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Verga

Giovanni Verga, autore siciliano, è noto per le sue novelle e romanzi, tra cui 'I Malavoglia' e 'Mastro Don Gesualdo', che esplorano la vita delle classi sociali umili e il tema della sconfitta. La sua opera è caratterizzata da un linguaggio crudo e da una narrazione oggettiva, riflettendo il pessimismo e la lotta per la sopravvivenza. Verga ha vissuto diverse fasi della sua vita, dalla gioventù in Sicilia alla carriera a Milano, fino al ritorno nella sua terra natale, dove ha continuato a scrivere fino alla morte nel 1922.

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Giovanni Verga, autore siciliano, è noto per le sue novelle e romanzi, tra cui 'I Malavoglia' e 'Mastro Don Gesualdo', che esplorano la vita delle classi sociali umili e il tema della sconfitta. La sua opera è caratterizzata da un linguaggio crudo e da una narrazione oggettiva, riflettendo il pessimismo e la lotta per la sopravvivenza. Verga ha vissuto diverse fasi della sua vita, dalla gioventù in Sicilia alla carriera a Milano, fino al ritorno nella sua terra natale, dove ha continuato a scrivere fino alla morte nel 1922.

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Verga

Raccolte di novelle più importanti: “Vita dei campi” e “Cavallerie rusticane”. Romanzi sono 5: I Malavoglia,
Mastro Don-Gesualdo, la Duchessa di Leyra, l’Onorevole Scipione, l’Uomo di lusso. Primi due romanzi
completi, terzo abbozzato, gli ultimi due solo pensati. Verga descrive tutta la società, descrizione circolare
perché sono tutti sconfitti, vinti* della storia.

La vita di Verga è divisibile in tre fasi: fase giovanile (1880 quando esce la raccolta di novelle “vita dei
campi”).

La seconda (fase verista) tra il 1880 e i primi anni ’90 quando Verga scrive i romanzi i Malavoglia (1881) e
Mastro-don Gesualdo (1889), le raccolte novelle Rusticane (1882) e Per le vie (1883), e il dramma Cavalleria
rusticana.

Nel 1893 dopo vent’anni a Milano ritorna in Sicilia e si dedica soprattutto al teatro. In questo periodo scrive
e riscrive il terzo libro della serie dei vinti “La duchessa di Leyra”.

Verga nasce a Catania nel 1840 da genitori benestanti. Dal ’51 al ’58 ha come precettore Antonio Abate
(repubblicano). Abate comunica a Verga i suoi ideali laici e risorgimentali e lo inizia alla lettura dei romanzi
(oltre a Foscolo e Manzoni anche francesi).

Verga scrive il suo primo romanzo Amore e patria (1856-57), ambientato durante la guerra d’indipendenza
americana (patriottismo e romanticherie).

Finiti gli studi si iscrive a Giurisprudenza sotto consiglio del padre, ma continua a scrivere: I carbonari della
montagna (romanzo storico), Le lagune (1863) pubblicato a puntate sul giornale fiorentino “La nuova
Europa”.

Negli anni ’60 scrive romanzo sentimentale, Una peccatrice il romanzo epistolare Storia di una capinera.

Grazie a due siciliani emigrati Luigi Capuana e Mario Rapisardi entra in contatto con la comunità intellettuale
fiorentina.

Nel 1872 si trasferisce a Milano e frequenta gli intellettuali della scapigliatura (movimento).

Tra il 1873 e il 1876 escono i romanzi “mondani” (Eva, Tigre reale ed Eros, che dopo l’insuccesso del primo i
restanti non vengono pubblicati).

Nel 1874 pubblica sulla Rivista italiana di scienze, lettere e arti, un racconto intitolato Nedda, che aveva
avuto tanto successo da essere ristampato in volume autonomo.

Il successo di Nedda porta Verga a lasciar perdere i romanzi mondani e a scrivere altri racconti ambientati in
Sicilia.

Un altro volume di storie siciliane è Vita dei campi che esce nel 1880 e l’anno dopo escono I Malavoglia, il
primo del ciclo dei vinti.

I Malavoglia non ebbero molti lettori e neppure la terza raccolta di Novelle rusticane (1882).

Il successo arriva dalla riduzione teatrale di uno dei racconti di Vita dei campi: Cavalleria rusticana.

Verga va in Francia e conosce Emile Zola ed Edmond de Goncourt, e prende accordi per la traduzione dei
Malavoglia.

Nel 1889 esce il secondo romanzo del ciclo dei vinti: Mastro-don Gesualdo, che stavolta viene ben accolto
dal pubblico e dalla critica.
*Ricorda: umili per Manzoni (Renzo e Lucia, Sottomessi alle decisioni degli altri), inetti per Svevo, coloro che
sono inabili a vivere. “Folli” per Pirandello, ma solo osservazione di terzi (frantumazione della maschera).
Dal ’93 torna a stabilirsi in Sicilia ed inizia a scrivere il terzo romanzo del ciclo: La duchessa di Leyra, ma non
riesce a portarlo a termine.

Muore a Catania nel 1922.

I primi studi sull’opera di Verga si hanno grazie a Benedetto Croce e Luigi Russo.

Nedda
La storia di una capinera era ambientata in Sicilia e questa ambientazione viene ripresa per il bozzetto di
Nedda.

Nedda è una povera raccoglitrice di olive, che lavora per aiutare la madre malata. Suo marito ammalato di
malaria non può permettersi di lavorare, ma un giorno indebolito dalla febbre cade da un ulivo e muore.
Muore anche la madre e Nedda rimane sola incinta di un figlio che nasce debole e rachitico e muore dopo
pochi giorni. Il racconto termina con un’invocazione alla Madonna, che ringrazia per aver fatto morire suo
figlio in modo che non avrebbe dovuto soffrire come lei.

Povera gente ambientata nelle campagne siciliane potrebbe essere un preannuncio della politica verista dei
Malavoglia, ma non è così.

I Malavoglia e il ciclo dei vinti


Pubblicato nel 1881, è il primo dei cinque romanzi del ciclo dei vinti, che avrebbero dovuto illustrare la vita
delle varie classi sociali (ne completa solo 2).

Le novelle dei primi anni ‘80


Pubblica le Novelle rusticane. Verga non racconta più solo la vita dei contadini ma anche quella delle altre
classi sociali. Il linguaggio si fa più crudo quasi brutale, i toni diventano più cupi. Il pessimismo di Verga si è
fatto ancora più nero.

Nella raccolta Per le vie (1883), l’ambientazione cambia e Verga cerca di rappresentare il proletariato
urbano: operai, prostitute, piccoli delinquenti, poveracci nelle osterie, insomma tutto quel mondo di
disperati creato dall’urbanizzazione e dall’industria.

Mastro-don Gesualdo
Alla fine del 1888 Verga pubblica a puntate sulla rivista Nuova Antologia, Mastro-don Gesualdo che esce in
volume l’anno successivo. Il romanzo è la storia di un uomo che si è fatto da sé: nato povero , grazie al suo
lavoro e alla sua astuzia, Gesualdo sale tutti i gradini della scala sociale diventando da mastro a don
(aristocratico). Ma giunto alla fine della propria vita capisce che tutto è stato vano e che la corsa al denaro
gli ha creato vuoto attorno. Infatti morirà da solo.

Don Candeloro
Ultima raccolta di racconti pubblicata nel 1894. Il tema comune delle novelle della raccolta è la natura falsa
e ipocrita delle relazioni sociali.

Temi e tecnica
Verga ha saputo raccontare la vita del popolo meridionale con un’intelligenza e uno scrupolo di verità.

Tre motivi centrali che fanno risaltare il pessimismo e la sfiducia nel progresso umano:

*Ricorda: umili per Manzoni (Renzo e Lucia, Sottomessi alle decisioni degli altri), inetti per Svevo, coloro che
sono inabili a vivere. “Folli” per Pirandello, ma solo osservazione di terzi (frantumazione della maschera).
 Il tema dell’esistenza vista come una continua lotta, per il denaro e per la conquista del rispetto sociale
(Mastro-don Gesualdo), per il futuro dei figli e dei nipoti (I Malavoglia), per la semplice sopravvivenza
(Rosso Malpelo);
 Il tema della famiglia come legame sacro (Malavoglia);
 Il tema del sacrificio di ogni valore umano all’arricchimento.

Eclissi del narratore


Verga adotta il punto di vista dei suoi personaggi, e così ci fa ascoltare la loro voce. Spesso questa
regressione si spinge fino all’eclissi del narratore, quindi alla totale scomparsa dalla scena.

Verga insiste molto sull’oggettività del racconto. Per ottenere questo effetto l’autore ha scelto di usare un
linguaggio adatto ai suoi personaggi, che essendo umili contadini devono adottare parole semplici e
pittoresche. Lo scopo è quello di ottenere una narrazione che sembri vera, come un fatto di cronaca su un
giornale.

Altra tecnica utilizzata è lo sviluppo logico della storia: il movimento dei personaggi, le azioni che compiono
si deducono dalla loro natura e dal contesto in cui erano calati.

Discorso indiretto libero


Il discorso indiretto libero è un tipo di discorso riportato nel quale le parole altrui ci arrivano attraverso la
mediazione di un terzo. È quindi una tecnica versatile che aumenta il grado di oggettività.

L’indiretto libero consente anche di inserire nel testo anche al di fuori dei brani di dialogo espressioni tipiche
del parlato, magari scorrette dal punto di vista grammaticale. Il punto di vista dell’autore si nasconde dietro
ai fatti, gesti e alle parole dei personaggi.

Vita dei campi


Pubblicata nel 1880. Tutte le novelle sono ambientate in Sicilia e trattano della vita quotidiana di persone
umili.

I Malavoglia
Racconta la storia di una famiglia di pescatori, i Toscano,
che vive nella campagna di Aci Trezza, nei pressi di Catania.
La gente del paese li chiama «i Malavoglia» per antifrasi (cioè
adoperando un nomignolo che dice su di loro il contrario della
verità, perché in realtà i Toscano sono gran lavoratori). Nella
«casa del nespolo» vivono il capofamiglia, padron ’Ntoni, suo
figlio Bastianazzo, la moglie di quest’ultimo Maruzza (detta
«la Longa») e i figli della coppia: ’Ntoni, Luca, Filomena (detta
Mena), Alessio (detto Alessi) e Rosalia (detta Lia).

Il romanzo si svolge tra


il 1863 e il 1875. Verga accenna ai principali eventi che hanno
luogo in questo periodo, ma vi accenna indirettamente, mostrando
gli effetti che essi producono sulla vita dei Malavoglia e del popolo di Aci
Trezza.

da un lato mostra come ad Aci Trezza la Storia arrivi


come un’eco lontana e solo come fonte di dolore e di lutto; dall’altro, il lettore può
collocare nel tempo la storia raccontata nei Malavoglia senza che il narratore debba
intervenire in prima persona rompendo l’illusione romanzesca.

*Ricorda: umili per Manzoni (Renzo e Lucia, Sottomessi alle decisioni degli altri), inetti per Svevo, coloro che
sono inabili a vivere. “Folli” per Pirandello, ma solo osservazione di terzi (frantumazione della maschera).
Collegamenti con storia alla vita di verga 1840-1922.

Risorgimento, Unità d’Italia, Neo stato, avvento del Fascismo, Prima guerra mondiale.

Storia dell’arte:

avanguardie (futurismo, cubismo, surrealismo), Belle époque.

Storia della musica: Verdi, Wagner, Cavallerie rusticane.

Carbonari della montagna: racconto breve autofinanziato, prima apertura di fronte al mondo più basso della
società. Nedda, vicenda di questa donna che si innamora di un bracciante, in base a quello che devono
raccogliere vanno per le campagne siciliane e raccolgono. Durante raccolta delle olive il marito cade e
muore mentre lei è in cinta. Vanno a finire male sia Nedda che la figlia. La prova più consapevole che Verga
come autore non sarò più interessato dai drammi borghesi dell’800 ma alle classi più povere.

Da vita alla struttura del ciclo dei vinti, pubblicazione 1880 e 1881, stessi anni in cui in Francia nascono
opere del Decadentismo. I Malavoglia e Mastro don Gesualdo.

*Ricorda: umili per Manzoni (Renzo e Lucia, Sottomessi alle decisioni degli altri), inetti per Svevo, coloro che
sono inabili a vivere. “Folli” per Pirandello, ma solo osservazione di terzi (frantumazione della maschera).

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