo sulla sua politica estera.

Il Regno dell'Afghanistan

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Lo stesso argomento in dettaglio: Regno dell'Afghanistan.
Re Amanullah Khan con Mustafa Kemal Atatürk nel 1928

Dopo l'indipendenza Amanullah avviò un vasto programma di riforme e modernizzazione, con interventi particolarmente rilevanti nel campo dell'istruzione e dell'organizzazione dello Stato. Durante il suo regno fu adottata la prima costituzione afghana, ratificata da una Loya jirga e pubblicata nel 1923. Il testo definiva l'Afghanistan come Stato indipendente, disciplinava la monarchia, l'organizzazione ministeriale e amministrativa, la magistratura e i diritti dei cittadini.[30]

Le riforme incontrarono una crescente opposizione negli ambienti conservatori e nel 1928 ebbe inizio una vasta ribellione. Nel 1929 Amanullah perse il trono e Habibullah Kalakānī conquistò Kabul, ma il suo governo durò soltanto pochi mesi: nello stesso anno fu sconfitto da Mohammed Nadir Shah, che assunse la corona e adottò una politica di modernizzazione più cauta.

Nadir Shah fu assassinato nel 1933 e gli succedette il figlio Mohammed Zahir Shah. Durante il suo lungo regno l'Afghanistan proseguì gradualmente il processo di modernizzazione, mantenne la propria indipendenza durante la seconda guerra mondiale e successivamente aderì alle Nazioni Unite. Nel secondo dopoguerra Zahir Shah perseguì una politica di prudente equidistanza tra i due blocchi della guerra fredda.

La Costituzione del 1964 introdusse istituzioni di carattere parlamentare e rappresentò il tentativo di avviare una nuova fase costituzionale del Regno.

Nel 1973 il cugino ed ex primo ministro Mohammed Daud Khan rovesciò Zahir Shah con un colpo di Stato, pose fine alla monarchia e instaurò la Repubblica dell'Afghanistan.

La Repubblica e la rivoluzione del 1978

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Daud Khan avviò un nuovo programma di modernizzazione e nel 1977 fu adottata una Costituzione repubblicana che attribuiva ampi poteri al presidente. Le tensioni politiche interne continuarono tuttavia ad aumentare.

Nel 1978 un nuovo colpo di Stato portò al potere il Partito Democratico Popolare dell'Afghanistan e il suo leader Nur Mohammad Taraki. Il nuovo regime comunista incontrò una crescente opposizione degli ambienti islamici tradizionali e di movimenti armati che si svilupparono soprattutto nelle regioni rurali.

Il governo intraprese programmi di trasformazione sociale ed economica accompagnati da una dura repressione degli oppositori. Arresti, torture ed esecuzioni colpirono avversari reali o presunti del regime.[31]

Nel 1979 Taraki fu estromesso e il potere passò a Hafizullah Amin. Nel dicembre dello stesso anno l'Unione Sovietica intervenne militarmente in Afghanistan; Amin fu ucciso e il nuovo governo fu affidato a Babrak Karmal.

Guerra sovietico-afghana

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Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra in Afghanistan (1979-1989).
Un carro armato sovietico T-62 durante la guerra

L'intervento sovietico trasformò il conflitto interno in una guerra di lunga durata. Contro il governo sostenuto dall'Unione Sovietica operarono numerose formazioni di mujaheddin, organizzate secondo differenti basi politiche, etniche e territoriali e sostenute dall'esterno, in particolare dal Pakistan.

Nel 1986 Karmal fu sostituito alla guida del regime da Mohammad Najibullah, che avviò una politica di «riconciliazione nazionale» nel tentativo di ridurre il conflitto. Parallelamente l'Unione Sovietica iniziò il proprio progressivo disimpegno militare.

Il ritiro sovietico fu completato il 15 febbraio 1989. Il governo di Najibullah rimase tuttavia al potere fino al 1992, quando le forze dei mujaheddin conquistarono Kabul e proclamarono lo Stato Islamico dell'Afghanistan.

Guerra civile e primo Emirato talebano

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La caduta del regime di Najibullah non pose fine alla guerra. L'accordo di Islamabad del 1993, che portò Gulbuddin Hekmatyar alla carica di primo ministro, non riuscì a stabilizzare il Paese e le diverse formazioni dei mujaheddin continuarono a combattersi.

In questo contesto emerse il movimento dei Talebani, formato inizialmente soprattutto da giovani pashtun provenienti dalle scuole islamiche del Pakistan e da ex mujaheddin delusi dai propri comandanti. Il movimento conquistò progressivamente vaste aree dell'Afghanistan e nel 1996 occupò Kabul.

I Talebani instaurarono l'Emirato Islamico dell'Afghanistan e imposero una rigorosa applicazione della sharia. Il nuovo regime fu riconosciuto formalmente da Pakistan, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, mentre le forze ostili ai Talebani si concentrarono prevalentemente nelle province settentrionali riunendosi nel Fronte islamico unito per la salvezza dell'Afghanistan, comunemente noto come Alleanza del Nord.

Durante il regime talebano Osama bin Laden trovò rifugio in Afghanistan. Il rifiuto delle autorità di consegnarlo determinò un crescente isolamento internazionale e l'inasprimento delle sanzioni delle Nazioni Unite.

Nel marzo 2001 i Talebani distrussero deliberatamente i due monumentali Buddha di Bamiyan, suscitando una vasta condanna internazionale. Nel settembre dello stesso anno Ahmad Shah Massoud, principale comandante militare dell'opposizione ai Talebani, fu assassinato in un attentato.

L'intervento internazionale e la Repubblica islamica

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Soldati statunitensi in Afghanistan nel 2003

Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 negli Stati Uniti, le autorità talebane rifiutarono nuovamente di consegnare Osama bin Laden. Nell'ottobre 2001 ebbero quindi inizio le operazioni militari condotte dagli Stati Uniti e dai loro alleati, mentre le forze dell'Alleanza del Nord ripresero l'offensiva contro il regime.

Kabul cadde il 13 novembre 2001. Il successivo Accordo di Bonn, firmato il 5 dicembre dalle principali componenti politiche afghane, istituì un'amministrazione provvisoria guidata da Hamid Karzai. Nel giugno 2002 una Loya jirga confermò Karzai alla guida della transizione politica.

Alla fine del 2003 una Loya jirga costituzionale approvò una nuova carta fondamentale, che istituì un sistema presidenziale e un Parlamento bicamerale. Le elezioni presidenziali del 9 ottobre 2004 furono vinte da Karzai, mentre nel 2005 si tennero le successive elezioni parlamentari.

Parallelamente venne dispiegata l'International Security Assistance Force (ISAF), istituita su mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La NATO ne assunse il comando l'11 agosto 2003 e negli anni successivi la missione fu progressivamente estesa all'intero territorio afghano.[32]

Negli anni successivi l'insurrezione talebana riprese intensità. Le elezioni presidenziali del 2009 confermarono Karzai alla presidenza, pur tra diffuse contestazioni relative alla regolarità del voto.

Le elezioni presidenziali del 2014 videro prevalere Ashraf Ghani dopo un controverso scrutinio e un riconteggio dei voti; nel settembre dello stesso anno egli succedette a Karzai alla presidenza.

L'ISAF concluse formalmente la propria missione alla fine del 2014, dopo il trasferimento della responsabilità primaria per la sicurezza alle forze afghane. Il 1º gennaio 2015 iniziò la missione NATO Resolute Support, di carattere non combattente e finalizzata principalmente all'addestramento, alla consulenza e all'assistenza delle forze e delle istituzioni di sicurezza afghane.[33]

L'accordo di Doha e la caduta della Repubblica

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Il 29 febbraio 2020 gli Stati Uniti e i Talebani firmarono a Doha un accordo volto a porre le basi per il ritiro delle forze statunitensi e alleate e per l'avvio di negoziati interafghani.[34] Nell'accordo i Talebani assunsero inoltre l'impegno a impedire che individui o gruppi, compresa Al Qaida, utilizzassero il territorio afghano per minacciare la sicurezza degli Stati Uniti e dei loro alleati.[35]

Nell'aprile 2021 gli Stati membri della NATO decisero di iniziare il ritiro delle forze della missione Resolute Support dal 1º maggio. Con il procedere del ritiro internazionale i Talebani lanciarono una vasta offensiva, conquistando rapidamente numerosi capoluoghi provinciali durante l'estate.

Il 15 agosto 2021 i Talebani entrarono a Kabul senza incontrare una significativa resistenza da parte delle forze governative e il presidente Ashraf Ghani lasciò il Paese, determinando il collasso della Repubblica islamica. La missione Resolute Support terminò formalmente all'inizio di settembre, dopo il completamento del ritiro delle proprie forze.

Il secondo Emirato islamico

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Nel settembre 2021, dopo avere consolidato il controllo del Paese, i Talebani annunciarono la formazione di un governo ad interim guidato da Mohammad Hassan Akhund. Il nuovo sistema politico si strutturò progressivamente intorno alla figura della guida suprema Hibatullah Akhundzada, che rafforzò la centralizzazione del potere a Kandahar e proclamò una forma di governo fondata sulla propria interpretazione della sharia.[36]

Le nuove autorità abolirono progressivamente diverse istituzioni della precedente Repubblica, fra cui la Commissione indipendente elettorale, la Commissione per i reclami elettorali, il Ministero per gli affari parlamentari e le strutture amministrative delle due camere del Parlamento.[37]

Particolarmente estese furono le restrizioni imposte alle donne e alle ragazze. Nel settembre 2021, alla riapertura delle scuole secondarie per i ragazzi, le autorità disposero che le studentesse rimanessero a casa; nel marzo 2022 il divieto dell'istruzione femminile oltre il sesto anno scolastico fu prorogato a tempo indeterminato.[38] Nel dicembre 2022 le università furono inoltre chiuse alle studentesse.[39]

Le autorità introdussero parallelamente limitazioni all'accesso femminile al lavoro, alla libertà di movimento e alla partecipazione alla vita pubblica.[40] Nel 2025 l'esclusione delle ragazze dall'istruzione secondaria entrò nel quarto anno consecutivo e, secondo UNAMA, interessava ormai milioni di studentesse.[41]

Sul piano della sicurezza i Talebani mantennero il controllo politico e territoriale del Paese. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, nel 2024 non esisteva una forza di opposizione armata capace di minacciare seriamente il loro dominio nazionale, nonostante le attività del Fronte di Resistenza Nazionale e dell'Afghanistan Freedom Front; la principale minaccia interna alle autorità talebane era rappresentata dallo Stato Islamico – Provincia del Khorasan (ISIS-K).[42] Anche nel 2025 gli Stati membri delle Nazioni Unite continuavano a considerare ISIS-K la maggiore minaccia terroristica proveniente dall'Afghanistan.

Sul piano diplomatico il nuovo Emirato rimase a lungo privo di riconoscimento formale. Il 3 luglio 2025 la Russia divenne il primo Stato a riconoscere ufficialmente il governo talebano, accettando le credenziali dell'ambasciatore nominato dalle autorità di Kabul.[43] Nell'agosto 2026 la Russia rimaneva l'unico Paese ad avere accordato un riconoscimento formale, sebbene le autorità talebane avessero sviluppato rapporti diplomatici soprattutto con diversi Stati asiatici.[44]

Dalla fine del 2023 l'Afghanistan fu inoltre interessato da un'imponente ondata di rientri dall'Iran e dal Pakistan. Secondo le Nazioni Unite, dal settembre 2023 ai primi quattro mesi del 2026 erano rientrati nel Paese quasi 5,9 milioni di afghani, dei quali 2,9 milioni nel solo 2025 e altri 600.000 nei primi quattro mesi del 2026. Per il periodo compreso tra aprile e dicembre 2026 le Nazioni Unite stimavano inoltre circa 2,7 milioni di ulteriori rientri.[45] La pressione generata dai rientri interessava in particolare l'accesso agli alloggi, alla sanità, all'istruzione, all'acqua, ai mezzi di sostentamento e agli altri servizi essenziali.

Andamento della popolazione afghana dal 1950

La conoscenza della struttura demografica dell'Afghanistan è condizionata dalla scarsità di rilevazioni statistiche complete e dalla prolungata instabilità politica e militare. Il Paese non dispone infatti di un censimento generale recente e pienamente attendibile e le valutazioni sulla popolazione derivano principalmente da stime elaborate da organizzazioni internazionali e istituti statistici.

Secondo la Banca Mondiale, nel 2025 la popolazione dell'Afghanistan era stimata in 43 844 111 abitanti,[4] rispetto ai circa 39,1 milioni del 2020 e ai 40 milioni del 2021.[4] Considerata una superficie di 652864 km², la densità media è quindi di circa 67 abitanti per chilometro quadrato.

La distribuzione della popolazione è fortemente disomogenea e riflette la morfologia del territorio e la disponibilità di acqua. Le maggiori concentrazioni si trovano nelle vallate e nelle pianure irrigate, nell'area di Kabul, nelle regioni settentrionali e nelle principali oasi dell'ovest e del sud; le alte montagne dell'Hindu Kush, il corridoio del Wakhan e le regioni desertiche sud-occidentali risultano invece scarsamente popolate.

Kabul costituisce di gran lunga il principale centro urbano e concentra una parte considerevole della popolazione urbana del Paese. Altri importanti centri sono Kandahar, Herat, Mazar-i Sharif, Jalalabad e Kunduz. Nonostante la crescita delle città registrata dagli ultimi decenni del XX secolo, una larga parte della popolazione continua a vivere in insediamenti rurali e a dipendere direttamente o indirettamente dall'agricoltura e dall'allevamento.

L'Afghanistan presenta una struttura demografica particolarmente giovane, conseguenza di decenni caratterizzati da elevati tassi di natalità. La crescita naturale della popolazione si combina tuttavia con movimenti migratori di dimensioni eccezionali prodotti dai conflitti succedutisi a partire dagli anni settanta.

Il Paese possiede infatti una delle maggiori diaspore dell'Asia. Milioni di afghani si sono stabiliti soprattutto nei confinanti Pakistan e Iran, mentre comunità numerose sono presenti anche in Europa, America settentrionale, Australia, Stati del Golfo e altri Paesi asiatici. Dalla fine del 2023 l'Afghanistan è stato contemporaneamente interessato da un vasto movimento di ritorno dei propri cittadini: secondo le Nazioni Unite, tra settembre 2023 e maggio 2026 circa 5,9 milioni di afghani erano rientrati dall'Iran e dal Pakistan, di cui circa 2,9 milioni nel solo 2025.[45] Il rapido afflusso ha esercitato una notevole pressione sugli alloggi, sull'occupazione e sui servizi essenziali.

Distribuzione indicativa dei principali gruppi etnolinguistici dell'Afghanistan

L'Afghanistan presenta una notevole diversità etnica e linguistica. Non esistono tuttavia dati censuari recenti che consentano di determinare con precisione il peso numerico dei singoli gruppi: le percentuali frequentemente riportate nelle pubblicazioni internazionali sono stime e possono differire sensibilmente a seconda della fonte e del periodo di riferimento.

Tra i principali gruppi sono generalmente annoverati i Pashtun, i Tagiki, gli Hazara e gli Uzbeki. Sono inoltre presenti comunità di Turkmeni, Aimak, Beluci, Nuristani, Pashai, Qizilbash, arabi, Kirghisi, Brahui, Gujjar e altri gruppi minori. La stessa Costituzione del 2004 elencava Pashtun, Tagiki, Hazara, Uzbeki, Turkmeni, Beluci, Pashai, Nuristani, Aimak, Arabi, Kirghisi, Qizilbash, Gujjar e Brahui tra le componenti della nazione afghana.[46]

I Pashtun, tradizionalmente considerati il maggiore gruppo etnico del Paese, sono concentrati soprattutto nelle regioni meridionali e orientali, ma comunità pashtun sono presenti anche nel nord e nelle maggiori città. La società pashtun è storicamente articolata in numerose confederazioni, tribù e sottotribù, tra le quali hanno avuto particolare rilievo politico i Durrani e i Ghilji.

I Tagiki, di lingua persiana, sono diffusi soprattutto nel nord-est, nelle regioni occidentali e in numerosi centri urbani, compresa Kabul. A differenza dei Pashtun, non sono generalmente organizzati secondo una struttura tribale unitaria.

Gli Hazara sono concentrati storicamente nell'Hazarajat, la regione montuosa dell'Afghanistan centrale, ma consistenti comunità vivono anche a Kabul, Mazar-i Sharif e in altre città. Sono prevalentemente musulmani sciiti e, per questa loro identità etnica e religiosa, hanno subito ripetute forme di discriminazione e persecuzione nel corso della storia afghana.

Gli Uzbeki vivono principalmente nelle province settentrionali, soprattutto nelle aree di Jowzjan, Faryab, Sar-e Pol e Balkh, mentre i Turkmeni sono presenti prevalentemente lungo la fascia settentrionale prossima al confine con il Turkmenistan.

Una componente particolare della società afghana è rappresentata dai Kuchi, gruppi tradizionalmente nomadi o seminomadi, in larga maggioranza pashtun, storicamente dediti soprattutto alla pastorizia e agli spostamenti stagionali. Il termine indica quindi principalmente una condizione socioeconomica e uno stile di vita e non una distinta etnia.

La distribuzione dei gruppi non coincide rigidamente con i confini amministrativi: molte province, città e vallate presentano una composizione mista. I decenni di guerra, gli spostamenti interni e l'emigrazione hanno ulteriormente modificato la geografia etnica del Paese.

Lo stesso argomento in dettaglio: Religioni in Afghanistan.

L'Islam costituisce la religione largamente maggioritaria dell'Afghanistan e ha esercitato per secoli una funzione centrale nella vita sociale, culturale, giuridica e politica del Paese. La grande maggioranza dei musulmani afghani appartiene al sunnismo, prevalentemente di scuola giuridica hanafita, mentre una consistente minoranza professa lo sciismo, soprattutto tra gli Hazara e alcune comunità qizilbash.

Le statistiche relative all'appartenenza religiosa sono anch'esse approssimative. Stime precedenti al ritorno al potere dei Talebani indicavano complessivamente i musulmani in oltre il 99% della popolazione, con una quota sunnita valutata approssimativamente tra l'85 e il 90% e una componente sciita compresa all'incirca tra il 10 e il 15%.[47]

La presenza islamica non è tuttavia uniforme. Accanto alla maggioranza sunnita hanafita, gli Hazara professano prevalentemente lo sciismo duodecimano; nel Badakhshan sono presenti inoltre comunità ismailite. Il sufismo ha tradizionalmente esercitato un'importante influenza sulla religiosità afghana attraverso confraternite e reti di maestri spirituali.

Piccole comunità appartenenti ad altre religioni hanno avuto storicamente una presenza significativa nel Paese. Tra queste figuravano indù, sikh, ebrei e cristiani. Guerre, persecuzioni ed emigrazione hanno tuttavia determinato una drastica riduzione di tali comunità nel corso del XX e del XXI secolo.

La comunità ebraica afghana, un tempo radicata soprattutto a Herat e Kabul, si ridusse progressivamente in seguito all'emigrazione verso Israele e altri Paesi fino alla quasi completa scomparsa della presenza ebraica stabile dall'Afghanistan. Anche le comunità sikh e induista, che contavano migliaia di persone negli ultimi decenni del XX secolo, si sono fortemente ridotte a seguito di discriminazioni, violenze e attentati.

Dalla riconquista del potere da parte dei Talebani nell'agosto 2021, la libertà religiosa si è ulteriormente ridotta. Le autorità dell'Emirato islamico applicano una rigida interpretazione sunnita della sharia e hanno progressivamente imposto norme religiose alla vita pubblica e privata. Nel 2024 è stata promulgata una legge sulla «propagazione della virtù e prevenzione del vizio», che ha rafforzato i poteri dell'omonimo ministero e disciplinato numerosi aspetti del comportamento individuale.[48]

La condizione delle minoranze religiose è particolarmente precaria. Sciiti, Ahmadi, sikh, indù, cristiani e persone accusate di non aderire all'interpretazione religiosa prescritta dalle autorità sono esposti a discriminazioni e persecuzioni; le comunità sciite, in particolare gli Hazara, sono state inoltre ripetutamente bersaglio di attentati dello Stato Islamico – Provincia del Khorasan.[49] Nel 2025 la Commissione statunitense per la libertà religiosa internazionale ha descritto le condizioni della libertà religiosa sotto il governo talebano come estremamente gravi.[48]

L'apostasia e la blasfemia sono considerate dalle autorità talebane gravi violazioni della legge islamica e le persone appartenenti clandestinamente a confessioni non islamiche, in particolare i convertiti al cristianesimo, sono costrette generalmente a praticare la propria fede in segreto.

L'Afghanistan è un Paese fortemente plurilingue. Le due principali lingue nazionali sono il dari, varietà afghana della lingua persiana, e il pashtu, entrambe appartenenti al ramo iranico delle lingue indoeuropee.

La Costituzione del 2004 riconosceva dari e pashtu quali lingue ufficiali dello Stato. Stabiliva inoltre che, nelle regioni nelle quali la maggioranza della popolazione parlava uzbeco, turkmeno, pashayi, nuristani, beluci o una delle lingue del Pamir, tali idiomi potessero acquisire il rango di terza lingua ufficiale locale.[46] Dopo la caduta della Repubblica islamica nel 2021 la Costituzione ha cessato di costituire il quadro effettivo dell'ordinamento, ma dari e pashtu continuano a essere le due principali lingue utilizzate dall'amministrazione e dalla vita pubblica.

Il dari è la principale lingua franca del Paese e viene utilizzato come strumento di comunicazione interetnica, soprattutto nelle città e nelle regioni settentrionali, centrali e occidentali. È lingua materna della maggior parte dei Tagiki e degli Hazara, sebbene il persiano parlato dagli Hazara presenti caratteristiche proprie ed è generalmente indicato come hazaragi.

Il pashtu è invece la lingua tradizionale della maggior parte dei Pashtun ed è diffuso soprattutto nell'Afghanistan meridionale e orientale. È articolato in numerose varietà dialettali e possiede una lunga tradizione letteraria.

La diffusione delle due lingue si sovrappone ampiamente e una parte consistente della popolazione è bilingue o multilingue. Per questo motivo le stime percentuali relative ai parlanti non devono essere interpretate come quote esclusive della popolazione: una stessa persona può utilizzare correntemente più lingue. Una stima della CIA riferita al 2017 attribuiva, ad esempio, una conoscenza del dari al 78% e del pashtu al 50% della popolazione, valori la cui somma supera il 100% proprio a causa del diffuso plurilinguismo.[47]

Tra le principali lingue minoritarie figurano l'uzbeco e il turkmeno, appartenenti alla famiglia delle lingue turche e diffuse soprattutto nel nord; il beluci, parlato nell'Afghanistan sud-occidentale; il pashayi, presente in alcune vallate orientali; le lingue nuristani, diffuse nel Nuristan e nelle aree confinanti; e le lingue iraniche del Pamir, parlate soprattutto nel Badakhshan e nel corridoio del Wakhan.

Nell'estremo nord-est sono presenti inoltre piccole comunità di lingua kirghisa, mentre l'arabo conserva soprattutto una funzione religiosa e liturgica nell'Islam, pur esistendo anche limitate comunità afghane tradizionalmente identificate come arabe.

La geografia linguistica non permette quindi di classificare rigidamente le 34 province come «pashtofone» o «darifone»: molte di esse sono linguisticamente miste e nelle maggiori città convivono comunità che utilizzano idiomi differenti.

Festività e ricorrenze

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In Afghanistan sono osservate festività civili legate alla storia politica del Paese e festività religiose determinate dal calendario islamico. Le date delle ricorrenze islamiche possono variare in funzione dell'osservazione della luna.[50]

Data Ricorrenza Significato
15 febbraio Giorno della vittoria dello Stato islamico Commemora il completamento del ritiro delle forze sovietiche dall'Afghanistan nel 1989. Il Ministero degli Esteri dell'Emirato islamico lo annovera tra i tre «giorni dell'indipendenza» e lo considera festività pubblica nazionale.[51]
28 aprile Giorno della vittoria dei mujaheddin Ricorda la caduta del governo della Repubblica dell'Afghanistan e l'ascesa al potere dei mujaheddin nel 1992. È indicato tra le festività pubbliche afghane dalle rappresentanze diplomatiche dell'Afghanistan.[50]
1º maggio Festa dei lavoratori Ricorrenza internazionale dedicata ai lavoratori, indicata tra le festività pubbliche afghane.[50]
1 Shawwal ʿĪd al-fiṭr Festa islamica che conclude il mese di digiuno del Ramadan. In Afghanistan è osservata per più giorni; la data gregoriana varia annualmente secondo il calendario islamico e l'osservazione lunare.[50]
9 Dhu l-Hijja Giorno di Arafat Ricorrenza legata al pellegrinaggio islamico dell'ḥajj, osservata alla vigilia dell'ʿĪd al-aḍḥā.[50]
10–12 Dhu l-Hijja ʿĪd al-aḍḥā Festa islamica del sacrificio, una delle principali ricorrenze religiose del Paese.[50][52]
10 Muharram Ashura Ricorrenza islamica celebrata il decimo giorno di Muharram e di particolare rilevanza per la comunità sciita.[50]
15 agosto Giorno della vittoria Commemora la presa di Kabul da parte dei Talebani il 15 agosto 2021 e il crollo della Repubblica Islamica dell'Afghanistan. L'Emirato islamico considera la ricorrenza una festività pubblica e uno dei tre «giorni dell'indipendenza» del Paese.[51][53]
19 agosto Giorno dell'indipendenza Commemora il recupero della piena autonomia afghana in politica estera nel 1919, al termine della terza guerra anglo-afghana e in seguito al trattato di Rawalpindi.[54] È tuttora celebrato ufficialmente dall'Emirato islamico come ricorrenza nazionale.[55]
12 Rabi' al-awwal Mawlid Celebrazione della nascita di Maometto, osservata come festività religiosa; la data gregoriana varia annualmente.[50]
31 agosto Giorno della partenza delle forze straniere Commemora il completamento del ritiro delle forze statunitensi dall'Afghanistan nel 2021. È indicato come festività pubblica nelle rappresentanze diplomatiche afghane.[50]

La cultura dell'Afghanistan riflette la posizione storica del Paese tra il mondo iranico, l'Asia centrale e il subcontinente indiano. Nel corso dei secoli il territorio afghano è stato interessato da tradizioni culturali iraniche, ellenistiche, buddhiste, turco-centroasiatiche e islamiche, particolarmente evidenti nel patrimonio archeologico, nell'architettura, nelle arti figurative, nella musica e nella produzione letteraria.

Tappeti afghani

Il patrimonio artistico dell'Afghanistan testimonia la successione e l'incontro di differenti civiltà. Tra le più importanti testimonianze dell'arte preislamica figurano quelle della Battriana, dei regni ellenistici e dell'Impero Kusana, oltre ai resti buddhisti sviluppatisi lungo le vie commerciali che collegavano l'Asia centrale e il subcontinente indiano.

Particolarmente rilevante è il complesso archeologico della valle di Bamiyan, che conserva monasteri e santuari buddhisti e testimonia l'incontro di influenze artistiche indiane, ellenistiche, romane e sasanidi nella formazione dell'arte del Gandhara.[26] Le testimonianze più celebri erano i due monumentali Buddha di Bamiyan, scolpiti nella parete rocciosa della valle e deliberatamente distrutti dai Talebani nel marzo 2001.[26] Il sito conserva tuttavia numerose grotte decorate, resti monastici e altre testimonianze artistiche e archeologiche.[26]

Dopo l'islamizzazione si svilupparono importanti tradizioni architettoniche e decorative. Una delle maggiori testimonianze medievali è il minareto di Jam, costruito nel XII secolo durante il dominio dei Ghuridi. Alto circa 65 metri e ricoperto da elaborate decorazioni geometriche e iscrizioni, è considerato dall'UNESCO un'importante testimonianza dell'architettura e della decorazione islamica della regione e dell'influenza esercitata dall'arte ghuride sul subcontinente indiano.[56]

Un altro importante centro artistico fu Herat, che durante il periodo timuride divenne uno dei principali centri culturali del mondo persiano e centro di una celebre scuola di miniatura persiana. Tra i suoi maggiori esponenti figurò Kamal al-Din Behzad, attivo tra il XV e il XVI secolo. Nel 2025 l'UNESCO ha iscritto lo «stile di Behzad nell'arte della miniatura», presentato dall'Afghanistan, nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità.[57]

Tra le produzioni artigianali tradizionali figurano inoltre la tessitura e la lavorazione dei tappeti, praticate in differenti regioni e comunità del Paese. La produzione tradizionale della seta destinata alla tessitura è stata inclusa nel 2022, insieme alle corrispondenti tradizioni di altri Paesi asiatici, nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità.[57]

Decenni di guerra e instabilità hanno provocato gravi danni al patrimonio culturale afghano. Oltre alla distruzione dei Buddha di Bamiyan, numerosi monumenti e siti archeologici hanno subito gli effetti dei combattimenti, dell'abbandono, dei saccheggi e degli scavi illegali. L'UNESCO ha promosso diversi programmi di conservazione e salvaguardia del patrimonio afghano.[58]

Patrimoni dell'umanità

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Lo stesso argomento in dettaglio: Patrimoni dell'umanità dell'Afghanistan.

L'Afghanistan ha ratificato la Convenzione sul patrimonio dell'umanità il 20 marzo 1979. Al 2026 due siti del Paese risultano iscritti nella Lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO, entrambi classificati come beni culturali e contemporaneamente compresi nella Lista dei patrimoni dell'umanità in pericolo.[58]

Sito Provincia Iscrizione Descrizione
Minareto e resti archeologici di Jam Ghowr 2002 Complesso archeologico dominato dal minareto ghuride del XII secolo, alto circa 65 metri e caratterizzato da elaborate decorazioni in mattoni e iscrizioni. Fu il primo sito afghano iscritto nella Lista del patrimonio mondiale.[56]
Paesaggio culturale e resti archeologici della valle di Bamiyan Bamiyan 2003 Complesso formato da otto aree della valle comprendenti monasteri, santuari e grotte buddhiste, fortificazioni e testimonianze di epoca islamica. Comprende il luogo nel quale sorgevano i monumentali Buddha distrutti nel 2001.[26]

Nel 2026 entrambi i siti sono stati mantenuti dall'UNESCO nella Lista del patrimonio mondiale in pericolo.[59]

Patrimonio culturale immateriale

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L'Afghanistan ha ratificato la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale il 30 marzo 2009. Al 2026 risultano iscritti a nome dell'Afghanistan cinque elementi nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità, quattro dei quali condivisi con altri Stati.[57]

Elemento Anno Stati partecipanti
Sericoltura e produzione tradizionale della seta per la tessitura 2022 Afghanistan, Azerbaigian, Iran, Tagikistan, Turchia, Turkmenistan e Uzbekistan
Yaldā/Chella 2022 Afghanistan e Iran
Nawrūz 2024 Afghanistan e altri Stati dell'Asia e del Medio Oriente
Arte della costruzione e dell'esecuzione del rubab 2024 Afghanistan, Iran, Tagikistan e Uzbekistan
Stile di Behzad nell'arte della miniatura 2025 Afghanistan

[57]

La tradizione musicale afghana riflette la pluralità etnica e linguistica del Paese e i suoi legami culturali con l'Asia centrale, l'Iran e il subcontinente indiano. Uno degli strumenti maggiormente associati alla musica afghana è il rubab, strumento a corde diffuso anche in altri Paesi dell'Asia centrale, meridionale e sud-occidentale.[60]

Nel 2024 l'arte della costruzione e dell'esecuzione del rubab, candidatura congiunta di Afghanistan, Iran, Tagikistan e Uzbekistan, è stata iscritta nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Secondo l'UNESCO lo strumento viene utilizzato in celebrazioni, matrimoni, funerali, riunioni e altri contesti sociali e rituali, oltre che nella musica orchestrale e contemporanea.[61]

Una delle principali danze tradizionali associate all'Afghanistan è l'attan, particolarmente legata alla cultura pashtun.

Nel XX secolo lo sviluppo della radio e delle registrazioni favorì la diffusione di nuovi generi di musica popolare urbana. Tra gli interpreti afghani più conosciuti figura Ahmad Zahir, cantante attivo negli anni sessanta e settanta; tra gli altri interpreti si annoverano Naghma e il musicista Ibrahim Ibrahimi.

La produzione cinematografica afghana si è sviluppata nel corso del XX secolo e ha risentito profondamente delle trasformazioni politiche e dei conflitti attraversati dal Paese.

Tra i registi afghani che hanno ottenuto maggiore riconoscimento internazionale figura Siddiq Barmak. Il suo film Osama, incentrato sulla condizione di una ragazza durante il primo governo talebano, vinse nel 2004 il Golden Globe per il miglior film straniero.[62] Barmak ha inoltre diretto Opium War.

Un altro esponente del cinema afghano è lo scrittore e regista Atiq Rahimi, vincitore del Premio Goncourt nel 2008, che ha diretto l'adattamento cinematografico del proprio romanzo Come pietra paziente, distribuito nel 2012.

Lo stesso argomento in dettaglio: Letteratura afghana.
Khaled Hosseini

La produzione letteraria legata al territorio dell'Afghanistan appartiene principalmente alle tradizioni del persiano e del pashtu. La prima si inserisce nella più ampia cultura letteraria persofona, storicamente estesa dall'Iran all'Asia centrale e al subcontinente indiano. Il persiano costituì per secoli una lingua letteraria e culturale comune in un'area molto più vasta degli attuali confini nazionali.[63]

Alcune delle maggiori personalità della letteratura persiana medievale sono legate a città comprese nell'odierno Afghanistan. Tra queste figurano il mistico Abd Allah Ansari di Herat (1006-1088), Sana'i di Ghazna e Gialal al-Din Rumi, nato a Balkh nel 1207. La loro appartenenza alla tradizione persiana precede tuttavia di molti secoli la formazione dello Stato afghano moderno e deve quindi essere inquadrata nel più vasto spazio culturale persofono.

Parallelamente si sviluppò una distinta tradizione letteraria in lingua pashtu. Tra le maggiori figure della poesia pashtu del XVII secolo figura Khushal Khan Khattak, poeta, guerriero e capo tribale, mentre il XVIII secolo vide un'espansione della produzione letteraria pashtu nei centri culturali di Kandahar e Kabul.[64]

La produzione in persiano continuò a occupare una posizione centrale anche nell'Afghanistan moderno. Nel XIX secolo Ghulam Muhammad Tarzi fu poeta e protagonista degli ambienti intellettuali afghani, mentre nel XX secolo Khalilullah Khalili divenne uno dei maggiori poeti persiani dell'Afghanistan; la Library of Congress gli attribuisce l'introduzione del verso libero nella poesia persiana afghana.[65]

Le guerre iniziate alla fine degli anni settanta e i conseguenti movimenti migratori hanno favorito anche lo sviluppo di un'ampia letteratura della diaspora afghana. Tra gli autori contemporanei di origine afghana maggiormente conosciuti a livello internazionale figurano Khaled Hosseini, autore di Il cacciatore di aquiloni (2003), e Atiq Rahimi, autore in persiano e francese e vincitore del Premio Goncourt.

Le comunità uzbeke, turkmene, beluci e appartenenti ad altri gruppi linguistici partecipano inoltre alle rispettive tradizioni letterarie dell'Asia centrale e meridionale.

Lo stesso argomento in dettaglio: Cucina afghana.

La cucina afghana presenta caratteristiche proprie e riflette allo stesso tempo i rapporti storici e geografici del Paese con le tradizioni gastronomiche dell'Iran, dell'Asia centrale e del subcontinente indiano. Tra gli alimenti maggiormente utilizzati figurano riso, cereali, carne, latticini, legumi, verdure, frutta fresca e frutta secca.

Tra i piatti maggiormente associati alla cucina nazionale figura il kabuli palaw, preparazione a base di riso accompagnata generalmente da carne, carote e uvetta. Sono diffuse anche differenti varietà di kebab, pane, zuppe e preparazioni ripiene.

Afghanistan e attività spaziali

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Il primo cittadino afghano a raggiungere lo spazio fu Abdul Ahad Momand, cosmonauta selezionato nell'ambito del programma sovietico Intercosmos. Il 29 agosto 1988 partì a bordo della Sojuz TM-6 diretta alla stazione spaziale Mir, diventando il primo afghano nello spazio.

Nel 2014 il governo della Repubblica Islamica dell'Afghanistan concluse un accordo con l'operatore satellitare europeo Eutelsat per utilizzare un satellite già in orbita, successivamente denominato Afghansat 1.[66]

Il satellite non era stato costruito né lanciato originariamente dall'Afghanistan: era stato precedentemente operato da Eutelsat con altre denominazioni e si trovava già nello spazio. L'accordo prevedeva il suo riposizionamento a 48° est e la denominazione ufficiale di Afghansat 1, con l'obiettivo di fornire servizi televisivi, di telecomunicazione e di connettività internet sul territorio afghano.[66] Il servizio fu ufficialmente inaugurato il 10 maggio 2014, venendo presentato dalle autorità come il primo servizio satellitare nazionale dell'Afghanistan.[67]

Ordinamento dello Stato

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Suddivisione amministrativa

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Lo stesso argomento in dettaglio: Province dell'Afghanistan.

L'Afghanistan è uno Stato unitario suddiviso amministrativamente in 34 province (wilāyat o velayat), a loro volta ripartite in distretti. Le 34 province continuano a costituire il primo livello della suddivisione amministrativa anche sotto l'Emirato islamico.[68]

Province dell'Afghanistan
N. Provincia N. Provincia N. Provincia
1Badakhshan 13Jowzjan 25Oruzgan
2Badghis 14Kabul 26Paktia
3Baghlan 15Kandahar 27Paktika
4Balkh 16Kapisa 28Panjshir
5Bamiyan 17Khowst 29Parvan
6Daikondi 18Konar 30Samangan
7Farah 19Konduz 31Sar-e Pol
8Faryab 20Laghman 32Takhar
9Ghazni 21Lowgar 33Vardak
10Ghowr 22Nangarhar 34Zabol
11Helmand 23Nimruz
12Herat 24Nurestan

Ciascuna provincia è amministrata da un governatore e suddivisa ulteriormente in distretti. Il numero e i confini di questi ultimi possono essere modificati dalle autorità centrali: nel 2025, per esempio, le Nazioni Unite registrarono l'istituzione di due nuovi distretti nelle province di Faryab e Laghman.[69] Non esiste pertanto un numero di distretti altrettanto stabile quanto quello delle province.

Città principali

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Lo stesso argomento in dettaglio: Città dell'Afghanistan.

Kabul, oltre a essere la capitale, costituisce il principale centro politico, economico e urbano dell'Afghanistan. Tra le altre maggiori città del Paese figurano Kandahar, principale centro dell'Afghanistan meridionale, Herat, nell'ovest, Mazar-i Sharif, principale centro urbano dell'Afghanistan settentrionale,[70] e Jalalabad, nell'est.

Le città afghane costituiscono i principali centri amministrativi e commerciali e concentrano una parte significativa delle infrastrutture educative, sanitarie e dei servizi del Paese. Ciascuna delle 34 province possiede un proprio capoluogo provinciale.

Il sistema educativo afghano è stato profondamente condizionato da oltre quattro decenni di conflitti, povertà, spostamenti della popolazione e insufficienza delle infrastrutture scolastiche. Dopo un'espansione dell'accesso all'istruzione durante il periodo della Repubblica Islamica dell'Afghanistan, il ritorno al potere dei Talebani nel 2021 ha prodotto una profonda differenziazione nell'accesso all'istruzione in base al sesso.

Secondo i dati dell'UNESCO, il tasso di alfabetizzazione della popolazione giovanile e adulta era pari al 37,3% nel 2021, ultimo dato complessivo disponibile, con marcate differenze di genere: tra le donne il valore era pari al 22,6%.[71]

L'istruzione primaria continua a essere accessibile sia ai ragazzi sia alle ragazze. Dal settembre 2021, tuttavia, le autorità talebane hanno vietato alle ragazze di frequentare l'istruzione formale oltre il sesto anno scolastico, mentre nel dicembre 2022 è stato vietato alle donne l'accesso alle università.[72] Nell'agosto 2026 l'Afghanistan risultava l'unico Paese al mondo nel quale l'istruzione secondaria e superiore fosse preclusa alle ragazze e alle donne.[72]

Secondo l'UNICEF, a cinque anni dall'introduzione delle restrizioni oltre 2,6 milioni di ragazze erano escluse dall'istruzione secondaria.[72] La crisi riguarda tuttavia l'intero sistema scolastico: nel gennaio 2026 UNESCO e UNICEF rilevavano che il 93% dei bambini al termine della scuola primaria non aveva ancora raggiunto le competenze di base nella lettura.[73]

Accanto al sistema scolastico pubblico operano programmi di istruzione comunitaria e di alfabetizzazione sostenuti dalle organizzazioni internazionali. Nel 2025 l'UNICEF dichiarò di avere fornito sostegno d'emergenza a oltre 3,7 milioni di bambini iscritti alle scuole pubbliche e opportunità di apprendimento comunitario a circa 442 000 bambini, il 66% dei quali ragazze.[74]

Lo stesso argomento in dettaglio: Università di Kabul.

La principale e più antica istituzione universitaria del Paese è l'Università di Kabul. Secondo la stessa università, la sua origine risale al novembre 1932, quando fu istituita la Facoltà di medicina; seguirono la Facoltà di diritto e scienze politiche nel 1938, quella di scienze nel 1942 e quella di lettere nel 1944. Nel 1946 fu promulgata la legge istitutiva dell'Università di Kabul, che ne consolidò l'organizzazione accademica e amministrativa.[75]

L'istruzione universitaria pubblica e privata conobbe un'importante espansione durante il periodo repubblicano. Dal dicembre 2022, tuttavia, l'accesso all'università è vietato alle donne dalle autorità talebane.[72]

Tra le istituzioni private create durante il periodo repubblicano figurava l'Università americana in Afghanistan (AUAF), fondata nel 2006. Dopo la presa di Kabul da parte dei Talebani nell'agosto 2021, il campus afghano cessò le normali attività e l'università trasferì parte delle proprie operazioni in Qatar.[76] L'AUAF ha successivamente proseguito l'attività didattica principalmente a distanza, con una struttura operativa a Doha; nel 2026 dichiarava di operare interamente online e di offrire corsi universitari e postuniversitari a studenti afghani di entrambi i sessi.[77]

Sistema sanitario

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Il sistema sanitario afghano rimane fragile e fortemente dipendente dal finanziamento e dall'assistenza internazionale. I progressi compiuti nei primi due decenni del XXI secolo nell'estensione dell'assistenza primaria, nella salute materna e infantile e nelle vaccinazioni sono stati messi sotto pressione dalla riduzione dei finanziamenti internazionali, dalla crisi economica, dai movimenti di popolazione e dalle restrizioni che interessano le donne.[78]

Nel 2024 l'aspettativa di vita alla nascita era stimata dalla Banca Mondiale in circa 66 anni.[79] La mortalità materna rimane tuttavia molto elevata: le stime congiunte di OMS, UNICEF, UNFPA, Banca Mondiale e Divisione popolazione delle Nazioni Unite indicavano per il 2023 circa 521 morti materne ogni 100 000 nati vivi.[80] Nello stesso anno la mortalità dei bambini sotto i cinque anni era di circa 56 ogni mille nati vivi.[81]

Nel 2025 l'accesso ai servizi sanitari subì un ulteriore peggioramento in seguito alla riduzione dei finanziamenti internazionali: secondo il Health Cluster coordinato dall'OMS, almeno 422 strutture di assistenza sanitaria primaria, comprese unità mobili di salute e nutrizione, cessarono di operare, con una conseguente perdita di accesso ai servizi per circa 3,3 milioni di persone.[82] Lo stesso organismo stima che circa un terzo della popolazione viva in zone insufficientemente servite dal sistema sanitario.[82]

Nel 2026 l'OMS stimava che 14,4 milioni di persone avessero bisogno di assistenza sanitaria umanitaria. Tra le principali criticità figuravano la carenza di personale, il ridotto finanziamento delle strutture, le epidemie di malattie trasmissibili, la malnutrizione, l'arrivo di grandi quantità di rimpatriati dall'Iran e dal Pakistan e le difficoltà nell'accesso alle cure per donne e bambini.[78]

Nel marzo 2025 il Ministero della salute pubblica e l'OMS hanno inoltre presentato una nuova politica sanitaria nazionale per il periodo 2025-2030, incentrata sul rafforzamento della gestione e del finanziamento del sistema, sulla formazione del personale, sull'assistenza sanitaria di base e sull'accesso ai medicinali essenziali.[83]

L'Afghanistan rimane inoltre uno dei Paesi nei quali persiste la trasmissione del poliovirus selvaggio. Nel 2025 furono registrati 21 casi di poliovirus selvaggio di tipo 1; nello stesso anno una campagna nazionale contro il morbillo, condotta con il sostegno di OMS, UNICEF e GAVI, raggiunse 16,7 milioni di bambini.[84]

Forze armate e di sicurezza

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Lo stesso argomento in dettaglio: Forze armate dell'Afghanistan.

Le Forze di difesa e sicurezza nazionali afghane della precedente Repubblica islamica si dissolsero nell'agosto 2021 durante l'offensiva talebana e la caduta di Kabul. Il nuovo apparato di sicurezza dell'Emirato islamico è stato costruito principalmente incorporando e riorganizzando le forze dei Talebani all'interno di strutture statali.

Le principali istituzioni del settore sono il Ministero della difesa, responsabile delle forze militari, il Ministero dell'interno, dal quale dipendono le forze di polizia, e la Direzione generale dell'intelligence. Le Nazioni Unite considerano tali organismi parte delle «autorità di fatto» dell'Afghanistan.[69]

Il Ministero della difesa è guidato da Mohammad Yaqoob, figlio del fondatore dei Talebani Mohammed Omar, mentre il Ministero dell'interno è affidato a Sirajuddin Haqqani; la Direzione generale dell'intelligence è guidata da Abdul Haq Wasiq. I vertici dei tre organismi rispondono all'autorità superiore della Guida suprema Hibatullah Akhundzada.

Nel 2025 il governo talebano avviò una riduzione del personale delle istituzioni civili e di sicurezza. Un ordine emanato da Akhundzada nell'aprile dello stesso anno dispose tagli anche al settore della sicurezza, la cui applicazione venne affidata alla commissione per la sicurezza e la verifica presieduta dal ministro della difesa.[85]

Le forze dell'Emirato sono impegnate nel controllo del territorio e delle frontiere e nelle operazioni contro gruppi armati, in particolare lo Stato Islamico – Provincia del Khorasan (IS-K). Le Nazioni Unite hanno rilevato nel 2025 che i gruppi armati di opposizione non costituivano una minaccia significativa al controllo territoriale esercitato dalle autorità talebane.[69]

Lo stesso argomento in dettaglio: Politica dell'Afghanistan.
L'Arg, già palazzo presidenziale della Repubblica e sede governativa a Kabul

Dalla caduta di Kabul del 15 agosto 2021 l'Afghanistan è governato de facto dai Talebani, che hanno restaurato l'Emirato Islamico dell'Afghanistan. Le istituzioni della Repubblica Islamica dell'Afghanistan, compresa la presidenza della Repubblica e l'Assemblea nazionale, hanno cessato di esercitare le proprie funzioni.

L'ordinamento instaurato dai Talebani è fortemente centralizzato attorno alla figura della Guida suprema, Hibatullah Akhundzada, che esercita l'autorità superiore sulle questioni religiose, politiche e militari. Secondo un rapporto del gruppo di monitoraggio del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del dicembre 2025, Akhundzada costituisce il governante assoluto dell'Afghanistan e il controllo esercitato dai Talebani sul Paese rimane sostanzialmente incontrastato.[86]

Il governo talebano non gode tuttavia di un riconoscimento internazionale generalizzato. Il 3 luglio 2025 la Russia è diventata il primo Stato a riconoscere formalmente il governo dell'Emirato islamico, accettando le credenziali dell'ambasciatore designato dalle autorità talebane.[87] Nell'agosto 2026 la Russia rimaneva l'unico Paese ad aver accordato un riconoscimento formale, nonostante l'Emirato avesse sviluppato relazioni diplomatiche e contatti ufficiali con numerosi altri Stati.[44]

Guida suprema

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La massima autorità dell'Emirato islamico è la Guida suprema, indicata anche come Amir al-Mu'minin («Comandante dei credenti»). La carica è ricoperta da Hibatullah Akhundzada, leader dei Talebani dal 2016.[88]

Akhundzada esercita l'autorità suprema sull'apparato politico, religioso e militare. Le Nazioni Unite hanno rilevato che il sistema instaurato dopo il 2021 concentra nella Guida suprema il controllo sull'esecutivo e sul sistema giudiziario e le attribuisce di fatto anche funzioni normative.[89]

La sede principale di Akhundzada è a Kandahar, che ha assunto una particolare centralità nel processo decisionale dell'Emirato, mentre il governo e i ministeri continuano a operare principalmente da Kabul.[86]

La presidenza della Repubblica, prevista dalla Costituzione del 2004 e ricoperta fino al 15 agosto 2021 da Ashraf Ghani, non esiste nell'attuale struttura istituzionale dell'Emirato. Dopo la fuga di Ghani dal Paese, il vicepresidente Amrullah Saleh rivendicò pubblicamente la carica di presidente ad interim sulla base dell'articolo 67 della Costituzione del 2004; tale rivendicazione non diede tuttavia origine a un governo in esilio che esercitasse le funzioni dello Stato afghano.

Lo stesso argomento in dettaglio: Primo ministro dell'Afghanistan.

Il governo dell'Emirato islamico fu annunciato dai Talebani il 7 settembre 2021 come amministrazione ad interim. A capo dell'esecutivo è posto il Primo ministro, incarico ricoperto da Mohammad Hassan Akhund. Nel febbraio 2026 la Central Intelligence Agency continuava a indicarlo come Primo ministro ad interim.[88]

Il Primo ministro opera subordinatamente alla Guida suprema. Il governo comprende inoltre più vice primi ministri e i responsabili dei diversi ministeri. Nel febbraio 2026 risultavano tra i vice primi ministri Abdul Ghani Baradar, Abdul Salam Hanafi e Abdul Kabir, mentre Mohammad Yaqoob ricopriva l'incarico di ministro della difesa, Sirajuddin Haqqani quello di ministro dell'interno e Amir Khan Muttaqi quello di ministro degli esteri.[88]

L'amministrazione instaurata dopo il 2021 ha mantenuto parte delle strutture ministeriali dello Stato precedente, riorganizzandone altre secondo il nuovo ordinamento. Le Nazioni Unite hanno rilevato che l'apparato esecutivo e amministrativo è stato profondamente ristrutturato dopo la conquista talebana del potere.[89]

Potere legislativo

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Lo stesso argomento in dettaglio: Assemblea nazionale (Afghanistan).

Durante la Repubblica islamica il potere legislativo era esercitato dall'Assemblea nazionale, un parlamento bicamerale previsto dalla Costituzione del 2004. Era composto dalla Wolesi Jirga («Camera del popolo»), elettiva, e dalla Meshrano Jirga («Camera degli anziani»).[90]

Dopo la presa del potere nel 2021 i Talebani hanno sciolto entrambe le camere e posto fine al sistema elettorale istituito dalla Repubblica. Sono state inoltre soppresse la commissione elettorale e diverse altre istituzioni connesse al precedente ordinamento.[89]

L'Emirato islamico non dispone pertanto di un parlamento nazionale eletto equivalente all'Assemblea nazionale repubblicana. Secondo le Nazioni Unite, nell'attuale sistema la Guida suprema esercita anche funzioni normative, oltre al controllo superiore sugli organi esecutivi e giudiziari.[89]

Ordinamento costituzionale e sistema giuridico

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Lo stesso argomento in dettaglio: Costituzione dell'Afghanistan.

La Costituzione del 2004, approvata dalla Loya jirga costituzionale e promulgata nel gennaio 2004, definiva l'Afghanistan una repubblica islamica, indipendente, unitaria e indivisibile e disciplinava un sistema presidenziale dotato di un parlamento bicamerale e di istituzioni elettive.[90]

Con la conquista del potere nell'agosto 2021 i Talebani ne hanno sospeso l'applicazione effettiva. Secondo la documentazione raccolta dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, le autorità de facto hanno inoltre sottoposto la legislazione dell'epoca repubblicana a una verifica della sua compatibilità con la sharia; non hanno però formalmente dichiarato l'abrogazione di tutte le leggi precedenti né completato tale processo di revisione.[91]

I Talebani avevano annunciato l'intenzione di predisporre una nuova costituzione conforme alla dottrina hanafita, ma le Nazioni Unite hanno successivamente rilevato l'assenza di sviluppi in merito.[89] Il quadro normativo dell'Emirato si fonda quindi principalmente sull'interpretazione talebana della sharia, sui decreti e sugli ordini della Guida suprema e sulla normativa precedente mantenuta o applicata dalle autorità quando ritenuta compatibile con tale interpretazione.[91]

Riconoscimento internazionale

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Dopo il ritorno dei Talebani al potere nel 2021 nessuno Stato riconobbe inizialmente formalmente il nuovo governo, sebbene diversi Paesi mantenessero o sviluppassero rapporti diplomatici con le autorità di Kabul. La situazione cambiò il 3 luglio 2025, quando la Russia riconobbe ufficialmente il governo dell'Emirato islamico.[87]

Al 15 agosto 2026 la Russia rimaneva l'unico Stato ad aver concesso il riconoscimento formale. Altri Paesi, tra cui Cina, Emirati Arabi Uniti, Uzbekistan e Pakistan, avevano instaurato rapporti diplomatici di diverso livello con le autorità talebane senza procedere al riconoscimento formale del governo.[44]

La questione del riconoscimento diplomatico è distinta da quella della rappresentanza dell'Afghanistan presso le organizzazioni internazionali. L'assenza di un riconoscimento generalizzato non impedisce infatti alle autorità talebane di esercitare il controllo effettivo dell'apparato statale e del territorio afghano.

Diritti umani

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La situazione dei diritti umani è uno dei principali elementi di contrasto tra l'Emirato islamico e gran parte della comunità internazionale. Dall'agosto 2021 le autorità talebane hanno progressivamente imposto numerose restrizioni alla partecipazione delle donne e delle ragazze alla vita pubblica, all'istruzione e al lavoro.

Nell'agosto 2026 le Nazioni Unite descrivevano la condizione delle donne afghane come la più grave crisi dei diritti delle donne al mondo e indicavano in oltre cento i decreti emanati dai Talebani che ne limitavano i diritti. Tra le principali restrizioni figurano il divieto per le ragazze di frequentare l'istruzione secondaria e universitaria, limitazioni all'accesso al lavoro e restrizioni alla libertà di movimento e alla presenza delle donne negli spazi pubblici.[92]

Le restrizioni imposte alle donne e alle ragazze costituiscono inoltre uno dei principali ostacoli al riconoscimento internazionale del governo talebano.[44]

L'economia dell'Afghanistan è caratterizzata da un basso livello di sviluppo, da una forte incidenza dell'agricoltura e dell'economia informale e da una persistente dipendenza dalle importazioni e dagli aiuti esterni. Decenni di conflitti, debolezza delle infrastrutture e delle istituzioni, limitato accesso al credito e vulnerabilità agli eventi climatici hanno ostacolato lo sviluppo economico del Paese.

La conquista del potere da parte dei Talebani nell'agosto 2021 provocò una nuova e grave crisi economica. Secondo la Banca Mondiale, il prodotto interno lordo si contrasse di circa il 20% nel 2021, in seguito alla forte riduzione della spesa pubblica, alla diminuzione dei redditi e dei consumi, alle difficoltà del sistema dei pagamenti e alla perdita di una parte consistente degli aiuti internazionali.[93] Nel complesso, tra il 2021 e il 2022 l'economia perse circa il 27% del proprio valore.[94]

A partire dal 2023 si è registrata una graduale ripresa. Il PIL reale è cresciuto del 2,5% nel 2024, sostenuto soprattutto dall'agricoltura, dall'attività mineraria, dalle costruzioni e dal commercio.[95] Nel 2025 la Banca Mondiale ha successivamente stimato una crescita reale del 4,8%, favorita dalla domanda interna e dall'arrivo di milioni di cittadini afghani di ritorno dall'Iran e dal Pakistan.[96]

La crescita economica non si è tuttavia tradotta in un analogo miglioramento delle condizioni di vita. La rapida espansione della popolazione, l'elevata disoccupazione, la debolezza degli investimenti privati e le restrizioni alla partecipazione economica delle donne continuano a gravare sui redditi pro capite.[96] Il sistema bancario rimane fragile e l'accesso delle imprese al credito è limitato, mentre l'economia presenta un ampio deficit commerciale e continua a dipendere in misura considerevole dalle importazioni e dai flussi finanziari esterni.[95][96]

Secondo la Banca Mondiale, nel 2024 il prodotto interno lordo nominale dell'Afghanistan ammontava a circa 17,8 miliardi di dollari statunitensi.[97]

Agricoltura e allevamento

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L'agricoltura continua a svolgere un ruolo centrale nell'economia e nell'occupazione, soprattutto nelle aree rurali. La produzione comprende principalmente cereali e altre colture alimentari, insieme ad attività di allevamento e produzioni destinate al mercato. Il settore è fortemente vulnerabile alla siccità, alla scarsità d'acqua e alla variabilità delle precipitazioni.[95]

Un ruolo storicamente rilevante è stato svolto dalla coltivazione del papavero da oppio. Prima del divieto imposto dalle autorità talebane nell'aprile 2022, l'Afghanistan rappresentava una quota predominante della produzione mondiale illecita di oppio e il valore della coltivazione del papavero costituiva una componente significativa dell'economia agricola.[98]

L'applicazione del divieto determinò una drastica riduzione delle coltivazioni. Secondo l'UNODC, la superficie coltivata a papavero passò da circa 232.000 ettari nel 2022 a 10.800 nel 2023. Nel 2025 era stimata in circa 10.200 ettari, il 20% in meno rispetto all'anno precedente e una frazione dei livelli precedenti al divieto.[98] La produzione potenziale di oppio nel 2025 era stimata in 296 tonnellate, il 32% in meno rispetto al 2024.[98]

La contrazione dell'economia dell'oppio ha avuto conseguenze rilevanti per le aree rurali che ne dipendevano. Nel 2025 il reddito dei coltivatori derivante dalla vendita di oppio ai commercianti è stato stimato dall'UNODC in 134 milioni di dollari, contro 260 milioni nel 2024. Molti terreni precedentemente destinati al papavero sono stati convertiti soprattutto alla produzione di cereali, ma oltre il 40% dei terreni agricoli disponibili nelle aree esaminate risultava lasciato incolto a causa della scarsa redditività delle colture alternative e delle condizioni climatiche avverse.[98]

Attività estrattiva

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L'Afghanistan dispone di una notevole varietà di risorse minerarie conosciute e potenziali. Studi condotti congiuntamente dall'United States Geological Survey (USGS) e dall'Afghanistan Geological Survey hanno documentato depositi o risorse di rame, ferro, oro, argento, litio, bauxite, cromite, talco, marmo, pietre preziose e semipreziose e altri minerali.[99]

Le indagini geologiche moderne ripresero e ampliarono studi condotti in precedenza da geologi afghani e sovietici. Tra il 2006 e il 2007 l'USGS e l'Afghanistan Geological Survey realizzarono un'ampia valutazione delle risorse minerarie non energetiche del Paese, individuando numerose aree meritevoli di ulteriori esplorazioni.[100]

Tra i maggiori giacimenti studiati figura quello di rame di Mes Aynak, nella provincia di Logar, mentre il deposito di ferro di Hajigak, nella provincia di Bamiyan, è stato oggetto di indagini sin dagli anni sessanta.[99][101]

Sono state individuate anche aree di interesse per il litio, tra cui il bacino di Dasht-e Nawar, e un deposito di elementi delle terre rare nel complesso carbonatitico di Khanneshin, nella provincia di Helmand.[102][103]

L'effettivo sfruttamento su larga scala di molte di queste risorse è rimasto tuttavia limitato. L'USGS ha indicato tra gli ostacoli storici lo scarso sviluppo delle infrastrutture, l'insicurezza e l'incertezza politica.[104] La presenza di una risorsa geologica non equivale inoltre automaticamente alla disponibilità di una riserva economicamente sfruttabile: per numerosi depositi sono ancora necessari ulteriori studi, investimenti e infrastrutture.[99]

Trasporti ferroviari

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Costruzione della ferrovia tra Hairatan e Mazar-i Sharif

Per gran parte della propria storia moderna l'Afghanistan non possedette una rete ferroviaria nazionale sviluppata. La situazione cominciò a cambiare nel XXI secolo con la costruzione di collegamenti destinati principalmente al traffico merci e al commercio con i Paesi confinanti.

La principale linea settentrionale collega Hairatan, al confine con l'Uzbekistan, con Mazar-i Sharif. Il progetto, finanziato dalla Banca asiatica di sviluppo con una sovvenzione di 165 milioni di dollari, prevedeva la costruzione di circa 75 km di linea a binario unico e delle relative infrastrutture.[105] La ferrovia entrò in esercizio nel dicembre 2011 e divenne una delle principali vie terrestri per il traffico commerciale proveniente dall'Asia centrale.[105]

Il collegamento utilizza lo scartamento di 1520 mm, compatibile con la rete ferroviaria dell'Uzbekistan e degli altri Stati già appartenenti all'Unione Sovietica. Nel maggio 2026 le autorità afghane hanno annunciato la riattivazione della quinta sezione del corridoio Hairatan–Mazar-i Sharif, comprendente circa 70 km di linea principale, 30 km di raccordi e cinque stazioni.[106]

A occidente l'Afghanistan è collegato alla rete ferroviaria iraniana mediante la ferrovia KhafHerat. Il tracciato complessivo misura circa 226 km, dei quali 149 in territorio afghano e 77 in Iran.[107] Il tratto operativo raggiunge la stazione di Rozanak, nella provincia di Herat, ed è utilizzato per il trasporto di merci tra i due Paesi.[108] Nel marzo 2026 attraverso la linea giungevano in Afghanistan, tra l'altro, prodotti alimentari, materiali da costruzione e carburanti.[108]

La parte finale della linea verso la città di Herat è tuttora oggetto di ampliamento. Nel marzo 2024 l'Afghanistan Railway Authority firmò un contratto da 53 milioni di dollari per la costruzione di un ulteriore tratto di 47 km destinato a collegare Rabat Parian con l'aeroporto internazionale e la zona industriale di Herat.[109]

Lo sviluppo ferroviario afghano è complicato dalla presenza di tre differenti sistemi di scartamento nei Paesi confinanti: lo scartamento di 1520 mm utilizzato nelle repubbliche ex sovietiche dell'Asia centrale, lo scartamento normale di 1435 mm utilizzato da Iran e Cina e lo scartamento di 1676 mm della rete pakistana. Nei programmi ferroviari elaborati dalla precedente Repubblica islamica lo scartamento normale era indicato come quello preferenziale per una futura rete nazionale, pur prevedendo soluzioni a doppio scartamento per le connessioni settentrionali.[110]

Lo sport in Afghanistan comprende discipline tradizionali, tra le quali il buzkashi, e sport di diffusione internazionale come cricket, calcio, taekwondo, pallavolo e pallacanestro. A partire dagli anni 2000 alcune rappresentative e alcuni atleti afghani hanno conseguito risultati di rilievo nelle competizioni internazionali.

Lo stesso argomento in dettaglio: Nazionale di cricket dell'Afghanistan.

Il cricket ha conosciuto una notevole crescita in Afghanistan nel corso del XXI secolo. La nazionale afghana si è progressivamente affermata nelle competizioni internazionali, passando in pochi anni dalle categorie inferiori del cricket internazionale alla partecipazione alle principali competizioni organizzate dall'International Cricket Council (ICC).

Uno dei primi importanti successi fu la vittoria dell'ICC Intercontinental Cup 2009-10, competizione di cricket di prima classe riservata alle nazionali allora prive dello status di Test.[111] Nel 2017 l'Afghanistan ottenne dall'ICC lo status di Full Member, acquisendo così anche il diritto di disputare incontri di Test cricket.[112]

Nel 2018 la nazionale vinse l'ICC Cricket World Cup Qualifier, qualificandosi alla Coppa del Mondo di cricket 2019.[113]

Il maggiore risultato della nazionale nel Twenty20 è stato raggiunto alla Coppa del Mondo T20 del 2024. Dopo avere superato la fase a gironi, l'Afghanistan sconfisse l'Australia e il Bangladesh nel Super Eight, qualificandosi per la prima volta nella propria storia alla semifinale della competizione.[114] In semifinale fu eliminato dal Sudafrica, che vinse l'incontro per nove wicket.[115]

Tra i giocatori afghani maggiormente affermatisi a livello internazionale figura Rashid Khan, capitano della nazionale T20 alla Coppa del Mondo del 2024.[116]

Lo stesso argomento in dettaglio: Nazionale di calcio dell'Afghanistan.

Il calcio è un altro degli sport praticati nel Paese. Il principale successo internazionale della nazionale maschile è rappresentato dalla vittoria del SAFF Championship 2013, organizzato dalla South Asian Football Federation. L'Afghanistan conquistò in quell'occasione il primo titolo regionale della propria storia.[117]

Giochi olimpici

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Lo stesso argomento in dettaglio: Afghanistan ai Giochi olimpici.

L'Afghanistan partecipò per la prima volta ai Giochi olimpici a Berlino 1936. I primi successi olimpici del Paese arrivarono tuttavia soltanto nel XXI secolo e sono legati al taekwondo.

Il taekwondoka Rohullah Nikpai conquistò la medaglia di bronzo nella categoria dei 58 kg ai Giochi olimpici di Pechino 2008, ottenendo la prima medaglia olimpica della storia dell'Afghanistan. Quattro anni più tardi vinse un'altra medaglia di bronzo, questa volta nella categoria dei 68 kg, ai Giochi olimpici di Londra 2012. Le due medaglie di Nikpai costituiscono le prime medaglie olimpiche conquistate dall'Afghanistan.

La pallacanestro ha prodotto alcuni risultati nelle competizioni regionali. La nazionale maschile afghana conquistò la medaglia d'oro agli South Asian Games del 2010.

Nel 2012 una rappresentativa afghana di pallacanestro 3x3 conquistò inoltre la medaglia d'oro agli Giochi asiatici sulla spiaggia.[118]

Tra le altre discipline praticate figurano la pallavolo, il taekwondo e il culturismo.[119]

Annotazioni
  1. In italiano sono attestate entrambe le grafie. Per l'aggettivo sono analogamente utilizzate le forme afghano e afgano; quest'ultima è registrata come forma corrente dalla afgano, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. La grafia con gh rende tuttavia più direttamente la traslitterazione del fonema originario /ɣ/.
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