Art Nouveau in Europa
Art Nouveau in Europa
Il Modernismo
L’ultimo ventennio dell’Ottocento e i primi anni del novecento, sono un periodo di relativa pace tra le
potenze europee, tanto da essere indicati genericamente come la Belle Époque. E’ in questo periodo che
sorsero e si diffusero in Europa correnti artistiche coerenti tra loro sul piano stilistico ed estese a diversi
ambiti: architettura, mobili ed oggetti d’arredo, pittura, grafica, ecc.
Esse compongono genericamente il movimento detto Modernismo che si fa interprete delle aspirazioni
della società borghese della Belle Époque.
Art Nouveau in Europa
Il modernismo è nato in Gran
Bretagna come stile decorativo,
legato al crescente uso del ferro
nei padiglioni espositivi ed alla
diffusione dell’arte grafica;
Prese il nome di:
Art Nouveau in Belgio e in Francia
Modern Style in Inghilterra
Secessione in Austria e in Boemia
Jugendstijl in Germania
Liberty o Stile Floreale in Italia
Caratteri autonomi ebbe il
Modernismo in Spagna il cui
centro è Barcellona.
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L’arte modernista volle ovunque sottolineare il distacco dal passato e dalla tradizione. Essa possedeva
caratteri unitari perché ormai in Europa la circolazione del pensiero, degli stili e delle innovazioni
tecniche era favorita da riviste, mostre, esposizioni internazionali.
Il nuovo stile si poneva l’obiettivo di migliorare la qualità estetica degli oggetti industriali di uso comune,
contro la banalizzazione del gusto determinata dalla produzione in serie;
Un’anticipazione di questo specifico
obiettivo è la Thonet 14, brevettata nel
1859 dal prussiano Michael Thonet, e
venuta in decine di milioni di pezzi, era
un perfetto mix di tecnica ed estetica:
realizzata con soli 6 pezzi da unire con
10 viti era robusta, essenziale ed
economica. Tra l’altro con la curvatura
dei suoi elementi anticipa
straordinariamente il linguaggio tipico
del Liberty
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Il Modernismo rifiutava gli stili storici e le formule accademiche cercando ispirazione nelle forme della
natura. Sono forme stilizzate con ritmi decorativi basati sulla linea: una linea curva e sinuosa, fluida e
libera da schemi di simmetria e proporzione, sviluppata sul piano;
Inoltre ricorre ad un’insistenza sulla figura femminile e sulla sua eleganza
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Il risultato più importante si ottenne nelle arti applicate.
Mobili, carte da parati, abiti, gioielli, vetri, accessori assunsero un’impronta originale e unitaria; la
componente ornamentale venne fatta coincidere con la struttura dell’oggetto, quasi scaturendo da essa
e, dunque, coerentemente alla sua funzione;
si affermò il principio dell’unità tra le arti e tra le varie scale di progetto, dalla casa, agli arredi, alle
stoviglie.
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I caratteri dell’architettura
In tutta Europa gli edifici modernisti si sono caratterizzati per l’unità tra interno ed esterno e per la
coerenza tra struttura e apparato decorativo che esalta la linea e il colore piatto, sviluppando, anche, un
certo gusto per l’asimmetria.
I nuovi materiali (ferro, ghisa, vetro e in seguito il cemento) potevano essere usati in modo nuovo e
flessibile, dando origine a forme prevalentemente plastiche (il cemento) o lineari (il ferro).
Barcellona Vienna Bruxelles
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La Secessione Viennese
Vienna fu il centro elettivo di questa nuova tendenza, favorita anche da un vivace clima culturale
A Vienna Sigmund Freud
rivoluzionò la scienza medica
indagando l’inconscio
dell’uomo;
Arthur Schnitzler ideò in
letteratura situazioni al limite
del sogno e della follia;
il musicista Gustav Mahler avvio
la dissoluzione del linguaggio
tonale
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Alla secessione viennese aderirono vari architetti, i cui edifici dovevano mostrare nel puro volume e
nelle superfici lisce l’organizzazione funzionale degli interni.
Joseph Maria Olbrich (1867-
1908), progettò il padiglione
della secessione viennese.
L’edificio - che ricopriva il
ruolo di spazio espositivo
ufficiale della secessione -
era pensato come un’opera
d’arte totale. L’espressione
VER SACRUM, che significa
letteralmente «primavera
sacra» , qui è usata nel
significato augurale di una
nuova stagione artistica.
Il palazzo è frutto della
modulazione di
parallelepipedi bianchi,
coronati dalla cupola dorata,
traforata per far filtrare
all’interno una luce mobile.
Joseph Maria Olbrich, Padiglione della Secessione Viennese (1898-1899)
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Dettaglio della cupola a foglie d’alloro in ferro battuto ottonato
Pianta Dettaglio delle decorazioni sui prospetti laterali
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Gustav Klimt (1862-1918) sviluppò un linguaggio sontuoso basato sulla preziosità dell’oro e sui colori
festosi.
Tra i soggetti e i fondali, si sviluppano motivi ornamentali, che ne annullano la distinzione e talvolta ne
invertono il ruolo. Le sue opere richiamano i mosaici bizantini, studiati attentamente a Ravenna e
Venezia. Accostando forma a forma e colore a colore, Klimt annullava lo spazio e il volume delle cose
raffigurate dando loro una dimensione decorativa, tanto da farle apparire quasi astratte. Solo i volti e gli
incarnati mantengono un carattere naturalistico. Così la figura femminile, ossessivamente presente in
Klimt, si allontana dalla bellezza classica e diviene simbolo ambiguo e inquietante.
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In Giuditta I e II, il corpo seminudo dell’eroina e il potere incantatore dello sguardo, sono un inno alla
bellezza femminile - femme fatale - ovvero di una personalità seducente, forte e dominatrice.
Giuditta: giovane ebrea che salvo il suo popolo
uccidendo il nemico Oloferne dopo aver finto
di concedersi a lui
Giuditta I
- Perfetta frontalità
- Occhi socchiusi e labbra dischiuse
- Braccio piegato con la testa di Oloferne
- Collier di gemme e capigliatura ricciuta
-Niente linea di contorno
-le velature dell’abito confondono lo sfondo
- Fondo oro: contrasto tra la bidimensionalità
del lucente monocromo e la tridimensionalità
della figura
-Sul fondo disegni geometrici a
elementi naturalistici
-Importanza della cornice
Giuditta II
- Donna erotica e crudele
- Figura intera
- Corpo snodato proteso a sinistra
- la costrizione dentro la cornice
- Seni scoperti (incarnazione della passione che
sconfina nella morte)
- Riduzione dell’utilizzo dell’oro
Giuditta I. 1901, Vienna Giuditta II (Salomè). 1909, Venezia
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«Tutta l’arte è erotica» Adolf Loos
Il Bacio esprime la potenza del desiderio che
trasforma i corpi dei due amanti in un’unica cellula
ed è esaltazione sensuale, ma allo stesso tempo
potenzialmente pericolosa nel gesto innaturale
dell’uomo che piega il volto della donna,
sovrastandola.
Il Bacio. 1907-1908, Vienna
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L’architettura dell’Art Nouveau
In Belgio si trovano le prime opere liberty di Victor Horta (1861-1947). Nei suoi palazzi Solvay e Tassel gli
elementi strutturali a vista (in ghisa o ferro) divengono contemporaneamente elementi decorativi.
Prevalgono superfici vetrate che permettono dialogo tra interno ed esterno, la linea curva che flette le
pareti ed informa anche il più piccolo dettaglio.
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In Francia emerge la figura di Hector Guimard (1867-1942), convertitosi al nuovo linguaggio dopo aver
visitato l’Hotel Tassel di Horta. Le sue superfici assumono un’esuberato decorazione finalizzata ad
impressionare lo spettatore. Fu autore di esemplari condomini di abitazione borgese e, sempre a Parigi,
degli ingressi della metropolitana (ancora oggi esistenti) con elementi in ghisa ondulati come fiori,
conferendo loro un aspetto organico e vitale.
Tipo a balaustra Tipo ad edicola A Tipo ad edicola B
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In Italia, e in articolare in Sicilia, opera uno dei più autorevoli architetti liberty, il palermitano Ernesto
Basile (1857-1932). Uomo tanto colto, studioso raffinato e sensibile all’architettura siciliana, arabo
normanna e rinascimentale, dopo un primo periodo di eclettismo Basile giunge ad un linguaggio più
autonomo, un floreale ricco ed estremamente colto, caratterizzato da una peculiare interpretazione del
rapporto tra architettura e decorazione.
Basile diede un contributo originale anche nel campo degli
arredi realizzati come designer della ditta Ducrot, che si
distinguono per la raffinatezza espressiva
Salone di villa Igiea
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Il Modernismo Catalano e Antoni Gaudì
In Spagna operò Gaudì (1852-1926), una delle personalità più indipendenti, estrose e creative. Nelle sue
architetture confluiscono elementi islamici e zingareschi su un substrato popolare ricco di colore.
Gaudì plasma le forme in modo indipendente dalle geometrie obbligate dalla struttura architettonica
ottenendo degli oggetti quasi scultorei e fantasiosi.
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Al Parco Güell, Gaudì cercò di conservare l’andamento naturale del terreno in rilievo, lasciando libero sfogo
alla sua immaginazione. Per la costruzione fece impiego di variopinte ceramiche di recupero e pezzi di
vetro, utilizzati come tessere di mosaici colorati, assieme alle sue sculture in calcestruzzo, che
rappresentano tutto un universo di animali fantastici. L’opera si integra alla natura e la riproduce.
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Casa Milà detta La Pedrera (1910 – patrimonio dell’Unesco) è innovativa per la differenziazione delle
piante ad ogni piano. Anche i prospetti - poiché svincolati dagli elementi portanti - sono sempre variati, e
proiettano all’esterno la dilatazione degli ambienti interni. In tal modo l’edificio sembra derivare
dall’evoluzione di una forma organica, da concrezioni naturali.
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Casa Batllò, dove Gaudì opera la ristrutturazione di un preesistente edificio in cui viene annullato ogni
spigolo a favore di un esuberante dinamismo e forme morbide e flessuose. Elemento che caratterizza la
facciata è il cromatismo variegato, al punto che la superficie, ornata da elementi in ceramica, ricorda il
corpo squamato di un pesce.
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L’ultima opera di Gaudì è la Sagrada Familia (1883-1926, incompiuta)
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Una delle esigenze primarie di Gaudì era di realizzare un’opera «aperta», in perpetua costruzione.
Quindi non semplicemente architettura sacra ma omaggio a Dio. Il compimento della Sagrada Familia
avrebbe dovuto fondarsi su principi teorici secondo cui la linea dritta sarebbe propria dell’uomo, quella
curva della natura e soprattutto di Dio.
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