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Arte Greca e Romana

Il documento descrive l'arte e l'architettura del mondo greco classico e di quello romano. Vengono illustrate le differenze tra le strutture democratiche del mondo greco e la repubblica romana. Vengono inoltre descritte opere architettoniche e scultoree dell'ellenismo come l'altare di Pergamo e la Venere di Milo.

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Arte Greca e Romana

Il documento descrive l'arte e l'architettura del mondo greco classico e di quello romano. Vengono illustrate le differenze tra le strutture democratiche del mondo greco e la repubblica romana. Vengono inoltre descritte opere architettoniche e scultoree dell'ellenismo come l'altare di Pergamo e la Venere di Milo.

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Mondo Greco

Classico Mondo Romano

Governo Mostra le strutture del Roma repubblicana


democratico mondo

tramite Infrastrutture

L’arte, il teatro e L’arte assume una chiara funzione


le metafore politica e sociale: esalta le virtù e la
epistemologiche grandezza di Roma.
L’ellenismo (323 – 31 a. C.)
Alla morte di Alessandro Magno
venne a mancare una figura forte che
reggesse un così vasto territorio e questo
finì con il dividersi in alcuni regni detti
ellenistici.
La cultura greca venne rielaborata in un
nuovo linguaggio poco creativo ma
raffinato, nel quale si perdono l’equilibrio,
la misura e le proporzioni tipiche del
classico.
Architettura ellenistica
La maestosità dei templi greci si trasforma in
mania di grandezza con l’edificazione di templi
colossali e dalle dimensioni impressionanti, mai
completati.
Il Tempio di Zeus Olimpico misurava 96 x 40
metri ed era composto di 104 colonne corinzie
alte 17 metri.
Architettura ellenistica

L’Artemision di Efeso (tra le sette


meraviglie del mondo antico)

Il Didymaion di Mileto
Altare di Pergamo
Sull’acropoli (Turchia) fu costruito un colossale e scenografico altare, l’Ara di
Zeus, circondato da un portico ionico posato su un alto basamento a cui si
accedeva da un ampia scalinata.
Altare di Pergamo
Diversamente dalle analoghe scene fidiache nelle quali regna la calma di chi
possiede una superiorità morale data da leggi divine, qui la lotta è furibonda.

Lotta fra Zeus e Atena


Altare di Pergamo
Copie romane delle statue raffiguranti i barbari sconfitti:
uno si suicida, dopo aver ucciso la moglie, per non cadere
nelle mani dei barbari, l’altro è morente per le ferite subite
(vittoria di Attalo I sui Galati).
Umanizzazione della divinità

Le nuove
posizioni
esprimono ideali
differenti da quelli
del mondo arcaico
rappresentando le
divinità in
momenti tipici
del mondo umano.

Eros che incorda l’arco Apollo sauroctonos


Scultura ellenistica

La figura Le figure
femminile è hanno un
rappresentata nuda, sostegno che le
non come avveniva sorregge.
con le Kore del
mondo arcaico.

Afrodite Cnidia Hermes con Dioniso bambino


Scultura ellenistica

Il bambino che lotta


con un’oca (Boeto,
II sec. a. C.) è una
scultura ironica.

La quotidianità e la
postura libera
mostrano la
distanza dal mondo
classico.

Satiro addormentato (o fauno dormiente)


Scultura ellenistica
Anche il Pugilatore a riposo (I sec. a C.) è
rappresentato in un momento meno nobile,
durante una pausa, con cicatrici, tagli e
tumefazioni, contrario alla posa dell’età Greca
Classica dell’atleta vincente, glorioso e sereno.
Scultura ellenistica
Nuove posture in
cui si evidenzia la
ricerca di
un’innovazione.

La scultura mostra
passione e
movimento, ma
risulta senza
equilibrio.

Afrodite accovacciata Skopas, Menade danzante


Scultura ellenistica

La Nike di Samotracia (II sec. a C.) è una


statua acefala colta nell’attimo di spiccare
il volo con le ali spiegate.
Oggi fa bella mostra di se sullo scalone
principale del Louvre (Francia).
Scultura ellenistica

Laoconte con i figli (II sec. a C.) mostra il sacerdote troiano in


un atteggiamento di estrema sofferenza mentre viene aggredito
da alcuni serpenti marini. Tutto è dinamico e sinuoso.
La scoperta dell’opera entusiasmò gli artisti del Rinascimento
tanto da lasciare su di loro una traccia indelebile, soprattutto in
Michelangelo.
Scultura ellenistica

La Venere di Milo (130. a C.) mostra la dea con un ricco


panneggio che la copre fino all’inguine. Il chiasmo è
accentuato da una rotazione del busto e dall’avanzamento
della gamba sinistra.
La statua è oggi in mostra al Louvre.
Arte etrusca (900 a. C.)
Etruria: Toscana, Umbria, Lazio; anche
Campania ed Emilia Romagna.
Con la cacciata dell’ultimo re di Roma
etrusco, Tarquinio il Superbo, la sconfitta
inflitta dai Greci a sud e dai Celti a nord, il
dominio etrusco si indebolisce.
Con la caduta di Veio (396 a.C.) e la
sconfitta, un secolo dopo, a opera dei
Romani, gli etruschi si unificano alle altre
popolazioni italiche.
Urbanistica e architettura
I centri abitati sorgono generalmente in cima ad una collina,
protetti da mura. Il tracciato tende ad essere regolare.
Nelle mura si aprivano le porte, le prime in Italia, ad essere
realizzate con aperture ad arco reale.

Il peso è trasmesso
dai conci fino al
piedritto con una
componente
orizzontale.
Per la solidità
dell’arco il piedritto
deve poter assorbire
tale spinta orizzontale.

Volterra, IV secolo a. C.
Le tombe
La maggiore testimonianza dell’architettura etrusca è quella funeraria.
Gli etruschi credevano che il defunto continuasse a vivere nella tomba; riproducevano
quindi gli ambienti domestici con varie camere comunicanti, arredi, suppellettili e
decorazioni parietali.
Le tombe
La tomba di Casale Marittimo (VII
sec. a.C.) è formata da una serie di
anelli, costituiti da lastre di tufo, che
si restringono progressivamente
verso l’alto.
Un pilastro rastremato sostiene la
struttura. Le pietre non sono
smussate per cui si crea un
intradosso con gradini a spigolo
vivo.
L’effetto è aggressivo e barbarico e
si tratta di una concezione anti-
classica, nonostante i contatti con la
cultura greca.
Le tombe

A Cerveteri si trovano
grandi tombe a tumolo
distribuite su due colline
parallele.
I tumuli di terra sorgono
su basamenti di pietra
con forma circolare e
contengono al loro
interno ambienti
quadrangolari più o
meno complessi
Le tombe
Le ricche camere funerarie sono capolavori architettonici.
La Tomba degli scudi e delle sedie (VI se. a. C.) sembra
un’abitazione con più stanze con sedili e letti.
La Tomba dei Rilievi (IV-II sec. a. C.) è un’unica camera
con tetto a spioventi e loculi lungo le pareti. I rilievi sulle
pareti mostrano animali, scudi, elmi e altri oggetti di uso
comune.
I templi
Erano edifici larghi con tre celle parallele per tre diverse divinità, ampio pronao con
quattro colonne di tipo tuscanico (simili alle doriche ma con un fusto liscio e base
sottostante).
Somiglia a quello greco ma sorgeva su un alto podio a cui si accedeva da un’ampia
gradinata sul fronte.
La scultura
Quasi tutta l’arte di questa civiltà è legata alla religione e al culto dell’aldilà, quindi anche la
maggior parte delle sculture etrusche provengono dai corredi funerari.
Praticavano la pratica divinatoria degli arùspici, cioè leggevano nelle viscere degli animali il volere
degli dei aiutandosi con modellini bronzei (ad esempio il fegato ovino del IV sec. A. C.) per
identificare le corrispondenze tra mondo celeste e terrestre.
La scultura
L’età arcaica della scultura etrusca è caratterizzata dalla produzione di urne, canopi, con coperchio
a forma di testa umana.
Il volto è raffigurato in maniera sintetica e senza idealizzazione. Emerge una certa tipizzazione,
cioè la volontà di cogliere ed accentuare gli elementi essenziali del viso per rappresentare un tipo
fisico umano, piuttosto che uno specifico individuo.
La scultura

Da Cerveteri provengono alcuni sarcofagi fittili a forma di lettuccio conviviale con una o
due persone recumbenti (sdraiate sul fianco) nell’atto di partecipare al proprio banchetto
funebre con i parenti viventi.
La scultura
Sarcofago degli Sposi (520 a. C.) conservato al museo di Tarquinia. Alcuni elementi sono di
derivazione ionica: l’acconciatura, la finezza dei volti, il sorriso. L’impostazione è però
anticlassica con un evidente sbilanciamento dei pesi verso destra enfatizzato
dall’assottigliarsi delle gambe a sinistra. I tratti sono spigolosi e gli occhi a mandorla un po’
rialzati. Più che un sorriso arcaico sembra un’espressione ironica.
La scultura
Apollo di Veio (VI – V sec.
a.C.): l’acconciatura, il volto,
le pieghe della veste hanno
fatto pensare a un artista
greco operante nei territori
etruschi.
Manca però la leggerezza e il
naturalismo della veste.
L’uso della terracotta, invece
del marmo, conferisce alla
scultura una fragilità lontana
dall’idealizzazione dell’arte
greca.
La scultura
Lupa capitolina (VI-V sec. a. C.): simbolo delle leggendarie
origini della città di Roma. L’aspetto è aspro e aggressivo. La
lupa è interpretata per coglierne il senso: famelica (la struttura
ossea è evidente), nervosa (la vena gonfia sul muso), pronta al
combattimento per difendere i cuccioli.
Romolo e Remo sono stati aggiunti nel XV sec.

Chimera di Arezzo (V-IV sec. a. C.)


La scultura
Bruto Capitolino (III sec. a. C.): conferma la
progressiva confluenza degli Etruschi verso la
civiltà romana.
Il ritratto è fortemente
tipizzato ed esprime
severità morale,
incorruttibilità e
autorevolezza.

Arringatore del Trasimeno (90 a. C.): rappresenta


Aulo Metello con toga e calzari romani mentre tiene
un discorso. Dopo quest’opera sarà concessa la
cittadinanza romana a tutti i nati a sud del Po e gli
Etruschi cesseranno di esistere.
La pittura
Si manifesta soprattutto sulle pareti
delle tombe con scene di danze,
caccia, pesca, gare, banchetti funebri.
Sui soffitti vengono dipinte finte travi,
cassettoni, motivi vegetali che
alludano al realismo dell’ambiente.

Tomba dei Tori a Tarquinia (540 a. C.)

Tomba dei Cavalli (510 a. C.)

La figurazione è bidimensionale, le tinte sono piatte e delimitate


dalle linee di contorno, la tavolozza è limitata a rosso, bruno, azzurro
e verde.
Arte romana repubblicana
Testimonianza di un incredibile ascesa politica: in sette
secoli il centro abitato da pastori e agricoltori divenne il
centro di un immenso impero.
L’arte assume una chiara funzione politica e sociale: esalta
le virtù e la grandezza di Roma.
Arte romana repubblicana
L’arte non ebbe subito un ruolo importante; i primi reperti risalgono solo agli ultimi secoli della
repubblica; i romani erano interessati più all’organizzazione statale e alla macchina bellica che
alle questioni culturali e artistiche.
Con la conquista della Grecia (146 a. C.), Roma comincia ad apprezzare l’arte anche attraverso la
copia di quella greca.
Sebbene derivi dall’arte greca, quella romana avrà comunque una sua originalità e autonomia.
Architettura

La maggiore originalità e sviluppo


dell’arte romana si manifesta
nell’architettura: la più funzionale e
utile tra le arti.
Le nuove tecniche edilizie, dalle opere
murarie all’uso dell’arco e della volta
permisero la realizzazione di
infrastrutture ed edifici pubblici mai
realizzati prima: ponti, strade,
acquedotti, teatri, anfiteatri, basiliche,
terme, etc.
Opere in pietra
Opere cementizie
Altre opere murarie
Utilizzo del calcestruzzo nelle mura,
ma non solo, infatti il calcestruzzo
venne utilizzato per opere molto
importanti come il Colosseo e il
Pantheon che ancora oggi esistono.
Rivestimenti pavimentali e parietali
L’arco
L’arco a tutto sesto e le strutture da questo derivate (la volta a botte e la cupola semisferica) costituiscono
la vera grande innovazione architettonica.
Nasce un’architettura curvilinea, archivoltata, diversa da quella greca, rettilinea chiamata anche
architravata.
Si creano ambienti di ampiezze mai viste prima, per questo si dice che i Romani abbiano inventato lo
spazio architettonico.
L’arco
In un arco i singoli conci cuneiformi sono sollecitati solo a compressione (sforzo al quale
resistono perfettamente) e trasmettono sui piedritti una spinta obliqua, dotata, quindi, di una
componente orizzontale.
Infrastrutture :le strade
I Romani organizzarono una raffinata tecnica
costruttiva stradale e crearono una vastissima e
capillare rete viaria estesa a tutto l’impero (le civiltà
precedenti avevano privilegiato gli scambi via mare
o fiume).
I collegamenti

Distribuzione delle strade romane in Italia e nell’impero romano.


I ponti
La costruzione dei ponti era talmente importante che era
considerata un’attività sacra. Si rivelarono fondamentali arco e
volta.
Arco e volta
Con arco e volta furono create infrastrutture
molto importanti come le porte urbane (Porta
di Giove 210 a. C.) e innovative come le
fognature (Cloaca Maxima di Roma).
Arco e volta Con sequenze chilometriche di archi furono realizzati
acquedotti in grado di portare acqua da distanze
enormi (quello di Segovia in Spagna è ancora in
funzione).
Sempre con archi e volte sono state realizzate
immense cisterne sotterranee per la conservazione
dell’acqua.
La domus
La domus, casa tipica patrizia, si
apre intorno ad un atrium con un
bacino quadrangolare per la
raccolta delle acque.
Intorno ci sono gli alloggi
(cubicoli) e in fondo il tablinum.
Accanto al tablinum, si trova il
triclinium, la sala da pranzo, con
lettini accostati ai lati del tavolo.
La domus
La città
La città romana ha un’impostazione
urbanistica che deriva da quella
greco-ellenistica.
Le strade erano rettilinee e
organizzate a scacchiera; correvano
parallele ai due assi principali: il
cardo nord-sud e il decumano est-
ovest.
I due assi, spesso affiancati da file
ininterrotte di colonne,
raggiungevano le mura di cinta in
corrispondenza delle quattro porte
maggiori.
La città
I templi
Il Tempio di Vesta (Roma, II sec. a. C.) presenta una pianta circolare.
L’impostazione dinamica data dalle 20 colonne profondamente scanalate è
caratteristica dell’epoca romana.

Il Tempio della Fortuna Virile


(Roma, II - I sec. a. C.) presenta
elementi greci (la cella, le colonne)
ed elementi etruschi (alto podio con
gradinata).
Il ritratto
Si inizia a formare una concezione molto originale
della scultura romana e in particolare della
ritrattistica.
Venivano eseguite maschere di cera dal viso dei
defunti e poi trasformate in busti di marmo per
ottenere un ritratto veritiero nel quale le fattezze del
corpo sono riprodotte con grande fedeltà.
La pittura
Molti esempi di pittura murale ci arrivano da Pompei e Ercolano, le città campane sommerse da
ceneri del Vesuvio nel 79 d. C.
La pittura murale pompeiana si può schematizzare in quattro stili successivi.
Arte romana imperiale
Nel 27 d.C. Ottaviano
viene proclamato Augusto;
darà grande impulso
sociale, culturale,
economico ed artistico a
Roma.
L’architettura
Tra il 40 e il 15 a.C. Vitruvio Pollione scrive il De Architectura, il più
importante trattato dell’antichità che sia giunto fino a noi in cui
affronta tutti i problemi tecnici e teorici dell’edilizia arrivando al
paragone fra le proporzioni umane e quelle dell’architettura
(Leonardo Da Vinci desumerà le istruzioni per disegnare il famoso
Uomo Vitruviano).

La buona architettura deve essere:


• Bella, armoniosa, proporzionata
• Funzionale, utilizzabile
• Solida, maestosa, robusta.
L’arco di trionfo
Il più famoso arco di trionfo, il cui scopo è
quello celebrare la vittoria e le glorie dei
generali, sorge a Rimini (27 a.C.).
L’altezza di poco maggiore della larghezza
conferisce alla struttura un senso di forza
equilibrata.
La merlatura è un’aggiunta medievale.
L’Ara Pacis
A Roma Augusto fece erigere l’Ara Pacis, un altare
dedicato alla pacificazione dei territori conquistati.
Ha la forma di un recinto rettangolare in marmo posto
sopra un podio e aperto da due ingressi sui lati lunghi al
cui interno si trova l’altare vero e proprio.
Il teatro
Mentre i Greci addossavano a degli «imbuti» naturali la cavea del loro teatro, i Romani, grazie
all’uso dell’arco disposto in sequenza, potevano realizzare anche teatri completamente emersi dal
terreno, quindi in pianura.
La struttura interna non cambia molto ma si aggiunge una scaena frons grandiosa e scenografica.
L’esterno ha un andamento curvo ad arcate sovrapposte e ben ritmate.

Teatro greco Teatro romano


Teatro Marcello
Nel Teatro Marcello gli archi
sono affiancati da semicolonne i
cui ordini architettonici seguono
una sequenza che diverrà poi
standard e cioè tuscanico-ionico-
corinzio (andando verso l’alto).
Anfiteatro Flavio (o Colosseo)
Colosseo o Anfiteatro Flavio (72-80 d.C.): la forma e la funzione di questa architettura non ha niente a che vedere
con la tradizione greca: la pianta è ellittica e la struttura si basa sull’uso dell’arco; inoltre vi si svolgevano
combattimenti tra gladiatori, con le bestie (venationes) e battaglie navali (naumachie)
Anfiteatro Flavio (o Colosseo)
Cessato il suo uso l’anfiteatro cominciò a decadere e servì per
secoli come cava di pietra.
Il nome Colosseo deriva da una statua colossale di Nerone che fino
al Medioevo campeggiava accanto all’edificio.
Pantheon (118-128 d.C.)
E’ un tempio dedicato alle sette divinità planetarie: Sole, Luna, Venere, Saturno, Giove,
Mercurio e Marte.
La grandezza è data soprattutto dallo spazio interno, un unico vano a pianta circolare coperto
da un’immensa cupola emisferica di dimensioni impressionanti talmente avvolgente da dare
l’impressione di essere sospesi al centro di una grande sfera cava (il diametro è pari alla sua
altezza).
Pantheon (118-128 d.C.)

La facciata anteriore ha l’aspetto di un


tempio ottastilo (otto colonne); il pronao è
composto da tre file di colonne corinzie
monolitiche lisce in granito egizio.
Il corpo cilindrico ha uno spessore di
circa 6 metri ed è profondamente scavato
all’interno da nicchie alternativamente
quadrangolari o semicircolari intervallate
da edicole.
Pantheon (118-128 d.C.)
Sul tamburo si innesta la grande cupola emisferica (la più
grande al mondo fino alla costruzione di quella
brunelleschiana nel XV secolo) la cui solidità è garantita
dal massiccio rinfianco, cioè l’appesantimento della parte
più esterna.
Il profilo esterno appare così ribassato.
Pantheon (118-128 d.C.)
La cupola è realizzata in calcestruzzo nella cui composizione, mano a mano che si sale, sono
presenti materiali sempre più leggeri (dal travertino alla pomice).
L’unica fonte di luce è costituita da un oculo zenitale del diametro di quasi 9 metri.
All’interno sono presenti cinque anelli concentrici di 28 cassettoni quadrangolari che rendono la
struttura più leggera perché incavati e più resistente grazie alla griglia di nervature.
Pantheon (118-128 d.C.)

Grazie alla sua consacrazione alla Vergine nel 609, non subisce le
devastazioni degli altri templi pagani.
Il ricco pavimento e il rivestimento parietale in pregiati marmi
policroni sono ancora quelli originali.
Sono stati demoliti i campanili barocchi, aggiunti da Bernini e
chiamati «orecchie d’asino».
Pantheon (118-128 d.C.)

E’ la luce che crea lo spazio


interno, questa è la grande
scoperta dei Romani.
L’architettura fino a quel
momento non era molto diversa
dalla scultura: il tempio greco o
la piramide egizia erano strutture
da guardare dall’esterno ma non
erano vivibili come spazi
architettonici.
La scultura
La scultura assume un ruolo sempre più
politico. Deve dimostrare che l’imperatore
governa per autorità morale e razionale.
Augusto di Prima Porta è raffigurato nelle vesti
di comandante dell’esercito mentre arringa le
truppe. A differenza delle statue greche, nude
perché eterne, incorruttibili e protette dalla
virtù, la statua romana è vestita, concepita nel
suo tempo e nel suo luogo.
La colonna Traiana (110-113 d.C.)
La Colonna Traiana è un monumento innalzato a
Roma per celebrare la conquista della Dacia da
parte dell'imperatore Traiano: rievoca infatti tutti i
momenti salienti di quella espansione territoriale.
Si tratta della prima colonna coclide mai
innalzata. Era collocata nel Foro di Traiano, in un
ristretto cortile alle spalle della Basilica Ulpia fra
due (presunte) biblioteche, dove un doppio
loggiato ai lati ne facilitava la lettura. È possibile
che una visione più ravvicinata si potesse avere
salendo sulle terrazze di copertura della navata
laterale della Basilica Ulpia o su quelle che
probabilmente coprivano anche i portici antistanti
le due biblioteche. Una lettura "abbreviata" era
anche possibile senza la necessità di girare
intorno al fusto della colonna per seguire l'intero
racconto, seguendo le scene secondo un ordine
verticale, dato che la loro sovrapposizione nelle
diverse spire sembra seguire una logica coerente.
La colonna Traiana (110-113
d.C.) La colonna fu realizzata attraverso la sovrapposizione di 21 blocchi di
marmo di Carrara.
Un fregio scolpito a bassorilievo ne percorre tutta la superficie
avvolgendosi a spirale. L’altezza del fregio cresce con l’altezza, per
correggere la deformazione prospettica.
La colonna è basata su un basamento che doveva ospitare al suo interno
le ceneri dell’imperatore.
E’ cava al suo interno ed è percorsa da una lunga scala a chiocciola.
Sulla sommità in origine c’era una gigantesca statua in bronzo dorato di
Traiano, sostituita con una di San Pietro.
La colonna Traiana era
situata in mezzo a due
biblioteche per consentire
ai visitatori di osservarne
la sua bellezza e tutta la
sua storia grazie anche al
doppio loggiato posto ai
lati delle biblioteche.
La colonna Traiana (110-113 d.C.)
La colonna fu inaugurata nel 113 d.C., con un lungo fregio spiraliforme che si avvolge, dal basso verso l'alto, su tutto il
fusto della colonna e descrive le guerre di Dacia (101-106). La colonna aveva una funzione pratica, cioè accogliere le
ceneri dell'imperatore dopo la sua morte. Inoltre il fregio spiraliforme ricordava a tutti le imprese di Traiano
celebrandolo come comandante militare.
La Colonna rimase sempre in piedi anche dopo la rovina degli altri edifici del complesso traianeo e le fu sempre
attribuita grande importanza: un documento del Senato medievale del 1162 ne stabiliva la proprietà pubblica e ne
proibiva il danneggiamento.
Una piccola chiesa (San Niccolò de Columna), che doveva sorgere ai piedi del monumento, è ricordata a partire dal
1032, insieme ad un oratorio posto sulla sommità della Colonna, ma risale forse all'VIII-IX secolo. La chiesa fu
probabilmente eliminata in occasione della venuta a Roma di Carlo V nel 1546.

Aureo con
colonna
Traiana.
Monete dell’epoca con la faccia di Traiano da un lato e la colonna
Traiana dall’altro.
La colonna Traiana (110-113 d.C.)
I 200 metri del fregio istoriato continuo si arrotolano intorno
al fusto per 23 volte, come se fosse un rotolo di papiro o di
stoffa, e recano circa 100-150 scene (a seconda di come si
intervallano) animate da circa 2500 figure. L'altezza del
fregio cresce con l'altezza, da 0,89 a 1,25 metri, in maniera
da correggere la deformazione prospettica verso l'alto.
Secondo Salomon Reinach il rilievo è divisibile in 114
riquadri di larghezza uguale, dove sono illustrati gli
avvenimenti della prima campagna del 101-102 (scene 1-57)
e della seconda campagna dacica del 105-106 (scene 59-
114), con al centro una figura allegorica di Vittoria tra trofei
nell'atto di scrivere le Res gestae.

La narrazione è organizzata rigorosamente, con intenti


cronistici. Seguendo la tradizione delle pittura trionfale
vengono rappresentate non solo le scene "salienti" delle
battaglie, ma esse sono intervallate dalle scene di marcia e
trasferimenti di truppe (12 episodi) e da quelle di costruzione
degli accampamenti e delle infrastrutture (ben 17 scene,
rappresentate con estrema minuzia nei dettagli).
La colonna Traiana (110-113 d.C.)
Alla base della
colonna Traiana
c’era un piedistallo
tutto in marmo di
Carrara che
sosteneva la colonna
con una porta in
legno che permetteva
l’arrivo alla scala a
spirale; sempre alla
base della colonna
Traiana c’erano delle
sculture in altorilievo
che raffiguravano
l’imperatore Traiano.
La colonna Traiana al suo interno era composta da una
scala a spirale utilizzata per la sua costruzione e per
ricostruire le parti più danneggiate al suo interno in
modo da sorreggere meglio la struttura.
Villa Adriana (118-138 d.C.)
Adriano edificò la più estesa
residenza mai costruita (300 ettari)
ideata per far rivivere i luoghi
«esotici» dell’impero.
Villa Adriana (118-138 D.C.)
I giochi gladiatorii
Come le gare con i carri, anche le lotte gladiatorie ebbero origine probabilmente come giochi
funebri privati, pur essendo molto meno antichi rispetto alle prime.
I gladiatori erano prevalentemente individui non liberi (criminali condannati, prigionieri di
guerra, schiavi); alcuni di essi erano volontari che sceglievano di assumere lo stato sociale di
uno schiavo per il compenso economico o per la fama e l'eccitazione.
Alcuni gladiatori non combattevano più di due o tre volte l'anno; i migliori tra essi divenivano
veri e propri eroi popolari.
I giochi gladiatorii

Vi erano diverse categorie di gladiatori, distinte in base al tipo di armatura indossata, alle armi
utilizzate e allo stile del combattimento.
Anche se a tale scopo veniva spesso usato il circus maximus per via della sua maestosa
capacità, i romani alla fine crearono un edificio specificatamente per questo tipo di spettacoli
chiamato anfiteatro perchè i sedili per l’osservatore erano stati distribuiti tutti intorno alla
struttura ovale o ellittica dell'area in cui avvenivano i combattimenti, il cui terreno era ricoperto
di sabbia.

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