✅ CAPITOLO 1 — I nomi del diritto /
Definizione di diritto canonico
1. Che cos’è il diritto?
Il diritto è un insieme di norme che regolano i rapporti tra persone in una comunità allo scopo di
garantire ordine, convivenza e tutela dei diritti. È un sistema che stabilisce ciò che è lecito, ciò che è
dovuto e ciò che è proibito.
2. Differenza tra diritto oggettivo e diritto soggettivo.
Diritto oggettivo: è l’insieme delle norme che stabiliscono ciò che si deve fare (regola
dell’agire).
Diritto soggettivo: è la facoltà attribuita a una persona di esercitare un diritto (potere di
agire o di pretendere qualcosa).
→ L’uno è la norma, l’altro è la posizione giuridica della persona rispetto a quella norma.
3. Che cosa si intende per ordinamento giuridico?
Un sistema coerente di norme e istituzioni volto a organizzare la vita di una comunità. Non è un
insieme casuale di regole, ma un corpo unitario e coordinato con un fine.
4. Differenza tra diritto naturale e diritto positivo.
Naturale: deriva dalla natura dell’uomo ed è riconosciuto dalla ragione; è universale e
immutabile.
Positivo: nasce da una decisione dell’autorità competente (Stato o Chiesa) ed è
modificabile.
5. Che cosa si intende per diritto divino?
È il diritto che ha origine in Dio ed è conosciuto tramite Scrittura e Tradizione. È immutabile: la
Chiesa non può modificarlo ma solo riconoscerlo.
6. Perché si distingue tra diritto divino e diritto umano ecclesiastico?
Per capire cosa la Chiesa può cambiare e cosa no.
Il diritto divino riguarda elementi essenziali della fede e della costituzione divina della
Chiesa (indissolubilità del matrimonio sacramentale, sacerdozio riservato agli uomini…).
Il diritto umano ecclesiastico è prodotto dalla Chiesa (norme disciplinari) e può essere
aggiornato.
7. Definizione di diritto canonico.
È l’ordinamento giuridico della Chiesa cattolica: l’insieme delle norme emanate dall’autorità
ecclesiastica per guidare il Popolo di Dio verso la comunione e la salvezza delle anime. È un diritto
che ha una finalità religiosa e pastorale.
8. Perché si chiamano “canoni”?
Perché nella Chiesa antica le norme disciplinari emanate dai concili venivano chiamate canoni
(regole). Da qui: ius canonicum = diritto dei canoni.
9. Che rapporto c’è tra diritto e persona nella Chiesa?
La persona non è sottomessa al diritto come a un potere estraneo: ne è fonte e fine. Il diritto
canonico esiste per tutelare la persona, promuovere la sua dignità e ordinare la vita ecclesiale in
modo equilibrato.
10. Che cosa significa che il diritto nasce dalla communio?
Il diritto canonico non nasce per governare dall’alto, ma per custodire e rendere visibile la
comunione della Chiesa (Vaticano II). Prima viene la comunione, poi la norma.
11. Differenza tra diritto canonico e diritto civile.
Il diritto civile organizza la società temporale e ha finalità sociali/giuridiche.
Il diritto canonico organizza la vita della Chiesa e ha finalità spirituali (salvezza delle
anime).
Hanno struttura simile (norme, sanzioni, autorità), ma scopi diversi.
12. Il diritto canonico è davvero “giuridico”?
Sì. Non è solo teologia o morale: è giuridico in senso pieno perché produce diritti, doveri,
procedure, effetti, responsabilità e pene nella comunità ecclesiale.
✅ CAPITOLO 2 — LE FONTI DEL DIRITTO
CANONICO
1. Che cosa sono le fonti del diritto canonico?
Le fonti sono l’origine del diritto. Nel diritto canonico si distinguono:
fonti di produzione, cioè chi crea la norma (Papa, concili, vescovi…);
fonti di cognizione, cioè dove le norme sono raccolte e rese conoscibili (codici, raccolte,
Acta Apostolicae Sedis).
Sono importanti perché permettono di capire sia chi può legiferare, sia dove si trova il
diritto.
diritto canonico 21-22 (1)
2. Che differenza c’è tra fonti di produzione e fonti di cognizione?
Le fonti di produzione riguardano il potere di creare la legge (soggetto-legislatore).
Le fonti di cognizione sono i luoghi in cui la legge appare documentata e reperibile (testi
normativi).
È la distinzione tra chi fa il diritto e dove si trova il diritto.
diritto canonico 21-22 (1)
3. Che cos’è lo ius divinum?
È il diritto che ha origine in Dio, conosciuto tramite Sacra Scrittura e Tradizione.
Caratteristica essenziale: è immutabile. La Chiesa non può modificarlo, ma solo applicarlo e
custodirlo.
diritto canonico 21-22 (1)
4. Che cos’è lo ius humanum ecclesiasticum?
È il diritto prodotto dalla Chiesa attraverso la sua autorità (Papa, concili, vescovi).
A differenza del diritto divino, è modificabile e può evolversi in base alle esigenze pastorali.
diritto canonico 21-22 (1)
5. Chi può emanare una legge nella Chiesa?
La potestà legislativa appartiene:
al Papa (legislatore supremo),
al Collegio dei vescovi riunito in Concilio ecumenico,
ad altri legislatori secondo la competenza (vescovi, conferenze episcopali).
La legge può quindi essere emanata da un legislatore singolo o collegiale.
diritto canonico 21-22 (1)
6. Perché lo ius divinum è intoccabile ma lo ius humanum cambia?
Perché il diritto divino tocca elementi essenziali della fede e della costituzione della Chiesa (non
dipendono dalla volontà umana).
Il diritto umano invece disciplina aspetti storici e contingentati: quindi può cambiare secondo il
discernimento pastorale.
7. Fasi storiche delle fonti del diritto canonico
Il PPT distingue quattro grandi periodi
1. Primo millennio → prime raccolte (Didaché, Didascalia, Costituzioni apostoliche...).
2. XII secolo – Età classica → Decretum Gratiani e decretali pontificie.
3. Età moderna (Trento–XX sec.) → crescita della legislazione pontificia.
4. Codificazione → CIC 1917, poi CIC 1983 e CCEO 1990.
8. Che cos’era il Decretum Gratiani?
È un’opera del XII secolo che raccolse e armonizzò centinaia di norme e testi contraddittori.
Segna la nascita della scienza del diritto canonico: da raccolta disorganica a sistema giuridico
coerente.
diritto canonico 21-22 (1)
9. Che cosa sono le decretali?
Sono lettere papali con valore normativo, emanate per rispondere a casi specifici ma destinate a
valere come legge generale.
Dopo Gratiano vennero raccolte in varie collezioni ufficiali.
10. Che cosa si intende per Corpus Iuris Canonici?
È l’insieme delle collezioni normative usate fino al 1917:
Decretum Gratiani,
Decretali di Gregorio IX,
Libro Sesto, Clementine, Extravagantes.
Era un corpo normativo autorevole, ma non era ancora un codice.
diritto canonico 21-22 (1)
11. Perché nasce la codificazione del 1917?
Perché la normativa era ormai enorme e dispersa; serviva un testo unico, organico, sistematico e
chiaro.
Così Benedetto XV promulga il CIC 1917, primo Codice della storia della Chiesa.
diritto canonico 21-22 (1)
12. Che differenza c’è tra il CIC 1917 e il CIC 1983?
CIC 1917 → codice giuridico sistematico, modello romano, molto giuridico.
CIC 1983 → codice alla luce del Vaticano II, fondato sulla categoria di communio.
È più ecclesiologico, teologico e personalista.
diritto canonico 21-22 (1)
13. Cos’è il CCEO (1990)?
È il Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, promulgato da Giovanni Paolo II per tutte le
Chiese orientali cattoliche.
Il CIC riguarda la Chiesa latina, il CCEO riguarda la Chiesa orientale cattolica.
diritto canonico 21-22 (1)
14. Tutte le norme ecclesiastiche hanno lo stesso valore?
No. Va valutata la loro origine: se una norma deriva da diritto divino, è intoccabile; se è diritto
umano ecclesiastico, può essere cambiata.
15. La Chiesa può cambiare il diritto divino?
No. Può solo interpretarlo e applicarlo.
Ciò che è stabilito da Dio non è oggetto del potere legislativo.
16. Perché si dice che la Chiesa ha una “storia del diritto”?
Perché, a differenza di altre religioni, la Chiesa ha prodotto un diritto scritto, sistematico, tecnico e
ordinato: è l’unica religione che possiede un vero ordinamento giuridico strutturato con codici.
✅ CAPITOLO 3 — LIBRO I: NORME
GENERALI
(canoni preliminari, leggi, consuetudine, persone, atti giuridici, potestà di governo)
🔹 SEZIONE A — CANONI PRELIMINARI (cann. 1–6)
1. A chi si applica il Codice di Diritto Canonico?
Il Codice si applica esclusivamente alla Chiesa cattolica latina (can. 1).
Le Chiese cattoliche orientali hanno un loro Codice proprio, il CCEO.
2. Il Codice disciplina anche la liturgia?
No. Il can. 2 precisa che la disciplina liturgica è regolata da norme liturgiche proprie, non dal
Codice stesso.
3. Cosa succede con i Concordati e accordi con gli Stati?
Il can. 3 dice che eventuali patti stipulati con gli Stati restano in vigore fino a modifiche esplicite.
4. Che cosa sono i diritti acquisiti e i privilegi?
Il can. 4 tutela diritti e privilegi già concessi. Rimangono validi, a meno che il Codice li revochi
esplicitamente.
5. Cosa succede alle consuetudini precedenti al Codice?
Il can. 5 abroga le consuetudini contrarie al Codice, se non espressamente tollerate.
6. Il CIC 1983 ha abrogato tutto il precedente diritto?
Sì, il can. 6 stabilisce che il CIC 1983 abroga il Codice del 1917 e tutto ciò che gli è contrario.
🔹 SEZIONE B — LE LEGGI ECCLESIASTICHE (cann. 7–
22)
7. Che cos’è una legge ecclesiastica?
È un comando obbligatorio, stabile e ragionevole emanato dall’autorità competente verso una
comunità di fedeli.
Ha carattere pastorale: serve al bene della Chiesa e alla salvezza delle anime.
diritto canonico 21-22 (1)
8. Quando una legge diventa obbligatoria? Cos’è la promulgazione?
La legge obbliga solo dopo la promulgazione, cioè la sua pubblicazione ufficiale.
Per le leggi della Santa Sede la promulgazione avviene tramite l’Acta Apostolicae Sedis (AAS).
9. Cos’è la vacatio legis?
È il periodo tra promulgazione ed entrata in vigore della legge. Serve affinché i fedeli possano
conoscerla.
10. La legge ha effetto retroattivo?
No. Il diritto canonico segue il principio della non retroattività, a meno che la legge stessa non
disponga diversamente.
11. Chi è obbligato alla legge ecclesiastica? (cann. 11–13)
Sono obbligati:
i battezzati cattolici,
che hanno l’uso di ragione,
che hanno almeno 7 anni.
Sono esclusi i non battezzati e i battezzati non cattolici.
12. Come si interpreta una legge ecclesiastica?
Tre tipi di interpretazione:
autentica: è fatta dal legislatore stesso (unica vincolante);
giudiziale: fatta dal giudice in un processo;
dottrinale: fatta dai canonisti (non vincolante).
L’interpretazione non può mai deformare senso e scopo della legge.
13. Quando una legge cessa di avere valore?
Una legge cessa:
per abrogazione esplicita,
per nuova legge contraria,
per esaurimento dell’oggetto (cessa la materia che la legge regolava).
14. Le leggi civili hanno valore nel diritto canonico?
Sì, solo se richiamate espressamente dalla Chiesa (can. 22).
In alcuni casi il CIC rimanda al diritto civile (es.: effetti civili di contratti o proprietà).
🔹 SEZIONE C — LA CONSUETUDINE (cann. 23–28)
15. Che cos’è la consuetudine?
È una pratica costante e ragionevole di una comunità, approvata dal legislatore, che acquisisce
forza di legge.
È una vera fonte del diritto.
diritto canonico 21-22 (1)
16. La consuetudine può sostituire una legge?
Sì, ma solo se:
non è contraria al diritto divino,
è razionale,
è approvata (almeno implicitamente) dal legislatore.
17. Ogni consuetudine ha valore?
No. Una consuetudine irrazionale o contro il diritto divino non è valida, anche se accettata da tutti.
🔹 SEZIONE D — PERSONE NELLA CHIESA (cann. 96–112)
18. Quando una persona diventa soggetto nel diritto canonico? (can. 96)
Con il battesimo.
Il battesimo dà:
personalità giuridica (diritti/doversi),
capacità di essere membro del Popolo di Dio.
diritto canonico 21-22 (1)
19. Differenza tra capacità giuridica e capacità di agire.
capacità giuridica → poter essere titolare di diritti; nasce col battesimo.
capacità di agire → poter compiere validamente atti giuridici; richiede uso di ragione.
20. Quando si ha l’uso di ragione? (can. 97)
Il Codice considera infante chi non ha compiuto 7 anni; dopo i 7 anni c’è l’uso di ragione presunto.
21. Che cosa determina il luogo di origine e il domicilio nel diritto canonico?
Determina a quale parrocchia e diocesi si appartiene e chi è il parroco competente.
22. Come si calcolano i gradi di parentela? (can. 108)
Linea retta (padre–figlio–nipote): il grado è il numero di generazioni.
Linea collaterale (fratelli, cugini): si sommano le generazioni fino allo stipite comune.
🔹 SEZIONE E — ATTI GIURIDICI
23. Che cos’è un atto giuridico nel diritto canonico?
È un atto posto con sufficiente uso di ragione e libertà, compiuto da un soggetto capace, che
produce effetti giuridici.
24. Cosa invalida un atto giuridico?
Lo rendono invalido:
mancanza di capacità del soggetto,
errore sostanziale,
dolo,
violenza fisica o morale.
🔹 SEZIONE F — POTESTÀ DI GOVERNO (can. 129)
25. Che cos’è la potestà di governo?
È il potere pubblico, conferito da Cristo alla Chiesa, di guidare il Popolo di Dio attraverso leggi,
giudizio e amministrazione.
26. Chi possiede la potestà di governo?
Per diritto divino, la potestà di governo è propria di:
Papa
Vescovi
I laici possono collaborare all’esercizio, secondo le norme del diritto, ma non possono esercitarla
in proprio.
✅ CAPITOLO 4 — LIBRO II: IL POPOLO DI
DIO
(fedeli, diritti, Chiesa universale e particolare, Papa, vescovi, parrocchia, parroco)
🔹 SEZIONE A — IDENTITÀ DEL FEDELE (cann. 204–207)
1. Chi è “fedele” nella Chiesa? (can. 204)
È fedele chi, tramite il battesimo, è incorporato a Cristo e alla Chiesa.
Il fedele partecipa alla missione della Chiesa nei tre munera: sacerdotale, profetica e regale. Il
battesimo dà personalità giuridica ecclesiale e inserisce nella comunità.
diritto canonico 21-22 (1)
2. Quali sono i diritti fondamentali dei fedeli?
I diritti principali sono:
Uguaglianza di dignità e corresponsabilità nella missione della Chiesa (can. 208).
Libertà di manifestare ai Pastori il proprio pensiero per il bene della Chiesa (can. 212
§3).
Buona fama e tutela della riservatezza (can. 220).
Diritto alla difesa e alla tutela canonica dei propri diritti (can. 221).
Sono diritti veri, non concessioni: derivano dalla dignità battesimale.
diritto canonico 21-22 (1)
3. Quali doveri hanno i fedeli?
Tra i principali:
vivere in comunione con la Chiesa e obbedire ai Pastori (can. 212),
contribuire al sostentamento della Chiesa (can. 222),
impegnarsi nella missione evangelizzatrice,
osservare i precetti della Chiesa.
4. Chi sono i fedeli laici? (can. 207 §1)
Sono i battezzati che non hanno ricevuto l’Ordine sacro e non hanno fatto professione dei consigli
evangelici.
Partecipano alla missione della Chiesa come lievito nel mondo, ordinando le realtà temporali
secondo il Vangelo.
5. Differenza tra fedeli laici e fedeli consacrati (can. 207 §2).
I consacrati professano pubblicamente i consigli evangelici (povertà, castità, obbedienza).
Manifestano una forma stabile di sequela di Cristo e segno escatologico nella Chiesa.
🔹 SEZIONE B — STRUTTURA GERARCHICA DELLA
CHIESA (cann. 330–572)
1) IL PAPA
6. Chi è il Romano Pontefice?
È il successore di Pietro, capo del Collegio dei vescovi e pastore della Chiesa universale.
È principio visibile di unità della fede e della comunione.
7. Quale potere possiede il Papa? (can. 331)
Il Papa possiede una potestà:
suprema
piena
immediata
universale
su tutta la Chiesa e su ogni fedele.
La esercita sempre liberamente.
diritto canonico 21-22 (1)
8. Il Papa può essere giudicato da qualcuno?
No. “Prima Sedes a nemine iudicatur”: la prima sede non è giudicata da nessuno.
9. Il Papa può rinunciare? (can. 332 §2)
Sì. La rinuncia è valida se:
è libera,
è manifestata,
non necessita accettazione da parte di nessuno.
È un atto strettamente personale.
diritto canonico 21-22 (1)
2) IL COLLEGIO DEI VESCOVI
10. Che cos’è il Collegio dei Vescovi?
È l’insieme di tutti i vescovi, con e sotto il Papa.
Non esiste senza il Papa, che ne è capo. Agisce solennemente nel Concilio Ecumenico.
11. Quando il Collegio dei Vescovi esercita autorità suprema?
Solo quando agisce insieme al Papa, specialmente in Concilio ecumenico o quando è convocato
dal Papa.
3) IL VESCOVO DIOCESANO
12. Chi è il vescovo diocesano?
È il pastore proprio della diocesi.
Ha tutti i poteri di governo: legislativo, esecutivo e giudiziale nella propria diocesi. Deve
annunciare il Vangelo e custodire l’unità della fede.
13. Il vescovo può essere giudice?
Sì, nel diritto canonico il vescovo è giudice per diritto divino nella propria diocesi.
4) LA CHIESA PARTICOLARE
14. Che cos’è una diocesi? (can. 369)
La diocesi è una porzione del Popolo di Dio affidata alla cura pastorale di un vescovo, affinché,
con la cooperazione del presbiterio, eserciti il ministero di Cristo nel suo territorio.
diritto canonico 21-22 (1)
15. Che differenza c’è tra Chiesa universale e Chiesa particolare?
Chiesa universale: comunione di tutte le Chiese presieduta dal Papa.
Chiesa particolare: diocesi, guidata da un vescovo.
Nella diocesi si rende presente la Chiesa universale.
🔹 SEZIONE C — GLI ORGANISMI DI PARTECIPAZIONE
IN DIOCESI
16. Che cos’è il Consiglio presbiterale?
È l’organo di collaborazione del vescovo con i sacerdoti nella guida pastorale della diocesi.
Ha funzione consultiva e aiuta il vescovo nel discernimento pastorale.
17. Che cos’è il Consiglio per gli affari economici? (can. 492)
È un organismo obbligatorio composto da laici esperti, che controlla e supervisiona l’uso delle
risorse economiche della diocesi con criteri di trasparenza.
🔹 SEZIONE D — PARROCCHIA E PARROCO (cann. 515–
552)
18. Che cos’è una parrocchia? (can. 515 §1)
La parrocchia è una comunità precisa e stabile di fedeli dentro una diocesi, costituita dal vescovo,
e affidata alla cura pastorale di un parroco.
Non è un territorio astratto: è una comunità concreta.
diritto canonico 21-22 (1)
19. Chi è il parroco? (can. 519)
Il parroco è il pastore proprio della parrocchia.
Esercita i tre munera:
1. Insegnare (omelia, catechesi),
2. Santificare (sacramenti),
3. Governare (organizzazione e guida pastorale).
diritto canonico 21-22 (1)
20. Qual è la responsabilità principale del parroco?
La cura d’anime (cura animarum): tutto è orientato alla salvezza delle persone.
21. Il parroco ha autonomia rispetto al vescovo?
È pastore proprio della sua parrocchia, ma:
opera in comunione con il vescovo,
non è un’autorità indipendente.
Il vescovo gli affida la parrocchia, il parroco coopera con lui.
22. Quando cessa dall’ufficio il parroco? (can. 538)
Il parroco cessa:
per rinuncia accettata dal vescovo,
per trasferimento,
per rimozione per giusta causa,
automaticamente al compimento dei 75 anni (presenta la rinuncia).
✅ CAPITOLO 5 — IL MATRIMONIO NEL
DIRITTO CANONICO
🔹 SEZIONE A — NATURA E FONDAMENTO DEL
MATRIMONIO
1. Che cos’è il matrimonio secondo il diritto canonico? (can. 1055 §1)
Il matrimonio è un consortium totius vitae, cioè una comunione di tutta la vita tra un uomo e una
donna, ordinata per sua natura al bene dei coniugi e alla procreazione ed educazione della
prole.
Tra battezzati, questa alleanza è elevata da Cristo alla dignità di sacramento.
2. Quali sono i fini del matrimonio?
Bene dei coniugi: aiuto reciproco, crescita umana e spirituale.
Procreazione ed educazione dei figli: apertura alla vita e responsabilità verso i figli.
Entrambi sono essenziali e inseparabili.
diritto canonico 21-22 (1)
3. Quali sono le proprietà essenziali del matrimonio? (can. 1056)
Unità: esclusività tra un solo uomo e una sola donna.
Indissolubilità: il vincolo è permanente e non può essere sciolto da autorità umana.
Tra battezzati, queste proprietà assumono valore sacramentale.
diritto canonico 21-22 (1)
4. Tra battezzati il matrimonio è sempre sacramento? (can. 1055 §2)
Sì. Il matrimonio valido tra battezzati è per sua natura sacramento.
Non esiste un “matrimonio naturale” tra battezzati non sacramentale.
diritto canonico 21-22 (1)
5. Chi sono i ministri del matrimonio? (can. 1057)
Sono gli stessi sposi, che si danno e si ricevono reciprocamente il consenso.
Il ministro ordinato (prete o diacono) assiste a nome della Chiesa, ma non “celebra” il matrimonio
come ministro principale.
diritto canonico 21-22 (1)
6. Che cosa fa nascere il matrimonio?
Lo fa nascere il consenso legittimamente espresso.
È l’atto con cui ciascuno dei coniugi dona e accetta l’altro come sposo o sposa in un patto
irrevocabile.
→ Nuptias consensus facit (can. 1057 §1).
diritto canonico 21-22 (1)
🔹 SEZIONE B — CONSENSO MATRIMONIALE (cann.
1057–1107)
7. Quali requisiti rendono valido il consenso?
libertà interiore,
sufficiente uso di ragione,
conoscenza minima dell’istituto matrimoniale,
volontà autentica di sposarsi per tutta la vita,
assenza di errore o dolo sostanziale.
diritto canonico 21-22 (1)
8. Quali difetti rendono nullo il consenso matrimoniale?
1. Difetto di sufficiente uso di ragione (incapacità psichica o mentale, can. 1095);
2. Ignoranza circa l’essenza del matrimonio (can. 1096);
3. Errore sulla persona o sulle qualità (cann. 1097–1098);
4. Simulazione totale o parziale del consenso (can. 1101);
5. Condizione futura o incerta (can. 1102);
6. Violenza o timore grave (can. 1103).
diritto canonico 21-22 (1)
9. Che cos’è la simulazione del consenso?
È quando un contraente finge di sposarsi, ma in realtà esclude internamente qualcosa di
essenziale (es. la fedeltà, la prole o l’indissolubilità).
Può essere:
totale (esclude tutto il matrimonio);
parziale (esclude un elemento o proprietà essenziale).
diritto canonico 21-22 (1)
10. Quando l’errore rende nullo il matrimonio?
Errore sulla persona (can. 1097 §1) → invalida il matrimonio.
Errore su una qualità (es. ricchezza, carattere) non invalida, a meno che la qualità sia stata
direttamente e principalmente voluta.
diritto canonico 21-22 (1)
11. Cos’è il dolo nel matrimonio? (can. 1098)
È la menzogna intenzionale per ottenere il consenso, nascondendo un difetto grave (es. sterilità,
dipendenze, violenza).
Può rendere nullo il matrimonio se induce la persona a sposarsi con grave inganno.
diritto canonico 21-22 (1)
12. Cos’è il matrimonio in caso di violenza o timore? (can. 1103)
È nullo se una persona contrae matrimonio per timore grave imposto ingiustamente da qualcuno,
anche se non direttamente dal coniuge.
Serve libertà interiore piena.
diritto canonico 21-22 (1)
🔹 SEZIONE C — IMPEDIMENTI MATRIMONIALI (cann.
1073–1094)
13. Che cosa sono gli impedimenti dirimenti?
Sono circostanze oggettive che rendono invalido il matrimonio, anche se il consenso è sincero.
Sono chiamati dirimenti perché “dirimono”, cioè annullano la validità del vincolo.
diritto canonico 21-22 (1)
14. Quali sono gli impedimenti principali?
1. Età minima (16 anni uomo, 14 donna – can. 1083);
2. Impotenza antecedente e perpetua (can. 1084);
3. Vincolo matrimoniale precedente (can. 1085);
4. Disparità di culto (can. 1086);
5. Ordine sacro (can. 1087);
6. Voto pubblico di castità (can. 1088);
7. Rapimento o sequestro (can. 1089);
8. Crimen (uccisione del coniuge per sposarne un altro, can. 1090);
9. Consanguineità fino al 4° grado (can. 1091);
10. Affinità, pubblica onestà, adozione (cann. 1092–1094).
diritto canonico 21-22 (1)
15. Tutti gli impedimenti sono dispensabili?
No. Quelli di diritto divino (es. vincolo matrimoniale, impotenza, consanguineità in linea retta)
non sono dispensabili.
Quelli di diritto ecclesiastico possono essere dispensati dall’autorità competente (di solito dal
vescovo).
diritto canonico 21-22 (1)
🔹 SEZIONE D — FORMA CANONICA DEL
MATRIMONIO (cann. 1108–1123)
16. Che cos’è la forma canonica del matrimonio?
È la modalità obbligatoria per la validità del matrimonio tra cattolici:
deve essere celebrato davanti all’Ordinario del luogo, o al parroco, o a un loro delegato,
e con la presenza di due testimoni.
diritto canonico 21-22 (1)
17. Perché la Chiesa richiede la forma canonica?
Per garantire certezza giuridica e pastorale dell’atto matrimoniale e per esprimere il valore
ecclesiale del sacramento.
18. Quando la forma canonica non è obbligatoria?
Quando è stata dispensata dall’Ordinario del luogo (in casi particolari);
Nei matrimoni misti o di disparità di culto, se vi è dispensa specifica.
diritto canonico 21-22 (1)
🔹 SEZIONE E — MATRIMONIO NULLO, SCIOLTO, O
DISPENSATO
19. Qual è la differenza tra nullità, dispensa e scioglimento?
Nullità → il matrimonio non è mai esistito validamente (difetto originario).
Dispensa del rato e non consumato → matrimonio valido ma non consumato; il Papa può
scioglierlo per causa giusta.
Scioglimento in favore della fede (privilegium paulinum o petrinum) → riguarda
matrimoni non sacramentali, in certe condizioni.
diritto canonico 21-22 (1)
20. Che cos’è il matrimonio rato e non consumato?
È un matrimonio valido (rato) ma non ancora consumato con l’atto coniugale.
Il Papa può scioglierlo per grave motivo.
diritto canonico 21-22 (1)
21. Che cos’è il privilegio paolino?
Si applica a un matrimonio tra due non battezzati, quando uno riceve il battesimo e l’altro si
rifiuta di convivere pacificamente.
Il matrimonio può essere sciolto a favore della fede del battezzato (1 Cor 7,12–15).
diritto canonico 21-22 (1)
22. Che cos’è il privilegio petrino?
È una dispensa concessa dal Papa, che può sciogliere un matrimonio non sacramentale (almeno
uno dei due non battezzato), a favore della fede del battezzato.
Non deriva da diritto naturale, ma dall’autorità papale.
diritto canonico 21-22 (1)
23. La nullità è un “divorzio ecclesiastico”?
No. La nullità non scioglie un matrimonio valido: dichiara che non è mai esistito validamente.
La causa di nullità è dichiarativa, non costitutiva.
diritto canonico 21-22 (1)
🔹 SEZIONE F — ELEMENTI PASTORALI
24. Perché la Chiesa tutela tanto il matrimonio?
Perché è sacramento dell’amore di Cristo e della Chiesa.
Ha valore salvifico, sociale e comunitario.
Il diritto canonico lo protegge per garantirne la verità e la stabilità.
diritto canonico 21-22 (1)
25. Qual è la finalità ultima delle norme matrimoniali?
La salvezza delle anime (salus animarum suprema lex), la tutela della dignità dei coniugi e della
famiglia, e la promozione della comunione ecclesiale.