PIRANDELLO
Vita 1867 - 1936
• “Io dunque son figlio del Caos”, questo scriveva Luigi Pirandello a
proposito della sua nascita (Girgenti)
• La madre, per sfuggire al colera che all’epoca devastata la Sicilia, si era
rifugiata in un podere di campagna, chiamato Caos, dove diede alla luce
Luigi nel 1867
• Se con la madre aveva un rapporto affettuoso e confidenziale, con il padre
aveva invece un rapporto difficile, segnato dall’incomprensione e dalla
reciproca diffidenza: padre e figlio sembrano appartenere a mondi opposti
• Luigi è un ragazzo riflessivo, misurato, non adatto ai lavori pesanti e alle
attività pratiche, ama la lettura e i racconti folcloristici narrati dalla serva di
casa
• Il padre, uomo pratico, ex combattente garibaldino, abile commerciante di
zolfo, gli impone studi tecnico-commerciali, perché spera di inserirlo
nell’attività di produzione in vendita dello zolfo
• Luigi, disperato, escogita uno stratagemma per passare al liceo: finge di
essere stato rimandato e con i soldi che il padre gli dà per le ripetizioni
estive prende lezioni di latino, in modo da sostenere gli esami di settembre
per il ginnasio, con la complicità della madre
• Dopo qualche mese il padre scopre l’inganno, ma lascia che il figlio
continui gli studi liceali a Palermo
• Luigi tra i 13 e diciott’anni legge di sua iniziativa i testi classici della
letteratura greca, latina e italiana: per lo studio sacrifica le ore di sonno,
coricandosi sul legno anziché sul materasso per leggere senza
addormentarsi
• Egli ha una forza di volontà e una dedizione metodica al lavoro che
saranno costanti nella sua esperienza di scrittore
• Un giorno Luigi scopre che il padre tradisce la moglie con una cugina, una
relazione dalla quale nasce addirittura una bambina; benché il padre
decida di lasciare l’amante, Luigi diviene nei suoi confronti ancora più
freddo e distaccato e per anni i due non comunicano
• A 19 anni Luigi si innamora di una cugina più grande, molto bella e
corteggiata; riesce a conquistarla e la famiglia gli dà il consenso
ponendogli una condizione: lavorare nella zolfara. Luigi dunque sperimenta
l’esperienza faticosissima di questo lavoro, mai del tutto negato tanto che
il padre lo spinge a iscriversi all’università imponendogli però la facoltà di
legge
• Pirandello però si iscrive parallelamente anche a lettere
• Luigi si trasferisce a Roma, separandosi dalla cugina verso la quale non
prova più alcun sentimento
• Qui si iscrive all’università la sapienza, dedicandosi soltanto allo studio
delle lettere, in particolare della filologia romanza
• Dopo uno scontro con il professore di latino, Pirandello viene espulso dalla
facoltà e si trasferisce all’Università di Bonn, dove insegnano i più
aggiornati specialisti in filologia romanza
• Resterà in Germania un anno e mezzo, riuscendo a stabilire buone relazioni
sociali, in un ambiente universitario aperto e informale
• Nel marzo del 1891 Pirandello riesce a laurearsi, discutendo una tesi
intitolata “Suoni e sviluppi di suono nella parlata di Girgenti” pasqua ci
prepariamo
• Pirandello si stabilisce a Roma egli inizia a comporre poesie, novelle,
commedie, Grammy e romanzi.
• In un primo tempo non riesce a trovare un editore
• non vuole insegnare, perché gli pare una scelta riduttiva rispetto
all’impegno letterario e inizia a collaborare con giornali
• Ma i soldi non bastano e deve chiedere aiuto sempre al padre
• Decide di contrarre un matrimonio con una donna ricca e viene così
combinato un “matrimonio di surfaro”, ossia un legame tra famiglie legate
al commercio dello zolfo, che attraverso l’unione dei loro figli garantivano
la tutela dei reciproci interessi
• Pirandello sposa Antonietta portolano, la quale porta una dote molto
importante
• Intanto esce la prima raccolta di novelle di Pirandello “amori senza amore“
• Antonietta però è una donna incolta, non in grado di seguire Pirandello
nella sua ricerca letteraria
• Nascono tre figli: Stefano, Rosalia e Fausto
• Antonietta inizia però a manifestare i primi segni di una importante fragilità
psichica
• Allargandosi la famiglia, crescono le necessità economiche e la dote non è
più sufficiente: Pirandello decide di dedicarsi all’insegnamento e ottiene
una cattedra o all’Istituto superiore di magistero di Roma, che conserverà
per oltre vent’anni
• Insegna corresponsabilità ma senza passione e intanto continua a scrivere
intensamente, acquisendo una certa notorietà presso varie riviste letterarie
• Nel 1903 la zolfara di Stefano Pirandello si allaga e il danno è irreparabile:
macchinari e attrezzature vanno distrutti e la perdita economica immensa
• Quando Antonietta a prendere la notizia viene colta da una p paralisi e
perde il controllo di sé
• Anche Pirandello disperato e arriva addirittura di ipotizzare il suicidio
• Gli amici romani però lo aiutano e Pirandello inizia a immergersi in un
lavoro senza posa: oltre a insegnare, inizia a dare lezione private di italiano
e di tedesco, si occupa di traduzioni e scrive opere nuove
• Ed è così che nel 1904 viene pubblicato “ Il fu Mattia Pascal”: è un grande
successo tanto che il libro viene tradotto in Francia e in Germania
• Le condizioni mentali di Antonietta peggiorano e manifesta una gelosia
ossessiva verso il marito, con scoppi di ira e periodi di muta apatia
• Sono anni di grande lavoro e di importanti pubblicazioni, vedono la luce
infatti: “ L ‘ umorismo“, romanzi e novelle che vengono pubblicate su riviste
come “ Il Marzocco “, “ Nuova Antologia” “e “ Corriere della sera“
• In questi anni prende vita anche la carriera teatrale di Pirandello
• Luigi, premuto dai figli, fa internare Antonietta in una clinica psichiatrica dove
resterà fino alla morte
• Nel 1925 viene pubblicato “ Uno, nessuno e centomila”
• Lietta si sposa e si trasferisce in Cile, Fausto diventa pittore e va a vivere a
Parigi, Stefano invece rimane accanto al padre aiutandolo nella sua carriera
• Luigi riesce a ritrovare un rapporto con il padre Stefano un nuovo rapporto
che ormai vedovo si trasferisce dal figlio
• Tanto la carriera di drammaturgo decolla fino ad arrivare alla
rappresentazione del dramma “ Sei personaggi in cerca d’autore “
• Alla prima serata il pubblico si divide tra sostenitori e detrattori: Pirandello
è costretto a scappare di nascosto
• Pochi mesi dopo a Milano l’opera ottiene invece un grandissimo successo e
viene vista come una svolta nel teatro del Novecento
• Le opere di Pirandello cominciano a essere tradotte e rappresentate a
Londra, a New York, a Parigi
• Nel 1924 con una lettera pubblicata sul quotidiano “ L’ Impero”, Pirandello
chiede pubblicamente a Mussolini la tessera del partito fascista
• L’adesione al fascismo, secondo Leonardo Sciascia, è dovuta alla delusione
del fallimento degli ideali risorgimentali, traditi da una classe politica che
ha finito con l’adagiarsi nell’ozio e nella corruzione
• Con il passare del tempo però Pirandello diventa sempre più critico nei confronti del
regime: nel 1934 pubblica la novella “c’è qualcuno che ride” che appare un come una
satira grottesca di un’adunata fascista e più tardi con “ La favola del figlio cambiato“
sembra attaccare Mussolini attraverso il personaggio del re goffo e deforme
• Sempre nel 1934 Pirandello riceve il premio Nobel per la letteratura, però non
pronuncia il tradizionale discorso di ringraziamento
• Secondo Andrea Camilleri la scelta di non fare il discorso è dovuta al fatto che ormai
ormai Pirandello è contrario a Mussolini e non voleva trovarsi nella situazione di dover
menzionare il governo italiano e il partito fascista
• Il resto della sua vita Pirandello lo dedica al teatro, dove lavora con gli attori che vuole
trasformare i personaggi
• Dalle sue opere iniziano ad essere realizzati i film
• Nel dicembre del 1936 Pirandello si ammala di polmonite e muore a 69 anni nella sua
casa romana, mentre mentre terminano le riprese per la versione cinematografica del
Fu Mattia Pascal
L’umorismo
• Nel 1908 Pirandello pubblica il saggio L’umorismo dedicato alla “ buon’
anima di Mattia Pascal, bibliotecario”
• Mattia Pascal, protagonista del romanzo “ Il fu Mattia Pascal”, suscita al
tempo stesso sorriso e compassione per la sua vicenda umana
• Questi sono alcuni elementi che costituiscono, secondo Pirandello, il senso
dell’arte umoristica
• Sin da giovane Luigi ha riflettuto sul concetto di umorismo e lo ha
perfezionato negli anni in cui ha studiato a Bonn
• Il saggio è diviso in due parti:
• Nella prima parte Pirandello analizza il significato del termine “umorismo”
nelle varie lingue europee
• Nella seconda parte definisce le caratteristiche proprie dell’umorismo con
riferimenti filosofici e letterari, ma anche con esempi concreti per illustrare
in modo semplice il suo pensiero
• Nell’arte umoristica la riflessione assume un ruolo determinante è attivo
nel processo creativo, perché analizza e scompone la realtà realtà; la
presenta al lettore in modo nuovo, suscitando in lui una particolare
reazione che lo scrittore chiama “sentimento del contrario“
• All’interno del saggio, Pirandello ci presenta una vecchia signora imbellettata, per far
comprendere meglio la differenza tra “sentimento del contrario” è il concetto di
“avvertimento del contrario“ che, secondo lo scrittore, corrisponderebbe invece al
comico
• La vecchia signora imbellettata suscita, guardandola, “avvertimento del contrario”,
perché appare il contrario di ciò che una vecchia rispettabile signora dovrebbe essere.
Questo appare comico.
• Ma, se alla percezione del contrario di ciò che dovrebbe essere si unisce la riflessione,
allora il comico lascia il posto all’umorismo e l’avvertimento del contrario diventa
sentimento del contrario
• “ Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora
non prova forse nessun piacere pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne
soffre e lo fa soltanto perché è pietosamente si inganna che, parata così, nascondendo
le rughe e le canizie, riesca a trattenere a sé l’amore del marito molto più giovane di
lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione,
lavorando in me, mi ha fatto andare oltre a quel primo avvertimento [ …] mi ha fatto
passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e
l’umoristico.
• L’umorismo è dunque un riso amaro, mentre il comico non è altro che il riso
immediato
• La riflessione ci fa riflettere sulle cause che motivano un certo comportamento
apparentemente comico, che alla fine ci appare drammatico e doloroso: AL RISO
SI UNISCE UN SENTIMENTO DI PIETÀ
• Nasce dalla riflessione la pena per il personaggio e la partecipazione alla sua
vicenda umana
• L’umorismo scaturisce quindi dall’unione dell’avvertimento e del sentimento, della
percezione e della riflessione: con l’umorismo noi acquisiamo la capacità capacità
di sentire insieme con il personaggio le contraddizioni della sua condizione
• All’interno del saggio Pirandello fa alcuni esempi di personaggi umoristici nella
letteratura europea: Don Chisciotte e Don Abbondio.
• Secondo Pirandello, il lettore davanti a questi personaggi prova uno stato d’animo
di perplessità, perché vorrebbe ridere, e lo fa, ma il riso è turbato, perché si
riconosce nelle debolezze del personaggio, che sono proprie di tutti gli uomini
• Dunque l’umorismo nasce dalla riflessione, dal riconoscimento dell’umanità del
personaggio da cui scaturisce quindi la compassione
• Il personaggio umoristico si pone di fronte alla realtà come uno strumento
musicale “fuori di chiave“, dissonante rispetto agli altri strumenti che
compongono l’orchestra e talvolta dissonante rispetto a se stesso
VITA E FORMA
• Sempre all’interno del saggio, Pirandello Introduce i concetti di “vita” e
“forma”, elementi fondamentali della sua poetica
• Secondo lo scrittore, la vita e il perpetuo divenire, inafferrabile e irriducibile,
mentre la forma è la struttura esteriore: il proprio ruolo sociale, il proprio
ruolo familiare, il carattere, il nome, le idee del mondo e dell’altro; in questa
struttura l’uomo tenta di ingabbiare la sua vita per renderla coerente e
comprensibile
• Gli uomini sono però perennemente diversi da se stessi, cambiano in
continuazione, e tuttavia sono convinti di avere l’identità stabile, riconoscibile
dagli altri, univoca.in realtà la loro è una forma vuota, una MASCHERA, che
indossano consapevolmente o inconsapevolmente, e che ciascuno attribuisce
a sé e riceve dagli altri
• In tali forme la vita si irrigidisce, si paralizza, soffoca
• Però la vita continua a fluire in modo prepotente, in certi momenti
tempestoso, e si scontra con i limiti stabiliti dalle forme, a volte
travolgendoli
• Allora queste forme dimostrano la loro inconsistenza…
• La scoperta di non avere una personalità compiuta e coerente non riguarda
soltanto le anime irrequiete, i folli, ma riguarda chiunque, anche chi è
convinto di conoscere se stesso, di potersi rappresentare in una forma
stabile e definita: tutti sono esposti alla sconvolgente scoperta di non
essere ciò che si crede, perché il flusso incontrollabile della vita agisce in
tutti
• L’uomo, per Pirandello, è un insieme di contraddizioni, di elementi
contrastanti e incoerenti
• Caratteristica specifica dell’umorismo è proprio la SCOMPOSIZIONE , ossia
la tendenza a mostrare contemporaneamente più aspetti della realtà e
della natura di un personaggio
• Attraverso la tecnica umoristica, quindi, Pirandello scompone l’identità del
personaggio e la relatività delle situazioni
• Se l’epica ha creato figure coerenti, unitarie e concluse, l’umorismo
presenta agli uomini e le donne nella loro complessità e mutevolezza
irriducibile
• Pirandello rivoluziona la forma tradizionale del romanzo e l’idea stessa di
personaggio: nei suoi romanzi la realtà interiore prende il sopravvento su
quella esteriore cosicché l’individuo e il mondo non possono essere più
rappresentati in maniera organica, coerente o compiuta
• Nell’arte umoristica le cause delle azioni umane non sono mai facilmente
individuabili: la personalità non è qualcosa di definito, stabile, coerente, ma
è un magma fluido, inafferrabile, che agisce sulla base di istinti e tensioni
contrastanti
• La vita nuda, secondo Pirandello, non può essere semplificata e può essere
rappresentata in forma narrativa soltanto attraverso contrasti,
contraddizioni, interruzioni e digressioni: le persone umoristiche, scrive
Pirandello, “rifiutano di separare la terra dall’oro”
• L’umorismo è la scelta poetica di Pirandello: in tutte le sue opere
l’avvertimento del contrario si fonde al sentimento del contrario;
• la realtà non è mai rappresentata in modo organico, secondo un punto di
vista univoco, ma appare frammentata, contraddittoria, inafferrabile
• L’antitesi tra vita e forma è irriducibile ed è alla base della concezione
pirandelliana dell’esistenza
Relativismo conoscitivo e
incomunicabilità
• Pirandello ritiene che non sia possibile arrivare a una conoscenza
oggettiva e univoca del mondo e dell’uomo, poiché ogni conoscenza
dipende dalla percezione del soggetto
• Il suo è un relativismo conoscitivo, poiché per lui non esiste una sola verità
dimostrabile per tutti, ma è tale soltanto in relazione all’io che la pensa
(così è se vi pare)
• In questa prospettiva i ruoli, i valori, le certezze sono pure convenzioni e
non hanno validità universale ma unicamente soggettiva
• Il linguaggio poi è inutile in quanto le parole sono fonte di malintesi, perché
non assumono mai un senso univoco; dunque, non riusciamo neppure a
comunicare chi siamo o chi crediamo di essere
La maschera
• L’uomo però non può vivere senza gli altri e quindi, per vivere con gli altri,
ciascuno indossa inconsapevolmente una maschera, si costruisce una forma,
che lo rende riconoscibile dagli altri, e così si illude di vivere in un modo
autentico e di essere libero libero
• Queste forme però sono soffocanti trappole: la famiglia, le relazioni amorose,
il lavoro ci costringono a riconoscerci in precisi ruoli; ci obbligano a recitare,
come i personaggi in un teatro, vere e proprie parti che condizionano e
paralizzano
• Molti attraversano l’esistenza continuando a recitare la propria parte senza
capire il gioco, ma vi sono altri personaggi che riescono a osservarsi
dall’esterno e divengono consapevoli del meccanismo artificiale privo di
senso in cui sono inseriti: la NUDA VITA
• È il caso del protagonista della novella “ La carriola“ , che ha una vera e
propria crisi di identità nel momento in cui, rincasando, fissa il proprio
nome e i propri titoli iscritti sul campanello di casa; li legge e non si
riconosce in colui che li porta; oppure è il caso dell’impiegato Belluca, nella
novella “ Il treno ha fischiato“” o il caso del protagonista del romanzo “
Uno, nessuno e centomila“
• L’uomo, quando scopre di indossare una maschera che non potrà mai
coincidere con la vita autentica, prova un senso di vertigine, come di chi si
trova improvvisamente sospeso nel vuoto: tutto ciò che fino a quel
momento appariva ordinato, razionale, dotato di senso si rivela
improvvisamente fittizio, casuale, insensato
• L’uomo smascherato è smarrito nel nulla
• Come reagisce a questa scoperta l’uomo?
• La prima reazione è quella di cancellare questa scoperta, di fare finta di
nulla e riprendere la vita come prima: questo tentativo di chiudere gli occhi
è però un atto irrazionale
• Un’altra reazione frequente tra i personaggi pirandelliani è quella di Mattia
Pascal, che sceglie la fuga dalla forma stessa; sceglie di costruirsi una
nuova identità, che però significa indossare un’altra maschera, ancora più
limitante e artificiale di quella precedente; anche rientrare nella forma
originaria è fallimentare, poiché la vita nel frattempo ha continuato il suo
flusso inarrestabile, le condizioni sono cambiate e non resta che osservare
dall’esterno la propria vita e quella degli altri, divenendo quello che
Pirandello chiama un forestiere della vita.
• Altri personaggi, come l’avvocato o l’impiegato Belluca, cercano dei
compromessi, ritagliandosi momenti di libertà
• Altri ancora invece arrivano a rifiutare ogni forma così si ritrovano soli,
estranei al mondo e a se stessi;
• è il caso di Vitangelo Moscarda che in un primo momento crede di essere
UNO, poi però scopre che agli occhi degli altri è CENTOMILA uomini diversi,
perché ogni persona di lui ha una visione soggettiva limitata, in cui egli
però non si riconosce; infine, poiché l’idea che l’uomo ha di sé è solo una
tra le possibili forme, anche questa parziale è ingannevole, sceglie di
essere NESSUNO e chiude la porta al mondo, vivendo in isolamento e nella
solitudine estrema
• Solo il PAZZO può interpretare ogni volta una parte diversa; può prendersi
gioco delle reazioni altrui
• La pazzia consente di dire ciò che si vuole, di denunciare l’ipocrisia, di
sottrarsi agli obblighi del proprio ruolo ordinario
• Ma la pazzia può anch’essa trasformarsi in una forma e diventare una
trappola dalla quale non si può più fuggire
• Le opere pirandelliane mostrano una convergenza con alcuni aspetti del
surrealismo europeo, perché danno ampio spazio alla dimensione razionale
simbolica: la realtà resta un mistero inconoscibile, ma la vita, liberata dalla
forma, riesce misteriosamente a trovare strade per rinnovarsi e per non
svanire del tutto
PESSIMISMO
• Appare evidente che dietro l’umorismo c’è una forma di pessimismo che in
Pirandello talvolta sconfina nel nichilismo
• Dietro la maschera c’è il nulla, il vuoto
• Lo sguardo umoristico permette a Pirandello di non lasciarsi andare
totalmente al pessimismo o peggio ancora evita che sprofondi nel nichilismo
• Lo scrittore umorista non si ritiene un vate, non possiede verità da rivelare,
ma usa la riflessione per guardare la realtà e scoprire le sue contraddizioni,
senza offrire mai alcuna risposta
• Lo scopo dell’arte pirandelliana è quello di suscitare costantemente il
DUBBIO , di non dare certezze tanto che l’enigma rimane enigma e il punto
fermo lascia il posto al punto interrogativo
NOVELLE PER UN ANNO
• La scrittura delle novelle ha rappresentato, per lo scrittore agrigentino, un
campo di sperimentazione, un laboratorio
• Pirandello scrive novelle per tutta la vita: da 17 anni fino alla morte
• L’ultima novella infatti esce il giorno prima della sua morte sul Corriere della
sera, nel 1936, e si intitola “ Effetti di un sogno interrotto“
• La novella è un racconto breve breve e realistico, che offre a Pirandello la
possibilità di mettere per iscritto le sue idee, sperimentare situazioni e
delineare personaggi
• Nelle ultime novelle lo scrittore sperimenterà tematiche legate all’inconscio
e alla dimensione irrazionale, nelle quali sperimenterà una scrittura che si
için molto al surrealismo
• Alcune novelle diventeranno poi atti unici o commedie: “ La giara”, “ La
Patente“, “ Pensaci Giacomino!“
• La novella “ La signora Frola e il signor Ponza suo genero” è stata poi
rielaborata per trasformarsi nel dramma“ Così è (se vi pare)”
• Le novelle vengono pubblicate sia singolarmente sia su giornali riviste sia
riunite in brevi raccolte
• È l’autore stesso a occuparsi di raccogliere le novelle e nel 1922 inizia un
progetto per riunire quanto già aveva scritto scritto in una raccolta
intitolata “Novelle per un anno“
• Questo titolo è spiegato da Pirandello nella sua Avvertenza , in cui lo
scrittore siciliano spiega che con tale titolo temporale voleva collegarsi alle
altre raccolte di novelle come Le mille e una notte o il Decameron
• La struttura dell’opera non prevede alcuna cornice né un ordine tematico
né cronologico: le novelle si succedono l’una dopo l’altra casualmente e la
disposizione appare labirintica, un labirinto in cui a dominare è il caso,
proprio come nella vita, continuamente scardinata da eventi imprevedibili
e inafferrabili
• Le singole novelle sono dunque i frammenti che riflettono in modo parziale
ma significativo la concezione pirandelliana della vita
• Questa raccolta doveva essere formata da 24 volumi e 365 novelle, ma
Pirandello è riuscito a realizzare 15 volumi per un totale di 225 novelle (15
× 15 )
• Ogni volume prende il nome dalla prima novella della raccolta, tranne
l’ultimo che prende il nome dall’ultima (Una giornata)
• LUOGHI
• I luoghi delle novelle di Pirandello sono quelli che abbiamo già conosciuto
con la novellistica verista di Verga e di Capuana, che fu amico di Pirandello
• Questi luoghi sono legati alla vita dello scrittore: Sicilia e Roma
• PERSONAGGI
• Anche i personaggi sono quelli che abbiamo conosciuto in Verga: mariti,
mogli, amanti, figli, orfani, impiegati infelici… Che vivono i momenti e le
occasioni della vita (matrimoni, suicidi, tradimenti, malattie, difficoltà
economiche… “
• Ma mentre il narratore verista si immerge nella realtà e la rappresenta
oggettivamente, tentando di stabilire una conseguenza logica tra la causa
e l’effetto, il narratore umorista ritiene che la realtà possa essere
rappresentata solo in modo soggettivo e indefinito, perché è logicamente
inspiegabile:: il mondo è sfuggente, provvisorio e inafferrabile…
• Lo scrittore umorista non dà forma ai personaggi, inserendoli in un
contesto storico sociale, che non li definisce, ma li disegna come metafore
di una condizione esistenziale riferibile a tutto il genere umano
• I personaggi vivono in un mondo chiuso e soffocante, da cui cercano una
via di scampo: sono imprigionati in una trappola, chiamata famiglia, lavoro,
ruolo sociale che impedisce loro di vivere una vita autentica e attraverso
un fatto banale scoprono l’artificiosità dell’esistenza
• A questo punto rimangono sospesi oppure reagiscono, cercando
compromessi, o rifiutano i compromessi, arrivando a estraniarsi dal mondo
o a scegliere il suicidio, che diviene una protesta contro il destino, contro la
falsità o contro l’ipocrisia altrui
• Questi personaggi non hanno certezze e dubitano costantemente: a volte
la vita gli sembra un bene supremo e prezioso, a volte invece Sembra la
peggiore delle condanne
• La morte invece a volte è guardata con terrore altre è vista come una
liberazione
• Il racconto delle novelle di Pirandello dunque si gioca su due elementi
opposti: sincerità e finzione, follia e saggezza, passione e
imperturbabilità…
• Il CAOS in Pirandello non si trasforma in COSMO: tutto rimane inafferrabile
ed enigmatico
IL FU MATTIA PASCAL
1904
• Questo romanzo, uscito a puntate sulla rivista “nuova antologia“, fu un
grandissimo successo
• Le puntate vengono poi raccolte in un volume e pubblicate anche in
tedesco, in francese e in inglese: il romanzo diviene noto in tutta Europa
• In questo primo romanzo Pirandello mette in pratica la sua poetica,
l’umorismo
• Mattia Pascal è un bibliotecario di Miragno (un immaginario paese ligure)
che mette per iscritto la sua sua storia
• Mattia Pascal vive una giovinezza tranquilla e agiata, quando scopre che
l’amministratore nominato dalla madre lo ha ridotto in rovina
• Mattia, innamorato di una ragazza che invece sposerà l’amministratore
Batta Malagna, ne sposa un’altra che invece non ama, Romilda Pescatore
• Trova quindi un impiego come bibliotecario
• Prigioniero di una vita familiare insostenibile, fatta di continui litigi con la
moglie e la suocera, che vive con loro, decide di fuggire all’estero
• Si ferma a Montecarlo dove comincia a giocare al casinò e qui vince una
grossa somma di denaro
• Mentre torna a casa in treno, legge sul giornale che è stato ritrovato il suo
cadavere…
• Romilda infatti riconosce nel cadavere del suicida suo marito
• Mattia decide di cogliere questa incredibile opportunità e di cominciare una
nuova vita
• Prende il nome fittizio di Adriano Meis e inizia viaggiare in Italia e Germania
• Decide quindi di stabilirsi a Roma e affitta una camera nella casa di
Anselmo Paleari, un uomo appassionato di filosofia e spiritismo
• Qui si innamora della figlia di Paleari, Adriana, desiderata anche dal
cognato Terenzio Papiano, rimasto vedovo
• Durante una seduta spiritica Terenzio ruba una parte del denaro di Adriano,
che non può denunciare poiché non possiede i documenti di identità e per
lo stesso motivo non può neanche sposare Adriana
• Decide quindi di cenare un filtro su suicidio
• Ritorna quindi a Miragno, Ma la vita è andata avanti, la realtà è ormai
mutata: la moglie si è risposata con il suo migliore amico,Pomino , dal
quale ha avuto una figlia
• Anche il posto di bibliotecario è stato assegnato ad un’altra persona
• Mattia decide a questo punto di scrivere le sue memorie, ormai“ fuori dalla
vita“, ormai divenuto “il fu Mattia Pascal“…
• La vicenda è narrata in prima persona da Mattia Pascal: è un lungo
flashback
• Il libro è composto da 18 capitoli, che possono essere suddivisi in quattro
parti:
• La prima parte, capitoli uno e due, rappresenta la cornice in cui il
protagonista, ormai il fu Mattia Pascal, è già fuori dalla vita
• La seconda parte, capitoli dal tre al sette, narra l’antefatto in cui viene
descritta l’infanzia e l’adolescenza di Mattia: i suoi amori, la trappola
familiare , la rovina economica, i lutti, e la decisione di non ritornare a
Miragno
• La terza parte, capitoli dall’otto al 16, racconta il tentativo di Mattia di
cominciare una nuova vita; copre un intervallo di due anni e qui Mattia ha
ormai assunto la maschera di Adriano Melis, il quale, dopo un lungo
viaggiare, si stabilisce a Roma, dove affitta una camera presso la famiglia
di Paleari. Alla fine, prigioniero della sua falsa identità, decide di fingere il
suicidio
• La quarta parte, capitoli 17 e 18, narra il rientro di Mattia a Miragno, dove
scopre che la vita è andata avanti senza di lui: Romilda si è sposata e ha
avuto una bambina. Egli, dunque, va a vivere a casa di una vecchia zia e
riprende il suo lavoro di bibliotecario, ma ormai non può più rientrare nella
sua vecchia identità, diventa quindi il fu Mattia Pascal, che spiega di aver
scritto questa manoscritto su richiesta di un vecchio sacerdote…
• Il romanzo si basa su una struttura narrativa tradizionale, sulla quale però
Pirandello innesta tecniche completamente nuove: al suo interno
ritroviamo alcuni elementi classici, come l’espediente del manoscritto, la
scelta di una narrazione autobiografica, gli amori in cui un giovane beffa un
vecchio, le difficoltà economiche e familiari, il suicidio, il viaggio, il ritorno,
il riconoscimento…
• L’elemento nuovo nel romanzo è la riflessione, che accompagna ognuno di
questi aspetti classici: è la tecnica dell’umorismo, che porta a guardare
fatti e personaggi in maniera distaccata e fa assumere un atteggiamento
problematico nei confronti della vita
• Le sono le innovazioni più importanti:
• La vicenda narrata è completamente insolita, ma Pirandello spiegherà che
si tratta di un fatto davvero possibile, poiché storie anche più incredibili si
leggono sui giornali e infatti è da lì che gli ha preso spunto… la realtà
infatti per lo scrittore è anche più incredibile delle storie raccontate nei
romanzi. questa vicenda non è altro che un caso individuale, non
rappresenta cioè né un fatto storico da cui si possano dedurre leggi
universali, né una categoria sociale come avviene nei romanzi veristi. La
vicenda narrata è il trionfo del caos, dell’assurdo
• Il protagonista non è un eroe, ma un antieroe, un inetto che preferisce
fuggire piuttosto che affrontare la realtà
• La focalizzazione è incentrata sull’io narrato che racconta i fatti secondo il
suo punto di vista, quindi un punto di vista limitato e parziale da cui non si
può trarre alcun valido insegnamento
• Il narratore-personaggio è inaffidabile, poiché mente anche a se stesso, si
contraddice
• Si potrebbe avvicinare il fu Mattia Pascal ha un romanzo di formazione, ma
una formazione mancata: Mattia infatti non impara a vivere Piuttosto
approda a una condizione di non-vita, poiché egli si chiama fuori dalla
realtà e perde anche la sua identità. L’unica certezza che si deduce nel
romanzo è che nel mondo nulla ha senso e non vi sono significati nascosti
da scoprire
• Il Linguaggio è aderente al personaggio, quindi a volte risulta comune,
banale, borghese, poco letterario
• Il fu Mattia Pascal, dunque, si allontana dai modelli di romanzo
dell’Ottocento, perché: rispetto al romanzo risorgimentale non aderisce al
vero storico, manca di un narratore onnisciente affidabile, il personaggio
protagonista non approda a una maturità e non può quindi offrire un
insegnamento valido per tutti; rispetto alla narrativa verista non presenta il
nesso causa-effetto, non applica la tecnica dell’impersonalità e non
contestualizza il personaggio all’interno di una determinata categoria
sociale; rispetto alle opere simboliste invece il romanzo continua ad
utilizzare la ragione ed esclude invece la ricerca dei significati segreti delle
cose, rifiuta infine una lingua raffinata ed evocativa
• La natura ne “ Il fu Mattia Pascal“ non è depositaria di significati misteriosi e
superiori (il canarino in gabbia) e si oppone anche al positivismo che esalta
incondizionatamente il progresso e le innovazioni tecnologiche, al contrario
Mattia-Adriano critica il lato negativo della modernità, che dà all’uomo più
tempo per rendersi conto che la vita è vana; Roma è vista come una città
morta, un’acquasantiera che viene ridotta a portacenere
• Altro luogo importante all’interno del romanzo è la biblioteca, in cui si muove
il protagonista all’inizio e alla fine del romanzo: essa rappresenta la cornice
(sei mesi). La biblioteca del paese si trova all’interno di una chiesa
sconsacrata, dove i libri sono posti alla rinfusa, danneggiati dall’umidità e
dall’incuria, ma eletti da nessuno. È un luogo fuori dalla vita, un luogo
estraneo al mondo; qui si vive un eterno presente e da qui Mattia, divenuto
ormai una maschera nuda, un personaggio consapevole che quella che viene
chiamata identità non è che una forma artificiale e vana, guarda la vita con
distacco, senza mai più parteciparvi
• I temi sono tipicamente pirandelliani:
• L’identità individuale
• La famiglia-trappola
• Il relativismo filosofico
• Mattia scopre che una volta spezzata la convenzione sociale nulla è più
come prima
• Il lettore osserva e riflette con un atteggiamento umoristico, perché così lo
invita a fare il narratore
• La tecnica narrativa di Pirandello ha un effetto di straniamento che obbliga
il lettore a mantenere una distanza critica.
• Le parole scelte a volte sono messe di traverso ed ostacolano la fluidità del
racconto, perché sono inconsuete, quasi dei neologismi, che impediscono
l’immedesimazione
• Le descrizioni inducono il lettore a osservare con distacco personaggi
perché questi risultano avvolti eccessivi e caricaturali
• Pirandello usa anche una tecnica teatrale: gli appelli al lettore, le
interpretazioni, le domande retoriche, le interlocuzioni come “dico la verità,
ecco qua, Dio mio…“
• “ lo strappo nel cielo di carta“ e la “ lanterninosofia”
• A parlare è il signor Paleari che illustra ad Adriano le sue personali
osservazioni sulla vita umana:: la prima idea la spiega prendendo spunto
da uno spettacolo di marionette in programma per quella sera; il secondo
aspetto invece lo spiega attraverso una sua singolare filosofia, definita la
filosofia del lanternino
• L’eroe della tragedia greca, Oreste, cosa farebbe se proprio del momento
in cui sta per uccidere Egisto e la madre vedesse uno strappo nel cielo di
carta?
• La reazione sarebbe sconcerto e alla fine Oreste si trasformerebbe in
Amleto, l’eroe moderno pieno di dubbi ed incertezze
• Paleari continua affermando che la differenza tra la tragedia antica e quella
moderna è tutta qui: in un buco nel cielo di carta…
• Adriano Melis è allettato, perché ha subito un intervento all’occhio con il
quale ha voluto correggere il suo strabismo
• Durante questo periodo di immobilità, il signor Paleari lo intrattiene con le
sue teorie
• Una di queste teorie riguarda la filosofia del lanternino: egli afferma che
ogni uomo guarda il mondo mondo attraverso la luce limitata della propria
propria piccola lanterna individuale, il proprio lanternino colorato, che
ciascun essere umano porta con sé
• Afferma che in alcune età della storia, come incerte stagioni della vita di
ciascun uomo, prevale un colore di luce che dà lume e colore ai lanternoni:
Verità, virtù, bellezza, onore… Questi lanternoni a volte si spengono e il
mondo rimane al buio e le Lanternine rimangono sconvolte
Quaderni di Serafino Gubbio operatore
• Questo romanzo tratta il tema dell’industria cinematografica, che in quegli
anni si stava affermando dopo la scoperta dei fratelli Lumière
• Il romanzo si intitolava inizialmente “ Si gira”
• Anche questo romanzo uscì a puntate sulla rivista “ Nuova antologia”, nel
1915, e venne poi ripubblicato nel 1925 con il titolo definitivo con cui oggi
noi lo conosciamo
• Serafino Gubbio, il protagonista del romanzo, è un cineoperatore che
espone le proprie riflessioni sulla vita e sulla modernità e narra la sua
vicenda umana sino al drammatico epilogo che lo ha reso muto
• Il percorso di Serafino si conclude con una condanna dell’illusione
cinematografica: per Pirandello, la macchina da presa si nutre infatti della
vita, la divora e la trasforma in merce, in un prodotto di consumo
• Serafino Gubbio aveva fatto studio umanistici, ma, non avendo trovato un
lavoro, si trasferisce a Roma dove viene accolto in un ospizio per poveri
• Anche lui rappresenta dunque l’intellettuale in crisi
• In questo ricovero giunge una troupe cinematografica per girare alcune
scene di forte realismo a Serafino viene offerto il posto da operatore
• Serafino accetta soprattutto perché l’attrice, Varia Nestoroff, era stata
fidanzata con suo amico, Giorgio, che poi si era tolto la vita, perché lei lo
aveva tradito con un loro comune amico, Aldo Nuti, che recita anche lui nel
film
• Serafino, dietro la macchina da presa, registra con il suo sguardo ogni
cosa fino alla scena finale del film, dove Aldo deve sparare a una tigre
vera: entrato nella gabbia che simula la giungla, l’uomo volge il fucile
contro varia e la uccide, ma viene a sua volta sbranato dalla tigre
• Tutta la scena viene registrata da Serafino ed entra a far parte del film che
ottiene un enorme successo, perché suscita la curiosità morbosa del
pubblico;
• L’operatore invece piomba in un mutismo irreversibile, da cui esce soltanto
attraverso la scrittura dei suoi quaderni: ancora una volta la scrittura a una
funzione terapeutica
• Il libro è suddiviso in sette sezioni, chiamate appunto quaderni, ogni
quaderno è diviso in capitoli, narrati in prima persona da Serafino Gubbio,
in forma retrospettiva e con continui salti temporali e inserimenti di
racconti nel racconto
• È possibile rintracciare nel romanzo traccia di antichi sottogeneri come: il
romanzo di formazione di un giovane studioso in cerca di fortuna; il
romanzo sentimentale drammatico, caro al pubblico borghese; la prosa
memoriale che descrive ambienti e oggetti tipici della poesia crepuscolare
(Serafino rievoca con malinconia alla casa di campagna dei nonni di Giorgio
)
• La novità del romanzo consiste proprio nella modernità narrata nel
romanzo: la cultura umanistica non trova spazio nel presente, su tutto
domina la città industriale nella quale le macchine agiscono come mostri
che divorano l’anima degli uomini
• La modernità ha divorato i luoghi del ricordo, gli oggetti del passato: nel
terzo quaderno infatti vediamo una carrozza che viene superata da
un’automobile… Come il presente supera il passato, cancellandolo
• Pirandello, diversamente dai futuristi, considera l’avvento delle macchine
come una rovina per l’uomo; rappresenta la vita cittadina, frenetica e
spersonalizzante, come una vita che conduce verso la follia e verso la
distruzione
• Lo scrittore considera le macchine dei mostri che portano l’uomo ad
estraniarsi sempre più dal proprio corpo: infatti Serafino è, come scrive
Pirandello, “una mano che gira una manovella“
• La conseguenza della modernità e la crisi dell’arte e la perdita di ruolo
dell’intellettuale: in questa società meccanizzata e tecnologica, l’opera
d’arte perde il suo carattere di creazione unica e irripetibile; l’individualità
stessa dell’artista non trova più spazio, perché può essere sostituita da una
macchina: Serafino racconta infatti di un violinista uscito pazzo perché gli
era stato chiesto di esibirsi insieme a un pianoforte automatico
• Dunque Serafino Gubbio rappresenta la condizione dell’intellettuale
moderno, divenuto un osservatore distaccato della realtà, impassibile, qui
è permesso soltanto registrare quanto accade senza intervenire per
interpretare o modificare il mondo
• L’artista è divenuto muto: il mutismo finale del protagonista è simbolo
dell’incomunicabilità, è l’espressione compiuta del processo di
emarginazione dell’intellettuale nella società, ma è anche un’estrema
difesa che gli permette di fuggire quel mondo disumanizzato e di evitare di
esserne inghiottito
• Ed è a questo punto che la scrittura diventa l’unica vera via di fuga
dall’alienazione, uno spazio per lo sfogo personale, uno sguardo critico
sulla vita
Uno, nessuno e centomila
• Il romanzo è stato elaborato in un arco temporale abbastanza lungo: dal
1909 al 1925
• È stato pubblicato a puntate sulla “ Fiera letteraria“
• Chiude chiude la stagione dei romanzi, dopo questo romanzo infatti inizia
per Pirandello una nuova fase poetica, chiamata “surrealista”, in cui il ruolo
centrale spetta alla natura, intesa come slancio vitale
• Uno è Vitangelo, il protagonista del romanzo
• 100.000 sono gli altri
• Nessuno è il rifiuto cosciente di ogni identità:: l’io scompare in una sorta di
liberazione ed entra nella vita allo Stato puro, lo Stato di natura natura
• Il romanzo è formato da otto libri e 63 capitoletti
• La distruzione dell’io si accompagna alla dissoluzione della struttura logica
del racconto: la trama procede per sbalzi, spazi riflessivi, ritorni all’indietro
• Il narratore parla in prima persona, in forma retrospettiva ma senza
abbandonare la focalizzazione sul personaggio: Vitangelo racconta i fatti
come se li stesse vivendo proprio in quel momento e come se ancora non
conoscesse il finale della storia
• La forma espressiva dominante è il monologo interiore alternato con una
sorta di dialogo con il lettore, che viene chiamato in causa attraverso delle
allocuzioni
• I temi sono: relativismo assoluto; incomunicabilità; solitudine; follia
• Per Pirandello non esiste un’identità né una verità univoca, infatti il libro è il
racconto della scomposizione dell’identità del personaggio da uno a
100.000, fino alla distruzione dell’identità stessa (nessuno)
• La cifra distintiva della società pirandelliana è l’incomunicabilità: gli uomini
sembrano non parlare davvero fra loro, ma ciascuno si rivolge all’immagine
che ha dell’altro
• Vitangelo reagisce allo “ strappo nel cielo di carta” comportandosi nel
modo in cui gli altri non si aspetterebbero, in maniera incoerente e
inspiegabile
• Motivo viene ritenuto pazzo: alla fine egli indossa fisicamente la maschera
del pazzo, presentandosi al processo in zoccoli, con l’uniforme dei poveri
dell’ospizio e con la barba lunga…
• La follia però è vissuta come una liberazione, una guarigione dal male della
vita: egli comprende che la terapia coincide con il male, ossia che si può
fuggire dalla follia che domina la vita sociale soltanto accettando di essere
considerati folli
TEATRO
• Pirandello si dedica al teatro in una fase tardiva: il teatro è però per lo
scrittore un grande amore
• I primi atti unici sono rappresentati nel 1910 e da questo anno in poi la
passione per il teatro cresce sempre di più
• La tendenza a scrivere testi teatrali è già evidente all’interno della
struttura narrativa delle novelle: molte novelle infatti presentano un
impianto dialogico e dialettico, ricco di allocuzioni al lettore, che danno
l’impressione di assistere a un soliloquio
• Inoltre la tematica dello scontro tra come si è e come si appare, che
costituisce la sostanza della narrativa pirandelliana, è una tematica
sicuramente teatrale: la maschera, la recita di una parte sono elementi
sicuramente teatrali
• La raccolta completa delle opere teatrali esce nel 1936 con il titolo di “
Maschere nude“: un titolo che esprime l’idea di Pirandello sugli uomini, che
nella vita recitano una parte senza esserne consapevoli; si muovono come
personaggi su un palcoscenico e indossano delle maschere
• Il teatro di Pirandello si può dividere in tre fasi: il teatro del grottesco, il
teatro nel teatro, il teatro dei miti (surrealismo)
• Per Andrea Camilleri, l’attività teatrale di Pirandello non va scomposta in
queste tre fasi, ma va considerata un blocco unitario e multiforme, perché
tutti gli elementi sono sempre esistiti all’interno dell’opera pirandelliana sin
dall’inizio
• Per una comodità didattica comunque continuiamo ad analizzare il teatro di
Pirandello secondo le suddette fasi
Il teatro del grottesco
1910-1921
• Pensaci Giacomino
• Liolà
• Il berretto a sonagli
• La patente
• La giara
• Così (se vi pare)
• Sono commedie scritti in dialetto siciliano, trasposizione di novelle
• In queste opere, che potrebbero far pensare a un incanalamento dell’opera
pirandelliana nella drammaturgia verista, troviamo lo scardinamento della
tradizione naturalista che sfocia nel teatro del grottesco
• Dal 1915, con la messa in scena della prima commedia in italiano in tre atti “se
non così”, Pirandello introduce nelle sue opere due strumenti sconosciuti al
teatro verista e al teatro borghese: l’ironia e la progressiva sostituzione dei
sentimenti con la ragione
• Di fatto Pirandello innova il teatro borghese, introducendo personaggi nuovi
rispetto a quelli tradizionali, che invece di agire esprimono continuamente
considerazioni su se stessi sugli altri
• Anche nelle opere teatrali quindi la riflessione, propria dell’umorismo, induce il
pubblico a ridere venne assurdità, ma anche a cogliere l’amarezza della
condizione umana, facendone emergere le contraddizioni nascoste sotto le
maschere della vita sociale
• Per teatro grottesco si intende quel teatro che mette in evidenza, quindi
ingrandisce, quegli elementi tipici del dramma borghese configurandoli in
maniera grottesca, ossia strana e ridicola: si tratta di una sorta di parodia delle
situazioni convenzionali
• Lo scopo del teatro grottesco è far riflettere lo spettatore sulla relatività della
conoscenza, sull’ipocrisia e sull’assurdità dei ruoli sociali
• Il linguaggio è dunque straniante, perché impedisce l’immedesimazione
emotiva dello spettatore attraverso continue interruzioni, soliloqui, esclamazioni
e allusioni
Il teatro nel teatro
1921-1930
• In questa fase Pirandello riflette sul teatro:
• Sul rapporto personaggi-attori-regista ( Sei personaggi in cerca d’autore)
• Sul rapporto tra il pubblico-l’autore e gli attori ( Ciascuno a suo modo)
• Sul rapporto tra gli attori e regista ( Questa sera si recita a soggetto)
• Per Pirandello i personaggi sono entità autonome, dotate di vita propria: infatti egli
scrive in Sei personaggi in cerca d’autore che, una volta che l’autore ha creato
questi personaggi, essi continuano a esistere, si identificano con la forma che
diventa fissa e immutabile.
• I personaggi, diversamente degli uomini, non cambiano mentre gli uomini, che
l’interpretano, li modificano trasformandoli in caricature
• Secondo Pirandello, inoltre, la linearità della trama non è più necessaria,
perché i personaggi interrompono, ripetono, fanno digressioni, poiché
tentano di imporre la propria verità al pubblico
• Molte volte verità e finzione si confondono cosicché all’interno di un
dramma nasce un altro dramma (teatro nel teatro) e pubblico e trascinato
all’interno di questo meccanismo con un effetto di ribaltamento trattori e
spettatori: chi recita davvero?
• Pirandello, come direttore del teatro d’arte di Roma, durante il fascismo,
stravolge lo spazio teatrale tradizionale, che prima era rigidamente diviso
in due zone: una era il palcoscenico, destinato agli attori, come anche i
camerini e le entrate; l’altra era invece riservata al pubblico, la platea.
• Nella commedia Sei personaggi in cerca d’autore gli attori entrano in modo
inatteso dalla porta principale della platea e iniziano a parlare con gli altri
personaggi che si trovano sul palcoscenico, mentre gli spettatori devono
girarsi indietro e poi di nuovo guardare in avanti per seguire quanto
accade: qui si rompe la quarta quarta parete.
• Per Pirandello, il testo teatrale rimane comunque fondamentale per la
rappresentazione e gli attori devono essere guidati per poter interpretare,
senza modificarli, i personaggi.
• Nell’Enrico IV (1921) PIRANDELLO RIFLETTE SUL TEATRO:
SULL’IMPOSSIBILITÀ DI RIPRODURRE LA TRAGEDIA CLASSICA e
shakespeariana nel mondo moderno
• In questo dramma il protagonista, Enrico IV, Non muore ma rinuncia alla
vita trasformandosi definitivamente nella maschera che indossa.
Il TEATRO DEI MITI
1928-1936
• Anche questa è una trilogia:
• La nuova colonia
• Lazzaro
• I giganti della montagna
• Negli ultimi anni della sua vita, Pirandello scrive queste tre commedie:
• la prima propone il mito della fondazione di una società più giusta anche se
presto il paradiso terrestre si trasforma in un inferno di sopraffazione, furti,
sospetti; alla fine un terremoto ingoia nuovamente l’isola e si salva soltanto
una donna e suo figlio
• La seconda sviluppa il mito della fede in cui il protagonista è un uomo
imprigionato in una visione formale superstiziosa della religione, che, dopo
un incidente, viene dichiarato morto, ma riportato alla vita grazie a una
prodigiosa iniezione, non ricordando alcuna esperienze dell’aldilà, decide di
non credere più a nulla
• La terza, invece, propone il mito dell’arte: i giganti rappresentano il potere
economico e politico e sono persone rozze volgari che non comprendono
l’arte. L’opera rimane incompiuta per la morte di Pirandello ma viene
terminata dal figlio Stefano in base alle indicazione ricevute dal padre. il
dramma si conclude drammaticamente con la morte dell’attrice e dei
membri della compagnia che vengono sbranati dai giganti.
• La conclusione tragica racconta la sconfitta dell’arte nel mondo moderno:
chi tenta un compromesso con il potere per avere sostegno e potersi
presentare al pubblico, finisce divorato dal meccanismo, dunque non
rimane altra via che estraniarsi dal mondo e dedicarsi alla ricerca e la
creazione artistica.
• Questa sembra un’aperta critica al fascismo che ha deluso lo scrittore
• Dalla trilogia emerge l’idea utopica che il mondo sarebbe migliore se
l’amore prevalesse sugli interessi personali, se la fede non fosse un
ossequio alla morale cattolica, ma si identificasse nella ricerca di un Dio più
vicino all’uomo e alla natura, e infine se si desse piena cittadinanza ai poeti
e alla loro fantasia creatrice