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L'Acqua Nell'Antica Roma

Appunti Storia dell’architettura I

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Ponti

Elementi del ponte:


rostri: forma appuntita che genera un minor impatto tra le acque che si intrangono
sulle pile e le pile stesse
Fondazione: struttura che non si vede su cui si erige il ponte
Contrafforte: assorbe le spese del piante stesso
Careggiata: porzione percorribile della strada (punto su cui passa il carro)
Archivolto: porzione dell’arco che genera la forma geometrica dell’arco. Linea
davanti all’arco
Estradosso: superficie esterna dell’arco (sopra l’arco)
Intradosso: sotto l’arco
Finestre di scarico: aperture tra le arcate

Ponti di Roma antica


Il Tevere è uno dei primi ostacoli di Roma e già in epoca antica erano stati
realizzati una serie di ponti.
Ponte Elio (o di Adriano o Sant’Angelo) di Adriano del 134 d.C. che ha una
struttura perfetta da modello, arcate con pile e contrafforti in questo caso
Ponte Cestio di Lucio Sestio nel 46-44 a.C. Sono ponti di lunga durata
Ponte Emilio di Marco Emilio Lepido con finestre di scarico
Ponte Milvio
Ponte di Augusto e Tiberio a Rimini nel 14-21 d.C. La denominazione del ponte
rimanda a chi l’ha costruito, come negli archi di trionfo, che permette di capire
anche la periodizzazione. Il materiale qui è la pietra bianca dell’Istria, attinto
dall’altra parte dell’Adriatico. Essa caratterizza tutta l’architettura di Venezia
e ci da proprio una collocazione geografica. La pietra bianca è però solo
rivestimento ed è una muratura a sacco.
Ponte pietra a Verona celebre per essere stato distrutto durante la seconda guerra
mondiale e ricostruito per anastilosi (ricostruiti uguali come per le colonne). C’é
una discontinuità nel materiale che lascia intravedere le parti successivamente
inserite.
Merida, ponte romano in Spagna meridionale, una delle zone prima conquistate
dall’impero e quindi con più resti. Inoltre Traiano è spagnolo e ci sono imperatori
che costruiscono proprio qui. È una sequenza di arcate e la forma del ponte è
quella della sua struttura, non ci sono decorazioni e abbellimenti. La qualità
estetica viene affidata alla precisione dell’architura. Il ponte è rivestito con
opera isodoma (lapidi stessa altezza). Quell’altezz viene usata anche per i conci
dell’arco.
Ponte romano in Tunisia, II sec d.c. ed è una struttura più massiccia e l’arcata
più ampia è il centro del ponte
Ponte di Traiano, Alcantara, con l’aggiunta di un arco che Carlo V edifica quando
attraversa il ponte, continuando dall’epoca antica alla sua del cinquecento (c’è
un’epigrafe anche che lo spiega ma c’è anche grande continuità)

Gli acquedotti

Sono vere e proprie infrastrutture lineari che hanno una lunghezza che dipende dal
tratto di strada che deve essere coperto. L’acquedotto non è un invenzione dei
romani ma già gli etruschi li usavano. La scienza delle acque romana però la
conosciamo grazie al testo di Sesto Giulio Frontino (epoca di Claudio quindi dopo
vitruvio) e ed è l’unica altra fonte antica dell’arte del costruire. Questo
trattato però ha una vocazione più settoriale e specifica perché l’unico interesse
qui è proprio l’acqua e le sue costruzioni. Rispetto a vitruvio, che vuole anche
divulgare, qui è molto specialistico.
Il primo acquedotto documentato è l’Acqua Appia e il committente è Appio Claudio
Ceco che commissiona sia la via che l’acquedotto. Oggi ne abbiamo solo alcuni
frammenti ma pare che coprisse circa 19 km.
Altro è l’Anio vetus, sempre legato a bottini di guerra, in questo caso contro re
Pirro dell’Epiro.
Altro è l’Acqua Marcia, Acqua Tepula, Acqua Virgo, Claudia, Traiana, neroniana, e
gli ultimi di marco Antonio. Gli acquedotti (IV a.C. fino al II d.C.)

Claudio commissiona due acquedotti che sono l’Acqua Cladia e ….. Lui introduce una
nuova figura è il procuratore delle acque che gestiva queste infrastrutture.
L’acqua Claudia attaversa le campagne fino alla città e le arcate sono sorrette da
piloni (pile per i ponti ma la funzione è la stessa). Nei ponti l’acqua scorre
sotto, negli acquedotti sopra. (17-27 h, che dipende dalla variazione del terreno e
dalla sua pendenza. La sezione dei piloni è 3m e la luc 5,5m).
L’acqua viene raccolta in cinque cisterne divise poi in una rete per la
distribuzione. Quando l’acquedotto entra a Roma lo fa per una porta monumentale
come la Porta Praenestina. Come negli archi di trionfo ci sono le arcate, le
edicole, I frontespizi e le colonne che sorreggono le nicchie. Sopra ci sono delle
epigrafi (con il nome di Claudio) e Giuliano da sangallo ne fa uno schizzo.
Alcuni sono
Pont su Gard a Nimes con una sovrapposizione di registri per arrivare alla massima
altezza
Merida, con un’anima di calcestruzzo
Segovia (I-II sec), molto alto, in cui varia il pilone

Le terme

Terme di Nettuno ad Ostia antica


Terme di Nerone, disegnate da Andrea palladio che studia la logica compositiva e di
disegno dei diversi ambienti. Ci sono due aspetti: uno legato al disegno rispetto
alla funzione, l’altro come modello per gli architetti delle epoche successive che
prenderanno spunto come nel cinquecento. Queste sono le prime terme costruite dopo
l’incendio di Roma.

Terme di Traiano
Con terme si intende una struttura per il bagno e può essere anche privata e
diversificata ma da traiano in poi si arriva ad una caratterizzazione formale
fissa, sempre ripetuta come sequenza degli ambienti. A progettarle è sempre
Apollodoro di Damasco, in grado di gestire strutture molto articolate e molto
diverse (forse anche il pantheon). La costruzione comincia nel 104 fino al 109 d.C.
e vengono costruite sempre sul territorio della domus aurea (poi anche le terme di
Tito). Le terme rientrano nella ricostruzione di Italo Gismondi com’era nel IV sec.
d.C. (con le terme senza domus aurea). È difficile ricostruire le terme originarie
perché sono molto grandi e ora frammentate. L’impianto però è regolare, quadrata o
quadrangolare, recintata esternalemnte e con porzioni scoperte e qui c’è anche un
emiciclo che chiude da una parte il perimetro. Dal punto di vista della
configurazione della città è un nucleo riconoscibile proprio come il foro. Cos’è
che diventa canonico, il blocco centrale delle quattro vasche, dedicate a diverse
fasi del bagno collocate geometricamentie. Abbiamo:
natatio, prima vasca scoperta
Frigidarium, tepidarium, caldarium, passaggio delle temperature con il tepidarium
come vasca più piccola, proprio di transizione
Affianco c’erano poi le palestre e gli spogliatoi
La dimensione degli impianti, a partire da qui, crescerà sempre. Per costruire
questo impianto gli archeologi si sono serviti della Formae Urbino Romae. Il
riscaldamento dell’acqua si aveva grazie dall’ipocausto, che riscaldava il
pavimento sotto alla vasca. Veniva fatta bruciare della legna nell’ipocausto e il
calore diffondendosi riscaldava il pavimento.
C’erano poi qui anche delle biblioteche. Le terme sono state poi spogliate da marmi
decorati e mosaici (anche se sarebbero i più resistenti) e le sculture vengono
ritrovate mano mano. Comunque tutto veniva portato in collezioni private, oggi
musei, ma comunque tolte dalla collocazione appena trovate. Leclerc realizza, nel
grand tour a Roma, una ricostruzione. Tra i ritrovamenti nelle terme è il gruppo
scultoreo di Laooconte nel 1506 in delle campagne compiute alla ricerca delle
antichità. Furono delle campagne a titolo privato e trovarono questa copia romana
di statua ellenistica. Plinio nella storia naturale ne parla dicendo che si trovava
nell’abitazione dell’imperatore Tito (sovrapposizione delle terme di Traiano e
tito, cosa che spiega la collocazione).

Terme di Caracalla
Sono costruite tra il 212- 225 d.C., fase tarda dell’impero, tardo-antico, dopo la
morte di Adriano. Anche qui c’è un grande blocco centrale e oggi sono venute meno
tutte le coperture. Viene progettato con l’intenzione di diventare il più
importante, perciò il maggiore di tutti. Rispetto a Traiano la maggior parte delle
strutture sono però riconoscibili. Una differenza è il rappprto tra le vasche e il
perimetro perché qui non è appoggiato ma annegato nel centro della struttura. Qui
il calidarium si distingue per una forma circolare e per essere quasi al centro
dell’impianto. Il materiale è il laterizio ma ci sono delle differenziazioni date
dai restauri. Giovanni Antonio d’osio ne fa uno schizzo ricco di vegetazione come a
rappresentare il fatto che aveva poi un diverso ultilixdo da quello originale. Qui
è stato trovato il Toro Farnese, sempre copia romana. e Ercole Farnese.

Terme di Diocleziano
Costruite 100 anni dopo Caralla, di cui resta il perimetro e l’esedra ancora
riconoscibili inseriti nel territorio. Il frigidarium ha ancora una forma
cruciforme e il calidarium è esterno al blocco.

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