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ALFIERI

Appunti su Alfieri per Letteratura Italiana F

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ALFIERI

Egli vuole dare all’Italia una tragedia come quelle da primato di Racine e Corneille.
Scrisse un’autobiografia e la sincerità.
Alfieri nacque nel 1749 ad Asti da una famiglia nobile, il padre muore quando lui ha 1
anno.
La madre si risposa e muore dopo poco.
Si iscrive all’accademia militare di Torino, in quel periodo imparò solo l’arte di
cavalcare e parlare francese siccome era un accademia aristocratica.
Inizialmente ebbe ammirazione per la Francia, soprattutto dopo la rivoluzione, ma la
cosa si trasformò in odio ben presto anche verso la lingua.
Nei suoi viaggi Alfieri conobbe i suoi amori, il primo in Olanda.
A Londra trova conobbe il secondo, Penelope Bit; il marito lo sfidò a duello ma dopo
che si ruppe un braccio a cavallo lo risparmiò e di questo Alfieri gli fu sempre grato.
La situazione sfociò in un divorzio, Alfieri chiese a Penelope di sposarlo ma ottenne un
2 di picche.
La terza fu la Falletti.
Il suo vero amore fu la contessa d’Alba.
Egli poteva sembrare il Giovin Signore aristocratico descritto da Parini ma non così
superficiale.
Alfieri era un uomo molto affascinate, se lo disse persino da solo nel sonetto Allo
specchio.
L’incidente con Elia, uno dei servitori che lo accompagnarono in Spagna durante il suo
Grand Tour, è curioso: questo per sbaglio gli tirò un capello e iniziò uno scontro finito
con la pace.
Secondo Alfieri tutti gli aristocratici possono criticare gli altri aristocratici ma chi non lo
è non può.
A Lisbona conobbe il suo futuro maestro Abbate Tommaso Valperga di Caluso il quale
pubblicherà la sua autobiografia.
Formerà una compagnia di letterati ai quali rappresenterà Antonio e Cleopatra al
teatro Carignano, ricostruito dallo zio di Alfieri, e una satira contro Cleopatra.
Il viaggio in Toscana gli permise di imparare realmente l’uso dell’italiano.
Nel 1778 decide di rinunciare ai suoi doveri feudali (spiemontizzarsi).
Si trasferisce a Parigi per seguire la stampa della prima edizione delle sue 14 tragedie
(poi 19).
Scrive poi “Misogallo” dove esplica il suo vero rapporto con la cultura francese: in
particolare si rivela anti rivoluzionario e contro coloro che hanno rinunciato alla propria
classe sociale.
La religione per lui è uno strumento per governare, dopo la Rivoluzione si rende conto
che ispirava dei principi pertanto sostituirla con la Dea Ragione è comunque un errore.
Nei suoi ultimi anni di vita, in Italia, scrive le sue 6 commedie (il Divorzio).
TEMI
La tirannide è un male assoluto in quanto un solo uomo opprime la libertà degli altri
per il proprio bene.
Il tiranno è un oppressore politico e un corruttore morale.
La libertà è necessaria, secondo Alfieri, per la realizzazione dell’uomo virtuoso ispirata
alla grandezza
degli antichi (che lottavano e morivano per la libertà).
Questo odio è tipico nelle tragedie, spesso ambientate in epoche remote, ricche di
polemici verso i regimi assolutisti a lui contemporanei:
-Tiranno e Vittima: i personaggi incarnano la lotta tra potere oppressivo e volontà di
libertà
-Bruto I e Bruto II: dedicate a due grandi oppositori della tirannide nella Roma antica
-Timoleone: l’uomo che liberò Siracusa dalla tirannia di Dionisio il Giovane per poi
abbandonare il potere
-Mirra: tragedia privata in cui emerge comunque la tematica della lotta per la libertà.
L’eroe alfieriano è spesso tragico ma mantiene la sua grandezza morale proprio
perché non cede alla tirannide.
TRATTATI
Alfieri scrisse un saggio politico nel 1777, pubblicato postumo nel 1802, dove:
-analizza la figura del tiranno e i mezzi con cui domina
-denuncia la corruzione di cortigiani, ministri e religiosi nel sostenere il potere assoluto
-esalta il bisogno di educazione, pensiero libero e azione eroica per rovesciare i tiranni
-propone un modello ideale di Repubblica fondata sulla legge e sulla partecipazione
dei cittadini.
La tirannide è l’antitesi della civiltà tanto da renderlo, per il suo impegno contro di
essa, un precursore del pensiero risorgimentale italiano.
Si schierò apertamente conto le monarchie assolute del tempo.
L’analisi psicologica dei sentimenti degli uomini di fronte al potere è unica, domina la
PAURA (del popolo verso il re e viceversa).
Monarchia e tirannide sono uguali da quel punto di vista, quando però la paura
termina la tirannide diventa monarchia.
Chiunque è uguale davanti al tiranno il quale definisce “giustizia” la sua personale
vendetta.
Il tiranno è il 1° vizio dello Stato e ha paura delle persone buone che danno il buon
esempio, si circonda pertanto di gentaglia.
Il monarca ottiene la propria carica tramite il Parlamento.
Cita poi Montesqieu (con il quale solo in parte è d’accordo) che crede che la repubblica
si fondi sulla virtù e la monarchia sull’amore.
Incolpa Voltaire dell’ateismo di stato, errando, ma si spaventa quando la rivoluzione
pone fine all’aristocrazia in Francia.
Alfieri nel cuor suo sogna una monarchia costituzionale ma desidera anche la
repubblica.
Afferma che in Inghilterra la società sia classicista, il suo metodo di governo non è
ideale ma almeno è il più equilibrato.
La tirannia è instabile e se i tiranni più duri comprendono lo stato di allerta presente
quelli più molli no.
Non crede nell’assolutismo illuminato, sostiene che quasi tutti i letterati italiani hanno
avuto un rapporto con il potere ed il denaro (cortigiano diviene negativo in
quest’epoca).
La letteratura è finzione ma deve promuovere la verità, crede che un bravo scrittore
non debba essere legato al mondo religioso.
SAUL
SAUL è il suo capolavoro, ispirato liberamente alla Bibbia ed in particolare al 1° libro di
Samuele ossia il 1° libro dei re.
Saul è il tiranno che riconosce il suo errore, diventa folle e viene considerato patetico
perché vecchio.
C’è il tema dell’amore tra David e Micol, della fraternità tra David e Gionata, figlio di
Saul; dell’invidia di Saul verso David.
Il consigliere malvagio Achimenec diffama Davide e istiga Saul affinché se ne liberi.
L’opera è in “Endecasillabo alfieriano” dove i versi sono divisi nei vari i personaggi.
Per Alfieri il modello di poesia epica è James Macpherson, segue anche l’esempio di
Marchionne.
La dedica è fatta a Tommaso val Perri di Caruso, abate e modesto poeta, che redisse le
opere di Alfieri alla sua morte.
SCENA I
Monologo di David in cui vengono narrate le vicende di Saul, che non compare.
E’ un re di cui si teme la follia e che è circondato da nostalgia e paura di quello che è
stato.
Il flashback si conclude con David che si scopre stia dormendo in accampamento
desiderando di combattere con Saul contro gli ebrei.
Saul in realtà vuole catturare David in quanto è fuggito dalla schiera degli israeliti per
sfuggire alla morte.
SCENA II
In David si nota la lacerazione di fronte al re che lui ha servito e che vuole continuare a
servire aspettando il perdono.
Gionata cerca di rincuorare Saul, il re non vuole cambiare posizione nei confronti di
David.
Il suo animo è in continuo subbuglio come tutto ciò che lo circonda.
Questo si sente in colpa della solitudine di Micol ma non vuole neanche lasciarla
andare.
Gionata descrive il dolore della Micol per aver perso David, sia il padre che la figlia
piangono.
L’unico che non piange è Abner, colui che rappresenta il male.
Compare Samuele, la voce della volontà divina, che amava Saul come un figlio ma si è
sdegnato quando non ha cacciato via il male.
Compare anche Micol, fa la sua entrata sempre alla prima luce dell’alba, che dimostra
il suo conflitto interiore tra l’amore per David e la speranza di curare il padre.
Per Alfieri lei e Antigone sono i migliori personaggi femminili da lui creati.
David in fuga si avvicina a Micol, quando la vede comprende che sta per incontrare
Saul.
SCENA IV
David e Micol si incontrano, la donna si sorprende che David indossi un abito da
guerriero nonostante lei gli abbia ricamato una veste porpora e oro, lui le risponde che
non sarebbe stato adatto al contesto e il dialogo termina con una promessa di non
abbandonarsi mai.
Per Alfieri tutti gli aspetti irrazionali e mitologici propri della religione aggiungono
fascino a una poesia.
Saul è per Alfieri il suo miglior personaggio, lui stesso si sente un po’ Saul.
Micol è una sposa tenera e obbediente per quanto sia combattuta tra l’amore per il
padre e David.
Gionata sacrifica la sua possibile posizione sul trono per la chiesa, platonico amore per
David.
Alfieri ammira Metastasio.
ATTO II
SCENA I
Saul si trova nel pieno del suo tormento psicologico e dà vita ad un monologo dove
spiega la sua crisi interiore:
-gelosia verso David
-ansia del potere che sta scivolando via
-profondo senso di isolamento.
Definisce la gelosia come veleno, l’ombra come manifestazione dell’angoscia.
Il senso di tradimento e la paranoia di essere circondato dai nemici lo dilaniano tanto
da invocare il cielo.
Egli lotta contro un destino già scritto.
Il linguaggio sempre più sconnesso e frammentato riflettere la confusione mentale di
Saul.
Oltre alle metafore già citate vi sono continue ripetizioni e domande retoriche per
aumentare il climax e la partecipazione dello spettatore.
SCENA II
Dialogo amichevole ma carico di tensione tra Gionata e David in cui il principe avvisa il
“fratello” della pazzia del padre.
SCENA III
Saul accoglie David con apparente benevolenza, ma le parole svelano la tensione e la
gelosia crescente del re.
David, rispettoso e umile, ribadisce la fedeltà al re.
Saul finge di apprezzare David ma inizia a vedere in lui una figura minacciosa.
Il re ricorda la gloria di David nella battaglia contro i Filistei
L’ambiguità di Saul viene percepita da David.
David incarna la virtù e la fedeltà mentre Saul la decadenza del potere corrotto dalla
paura.
SCENA IV
Vi è solo Saul che dà voce ai suoi sospetti e timori persino nei confronti di Gionata e
Micol.
Nonostante la gelosia il re riconosce le virtù di David aumentando il suo tormento; si
sente abbandonato persino da Dio.
SCENA V
Abner entra per parlare con Saul, ancora profondamente scosso e tormentato, per
parlare di questioni politiche ma il re finisce per chiedergli cosa stia succedendo a
corte.
Abner cerca di rassicurarlo ma non riesce nel suo intento.
Saul accusa David di utilizzare la sua umiltà e il suo coraggio per ottenere il favore del
popolo.
Saul chiede ad Abner di sorvegliare David e capisce che dovrà prendere una decisione.
ATTO III
Alfieri utilizza la “polimetria” ossia combinazioni di settenari e versi brevi per dare toni
diversi in base al momento (guerresco ed evocativo).
Abner tradisce David.
SCENA I
Gionata, che rappresenta la coscienza morale, è lacerato dal conflitto interiore simile a
quello di Micol.
Gionata cerca di convincere David a fuggire per salvarsi.
David, che incarna l’ideale alfieriano dell’eroe morale, rifiuta la fuga poiché sarebbe
disonorevole.
SCENA II
Monologo di David; è consapevole della minaccia ma non penso all’odio, alla vendetta
o al tradimento.
David ha fede in Dio e nella giustizia superiore, non nelle armi o nel potere.
E’ opposto al cognato: Saul è furore e sospetto, Davide è calma e virtù.
SCENA III
Saul recita la parte del re magnanimo ma lo spettatore comprende voglia mandare
David a morire in battaglia.
La follia si manifesta non più come delirio ma come lucido calcolo crudele, David
comunque accetta.
Saul usa frasi ambigue, falsamente paterne, piene di sottintesi.
SCENA IV
Saul non riconosce sua figlia e Davide stesso.
David tenta una sorta di “musicoterapia” su Saul.
Saul inizia con il giudicare i sacerdoti, in realtà è Alfieri stesso che parla.
Saul odia i sacerdoti in quanto alleati di David.
Il canto è diviso in 4 parti:
-prima le ottave in endecasillabi per esprimere la potenza del dio creatore che
terminano con un settenario
-poi una serie di endecasillabi e settenari che raccontano le vicende guerriere di Saul
in stile Petrarchesco
-un inno alla pace che si aspetta e con versi brevi e settenari ispirati a Metastasio
-un decasillabo finale con un ritmo guerresco simile a quello di Manzoni.
ATTO IV
SCENA III
Gionata parla a Saul in difesa di David e procura un nuovo conflitto interiore nel padre.
Successivamente Gionata e Micol si lamentano dello stato di Saul.
Saul rimasto solo con Gionata gli racconta i sentimenti contrastanti di odio e amore
per David.
Giunge Abner dicendo che nel momento della battaglia imminente David è scomparso.
Scontro tra Saul e Achimelec che creduto complice di David viene messo a morte.
Il re ordina poi ad Abner di cambiare i piani di battaglia decisi da David: anziché nel
pomeriggio si partirà al mattino.
ATTO V
SCENA I
Micol esprime la sua angoscia per l'assenza di David e Gionata cerca di consolarla.
Micol è sia una figlia devota che una donna coraggiosa.
Gionata sembra il mediatore tra le due parti ma in realtà è impotente rendendolo
tragico.
SCENA II
Saul, ormai sconfitto e consapevole della sua caduta, si confronta con Abner.
Egli riconosce i suoi errori ma è ormai troppo tardi per rimediare.
SCENA III
Saul, sopraffatto dalla disperazione e dalla consapevolezza della sua fine imminente, si
suicida.
Entrano i Filistei, che celebrano la loro vittoria.
Il tutto è una metafora di un uomo distrutto che termina così la sua dinastia iniziando
quella di David.

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