Corso di
preparazione
all’esame di
Guida Turistica
Si consiglia di consultare la seguente bibliografia :
• Giorgio Cricco - Paolo Di Teodoro, Itinerario nell'arte
(Zanichelli Editore). Versioni consigliate: VERDE o ARANCIONE
(livello facile/intermedio)
• Emanuela Pulvirenti, Artelogia (Zanichelli Editore): Versione
MATERIALE arancione.
DIDATTICO • Pierluigi De Vecchi – Elda Cerchiari, Arte nel tempo
(Bompiani Editore). Livello avanzato.
Suggerimenti per lo studio:
✔️ Utilizzare le dispense e le slide per integrare la lettura dei
manuali
✔️ Approfondire con immagini e analisi svolte durante la lezione
✔️ Svolgere test e esercizi per rafforzare la comprensione dei
contenuti
L’ARTE
ROMANICA
IN ITALIA
IL ROMANICO IN
LOMBARDIA
•Anche se l'architettura romanica ha origine in Francia e si diffonde
rapidamente in tutta Europa, in Italia trova immediatamente un
terreno fertile per il suo sviluppo.
•Il Romanico lombardo è il primo fra gli stili regionali a svilupparsi in
modo pienamente autonomo.
•Elementi distintivi: robustezza strutturale, uso di pietra e mattoni,
decorazioni sobrie ma suggestive.
• La Basilica di Sant'Ambrogio a Milano, edificata tra l'XI e il XII
secolo su un'area che ospitava una precedente basilica
paleocristiana del IV secolo, è considerata la pietra miliare
dell'architettura romanica lombarda.
La Basilica di Sant'Ambrogio come modello lombardo
• La Basilica di Sant'Ambrogio è una delle
chiese più importanti di Milano.
• Costruita tra l'1088 e il 1099 su un
preesistente edificio del IV secolo,
costruito da Sant’Ambrogio (vescovo di
Milano).
• Rappresenta un esempio iconico
dell'architettura romanica lombarda e
modello per altre chiese lombarde.
• Ha avuto un ruolo fondamentale come
centro di spiritualità, ma anche come
luogo di incontro e simbolo della comunità:
nel portico si riunivano le assemblee
cittadine.
• Pianta a croce latina con tre navate principali, senza transetto, terminanti
in tre absidi.
• L’edificio è costruito sul modulo quadrato della campata a crociera (poi
dimezzato nelle navatelle). La navata centrale è articolata in 4 campate
quadrate. Le prime 3 sono coperte da volte a crociera, la 4 è stata poi
coperta da una cupola ottagonale inserita in un tiburio ottagonale.
• Sopra le navate, ci sono i matronei.
• L’edificio prolunga le proprie mura laterali verso l’esterno: si ricava un
quadriportico molto vasto (ha le stesse dimensioni della basilica).
• Le decorazioni esterne ed interne sono
semplici, con cornici in mattone e archetti.
• L’interno è dominato dalla luce che entra
dalle finestre situate nelle absidi e nella
cupola, illuminando l’altare in oro.
• L’uso di materiali locali, come il mattone e
il marmo, conferisce un aspetto solido e
duraturo.
• Esterno caratterizzato da muri di pietra
e mattoni con una facciata a capanna.
• Le membrature del portico sono
evidenti: le arcate, le cornici sostenute
da archetti pensili, i pilastri fiancheggiati
da semicolonne, le lesene.
IL ROMANICO IN
EMILIA
•La regione emiliana è uno degli epicentri dello
sviluppo dell'arte romanica in Italia.
•Le principali città come Modena e Parma hanno avuto
un ruolo chiave nello sviluppo di un linguaggio
Caratteristiche architettonico distintivo.
del Romanico •L'architettura emiliana è caratterizzata dall'uso della
in Emilia pietra, dalla sobrietà dei decori e dalle volte a
crociera.
•La scultura romanica in Emilia è spesso integrata negli
edifici religiosi, arricchendo le facciate e i portali delle
chiese.
SAN GEMINIANO A
MODENA
• La Cattedrale di Santa Maria Assunta e San
Geminiano a Modena è il più significativo e
esempio di architettura romanica in Emilia.
• Costruita dal 1099 su progetto di Lanfranco in
onore di San Geminiano, patrono della città, al
posto di una precedente chiesa dell’VII secolo,
fu consacrata nel 1184, ma il cantiere si chiuse
solo nel XV secolo.
• Sant’Ambrogio a Milano è il modello di
riferimento > la cattedrale modenese presenta
una semplice pianta basilicale, senza di
transetto, ripartita in tre navate che terminano
con altrettanti absidi semicilindriche, di cui
quella centrale di diametro doppio rispetto alle
altre.
• Anche la cripta è a tre navate. Sopra di essa si
estende per tutta la superficie un presbiterio
rialzato, delimitato da un pontile, consistente in
un leggero divisorio sopraelevato, sostenuto da
sei esili colonne architravate.
• L’affaccio del matroneo sulla navata,
che in Sant’Ambrogio era risolto
mediante arconi a tutto sesto, è qui
risolto con una ripetuta serie di trifore,
a loro volta inquadrate entro un arco
cieco a tutto sesto.
• Il motivo del triforio è proiettato e
ritmicamente ripetuto anche
all’esterno dell’edificio: lungo le pareti
laterali, nella zona absidale e nella
facciata. il triforio alleggerisce la
parete e scarico il peso superiore nella
direzione delle colonne e dei pilastri.
• La facciata è a salienti: segue l’altezza
delle navate.
• È stata rimaneggiata nella parte dei portali
laterali, il rosone e le torrette.
• Ha due contrafforti con torrette ai lati
dell’ingresso principale che (oltre ad
essere staticamente indispensabili per
l’equilibrio complessivo dell’edificio)
replicano verso l’esterno la tripartizione
delle navate.
• Il portale maggiore è protetto da un protiro
con una loggia sovrastante, retto da due
leoni stilofori di epoca romana, a
testimonianza della grande ammirazione
che l’arte antica continuava a suscitare.
Per le parti ornamentali, Lanfranco collabora
con lo scultore Wiligelmo > un’integrazione
ancora più stretta ed efficace tra le esigenze
costruttive e quelle decorative.
DECORAZIO Wiligelmo non opera da solo, ma è a capo di
NE una grande bottega in cui più maestri sono
responsabili di parti diverse e lavorano
SCULTOREA contemporaneamente.
Gli elementi scolpiti si trovano in tutti i lati
esterni, in facciata, ma ance sui portali
laterali, sui capitelli, sulle mensole delle
pareti, e appaiono come frutto del
coordinamento condotto da Wiligelmo.
• La decorazione del Duomo di
Modena è considerata il più
significativo esempio di
decorazione plastica eseguita in
Italia nella prima metà del XII
secolo.
• Nelle sculture di Wiligelmo si
assiste alla nascita di un nuovo
linguaggio figurativo,
caratterizzato da plasticismo e
realismo.
• Sulla facciata del Duomo di
Modena è presente l’iscrizione in
cui Wiligelmo si firma; qui
realizza i due profeti Enoch ed
Elia, ma soprattutto le quattro
lastre orizzontali scolpite con
storie della Genesi che
affiancano il protiro.
• Le quattro lastre della Genesi, a
fregio continuo, raffigurano la
storia in maniera sintetica ed
efficace. Le figure hanno forza
espressiva anche se nella loro
semplicità e concretezza.
• I rilievi mostrano immediatezza
espressiva e forza della sintesi
(superamento del naturalismo
romano e dell’astrazione
bizantina).
• Si tratta di un esempio di Biblia
pauperum, con le immagini
pensate perché assolvano alla
funzione catechetica di istruire e
ammonire gli illetterati. Da ciò
deriva, probabilmente, anche il
loro plastico realismo.
• I pannelli mostrano una
conoscenza della scultura antica,
mediata attraverso i sarcofagi
romani conservati presso la
cattedrale.
• Collocato sopra il portale di sinistra, il margine superiore è scandito da una serie di
arcatelle.
Creazione • In esso sono raffigurate tre scene.
di Adamo • Le figure sono semplici, e sono ritagliate tutte sullo stesso piano > permetteva
anche agli analfabeti di capire la storia rappresentata.
ed Eva e
• La narrazione di Wiligelmo, che si caratterizza per un’acuta immediatezza e va
Peccato letta come una successione di eventi senza cesure, inizia dalla storia dei
Originale progenitori.
• La prima lastra raffigura gli episodi della Creazione di Adamo, in cui il corpo
massiccio e pesante sembra emergere da un lungo sonno, alla Nascita di Eva dalla
costola del compagno addormentato, fino al Peccato originale, con la coppia
raffigurata mentre mangia il frutto dell’albero proibito. Adamo è rappresentato con
• La vicenda prosegue nella seconda lastra, con il Creatore che
rimprovera Adamo ed Eva e un angelo che li caccia dal
Cacciata Paradiso.
dei • I progenitori si allontanano a testa bassa, con la mano che
sostiene il volto in un gesto di disperazione, e sono
Progenitori condannati a una vita di lavoro: nell’ultima scena, coperti da
abiti, zappano con fatica la terra intorno a un albero.
• I due fratelli portano sacrifici a Dio, raffigurato in maestà:
Storie di mentre Abele offre un agnello, Caino porta delle spighe, ma
copre le sue mani con un panno (simbolo di doppiezza e
Caino e falsità).
Abele • Nella scena successiva è proprio Caino a uccidere il fratello
con una clava; accanto, Dio lo rimprovera aspramente.
Uccisione di • Nell’ultima lastra, Lamec uccide Caino: l’uomo moribondo si
aggrappa inutilmente a un albero.
Caino e • Seguono gli episodi del viaggio di Noè durante il Diluvio,
Storie di raffigurato sull’Arca con la moglie, e poi dei tre figli guidati
dal padre.
Noè
• Nelle scene non esistono paesaggi né ambientazioni (solo un sasso su cui si
posa Adamo nella Creazione di Eva e tre alberi).
• La mancanza di riferimenti naturali fa risaltare con vivacità le scene e il loro
nucleo narrativo e drammatico.
• Al centro delle raffigurazioni di Wiligelmo c’è il conflitto tra uomo e la natura, la
lotta contro il male, il peccato e il vizio; così l’ingresso del duomo viene a
rappresentare simbolicamente la via verso la salvezza tramite lo sforzo umano.
• I modelli classici, il cui richiamo è evidente nell’uso dei panneggi a pieghe
regolari o nella figura di Adamo addormentato che incrocia elegantemente le
gambe, sono riadattati da Wiligelmo alla luce del messaggio cristiano.
LA SCULTURA: BENEDETTO ANTELAMI
• Il duomo di Parma, eretto tra il 1090 e il
1130, presenta il classico sviluppo
basilicale a tre navate.
• Fondamentale nel cantiere del Duomo è
l’opera dell’architetto e scultore
Benedetto Antelami (1150-1230).
• Nel duomo c’è la lastra con la
Deposizione di Cristo dalla croce:
1. Eseguita nel 1178
2. La scena è simmetrica
3. Ad altorilievo contro sfondo
finemente inciso
4. Risalto tipico della scultura
romanica di Wiligelmo + raffinato
panneggio dele vesti
5. Cristo divide perfettamente in due
la scena: a dx i soldati romani e la
personificazione della sinagoga, e a
sx apostoli e personificazione della
chiesa.
6. Le rosette della cornice, la
personificazione del sole e della
luna sono di derivazione classica.
7. È la definizione del nuovo stile
BATTISTERO DI
PARMA
• A Parma Antelami progetta
anche il Battistero e la
decorazione scultorea a
partire dal 1196.
• Il battistero ha pianta
ottagonale ed è rivestita
all’esterno da marmi rosa.
• Nella parte inferiore ci sono
tre arcate riccamente
decorate e scolpite.
• All’interno, Antelami
scolpisce le allegorie dei
12 mesi.
• Il linguaggio è realistico.
• Le vesti e la posa
equilibrata dei
personaggi hanno un
sapore classico.
• Sono presenti maggiore
semplificazione ed
immediatezza.
VENEZIA: ROMANICO
«BIZANTINEGGIANTE
»
BASILICA DI SAN MARCO
• Venezia (repubblica marinara) aveva forti rapporti commerciali con
l’Oriente, di cui si ritrovano influssi nella basilica.
• Eretta tra il 1063 e il 1093 come cappella palatina del Palazzo
Ducale (esistente eretta nell’832 per ospitare le spoglie del santo
era bruciata).
• Ha un impianto a croce greca, con cupole che ricordano la
monumentalità dei modelli bizantini, e nartece su tre lati.
• Ogni braccio della chiesa, diviso in tre navate, è coperto con una
cupola semisferica posata su 4 pennacchi.
• La superficie interna è rivestita da mosaici d’oro.
• La facciata romanica è nascosta da archi a doppia curvatura con dei
pinnacoli gotici e dai rivestimenti marmorei. Nel XIII secolo le cupole
semisferiche sono state inglobate in calotte a bulbo tipiche
bizantineggianti.
I MOSAICI DI SAN
MARCO
• I mosaici raffigurano storie tratte
dall’Antico e Nuovo Testamento,
figure allegoriche, vicende della vita
di Cristo, della Vergine, di Sa Marco
ed altri santi.
• C’è il predominio del fondo oro.
• Nei mosaici di San Marco troviamo la
più significativa testimonianza della
storia, delle aspirazioni, della fede di
Venezia e dell'evolversi dei linguaggi
e delle tendenze che hanno
caratterizzato la sua arte: dalle origini
greco-bizantine, alle espressioni
artistiche autoctone e all'abilità di
interpretare e personalizzare
messaggi importati dall'esterno
ROMANICO IN TOSCANA
Le esperienze architettoniche maturate in ambiente lombardo e padano arrivano anche in
Toscana: qui, filtrate attraverso le tradizioni artistiche locali e la persistenza di modelli
tardo-antichi, danno origine a nuove interpretazioni dei temi costruttivi romanici.
In Toscana la Repubblica marinara di Pisa e il libero Comune di Firenze, che non distano
molto l’una dall’altro, sviluppano tipologie architettoniche che, anche se partono da
elementi comuni, come l’impiego del marmo e la partizione geometrica delle superfici,
giungono poi a soluzioni costruttive fra loro diversissime.
Queste poi, finiscono per essere imposte anche ai territori sui quali le due città maggiori
esercitano le loro rispettive influenze economiche e politiche, diventando un breve
linguaggio diffuso.
FIRENZE
Questo gusto si esprime
L’architettura romanica
soprattutto nell’armoniosa
fiorentina assume
eleganza delle tarsie di marmo
caratteristiche particolari, in cui
bianco di Carrara alternato al
si vede il richiamo all’antichità
serpentino verde-nero di Prato,
classica: il lessico del Romanico
che si ritrovano nei due
si unisce al linguaggio classico e
principali edifici costruiti in città
della tarda antichità e dà vita al
intorno alla metà dell’XI secolo,
classicismo fiorentino, semplice,
il battistero, di fronte al duomo,
geometrico e razionale.
e la Basilica di San Miniato.
BATTISTERO DI SAN GIOVANNI
• Simbolo del romanico fiorentino è il Battistero di San
Giovanni (XI-XIII secolo).
• A pianta ottagonale
• sormontato da una cupola ad otto spicchi
• rielabora il modello paleocristiano attraverso una
definizione dei volumi chiara e un rivestimento in tarsie
marmoree bicromatiche presente all’interno ed all’esterno.
• Il marmo serpentino verde di Prato si alterna al marmo
bianco di Carrara scandendo le partizioni architettoniche in
maniera geometrica.
• Collocato di fronte alla cattedrale e consacrato nel 1059.
SAN MINIATO AL MONTE
• Costruita tra il 1018 e il 1207
• Ha tre navate senza transetto
• Facciata a salienti: la parte inferiore ha 5 archi
disegnati in marmo verde su bianco, separati da
colonnine corinzie. Quello superiore è scandito da
4 paraste scanalate che racchiudono al centro
una finestra con timpano e mosaico del XIII
secolo.
• All’interno, c’è un’impostazione classicheggiante.
• L’unico elemento tipicamente romanico è la cripta
sotto il presbiterio.
PISA: PIAZZA DEI MIRACOLI
• Nel 1064 a Pisa viene avviato il cantiere
della cattedrale di Santa Maria Assunta, in
un’area settentrionale della città, oggi
nota come Campo dei Miracoli.
• La collocazione permise una vasta
progettazione architettonica: vi sono il
duomo, la torre campanaria, il Battistero e
il Camposanto, in modo da concentrare in
un unico spazio tutta la vita del cristiano,
dalla nascita (Battistero) alla vita religiosa,
con il duomo e le campane della torre a
scandire le ore, fino alla morte
(Camposanto).
• I lavori iniziano dall’edificazione della
cattedrale, tra il 1064 e il 1118. segue poi
il Battistero, collocato di fronte alla chiesa
e costruito tra il 1152 e il 1180. il terzo
edificio è il campanile, posto sul retro della
cattedrale: iniziato nel 1173, la sua
costruzione durò fino al Trecento. Infine fu
realizzato il Camposanto, iniziato nel 1277.
CATTEDRALE
• L’operazione della costruzione della cattedrale è probabilmente diretta
dall’architetto Buscheto, di origine bizantina. La cattedrale arà poi
conclusa da Rainaldo nel XII secolo e consacrata da papa Gelasio II nel
1118.
• Dedicata alla Vergine Assunta per ringraziarla di una vittoria ottenuta
dai Pisani contro gli arabi a Palermo.
• Nel suo progetto Buscheto fonde elementi asiatici, arabi, francesi,
lombardi e romani.
• Ha una pianta a croce latina
• Facciata a salienti: sembra molto ariosa grazie alla presenza dei grandi
archi ciechi della base sormontati da quattro livelli di loggiati, un
motivo poi riusato anche per il battistero e campanile.
• L’interno è diviso in 5 navate nel corpo centrale e 3 nel transetto
absidato.
• La presenza di colonne corinzie e la copertura con il soffitto piano
rimandano all’architettura paleocristiana.
• È presente il matroneo e delle volte a crociera sulle navatelle.
• Si nota una chiara bicromia ottenuta dall’alternanza del marmo bianco
con quello scuro.
• Rimanda a influenze orientali anche la grande cupola a pianta ellittica.
BATTISTERO
• Costruito dall’architetto Diotisalvi tra il
1152 e il 1180
• Ha una pianta circolare (e non
ottagonale).
• È il battistero più grande del mondo >
diametro di 34 metri, altezza di 55 metri.
• L’aula interna prevede un deambulatorio
su due piani con colonne corinzie
caratterizzato dalla stessa bicromia del
Duomo.
• Al centro emerge la vasca del fonte
battesimale mentre in cima c’è la cupola
conica.
• Gran parte dell’aspetto esterno e degli
arredi all’interno sono frutto del
successivo intervento della bottega di
Nicola Pisano.
• L’Abbazia di Montecassino fu fondata intorno
all’anno 529 da san Benedetto, sui resti di una
preesistente cittadella sacra. Dopo la
distruzione saracena dell’883 e l’esilio dei
religiosi superstiti a Capua (in Campania), verso
il 952 l’abate Aligerno riuscì a ristabilire il
L’ABBAZIA DI territorio dell’abbazia e a reinstallarvi i monaci.
MONTECASSI • Fondamentale è la figura di Desiderio (eletto
papa, nel 1086, con il nome di Vittore III).
NO • Desiderio contribuì moltissimo alla biblioteca e
allo scrittorio di Montecassino.
• Nel 1066 decise di demolire la vecchia basilica
(dall’impianto paleocristiano) > chiama da
Costantinopoli artefici bravi nell’oreficeria,
metallurgia, vetrate e mosaici perché il suo
intento era far rivivere le arti dell’antichità.
SANT’ANGELO IN FORMIS
• Montecassino esercitò influenza su un vasto territorio.
• L’abbazia fu costruita su modello di quella di Montecassino per volere
di Desiderio.
• Della ricca decorazione pittorica dell’abbazia si coglie un riflesso
nella Basilica di Sant’Angelo in Formis presso Capua, il più alto
esempio della ripresa dell’architettura paleocristiana in ambito
cassinese.
• Gli affreschi di Sant’Angelo, di maestri greci, mostrano una ripresa
delle tendenze bizantine.
• Absidi, navata e navatelle della basilica sono state interamente
affrescate all’epoca di Desiderio, che è effigiato nell’abside nell’atto
di offrire l’edificio. La conca absidale è occupata dal Cristo in Maestà
tra i simboli degli evangelisti; le pareti della navata centrale
accolgono le Scene della vita di Gesù, mentre il Giudizio Universale
prende come di consuetudine tutta la parete interna della facciata, la
controfacciata. Nelle navate minori, oltre al ciclo del Vecchio
Testamento, si trova la Storia del martirio di san Pantaleone. Una
vivacità narrativa inedita anima le formule bizantine – grandi occhi,
pomelli rossi, gesti solenni – con cui sono costruite le figure.
IL ROMANICO IN
SICILIA
• Durante l’alto Medioevo, l’Italia meridionale è divisa tra la
dominazione araba, bizantina e longobarda. La situazione cambia
dopo la conquista del Sud della penisola da parte dei Normanni:
• I normanni sono una popolazione di origine scandinava proveniente
dal nord Europa, che tra il X ed XI secolo si sposta verso l’Europa
centrale.
• Grazie all’aiuto del papa, Ruggero I d’Altavilla arriva in Sicilia nel
1061: la riconquista dagli Arabi.
• Successivamente, i Normanni conquistano le terre appartenute ai
duchi longobardi e ai bizantini
• Nel 1131 fondano il Regno di Puglia e Sicilia sotto la guida di
Ruggero II.
• Sotto il dominio normanno, l’Italia meridionale diventa
un importante centro di diffusione della cultura araba.
• I Normanni si mostrano particolarmente tolleranti verso
le altre civiltà, anzi si mischiano le culture bizantine,
arabe e normanne.
• Sono costruite, in questo periodo, splendide cattedrali
come quelle di Monreale e Cefalù.
IL Romanico siciliano quindi si confronta con:
a) Le novità costruttive provenienti dal NORD: murature pesanti,
archi a tutto sesto, uso di capitellib) PASSAGGIO degli ARABI: forma di
cupole e finestre; elementigeometrici a intreccio e a losanga;c) CULTURA
di BASE BIZANTINA dovuta alla lunga permanenzadi artigiani e
intellettuali provenienti da Bisanzio in Sicilia.Bisanzio, oggi Instanbul in
Turchia, era una città di lingua ecultura greca. // risultati simili alla
Ravenna bizantinad) CULTURA NORMANNA: sono loro i dominatori:
Ruggero I epoi Ruggero II e il grande Federico di Svevia alla cui corte
nascerà la poesia siciliana. L’architettura NORMANNA erapotente, aveva
ereditato dai Carolingi l’idea della chiesa fortezzala cui facciata
prendeva le mosse dal WESTWERK, l’avancorpo
• rinforzato dalle de torri
PITTURA ROMANICA
• Si sviluppa principalmente in contesti religiosi
• Ha un fine educativo e divulgativo.
• In Lombardia, Roma e zona campana si diffonde la
pittura murale.
• In Sicilia, Toscana e Venezia si diffondono i mosaici.
• Ci sono pervenute alcune tavole
sagomate a forma di croce, sulle
quali è raffigurato Cristo crocifisso,
con San Giovanni Evangelista e la
CROCI DIPINTE Vergine, ma talora affiancato da
scene della Passione.
Christus Triumphans
• Il Christus Triumphans presenta una visione
astratta e simbolica, svincolata da ogni
riferimento concreto o drammatico.
• Cristo è rappresentato vivo, con gli occhi
aperti, appoggiato alla croce (non appeso)
con atteggiamento di distacco rispetto alla
sua condizione di crocifisso.
• Le forme stilizzate e bidimensionali, i colori
vivaci sottolineano la valenza di simbolo
sacro.
• E' l'immagine di Cristo inteso non come uomo,
ma come entità divina ed ultraterrena. Questo
tipo di rappresentazione non è finalizzata a un
coinvolgimento emotivo. Invita a una
riflessione serena e alla considerazione
intellettuale del dogma religioso
Christus Patiens
• è un Cristo colto al culmine dell'agonia nel
momento della morte.
• E' la visione cruda e drammatica di denuncia
del sacrificio estremo. Ciò è dimostrato dai
colori lividi, dai muscoli irrigiditi, la testa
reclinata e la smorfia di dolore sul viso.
• Si notano le forme allungate e sottili, e
dinamiche linee curve che descrivono il
corpo del Figlio di Dio come de fosse
costruito geometricamente, come a
rappresentarne la perfezione divina.
• Ne deriva un effetto di sofferenza sublime
che conferisce all'immagine un forte potere
di suggestione. L'intento è quello di
coinvolgere emotivamente lo spettatore.