Dante Alighieri
Dante Alighieri
Dante alighieri nacque a Firenze nel 1265 da una famiglia della piccola nobiltà cittadina di
parte guelfa.
Egli poté vivere una vita da gentiluomo e ricevere una raffinata educazione che gli fornì
infatti l’arte del parlare bene e dello scrivere elegante, indispensabile per chi volesse
partecipare alla vita pubblica cittadina. Accanto alla passione per il sapere e per lo studio, si
manifestò la vocazione alla poesia. Come egli stesso ci dice nella Vita Nova, imparando da
sé l'arte di dire parole in rima , leggendo poeti :
- provenzali
- siciliani
- Guittone
- Guinizzelli
- e l’amico Cavalcanti
BEATRICE
La sua esperienza si incentra sulla figura di una donna, Beatrice, identificata storicamente
con Bice di Folco Portinari, moglie di Simone de’ Bardi. Talvolta però nel 1285 sposò
Gemma Donati, da cui ebbe tre figli.
LA FILOSOFIA
Con la morte di Beatrice, nel 1290,. Dante entra in un periodo di smarrimento, ma
costituisce anche
- lo stimolo ad uscire dallo Stilnovismo
- ad ampliare i propri orizzonti culturali
- stabilire un rapporto con la realtà civile e politica.
Innanzi tutto, per trovare conforto al dolore per la morte della sua amata, si rivolge con
entusiasmo agli studi filosofici e approfondisce la sua cultura poetica leggendo
- i poeti latini come Virgilio e Ovidio
- i grandi poeti provenzali Arnaut Daniel
- poesie burlesche e realistiche
ESPERIENZA POLITICA
A partire dal 1295, Dante entrò nell’Arte dei Medici e Speziali e negli anni successivi
ricopre varie cariche, finchè, nel 1300 fu eletto come priore → suprema magistratura
cittadina.
GUELFI NERI vs GUELFI BIANCHI
Dante si adoperò con ogni mezzo per ristabilire la concordia fra le due fazioni e per
contrastare le manovre del papa.
Il delegato del papa, Carlo di Valois, mandato con il pretesto di far da paciere tra le due
fazioni, favorì invece i Neri.
Nell'autunno del 1301 i Guelfi Neri si impadronirono di Firenze.
Dante in questo momento si trovava a Roma come ambasciatore e nel gennaio del 1302
scopre di essere condannato all’esilio con l’accusa di baratteria (corruzione alle cariche
pubbliche). Non essendosi presentato per discolparsi, due mesi dopo un’altra sentenza lo
condannava al rogo.
GLI ANNI IN ESILIO
Iniziò così il suo pellegrinaggio, che lo porta a cercare accoglienza come uomo di corte
presso vari borghi:
Talvolta Dante non rinunciò alla speranza di ritornare in patria (provò anche con
un’operazione militare). Inoltre, poiché era un fiero intellettuale-cittadino, non si adattò molto
facilmente alla sua nuova condizione di cortigiano e visse con umiliazione il fatto di dover
chiedere protezione e ospitalità altrui per vivere e di dover inoltre assoggettare ad altri la
propria attività intellettuale.
D'altro canto l’esilio gli garantì la possibilità di conoscere meglio la realtà italiana e
europea. Critica la società del suo tempo per la degradazione morale, evidente nella crisi
delle due istituzioni, la decadenza degli antichi valori, corruzione e avidità.La principale
causa di questa profonda crisi, consisteva per Dante, nell’assenza di un imperatore, che si
ponesse come supremo regolatore della vita civile, facendo rispettare le leggi ed obbligando
così la Chiesa a tornare alla sua missione spirituale.
Nel 1310 il suo sogno di restaurazione del potere imperiale pare doversi realizzare →
Enrico VII di Lussemburgo, scendeva in Italia per essere incoronato, con il consenso di papa
Clemente V. Talvolta questo non si realizzò poichè ci fu una notevole resistenza da parte
delle città italiane e dal papa e inoltre Enrico morì nel 1313.
Nel 1315 gli venne concessa un'amnistia a patto che riconoscesse la propria colpevolezza e
si sottoponesse ad un’umiliazione pubblica, ma egli si rifiutò.
LE OPERE
NOVITA’ L’opera è un prosimetro, ossia una raccolta di liriche scritte da lui stesso con un
commento in prosa, fu intitolata così per indicare il rinnovamento spirituale e l’evoluzione
poetica determinata dall’esperienza di un amore eccezionale ed altissimo.
TRAMA
La vita nova racconta racconta e ricostruisce l’amore di Dante per Beatrice, e di come
questo lo abbia trasformato ed elevato a livello [Link] vede per la prima volta
Beatrice all’età di 9 anni e poi una seconda volta all’età di 18, quando lei gli regala il suo
saluto → salutem → beatitudine/salvezza celeste e da quel momento in avanti Dante
ripone tutta la sua felicità nelle azioni e gesti della ”gentilissima” . Talvolta però , per
difendere la segretezza del suo sentimento, seguendo i rituali dell’amor cortese, finge di
rivolgere questi sonetti ad altre donne “di copertura”. Questa finzione compromette la
reputazione di Dante e dunque perde il saluto dell’amata Beatrice.
Dante, chiusosi in una dolorosa solitudine, prende quindi conoscenza delle sue mancanze e
della necessità di un cambiamento, arrivando infine a capire che il raggiungimento della
felicità consiste non nel ricevere qualcosa dalla donna amata, quanto nel darle il
proprio amore cantandone le lodi →Lodare Beatrice significa lodare il sentimento
d’Amore, capace di nobilitare gli animi. Una nuova visione di Amore gli spiega che i suoi
sentimenti sono troppo “rozzi” per quel sentimento perfetto; il libro si chiude con la
promessa di dire dell’amata ciò che per nessun’altra è stato detto prima.
Dopo l’incontro, la passione d’amore domina il poeta ma l’immagine della donna è di tale
straordinaria potenza da non permettere che all’amore venga meno il consiglio della
ragione.
Il primo racconto con Beatrice conferma che non ci troviamo di fronte ad un semplice diario
autobiografico, ma che l’esperienza viene trasferita su un piano simbolico e letterario.
es. perifrasi astronomica d’apertura → ci restituisce un senso di solennità
SIMBOLI
- IL NOME DELLA DONNA → Beatrice = “colei che dà la beatitudine”
- IL NUMERO NOVE → tre è il numero della Trinità
- IL COLORE ROSSO → ardore di carità (amore divino/spirituale)
Inoltre possiamo notare una spiccata conoscenza filosofico-scientifica (tre spiriti) e l’uso
solonne del latino che indicano qualcosa della sacralità rituale.
Talvolta la ricerca di una solennità spirituale , quasi liturgica è confermata dalle
caratteristiche dello stile fondato sulle simmetrie, parallelismi, rispondenze interne.
Sicuramente vi sono esperienze reali talvolta il poeta mira a cogliere i significati segreti
che stanno al di là di queste. Deriva di qui il →carattere irrealistico della narrazione
dantesca dove tutto appare immerso in un’atmosfera di sogno.
IL SALUTO
capp. X,XI
Per difendere il segreto del suo amore (secondo le convenzioni del codice cortese) Dante
finge che la sua attenzione sia rivolta a due altre donne, indicate come le donne “dello
schermo”/ “di copertura , in quanto coprono e nascondono il reale oggetto del [Link]
la finzione va oltre, nei commenti delle gente, da superare i limiti della convenienza, cos’
che Beatrice toglie al poeta il suo saluto.
la privazione del saluto da parte di Beatrice offre a Dante lo spunto per chiarire il significato
che essa ha per lui. Il fine dell’amore posto nel saluto è caratteristico della prima delle tre
fasi della vicenda della Vita Nova, in cui Dante ricerca una ricompensa esteriore e
materiale al suo amore, sia pure in forme estremamente caste e sublimate. Qui Dante si
muove ancora nei canoni tradizionali dell’amor cortese , in cui l’amante poteva sempre
sperare in una ricompensa dall’[Link]’amor cortese risale anche l’idea che l’amore per la
donna sia fonte di virtù, che porti ad un’elevazione e ad un raffinamento dell’animo
dell’amante.
Si notano inoltre influssi
- guinizzelliani→il saluto della donna induce a perdonare le offese
- cavalcantiani → la distruzione degli spiriti sensitivi e del corpo che diventa cosa
pesenta e inanimata
I due passi rivelano la sapiente costruzione retorica della prosa dantesca. Si può notare,
nel:
- cap X → la simmetria della costruzione a membri paralleli che oppone vizio e virtù
“m’inmfamasse viziosamente “ vizi/vertudi → uomo dedito al vizio
- cap XI → presenta tre forti pause, segnate dalla ripresa della stessa congiunzione
subordinante (e quando…e quando) a cui corrispondono 3 gradazioni del
sentimento + 3 diversi atteggiamenti.
Tutta la pagina si regge poi sul consueto gioco di parole saluto/salute che culmina nella
figura etimologica “questa gentilissima salute salutava”ù
Il lessico →aulico, poetico e ricco di latinismi (rebundava)
TANTO GENTILE E TANTO ONESTA PARE
cap. XXVI
TEMA della prosa e del SONETTO → Sia la prosa sia il sonetto contengono la più compiuta
raffigurazione dell’ideale femminile.
La parola chiave è il verbo “pare” che si trova nella I,II e IV [Link] verbo però non significa
banalmente “sembrare”, ma apparire o meglio “apparire in piena evidenza”.
→ indica il carattere di apparizione miracolosa che possiede la figura femminile
IL CONVIVIO
Il convivio è un ‘opera dottrinaria scritta in volgare da Dante tra il 1304 e il 1307. L’intento
dell’autore era quello di fornire un banchetto di sapienza (mensa del sapere) a tutti coloro
che, pur essendo dotati di animo gentile, non hanno potuto dedicarsi agli studi a causa di
preoccupazioni familiari o civili ed è proprio per questo che lo scrive in volgare. Dante
talvolta mira ad un pubblico nobile ( sia di nascita che di animo) capace di rivolgersi alla
cultura in forma disinteressata, per puro amore di conoscenza , e non di lucro, come fanno
gli intellettuali di professione. Il progetto prevedeva quindici trattati, in cui si raccogliesse
tutto il sapere umano; in realtà Dante ne scrisse solo 4, lasciando incompiuta l’opera, forse
perchè aveva già in mente la Commedia
Anche’essa è un prosimetro: ciascun tratto, tranne il primo che ha carattere introduttivo, è
concepito come commento in chiave allegorica di una canzone.
I→ ha funzione di introduzione, lo scrittore espone ragioni e scopi dell’intera opera.
II→ spiega il metodo che seguirà nel commento alle proprie canzoni, un metodo di
letteratura allegorico;Poi offre una descrizione dei cieli e delle gerarchie angeliche da cui
essi sono governati, in cui si può riconoscere l’impianto che sarà alla base del Paradiso.
III→ è tutto un inno alla sapienza, che per Dante è la somma perfezione
dell’uomo;raggiunge qui il culmine quell’entusiasmo filosofico, quel culto dell’intelligenza
e del sapere che anima tutta l’opera, e che sarà uno dei filoni poetici più importanti della
Commedia
IV→ viene affrontato un problema morale a quel tempo molto discusso, quello della vera
nobiltà. Dante, contraddicendo Federico II, sostiene che la nobiltà non è solo un privilegio
di sangue che si eredita alla nascita, ma conquista personale attraverso l’esercizio della
virtù.Enuncia anche la teoria politica di Dante, incentrata sulla necessità di un impero
universale.
La prosa volgare del Convivio è diversa da quella della Vita Nova infatti è una prosa più
tesa e robusta , costruita per l’argomentazione e per il ragionamento sillogistico
(ragionamento per deduzione) e non più una prosa lirica→ caratterizzata da uno slancio
mistico. Inoltre vi è una sintassi modellata sui latini, facendo gravitare intorno alla
proposizione principale le proposizioni subordinate disposte.
IL SIGNIFICATO DI CONVIVIO
Dante in questo primo tratto vuole farci intendere come lui sia riuscito ad abbandonare i
piaceri e gli interessi volgari (pastura del vulgo)e quindi a differenziarsi dalla massa e
affermando di non essere uno studioso di professione ma, semplicemente uno scolaro
dei dotti che raccoglie le briciole (parti di sapienza) poiché conosceva la misera vita degli
ignoranti e dunque spinto dalla pietà, ha in qualche modo reso fruibile alcune opere già
note,scrivendole in volgare e accrescendo il loro desiderio di conoscere.
Dunque Dante afferma che la conoscenza è la rivelazione di una verità incontrovertibile
data da uno studioso autorevole, ben diversa dalla conoscenza moderna intesa come
ricerca e conquista critica.
RAGIONAMENTO SILLOGISTICO → il quale era composto da una:
- premessa generale (ritenuta valida ) [ciascuna cosa è inclinabile a la sua
perfezione]
- premessa minore (ritenuta particolare) → [la scienza è ultima perfezione de la
nostra anima]
=> afferma quindi il discorso che vi era prima “Tutti gli uomini naturalmente desiderano di
sapere”
→ è un ragionamento di tipo deduttivo che dal generale, accettato senza dimostrazione,
deriva il particolare.
mentre invece il modo di ragionamento moderno è pressochè induttivo, poiché parte
dall’osservazione di una serie di dati particolari, e da essi cerca di ricavare conclusioni
generali.
Vi è poi uno schema binario → due cagioni rimuovono da l’abito di scienza
- dentro l’uomo → de la parte del corpo e anima nobile
- fuori da esso → cure familiari e civili (necessitade) + difetto del luogo (pigrizia)
IL PUBBLICO
Emerge allora un problema importante, quello del pubblico a cui il Convivio è destinato.
Dante sceglie come destinatari non i dotti, ma coloro che non hanno potuto dedicarsi agli
studi, perché gli impegni della famiglia e della vita civile li hanno obbligati ad attività
soprattutto pratiche: si tratta quindi non di un pubblico popolare, ma della classe dirigente
urbana, ed è per questo motivo che sceglie il volgare come strumento di comunicazione.
LE RIME
Sono un'opera costituita dalle poesie che Dante ha scritto dagli esordi 1238 fino al primo
periodo dell’esilio (1307) ad eccezione di quelle confluite nella Vita Nova e nel Convivio.
Non si tratta di un vero e proprio canzoniere costruito dal poeta, ma di una raccolta
ordinata da moderni editori
All’interno si possono individuare liriche con tematiche comuni: le rime giovanili, in cui
prevale il tema amoroso, molto vicine a quelle della Vita Nov; poesie in cui si esprime
l’interesse per la filosofia o per le questioni di tipo morale; poesie comico-burlesque,
tra cui la famosa “tenzone” con Forese Donati; le Rime petrose, così chiamate perché
dedicate a una donna (Pietra) crudele e insensibile, di cui fa parte la canzone Così nel mio
parlar voglio essere aspro; infine le rime dell’esilio, nelle quali predomina una visione
negativa del [Link] Dante chiede a Dio di ristabilire in terra la giustizia. Proprio questo
desiderio di pace e giustizia è un tema centrale che affiora anche nella Commedia.
→ Dante infatti vorrebbe che il mondo umano rispecchiasse l’ordine perfetto del mondo
divino e la delusione nel vedere l’opposto provoca sdegno e ira dentro di lui.
Inoltre in una canzone Dante sostiene di essere contrario all’avarizia e il culto del denaro
che ormai dominano il mondo, riferendosi ai mercantili come “gente nuova e i subiti
guadagni” che sta distruggendo i valori di uno splendido passato feudale e cortese.
IL TEMA
La tematica è sempre amorosa; ma nel periodo stilnovistico la donna era un miracolo
mandato in terra da Dio e l’amore per lei purificava l’amante elevandolo al cielo;
→ ora invece la donna era una creatura crudele e insensibile, e l’amore è una forza
sensuale e devastante, che fa soffrire e conduce alla morte inoltre qui l’amante vuole
infliggere all’amata gli stessi tormenti che egli prova dunque il rapporto è conflittuale e
differisce da un atteggiamento di contemplazione estatica e vi è una sorta di vendetta.
Talvolta questa tematica in sè non è nuova bensì crudele era solo la forza d’Amore e non
la donna, che restava immune da tratti negativi e dunque poteva essere ancora sublimata
→ in questa canzone la donna è crudele e ciò esclude ogni idealizzazione della figura
femminile; in secondo luogo quella poesia insisteva solo sulla sofferenza soggettiva
dell’amante, mentre qui la violenza si ritorce anche contro la donna.
Lo stile aspro di questa canzone è dunque l’esatto contrario dello stile dolce delle poesie
della Vita Nova.
A livello fonico → Dante ricerca insistentemente lo scontro aspro di 2 o 3 consonanti
soprattutto in rima
[Link]/diaspro-petra/impetra
A livello lessicale → spicca la ricerca di termini rari “latra” “rezzo”
A livello di sintassi → è complessa ed è molto distante dallo stile “dolce”: è ricca di
subordinate e di faticose inversioni e ellissi
es. vv43 vv.26
A livello retorico si nota un uso esorbitante del linguaggio figurato : tutta la poesia è un
susseguirsi incalzante di metafore, immagini e paragoni.E si tratta costantemente di
immagini che richiamano idee di:
- violenza
- sofferenza
- morte
DE VULGARI ELOQUENTIA
1304-1307
E un trattato di retorica scritto nello stesso periodo del Convivio in latino, in quanto Dante
vuole rivolgersi ai dotti, allo scopo di convincerli del valore della lingua volgare. L’opera
prevedeva 4 libri, ma rimase interrotta al II libro.
Nel primo libro → dopo aver narrato la storia del linguaggio umano a partire dal mito
biblico della torre di Babele, Dante passa in rassegna dei 14 i dialetti d’Italia alla ricerca di un
volgare “illustre” → adatto allo stile sublime o tragico, tratta argomenti elevati e importanti
il quale deve essere:
- “cardinale” → è il cardine intorno a cui devono ruotare tutti i volgari locali
- “aulico” → sarebbe la lingua adatta per il palazzo reale (aula)se in Italia vi fosse un
sovrano
- “curiale” → è il linguaggio elegante e dignitoso che si addice alle corti (curiae) in cui
si riuniscono gli uomini di cultura
ma non lo rintraccia in alcuno di essi. Conclude allora affermando che il volgare illustre
dovrà essere elaborato dai dotti sparsi nelle varie città italiane
Nel secondo libro → l’autore afferma che gli argomenti del volgare sono
- le armi→ temi epico-guerreschi
- l’amore→ temi amorosi
- la virtù → temi morali
poiché sono argomenti che si convengono allo stile tragico e la forma poetica più adatta è
quella del canzoniere.
Mentre invece nella Vita Nova Dante dice che il volgare si prestava solo a tematiche
amorose.
La retorica medievale , come quella classica, dava enorme importanza alla distinzione
degli stili a seconda della materia trattata, e indicava uno stile:
- sublime o tragico
- mezzano o comico
- umile o elegiaco
DE MONARCHIA
é un trattato politico in latino rivolto ai dotti, suddiviso in 3 libri, di cui non si conosce con
certezza la data di composizione
Nel primo libro, riprendendo un discorso già affrontato nel Convivio, Dante afferma la
necessità di una monarchia universale
Nel secondo libro → mostra l’origine divina dell’Impero romano: afferma infatti che
l’unificazione del mondo antico per opera dei Romani fu voluta da Dio, affinchè si
diffondesse più facilmente la religione cristiana.
il terzo libro → affronta il problema più complesso a quel tempo, ossia i rapporti tra Papato
e Impero. Dante con la teoria dei “due Soli” confuta le tesi esistenti poiché afferma che
Chiesa ed Impero vivono di luce propria; i loro fini sono diversi, ma il loro scopo è unitario: la
felicità dell'uomo..
All’imperatore viene riconosciuta piena autonomia, ma deve assumere nei confronti del
pontefice, un atteggiamento di rispetto e devozione, come un figlio nei confronti del padre.
Questo perché vi era una grande crisi tra il papato e l’impero con l’inizio del ‘300. Mentre
l’impero aveva perso il dominio su tutta l’Italia, la Chiesa , con il tentativo di colmare questa
assenza di potere, divenne aspra e corrotta. Dunque per Dante l’unico modo per uscire da
questa crisi era quello di restaurare l’autorità imperiale come aveva detto nel Convivio.
Nel 1310 Dante, vede un tentativo di restaurazione del potere imperiale, con il nuovo
imperatore Enrico VII di Lussemburgo , il quale sta arrivando in Italia. Talvolta però
questo non avvenne. In questo momento di stupore e felicità Dante scrive 3 lettere
(epistoli) politiche in latino,indirizzate ai reggitori d’Italia, agli scellerati fiorentini e ad
Enrico VII, in cui manifesta con passione le sue speranze nell’impresa,lo sdegno per gli
intrighi di chi la ostacola, i timori di un fallimento.
LA COMMEDIA
1307
La divina commedia nasce come idea, composizione dalla stessa visione apocalittica che
Dante ha durante l’esilio. Lui vede infatti un futuro destinato alla perdizione completa poiché
vede che gli uomini lottano tra di loro, sono avidi, sono crudeli e accusano gli altri con
accuse infamanti. Era un futuro oscuro e cupo perché gli uomini sprofondano nel peccato
Divina Commedia —> l’aggettivo Divino fu attributo da un autore esterno (Boccaccio) , il
quale pensava che fosse un opera grandiosa.
Inoltre vi era lo scontro tra l’impero e il papa , il quale uno dei due voleva prevalere
sull’altro, questo principio fu poi preso nella società.
Dante dunque si sente costretto a denunciare questa società e si autoproclama un profeta
, come se Dio lo avesse investito nella missione di recupero della sua società. Dunque
voleva far abbandonare il peccato agli uomini. Talvolta in modo per lfar sì che la società
potesse cambiare, doveva illustrare loro, sotto forma di un percorso spirituale, come espiare
i propri peccati, la gravità dei peccati e le conseguenze dei peccati.
Il viaggio all’inferno serve per conoscere il peccato
Una volta che capisci il tuo peccato, ti penti del peccato, e dunque cerchi di espirarlo
attraverso il purgatorio. La differenza tra l’inferno e e il purgatorio è che le anime nel
purgatorio si sono pentite in [Link], l’ultimo step, è il paradiso.
Che la commedia fosse un’opera difficile, e che avesse bisogno di un ulteriore spiegazione.
era già noto a Dante, infatti scrisse a Cangrande della scala, dove spiega quali sono le
tematiche, l’argomento e il fine di quest’opera.
Ci sono due letture :
- visione superficiale, attraverso la narrazione
- visione simbolica —> la realtà vera, attraverso un filtro
Dante infatti rappresenta l’umanità e non semplicemente un viaggio d’altre tomba.
La selva oscura rappresenta il mondo dei peccati.
Dante prova a fuggire, ma viene bloccato da 3 bestie, i quali simboleggiano
Poi arriva Virgilio, il quale rappresenta
Il titolo, deriva dal fatto che l’opera avesse le caratteristiche della commedia medievali,
infatti se si guarda al contenuto , abbiamo una situazione iniziale orrenda e brutta ma man
mano finisce bene, attraverso il paradiso.
Dante crede fermamente di conoscere la verità e la soluzione dei peccati. Ha
quest’atteggiamento profetico e superiore, e crede soprattutto , che tutto quello che lui vede,
risponde ad un disegno provvidenziale .All’interno di questo disegno, abbiamo la presenza
di queste figure pagane , come Virgilio, Dante riteneva Virgilio come maestro, poiché lo
considerava come l’uomo più sapiente dell’ antichità dunque nella Commedia
rappresenta la ragione umana.L’uomo medievale non comprende le differenze con l’età
classica, dunque ci fa intendere che Virgilio fosse un suo contemporaneo —> vizio.
Talvolta però la ragione umana non era sufficiente per arrivare al paradiso, bensì era
richiesta la fede in Dio, rappresentata da Beatrice.
La resurrezione di Cristo, era molto significativa per Dante, poiché in questo periodo si
espiano i peccati. Dunque compie questo viaggio durante la settimana santa dal 7/04/1300-
13/04/1300, anno del primo giubileo voluto da Bonifacio VIII.
Dunque Dante si ritrova nella selva scura
LA LEGGE DEL CONTROPPASSO —>un principio che regola la pena che colpisce i
peccatori mediante il contrario della loro colpa o per analogia a essa,
LUSSURIOSI = cioè come loro hanno subito la passione travolgente della carne, subiranno
nell’inferno la tormenta.