STRUMENTI PER LA
LETTERATURA ITALIANA
La Metrica.
Dall’Alessandrino alla
Zingaresca
LA METRICA
La METRICA è la disciplina che studia la versificazione, e quindi: il verso,
il ritmo, la rima, gli accenti, le forme dei componimenti poetici ecc.
• La metrica italiana è sillabico-accentuativa cioè, a differenza di quella
latina che è quantitativa, si basa su sillabe e accenti.
• La sillaba è la minima unità fonetica, costituita generalmente da una vocale
(o gruppo vocalico) unita ad una o più consonanti. Ad una sillaba
corrisponde un'unica emissione di fiato.
• L'accento dipende dalla minor o maggior intensità con cui si pronuncia una
sillaba, per cui si possono avere sillabe toniche e atone. L'alternarsi di
sillabe toniche e atone dà luogo al ritmo.
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METRO, VERSO, STROFA
• Il metro è il modello, «la norma entro la quale il ritmo si realizza», che
deve essere conosciuto dal poeta per comporre e dal lettore per
decodificare la struttura della poesia.
• Il verso è «l'unità di base della scansione del discorso in versi, e più
precisamente […] l'unità minima che può teoricamente costituire da sola
un discorso in versi compiuto» (Beltrami). Nella poesia tradizionale il
verso è «un segmento di discorso organizzato secondo determinate
regole», quindi il poeta si è uniformato ad un modello; nella poesia
novecentesca, per lo scardinamento delle regole, si ha una versificazione
libera, cioè non dipendente da un modello.
• La strofa è un gruppo di versi variamente ordinati e di lunghezza
variabile.
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LE FORME METRICHE
• FORME FISSE, con una struttura rigida, molto vincolante (ad es.:
sonetto, terzina dantesca).
• FORME REGOLATE, con una struttura fissa, regolata da norme, ma
con un certo margine di libertà all'autore (es.: canzone petrarchesca,
madrigale, strambotto, endecasillabo sciolto).
• FORME LIBERE, dove prevale l'aspetto di libertà del poeta (canzone
libera usata da Leopardi di endecasillabi e settenari, forme
polimetriche).
• FORME LIRICHE sono quelle usate per la poesia lirica
(componimenti brevi).
• FORME DISCORSIVE sono quelle usate dalla poesia epica, narrativa
(componimenti lunghi)..
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CONTARE I VERSI
PREMESSA: due versi sono composti dallo stesso numeri di sillabe
se l'ultima tonica è nella stessa posizione
•
Varietà stilistica nella scelta di un
Per stabilire il numero delle sillabe di
un verso si contano le sillabe fino verso (settenario)
all'ultima tonica.
•
Manzoni, Il Natale
La tradizione italiana è isosillabica,
cioè un verso dello stesso tipo ha
sempre lo stesso numero di sillabe. Qual masso che dal vertice (8 S)
di lunga erta montana, (7 P)
• Se un verso supera la "misura abbandonato all’impeto (8 S)
standard" si dice ipermetro, se non di rumorosa frana, (7 P)
raggiunge la "misura standard" si dice
ipòmetro. per lo scheggiato calle (7 P)
precipitando a valle, (7 P)
• I versi possono essere piani, tronchi batte sul fondo e sta; (6 T)
o sdruccioli.
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ENDECASILLABO 1
Si definisce endecasillabo un verso
che ha l'accento tonico sulla decima sillaba
•endecasillabo piano: 11 sillabe, termina con una parola piana
(11 P) Nel- mez-zo -del -cam-min- di- no-stra -vì¹°-ta
•endecasillabo tronco: 10 sillabe termina con una parola tronca
(10 T) e -con- Ra-che-le,- per -cui -tan-to- fe'¹°
•endecasillabi sdrucciolo: 12 sillabe termina con parola sdrucciola
(12 S) Già -non -com-pie' -di - tal -con-si-glio -rén¹°-de-re.
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ENDECASILLABO 2
L'endecasillabo canonico ha il seguente schema canonico:
6-10 (a maiore) e 4-10 (a minore). Ciò significa che, oltre alla 10°ha la
4°sillaba tonica o, in alternativa la 6.
•(4)-6-10 a maiore (a maiore: la prima parte del verso è un settenario)
Nel | mez|zo | del | cam|mìn | di | nos|tra | vi|ta
•4-(6)-10 a minore (a minore: la prima parte del verso è un quinario)
mi | ri|tro|vái | per | u|na | sel|va os|cú|ra
Tanto gentìle e tanto onesta pàre 4-(8)-10 a minore
la donna mìa quand’ella altrui salùta, 4-(8)-10 a minore
ch’ogne lingua devèn tremando mùta, 6-(8)-10 a maiore
e li occhi no l’ardìscon dì guardàre. 6-(8)-10 a maiore
(Dante, Tanto gentile e tanto onesta pare, vv. 1-4)
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LA CESURA
LA CESURA (= taglio) è una pausa all'interno del verso.
Le due parti del verso, separate dalla cesura si chiamano emistichi.
Il caso più frequente è quello in cui la cesura cade alla fine di parola, dopo la
4°sillaba (a minore).
Esistono vari tipi di cesura.
•lirica se la 3° è tonica e la 4° è atona: che nel lago | del cor m'era durata;
•maschile se la 4° è tonica: che nel pensier | rinova la paura;
•italiana cade dopo una parola piana in cui l'accento sia in 4° posizione: fu
stabilita | per lo loco santo; la parola piana risulta à metà tra un emistichio e
l'altro: fu stabili | ta).
•
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CONTARE LE SILLABE 1
• La sillaba è l'unità metrica del verso ed è composta da una vocale (o
gruppo vocalico) unita ad una o più consonanti. Ad una sillaba
corrisponde un'unica emissione di fiato. Ad ogni vocale, generalmente,
corrisponde una sillaba, ma quando ci sono più vocali consecutive, le
cose si complicano….
• All'interno di parola: DIERESI (due vocali valgono per due sillabe. Si
segnala graficamente con ¨, ex.: Trivïa), SINERESI (due vocali
valgono per una sillaba, ex.: loda di Dio vero).
• Fra due parole diverse, all'interno del verso, è normale la SINALEFE
(due vocali valgono per una sillaba: Voi ch'ascoltate in rime sparse il
suono), ma si può verificare, più raramente, la DIALEFE (due vocali
valgono per due sillabe: «Miserere di me» gridai a lui). (dieresi e
dialefe sono sinonimi di iato).
• Quando la SINALEFE si verifica tra due versi si ha una SINAFIA.
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CONTARE LE SILLABE 2
• Quando una vocale tonica è seguita da una atona: all'interno di
parola si conta una sillaba, ma alla fine del verso si contano due
sillabe.
• Una parola può essere allungata nella parte iniziale, centrale e finale
(protesi: istrada, epentesi: umilemente, epitesi: fue); può essere
accorciata nella parte iniziale, centrale e finale (aferesi: [in]verno,
sincope: medes[i]mo, apocope: vo[glio]) esiste, inoltre, in poesia
come in prosa l'elisione (es.: : Voi ch'ascoltate in rime sparse il
suono). Schematizzando si può così rappresentare:
(-) (+)
AFERESI SINCOPE APOCOPE PROTESI EPENTESI EPITESI
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LA RIMA 1
• La rima è l'identità di suono, fra due parole o fra due versi, della parte finale
comprendendo l'ultima sillaba tonica. La rima è posta nella parte terminale del
verso, ma può essere interna a due versi: rimalmezzo o rima al mezzo (es.:
No, ma lo core meo / more più spesso e forte / che non faria di morte –
naturale, Jacopo da Lentini); quando un verso non rima si dice irrelato
Schemi di rime (per convenzione con la lettera maiuscola si indicano gli
endecasillabi, con quella minuscola le misure minori):
• BACIATA: AA BB CC (frequente nelle quartine dei sonetti e nei distici)
• ALTERNATA: ABAB CDCD (frequente nelle quartine dei sonetti, nelle sestine
o nelle ottave)
• INCROCIATA: ABBA CDDC (frequente nelle quartine dei sonetti)
• INCATENATA: ABA BCB CDC (reso famoso dalla Divina commedia, per cui
detta anche DANTESCA)
• REPLICATA: ABC ABC (frequente nelle terzine dei sonetti)
• INVERTITE: ABC CBA (frequente nelle terzine dei sonetti)
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LA RIMA 2
• Ci sono rime FACILI, quelle per cui si hanno a disposizione molte parole e
che comportano l'uguaglianza delle desinenze o dei suffissi (es: cantare-
amare; dire-sentire; chiaramente-facilmente) e rime difficili, dette RARE,
quelle per cui è difficile trovare parole (-oco, -aggio).
• Le rime PERFETTE sono quelle in cui l'identità di suono nell'ultima tonica è
totale (vocali e consonanti): vita/smarrita, e rime IMPERFETTE, quelle in cui
questa identità non è completa (ASSONANZA = identità delle vocali:
alto/pianto; CONSONANZA = identità delle consonanti: scuote/ruota).
• Le rime RICCHE sono quelle in cui l'identità delle sillabe finali di due parole
risale oltre l'ultima tonica (pietate/beltate).
• La rima si dice EQUIVOCA quando le parole hanno identità di suono, ma un
significato diverso (frequente il caso in cui una parola rima con un verbo: … il
viso di Madonna luce (verbo) / e m'è rimasa nel pensier la luce (sostantivo).
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IL SONETTO
Il sonetto è la forma più usata nella SONETTO
tradizione poetica italiana. Pace non trovo, et non ò da far guerra;
Convenzionalmente si ritiene Jacopo E temo; et spero; et ardo, et son un ghiaccio;
da Lentini il primo utilizzatore di Et volo sopra ’l ciel, et giaccio a terra;
questa forma, che viene in seguito
Et nulla stringo, et tutto ’l mondo abbraccio.
consacrata dall'uso petrarchesco.
Tal m’à in pregion, che non m’apre né serra,
E’ composto da 14 endecasillabi Né per suo mi ritien né scioglie il laccio;
divisi in due quartine e due terzine. Et non m’ancide Amore, et non mi sferra
ABAB ABAB; ABBA ABBA per le né mi vuol vivo, né mi trae d’impaccio.
quartine e CDE CDE; CDC CDC; CDE
DCE; CDE EDC per le terzine. Veggio senza occhi, et non ò lingua e grido;
Et bramo di perir, et cheggio aita;
Esistono altre forme più rare di sonetto: Et ò in odio me stesso, et amo altrui.
SONETTO RINTERZATO: è un sonetto
tradizionale in cui i 14 endecasillabi sono
Pascomi di dolor, piangendo rido;
inframmezzati da settenari; SONETTO
DOPPIO; CAUDATO (ai 14 versi segue la Egualmente mi spiace morte et vita:
"coda" di una o più terzine). In questo stato son, donna, per voi.
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LA CANZONE ANTICA O PETRARCHESCA 1
• Componimento di varia lunghezza (di solito 5 stanze) è composto da unità-
base dette stanze (stanza = strofa), concluse da un congedo. Dante nel De
vulgari eloquentia definisce la corrispondenza fra forma e contenuto: cioè alla
forma metrica più alta corrispondono gli argomenti più elevati. I versi utilizzati
sono, quindi, i più nobili della tradizione, cioè endecasillabi e settenari.
• La stanza è divisa in due parti: fronte e sirma. La fronte, a sua volta, si divide
in due piedi, cioè due parti con versi dello stesso tipo e posti nello stesso
ordine. La sirma può invece essere divisa in due volte o indivisibile.
• La divisione tra fronte e sirma, con due versi che rimano, è detta chiave o, da
Dante, diesis.
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LA CANZONE PETRARCHESCA 2
• Nel Seicento e Settecento la canzona diviene più libera dando vita alla canzone
leopardiana, la CANZONE LIBERA.
• COBLAS: sono collegamenti fra una stanza e l'altra, in cui si riprende la rima
dell'ultimo verso della prima stanza nel primo verso di quella successiva: coblas
capcaudadas (se la ripresa riguarda una parola si dice coblas capfinidas; nel
caso di evidenti analogie all'inizio di ogni stanza si dice coblas capdenals).
• SESTINA è una forma di canzone le cui stanze (6) sono indivisibili, usata da
Dante e Petrarca, fino a tutto il '400. Ci sono alcune regole di composizione:
nessun verso rima all'interno della stanza, ma ci sono corrispondenze delle
stanze fra di loro attraverso parole-rima, variando in ogni strofa la posizione.
• Nel CONGEDO si ripetono tutte le parole-rima, tre sono poste alla fine del verso,
tre sono interne. Tra una stanza e l'altra c'è coblas capcaudadas e il primo
verso della prima stanza rima con l'ultimo verso dell'ultima stanza.
•
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CANZONE, ODE, MADRIGALE
• CANZONE-ODE O ODE è una canzone semplificata, di lunghezza variabile. Le
strofe sono composte da 4 endecasillabi con schema ABBA o ABAB (più
raramente 5 versi). Fu usata soprattutto nel '500 (Bembo, Chiabrera, Marino fino
a Parini). A volte si possono trovare, alternati agli endecasillabi, alcuni settenari.
• ODE-CANZONETTA O CANZONETTA è, secondo le indicazioni di Dante, un
componimento intermedio fra la canzone (stile elevato) e il sonetto (stile umile).
Predominano versi brevi al posto degli endecasillabi. Alcuni testi sono testi
leggeri, vere e proprie "canzoncine", altri sono più "seri", di argomento più elevato
come le ODI di Parini che non rientrano nel metro della canzone-ode. Lo schema
è lo stesso della canzone-ode, ma varia la lunghezza del verso: non più
l'endecasillabo, ma versi brevi, prevalentemente il settenario, ma anche altre
misure.
• MADRIGALE è una forma breve di poesia accompagnata dalla musica. Gli
schemi di rime sono molto vari; i versi sono l'endecasillabo e il settenario
variamente associati. Si sviluppa nel '300, si vedano ad esempio quelli di
Petrarca (Rvf., 52; 54) e viene ripreso nel '500 con Tasso e nell' '800 con
Carducci e Pascoli.
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SCHEMI METRICI DELLA POESIA DISCORSIVA 1
• LASSA è una serie di versi uniti da assonanza. È tipica della poesia religiosa del
'300 (ad esempio Jacopone da Todi). È stata ripresa da Carducci nella Canzone
di Legnano e da D'Annunzio nella Notte di Caprera.
• DISTICO è una serie di versi appaiati a coppie di due, di solito in rima baciata. I
versi possono essere vari: endecasillabi, settenari, ottonari, novenari. Usato nella
poesia discorsiva nella poesia antica e in quella moderna (Carducci; Pascoli).
• QUARTINA componimento in cui i versi sono in strofe di 4 versi di solito
monorimi ed endecasilabi. Diffusa nella poesia didascalica nell'Itala settentrionale
(Bonvesin da la Riva, Giacomino da Verona).
• SERVENTESE i provenzali indicavano con questo termine varie forme che non
appartenevano al genere illustre e lirico, ma popolare di solito scritto su melodia
preesistente. Possono essere quartine di endecasillabi (ABAB), distici di
endecasillabi (AA BB), sirventese caudato; capitolo quadernario e terzina doppia.
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SCHEMI METRICI DELLA POESIA DISCORSIVA 2
• TERZA RIMA (INCATENATA O DANTESCA) componimento in cui i versi
sono raggruppati secondo la rima dantesca: ABA BCB CDC ecc (il verso
interno rima con quelli esterni del gruppo seguente). Questo schema è stato
reso famoso dalla Commedia dantesca.
• OTTAVA RIMA O OTTAVA è una strofa di 8 endecasillabi rimati secondo lo
schema: ABABABCC. È usata soprattutto nella poesia discorsiva: Ariosto
nell'Orlando furioso; Tasso nella Gerusalemme liberata; Poliziano nelle
Stanze per la giostra di Giuliano de' Medici.
• SESTA RIMA O SESTINA è una forma narrativa (diversa dalla sestina lirica)
di sei endecasillabi con schema: ABABCC. È usata per esempio da Fantoni
negli Idilli.
• NONA RIMA è una forma narrativa di nove endecasillabi con schema:
ABABABCCDD.
• ENDECASILLABO SCIOLTO è una serie continua di endecasillabi senza
rima. È di uso soprattutto sette-ottocentesco, anche si conoscono esempi
cinquecenteschi, ma raramente nei secoli precedenti, consacrata dal Giorno
di Parini, dai Sepolcri di Foscolo e dagli Idilli di Leopardi.
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BIBLIOGRAFIA
• Francesco Bausi e Mario Martelli (1993), La metrica italiana, Firenze, Le Lettere.
• Pietro G. Beltrami (1994), La metrica italiana, Bologna, il Mulino.
• Stefano Carrai (1999), I precetti di Parnaso. Metrica e generi poetici nel
Rinascimento italiano, Roma, Bulzoni.
• Francesco De Rosa e Giuseppe Sangirardi (1996), Introduzione alla metrica
italiana, Firenze, Sansoni.
• Mario Fubini (1962), Metrica e poesia, Milano, Feltrinelli.
• Guglielmo Gorni (1993), Metrica e analisi letteraria, Bologna, il Mulino.
• Gianfranca Lavezzi (1996), Manuale di metrica italiana, Roma, La Nuova Italia
Scientifica.
• Aldo Menichetti (1984), Problemi della metrica, in Letteratura italiana, III. Le
forme del testo, 1. Teoria e poesia, Torino,Einaudi: 349-90.
• Aldo Menichetti (1993), Metrica italiana. Fondamenti metrici, prosodia, rima,
Padova, Antenore.
• Marco Santagata (1989), Dal sonetto al canzoniere. Ricerche sulla storia e la
costituzione di un genere, Padova, Liviana.
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SITOGRAFIA
• Definizioni ed esempi di Metrica:
http://www.poetare.it/metrica.html
• Metrica nell’Enciclopedia Treccani
http://www.treccani.it/enciclopedia/metrica/
• Un sito dedicato alla Metrica
http://www.metrica-italiana.it/
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ESERCIZI
Indicare lo schema metrico dei seguenti versi:
Dormi sepolto in un campo di grano,
non è la rosa, non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi,
ma sono mille papaveri rossi.
Ma se io avessi previsto tutto questo
Lunga e diritta correva la strada
E correndo mi incontrò lungo le scale
Un vecchio e un bambino si preser per mano
Non so che viso avesse neppure come si
chiamava
Venezia che muore, / Venezia appoggiata sul
mare
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