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Cinema e Scuola

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Ci sono verità che è difficile estrarre dai programmi scolastici e spesso anche dalle esperienze

dirette, perché si nascondono bene tanto tra le pagine della letteratura come nelle pieghe
dell’esistenza.

Come un acquazzone improvviso può stravolgere un look a lungo preparato per far colpo o anche
solo per essere adeguati all’occasione, così le modificazioni del lavoro, del modello di produzione,
possono sconvolgere le nostre esistenze private, incidere nel vivo delle nostre passioni e del nostro
modo di ragionare, e fare di noi altro da quel che s’era prima, ributtarci nel mare agitato quando ci
sembrava di aver toccato una terra sicura.

Sembra questo l’approdo a cui conducono i film scritti da Francesco Bruni e diretti da Paolo Virzì.
La bella vita, per esempio, girato a Piombino,ci racconta la storia di una coppia comune, una
commessa e un operaio metalmeccanico, che entra in crisi nel momento stesso in cui entrano in crisi
anche le acciaierie e in cassa integrazione gli operai.

La “ristrutturazione”, come si dice in gergo, appare essere anche ristrutturazione della vita privata
degli operai, ma quasi mai il risultato ne migliora l’esistenza. La coppia si spezza, il grande amore
finisce, come il lavoro, e la bella commessa della Coop. piombinese (l’attrice Sabrina Ferilli) si fa
abbagliare dal verboso presentatore di una TV locale, (efficace e anticipatore il riferimento
all’invadenza dei media) prima di poter riconquistare un proprio più elevato progetto di vita che
comunque l’allontana assai e per sempre dai sogni e dalla famiglia.

In Ovo sodo è più presente invece la linea della memoria, di quanto sedimentato nella coscienza è
riportato alla luce dai ricordi autobiografici e dall’esperienza vissuta. Ma anche qui c’è
l’indicazione formidabile di come sia difficile percorrere la strada che porta fuori dalla vita fatta di
espedienti, e entrare nei limiti della più comoda normalità. Si può entrare a pieno titolo nella
società dei normali, solo impoverendo i nostri sogni e rinunciando alla speranza, scegliendo basse
parabole e voli che non mirino al cielo. Il punto di partenza sembra essere simile a quello di tanti
film di Almodovar, che indaga il mondo dell’emarginazione; ma diverse sono le conclusioni, perché
il regista spagnolo conclude sempre con la certezza che il mondo marginale sia più solidale e
autentico e in definitiva più vicino alla vita di quello ipocrita e privo di sentimenti e valori della
normalità.

Baci e abbracci è l’ultimo film che si è visto dell’accoppiata livornese e sembra ispirarsi più degli
altri alla vena del cinema inglese della crisi, da Terra e libertà” e “Paul, Mick e gli altri” di Ken
Loach a “Full Mounthy”.
Anche qui si parte da una situazione di crisi, la fine del lavoro spinge i protagonisti cercare
l’affermazione con l’allevamento degli struzzi, un business nuovo, ricco di prospettive su cui si
concentra l’impegno e l’energia di tutta la famiglia, la quale nell’impatto con il nuovo, che si
dimostra assai meno promettente del previsto, tende a sgretolarsi e si ricompone solo, riscoprendo la
solidarietà, nell’impatto con un’altra situazione di crisi, quella diversa ma speculare del buon
ristoratore-cuoco, infelice e incapace di gestire i propri affari
.
Dall’incontro del 6 Aprile con Francesco Bruni, lo scrittore di queste storie, a cui hanno partecipato
tutti gli alunni del biennio dell’Istituto, si è visto che scuola e cinema hanno molto da dirsi e che è
più bello e interessante farlo, almeno qualche volta, senza intermediazioni.

Bruni ci ha parlato di come un giovane studente appassionato di scrittura e del racconto per
immagini, praticando insieme ad altri amici, tra cui lo stesso Virzì, sia riuscito a trasformare un
hobby in una professione; e ha invitato tutti i giovani a non abbandonare subito quel sogno che può
testimoniare talvolta una vocazione.
Ci ha parlato della scuola superiore di Cinema, delle sue diverse specializzazioni, in cui egli ha
seguito, dopo la laurea, gli studi di sceneggiatura; ha detto quello che serve per esservi ammessi,
della preparazione che offre, delle prospettive che apre.

Ci ha illustrato come nasce una storia, da un’idea strampalata o da una riflessione, da


un’osservazione o da un racconto; come si amplia fino a diventare un soggetto e poi una
sceneggiatura; come sia necessario arricchirsi continuamente succhiando come un’ape dai fiori,
dalla vita. Come si debba presentare il soggetto al produttore, ora un intermediario finanziario che
può procurare le risorse per trasformare la storia in film o spegnerla per sempre.

Ci ha detto che niente dentro il cinema è improvvisato,che ogni cosa ( e ogni parola), è pensata nei
minimi particolari, perché è pensato ogni effetto e ricercato lo stato d’animo che si vuol suscitare
nello spettatore. Ci ha parlato del lavoro di squadra, del confronto a cui è sottoposta ogni idea e del
valore aggiunto a cui il pensiero individuale è innalzato dal confronto col gruppo.
Ci ha poi descritto le numerose fasi lavorative necessarie per la preparazione di un film prima della
sua uscita nel mercato e del suo ingresso davanti al giudizio del critico e dello spettatore.

Bruni si è quindi prestato a rispondere alle nostre domande, sui personaggi delle sue sceneggiature,
sul lavoro stesso dello sceneggiatore, sulle sue amicizie celebri, sulla possibilità di mantenere un
contatto che ci aiuti a continuare gli incontri della scuola con gli operatori del cinema: la
conoscenza si è così consolidata, la stima e la simpatia sono diventate amicizia.
Ci è sembrato che il nostro progetto cinema abbia acquistato spessore e che grazie alla
collaborazione di Regione e Comune possa avere un futuro sempre più interessante: forse si può
allargare la partecipazione all’esterno della scuola, forse si può sperare di avvicinare il sogno alla
realtà.

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