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ARISTOTELE

Aristotele, nato nel 384 a.C. a Stagira, fu allievo di Platone e sviluppò un pensiero autonomo, ponendo la filosofia come scienza prima e privilegiando lo studio empirico della natura. Fondò il Liceo ad Atene, dove classificò le scienze in teoretiche, pratiche e poetiche, e scrisse opere che abbracciano logica, metafisica e scienze naturali. La sua metafisica studia l'essere in quanto tale, differente dalla visione platonica, e si propone di dimostrare che l'essere può essere inteso in molteplici sensi.

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ARISTOTELE

Aristotele, nato nel 384 a.C. a Stagira, fu allievo di Platone e sviluppò un pensiero autonomo, ponendo la filosofia come scienza prima e privilegiando lo studio empirico della natura. Fondò il Liceo ad Atene, dove classificò le scienze in teoretiche, pratiche e poetiche, e scrisse opere che abbracciano logica, metafisica e scienze naturali. La sua metafisica studia l'essere in quanto tale, differente dalla visione platonica, e si propone di dimostrare che l'essere può essere inteso in molteplici sensi.

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ARISTOTELE

Aristotele nasce nel 384 a.C a Stagira, una polis greca nella penisola Calcidica, al confine
con la Macedonia.La città era una colonia di Andro(piccola isola delle Cicladi), a sua volta
alleata di Atene;dunque Aristotele era un greco a tutti gli effetti e non un “suddito
macedone”, sebbene il padre,Nicomaco, fosse medico alla corte del re di Macedonia Aminta
III, nonno di Alessandro Magno.
La precoce morte di Nicomaco, al quale Aristotele deve dare il suo spiccato interesse per le
scienze naturali, nonché il soprannome “Farmacista” attribuitogli da alcuni contemporanei, lo
costringe a trasferirsi nella città di Atarneo, in Asia Minore, dove vive Prosseno, un parente
che gli fa da tutore, il quale era amico di Platone, è probabilmente quest’ultimo a decidere di
affidare il giovane al filosofo ateniese, perché ne perfezioni la formazione.

LA SCUOLA DI PLATONE
A quel tempo c’erano due scuole:
- Accademia platonica→ si fondava sullo studio della matematica e della filosofia;
- la Scuola di Isocrate→ si fondava sullo studio della letteratura e della retorica;

Nel 367 a.C quando Aristotele arriva all’Accademia, Platone era diretto a Siracusa, dove
rimarrà lì per tre anni. La scuola era retta dal matematico e astronomo Eudosso di Cnido, i
cui interessi scientifici, fanno appassionare Platone sempre di più allo studio delle specie di
animali.Infatti, in questo periodo l’Accademia si sta gradualmente trasformando da una
scuola di formazione politica→ in un centro di ricerca scientifica, nel quale vengono
affiancate anche materie empiriche(basate sui dati dell’esperienza) come le scienze
naturali.

Dunque era già chiaro ad Aristotele che non voleva apprendere per diventare un funzionario
dello Stato o tanto meno divulgare informazioni per guadagnarsi da vivere. Infatti Aristotele
non è considerato un “cittadino” ateniese, ma un meteco: la sua è piuttosto una scelta di
vita, la scelta del Bios theoretikos → “vita teoretica” → ovvero di un’esistenza dedita al
sapere disinteressato, fine a sé stesso.
Infine rimane nell’Accademia platonica fino alla morte del maestre nel 347, prima come
studente e poi come docente.Durante questi vent’anni, la sua formazione intellettuale e
spirituale, così come la sua esperienza di insegnamento, si compiono sotto influenza della
personalità di Platone.

L’INSEGNAMENTO E LA RICERCA AD ASSO E A MITILENE


Dopo la morte di Platone, a causa della diffusione di un movimento anti-macedone,
Aristotele torna ad Atarneo dove governa il suo amico Ermia. Successivamente si unisce
anche a Teofrasto, allievo di Platone e principale allievo di Aristotele. Dopo tre anni (344
a.C) si trasferisce a Mitilene, dove fonda un altra scuola,dedicandosi alla ricerca scientifica e
naturalistica. Struttura un metodo di indagine scientifica basato sull'osservazione dei
fenomeni.

A PELLA COME PRECETTORE DI ALESSANDRO


Nel 342 a.C, Filippo II, convoca Aristotele a Pella, capitale del Regno Macedone, per
affidargli l’educazione del figlio 14, Alessandro;il quale diventerà uno dei più grandi
condottieri e conquistatori della storia. è probabile che Aristotele gli abbia trasmesso la
convinzione della superiorità della cultura greca sulle altre allora esistenti, facendogli
intravedere la possibilità di utilizzarla per dominare il mondo, come fonte di unità e
coesione.

IL RITORNO AD ATENE E LA FONDAZIONE DEL LICEO

Intorno al 334, dopo circa 13 anni di assenza, Aristotele ritorna ad Atene, dove fonda una
scuola propria, che si pone in concorrenza con l’Accademia platonica allora guidata da
Senocrate.Dal momento che la scuola sorge vicino al te pietro dedicato ad Apollo Licio e
dunque venne chiamato Liceo o Peripato ( patto = cammino , pare = attorno), perchè
comprendeva anche un giardino dove il maestro e gli allievi erano soliti passeggiare —>
eripatetici = aristotelico= pensatori aristotelici.
Alessandro Magno diventò un abile condottiero: sottomise la Grecia, la Mesopotamia,
entrambe province persiane. Muore poi a Babilonia nel 323 a.C, a soli 30 anni

GLI SCRITTI ARISTOTELICI: ARISTOTELE è UN GRAFOMANE


Le opere aristoteliche che ci sono pervenute comprendono soltanto gli scritti che Aristotele
compose come sussidi per l’insegnamento. Si dividono in 3:
- acromatici→ destinati agli ascoltatori che frequentavano la scuola
- esoterici→ cioè racchiudevano una dottrina segreta
- essoteriche → cioè destinate al pubblico, in forma dialogica, e nelle quali si servì di
miti e di altre forme espositive vivaci e coinvolgenti, apparendo altrettanto
eloquente.Di questi scritti sono rimasti solo pochi frammenti.

GLI SCRITTI ACROMATICI


Gli scritti acromatici, pubblicati da Andronico di Rodi nel I secolo a.C., furono ritrovati nella
cantina della casa dei discendenti di Neleo, figlio di Corisco. Questi testi rivelarono un
Aristotele precedente alla sua fase sistematica, mostrando un pensiero inizialmente
influenzato da Platone ma in seguito evolutosi in modo sostanziale. Mentre i trattati scolastici
presentano il pensiero aristotelico come sistematico e definito, i dialoghi evidenziano le crisi
e i cambiamenti nel suo pensiero, nonché l'evoluzione dei suoi interessi dalla filosofia ai
problemi scientifici particolari.

LE OPERE ESSOTERICHE
Nei suoi dialoghi esoterici, Aristotele adotta non solo la forma letteraria di Platone, ma anche
argomenti e talvolta titoli delle opere, come il Simposio, il Politico, il Sofista e altri. Il
Protrettico, un invito alla filosofia, riflette ancora una concezione platonica del filosofare
come ritiro dall'esperienza sensibile verso la contemplazione delle idee. Tuttavia, in un
dialogo successivo intitolato Sulla filosofia, si nota un distacco crescente dal platonismo con
una critica iniziale alle idee platoniche.

LE OPERE ESOTERICHE o ACROMATICHE

Gli scritti esoterici di Aristotele possono essere suddivisi in diversi gruppi a seconda
dell'argomento trattato:

1. **Scritti di Logica (Órganon)**: Categorie, Sull'interpretazione, Analitici primi, Analitici


secondi, Topici, Elenchi sofistici.
2. **Metafisica**: Composta da quattordici libri che non formano un'opera organica ma
trattano varie teorie fondamentali dell'essere, della sostanza e del divenire.

3. **Opere Scientifiche**: Includono scritti sulla fisica, storia naturale, matematica e


psicologia, come Lezioni di fisica, Sul cielo, Sulla generazione e la corruzione, Sulle
meteore, Storia degli animali, Sulle parti degli animali, e Sul movimento degli animali.

4. **Dottrine Pratiche**: Comprendono scritti sull'etica, politica, economia, poetica e retorica.


Tra questi ci sono l'Etica nicomachea, l'Etica eudemia, la Grande etica, la Politica, la
Costituzione degli ateniesi, l'Economia, la Retorica, la Retorica ad Alessandro, e la Poe-tica.

Alcuni scritti sono considerati spurii, come quelli su Meccanismi e Fisiognomica, mentre altri
sono andati perduti, come le opere storiche su pitagorici, Archita, Democrito e altri.

CAPITOLO 1
L’ALLONTANAMENTO DA PLATONE
Allievo di Platone, dopo la morte del maestro, tuttavia, abbandona la scuola platonica per
sviluppare il proprio pensiero in modo autonomo:
- mentre per Platone la filosofia doveva servire come preparazione alla vita politica,
per Aristotele va intesa come una forma di sapere disinteressato e “libero”, cioè
fine a sé stesso.
- Mentre Platone guardava il mondo secondo un’ottica verticale e gerarchica(che
distingue da realtà vere e realtà apparenti), Aristotele elabora una prospettiva
orizzontale e unitaria, che conferisce pari dignità ontologica a tutte le realtà e pari
valore gnoseologico alle diverse scienze.
- Mentre Platone privilegiava lo studio della matematica, subordinando quello della
natura poichè scienza empirica, Aristotele, figlio di un medico, dimostrò scarso
interesse per le matematiche e notevole curiosità per il mondo reale.
Talvolta però le differenze appena ricordate, non devono far pensare a una contrapposizione
netta tra i due filosofi.Infatti, benchè, nei secoli il platonismo e l’aristotelismo siano talvolta
stati assunti come simboli di due modi opposti di fare filosofia, non bisogna dimenticare che
Aristotele è pur sempre il discepolo di Platone, ma talvolta è uno studente “ribelle” poiché
occidentale e non orientale e dunque non doveva aderire completamente alla visione del
maestro.

LA FILOSOFIA COME SCIENZA PRIMARIA


La filosofia è definita da Aristotele “scienza prima”. Essa infatti si differenzia dalle altre
scienze, perché, invece di analizzare qualche aspetto particolare della realtà, indaga ciò di
cui gli oggetti di tutte le scienze partecipano, ovvero l’essere. Così intesa, la filosofia
costituisce il comune fondamento di un’autentica enciclopedia delle scienze, ovvero
dell’organizzazione sistematica di una molteplicità d discipline distinte e autonome, ma di
pari dignità gnoseologica

LA FILOSOFIA PRIMA è tale perché è la condizione della possibilità dell’essere, e dunque


di tutte le altre discipline. Poiché ha per oggetto il fondamento e i principi comuni di tutte le
altre scienze.
Se io tolgo l’essere non c’è più niente! Perché non andrà mai fuori moda e non è corrotta.

La chiama METAFISICA(perchè Andronico non sapeva come smistare i suoi studi, dopo la
fisica), la quale comprende :
- ONTOLOGIA : di ciò che è studio ; studio dell’essere
- TEOLOGIA: perché Dio è superiore ed è colui che rende possibile il resto
- essere in quanto essere
GNOSEOLOGIA : studio della conoscenza
La distanza di Aristotele rispetto a Platone :
- Aristotele pensava che lo studio della natura ( empirica) fosse da privilegiare rispetto
alla matematica che è tangibile ed è un codice universale. Dunque Aristotele basava
il suo ragionamento sui fenomeni.
- Il mondo delle idee non hanno dimostrabilità secondo Aristotele, al contrario degli
esperimenti empirici che invece dimostrano la realtà

Dunque Platone tendeva per l’attrazione e cerva delle relazioni UNIVERSALI, ASSOLUTE
mentre invece Aristotele pensava che talvolta lo studio delle cose empiriche potesse aiutare
a trovare l’ assolutezza. Aristotele fu un grande rivaluttore dei sensi.

LA CLASSIFICAZIONE DELLE SCIENZE


Per Aristotele vi erano 3 gruppi di scienze
- TEORETICHE→”guardo”/”contemplo” studiano il necessario(=non può essere
diverso da com’è). Hanno come scopo la conoscenza disinteressata (priva di fini
pratici), seguono un metodo dimostrativo.sono la : METAFISICA; FISICA E
MATEMATICA.
- PRATICHE→”faccio” studiano il possibile (=ossia ciò che può essere diverso da
com’è), seguono un metodo non dimostrativo (valido “perlopiù”) e servono a
orientare l’agire. ETICA e la POLITICA.
- POIETICHE→produco/creo”, studiando il possibile e seguono un modello no
dimostrativo talvolta però servono a produrre o manipolare oggetti e opere
d’arte.

CAP.2
LA METAFISICA: ONTOLOGIA DI ARISTOTELE
metà tà physikà→ Dopo i libri di fisica
→Il termine non è Aristotelico.Fu infatti Adronico, a chiamarla così poichè non sapeva come
smistare i suoi studi. La quale comprende :
- ONTOLOGIA →
- studia le cause e i 4 principi primi
- studia l’essere in quanto essere
- studia la sostanza

- TEOLOGIA→ studia Dio in quanto sostanza immobile perché Dio è superiore ed è


colui che rende possibile il resto
- GNOSEOLOGIA → studio della conoscenza
—> la metafisica studia l’essere in quanto tale.Proprio in virtù dell’universalità del suo
oggetto, la metafisica è per Aristotele scienza/filosofia prima, che precede e fonda le altre
discipline.
IL CONCETTO DI ESSERE → SECONDA INDAGINE
Dunque Aristotele studia l’essere in quanto essere, cioè studia l’aspetto fondamentale e
comune di ogni ente→ tutto ciò che si può dire di un ente.
Per Aristotele, infatti, ogni singola scienza studia una dimensione specifica, ovvero una
porzione dell’essere mentre invece la metafisica studia una realtà complessa e
polivoca→poiché si dice in molti sensi, ovvero i diversi tipi di essere (gli enti) si presentano
in parti uguali (in quanto esistono) e in parti diversi(in quanto si differenziano).
Per Aristotle inoltre, l’essere non è un genere supremo, e nemmeno un’idea generale sotto
cui unificare le varie cose che “sono”.
La metafisica ha come intento quello di dimostrare che l’essere può dirsi in molti sensi,
ovvero assumere diversi significati , talvolta però è impossibile considerarlo:
- univoco→ quando in tutte le sue occorrenze è inteso sempre nello stesso senso,
ovvero come esistere;talvolta però, con l’aggiunta di una negazione a qualunque
predicazione porterebbe a negare non soltanto la proprietà attribuita al soggetto
(aggettivo) ma anche la stessa esistenza stessa.
→ ARISTOTELE contro PARMENIDE , per il quale si poteva dire dell’essere solo che
è, mentre ogni altra affermazione o negazione era contraddittoria.
<<L'essere è e non può non essere”. “Il non essere non è e non può essere”. Il non essere non esiste
perché secondo Parmenide è impensabile: pensare il non essere significa non pensare, esprimere il
non essere vuol dire non parlare>>
- equivoco→ ovvero l’idea che l’essere vada inteso ogni volta in un senso diverso,
a seconda del contesto.Poiché se si intende l’essere in modo sempre differente e
dinamico, si approda all’impossibilità stessa di comunicare.
Dunque, egli, afferma che l’essere può dirsi in molti sensi;egli specifica dunque che
l’essere di può dire come:
- essere per altro → accidente
- essere per sé/necessario→ categorie
- vero
- potenza e atto
CATEGORIA: POSSIBILITÀ DI AFFERMAZIONE / ATTRIBUIRE

Per Aristotele, le categorie sono forme dell’essere e del pensiero. Da due punti di vista:

- Ontologico→Sono le modalità fondamentali/basilari con cui la realtà si manifesta.


- Logico→ Sono i modi principali in cui l’essere si predica delle cose, cioè i tipi
fondamentali di predicazione entro cui rientrano tutti i possibili predicati.

Ad esempio, ogni ente deve avere qualità, quantità, relazioni, tempo e luogo. Che qualcosa
sia bianco o nero è accidentale, ma che abbia certe caratteristiche è una necessità.

CHE COS'È LA SOSTANZA?


La SOSTANZA (substantia→sub-stare) è la categoria principale per Aristotele, chiamata
anche:
- Usìa (θυσία)--> “essenza”
- hypokeimenon (υποκειμενον)--> che giace sotto
La sostanza costituisce il polo unificatore di tutte le altre categorie dal momento che tutte le
altre la presuppongono: una qualità di,una quantità di. Aristotele usa il termine tòde ti
(“questo qui”) per evidenziare la concretezza individuale della sostanza. La categoria della
sostanza raccoglie tutti i significati dell’essere, poiché ogni cosa può essere detta “essere” in
quanto esprime una sostanza o un aspetto di essa. La sostanza aiuta a comprendere come
il termine “essere” racchiuda molteplici significati, uniti dal riferimento comune a una certa
sostanza.
L’individuo o soggetto sostanziale, è un ente autonomo, poichè a differenza delle qualità o
proprietà che gli ineriscono, ha vita propria:il bianco di per sé non esiste, mentre esiste
invece il cavallo bianco.
Dunque le sostanze sono appunto i vari individui detti anche “portatori di qualità".

FORMA E MATERIA : ESSENZA NECESSARIA DI UN ENTE


Perché il concetto di forma è importante in Aristotele?
Aristotele risponde sia dicendo che essa è il “questo qui”, cioè il sinolo concreto di forma e
materia (individuo), sia dicendo che essa è la forma/essenza/natura, che fa sì che il
sinolo(individuo) sia quello che è.
La sostanza aristotelica si intende come un sinolo(con+tutto) cioè:
- sostanza come individuo
- sostanza come forma o essenziale
Il sinolo (individuo concreto) è dunque un'unione indissolubile di due elementi:
- la materia:ciò di cui una cosa è fatta;( la sfera di bronzo). è l’elemento passivo e
ricettivo, sul quale si esercita l’azione strutturante della forma.
- la forma:intende non l’aspetto esterno, ma le strutture che la rende quelle che è.
Inoltre è la parte attiva del sinolo poiché è ciò che struttura la materia in un certo
modo. In questo senso dunque, la sostanza è anche la forma di un sinolo ovvero
l’ESSENZA. nell’uomo è la natura razionale.
la forma è l’elemento caratterizzante e determinante.
CHE COSA SONO GLI ACCIDENTI: CARATTERISTICA NON SOSTANZIALE
Siccome l’essere è polivoco dunque si dice in molti sensi/significati, un’altra significato è
quello dell’accidente, ovvero una qualità o proprietà facoltativa/non necessaria/causale della
sostanza.
es. Socrate non può cessare di essere uomo, mentre (=facoltativamente) può essere pallido
o colorito).
Talvolta Aristotele parla anche di un accidente eterno/per sè/necessario che, pur non
essendo parte essenziale di un ente, deriva necessariamente dalla sua definizione. Per
esempio, la somma degli angoli interni di un triangolo è un accidente eterno perché deriva
dalla natura stessa del triangolo, quindi è conosciuto con certezza. Dunque diversamente
dagli accidenti casuali, gli accidenti di questo tipo rientrano nell’ambito del sapere certo.

IL PRINCIPIO DI IDENTITÀ E IL PRINCIPIO DI NON CONTRADDIZIONE


Per Aristotele valgono necessariamente per tutte le scienze, dal momento che coincidono
con i principi supremi della scienza dell’essere (la metafisica o la filosofia prima)
Il principio di identità viene anche chiamato “principio di determinazione”, poichè afferma
che ogni ente e ogni contenuto del pensiero è necessariamente determinato e identico a sè
stesso (A=A). Talvolta ha due due valenze:
- da un punto di vista logico: afferma che è impossibile pensare che una determinata
cosa non sia quella cosa
- da un punto di vista ontologico : afferma che ogni cosa ha una natura determinata,
la quale, in quanto necessaria, non può essere negata.

Il principio di non contraddizione, il quale stabilisce che un’affermazione (“Questa cosa è


bianca”) e la sua negazione (Questa cosa non è bianca) non possono essere ENTRAMBE
VERE nello stesso momento e per il “medesimo aspetto”.

LA DOTTRINA DELLE 4 CAUSE


Al concetto aristotelico di sostanza, intesa come la vera causa dell’essere, si connette
quello di causa /eziologia perché comprendere la causa di qualcosa significa comprendere
la ragione per cui quell’individuo è ciò che è, e non può essere o agire diversamente. Io
posso condurre uno studio delle cause, ponendomi 4 domande fondamentali (specifico la
sostanza):
- La causa materiale: ossia ciò di cui una cosa è fatta.
- La causa formale: cioè l’essenza necessaria di una cosa; Chi stai rappresentando?
- La causa efficiente: il principio di un mutamento
- La causa finale:è lo scopo di un mutamento (uomo adulto è il fine di un bambino)
IL DIVENIRE E LE SUE FORME
In generale, Aristotele intende il divenire come un movimento, il quale può essere:
- non sostanziale → quando riguarda gli aspetti accidentali di un certo
ente(individuo. Appartengono a questo tipo i cambiamenti di
luogo,qualità(alterazioni)e quantità(accrescimenti e diminuzioni).
- sostanziale → quando riguarda direttamente la sostanza:in tal caso coincide con la
generazione e la corruzione, cioè con la nascita e la morte di un ente.
Così intenso, il divenire non consiste mai in un passaggio dall’essere al non essere.
Aristotele, infatti, rimane fedele al principio secondo cui nulla può svanire dal nulla o derivare
dal nulla:anche la nascita e la morte (cioè il divenire sostanziale) sono per lui passaggi
“interni” all’essere, da un certo tipo di essere a un altro tipo.
POTENZA E ATTO
Proprio per spiegare il divenire della sostanza , Aristotele elabora i concetti:
- POTENZA —> la possibilità della materia di assumere una determinata forma
- ATTO—> la realizzazione compiuta di questa possibilità

Ad esempio, nel caso della generazione della sostanza individuale “pulcino”, questa non
passa dal non essere all’essere:si tratta piuttosto del passaggio dall'uovo, materia
originaria(“pulcino in potenza") al pulcino in atto (la realizzazione dell’uovo).
il punto di partenza del divenire di una sostanza è quindi la materia in quanto “mancante” di
una forma determinata, mentre il punto di arrivo è il raggiungimento pieno di quella forma,
a cui Aristotele dà anche il nome di:
entelechìa→ “essere compiuto” → nel senso di raggiungere il proprio fine; il termine finale
del movimento o del divenire, cioè la compiuta realizzazione di una certa forma che era in
potenza.
Dunque coincide con il raggiungimento della forma perfetta di ciò che diviene, ovvero con la
sostanza totalmente in atto.
LA CATENA DEL MONDO E DIO
I vari passaggi dalla potenza all’atto, ovvero da una causa materiale (l’uovo) alla causa
finale (il pulcino), costituiscono nel mondo naturale una catena INFINITA → perché la
causa finale di un certo passaggio (il pulcino) è spesso a sua volta, la causa materiale di un
altro passaggio (la trasformazione in gallina). L'infinita trama del divenire ha però due
estremi o punti limite:
- materia pura→ ovvero la potenza pura, priva di qualunque
determinazione.Paragonabile alla chora platonica, la materia prima aristotelica non si
identifica con il materiale già formato delle cose visibili (che Aristotele chiama
“Materia seconda”) ma con il sostrato comune e inconoscibile (in quanto
assolutamente amorfo) di tutti i materiali esistenti;
- dall’altra parte una forma pura, o atto puro→ cioè una perfezione completamente
realizzata.Tale sostanza suprema dell’universo, incorporea, immobile ed eterne è
identificata da Aristotele con Dio
Più precisamente, la perfetta sostanza divina costituisce la causa iniziale e indiveniente di
ogni divenire, di cui Aristotele dimostra l’esistenza così: tutto ciò che è in movimento è
necessariamente mosso da altro, ma poiché non è possibile risalire all’infinito da un
movimento alla sua causa, è necessario che vi sia un principio primo assolutamente
immobile.Di tale principio, ovvero di Dio, Aristotele parla come di un
- primo motore immobile →
motore → perchè rende possibile tutto il resto
immobile → è immobile perché non è mosso da niente in quanto se fosse in
movimento, dovrebbe esistere un principio ulteriore che lo muove eterno in quanto il
suo effetto (il movimento del mondo) è eterno.

Questo primo motore immobile è la causa finale a cui ogni cosa nell’universo tende
necessariamente, come attratta irresistibilmente da un oggetto d’amore.A tale entità perfetta,
che non manca di nulla, compete la forma di vita più alta, cioè quella del pensiero;ma un
ente perfetto non può avere che la perfezione come oggetto del proprio pensiero:
→ DIO, pertanto, pensa sé stesso, configurandosi come :” pensiero di pensiero”.

L’ANALITICA E IL SUO OGGETTO


Nella classificazione aristotelica delle scienze, la logica -intesa come lo studio dei "discorsi"
o dei “ragionamenti” (lògoi) che costituiscono il pensiero- non compare, poiché essa non
studia un oggetto specifico, bensì la forma comune a tutte le scienze, ovvero le modalità
dimostrative di cui tutte le scienze devono avvalersi. Neppure il termine “logica” è di
Aristotele, il quale parla piuttosto di:
ANALITICA → "analysis" “risolvo”;il processo di analisi mediante il quale Aristotele “risolve”
il discorso e il ragionamento nei loro elementi costitutivi,
Gli scritti aristotelici di logica sono raggruppati sotto il titolo organon, “strumento”, nome che
probabilmente allude alla funzione propedeutica e strumentale che la logica svolge nei
confronti di tutte le scienze. In particolare, gli elementi del pensiero studiati nell'organon
sono:
- i concetti : analizzati nelle categorie;
- le proposizioni , analizzate in Sull’interpretazione;
- le varie forme di ragionamento (sillogismo) analizzate negli Analitici primi e secondi;

SOSTANZE = hypokeimenon
CONOSCERE = giudicare= AFFERMARE = soggetto + predicato;

I CONCETTI: LA LOGICA FORMALE


**COGENTE **= stringente;
Tassonomia : “ordine e leggi": ordinare secondo delle regole/condizioni;uso la ragione in
maniera da poter creare delle categorie per collocare i concetti in un posto che abbia un
senso e un significato.
Aristotele ritiene che i concetti possano essere ordinati secondo la loro maggiore o minore
università, in un sistema di scale gerarchiche che vanno dai:
- concetti più generali(universali→predicato di più cose) → (oggi diremmo con
“estensione massimo e “comprensione “ minima);
- concetti più particolari (con estensione minima e comprensione massimo);
L’ordinamento gerarchico dei concetti coincide così con la loro classificazione mediante un
rapporto di genere e specie.Ogni concetto è infatti:
- la specie (specificazione cioè il contenuto ) di un concetto più universale,
- il genere (cioè il contenente) di un concetto meno universale.

es. il concetto di mammifero è genere rispetto al concetto di “felino”, che a sua volta è specie
rispetto a “mammifero”, ma anche genere rispetto a gatto.
I mammiferi infatti sono numerosi.
MAMMIFERO→ FELINO → GATTO
genere specie specie

Genere e specie sono dunque inversamente proporzionali poiché quando si arricchisce una
l’altra si impoverisce.
Le diverse scale dei concetti,percorse
- dall’alto verso il basso → “comprensione crescente” la specie è un concetto che
include un maggior numero di caratteristiche,ma che può venir riferito a un minor
numero di individui.; vi è un progressivo aumento di comprensione + una
progressiva diminuzione di estensione, fino a raggiungere le specie infime→
individui(poiché sotto di loro non vi sono altre specie), massima comprensione e
minima estensione/universalità/generalità.
- dal basso verso l’alto→”estensione crescente” il genere è un concetto che che
include un minor numero di caratteristiche(specificazioni), ma che può venir riferito a
un maggiore numero di individui. vi è invece una graduale estensione graduale
diminuzione di comprensione, fino ad arrivare ai generi sommi→ massima
estensione e minima comprensione/informazione
Tra le categorie, la sostanza è molto importante, dunque si avranno così due tipi
- individui sostanziali → ovvero le specie infime di gerarchie concettuali che al
vertice hanno la categoria della sostanza.Tali sono gli individui concreti di cui
abbiamo già parlato poiché sussistono “per sè” e non possono essere “aggettivi” di
un altro soggetto (quel tavolo.. quella sedia)
- individui non sostanziali→ ovvero le specie infime che al vertice non hanno una
categoria di sostanza. Ad esempio hanno la categoria di qualità, quantità “il bianco”
il “metro” e dunque non sussistono di per sè → il bianco,per, ha bisogno di un
corpo/sostanza a cui appoggiarsi
Ai generi e alle specie che appartengono alla zona categoriale della sostanza, Aristotele
attribuisce addirittura un nome diverso, ovvero SOSTANZE SECONDE, distinguendoli
dunque dalla SOSTANZE PRIME:
- sostanze prime→ sono gli individui “il tavolo, la sedia” che dal punto di vista
ontologico non hanno bisogno di altro per esistere e dal punto di vista logico non
possono mai essere predicati da altro
- sostanze seconde→ sono invece le specie e i generi entro cui le sostanze prime
sono classificate dal punto di vista logico.ANIMALE→ UOMO →
SOCRATE(individuo)Dunque sono concetti/enti logici necessari per classificare e
definire gli individui sostanziali.
LA LOGICA DELLE PROPOSIZIONI
Per Aristotele, solo il discorso assertivo o dichiarativo rientra nell’ambito della logica, poichè
può essere vero o falso.Un enunciato dichiarativo → proposizione.
I concetti sono gli elementi costitutivi della:
proposizione (dal latino propositio) → enunciato dichiarativo, ovvero espressione linguistica
di senso compiuto che afferma o “dichiara” qualcosa, potendo dunque essere vera o falsa;
costituisce l’equivalente verbale di quello che nei secoli successivi sarà chiamato “giudizio”,
inteso come unione o separazione di due concetti.
es. il cane è un quadrupede
ARISTOTELE distingue vari tipi di proposizioni:
- proposizioni di qualità →si dividono in
- negative →uniscono due concetti;il “fuoco non è immobile” è negativa perchè
separe i concetti di “fuoco” e di “immortalità”.
- affermative →separano due concetti; “il fuoco scalda” è affermativa perché
unisce il concetto di calore con quello del calore
- proposizioni di quantità →
- universali → quando il soggetto include tutti gli individui apparenti a un certo
insieme o a una certa classe “tutti gli uomini sono mortali”
- particolari→si ha invece una proposizione particolare quando il soggetto si
riferisce solo ad una “parte” di una certa classe (“alcuni” uomini sono bianchi).
- proposizioni singolari→ il cui soggetto è un ente singolare “Callia è un nobile
ateniese”
Se io dico una cosa contraddittoria ti metto nella condizione di invalidare tutto.
PARTICOLARE E UNIVERSALE
—> tutti gli uomini sono bianchi; alcuni uomini sono bianchi.
Sono dette tra loro:
- contrarie→ due proposizioni che uniscono e separano gli stessi concetti;tra
universali e particolari;NON POSSONO ESSERE ENTRAMBE VERE
- contraddittorie→(opposizione forte) se sono due proposizioni corrispondenti di cui
una sia in forma universale affermativa e l’altra affermativa e l’altra particolare
negativa( tutti gli uomini sono bianchi; alcuni uomini non sono bianchi) oppure tra
una universale negativa e una particolare affermativa (nessun uomo è bianco;alcuni
uomini sono bianchi); dunque si escludono a vicenda, ovvero se una è vera l’altra è
necessariamente falsa.
- subcontrarie→ una proposizione particolare affermativa e la sua corrispondente
particolare negativa (“Alcuni uomini sono bianchi “ e “alcuni uomini non sono bianchi
“).Due proposizioni sub-contrarie possono essere entrambe vere, ma non entrambe
false.
- proposizioni subalterne :una proposizione universale affermativa e la sua
corrispondente particellare affermativa (“tutti gli uomini sono bianchi e “alcuni uomini
sono bianchi” ) oppure una proposizione universale negativa e la sua corrispondente
particolare negativa “nessun uomo è bianco” e “ alcuni uomini non sono bianchi”.

I SILLOGISMI : LOGICA FORMALE

è un ragionamento incatenato che mette insieme tre proposizioni, in modo che da due
premesse si possa ricavare una conclusione (termine medio).
I concetti presenti nelle proposizioni, e da queste messi in collegamento, sono detti:
- termine maggiore o estremo maggiore: il concetto generale /universale.Inoltre
comprende il predicato nella prima premessa;es. Tutti gli animali
(medio-soggetto)sono mortali(termine maggiore)
- termine minore o estremo minore:un sotto concetto;tutti gli uomini(minore)sono
animali(termine medio-predicato)
- termine medio:che ha estensione medie e si trova in entrambe le premesse.
- conclusione→ è composta dal termine maggiore + termine minore
L’elemento grazie al quale avviene l’unione è il termine medio, che funge da cerniera o da
collante tra gli altri due.
Il sillogismo inoltre costituisce per Aristotele la controparte logico-linguistica (logico e
ontologico)dell’articolazione interna della sostanza.Poiché il rapporto tra una cosa (uomo) e
una sua determinazione o proprietà (l’essere mortale) si può stabilire soltanto sulla base di
ciò che quella cosa è necessariamente, cioè sulla base delle sostanza.Dunque il termine
medio è animale: l’uomo è mortale, perchè, e solo perchè, è animale.
→ la sostanza è il principio di tutto e dunque anche del sillogismo
Infatti questa connessione tra la sostanza e il pensiero spiega anche perché le premesse di
quest'ultimo siano sempre universali→ esse infatti devono sempre riferirsi a un concetto
grande/nella sua totalità ovvero capace di racchiudere più elementi/famiglie/categorie
possibili e dunque alla sua essenza necessaria , che non ammette eccezioni.
Inoltre, in base alla posizione del termine medio, Aristotele distingue varie figure del
sillogismo, ossia forme/schemi tipici, che esso può assumere:
- prima figura → il principale;dove il termine medio è il soggetto della premessa
maggiore e predicato di quella minore.(B=A,C=B→C=A)
- seconda figura→ è predicato di entrambe.
- terza figura→è soggetto di entrambe;
- quarta figura→è predicato della maggiore e soggetto dalla minore (il contrario della
prima)
Talvolta però Aristotele capì subito che un sillogismo, pur essendo logicamente corretto, può
partire da premesse false e quindi condurre a conclusioni false.
es.”Ogni animale è immortale,ogni uomo è animale, ogni uomo è immortale”.
Dunque a livello formale è corretto tuttavia è falso, perché ogni animale è mortale (premessa
maggiore falsa).
LA RICERCA SCIENTIFICA DELLA VERITÀ

Sillogismo scientifico: quando un sillogismo è sia valido (cioè formalmente corretto) ma


anche vero ( cioè porta a conclusioni che aderiscono alla realtà).
Le premesse vere da cui devono partire le catene dimostrative di tutte le scienze sono
identificabili con:
- postulati: (“ciò che è richiesto”)affermazione generale assunta come vera all’interno
di una certa disciplina scientifica
- assiomi:(axios: degno/valido), principi considerati, auto-evidenti, ovvero
proposizioni comuni a più scienze che non possono essere dimostrate, ma che
devono essere assunte come vere e come punti di partenza per dimostrare altre
proposizioni.
Oltre ai postulati e agli assiomi, possono fungere da premesse di sillogismi scientifici anche i
principi generalissimi, che per Aristotele valgono necessariamente per tutte le scienze, dal
momento che coincidono con i principi supremi della scienza dell’essere (la metafisica o la
filosofia prima)
Il principio di identità viene anche chiamato “principio di determinazione”, poiché afferma
che ogni ente e ogni contenuto del pensiero è necessariamente determinato e identico a sè
stesso (A=A). Talvolta ha due due valenze:
- da un punto di vista logico: afferma che è impossibile pensare che una determinata
cosa non sia quella cosa
- da un punto di vista ontologico : afferma che ogni cosa ha una natura determinata,
la quale, in quanto necessaria, non può essere negata.

Il principio di non contraddizione, il quale stabilisce che un’affermazione (“Questa cosa è


bianca”) e la sua negazione (Questa cosa non è bianca) non possono essere ENTRAMBE
VERE nello stesso momento e per il “medesimo aspetto”.
Il principio del terzo escluso, il principio secondo cui, di due proposizioni tra loro
contraddittorie, una è necessariamente vera e l’altra è necessariamente falsa, senza la
possibilità di una “terza” via.

Oltre a tutti questi principi, ogni scienza ha bisogno anche di:


- definizione: la compiuta caratterizzazione dei concetti fondamentali indagati dalle
diverse scienze; per Aristotele le definizioni sono “formule” che illustrano l’essenza di
un concetto mediante il suo “genere prossimo” e la sua differenza specifica
- genere prossimo : il concetto più generale a cui il concetto oggetto di definizione
può essere ricondotto
- differenza specifica, ciò che, nell’ambito di un genere, distingue una specie
dell’altra (ad es. la razionalità , caratteristica degli essere umani).

Le definizioni si ricavano mediante:


- Il ragionamento deduttivo è estremamente stringente e dunque conduce ad una
premessa vera (scioglie gli eventuali errori del ragionamento induttivo) a patto che
le premesse generali di partenza siano anch’esse vere.
- Il ragionamento induttivo è che dal particolare al generale, talvolta vi è una falla
poiché va a generalizzare troppo e il mondo è fatto di eccezioni quindi non è talvolta
possibile che diventi “generale” e che si applichi.

Per Aristotele, l’esperienza e l’induzione hanno nei confronti dell’intelletto un valore


sussidiario/preparatorio, ma NON sostitutivo, in quanto rappresentano il mezzo o lo stimo
che mette in moto l'intuizione.
→ Per Aristotele la scienza si configura come un sapere delle essenze(conoscenza della
loro sostanza), fondato su un atto di intuizione intellettuale/dimostrazione che opera a
contatto con l’esperienza.

IL SILLOGISMO DIALETTICO E LA RETORICA: IL RAGIONAMENTO DEBOLE


Il Sillogismo dialettico è un tipo di ragionamento non dimostrativo, in quanto, non parte da
premesse vere ma soltanto probabili, ossia premesse che non sono auto-evidenti come gli
assiomi, ma appaiono comunque accettabili;
Sono forme deboli di ragionamento i:
- sillogismi eristici dei sofisti, le cui premesse non sono né vere/necessarie (come
quelle delle scienze) né probabili(come quelle della dialettica), ma soltanto
apparentemente probabili.
Se la dialettica è l’arte di produrre discorsi probabili, anche la retorica è per Aristotele l’arte
generale di produrre discorsi convincenti, ovvero capaci di persuadere l'ascoltatore.Anche
le argomentazioni retoriche partono da premesse probabili, ma spesso non sono scandite
esplicitamente nei diversi passaggi, poichè questi, per la loro ovvietà, possono essere
omessi.
- entimèma, (“pensiero”/“rifletto”), il procedimento argomentativi tipico della retorica; si
basa su premesse probabili (come il sillogismo dialettico) ma non dimostrabili.

La retorica dunque ha una destinazione concreta, di matrice politica, che Aristotele pone
in primo piano rispetto agli altri usi possibili. Possiamo dunque affermare che Aristotele
assume una posizione intermedia tra la pratica dei sofisti e la rifondazione della retorica
proposta da Platone nel Fedro.Questo perchè lui da un lato sottolinea la “debolezza
dimostrativa” dei procedimenti e dei discorsi retorici dall’altro riprende lo sforzo platonico di
abbandonare una retorica fatta di parole ingannatrici e vuote.Questa rivalutazione,
almeno parziale, della retorica si fonda sulla convinzione che comunicazione e
argomentazione sono entrambe connaturate alla razionalità umana, tanto che quando si
riesca a far prevalere il vero e il giusto mediante il discorso argomentativo.

ETICA E POLITICA:EXTRA LOGICA

ETICA: “costume”/ “Abito”= Abitudine;dunque l’etica costituisce un sistema di valori


condiviso per la maggior parte delle persone. Inoltra cambia nel tempo, poichè la cultura (
per definizione, coltivare) muta nel tempo.
Aristotele, era un estremista su questo argomento, infatti pensava che l’uomo per natura
fosse un animale sociale (Zeon Politicon) e dunque ha delle caratteristiche che derivano
dalla natura circostante e talvolta l’uomo al di fuori delle relazioni sociali è Bestia o Dio.
L’uomo per natura tende ad avere un legame di coppia o di amicizia con determinate
persone.

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