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Economia Completa

Il documento introduce i principi fondamentali dell'economia, evidenziando l'importanza delle scelte in condizioni di scarsità e il principio costi-benefici. Viene discusso il ruolo dei modelli economici e gli errori comuni nel processo decisionale, oltre a presentare le curve di domanda e offerta come strumenti per analizzare il mercato. Infine, si distingue tra microeconomia e macroeconomia, e si affrontano le domande fondamentali che ogni società deve considerare riguardo alla produzione e distribuzione dei beni.

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Economia Completa

Il documento introduce i principi fondamentali dell'economia, evidenziando l'importanza delle scelte in condizioni di scarsità e il principio costi-benefici. Viene discusso il ruolo dei modelli economici e gli errori comuni nel processo decisionale, oltre a presentare le curve di domanda e offerta come strumenti per analizzare il mercato. Infine, si distingue tra microeconomia e macroeconomia, e si affrontano le domande fondamentali che ogni società deve considerare riguardo alla produzione e distribuzione dei beni.

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LEZIONE 1 - 27/09/2022

Capitolo 1 – Pensare da Economisti

1.1 CHE COS’È L’ECONOMIA (L’economia: lo studio delle scelte in condizioni di scarsità)

 L’economia
- Lo studio del modo in gli individui effettuano scelte in condizioni di scarsità e dei risultati di tali
scelte per la società. Disciplina che si occupa di tutte le scelte da parte di individui che
effettuano azioni in condizioni di scarsità, dei quali risultati saranno sull’intera totalità (es classi
affollate).
 Principio costi-benefici
- Un individuo (o un’impresa o una società) dovrebbe intraprendere un’azione se, e solo se, i
benefici aggiuntivi sono almeno pari ai costi aggiuntivi ad essa associati.
 Ipotesi: gli individui sono RAZIONALI

Comparazione tra beneficio di avere classi più piccole (di aiuto per l’apprendimento) e costi legati al fatto di
suddividere tali studenti  trade off tra il numero di posti disponibili. Maggiori costi avrebbero come
diretta conseguenza quella di far sì che poi l’università deve coprirli, aumentando le tasse universitarie o
aumentando la fiscalità generale (lo stato per finanziare l’università può aumentare dei costi). Tutte le
scelte vengono effettuate in condizioni di scarsità  non ci sono risorse illimitate. Il trade off, in relazione
all’esempio, consisterebbe nella possibilità di andare in una università con classi più piccole, es le private, in
cui ci si aspetta che le tasse siano più alte rispetto ad una università pubblica dove c’è un’unica classe.
Tuttavia, il fatto che si impieghino risorse per pagare tasse comporta che si avrebbero meno risorse per
attività alternative (es musica,…). Ciò sta alla base del PRINCIPIO DI SCARSITÀ.
Un trade-off (o trade off) è una situazione che implica una scelta tra due o più possibilità, in cui la
diminuzione di una quantità costituisce un aumento in un'altra quantità.

In economia non esistono pasti gratis  se l’università elimina le tasse non significa che questa non sia
finanziata ma avrà un'altra modalità di pagamento.

Qual è la modalità secondo l’economia per la quale viene trovata la soluzione della scelta a cui sono posti
gli individui (quindi al trade-off)? Queste situazioni vengono risolte attraverso il PRINCIPIO DEI COSTI-
BENEFICI: si intraprende un’azione solo se i benefici aggiuntivi sono almeno pari ai costi aggiuntivi che deve
affrontare. (es impresa  costi legati alla quantità del bene che questa impresa produce, per effettuare una
scelta deve comparare benefici e costi).

Queste scelte vengono effettuate tendendo in considerazione che gli individui sono razionali  non
significa che bisogna giudicare l’etica della decisione, l’economia si limita a dare un’analisi di tipo positivo,
spiegando perché viene presa quella decisione. Analisi di tipo normativo 

Esempio di analisi di tipo positivo  in un mercato c’è una posizione dominante di un’impresa, interviene
antitrust).

1.2 APPLICARE IL PRINCIPIO COSTI-BENEFICI

Vi conviene andare a piedi in centro per risparmiare 10 euro sull’acquisto di un gioco per PC che ne costa
25?

 State per comprare un gioco per PC da 25 euro


 Scoprite che è in vendita in centro per 15 euro
 Se per arrivare in centro impiegate mezz’ora a piedi, dove vi conviene comprare il gioco?
 Qual è il valore monetario che attribuite a 30 minuti di tragitto a piedi?
 Quanto vorreste essere pagati per compiere una commissione per una sconosciuta, per la quale
dovreste compiere lo stesso tragitto?

Lato beneficio  immediato, pari a 10 euro (perché sono risparmiati)

Costo  bisogna fare una stima (il costo è la perdita di tempo)

Bisogna quindi pensare se, per esempio, il padre chiede di andare in centro a ritirare qualcosa dicendo di
essere disposto a darti tot euro, quanto ci faremmo pagare per compiere questa commissione? Attribuendo
un costo all’azione, ci rendiamo conto di quanto sia conveniente: nell’esempio, se esso è maggiore di 10,
non è conveniente.

 Beneficio: 10
 Costo per recarsi in centro: 20

Stabilire il beneficio è più semplice che stabilire il costo.

 Quando compariamo benefici e costi, se la differenza tra beneficio e costo è uguale a 1, esso si
chiama SURPLUS ECONOMICO  dato dalla differenza tra il beneficio e il costo.
 Il costo opportunità (di una attività): è il valore della migliore alternativa cui bisogna rinunciare per
compiere un’azione.
Il recarsi in centro sottrae tempo, e se per esempio si è in prossimità di un esame, in questo caso il
tempo è molto più stringente. Il costo che si attribuisce al tempo è quindi maggiore, in questo caso
non ci si reca in centro. Valore che noi diamo alla migliore alternativa possibile a cui bisogna
rinunciare (in questo caso rinuncia a 10 euro per studiare).

1.3 IL RUOLO DEI MODELLI ECONOMICI

Gli economisti utilizzano il principio costi-benefici come un modello astratto per studiare in che modo un
ipotetico individuo razionale effettuerebbe le proprie scelte fra alternative in contrasto tra loro.

Es quando si impara ad andare in bicicletta  si sfruttano le leggi della fisica.

1.4 QUATTRO ERRORI COMUNI NEL PROCESSO DECISIONALE

 Errore n.1: misurare costi e benefici in proporzione anziché in termini monetari assoluti.
Esempio  vi conviene camminare 3km per risparmiare 10 euro sull’acquisto di un laptop che ne
costa 1000? L’individuo pensa che il risparmio in proporzione sia molto minore (rispetto a 20 euro)
ma è un errore, bisogna comparare il beneficio assoluto e il costo assoluto.
 Errore n.2: ignorare i costi opportunità
 Errore n.3: non ignorare i costi non recuperabili
costo non recuperabile = un costo da cui non si può rientrare nel momento in cui la decisione deve
essere presa  esempio politica del self service, una volta a settimana a pranzo sceglie 5-10
persone che entrano gratuitamente. Ci si aspetta che una volta dentro, sia chi ha pagato 20 euro
che chi è entrato gratis mangi la stessa quantità. Invece empiricamente si osserva che chi paga
tende a consumare di più, nelle decisioni però non andrebbe incluso il fatto di avere pagato
l’entrata.
 Errore n.4: non distinguere tra valori medi e valori marginali
È opportuno considerare sempre il costo e il beneficio di un’unità aggiuntiva di attività.
Costo marginale  variazione del costo totale causata dallo svolgimento di un’unità in più di
un’attività: che implicazioni mi dà sul costo totale? (costo totale2 – costo totale1)
Costo medio  costo totale derivante dalla produzione o dall’acquisto di n unità diviso per n.
Beneficio marginale  variazione nel beneficio totale causata dallo svolgimento di un’unità in più
di un’attività.
Beneficio medio  beneficio totale derivante dalla produzione o dall’acquisto di n unità diviso per
n.

1.5 QUANTI SATELLITI DEVE LANCIARE L’AGENZIA SPAZIALE EUROPEA?

Supponiamo che il beneficio di ogni lancio sia 3 euro.

Numero di lanci Costo totale Costo medio Costo marginale


(miliardi euro) (miliardi euro) (miliardi euro)
0 0 0
2,0
1 2,0 2,0
2,25
2 4,25 2,125
2,5
3 6,75 2,25
3,25
4 10,0 2,5
5,0
5 15,0 5,0

I primi tre lanci soddisfano il principio costi-benefici, il quarto e il quinto no.

costo marginale  conseguenza dell’incremento del costo totale dovuto al fatto che da un lancio siamo
passati a due lanci.
Calcolare il costo marginale

1.6 L’ANALISI ECONOMICA: MICRO E MACRO

Microeconomia = lo studio delle scelte individuali in condizioni di scarsità e delle loro implicazioni sui prezzi
le quantità in specifici mercati.

Macroeconomia = lo studio del funzionamento del sistema economico nel suo complesso e delle politiche
che i governi possono adottare per migliorarlo.
LEZIONE 3 - 30/09/2022

Capitolo 3 - Domanda e Offerta: un’introduzione

1.0 CHE COSA, COME, PER CHI?

Tutte le società devono affrontare alcuni quesiti economici di base:

 Che cosa?
Quali beni produrre? Quanto produrre di ciascun bene?
 Come?
Con quali risorse? Con quale tecnologia?
 Per chi?
In base a cosa distribuire i beni prodotti? In base al reddito o ai bisogni? Come distribuirli?

Per far fronte a questi quesiti vengono utilizzati due sistemi:

1. Economia pianificata: l’allocazione delle risorse è decisa da un apparato politico e amministrativo


(governo) che raccoglie le informazioni relative alla tecnologia, alle risorse disponibili e alla
domanda finale di beni e servizi ( informazioni relative a tutti gli individui che sono consumatori e
produttori, quali sono le preferenze e i gusti di ciascuno per stabilire le risorse che sono necessarie
per produrre tali beni). Sistemi di questo tipo sono esistiti in passato, oggi di fatto un’economia
pianificata si trova in Corea del Nord e Cuba (economie socialiste). Un approccio alternativo è
quello dell’economia di mercato.
2. Economia di mercato: istituzione; luogo fisico o immaginario dove si incontrano insieme le esigenze
dei compratori e venditori di un bene. Questi scambi tra compratori e venditori avvengono sulla
base di determinate regole: un esempio di luogo fisico è il mercato dei fiori in Olanda (XII-XIV
secolo). Mercato immaginario invece sono tutte le varie piattaforme online.

1.1 I COMPRATORI E I VENDITORI NEI MERCATI – CURVA DI DOMANDA

 Come si forma il prezzo di un mercato di un bene?


 Costo di produzione o valore di consumo?
 Costi

CURVA DI DOMANDA = diagramma che dimostra la quantità di un bene che i compratori desiderano
acquistare per un dato prezzo. In questa definizione si stanno considerando fisse altre variabili. La curva di
domanda (individuale) ha pendenza negativa (i consumatori acquistano maggiori quantità a prezzi minori, e
minori quantità a prezzi maggiori).

Le variabili che sono considerate fisse sono:

 Prezzo del bene


 Prezzo del n-1 beni che compongono l’economia
 Reddito dell’individuo
 G = preferenze, gusti di ogni soggetto

Esempio: Ci sono n beni (di qualsiasi tipo), la domanda del bene microfono da cosa dipende?

 Prezzo del microfono


 Prezzo di tutti gli altri n-1 beni (pasta, sedie, …)
 Reddito  quant’è il reddito di un individuo
Ma se consideriamo valori fissi il prezzo degli altri beni, G, e il reddito, possiamo studiare la relazione della
quantità domandata di microfono e prezzo del microfono.

[se non fossero fissi, ad esempio se diminuisce il costo del noleggio di campi da tennis, aumenta la
domanda perché molta gente vorrà andarci, aumenta quindi la domanda delle palline perché verranno
usate di più.]

 Curva di domanda giornaliera di pizza a Napoli

Il fenomeno per cui la quantità diminuisce in seguito alla variazione del prezzo prende il nome di effetto
sostituzione.

 Effetto di sostituzione = variazione nei livelli di quantità domandata di un bene quando, a seguito di
un cambiamento del prezzi, i compratori soddisfano i loro bisogni acquistando un bene sostituto
(se il prezzo della pizza aumenta, il compratore cambia bene e passa alla pasta)
 Effetto di reddito = variazione nei livelli di quantità domandata di un bene quando, in seguito a una
variazione del prezzo, cambia il reddito reale dei consumatori (il potere d’acquisto).

Quindi i motivi della pendenza negativa sono:

1. Se aumenta il prezzo di un bene, il compratore può decidere soddisfarsi con un altro bene.
2. Se aumenta il prezzo di questo bene e consideriamo dato il reddito, che per esempio è pari a 10, e il
prezzo della pizza passa da 2 a 5, si riduce il potere d’acquisto del consumatore.

Reddito nominale = reddito percepito dal lavoro, immobili, … variando i prezzi si modifica il potere
d’acquisto del reddito nominale.

Reddito reale = capacità d’acquisto del reddito nominale. Quanti beni un individuo riesce a comprare.

Domanda di mercato = data dalla somma delle domande individuali.

L’esistenza di differenze di reddito e di gusti fra i consumatori crea differenze anche per quanto riguarda il
prezzo che essi sono disposti a pagare. Ragionando in un’ottica di costi e benefici, una persona può
decidere se acquistare o quanto acquistare di un determinato bene.

Il beneficio equivale al PREZZO DI RISERVA DEL COMPRATORE = l’importo massimo che i compratori sono
disposti a pagare per l’acquisto di una singola unità di bene.

Il costo è il prezzo fissato dal venditore. Si compra solo se il prezzo è inferiore o uguale al prezzo di riserva.

La pendenza negativa della curva di domanda riflette il fatto che il prezzo di riserva del consumatore
marginale (= colui che è disposto ad acquistare una unità in più di quel bene) scende all’aumentare della
quantità acquistata.
1.2 I COMPRATORI E I VENDITORI NEI MERCATI – CURVA DI OFFERTA

CURVA DI OFFERTA = un diagramma che mostra la quantità di un bene che i venditori desiderano vendere
per un dato prezzo.

Ha pendenza positiva per il principio del frutto più accessibile/costo opportunità crescente (quando un
individuo vuole espandere la produzione di un bene, deve confrontare il beneficio con il costo di
incremento delle unità. I benefici sono dovuti dal fatto che viene incrementato il prezzo di riserva, mentre
per quanto riguarda il costo, produrre maggiori quantità comporta l’aumento della quantità di lavoro e le
risorse. Tali risorse potrebbero essere impiegate in altre attività, stessa cosa vale per il tempo che si
impiega a produrre). Dovrà quindi utilizzare prima le risorse che hanno costo opportunità minore, e poi
successivamente quelle che hanno un costo opportunità maggiore. Se aumenta il prezzo, la quantità offerta
aumenta. La rilevanza del principio del frutto più accessibile dice che l’individuo segue il costo opportunità
più basso.

Si mantengono costanti tutti i fattori produttivi che servono per produrre il bene (i costi totali). La relazione
è quindi diretta.

Perché la curva di offerta ha inclinazione positiva?

Se si fa un confronto tra benefici e costi, il beneficio è dato dal prezzo di riserva del venditore. Esso indica
l’importo minimo a cui è disposto a vendere un bene.

PREZZO DI RISERVA DEL VENDITORE = l’importo MINIMO al quale il venditore è disposto a vendere una
singola unità addizionale del bene. Generalmente eguaglia il costo marginale. Maggiore sarà il valore del
prezzo di riserva, maggiore sarà la quantità del bene che si trova nel mercato.

OFFERTA DI MERCATO = somma delle singole offerte dei venditori.


LEZIONE 4 – 04/10/2022

1.0 L’EQUILIBRIO DEL MERCATO

Equilibrio di mercato (statico)  nessun ente all’interno del mercato ha volere di cambiare il sistema: ciò si
verifica quando la domanda eguaglia l’offerta. Un sistema è in equilibrio quando al suo interno non vi è
spinta al cambiamento, tende a perdurare nel tempo. Il sistema tende sempre a spostarsi in una situazione
di equilibrio.

Prezzo e quantità di equilibrio = prezzo e quantità in corrispondenza dei quali domanda e offerta di
mercato si equivalgono.

Il prezzo e la quantità di equilibrio sono i valori che corrispondono all’intersezione delle curve di domanda
e di offerta.

All’equilibrio di mercato partecipano tutti i venditori e tutti i compratori

 Eccesso di offerta  il prezzo tende a diminuire e quindi tende a spostarsi, ritornando


all’equilibrio. Ciò capita poiché la domanda è di un valore minore rispetto all’offerta dei produttori.
Si calcola sottraendo la quantità in corrispondenza dell’offerta per un determinato prezzo e la
quantità che viene domandata per il medesimo prezzo (nel diagramma, per un prezzo uguale a 4,
l’eccesso di offerta è 8).
 Eccesso di domanda  la domanda è superiore all’offerta, quando si verifica ciò il prezzo tende ad
aumentare e si ritorna alla situazione di equilibrio. Si calcola sottraendo la quantità domandata con
la quantità offerta per un determinato prezzo (nel diagramma, per un prezzo uguale a 2, l’eccesso
di domanda è 8).

L’equilibrio di mercato è stato studiato inizialmente da Marshall a fine 800, infatti spesso prende il nome di
teoria Marshaniana. Tutte le volte che ci troviamo in una situazione di eccesso di offerta, il prezzo tende a
diminuire finché non raggiunge il prezzo di equilibrio.

All’opposto, se c’è un eccesso di domanda, il prezzo tende ad aumentare finché non raggiunge il prezzo di
equilibrio.

È importante sottolineare che la condizione di equilibrio, che tende ad essere abbastanza stabile, non
genera necessariamente il risultato ottimale a tutti i partecipanti al mercato. Rappresenta solo che, a quel
prezzo, tutti coloro che vogliono comprare e vendere il bene riescono a compare e vendere il bene (il
prezzo di riserva del compratore coincide con il prezzo di riserva del consumatore).
 Sul controllo degli affitti

Un caso di esempio è l’affitto di case a Parigi. In base alle curve di domanda e di offerta, il livello di
equilibrio del canone mensile è pari a 1600 euro, e a questo prezzo verranno affittati 2 milioni di
appartamenti.

Tuttavia, molte persone non riescono a permettersi di pagare 1600 euro al mese. Per questo motivo, il
governo proibisce di imporre canoni mensili superiori a 800 euro. I proprietari sono quindi disposti a offrire
1 milione di appartamenti. Gli inquilini, invece, desiderano affittare 3 milioni di appartamenti: c’è un
eccesso di domanda di 2 milioni di appartamenti. Il numero di appartamenti effettivamente affittato
scende.

Legge dell’eco canone  il governo impone un tetto massimo di canone mensile, in questo caso non
superiore a 800 euro.

L’obiettivo del governo nell’abbassare le tasse era far accedere più persone all’affitto del monolocale. Il
risultato è che a un prezzo pari a 800 euro, si affittano meno appartamenti rispetto a quando venditori e
compratori potevano contrattare liberamente i prezzi di mercato.
Se non ci fosse la legge, siccome c’è un eccesso di domanda, il prezzo crescerebbe fino ad arrivare
all’equilibrio.

Quando il prezzo è pari a 800, e quindi vengono date in locazione un milione di abitazioni, ci sono
consumatori che sarebbero disposti a pagare fino a 2400 euro. Questo mette in moto una situazione
collaterale al mercato, per esempio dando vita al mercato nero (per coloro che sono disposti a pagare
2400, chiederà la differenza con 800 euro in nero). Oppure, il proprietario dell’appartamento, per
guadagnarci, potrebbe non mantenere costantemente la manutenzione dell’appartamento.

La situazione di eccesso di domanda non può essere eliminata per legge, poiché il canone viene imposto.

Un modo alternativo per far sì che anche coloro che hanno la possibilità di pagare solo 800 euro possano
accedere all’appartamento e, contemporaneamente, far sì che il mercato possa funzionare sarebbe,
anziché imporre un prezzo fisso, lasciare al mercato la libertà di regolarsi da solo e dare un bonus (sussidio
al reddito) alle persone che non hanno abbastanza soldi per pagare l’affitto. Tuttavia, anche i bonus
mettono in moto una serie di problemi, spesso anche di finanza pubblica, truffe,…

1.1 LA PREVISIONE E LA SPIEGAZIONE DELLE VARIAZIONI DEI PREZZI E DELLE QUANTITÀ

 Gli spostamenti della curva di domanda

Ci potrebbero essere interi spostamenti di curva di domanda e curva di offerta.

Ad esempio, a parità di prezzo, se il reddito da 12 passa a 36, sarà possibile acquistare una maggiore
quantità di un bene. L’intera curva di domanda quindi si sposta.

Stessa cosa capita con la contrazione del reddito ma in senso contrario, la curva si sposta dalla parte
opposta.

 Beni normali: l’aumento (la contrazione) del reddito dei compratori provoca uno slittamento verso
destra (verso sinistra) della loro curva di domanda
 Beni inferiori: l’aumento (la contrazione) del reddito dei compratori provoca uno slittamento verso
sinistra (verso destra) della loro curva di domanda
- Si verifica per prodotti per i quali esistono beni sostituti appetibili che hanno un prezzo solo
lievemente più alto.
Quando il prezzo aumenta, si avrà uno spostamento sulla curva di offerta. Se invece, a parità di prezzo,
aumenta ad esempio la tecnologia diventando più efficiente, sarà possibile diminuire i costi di produzione e
la curva di offerta si sposta verso l’esterno.

Nel primo caso parliamo di variazioni lungo la curva di offerta, nel secondo caso parliamo di traslazione
dell’intera curva di offerta.

1. BENI COMPLEMENTARI = beni che hanno più valore quando vengono consumati congiuntamente,
insieme. Esempio zucchero e caffè, racchetta da tennis e palline. Per questi beni, l’aumento (la riduzione)
del prezzo di uno provoca uno slittamento verso sinistra (verso destra) della curva di domanda dell’altro.

Es.: diminuiscono le tariffe dei campi da tennis. Ciò provoca che quelli che giocavano già a tennis
potrebbero giocare in maniera più frequente, mentre chi non giocava perché il prezzo era troppo alto,
potrebbe cominciare a giocare. Nel mercato delle palline, questo ha l’effetto di spostare l’intera curva di
domanda verso l’esterno (a parità di prezzo di palline, ci sarà maggiore domanda). Quando il prezzo di un
bene complementare scende, la domanda dell’altro bene si sposta verso l’esterno; ciò indica che aumenta il
consumo e la quantità delle palline da tennis e il prezzo di equilibrio a cui verranno vendute le palline (il
quale aumenterà).
2. BENI SOSTITUTI = due beni che permettono di soddisfare il medesimo bisogno (esempio, posta ordinaria
e posta elettronica; burro e margarina). L’effetto che è prodotto dalla diminuzione del prezzo di uno di
questi due sarà quella di spostare la curva di domanda di quel bene verso destra. La domanda dell’altro
bene invece diminuirà e la curva di domanda si sposta verso sinistra. Ciò determina una riduzione della
quantità di equilibrio e la riduzione del prezzo di equilibrio.

Allo stesso modo, l’aumento del prezzo di un bene sostituto provoca uno slittamento verso destra.

LEZIONE 5 - 06/10/2022

 Gli spostamenti della curva di offerta

Esempio 1

Considerando il mercato degli skateboard: che cosa


accadrà al prezzo e alla quantità di equilibrio degli
skateboard se il prezzo della fibra di vetro aumenta?

Aumentando i costi di una delle componenti, a parità


di prezzo, aumenta il costo di produzione e a quel
determinato prezzo ci saranno meno produttori di
skateboard che vorranno offrire il bene. La curva di
offerta si sposta quindi verso sinistra.

L’effetto prodotto dalla crescita del prezzo di un


fattore produttivo che serve a produrre il bene, è lo
spostamento della curva di offerta: aumenta quindi il
prezzo di equilibrio e diminuisce la quantità offerta.

Esempio 2

Che cosa accadrà al prezzo e alla quantità di equilibrio delle case di nuova costruzione se il tasso salariale
dei carpentieri diminuisce?

Si modifica il prezzo del fattore produttivo


lavoro (diminuisce il costo di produzione perché
paga salari più bassi), quindi di conseguenza, nel
mercato delle case, si verifica che la curva di
offerta si sposta verso destra. A parità di prezzo,
i costi che deve supportare sono minori quindi
aumenta il divario tra il beneficio e i costi che
deve sostenere il produttore. Se la curva di
offerta si sposta verso l’esterno, per tornare in
equilibrio il prezzo deve diminuire. Quando c’è
eccesso di offerta, il prezzo tende a diminuire
finché non si eguagliano.
Esempio 3

Con l’introduzione del telaio meccanico, la tecnologia usata dall’azienda è cambiata. La curva di offerta, a
parità di altri fattori, tenderà sempre a spostarsi verso destra = SHOCK POSITIVI SULL’OFFERTA. Si hanno
SHOCK NEGATIVI SULL’OFFERTA quando, ad esempio, il governo per questioni sanitarie ha imposto
chiusure ad alcune attività produttive: la curva di offerta segue il percorso opposto.

SINTESI:
 Modifica simultanea della curva di domanda e offerta

Quando la domanda si sposta verso sinistra e l’offerta verso destra, il prezzo di equilibrio scende, mentre la
quantità di equilibrio può aumentare (b) oppure diminuire (a).

Effetto positivo per quanto riguarda l’offerta, mentre la curva di domanda si sposta verso sinistra. Si crea
così un nuovo equilibrio.

Se si considera la stessa situazione del grafico più a destra, nonostante si abbia uno spostamento
dell’offerta verso il basso a sinistra e la domanda si sposti verso il basso a destra, nel nuovo equilibrio il
prezzo diminuisce mentre la quantità no.

Se a prevalere è l’effetto sull’offerta sulla variazione della domanda rispetto alle preferenze degli
individui, si avrà un effetto positivo perché il prezzo diminuisce e la quantità aumenta. La quantità di
equilibrio aumenta.

Se a prevalere è l’effetto sulla domanda, allora diminuiscono quantità e prezzo. La quantità di equilibrio
diminuisce.

1.1 I MERCATI E IL BENESSERE SOCIALE

 Surplus del consumatore: differenza tra il prezzo di riserva del compratore e il prezzo da lui pagato
 Surplus del produttore: differenza tra il prezzo di riserva del venditore e il prezzo effettivamente
praticato
 Surplus totale: somma del surplus del compratore e del surplus del venditore. Se il prezzo del
consumatore è più alto di quello del produttore lo scambio non avverrà.
 I soldi sul tavolo
- Quando un mercato non è in equilibrio, è possibile individuare scambi vantaggiosi per
entrambe le parti
- Quando alcune opportunità non vengono sfruttate si afferma che vi sono “soldi sul tavolo”

Quando un mercato di un bene è in equilibrio, il prezzo è una importante indicazione rispetto a quello che è
il costo opportunità dell’imprenditore di fornire questo bene. I prezzi hanno quindi una funzione di
informazione tra le due parti. [manca una]

Il fatto che il prezzo sia in equilibrio e che questa situazione sia efficiente, non significa che non ci siano
persone escluse dal mercato.
Per vedere come si distribuisce il benessere in un mercato, possiamo misurare il surplus totale che
generano queste transazioni di mercato. Per fare questo dobbiamo considerare il surplus del consumatore
e il surplus del produttore.

Supponiamo che il prezzo di riserva del produttore sia pari a 2 e il prezzo con cui avviene la transazione è
pari a 3. Il surplus del produttore sarà 3-2 quindi 1. Il surplus totale si ricava dalla somma del surplus del
compratore e del venditore. Se il surplus del consumatore è uguale a 1, il surplus totale è uguale a 3.

Bene per uno, male per tutti

- Quantità socialmente ottima: la quantità di un bene che massimizza il surplus totale.


- Efficienza economica: quando tutti i beni e servizi sono prodotti e consumati al loro livello
socialmente ottimale.
- Principio di efficienza: quando la torta dell’economia diventa più grande, ciascuno può averne
una fetta maggiore.
 In un mercato, la quantità di equilibrio di un bene è efficiente:
- Quando il mercato privato di un prodotto è in equilibrio
MC della produzione= MB del consumo
- Se produrre un bene implica costi che ricadono su soggetti diversi dai venditori, il costo
marginale totale è maggiore del beneficio totale. Es.: inquinamento
- Se consumare un bene implica benefici che ricadono su soggetti diversi dai compratori, il
beneficio marginale totale è maggiore del costo totale. Es.: vaccino
 Principio di equilibrio: in un mercato in equilibrio tutte le opportunità sono sfruttate dai singoli, ma
non si colgono i vantaggi ottenibili socialmente.

LEZIONE 6 – 07/10/2022

Capitolo 4 – L’elasticità

1.0 L’ELASTICITÀ DELLA DOMANDA RISPETTO AL PREZZO

Ipotesi
- Mercato delle sostanze stupefacenti. Il consumo di queste sostanze è proibito.
- Chi ne fa uso, ricorre alla criminalità per finanziare la tossicodipendenza; inoltre, lo spaccio di
sostanze stupefacenti è gestito generalmente da organizzazioni criminali. Il fine è quello di
bloccare il contrabbando da parte di queste agenzie criminali.
- Intensificazione dei controlli da parte della polizia (alle dogane: per far sì che il narcotraffico
proveniente dai paesi che fanno uso di queste sostanze venga controllato). Se vengono
intensificati i controlli, ci si aspetta che nel mercato delle sostanze stupefacenti arrivino meno
sostanze (si ha un effetto sul lato dell’offerta)
- La curva di offerta si sposta verso sinistra  riduzione dell’offerta.
- La quantità equilibrio scende da 50kg a 40kg al giorno
- Il prezzo di equilibrio aumenta da 50 a 80 euro al grammo
- Siccome la vendita di queste sostanze rappresenta del ricavo dei narcotrafficanti (e il ricavo è
dato dal prezzo per la quantità), la spesa totale aumenta.
- La spesa totale in sostanze stupefacenti aumenta
- Aumento della criminalità legata alla tossicodipendenza
Bisogna analizzare l’impatto che questa politica ha sul risultato totale.

Concetto di elasticità  si considera l’elasticità della domanda rispetto al prezzo: si misura l’impatto
che una variazione dei prezzi ha sulla quantità domandata di un mercato di un bene.

1. ELASTICITÀ = variazione della quantità domandata di un bene in seguito alla variazione del
prezzo.
2. ELASTICITÀ = variazione percentuale che si registra nella domanda di un bene in risposta a una
variazione dell’1% del suo prezzo. Benché sia riferita ad una variazione dell’1%, la definizione
appena data può essere adottata anche a casi in cui la variazione percentuale è piccola ma non
corrisponde all’1%.

||
Δq
q
ε=
Δp
p

o Domanda elastica: elasticità > 1 (la variazione dei prezzi fa crescere in maniera più che
proporzionale la quantità domandata)
o Domanda anelastica: elasticità < 1 (se quella formula è minore di 1, domanda rigida)
o Elasticità unitaria: elasticità = 1 (quando la formula è uguale a 1)

Qual è l’elasticità della domanda di pizza?

 Quando il prezzo è un 1 euro/etto, la quantità domandata è 40kg al giorno


 Se il prezzo scende a 0,97 euro/etto, la quantità domandata sale a 40,4kg al giorno
(spostamento sulla curva)
 Variazione percentuale del prezzo = 3%
 Variazione percentuale della quantità = 1%
 Elasticità= (1%)/(3%) = 1/3
 Se il prezzo di partenza è 1 euro, la domanda di pizza è anelastica

||
Δq 40−40 , 4
ε=
q
Δp
=
40
1−0 ,97
= 13 %% = 13
p 1
1.1 Le determinanti dell’elasticità rispetto al prezzo

 Possibilità di sostituzione  se il bene può essere facilmente sostituito nel soddisfare i bisogni di
un individuo, alla crescita dei prezzi l’individuo per soddisfare quel bisogno si rivolge ad un altro
bene con la medesima funzione. Incide fortemente sull’elasticità di un bene. Se la contrario il bene
non ha un bene sostituito (ad esempio il sale), la domanda è anelastica perché si dovrà comunque
comprare il sale, anche se il prezzo è aumentato.

 Quota destinata a un bene all’interno del bilancio di spesa  se si suppone che aumenti il
prezzo di una cosa relativamente poco importante per una famiglia (esempio portachiavi o
orologio a muro), in quel caso, siccome la quota destinata al bilancio della famiglia sul
portachiavi rappresenta un piccola quota del consumo della famiglia, l’impatto non è rilevante.
Al contrario, per beni che rappresentano una quota importante per il consumo della famiglia,
l’impatto sarà rilevante.
 Tempo  si suppone l’acquisto di un bene di consumo duraturo (esempio lavatrice), e la
persona compri questo bene scoprendo, dopo poco, che esce una promozione per le lavatrici
tecnologiche. Se si è comprata una lavatrice da poco, non si può fare nulla, ma molto
probabilmente questo non modifica l’uso della lavatrice. Il tempo ha una rilevanza importante
sull’elasticità: in genere, nel lungo periodo, l’elasticità della domanda di un bene duraturo è
molto più alta rispetto al breve periodo perché, anche se varia il prezzo di poco, non impatta il
mercato.

Naturalista economico  problemi di finanza pubblica, come risolverli? Aumento delle entrate, cioè le
imposte pagate dai cittadini, oppure diminuisce la spesa (o entrambi insieme). Oppure, imporre una
tassa per scoraggiare un determinato comportamento (esempio tassa sull’inquinamento), ma ciò
potrebbe non funzionare sempre:

 Tassa che negli anni ‘90 fu applicata sulla produzione, consumo e acquisto di barche di lusso di
yacht negli Stati Uniti. Si decise l’imposizione di questa imposta per far crescere le entrate
fiscali. Perché l’imposta sui beni di lusso applicata negli Stati Uniti agli yacht si è rivelata un tale
disastro? Non si ebbe nessun aumento consistente di entrate, anzi, per certi versi si ha avuto un
impatto negativo sui produttori di barche di lusso: siccome diminuì la domanda, i produttori
dovettero licenziare dipendenti creando tutta una serie di fattori (es sussidio di
disoccupazione lo stato li deve pagare). Tutte le barche di lusso che venivano prodotti negli
Stati Uniti in quel caso furono sostituite: i consumatori si rivolsero all’estero e ci fu una perfetta
sostituibilità di yacht con quelli esteri. A monte era sbagliata l’analisi economica; non era stata
valutata la sostituibilità del bene.
 Caso dell’imposta sulle sigarette per limitare il fumo tra gli adolescenti. Spesso i ragazzi si
approcciano a fumare a 13/14 anni. Una misura potrebbe essere quella di incrementare le
imposte sulle sigarette per limitare il consumo di sigarette. Ma l’applicazione di imposte più alte
sulle sigarette limiterà effettivamente la diffusione del fumo tra gli adolescenti? Le compagnie di
tabacco dicono che a incidere non è il prezzo ma il comportamento imitativo. Questo
ragionamento non regge perché, se si considera la seconda determinante dell’elasticità (quota
destinata a un bene all’interno del bilancio della spesa), aumentando il prezzo della sigaretta, i
ragazzi non hanno una grossa capacità di reddito, e in questo caso diventano componente
importante del reddito del ragazzino (che chiede i soldi ai familiari). Inoltre, se pure il
ragionamento delle compagnie produttrici di tabacco fosse corretto, si avrebbe che
all’aumentare del prezzo si riduce la quantità di sigarette consumate dagli adolescenti, quindi
numero minore di ragazzini che fumano. Se c’è un numero minore di adolescenti che fumano, ci
sarà meno ragazzi da imitare. L’elemento negativo è che quando si vuole una tassa che impatta
molto sul bilancio delle famiglie, di fatto si sta colpendo chi ha il reddito più basso (e non quelli
che se lo possono permettere) e si crea un sistema fiscale regressivo e non progressivo. In
questo caso l’imposta ha effetto di scoraggiare l’uso di sigarette, ma è un’imposta regressiva che
colpisce di più le persone più povere. In teoria questa imposizione potrebbe anche creare quello
che è il contrabbando di sigarette.

1.2 L’INTERPRETAZIONE GRAFICA DELL’ELASTICITÀ RISPETTO AL PREZZO

La formula relativa all’elasticità al prezzo può essere scritta come:

Δq
q

Δp Δq p Δq ⋅ p Δq p
ε= = ⋅ = = ⋅
p q Δp q ⋅ Δp Δp q
Δq
 è il reciproco della pendenza (inverso del coefficiente angolare)
Δp
p 1
 ε= ⋅
q pendenza

L’elasticità della domanda al prezzo in un punto qualsiasi di una curva di domanda lineare è data dal
rapporto tra prezzo e quantità, nel punto in questione, moltiplicato per il reciproco della pendenza
della curva di domanda.

1.3 LE VARIAZIONI DELL’ELASTICITÀ AL PREZZO LUNGO UNA CURVA DI DOMANDA LINEARE

 L’elasticità al prezzo assume un valore diverso in ciascun punto lungo una curva di domanda
lineare
 Nel punto intermedio (medio) di una curva di domanda, il valore dell’elasticità dev’essere
sempre 1
 P/Q diminuisce spostandosi verso il basso
 La domanda è elastica nella metà superiore, unitaria nel punto intermedio e anelastica nella
metà inferiore di una curva di domanda lineare
 a  punto ad angolo, elasticità infinita
 b  elasticità uguale a 0

LEZIONE 7 - 11/10/2022
1.0 CASI PARTICOLARI DELL’ELASTICITA’

Primo grafico
In tutti i punti della retta del primo grafico, l’elasticità è sempre infinita  anche una piccola variazione del
prezzo del bene spinge gli individui a non acquistare questo bene e a passare ad un bene alternativo che
permette di soddisfare il medesimo bisogno.

Secondo grafico
La retta è verticale  In qualsiasi punto l’elasticità è sempre pari a 0, perfettamente anelastica/rigida. Ciò
vuol dire che all’aumentare del prezzo del bene (pure se aumenta tantissimo) gli individui continueranno ad
acquistare questo bene perché non vi è possibilità di sostituzione.

Più una retta ha poca inclinazione, più c’è elasticità. Al contrario, più aumenta l’inclinazione, più tende ad
essere rigida.

Se si va a calcolare l’elasticità della domanda nel


punto in cui il prezzo e la quantità sono uguali, essa
non sarà uguale per D1 e D2  il reciproco del
coefficiente angolare è diverso per le due rette. La
retta rossa ha pendenza maggiore, quindi quel
rapporto sarà diverso. L’elasticità è maggiore per la
curva di domanda che è meno inclinata.

1.1 L’ELASTICITÀ E LA SPESA COMPLESSIVA


 Spesa totale = Ricavo Totale = prezzo x quantità = P ⋅Q
 Il ricavo totale aumenta quando un incremento di prezzo, in percentuale, è maggiore rispetto alla
corrispondente riduzione percentuale della quantità domandata.
Se aumenta il prezzo (spostandoci sulla curva di domanda), la quantità diminuisce  la crescita
della spesa totale si ha se effettivamente a prevalere è l’effetto del prezzo.

La spesa totale è data dal rettangolo (area della sezione sottesa da PxQ). Con la diminuzione del prezzo, ci si
sposta sulla funzione di domanda, e aumenta la quantità.

La spesa totale si modifica se:

1. Si modifica il prezzo  se diminuisce il prezzo, il prodotto PxQ scende (per effetto diretto). Ciò
implica che deve per forza di cose crescere la quantità: effetto indiretto contrastante (se aumenta
la quantità, il prodotto p x q tende ad aumentare)
2. Prevale l’effetto diretto del prezzo o prevale l’effetto indiretto della quantità aumentata?
Si nota attraverso l’elasticità della domanda (due casi del grafico):
- nel primo grafico, ci troviamo nel tratto di funzione elastica (e maggiore di uno), quindi una
variazione del prezzo (diminuisce) provoca una variazione più che proporzionale della quantità
(aumenta  la spesa totale cresce, al diminuire dei prezzi cresce la quantità).
- nel secondo grafico ci troviamo nel tratto anelastico, quindi l’impatto di una variazione dei
prezzi sulla quantità è meno proporzionale, quindi prevale l’effetto diretto della diminuzione
del prezzo (la diminuzione del prezzo è più grande della crescita della curva, la spesa totale
diminuisce).

Curva di domanda di biglietti per il cinema

Punto medio (3;6)

Nel tratto da 12 a 6, una variazione del


prezzo provoca una riduzione della
quantità (aumenta la spesa totale)

Dal 6 al 0, la domanda è anelastica


quindi prevale l’effetto diretto
(diminuisce la spesa totale).

1.2 SPESA TOTALE COME FUNZIONE DEL PREZZO


Ascisse  prezzi

Ordinate  spesa totale (data da PxQ).

Man mano che crescono i prezzi nel primo tratto, la funzione della spesa totale tende a crescere finché non
si raggiunge il punto medio della funzione di domanda (elasticità = 1), in cui la spesa totale è massima.
Man mano che ci si sposta nel tratto anelastico della funzione, la spesa totale tende a diminuire.

1.3 L’ELASTICITÀ E LA SPESA COMPLESSIVA

 Quando l’elasticità al prezzo di un prodotto è maggiore di 1  le variazioni del prezzo e della spesa
totale si muovono sempre in direzioni opposte.
 Quando l’elasticità al prezzo di un prodotto è minore di 1  le variazioni del prezzo e della spesa
totale si muovono sempre nella stessa direzione.

Come impatta una variazione sull’altra?

 Elasticità incrociata della domanda rispetto al prezzo (del bene)


- Variazione percentuale che si registra nella domanda di un bene in risposta a una variazione dell’1%
del prezzo di un altro bene.
 Elasticità della domanda rispetto al reddito
- Variazione percentuale che si registra nella domanda di un bene in risposta a una variazione dell’1%
del reddito.

L’elasticità incrociata misura la variazione percentuale della domanda q di un bene y rispetto alla variazione
percentuale del prezzo di un bene x.

Δqy
qy
Δ px
ε pxy =
px

 Nel caso di beni complementari (palle da tennis e tariffe di affitto dei campi da tennis), l’elasticità è
ε p < 0.
x; y

 Nel caso di beni sostituti (burro e margarina), l’elasticità è ε p > 0.


x; y
Una elasticità incrociata prossima allo zero indica due beni indipendenti e serve nella classificazione
merceologica e suddividerà un settore in comparti industriali.

Essa misura la sensibilità della domanda alla variazione del reddito. L’elasticità rispetto al reddito è
determinata dal rapporto tra la variazione della quantità consumata di un bene e la variazione relativa del
Δq ∕ q
reddito del consumatore. Quindi ε R =
ΔR ∕ R
.
L’elasticità della domanda al reddito è solitamente una funzione crescente in cui la variazione della
quantità domandata di bene è correlata positivamente e direttamente con la variazione del reddito ε R >0 .

LEZIONE 8 – 13/10/2022

1.0 L’ELASTICITÀ DELL’OFFERTA RISPETTO AL PREZZO

L’elasticità dell’offerta rispetto al prezzo è la variazione percentuale che si registra nell’offerta di un bene in
risposta a una variazione dell’1% del prezzo
 Formula
ΔQ
Q P
- ε= = ( )x (1 / pendenza)
Δp Q
p

- Il rapporto P/Q diminuisce all’aumentare di Q


- L’elasticità al prezzo diminuisce man mano che la quantità aumenta

1.1 CURVA DI OFFERTA PERFETTAMENTE ANELASTICA

La curva di offerta è una retta verticale (parallela all’asse verticale): l’elasticità dell’offerta rispetto al
prezzo è uguale a 0 in ogni suo punto. Da un punto di vista economico significa che la curva di offerta è
anelastica/rigida (qualsiasi sia la variazione del prezzo, non ha impatto sulla quantità).

1.2 CURVA DI OFFERTA PERFETTAMENTE ANELASTICA


La retta è orizzontale e parallela all’asse x: l’elasticità equivale ad infinito. Piccole variazioni del prezzo
hanno un impatto elevatissimo sulla quantità del bene.

Quali sono gli elementi che determinano l’elasticità dell’offerta rispetto al prezzo?

1. La flessibilità degli input  si suppone la produzione di un bene per il quale ci sia bisogno di
manodopera specializzata (es terapie intensive covid). Nonostante aumentasse il numero di
respiratori necessari, c’era sempre bisogno di specializzati perché nel breve periodo sono finiti.
Quando c’è piena flessibilità degli input che possono spostarsi da una specializzazione ad un’altra,
l’offerta sarà più elastica rispetto al caso in cui non vi è flessibilità degli input (come il caso degli
specialisti covid).
2. La mobilità degli input  se si ha capacità di spostare input da un posto all’altro, allora
probabilmente l’offerta del bene presenterà alta elasticità. Se vi è scarsa mobilità, allora l’offerta
sarà anelastica.
3. La capacità di produrre input sostitutivi  supponendo una situazione di scarsità di input, per
avere un’offerta elastica bisogna avere alta sostituibilità di input. Tuttavia ci sono produzioni in cui
gli input non sono così facilmente sostitutivi (esempio produzione di gioielli di pietre preziose)
4. Il tempo  mentre nel breve periodo la flessibilità è bassa (non c’è l’orizzonte temporale in grado
di far mutare l’input che nel breve periodo è fisso e non può variare), nel lungo periodo è alta.

Esempio: Perché i prezzi del carburante sono tanto più volatili di quelli delle automobili

Queste variazioni di prezzo sono più frequenti nei paesi anglosassoni  le tasse sui carburanti sono molto
più basse

L’alta variabilità dipende da:


 La domanda di automobili è molto più elastica rispetto alla domanda dei carburanti 
più la retta è inclinata, più la domanda è rigida. La quantità di carburante dipende dal tipo
di automobile e da quanti chilometri fa l’individuo (esse sono variabili abbastanza fisse). La
domanda di benzina è meno elastica perché le variabili che portano alla sua richiesta sono
fisse.
 Nella curva di offerta si vede che una variazione del prezzo, nel caso dei carburanti e
benzina, determina uno spostamento molto più in alto rispetto al caso delle automobili:
questo perché la benzina dipende dall’estrazione del petrolio, quindi il prezzo del petrolio è
essenzialmente determinato da l’OPEC (cartello  le imprese si mettono d’accordo per
dividersi il mercato e controllano l’offerta). A sua volta, la caratteristica del petrolio è che è
localizzato in alcune aree geografiche della terra. Per alcune circostanze, in certi paesi, ci
sono problemi di stabilità politica. Quando si creano, ad esempio, delle crisi internazionali,
succede che gli aderenti al cartello dell’OPEC decidono di tagliare la produzione: di fatto
continuano ad estrarre petrolio ma non lo vendono alle ditte di raffinazione, lo tengono nei
magazzini aspettando il momento in cui il prezzo del petrolio può aumentare. La curva di
offerta si sposta quindi in maniera più alta rispetto a quella delle auto. L’incremento dei
prezzi a sua volta è più ampio nel caso della benzina rispetto al caso dell’auto.

ESERCIZIO 1

ESERCIZIO 2
LEZIONE 9 – 14/10/2022

Capitolo 5 – La Teoria della Scelta del Consumatore e della Domanda

1.0 LA TEORIA DEL CONSUMATORE

Il consumatore, avendo di fronte n beni, sceglie in base alle preferenze. Per semplicità, si suppone che
esistano solo due beni. Su di un asse si considera un bene n (x) e nell’altro n-1 (y). Quando l’individuo
effettua una scelta, tiene conto di tre elementi fondamentali:

1. Prezzo
2. Reddito
3. Gusto (preferenza)

Vincolo di bilancio  racchiude il reddito (o


potere d’acquisto) e il prezzo.

Dato il potere d’acquisto dell’individuo e i propri


gusti, nella sua scelta l’individuo cerca di
massimizzare l’utilità della propria scelta.

La teoria economica afferma che gli individui si


comportano in modo razionale (studiando la
maniera in cui vogliono raggiungere i propri
obiettivi), ma non dice poi se questi obiettivi siano
sensati o meno  dato l’obiettivo, questo viene
raggiunto in modo razionale (non si fa discussione se l’obiettivo sia giusto o meno).
1.1 LA LINEA DI BILANCIO (BL)

Supponiamo che uno studente abbia a disposizione 50 euro alla


settimana da spendere per pasti (P) o film (F). Il prezzo di un pasto
è 5 euro e quello di un film è pari a 10. Sono da considerare:

 Bene 1 (x1)  pasto, prezzo p1


 Bene 2 (x2)  film, prezzo p2
 reddito

il vincolo del reddito di un individuo può essere espresso come

p1 ⋅ x1 + p2 ⋅ x 2 ≤ M

Con M = reddito complessivo

Questa formula esprime l’insieme di bilancio del consumatore.

L’individuo può acquistare infinite combinazioni di bene, con l’unico limite del proprio reddito.

Il reddito ed i prezzi determinano le combinazioni dei due beni che il consumatore può acquistare.

Tutti i punti all’interno del triangolo sono punti in cui l’individuo non spende tutto il suo reddito. La linea di
bilancio separa ciò che si può acquistare da ciò che non si può acquistare.

p1
La pendenza del vincolo di bilancio ( ¿ è il prezzo relativo: rapporto di scambio al quale i consumatori
p2
sono disposti a sostituire tra bene 1 e bene 2 per spendere tutto il reddito.

1.2 LA LINEA DI BILANCIO (BL) SI SPOSTA – A PARITA’ DI PREZZI, QUANDO IL REDDITO VARIA

Se il reddito aumenta, la BL si sposta verso destra. Viceversa, se il


reddito diminuisce, la BL si sposta verso sinistra  si modifica M
(reddito), che aumenta o diminuisce, quindi variano l’intercetta
orizzontale e verticale.

Il rapporto di scambio non si modifica, si sta modificando solo il


reddito (se aumenta, il triangolo si ingrandisce, se diminuisce esso si
restringe). L’INCLINAZIONE DELLA RETTA NON SI MODIFICA.

50= 10 F + 5 P

Se il reddito diminuisce a 30, 30=10 F+ 5 P

Il prezzo relativo non cambia.


1.2 LA LINEA DI BILANCIO (BL) SI SPOSTA - A PARITÀ DI REDDITO, QUANDO VARIA IL PREZZO DI ALMENO
UNO DEI DUE BENI.

Se il prezzo dei film aumenta, a parità di reddito e di prezzo dei


pasti, la BL si sposta verso sinistra, cambiando di pendenza. Nel
caso del bene 2 (visto che il prezzo è aumentato), si può
acquistare una minore quantità.

Da un punto di vista grafico, succede che si modifica la retta di


bilancio ruotando verso il basso, perché si sta modificando
l’intercetta verticale e si modifica l’inclinazione della curva
(rapporto p1/p2, quindi se varia p2 varia la pendenza).

50= 10 F + 5 P

Se il prezzo dei film aumenta, 50=20 F+ 5 P

Il prezzo relativo cambia.

Al contrario, se il prezzo diminuisce, m/p1 si allontana dall’origine. Il rapporto p1/p2 cresce e varia
l’intercetta orizzontale: sta cambiando l’inclinazione della retta di bilancio perché sta ruotando verso
l’alto.
1.3 LA LINEA DI BILANCIO (BL) SI SPOSTA - A PARITÀ DI REDDITO, QUANDO VARIA IL PREZZO DI
ENTRAMBI I BENI

Se l’aumento del prezzo 1 e l’aumento del prezzo 2 è


lo stesso, diminuisce il reddito reale (varia il potere
d’acquisto dell’individuo). La retta si sposta verso il
basso  le intercette si modificano perché si
modifica il reddito, ma la pendenza è uguale.

RIEPILOGO

 Dato che il reddito è limitato, gli individui devono scegliere in un sottoinsieme di tutti i panieri:
l’insieme dei panieri ammissibili (budget set).
o Quando il reddito aumenta, il budget si espande
o Quando il reddito diminuisce, il budget set si contrae
o Quando i prezzi aumentano, il budget set si contrae
o Quando i prezzi diminuiscono, il budget set si espande
 Il vincolo di bilancio è limite superiore dell’insieme dei panieri ammissibili.
 Una variazione del reddito sposta parallelamente il vincolo di bilancio.
 Una variazione del prezzo fa ruotare il vincolo di bilancio.
LEZIONE 10 – 18/10/2022

1.0 UN MODELLO DELLE PREFERENZE DEL CONSUMATORE

 Ipotizziamo che un consumatore preferisca avere di più


che avere di meno (può scegliere in qualsiasi paniere 
ad ogni paniere l’individuo assegna un grado di
soddisfazione definito come UTILITÀ che l’individuo
arreca a quel paniere)
 Immaginate che un consumatore si trovi nel punto “a”
(paniere):
- il consumatore preferirebbe trovarsi in un punto più
a nord-est, ad esempio “c”
- allo stesso modo preferirebbe stare in “a” rispetto a
tutti i punti a sud- ovest come “b”

unità ordinale  il consumatore non dice a, b o c che livello di


utilità danno, ma dice che c ha utilità più alta rispetto al
paniere b. Non assegna un numero al livello di utilità.
ASSIOMI DELLE PREFERENZE DEL CONSUMATORE

1. ASSIOMA DI COMPLETEZZA
2. ASSIOMA DI COERENZA O TRANSITIVITA’ = se ho tre panieri e sostengo che il paniere a è preferito
a b e il paniere b è preferito a c, allora a è preferito a c, altrimenti ci sarebbe un’incoerenza.
3. ASSIOMA DI NON SAZIETA’ = il consumatore è insaziabile: un paniere che contiene una maggiore
quantità di due beni avrà sempre un’utilità più alta e sarà sempre il preferito.

1.1 LA CURVA DI INDIFFERENZA

Tutti i panieri contenuti nell’area azzurra avranno


un’utilità più alta, delimitano una regione di piano
dominante rispetto ad A.

Se invece si considera simmetricamente l’area in giallino,


si hanno tutti i panieri in cui la combinazione dei due
beni è inferiore ad A quindi sono panieri meno appetibili
per il consumatore  regione non preferita, dominata
dal paniere A.

Rispetto alle altre due porzioni di piano in bianco,


abbiamo diverse combinazioni di beni quindi non
sappiamo quale possa essere il preferito.

 “a” è preferito rispetto a tutti i punti nella regione


dominata
 ma il consumatore preferirà qualsiasi punto nella regione
preferita rispetto ad “a”
 punti come “d” o “e” implicano una maggior quantità
consumata di un bene ma minore dell’altro, rispetto al
paniere “a”.

CURVA DI INDIFFERENZA = Se noi consideriamo tutta una serie di punti che hanno diverse combinazioni
rispetto al bene uno e al bene due, tutte le combinazioni che si trovano su una curva che permette di
avere lo stesso livello di utilità, denominano la curva di indifferenza. Essa è passante per un punto che
rappresenta un paniere, rappresenta tutte le combinazioni di beni (panieri) che danno un livello di
soddisfazione di un paniere che noi stiamo considerando, cioè A (danno tutti lo stesso livello di
soddisfazione)
Man mano che ci si sposta dall’alto verso il basso (dal punto a al
punto b), il bene 2 diminuisce (asse verticale): per mantenere lo
stesso livello di utilità in tutti i panieri, questa riduzione di bene
dev’essere controbilanciata dalla crescita della quantità di bene
che si trova sull’asse delle ascisse (bene 1). Vi è quindi una sorta
di scambio.

SAGGIO MARGINALE DI SOSTITUZIONE TRA DUE BENI = indica il rapporto con cui il consumatore è
disposto a rinunciare di una certa quantità di bene 2 in cambio di un’unità addizionale del bene 1 che gli
permetta di mantenere lo stesso livello di utilità.

Il saggio marginale di sostituzione del


consumatore è decrescente: man mano che si
riduce il bene due, esso inizierà ad avere un
valore maggiore e si sarà disposti a rinunciare a
poche unità di bene due in cambio di tante unità
di bene uno.

Da un punto di vista analitico il saggio marginale


rappresenta la pendenza della curva: la
pendenza varierà in ogni punto della curva, non
è costante come nella retta.

La pendenza è sempre negativa, perché al


diminuire di un bene bisogna per forza
aumentare l’altro.

Una curva che presenta queste caratteristiche si dice che è convessa verso l’origine. Le preferenze del
consumatore sono quindi convesse.
 Una curva di indifferenza come U2U2 mostra tutti i
panieri dei due beni che danno al consumatore una
stessa utilità totale
 La pendenza della curva è negativa. La pendenza è il
tasso marginale di sostituzione, decrescente e
variabile in ogni punto della curva.
1.2 MAPPA D’INDIFFERENZA

All’interno del piano si possono avere infinite curve di


indifferenza (famiglia di curve di indifferenza)  tutti i
punti che si trovano su questa prima curva danno lo
stesso livello di soddisfazione, ma la seconda curva da
una maggiore utilità. Man mano che ci si allontana
dall’origine, le curve di indifferenza indicano un
livello di soddisfazione maggiore che i panieri danno
all’individuo  assioma uno, misura di tipo ordinale.

Il grafico in alto denota che in una famiglia di curve di


indifferenza, le curve non si intersecano mai.

Nel caso in basso invece le curve si intersecano.


Questo non è possibile perché viola uno degli assiomi
 principio di transitività (non è coerente con le
preferenze dell’individuo). Le preferenze di questo
tipo si chiamano regolari.

PREFERENZE PARTICOLARI
 Primo caso  rette: ci troviamo di fronte a beni che sono beni perfetti sostituti, il saggio marginale
è costante (quando mi muovo, diminuisco sempre dello stesso ammontare bene uno con bene due)
 Secondo caso  perfetti complementi: il saggio marginale ha proporzioni fisse (scarpa destra e
scarpa sinistra, l’aumento del consumo di scarpa destra comporta l’aumento del consumo della
scarpa sinistra – scarponi da scii e scii)
 Terzo caso  non sono curve convesse verso l’origine: uno dei due beni è relativo, il consumo
diminuisce (non vale la non sazietà, “malI”)

Il saggio marginale di sostituzione tra cibo e film è nullo, perché al consumatore non frega nulla dei
film (considera come unico bene solo il cibo) perché la retta è orizzontale. Caso opposto di retta
verticale: il consumatore prende in considerazione solo l’altro bene sull’asse delle ascisse.
1.3 LA SCELTA DEL CONSUMATORE

Se si mettono insieme le preferenze e il vincolo di bilancio, si può


facilmente ottenere la scelta del consumatore: i panieri accessibili
sono quelli che si trovano all’interno del triangolo con frontiera la
linea di bilancio. Le preferenze, se sono regolari, sono le curve di
indifferenze (infinite), con caratteristica che non si intersecano tra di
loro. Dato il reddito e le mie preferenze, qual è il paniere che si va
ad acquistare? Man
mano che ci si allontana dall’origine, le curve di
indifferenza hanno maggiore utilità, quindi si cerca di
prendere quella che permette di dare il maggiore livello di
soddisfazione, che è proprio quel punto in cui la curva di
indifferenza risulta essere TANGENTE (tocca con un solo
punto) la retta di bilancio.

Il punto in cui il consumatore massimizza la propria utilità si


ottiene considerando contemporaneamente le curve di
indifferenza e la linea di bilancio.

 Il punto di ottimo è C, punto in cui la linea di


bilancio è tangente alla più esterna tra le curve
di indifferenza.
 I panieri B ed E si potrebbero acquistare, ma
darebbero una minore utilità in quanto
appartengono ad una più bassa curva di
indifferenza.

Il punto in cui il consumatore massimizza la propria


utilità può anche risultare una combinazione d’angolo.
Per le seguenti curve-rette di indifferenza il tasso
marginale di sostituzione è costante ed i due beni sono
sostituti perfetti.

 Il punto di ottimo è C, punto in cui la linea di bilancio interseca o tocca la più esterna tra le curve
(rette) di indifferenza.
 La scelta del consumatore è di 0 di Film e della massima quantità acquistabile di Pasti, in C.

Per le seguenti curve-rette di indifferenza il Film è bene indifferente, il


Pasto è un bene utile.

 Il punto di ottimo è C, punto in cui la linea di bilancio interseca


o tocca la più esterna tra le curve (rette) di indifferenza.
 La scelta del consumatore è di 0 di Film e della massima
quantità acquistabile di Pasti, in C.
CASO OPPOSTO:

1.4 L’EQUILIBRIO DEL CONSUMATORE

Nel punto x, la curva ha la stessa pendenza della


retta (rapporto tra i prezzi (prezzo relativo)); la
pendenza della curva è il saggio marginale di
sostituzione  in quel punto il prezzo
relativo è proprio uguale al saggio marginale di
sostituzione.

LEZIONE 11 - 20/10/2022

1.0 L’EFFETTO DI UNA VARIAZIONE DEL


REDDITO DEL CONSUMATORE

 A parità di prezzi dei beni, una variazione


del reddito del consumatore sposta la
linea di bilancio (BL) senza cambiarne la
pendenza.
 La variazione delle quantità
consumate dipenderà dalla natura
dei due beni.
Quando si modifica il reddito del consumatore, a parità di prezzo, la retta di bilancio si sposta verso l’alto
perché si modificano le intercette, quindi diventa più ampia l’area del triangolo delle combinazioni di beni
che il consumatore può acquistare. Se per esempio il reddito aumenta, aumenta il potere di acquisto del
consumatore. Nella situazione opposta, fermo
restando i prezzi, alla diminuzione del reddito la retta
di bilancio si sposta verso il basso e si modifica
l’insieme di bilancio (può acquistare meno beni).

1.1 CASO DEI BENI NORMALI

Beni normali  all’aumentare del reddito aumenta


il consumo del bene

Quando entrambi I beni sono normali, un aumento del reddito comporta la scelta di un nuovo paniere nel
punto C’. La quantità scelta di ognuno dei due beni aumenta. Cresce il consumo di questi beni.

1.2 UN BENE INFERIORE ED UN BENE NORMALE

Beni inferiori  all’aumentare del reddito diminuisce la quantità domandata

Se I pasti fossero un bene inferiore, un aumento del reddito comporterebbe uno spostamento da C a C'.

La quantità di film aumenta ma quella di pasti diminuisce.

1.3 ANALIZZARE LA VARIAZIONE DELL’OTTIMO QUANDO CAMBIA UNA DELLE DETERMINANTI DELLA
CAPACITÀ D’ACQUISTO DEL CONSUMATORE.
Esempio: variazione del reddito da 50
a 80 euro. L’equazione della retta si
modifica: si modificano le intercette
orizzontali e verticali. La retta di
bilancio si sposta verso l’alto ed è
parallela alla retta di bilancio 1,
poiché la pendenza rimane costante.
Inevitabilmente aumenta la capacità
d’acquisto perché è aumentata l’area
del triangolo dei beni a cui l’individuo
può accedere. Spostandosi verso l’alto la retta di bilancio sarà tangente ad una curva d’indifferenza più
lontana dall’origine con un nuovo ottimo con un’unità più elevata. il nuovo punto di ottimo è O’ (4;8).

Se si controllasse l’elasticità rispetto al


reddito del paniere 2 rispetto al
paniere 1, abbiamo che la variazione
della quantità è pari al 100% poiché la
4−2
quantità è passata a . Il reddito
2
80−50
invece è variato di , cioè del
50
60%. Il rapporto 1/0,6 è sicuramente
più grande di 1, quindi in questo caso
sull’asse delle ascisse siamo di fronte a
un bene di lusso perché l’elasticità è
maggiore dell’unità.

Per quanto riguarda i pasti, nel punto


di ottimo è 8 quindi l’aumento sarà
8−6
quasi il 33% perché .
6
Supponiamo ora che le preferenze del
consumatore siano tali che abbiano
una forma particolare (più spostate nei confronti del bene che si trova nell’asse delle ordinate rispetto a
quello dell’asse delle ascisse). Aumenta il reddito del consumatore e la linea di bilancio si sposta verso
l’esterno. La retta di bilancio sarà tangente ad una nuova curva di indifferenza che è più lontana
dall’origine  nuovo ottimo. Il punto di ottimo iniziale era O (2;6), l’ottimo finale avrà coordinate O’ (6;4).
Ciò significa che mentre per il bene 1 è aumentata la quantità in questo paniere, per il bene 2 la quantità di
esso è diminuita: ci si aspetta quindi che il secondo bene sia un bene inferiore. Per il consumatore è
comunque un aumento di utilità perché il bene che è sulle ascisse (che è normale) aumenta mentre il
bene che diminuisce è inferiore.

A modifica del reddito (aumenta), si ha sempre nuove situazioni di ottimo. Se si uniscono tutti i punti di
ottimo tra ciascuna retta di bilancio con la corrispondente tangente, si arriva al sentiero di espansione
reddito- consumo = esprime una curva i cui punti rappresentano i panieri ottimi del consumatore date le
sue rette di bilancio e le sue curve di indifferenza.
Nel caso di beni normali (o di lusso), l’andamento del sentiero reddito – consumo risulta crescente.

Se uno dei due beni è inferiore, il sentiero reddito-consumo avrà inclinazione negativa perché uno dei due
beni è un bene inferiore.

Quando varia il prezzo relativo (rapporto tra i due prezzi, alla modifica di un prezzo o di entrambi), per
semplicità si riduce il prezzo del bene 1 (sulle ascisse), il reddito nominale aumenta (aumenta la capacità
d’acquisto del bene 1). Analiticamente si sta modificando l’intercetta orizzontale. L’area dell’insieme di
bilancio cresce perché la retta ruota, cambiando anche il coefficiente angolare della retta (p1/p2).

Che impatto ha sull’ottimo del


consumatore? Per vedere questo bisogna
prendere in considerazione due concetti:

- EFFETTO SOSTITUZIONE 
diminuisce il prezzo del bene, quindi
si possono acquistare più unità
(cambia il prezzo relativo)
- EFFETTO REDDITO  è aumentato il
potere d’acquisto del consumatore
(si è modificato il reddito reale)

1.4
EFFETTO REDDITO
POSITIVO
(sostituzione > reddito) –
BENI NORMALI

La retta di bilancio
iniziale si sposta
verso l’esterno.
Per vedere l’ottimo, consideriamo le curve di indifferenze: se prima l’ottimo era A, ora, a seguito della
variazione del prezzo del bene1, il punto di ottimo è B. Considerando la quantità iniziale x1, la quantità
finale del bene è aumentata passando 7 a 16 (x2), la quantità di bene1 è aumentata. Questo incremento di
9 unità lo possiamo scomporre considerando i due effetti precedenti, utilizzando un artifizio: spostiamo
parallelamente a questo nuovo vincolo di bilancio una ipotetica linea di bilancio (tratteggiata) finale verso
il basso, fino a quando non risulterà tangente alla curva di indifferenza iniziale (ottimo). Il nuovo ottimo è
C. in quest’ottimo ipotetico, si ha una quantità x3 pari a 14 che è comunque superiore a x1.

- Il movimento dal paniere ottimo A al paniere ottimo C indica graficamente l’effetto sostituzione
(incremento di bene1 dovuto all’effetto sostituzione).
- Il movimento da C a B invece indica l’effetto reddito.
- La formula è
(x2 – x1) = (x3 – x1) + (x2 – x3).
x2 – x1  incremento finale del bene
x3 – x1 effetto sostituzione (movimento da A a C)
x2 – x3  effetto reddito (movimento da B a C)
In questo caso l’effetto sostituzione è maggiore dell’effetto reddito.

1.5 EFFETTO REDDITO NEGATIVO (sostituzione > reddito) – BENI INFERIORI

Consideriamo questa ipotetica linea di bilancio (tratteggiata), si sposta verso l’origine per incontrare la
curva di indifferenza iniziale e ha la stessa inclinazione della curva di indifferenza iniziale. Il nuovo ottimo è il
punto C, quantità pari a x3 (12) che è superiore a x2 (8). Il passaggio da A a C è l’effetto sostituzione, mentre
il passaggio da C a B è l’effetto reddito. L’effetto sostituzione è (x3-x1)  12 – 8 = 5; l’effetto reddito è (x3-x2)
 8 – 12 = - 4. L’effetto finale è (5) + (-4) = 1. Questa somma finale non si muove nella stessa direzione,
perché per l’effetto sostituzione la quantità di bene finale cresce, mentre per l’effetto reddito diminuisce.
Siccome l’effetto sostituzione prevale sull’effetto reddito, l’effetto finale è comunque un numero positivo
 se l’effetto sostituzione è positivo e l’effetto reddito è negativo, si è in presenza di un bene normale (a
seguito della diminuzione del bene), la quantità aumenta solo per l’effetto sostituzione.
1.6 EFFETTO REDDITO > EFFETTO DI SOSTITUZIONE – BENI DI GIFFEN

Bene di giffen  caso particolare di bene inferiore, il primo che li presentò fu lo statistico inglese Giffen che
analizzò la carestia irlandese di fine 700. Si rese conto che il consumo di patate, in periodo di carestia,
nonostante ci fosse stata una variazione dei prezzi, variò come un bene inferiore.

- Varia il prezzo diminuendo, il vincolo di bilancio si sposta verso l’esterno (tangente a una nuova
curva d’indifferenza). Il paniere ottimo iniziale è A, il paniere finale è B. Nel paniere ottimo finale, la
quantità del bene1 anziché crescere si riduce  x1 è uguale a 8, x2 è uguale 6. Si considera la retta
di bilancio ipotetica tangente la curva di indifferenza iniziale nel punto C. La quantità del bene 1 x3 è
uguale a 14. Il passaggio avviene da A a C (effetto sostituzione) e da C a B (effetto reddito).
x2 – x1 = - 2 (negativa).
L’effetto sostituzione x3 – x1 è positiva ed è 14 - 8 = 6.
L’effetto reddito è x2 – x1 cioè 6-14 = - 8.
Qual è la differenza tra il bene di Giffen e il bene inferiore?
L’effetto reddito e sostituzione si muovono in senso opposto, l’effetto reddito è sempre negativo.
Mentre nel bene inferiore l’effetto
sostituzione è maggiore dell’effetto
reddito (quindi l’effetto complessivo
risulta positivo), nel caso del bene di
Giffen l’effetto negativo (reddito) è
maggiore dell’effetto
sostituzione: a causa di un effetto
reddito maggiore di
sostituzione, se diminuisce il prezzo la
quantità di questo bene diminuisce.

I beni di Giffen sono particolari perché


variando il prezzo e il vincolo di bilancio, il nuovo ottimo anziché aumentare diminuisce. Diminuisce il
prezzo, la quantità
diminuisce; se aumenta il
prezzo, la quantità
aumenta. Presentano una
funzione di domanda che
ha inclinazione
POSITIVA.
1.7 DALLE SCELTE OTTIME ALLA DOMANDA
INDIVIDUALE

Il prezzo dei pasti diminuisce, determinando una


sostituzione dei pasti ai film. In ragione delle scelte
ottime in Pasti, si può rappresentare la domanda dei
pasti.

Se si considera il grafico superiore, si hanno tutti i


panieri ottimi nel caso di variazione del prezzo di un bene (in questo caso i pasti, le ascisse). Nel grafico in
basso invece si mettono in relazione la quantità di bene1 e il prezzo dei pasti  se diminuisce il prezzo, la
retta di bilancio si sposta in BL1 (nuovo ottimo). Se si riporta sul grafico in basso la quantità, essa è
aumentata (bene normale)  Il prezzo diminuisce e aumenta la quantità. La retta ha inclinazione
negativa, la curva di domanda individuale si ricava dall’ottimo del consumatore. Relazione inversa prezzo-
quantità.

1.8 DALLE DOMANDE INDIVIDUALI ALLA DOMANDA DI MERCATO

Domanda di mercato = la somma orizzontale delle domande individuali.

Ad un prezzo pari a 5, il consumatore 1 domanda 11 unità ed il consumatore 2 domanda 13 unità. Ad un


prezzo pari a 5 la domanda di mercato è pari a 24.

LEZIONE 12 – 21/10/2022

1.0 IL CONSUMO INTERTEMPORALE

Spesso ci si trova a prendere decisioni che hanno carattere


intertemporale: bisogna decidere quanto consumare oggi e
quanto consumare in futuro. La scelta del consumo è relativa
al reddito.

 Consumo presente  consumo al tempo t


 Consumo futuro  consumo al tempo t+1
Si ha il tasso marginale di sostituzione  saggio marginale di preferenza intertemporale

Il consumo tende a spalmarsi lungo l’arco di tempo di un individuo tenendo presente che il reddito non sarà
costante durante tutto il tempo.

Il tasso marginale di preferenza intertemporale misura quanto il consumatore è disposto a rinunciare in


termini di consumo futuro a favore del consumo presente e viceversa.

1.2 Panieri di consumo intertemporali - sostituti imperfetti

Il vincolo di bilancio intertemporale (V o BL) rappresenta come il consumatore ripartisce le sue possibilità
di spesa tra panieri di consumo presente e consumo futuro, data una determinata somma a disposizione.

Se consumo presente e consumo futuro, per l’individuo, hanno la stessa importanza, ci si aspetta che lo si
allochi in investimenti finanziari che danno un rendimento sull’investimento (interesse). Il rinunciare al
consumo oggi, in termini di consumo futuro, farà sì che si determinerà un incremento di reddito nel
periodo successivo. L’interesse che matura sul risparmio sarà, ad esempio, 10%x2.

Il paniere ottimo intertemporale corrisponde alla combinazione per la quale il prezzo relativo ed il tasso
marginale di preferenza intertemporale si eguagliano. Il consumatore massimizza l’utilità ripartendo la
somma a disposizione tra impiego presente (liquidità) e futuro.
Capitolo 6 – Introduzione alla Teoria dell’Offerta

1.0 LA TEORIA DELL’OFFERTA

Per questo argomento ci si sofferma sui produttori. La produzione di beni avviene da parte degli
imprenditori. Le imprese sono l’offerta di mercato.

IMPRESA = organizzazione che ha la finalità di produrre beni e utilizza delle risorse per la produzione di
beni e servizi, trasformando l’input in un output al fine di ottenere profitto (vs l’obiettivo del consumatore
che è quello di soddisfare i bisogni e massimizzare l’utilità).

Un’impresa si caratterizza:

- Per un unico impianto = uno stabilimento, fabbrica


- Per più di un impianto

INDUSTRIA = insieme di imprese che producono lo stesso bene o lo stesso servizio. Es industria
automobilistica (fiat, ford, ferrari, audi,..)

Le imprese operano all’interno di un mercato. Questi mercati dipendono da una serie di fattori.

 REGIME DI MONOPOLIO = il bene è offerto da un’unica impresa (esiste un unico produttore).


Esistono delle barriere all’entrata  seppure qualche impresa volesse entrare, non può farlo per
tali barriere (o legali, brevetti, tecnologiche, …)
 REGIME DI MERCATO – CONCORRENZA PERFETTA = forma di mercato dove si hanno tante
imprese. Offrono un bene omogeneo: il bene non ha nessun elemento che lo caratterizza rispetto
al prodotto che offrono le altre imprese (stesso colore, forma, dimensione, …). Non si fanno
concorrenza su qualità, caratteristiche, design, … inoltre c’è assoluta libertà di ingresso e di uscita
dal mercato per l’impresa: qualora non lo trovasse conveniente può uscire.
 OLIGOPOLIO  numero limitato di imprese
1.1 LA STRUTTURA DELL’IMPRESA

Una impresa può essere organizzata in modo differente:

- Organizzazione di tipo orizzontale: vi possono essere imprese multi-impianto (organizzate


orizzontalmente  gli impianti vengono dislocati in luoghi diversi ma svolgono grossomodo le
stesse funzioni. Es coca cola). Non sono molto diffuse.
- Organizzazione di tipo verticale: organizzazione delle imprese integrate  se si hanno più impianti,
in essi non si svolgono le stesse funzioni. Es macchine: reparto freni, carrozzeria, assemblaggio, …
soprattutto imprese di idrocarburi  dall’estrazione del petrolio fino alla benzina.
- Alcune imprese sono addirittura dei conglomerati  gestiscono impianti per la produzione di beni
per industrie diverse (Johnson and Johnson: dal mercato della farmaceutica ai prodotti per la casa,
infanzia,…)

Le imprese si possono essere suddivise anche in base all’organizzazione societaria:

- Società individuali  possedute da un unico soggetto che ne ottiene i profitti ma che ne è anche
responsabile
- Società di persone  posseduta da due o più persone; responsabilità illimitata e solidale
- Società di capitali (imprese di società per azioni)  la proprietà è divisa tra i possessori delle
quote (azionisti). Soggetto giuridico autonomo che ha la possibilità di produrre e commerciare, la
responsabilità è limitata – le azioni delle società quotate vengono scambiate in borsa.

La caratteristica dell’impresa quindi è trasformare input in output  la decisione dell’impresa circa il


quanto produrre dipende sia dai costi di produzione sia dai ricavi che si possono ottenere dalla vendita dei
prodotti

Le imprese registrano due insiemi di rilevazioni contabili relative alla gestione:

- le variabili FLUSSO, riferite a un determinato periodo di tempo


 Ricavi  e entrate dell’impresa derivanti dalla vendita del bene o del servizio, in un anno
commerciale
 Costi  spese sostenute per produrre il bene o il servizio nel medesimo anno
 Profitti  l’eccesso dei ricavi rispetto ai costi

Queste tre variabili vengono contabilizzate nel conto economico – o conto profitti e perdite – di
un’imprese

- le variabili STOCK, riferite ad un particolare istante, o data


 Attività  il patrimonio di una società
 Passività  i debiti di una società
 Capitale netto  il saldo positivo tra attività e passività

Queste variabili stock sono contabilizzate nello stato patrimoniale – o conto delle attività e
passività – di un’impresa. Lo stato patrimoniale ed il conto economico costituiscono i
documenti fondamentali del bilancio dell’impresa

1.2 I COSTI

I costi si manifestano perché le risorse produttive dell’imprese sono scarse (non dispone di quantità
illimitate) e sono suscettibili ad impieghi alternativi  costo opportunità.

Un’impresa che impiega le risorse per la produzione di un prodotto le perde per scopi diversi.

Costo opportunità = valore della migliore alternativa possibile a cui bisogna rinunciare.

Se si considera il costo opportunità, si possono considerare i costi economici differentemente dai costi
contabili. La prima differenza consiste nel considerare costi espliciti e costi impliciti. I costi economici sono
dei pagamenti che un’impresa deve effettuare; questi costi però, oltre ad essere espliciti, possono essere
impliciti  collegati al costo opportunità.

 Costi espliciti = pagamenti in moneta che questa effettua in favore di chi offre lavoro, materiali,
carburante e cose del genere. Questi pagamenti vengono effettuati per disporre risorse detenute
da terzi.
 Costi impliciti = retribuzione monetaria (quantità) a cui l’impresa rinuncia impiegando una risorsa
di cui già dispone, piuttosto che offrirla sul mercato.

Nel profitto economico si vanno a sottrarre i costi impliciti, mentre nel profitto contabile i costi impliciti
non vengono considerati.

Tra i costi che l’imprenditore deve metterci, c’è anche la remunerazione a svolgere l’attività. Nel caso della
concorrenza perfetta, l’impresa ottiene in equilibrio un profitto pari a 0  ciò non significa che
l’imprenditore ci sta perdendo, poi guadagna la remunerazione che rientra nei costi economici.

LEZIONE 13 – 25/10/2022

Quando noi consideriamo i costi, è molto importante fare una suddivisione tra breve e lungo periodo: nel
breve periodo, variano solo alcune risorse produttive (lavoro degli straordinari o quantità), ma non si può
modificare il capitale. Il lungo periodo rende possibile variare tutte le risorse produttive di cui si servono
(anche l’impianto per la produzione).

Il breve e lungo periodo del panettiere sono diversi da quelli di un’impresa di elicotteri.
Se nel breve periodo si può variare un solo fattore (supponiamo ammontare lavoro, processo produttivo),
consideriamo cosa succede al capitale e lavoro:

- Capitale  fisso nel breve periodo, modificabile del lungo


- Lavoro  risorsa che si può modificare nel breve periodo per far variare input.
- Prodotto totale Quantità complessiva di un bene/servizio prodotto.

FUNZIONE DI PRODUZIONE  avendo suddiviso il termine di produzione di un’impresa in breve e lungo


periodo, data la tecnologia dell’impresa e l’ammontare di capitale, la funzione di produzione esprime, se
varia il lavoro, come si modifica la quantità totale.

 PRODOTTO MARGINALE (MP)  prodotto in più (o la produzione aggiuntiva) che si ottiene a


seguito di una variazione unitaria del fattore produttivo variabile (se aumento di un’ora la quantità
di lavoro, che effetto mi dà sul prodotto totale?).
Δ Produzione totale
MP = '
Δ nell input lavoro
 PRODOTTO MEDIO (AP)  quantità di produzione ottenuta per ciascuna unità di lavoro impiegato
(si prende la produzione totale e si divide per le ore necessarie per la produzione).
prodotto totale
AP =
unit à di lavoro

Rendimenti marginali
negativi (esempio)
 si suppone una
falegnameria, all’interno
di essa ci saranno di capitali
(attrezzi, seghe, …) +
persone assunte per il
lavoro. Quando ci sono
poche persone (quindi
meno lavoro), il prodotto
sarà basso; man mano che
vengono impiegate
più persone si ha che la produzione è sempre maggiore (specializzazione all’interno dell’impresa). Fino ad
un certo punto i rendimenti saranno crescenti, man mano che il lavoro aumenta nel processo produttivo
succede che il lavoro può diventare di ostacolo (aumenta il numero di persone ma il lavoro è meno
produttivo perché i capitali rimangono gli stessi, quindi un operaio dovrà aspettare che uno finisca il suo
lavoro per accedere al bene capitale per il processo produttivo).

Man mano che aumenta l’input, il prodotto cresce con rendimenti diversi  alcune volte cresce in maniera
più che proporzionale, altre meno.

Proprietà generale
che lega grandezze
medie e marginali  la grandezza media consegue il suo valore max o min nel punto in cui essa eguaglia la
corrispondente grandezza marginale.

I costi possono essere suddivisi in costi fissi e costi variabili:

 COSTI FISSI (TFC)  non mutano/variano a livello di produzione, connessi ad esempio all’esistenza
dell’impianto di un’impresa (bisogna sostenere sia se l’impianto produce 0 sia se produce 100,
assicurazione oppure apre un mutuo).
- Tra i costi fissi spesso possono rientrare quelli che si chiamano costi irrecuperabili (sunk
cost) una volta sostenuti non possono essere recuperati. Esempio: spese in ricerca e
sviluppo che può portare nel caso impresa farmaceutica, alla produzione di un farmaco che
può curare aids, ma può scadere anche in nulla.
 COSTI VARIABILI (TVC)  connessi a livello di produzione, di quanto si decide di produrre (legati
ad esempio ai materiali impiegati, carburante, al lavoro)
 COSTI TOTALI (TC)  costi fissi + costi variabili.
TC=TFC +TVC
L’imprenditore a cosa è interessato di più? A sapere il costo unitario di ogni singolo pezzo perché gli
permette di compararlo con il prezzo (ammontare che lui riceve dalla vendita del pezzo, sempre espresso
su base unitaria).

COSTO MEDIO TOTALE (ATC) Il costo totale diviso la quantità. Il costo medio totale si può scindere in
- COSTO FISSO MEDIO (AFC) costi fissi/quantità
TFC
AFC=
q
- COSTO VARIABILE MEDIO (AVC)  il costo variabile/quantità
TVC
AVC=
q
TFC TVC
Quindi ATC=AFC + AVC=¿ +
q q
COSTO MARGINALE (MC)  rapporto tra la differenza di costi totali e la differenza di quantità:

ΔTC
MC=
Δq
Se si aumenta di una unità la produzione, quanto aumentano i costi totali?

Il costo medio variabile in un primo momento si riduce perché è legato al fattore produttivo variabile: nel
primo tratto della funzione di produzione erano espressi rendimenti marginali crescenti  i costi sono
esattamente l’opposto. Dopodiché si verifica che il costo variabile, all’aumentare della quantità, cresce
poiché sulla funzione di produzione si è sulla parte di rendimenti marginali decrescenti.

L’andamento del costo medio totale avrà lo stesso andamento del grafico del costo medio variabile ma
sarà spostata verso l’alto.

La curva dei costi marginali invece interseca la funzione del costo medio totale e costo medio variabile nel
loro punto di minimo, proprietà matematica che esiste tra grandezza medie e grandezza marginali.
LEZIONE 14 – 27/10/2022

1.0 IL LUNGO PERIODO


Nel breve periodo si mantiene fisso il capitale e si fa variare il fattore produttivo lavoro.

Nel lungo periodo questa distinzione non esiste più, può variare anche il capitale modificando l’impresa
costruendo nuovi impianti o aumentando il capitale all’interno dell’impianto. Oltre a modificarsi il capitale
della singola impresa/impianto, si può modificare l’ammontare di capitale dell’intera industria: nuovi
imprenditori possono trovare profittevole investire e aprire nuovi impianti.

Tutti i costi cominciano ad essere variabili quindi l’impresa deve tenere conto non solo di quanto
dell’ammontare di lavoro nel processo produttivo, ma anche della quantità di capitale immessa.

L’impresa deve tenere conto della quantità di capitale nel processo produttivo. Si suppone quindi che
l’imprenditore si trova ad avere 5 diversi impianti  la curva ATC1 rappresenta la curva in riferimento a un
determinato impianto, ATC2 per l’impianto 2 ecc. L’impianto ATC1 è più piccolo dell’ATC2 e così via.
Per avere la funzione dei costi bisogna prendere il costo medio più basso, quindi quando l’impresa produce
fino a 20 unità, l’imprenditore quale impianto sceglie? Il primo impianto: quando la produzione varia da 0 a
20 l’imprenditore decide di utilizzare l’impianto numero 1 perché è quello che permette di avere un costo
medio più basso.

 Da 20 a 40 l’impresa sceglie di produrre con l’ATC5.


 Da 30 a 50 l’impianto 3
 Da 50 a 60 l’impianto più efficiente è l’ATC4
 Da 60 in poi ATC2

1.1 LA CURVA DI COSTO DI LUNGO PERIODO

La curva dei costi medi totali di lungo periodo per l’impresa è data dai segmenti appartenenti alle curve dei
costi medi totali di breve periodo che si hanno in corrispondenza dei diversi impianti che è possibile
realizzare. La curva di lungo periodo dei costi medi minimi indica il livello minimo del costo complessivo al
quale si può ottenere qualunque livello produttivo una volta che sia dato all’impresa modo di realizzare
tutti gli aggi [..]

Se si considerano infiniti impianti, la curva ATC di lungo periodo è rappresentata da tutti i punti minimi in
corrispondenza di ogni singola curva ATC di breve periodo (con andamento prima decrescente e poi
crescente). Questa curva dice come varia il livello di capitale nel lungo periodo per un’impresa.

Nel caso in cui gli impianti siano infiniti, la curva non ha un andamento irregolare (non è spezzata), è
continua. Anche nel lungo periodo la curva ATC ha un andamento decrescente e poi crescente.

Nel breve periodo ATC aveva un andamento prima decrescente e poi crescente perché i rendimenti
marginali (legati al lavoro) prima sono decrescenti e poi crescenti. Nel lungo periodo, non sta variando solo
il lavoro ma anche il capitale, quindi il fatto che la curva presenti un andamento decrescente e crescente
non possiamo imputarlo ai rendimenti marginali: la vera ragione sono le ECONOMIE DI SCALA.

1.2 ECONOMIE DI SCALA

Le economie di scala – o rendimenti crescenti di scala – si verificano quando il costo medio di lungo
periodo (LAC) diminuisce all’aumentare della quantità prodotta.
1.3 DISECONOMIE DI SCALA

Le diseconomie di scala – o rendimenti decrescenti di scala – si verificano quando il costo medio di lungo
periodo (LAC) aumenta all’aumentare della quantità prodotta.

1.4 RENDIMENTI COSTANTI DI SCALA

I rendimenti costanti di scala si verificano quando il costo medio di lungo periodo non varia all’aumentare
della quantità prodotta. LAC è uguale a LMC, costo marginale di lungo periodo.

1.5 FATTORI CHE DETERMINANO LE ECONOMIE DI SCALA

Le economie di scala possono derivare da diverse ragioni


- Specializzazione del lavoro  la più importante: se si fa variare lavoro e capitale, al crescere della
dimensione dell’impresa risulterà più efficiente assegnare ad ogni persona una determinata
mansione perché specializzandosi in quella mansione diventerà più produttivo.
- Specializzazione gestionale  quando un’impresa ha dimensioni elevate, da un punto di vista
gestionale si ha che un impianto si specializza in produzione di una parte, un altro impianto in
un’altra mansione, …
- Livello efficiente di dotazione del capitale  se si considerano alcune produzioni (es autoveicoli,
aeroplani), queste produzioni richiedono che (meccanizzati attraverso robot, ..) il livello di
produzione degli impianti sia elevato. Ciò dipende dalla dimensione dell’impresa (quelle piccole
non sfruttano un livello efficiente di dotazione del capitale). Questo spiega perché all’aumentare
della quantità i costi diminuiscono. Per le diseconomie di scala invece, man mano che aumento il
livello di produzione, i costi tendono ad aumentare perché man mano che si aumenta il livello di
produzione si avranno dei fattori di replicazione o congestionamento: l’espansione dell’impresa
potrebbe provocare, anziché creare delle riduzioni di costi, incrementi di costi medi totali.

PRINCIPIO LEARNING BY DOING  relativo alle economie di scambio.

La singola impresa si troverà ad operare in diverse forme di mercato, che possono avere caratteristiche
diverse. Le due forme di mercato agli antipodi sono la concorrenza perfetta e il monopolio. Si hanno poi
situazioni intermedie che sono concorrenza monopolistica e mercato di oligopolio. L’obiettivo della
impresa è massimizzare il profitto stabilendo la quantità o il prezzo che gli permette di farlo.
L’imprenditore, a prescindere dal mercato in cui si trova, deve comparare i benefici con i costi. I benefici
sono i ricavi.

LEZIONE 15 – 28/10/2022

1.0 LA MASSIMIZZAZIONE DEI PROFITTI

1. Il massimo profitto si determina graficamente attraverso la differenza tra ricavi totali e costi totali, cioè
la massima distanza tra la curva dei ricavi totali e la curva dei costi totali. Il massimo profitto non si ottiene
nel punto in cui il ricavo totale è più alto, ma dove c’è questa maggiore distanza.
2. Per determinare la quantità che permette all’impresa di massimizzare il profitto, si può andare a
considerare le grandezze marginali.

La curva dei ricavi marginali è decrescente: il ricavo marginale è la variazione del ricavo totale dovuta alla
variazione della quantità. Quando da 0 l’unità aumenta di 1 il ricavo totale è di 21. Quando da 1 passa a 2, il
ricavo marginale è 40-21, quando passa da 2 a 3, il ricavo marginale è 57-40=17. Man mano che aumenta la
quantità, il ricavo è decrescente perché l’aumento del ricavo totale è derivante dall’aumento della
produzione (in corrispondenza della quantità uguale a 10, il profitto è addirittura negativo perché i costi
totali sono più alti dei ricavi totali). Il ricavo dipende dalla funzione di domanda, se sta aumentando la
quantità domandata sta succedendo che passando da 9 a 10 diminuisce il prezzo. RT = p x q. L’effetto
complessivo sul ricavo totale sarà dato dal nuovo prezzo in cui viene venduta: tutte le unità singole
verranno vendute non più al prezzo più alto ma al prezzo dell’ultima unità marginale (unità intramarginale)
ad un prezzo più basso, dovuto al fatto che la domanda è aumentata.

La quantità q0 è uguale al prezzo di q0 meno la quantità di q0 moltiplicata la variazione che si ha avuto del
prezzo. (meno la perdita dovuta a tutte le unità intramarginali).

Comparare benefici marginale con costi marginali.


Se il ricavo marginale è maggiore del costo marginale, c’è spazio affinché l’impresa possa espandere il suo
profitto (se il ricavo è più alto, conviene produrre e vendere di più); un’unità aggiuntiva permette di far
crescere il profitto dell’impresa. Al contrario, quando si verifica che il costo marginale è superiore al ricavo
marginale, l’impresa avrà convenienza a ridurre la sua produzione. Quale sarà la quantità prodotta
ottimale? Quando il costo marginale risulta proprio pari al ricavo marginale.

A destra del punto E, il punto D che si trova sulla curva dei costi marginali è superiore al punto F del ricavo
marginale, quindi MR<MC. Quindi in questo caso l’imprenditore ha convenienza a diminuire l’output.

In corrispondenza di questa quantità, si ha il massimo profitto.

Ipotesi: L’impresa si trova in una situazione in cui deve fronteggiare l’aumento del prezzo delle materie
prime (situazione iniziale in blu). La conseguenza è che il costo marginale si sposta verso l’alto (a parità di
quantità prodotte). Se il costo marginale aumenta, la quantità ottimale dell’impresa diminuisce 
l’eguaglianza tra costo marginale e ricavo marginale cambia (da E a E’).

1.1 UN AUMENTO DELLA DOMANDA


Si modifica la domanda di mercato. Ne consegue uno spostamento del ricavo marginale (della retta verde)
verso l’alto (la retta rossa). Questo crea un incremento della quantità ottimale che l’impresa offre sul
mercato. Il punto di intersezione si sposta da E a E’ in corrispondenza di una maggiore quantità prodotta.

1.2 CONCORRENZA PERFETTA

Di fatto, mercato idealistico ma nel mondo reale è raro.

Caratteristiche:

1. alto numero di concorrenti


2. prodotto standardizzato (cioè identico ed omogeneo)
3. prezzo dato  price maker, ogni singola impresa non è in grado di influenzare il prezzo di mercato.
4. entra e uscita libera  non ci sono barriere all’entrata

ANALISI DI BREVE PERIODO  Il ricavo medio è dato da ricavo totale diviso quantità prodotte. Il ricavo
medio è quindi uguale al prezzo, l’unica cosa che cambia è la quantità. Prezzo = ricavo marginale = ricavo
medio.
Extraprofitto  il prezzo è maggiore del costo medio totale

LEZIONE 16 – 03/11/2022

1.0 IL PROFITTO COMPLESSIVO DELL’IMPRESA

La curva del costo marginale interseca la retta del ricavo marginale nel punto di quantità ottimale (quanità
che permette di massimizzare il profitto). A quanto sarà pari il profitto? Per determinarlo si comparano i
costi medi totali rispetto al prezzo. La distanza che si ha tra la retta nera e la curva blu determina il profitto
unitario, cioè quanto guadagna l’impresa su ciascuna unità di prodotto. Moltiplicando il profitto unitario
per la quantità (che massimizza il profitto) si determina il profitto complessivo dell’impresa (rettangolo
nero).

 differenza tra prezzo e costo medio totale  segmento ZH, profitto unitario
 profitto unitario moltiplicato per il numero di quantità di bene nel caso di massimo profitto  ZH
per MH, profitto complessivo (extraprofitto: profitto maggiore di zero).

Se l’impresa è price taker si dice che la funzione di domanda dell’impresa è perfettamente elastica.
1.1 CALCOLARE LA PERDITA COMPLESSIVA DI UN’AZIENDA

Consideriamo che il prezzo diminuisca, ad esempio fino ad arrivare a 81: se succede questo, l’impresa
massimizza il ricavo. Fino alla 6° unità i ricavi sono maggiori dei costi (quindi conviene espandere la
produzione), successivamente i ricavi diventano più bassi dei costi marginali. Se si controlla la struttura dei
costi medi totali, di può notare come il costo medio totale risulta essere sempre più alto: in questo caso si
è in presenza di una perdita. Quando avviene ciò, la prima cosa che si pensa sia opportuno fare sarebbe
chiudere l’attività, tuttavia questo non è sempre vero.

Se l’impresa chiude la sua attività, comunque deve pagare i costi fissi (se non produce nulla, è comunque
pari a 100 dalla tabella). In corrispondenza delle 6 unità, si ha il costo medio totale come 91,67, quindi la
perdita complessiva è data dal segmento moltiplicato per il livello produttivo (area perdite):
graficamente, la distanza tra la curva ATC (costi medi totali) con la retta del prezzo (che coincide col ricavo
medio e marginale), moltiplicata per 6. Se l’impresa continuasse a produrre, avrebbe una perdita di 64
(quantità per 10,47), mentre se decidesse di chiudere l’attività dovrebbe pagare 100, quindi conviene
continuare a produrre.

La perdita complessiva dell’impresa si può anche calcolare in una maniera alternativa: se produce sei unità,
la perdita è uguale a 100 (costi fissi) – 36 (ricavato dalla differenza tra ricavo marginale di 81 e costo medio
variabile di 75 moltiplicata per 6) = 64 (perdita sostenuta dall’impresa).

Regola generale: un’impresa, quando si trova in una situazione di perdita, deciderà di continuare a
produrre o chiudere l’attività prendendo in considerazione i costi medi variabili: se la curva AVC (che ha lo
stesso andamento dei costi medi totali) è al di sotto della funzione dei prezzi, allora l’impresa continuerà a
produrre perché gli permetterà, in parte, di ridurre il costo fisso.

Se invece il prezzo si riduce a 71, conviene produrre? Non conviene, perché si nota che i costi medi si trovano
entrambi (sia la curva verde che nera) al di sopra della retta rossa  la perdita è superiore dei costi fissi.

Se consideriamo la funzione dei costi marginali dell’impresa, dei costi medi totali e dei costi medi variabili,
siamo in grado di determinare la curva di offerta individuale che si trova nel mercato di libera concorrenza
(di breve periodo).

Data la struttura dei costi, consideriamo che il prezzo sia p1, e di conseguenza il ricavo marginale e il ricavo
medio saranno uguali al prezzo. Fino a un y minore di p2, la curva dei costi medi variabili (AVC, curva nera) è
sopra al prezzo, quindi l’imprenditore chiude l’attività.

- Caso in cui il prezzo è p2  quando il prezzo diventa p2, la retta del prezzo è proprio tangente alla
curva AVC, quindi l’impresa produrrà q2 perché q2 è il punto in cui prezzo interseca la curva dei costi
marginali (nel suo punto di minimo). P2 è tangente alla curva AVC  la quantità è uguale a q2,
l’impresa ha convenienza a produrre perché il costo medio totale è uguale al prezzo.
- Caso in cui il prezzo è p3  non chiude perché i costi medi variabili sono sopra al prezzo.
- Caso in cui il prezzo è p4  la curva ATC è tangente a p4, non è in perdita ma ha profitto uguale a 0.
- Caso dei prezzi al di sopra di p4  l’impresa produce q5, perché è il punto di intersezione tra il
ricavo marginale e il costo marginale. In questo punto, l’impresa si trova in extraprofitto.
1.2 L’OFFERTA DI MERCATO

In concorrenza perfetta, si produce un prodotto standardizzato. Per avere la curva d’offerta totale bisogna
fare la sommatoria di tutte le industrie (curve individuali) facenti parte dell’industria e moltiplicare per la
quantità.

Prezzo di equilibrio  in corrispondenza di esso la curva di domanda di ogni singola impresa è


perfettamente elastica.

1.3 IL LUNGO PERIODO

Nel lungo periodo le cose possono modificarsi in una situazione in cui la singola impresa avrà solo un
profitto nullo  una delle ipotesi è che vi sia completa libertà di entrata e uscita: questa possibilità nel
lungo periodo fa sì che il profitto tenda ad essere uguale a 0. Supponiamo che tutte le imprese presentino
costi identici, significa che tutte le imprese hanno la stessa struttura di costi. La seconda ipotesi è che i costi
dell’industria siano costanti  il fatto che escano dal mercato o entrano dal mercato nuove imprese non
modifica i prezzi dei fattori produttivi.

Partiamo da una situazione in cui il prezzo sia pari a 60 euro, la funzione dei prezzi è superiore quindi c’è un
extraprofitto (area tratteggiata). Se c’è un extraprofitto ci si aspetta che, siccome vi è entrata nel mercato,
altre imprese decidano di entrare perché è profittevole. Dal punto di vista dell’industria succede che nuove
aziende entrano, quindi aumenta l’offerta. La funzione si sposta dalla retta blu alla retta rossa, e di
conseguenza il prezzo diminuisce. A 50 euro si ha che costo marginale e costo medio totale coincidono
quindi il profitto è 0.

Si suppone il caso opposto, ovvero la situazione in cui il prezzo iniziale è in corrispondenza di D 1 e S2. Se il
prezzo è uguale a 40, si ha una perdita perché il prezzo è al di sotto della curva AVC. Se si ha una perdita ci
si aspetta che alcune imprese decidano di chiudere, la curva s2 torna indietro finchè il prezzo non è pari a 50
perché fa sì che le imprese abbiano almeno un profitto normale (uguale a 0).

LEZIONE 17 – 04/11/2022

1.0 EFFICIENZA DI UN’ECONOMIA CHE SI FONDA SULLA CONCORRENZA PERFETTA

L’uguaglianza tra il costo marginale e ATC indica che nel caso della concorrenza perfetta siamo in grado di
avere sia efficienza produttiva che allocativa.

o Efficienza produttiva (o tecnica)  la produzione avviene al minimo costo possibile (punto di


minimo della curva ATC). Stiamo praticando il prezzo minimo utilizzando le tecniche produttive al
costo più basso possibile. Viene espressa tramite l’uguaglianza tra prezzo e punto di minimo della
curva ATC. L’imprenditore avrà un profitto nullo.
o Efficienza allocativa  si esprime attraverso l’uguaglianza tra prezzo e costo marginale (ricavo
marginale = costo marginale). Essa indica che la società alloca le proprie risorse scarse tenendo
presente quelle che sono le preferenze del consumatore. Il prezzo di un qualsiasi bene indica
quanto vale una unità di questo bene; indica inoltre il beneficio marginale che la società attribuisce
dal fatto di utilizzare un’unità in più di questo bene (prezzo = ricavo marginale). Analogamente,
comparando benefici e costi, si ha che il costo marginale è rappresentato dal fatto che per produrre
un’unità di questo bene, la società sta rinunciando alla produzione di un altro bene. Il costo
marginale esprime quindi il sacrificio della rinuncia di tutti gli altri beni.

In concorrenza perfetta, il prezzo (beneficio marginale) è uguale al costo marginale (rinuncia di un bene),
quindi se il costo è proprio uguale al beneficio viene prodotto e acquistato proprio quello che si aspettano i
consumatori tenendo conto le preferenze  in questo senso la concorrenza perfetta permette di avere
anche efficienza allocativa. In questo sistema si riesce a produrre fino all’ultima unità di bene che i
consumatori desiderano consumare.
1.1 CARATTERISTICHE DEL MONOPOLIO

Il monopolio è la forma di mercato agli antipodi della PC. Un’impresa è considerata monopolista se:

- È l’unica a vendere un certo prodotto


- Il prodotto non ha dei buoni sostituti
- Non esiste possibilità di entrata nel mercato per altre imprese (barriere all’entrata). Se esistono
barriere all’entrata e l’impresa è l’unica a produrre quel bene, quindi l’impresa non è price taker ma
è in grado di stabilire il prezzo da sé (price maker).

Quanto sono diffusi i monopoli?

 È una questione di grado: spesso le imprese hanno un certo potere sul prezzo perché i prodotti
sono differenziati.
 I vari monopoli sono rari perché è raro che vi siano prodotti davvero unici. Quindi anche il
monopolio puro è in un certo senso un caso ideale come la concorrenza perfetta.

1.2 PERCHÉ ESISTE IL MONOPOLIO?

La causa fondamentale del monopolio è la presenza di barriere all’entrata di concorrenti sul mercato.

Le barriere all’entrata possono essere di tre tipi:

1. Barriere indotte dalla presenza esclusiva di fattori essenziali che non possono essere riprodotti.
Queste compagnie possono sfruttare l’esclusività dei fattori produttivi.
2. Barriere di tipo legale: brevetti, copyright, diritti esclusivi di vendita.
N.B. tali barriere possono essere indispensabili per incentivare le imprese a fare R&S e innovare.
3. Barriere di costo indotte dalla presenza di forti economie di scala: è il caso del così detto monopolio
naturale.

Siccome il monopolista è l’unico a produrre quel bene, non esiste una differenza tra impresa e industria 
l’industria è l’insieme delle imprese che producono il bene, e in questo caso è unica.

1.3 IL MONOPOLIO NATURALE

Un’industria è un monopolio naturale quando una singola impresa può fornire un certo bene o servizio
all’intero mercato ad un costo inferiore di quanto potrebbero fare due o più imprese. Questo fenomeno si
verifica quando, a causa della presenza di forti economie di scala, la dimensione efficiente di un’impresa è
così grande che in quel dato settore soltanto un’unica impresa può fornire il prodotto al mercato al minimo
costo medio.

In altre parole, in caso di monopolio naturale il CMeT minimo di un’impresa piccola è maggiore di quello di
un’impresa grande, per cui “frazionare” la produzione totale tra più imprese è inefficiente. L’espansione del
mercato (cioè l’aumento della domanda) può eliminare il monopolio naturale.
La curva è esclusivamente decrescente: un’unica impresa riesce a produrre ad un costo più basso perché se
si frazionano i costi per più imprese, la quantità sarebbe più bassa quindi si produrrebbe ad un costo alto.

1.4 DIFFERENZA TRA MONOPOLIO E CONCORRENZA PERFETTA

Monopolio: esiste un unico produttore…

- La cui domanda coincide con la domanda di mercato e quindi ha andamento discendente


- Che agisce da price-maker e ottiene extraprofitto
- Il cui comportamento è vincolato soltanto dalla domanda (per cui o sceglie Q* o sceglie P*)

Concorrenza perfetta: esistono molte imprese…

- Ciascuna delle quali fronteggia una curva di domanda orizzontale.


- Che agiscono da price-takers, senza ottenere extraprofitto.
- Che al prezzo dato possono vendere qualsiasi quantità (per cui scelgono solo Q*)

Per il monopolio l’impresa coincide con l’industria. La differenza tra la domanda che si trova ad affrontare la
singola impresa di mercato (in concorrenza perfetta) è una retta orizzontale, mentre se si considerano tutte
le imprese del mercato, la funzione di domanda è una funzione con pendenza negativa. Nel monopolio,
l’unica funzione di domanda che ha l’impresa monopolista è la funzione classica con pendenza negativa.

Se è price maker avrà extraprofitto, mentre in concorrenza perfetta (price taker) l’impresa nel lungo
periodo non ha un extraprofitto (avrà solo un profitto normale).

Se la curva di domanda è inclinata negativamente, il monopolista può aumentare la quantità diminuendo


il prezzo, mentre nella concorrenza perfetta l’impresa non può decidere e modificare il prezzo.

Man mano che diminuisce il prezzo, il monopolista riesce ad accrescere la quantità. Il ricavo medio
(rapporto tra ricavo totale e quantità) coincide con il prezzo (esattamente come la concorrenza perfetta).
Per quanto riguarda il ricavo marginale invece, in concorrenza perfetta il prezzo coincide con il ricavo
medio e il ricavo marginale. Nel monopolio invece, ad eccezione della prima quantità prodotta, per le
successive il ricavo marginale è inferiore al prezzo aumentando la quantità, il prezzo a cui è venduta è
inferiore: man mano che aumenta la quantità diminuisce il prezzo, e quest’ultimo incide anche sulle
quantità intramarginali, quindi le unità precedenti andranno vendute a questo prezzo più basso.
Il ricavo marginale è dato dalla variazione del ricavo totale dovuta a una quantità aggiuntiva. Passando da
zero a uno il prezzo coincide con il ricavo medio e totale. Nella seconda unità, la variazione del ricavo totale
sarà 18-10 = 8. Quando da 2 si passa a 3 il ricavo totale sarà 8*3 = 24. La funzione del ricavo marginale è più
bassa, eccezione fatta per la prima unità, rispetto alla funzione di domanda che è il prezzo.

Nella concorrenza perfetta (retta rossa), tutto coincide, mentre nel monopolio la funzione di domanda il
prezzo coincide con il ricavo medio, e il ricavo marginale è sempre al di sotto perché il monopolista può
incidere sul prezzo (la funzione di domanda dell’impresa coincide con la funzione di domanda
dell’industria).

1.5 LA MASSIMIZZAZIONE DEL PROFITTO DEL MONOPOLISTA

Il monopolista massimizza il profitto seguendo la “solita” regola marginalista. Deve quindi produrre la
quantità Q* tale che il RM sia pari al CM. Per massimizzare il profitto bisogna determinare la quantità che
gli permette di massimizzare il profitto  si ottiene tramite ricavo marginale = costo marginale.

Ma per andare a determinare il profitto, si determina prima il margine di profitto (profitto unitario)  si
compara il prezzo (beneficio unitario) con il costo medio totale. Mentre in concorrenza perfetta prezzo e
costo medio totale coincidono, qua prezzo e ricavo marginale non coincidono più: ottenuta la quantità
ottimale, il prezzo si legge dalla curva di domanda e sarà SEMPRE superiore al costo marginale. Questo fa
sì che si ottenga sempre un extraprofitto.
Curva verde  costo medio totale.

Costo marginale = ricavo marginale = punto E (dove RM = CM). Per determinare il profitto unitario si
comparano (differenza) tra prezzo e costo medio totale in corrispondenza della quantità. Il prezzo non sarà
più in E, bisogna prendere la quantità e traslare sulla RETTA DI DOMANDA, quindi sul punto M. il profitto
unitario è dato dal segmento MD (D  punto che si trova in corrispondenza della quantità per
massimizzare il profitto sulla curva verde dei costi medi totali). Area grigia  extraprofitto.

1.6 MONOPOLIO VS CONCORRENZA PERFETTA

Nel caso di monopolio, l’offerta dell’industria corrisponde solo ad un unico punto.

Supponiamo che il monopolio sia temporaneo e determinato dal fatto che su questo prodotto esista un
brevetto: allo scadere di esso può trasformarsi in concorrenza perfetta.

Se il brevetto garantisce il monopolio su questo farmaco, si ha che l’impresa si trova in una situazione di
monopolio in cui domanda e costo marginale non coincidono. Quando il farmaco viene prodotto in regime
di monopolio, la quantità di monopolio in corrispondenza dell’uguaglianza tra costo marginale e ricavo
marginale qm  traslato sulla retta nera (M).

Quando il brevetto scade entrano nel mercato numerose imprese, e il mercato si trasforma in libera
concorrenza  il prezzo diminuisce dal prezzo di monopolio fino al punto in cui non eguaglia il costo
marginale perché in concorrenza perfetta il prezzo è uguale a ricavo marginale (quindi devono eguaglianza
il costo marginale). Inoltre, questa quantità di concorrenza è anche più elevata, mentre la quantità di
monopolio non è efficiente. Si verifica PERDITA DI BENESSERE DEL MONOPOLIO  nel caso del monopolio
il mercato fallisce.
Il monopolista produce di meno rispetto alla quantità socialmente efficiente (punto in cui prezzo = costo
marginale).

Il monopolio impedisce modalità di scambio vantaggiose.

La quantità del monopolio è inferiore della quantità che permette la quantità socialmente efficiente
(della libera concorrenza).

Non tutti i consumatori che attribuiscono al bene un valore maggiore al relativo costo lo acquistano perché
il prezzo è al di sopra del prezzo di monopolio. La perdita è rappresentata dal triangolo con vertice c, il
punto e è il punto di uguaglianza tra costo e ricavo marginale che non coincide con il prezzo, rappresenta
una perdita della società.
LEZIONE 18 – 08/11/2022

1.0 CONCORRENZA MONOPOLISTICA

Caratteristiche della concorrenza monopolistica:

- Mercato formato da numerosi produttori. All’interno del mercato vi è un numero alto di imprese
ma non paragonabile a quello della concorrenza perfetta.
- C’è libertà di entrata e di uscita (nel monopolio non è possibile)
- La caratteristica fondamentale è che le imprese offrono un prodotto che è differenziabile ma allo
stesso tempo sostituibile. Hanno un potere di monopolio  per soddisfare un determinato
bisogno le imprese possono offrire diversi beni ma ognuno di essi si differenzia in qualche modo
(assistenza dell’impresa, pubblicità, o legato ad un determinato brand. Esempio: l’aspirina della
Bayer).
- Il prodotto è differenziato ma altamente sostituibile. Differenziato  fa sì che l’impresa abbia un
certo potere di monopolio.

Per quanto riguarda il fatto che in questo mercato le imprese hanno la capacità di differenziarsi offrendo un
prodotto che ha sostituti, fa sì che questo mercato si avvicini al monopolio.

La seconda ragione per cui le imprese possono differenziarsi è che per esempio, si compra un
elettrodomestico A simile (nel tipo di caratteristiche tecniche,…) ad un elettrodomestico B:
l’elettrodomestico A offre una serie di servizi che fanno sì che il prodotto sia differenziato dal B (viene
differenziato per i servizi).

Sono importanti:

 La notorietà del marchio  esempio di prima aspirina


 Ruolo della pubblicità  la pubblicità ha la capacità di diffondere la differenziazione dei prodotti.
 Posizione  si considera una hotel che è posizionato in centro a Venezia, il fatto di avere questa
posizione fa sì che il servizio d’hotel si differenzi da un altro (posizione di monopolio).

Siccome esiste una differenziazione del prodotto, quando si va ad analizzare la differenziazione si nota che
le imprese possano avere controllo sui prezzi (come il monopolio, price maker). Se l’impresa è in grado di
fare il prezzo ne deriva che la funzione di domanda si avvicinerà al caso della funzione di domanda del
monopolio (non era una retta orizzontale).
In questo caso è sempre inclinata (nel breve periodo) negativamente, sebbene sia molto più elastica del
caso del monopolio. Il ricavo marginale non coincide con la domanda (con il prezzo) perché essendo
inclinata negativamente, per aumentare la quantità l’impresa può diminuire il prezzo. Il ricavo è minore del
prezzo, quindi il ricavo sta sempre sotto la funzione di domanda.

L’impresa di concorrenza monopolistica come otterrà la quantità che le permette di massimizzare il


profitto? Seguirà la regola costo marginale = ricavo marginale. La funzione del costo marginale che si
interseca con il ricavo marginale (curva MC che interseca la funzione MR) permette di ottenere la qx cioè la
quantità in corrispondenza della quale il ricavo sarà maggiore.

Per determinare il prezzo in corrispondenza di questa quantità si dovrà traslare il punto A fino alla
funzione di domanda D che permette di ottenere il prezzo  punto E.

Cosa bisogna fare per ottenere il margine di profitto? Bisogna compararlo con i costi medi totali (ATC). La
distanza EF rappresenta il profitto unitario (differenza prezzo-costo medio totale) deve essere moltiplicato
per il numero di unità q ottenendo l’area del profitto (in questo caso maggiore di 0 quindi extraprofitto).

Potrebbe presentarsi anche il caso in cui l’impresa è inefficiente e risulti avere una perdita.

Stiamo considerando il breve periodo poiché nel lungo periodo si prevede che ci sia libertà di entrata e di
uscita: nel caso dei profitti ci si aspetta che nuove imprese, se si accorgono che in questa industria c’è una
situazione di extraprofitto, vorranno entrare nel
mercato e viceversa se si verifica un caso di
perdita.

La funzione di domanda, se entrano nuove


imprese che offrono un prodotto che è un
perfetto sostituto e quindi le quote di mercato
verranno diminuite, si sposterà verso il basso
(verso l’origine).
Quando invece c’è una perdita, le imprese che se ne vanno non offriranno più un bene e quindi le imprese
che restano sul mercato acquisiranno maggiori quote di mercato  la funzione di domanda tende a
spostarsi verso l’esterno (concorrenza perfetta).

Quel processo di aggiustamento della funzione di domanda si protrarrà fino a quanto la funzione di costo
ATC risulta essere tangente alla funzione di domanda. Nel punto E si ha che il prezzo e il costo ATC
coincidono ma il prezzo è sempre maggiore del costo e ricavo marginale.

Nel punto E non esistono più gli extraprofitti perché il profitto è uguale a 0. Il fatto che il profitto sia uguale
a 0 significa che l’impresa ci guadagna perché il profitto normale rientra nei costi impliciti.
Nell’equilibrio di lungo periodo di un’industria in concorrenza monopolistica, le imprese hanno profitti nulli
ma il prezzo è più alto del costo marginale (e del ricavo marginale). Esistono degli scambi che
rappresentano benefici non sfruttati  le risorse non sono un’allocazione efficiente (si stanno allocando le
risorse proprio nella quantità richiesta dai consumatori in base alle loro preferenze). Il costo marginale
rappresenta invece il costo opportunità di produrre un bene (es chilo di patate) non dedicando il tempo di
lavoro agli n-1 beni che sono all’interno del sistema economico.

Le imprese possono sia offrire prodotti omogenei che differenziati. La cosa più rilevante è che il
comportamento delle singole imprese ha interdipendenza strategica: ogni singola impresa nel momento in
cui prende una decisione deve tenere conto del fatto che la sua decisione provocherà una reazione
nell’impresa concorrente che offrirà lo stesso bene o servizio.

1.1 MOTIVI PER CUI ESISTONO GLI OLIGOPOLI

o Nell’oligopolio esistono poche imprese a causa della presenza di barriere all’entrata (dovute per
esempio a barriere di reputazione).
o Economie di scala: in maniera simile al monopolio naturale, le economie di scala possono generare
situazioni in cui poche grandi imprese possono restare sul mercato (oligopolio naturale)
o Barriere di reputazione: per nuove imprese può essere difficile entrare in un mercato per il
semplice fatto di essere nuove
 Le imprese già operanti possono possedere reputazione, cioè avere compratori “fedeli”
 La reputazione può essere costruita anche grazie agli investimenti pubblicitari.

Se in un mercato ci sono poche imprese, queste possono decidere di collaborare o meno.

Se esistono 3 imprese, queste istintivamente possono decidere di fissare il prezzo come se fosse un
monopolio  massimizzano la quantità dell’industria. La quantità massimizza il profitto in corrispondenza
del prezzo di monopolio.

Collusione esplicita – implicita?


LEZIONE 19 – 10/11/2022

1.0 CASI DI FALLIMENTO DI MERCATO

Condizioni in cui il mercato non funziona:

1. economia dell’informazione  come una mancanza di informazione genera conseguenze

 La teoria della mano invisibile presuppone che gli individui abbiano un’informazione completa:
supponiamo che avvenga uno scambio su un determinato bene, coloro che producono il bene
fanno sì di informare chi acquista come è stato costruito, ecc e viceversa chi acquista rende palese
il prezzo di riserva. Molto spesso però nella realtà si osserva che, negli scambi, non esiste
informazione completa. Gli individui (che non sono informati) devono raccogliere informazioni
autonomamente.
 Poichè l’informazione nella realtà non è completa, gli individui devono ricorrere a diverse strategie
per raccoglierla  fallimento di mercato.

Esempio – Come fa un consumatore a scegliere quale paio di sci acquistare?

 I negozi di sci nelle località sciistiche hanno:


- Commessi preparati: forniscono informazioni rispetto alle domande che questo consumatore
richiede.
 In uno di questi negozi comprate su consiglio del commesso un paio di sci per €600
 E poi scoprite che gli stessi sci erano in vendita su Internet per €400
 Domanda
- E’ meglio spendere €600 sugli sci giusti o €400 sugli sci sbagliati? (qualora lui si fosse messo a
cercare su internet da solo gli sci, poteva incorrere in una situazione in cui avrebbe acquistato,
per esempio, sci non adatti).
- Problema di free-rider  ci si potrebbe recare in negozio, chiedere al commesso, avere tutte
le informazioni e poi acquistare successivamente su internet gli sci.

Come incide la migliore informazione sul surplus economico? (= surplus del compratore + surplus
venditore. Il prezzo di riserva del consumatore/venditore è il massimo importo che l’individuo è disposto a
pagare/il prezzo minimo con cui il venditore è disposto a vendere il bene: PREZZO DI RISERVA DEL
COMPRATORE – PREZZO DI RISERVA VENDITORE).

- Volete vendere una coppia di candelieri d’argento del XIX secolo; il vostro prezzo di riserva è
€300. Il venditore vive in un piccolo centro, come venderlo?
- Il costo di un’inserzione pubblicitaria sul giornale è di €20.
- La commissione di eBay è pari al 5% del prezzo d’acquisto di un bene, offerto dal vincitore
dell’asta
- Il massimo prezzo di riserva per gli acquirenti locali (compratori) è €400.
 I maggiori prezzi di riserva su eBay sono €900 e €800 (è un’asta al prezzo del secondo classificato).
 Surplus Totale (differenza tra i due prezzi di riserva):
- Mercato locale = €400 - €300 - €20 = €80
» Se vendete per €400, il surplus è vostro; a un prezzo minore di €400, è suddiviso tra voi e
l’acquirente locale
- eBay = €800 - €300 - €40 (commissioni del 5%) = €460 (surplus del venditore)
» + €100 (surplus del compratore, il miglior offerente era disposto a pagare €900 ma ha pagato
solo €800). Gli intermediari possono redistribuire il surplus totale dello scambio e la procedura.
- Il surplus totale è quindi €560

Come creano valore gli intermediari


 Come incide la migliore informazione sul surplus economico? Un aumento reale del surplus
economico si ha quando un articolo finisce nelle mani della persona che lo valuta di più.

1.1 IL LIVELLO OTTIMO DI INFORMAZIONE

Date le curve MC e MB rappresentate, il livello ottimo di informazione è I*. Oltre quel livello il costo da
pagare per acquisire nuova informazione supera il relativo beneficio.

La curva del costo marginale dell’informazione (variazione del costo totale al crescere dell’informazione) è
crescente (al crescere dell’informazione, il costo è crescente). Il beneficio è invece decrescente.
Dall’intersezione tra la curva dei benefici marginali e il costo marginale dell’informazione si ottiene il livello
ottimo di informazione: prima di questo punto di intersezione conviene espandere la ricerca di
informazione perché il beneficio è superiore al costo, quindi si può incrementare ancora di più
l’informazione; dopo questo punto non ci si espande perché in quel caso si avrebbero costi marginali
superiori ai ricavi. Esso si può definire anche il livello ottimo di ignoranza.

• Naturalista economico

- D: Perchè è così difficile trovare commessi esperti?


- R: Una ragione è l’esistenza del problema del free-rider  nasce tutte le volte in cui si offre
qualcosa che è difficilmente vincolato al costo (acquisire beneficio senza che mi venga arrecato
costo).
o Problema di incentivo che si traduce in un livello dei beni prodotti e servizi offerti limitato, perchè a
chi non paga non può essere impedito di usufruirne
o Esiste quando altri traggono beneficio da azioni che sono costose per voi

Due linee guida per la ricerca razionale

Il costo di ricerca sarà tanto maggiore quando il prezzo del bene considerato è maggiore.

- Dedicare molto tempo nella ricerca di un affare è più conveniente quando si tratta di un bene di
valore elevato
- I prezzi pagati saranno più alti quando è più elevato il costo della ricerca

• Esempio

- Chi vi aspettate che cerchi più a lungo per trovare un pianoforte usato a un buon prezzo?
- Pensate ai costi e ai benefici marginali.

Il primo individuo si reca utilizzando l’automobile, mentre il secondo ci va a piedi/mezzi pubblici. Ci si


aspetta che quello che va in automobile non si fermi alla prima offerta (quello che va a piedi ci impiega
molto più tempo e sarà sfinito, accettando più facilmente).
1.3 LA LOTTERIA INERENTE LA RICERCA

Continuare a cercare è costoso mentre i benefici sono incerti, pertanto il proseguimento della ricerca
determina un elemento di rischio.

Per valutare se prendere parte o no a una lotteria bisogna:

 Calcolare il valore atteso della lotteria


 La somma dei possibili esiti moltiplicati per le rispettive probabilità di verificarsi
- Lotteria equa  In cui il valore atteso è pari a zero
 Lancio della moneta:
Testa vince €1, Croce perde €1
Valore atteso (expected value  vincita legata alla probabilità)= (0.5)(€1) + (0.5)(-€1) = 0; si
dice che si è in presenza di una lotteria equa.
- Lotteria più che equa  Il cui valore atteso è positivo
 Lancio della moneta:
Testa vince €2, Croce perde €1
Valore atteso = (0.5)(€2) + (0.5)(-€1) = 0.5; la vincita è più alta quindi il valore atteso non è
0.
 Tenere conto delle attitudini al rischio (soggettive per l’individuo)
- Persona neutrale al rischio: è indifferente tra accettare o rifiutare di giocare una lotteria equa.
- Persona avversa al rischio (maggioranza delle persone): rifiuterà ogni lotteria equa. Mano a mano
che si cresce si diventa più avversi al rischio

• Esempio

- Conviene proseguire la ricerca di un appartamento?


o Cercate un appartamento in un quartiere dove due appartamenti identici costano €400 &
€360
o Tra gli appartamenti sfitti, 80% costa €400 e 20% costa €360
o L’unico modo per conoscere il costo dell’affitto è visitare l’appartamento
o Siete neutrali al rischio
o Il primo appartamento che visitate costa €400.
o Se il costo opportunità di visitare un altro appartamento è €6.
- Il valore atteso di un’altra visita è
o (0.2)(40(400-360)-6=€34) + (0.80)(-€6) = €2
- Visitare un altro appartamento è una lotteria più che equa, è poiché siete neutrali al rischio
dovreste accettarla

1.4 IL PROBLEMA DI CREDIBILITÀ QUANDO LA RICERCA E COSTOSA

- Cosa accade se, una volta terminato il processo di selezione, vi si dovesse presentare per puro caso
un’occasione più favorevole?
- Quando l’informazione è costosa e la ricerca deve essere limitata, può sorgere sempre
l’opportunità di sciogliere un rapporto.
- Contratti che richiedono un impegno da entrambe le parti
 Contratti lavorativi
 Contratti matrimoniali

1.5 INFORMAZIONE ASIMMETRICA

Si parla di informazione asimmetrica quando un lato del mercato è imperfettamente informato sulla
qualità del bene scambiato.
- Il venditore conosce la quantità del bene scambiato, ma non il compratore
- Il lavoratore conosce la sua abilità, ma il datore di lavoro no.

Venditori e compratori non sono informati allo stesso modo sulle caratteristiche di beni e di servizi.

1.6 LEMON MARKET – MERCATO DEI BIDONI

Un esempio (Akerlof, Nobel Economia 1970)

Mercato delle auto usate: 100 venditori e 100 compratori. Metà delle auto in vendita è di buona
qualità, l’altra metà di qualità scadente (i bidoni, appunto)
Ipotesi cruciale: i venditori conoscono la qualità dell’auto offerta, mentre i compratori la scoprono
solo DOPO l’acquisto (troppo tardi!).

I compratori sanno che metà delle auto sul mercato sono scadenti, ma NON conoscono la qualità delle
singole auto.

Disponibilità a vendere:

- Almeno 2000€ per auto buone


- Almeno 1000€ per auto scadenti

Disponibilità a pagare

- Fino a 1200€ per auto scadente


- Fino a 2400€ per auto buona

Con perfetta informazione, tutte le auto sarebbero vendute

- Quelle scadenti a un prezzo tra 1000 e 1200€


- Quelle di qualità a un prezzo tra 2000 e 2400€

Ma non è così nel caso di informazione asimmetrica: i compratori, incerti sulla qualità dell’auto, sono
disposti a pagare il corrispettivo del valore di un’auto media:

½* 1200 + ½ * 2400 = 1800

Il problema sorge dal momento in cui 1800<2000 (che è il prezzo d’offerta delle auto buone) e quindi i
possessori di auto di buona qualità escono dal mercato. Inoltre, si può innescare una reazione a catena: se i
compratori capiscono che sul mercato sono rimasti solo bidoni, saranno ancora disposti a pagare 1800€ per
un’auto media? (se certi di comprare un’auto scadente, sono disposti a pagare solo 1200€).

A causa delle asimmetrie informative, il mercato delle auto usate diventa il mercato dei bidoni:

 La carenza di informazioni da un lato del mercato scaccia dal mercato i beni di buona
qualità
 C’è una perdita di efficienza rispetto al caso di perfetta informazione
 Non si genera più la rendita associata agli scambi di beni di alta qualità.

LEZIONE 20 – 11/11/2022

1.0 LA DISCRIMINAZIONE STATISTICA

– Pratica che porta a formarsi un giudizio su individui, beni e servizi in base al loro gruppo di appartenenza.

Si suppone la politica tariffaria della compagnia di assicurazione quando assicura la responsabilità civile
sulle automobili: la politica tariffaria viene fissata in base a gruppi di appartenenza, cioè noi paghiamo
un’assicurazione più alta rispetto ad una persona più vecchia di noi, inoltre può c’entrare anche
l’avversione al rischio (i giovani rischiano maggiormente). La discriminazione avviene anche per il sesso, i
giovani maschi pagano di più. Questo avviene perché colui che offre il contratto ha un giudizio su una
determinata categoria di individui. Le compagnie di assicurazione non sanno come un singolo
effettivamente guidi, però proprio perché non riescono a discriminare singolarmente si basano sulla media.

Stessa cosa vale per il mercato del lavoro  molti datori, quando offrono il primo contratto di lavoro,
tendono molto spesso a legare la retribuzione al livello di capitale umano (istruzione) dell’individuo, più è
alto più in teoria si guadagna. Molti datori di lavoro sanno che non è detto che una persona diplomata sia
meno abile di un laureato, ma si basano su dati medi.

La discriminazione statistica è l’effetto e non la causa, l’effetto di alcune caratteristiche che si riscontrano
in media.

Questo problema da luogo al fatto che, generalizzando, si verifichi selezione avversa.

1.1 SELEZIONE AVVERSA

La selezione avversa è il modello secondo cui una polizza tende a essere sottoscritta con maggiore
probabilità dagli individui più costosi per la compagnia di assicurazione.

Supponiamo che all’interno di chi assicura la macchina ci sia chi guida meglio, peggio, … la polizza
interviene quando si creano dei danni con la macchina. Il punto è che in una situazione del genere, chi ha
più incentivo a sottoscrivere l’assicurazione? Ovviamente chi è più scalmanato o meno bravo alla guida
perchè hanno probabilità maggiore di fare danni. Coloro sono quelli che l’assicurazione non vorrebbe avere
(perché l’assicurazione fa profitto assicurando persone che non fanno incidenti). Magari quelli che non
fanno incidenti hanno tutto l’incentivo a non sottoscrivere l’assicurazione, quindi si potrebbe creare nel
mercato delle assicurazione che si assicurano solo coloro che hanno gli incidenti. Succede che in realtà tutti
dovrebbero sottoscrivere l’assicurazione, ma al tempo stesso l’assicurazione è libera di discriminare.

Esiste anche un’altra asimmetria informativa: moral hazard, rischio morale.

1.2 COMPORTAMENTO SLEALE (MORAL HAZARD)

Non è un’informazione nascosta ma un’azione nascosta: si suppone sempre il mercato delle assicurazioni.
Si considera la responsabilità per furto o incendio. Sottoscrivendo la polizza di assicurazione furto-incendio,
sapendo che si ha l’assicurazione, si potrebbe avere un comportamento poco guardingo. Se l’assicurazione
paga interamente il danno della macchina e al momento in cui fregano la macchina-bicicletta o ce se ne si
frega della macchina, non c’è incentivo a fare attenzione. Il punto è che l’assicurazione non può controllare
effettivamente che si sia fatta attenzione alla macchina o alla bici, quindi l’assicurazione non rimborsa
totalmente ma solo una percentuale per evitare che si creino comportamenti di tipo sleale.

- Tendenza che hanno alcuni individui a trattare con meno attenzione i beni assicurati contro il furto
e i danni.
- Copertura parziale e bonus sono adoperati per mitigare il comportamento sleale e la selezione
avversa.
 Rafforzano gli incentivi a guidare con prudenza
 Riducono il numero di richieste di risarcimento, abbassando costi e premi assicurativi.
Capitolo 13 - Esternalità e Diritti di proprietà

1.0 COSTI E BENEFICI ESTERNI

Cercare esternalità  determinate dall’interdipendenza tra insieme di consumo e insieme di produzione


dei soggetti. È difficile però assegnare un valore all’interdipendenza perché è difficile separare domanda e
offerta.

• Costo esterno (esternalità negativa)

- Costi di un’attività che ricadono su persone non direttamente coinvolte nella stessa (collettività) es
inquinamento.

• Beneficio esterno (esternalità positiva)

- Benefici di un’attività che ricadono su persone non direttamente coinvolte nella stessa, es vaccini
(man mano che si vaccinano le persone ha un effetto positivo sulle altre).

Dal punto di vista istituzionale le esternalità derivano anche dal fatto che non esiste spesso una completa
definizione dei diritti di proprietà di un bene.

Se il mercato funziona bene, non si ha incentivo a creare situazioni di soldi sul tavolo (situazioni che
possono migliorare le due parti  efficienza allocativa). La presenza di esternalità va ad impattare
sull’efficienza economica, quindi se le esternalità determinano situazioni non efficienti significa che
esistono situazioni di soldi sul tavolo.

 Le esternalità riducono l’efficienza economica.


 Possono esistere soluzioni efficienti alle esternalità.
 Quando le soluzioni efficienti non sono possibili, possono intervenire il governo o altre forme di
azione collettiva.

1.1 LE ESTERNALITÀ E L’ALLOCAZIONE DELLE RISORSE

- L’apicoltore ha gli incentivi giusti? (Parte I)


 Le api impollinano i fiori dei meli.
 L’apicoltore può non considerare il beneficio che porta ai proprietari dei frutteti quando
decide il numero ottimale di alveari
 Se il beneficio esterno non viene considerato, il numero ottimale di alveari per l’apicoltore
è minore del numero ottimale per la società
 Se gli alveari si trovano vicino a una casa di riposo o a una scuola, un maggior numero di
alveari causerà più punture di ape.
 Per gli studenti e gli ospiti di una casa di riposo, gli alveari generano un costo esterno
 Se i costi esterni non sono considerati, il numero ottimale di alveari per l’apicoltore sarà
maggiore del numero ottimale per la società
 Se non ci sono esternalità:
- Il livello ottimale di un’attività per un individuo è il livello socialmente ottimale.
 Se una attività genera un’esternalità positiva:
- il livello dell’attività sarà minore del livello socialmente ottimale.
 Se una attività genera un’esternalità negativa:
- il livello dell’attività sarà maggiore del livello socialmente ottimale
1.2 INCIDENZA DEI COSTI ESTERNI SULL’ALLOCAZIONE DELLE RISORSE

MC  costi marginali

Nel primo caso l’elettricità viene prodotta da una centrale idroelettrica. Per un problema di siccità la
compagnia elettrica switchia producendo tramite centrali a carbone. La conseguenza è che l’inquinamento
è molto maggiore, e crea un’esternalità negativa. Questa esternalità negativa si può vedere considerando la
curva della singola impresa + l’esternalità negativa (XC). Il costo marginale della collettività è quindi più
alto perché include anche l’inquinamento che ricade sulle persone. Considerando la produzione da un
punto di vista non dai benefici che arreca al singolo produttore, ma per l’intera comunità, la quantità
ottimale sarebbe 8000 (perché la curva è spostata verso l’alto, con costi maggiori a causa
dell’inquinamento).

1.3 UN BENE LA CUI PRODUZIONE GENERA UN’ESTERNALITÀ POSITIVA PER I CONSUMATORI


Spostata verso l’alto della domanda privata + BX (esternalità positiva). Domanda sociale = domanda
privata + beneficio esterno. Con benefici esterni la domanda privata è inferiore alla domanda positiva,
infatti in equilibrio si ha che la quantità prodotta dal singolo produttore è inferiore alla quantità ottimale
per l’intera collettività.

1.4 COSTI E BENEFICI ESTERNI

In presenza di esternalità sia positive che negative il mercato fallisce.

• Il teorema di Coase (1) : Quando il mercato lascia “soldi sul tavolo” (cioè esistenza di inefficienza), di
solito si scatena una corsa a chi riesce a impadronirsene. Senza un intervento regolatorio di un ente terzo,
permette di, nonostante la situazione di esternalità negativa, giungere a una situazione efficiente in
determinate situazioni.

Esempio

- Abercrombie (industriale tessile) scaricherà tossine nel fiume (Parte I)?


- Il mercato
 Abercrombie produce rifiuti tossici
 Se i rifiuti vengono gettati nel fiume, Fitch (proprietario di un vivaio ittico) non vi può
pescare e quindi subisce un danno.
 Abercrombie deve installare un filtro?
Ipotesi: non c’è comunicazione tra Abercrombie e Fitch
- Nella contrattazione riguardo la titolarità del diritto di svolgere un’attività che comporta delle
esternalità, se gli individui affrontano costi di transazione nulli risolveranno sempre in maniera
EFFICIENTE i problemi legati a quest’ultime.
- Perchè Fitch deve pagare Abercrombie per eliminare delle tossine che non esisterebbero se non
fosse per la fabbrica di Abercrombie? Coase sottolinea come le esternalità siano reciproche in
natura. Le tossine danneggiano effettivamente Ficht, ma allo stesso tempo impedirne l’emissione
ad Abercrombie penalizzerebbe quest’ultimo.

Esempio

- Ora la legge impone ad Abercrombie di non scaricare le tossine nel fiume a meno che abbia il
permesso di Fitch per farlo.
- Fitch e Abercrombie possono negoziare senza costi

Teorema di Coase  Indipendentemente dal fatto di cosa imponga la legge, le parti coinvolte
conseguiranno soluzioni efficienti al problema esternalità se riescono a negoziare tra loro senza alcun costo.

LEZIONE 21 – 15/11/2022

TEOREMA DI COASE = Indipendentemente dal fatto di cosa imponga la legge, le parti coinvolte
conseguiranno soluzioni efficienti al problema dell’esternalità se riescono a negoziare tra loro senza alcun
costo.

Quello che è importante è come avviene la distribuzione del surplus (chi se ne fa carico)

• Quando gli inquinatori sono responsabili:

- Il reddito degli inquinatori è minore.


- Le vittime delle sostanze inquinanti avranno utili maggiori rispetto alla situazione in cui la legge non
ritiene gli inquinatori responsabili, nonostante in ogni caso siano adottati gli stessi metodi di
produzione efficiente.

Quando gli inquinatori sono ritenuti responsabili, devono eliminare l’inquinamento a proprie spese.
Quando non sono ritenuti responsabili, le vittime dell’inquinamento devono pagare gli inquinatori perché lo
riducano. La legge di fatto (che modifica un comportamento rispetto all’esternalità) decide l’ammontare di
surplus di cui si appropriano le due parti.
1.0 ECCEDENZA DI GUADAGNO DERIVANTE DALLA COABITAZIONE

Si suppone che due studentesse debbano decidere se prendere un appartamento separato (con costo di
400 euro al mese, pagando complessivamente 800) oppure di condividere la casa e il costo
dell’appartamento ammonta a 600 euro (con risparmio di 200 euro). Siccome le ragazze hanno abitudini
diverse, esse pesano su entrambe: una delle due passa molto tempo in bagno a truccarsi. Quella che fa un
grosso utilizzo del bagno, per risolvere il problema, è disposta a pagare fino a 250 euro. L’altra inquilina, al
fine di tollerare il comportamento di Anna, è disposta ad attribuire a questo comportamento (essere
indennizzata) un valore pari a 150 euro. Se Anna si facesse carico del rimborso, il vivere insieme non
avverrebbe perché lei ha un guadagno pari a 200 euro (dal fatto di condividere l’appartamento), però ha un
costo di 250 euro (più alto del guadagno che riceve dal convivere). L’altra persona sarebbe disposta a farsi
remunerare 150 euro. Come arrivare alla soluzione? La ragazza che ha il costo più basso dovrebbe pagare
300+150, quindi dovrebbe non affittarlo. Invece non è così: noi abbiamo disposto che l’affitto sia di 600
euro e che la spesa venisse ripartita equamente. Siccome le due parti fanno uso diverso del bagno e
imputano costi diversi all’avere un’esternalità negativa da dover usare il bagno in comune, si può venire ad
un accordo sfruttando l’idea che una dia un costo diverso all’esternalità di andare in bagno: se il canone di
affitto non viene ripartito al 50% può essere ripartito tenendo conto del costo che le due ragazze assegnano
all’usare il bagno.

Qual è il canone più alto che Bianca sarebbe disposta a pagare per l’appartamento con due camere da
letto?

- L’alternativa per Bianca è di vivere da sola e pagare £400 (il suo prezzo di riserva per un alloggio
senza problemi di bagno)
- £150 è il massimo che Bianca sarebbe disposta a pagare per evitare il problema del bagno.

Quindi

- L’affitto mensile massimo che Bianca sarebbe disposta a pagare è £400-£150=£250


- Anna dovrà pagare la differenza, £350, Che è un’alternativa migliore per Anna rispetto al
pagamento di £400 per vivere da sola.

1.1 I RIMEDI LEGALI PER LE ESTERNALITÀ

- Quando la negoziazione non comporta costi:


 possono essere trovate soluzioni efficienti alle esternalità
 Il compito dell’adattamento ricade, in genere, sulla parte che è in grado di effettuarlo al
costo minore
- Quando la negoziazione comporta costi:
 Possono essere previste leggi per correggere le esternalità.
 L’onere della legge deve gravare su coloro che hanno costi minori

La quantità ottima di esternalità negative non è zero

Spesso si possono determinare situazioni in cui i costi di transazione non sono nulli, ed in questo caso è
necessario che intervenga il governo. Deve farlo attraverso una legge, e per essere una legge che influenza i
comportamenti, questo deve gravare sempre su chi ha i costi minori.

Considerare caso inquinamento: la soluzione ottimale secondo alcune persone sarebbe ridurre
l’inquinamento pari a zero, ma se da un lato questo determina benefici, allo stesso tempo determina dei
costi elevati. La quantità ottima che possiamo avere nel caso di esternalità negativa non è MAI zero in
quanto il costo marginale è crescente, e man mano che aumenta la quantità prodotta il beneficio tende a
diminuire.

Dopo un certo livello il beneficio marginale tenderà a diminuire. La quantità di esternalità negativa non sarà
mai zero: dove si intersecano i costi e i benefici marginali avremo il punto ottimo a livello sociale
dell’esternalità.

 Contenere l’inquinamento e altre esternalità negative comporta sia costi sia benefici. Se
l‘inquinamento è pari a 0, da un lato determina benefici ma dall’altro aumenta i costi in maniera
importante. La quantità ottima di produzione che si può avere con esternalità negativa non è mai 0,
perché il costo marginale è crescente
 Ricordate il principio costi-benefici
 La politica migliore è ridurre l’inquinamento finchè il costo di un’ulteriore riduzione (costo
marginale) non sia pari al beneficio marginale
 In generale MC aumenta con la quantità di inquinamento eliminata
- Principio del frutto più accessibile
Se la riduzione dell’utilità marginale è valida per l’azione ambientale:
- Oltre un certo punto MB tende a calare
- Risultato: le curve MB e MC si intersecano quasi sempre in un punto inferiore alla quantità massima
di riduzione dell’inquinamento (livello di riduzione dell’inquinamento socialmente ottimale)

1.2 IL PROBLEMA DELLE RISORSE NON VALUTATE (la tragedia delle proprietà comuni)

- Quando una proprietà non appartiene a nessuno, il costo opportunità di utilizzarla non è
considerato  si creano problemi relativi allo sfruttamento dei beni, perché gli individui spesso
non considerano il costo opportunità di utilizzare o meno questi beni.
- L’uso della proprietà aumenterà fino a che il beneficio marginale non raggiunge lo zero . Questo è
quella che è stata denominata: tragedia delle proprietà comuni.

Relazione fra dimensione del gregge e prezzo del manzo

Vi è un villaggio e in questo villaggio ci sono 5 famiglie (unità decisionali) e ognuna di esse ha accumulato
dei risparmi che sono pari a 120 dollari. Gli abitanti del villaggio possono disporre di un pascolo comune 
ogni abitante del villaggio può allocare i suoi 100 euro di risparmio in modo alternativo: può o comprarsi un
titolo finanziario (titolo di stato) che gli rende un rendimento (reddito fisso) che per esempio in un anno è
pari al 13% sulla somma investita (quindi 13 dollari), oppure può comprare un bestiame (esempio manzo)
che lo si fa pascolare sulla proprietà comune del villaggio e poi lo si rivende dopo un anno. In questo caso le
decisioni vengono prese singolarmente da ogni componente del villaggio oppure collettivamente. Siccome il
pascolo è comune, il manzo per salire di peso deve mangiare  il prezzo del capo di bestiame scende al
salire del numero di capi di bestiame che si trovano sul prato comune (minore disponibilità di erba).

Se pascola un solo manzo, il prezzo di quando verrà rivenduto è pari a 126 euro. se aggiungessimo
un’ulteriore unità sul pascolo, il prezzo del manzo non è più 126 ma sarà 119 e così via.

- Decisione presa singolarmente: se le decisioni vengono prese singolarmente, si immetteranno


animali nel pascolo comune fino alla quarta unità: ogni abitante può acquistare un titolo di stato o
un manzo da rivendere un anno dopo. Il guadagno per un manzo è di 26, per due è 19 e così via.
Arrivati a 4 manzi, il guadagno è di 13. La scelta totale sarà che 4 investono in animali e il quinto
individuo si compra un titolo finanziario: questo genera un reddito totale che è 5*13 (4*13
dall’allevamento di bestiame, e il quindi dal titolo). Il surplus totale è pari a 65. È possibile un
risultato migliore di questo 65?
- Decisione presa collettivamente: Il guadagno totale in questo caso è determinato vedendo il
beneficio marginale per l’intera comunità. Il beneficio marginale di mettere al pascolo un manzo è
di 26, due manzi è di 28 con beneficio marginale di 12. La scelta ottimale sarà data dal mettere al
pascolo un unico manzo (guadagno marginale di 26) e i restati 400 euro comprare i titoli finanziari.

Quando una proprietà non appartiene a nessuno, il costo opportunità di utilizzarla non è considerato

 L’uso della proprietà aumenterà fino a che MB = 0. (diminuisce il valore della proprietà).
 L’uso individuale delle proprietà comune impone un costo esterno poichè diminuisce il valore della
proprietà

1.3 LE ESTERNALITÀ POSIZIONALI

Le esternalità posizionali sono chiamate così perché sono il risultato della performance di un individuo
dipende anche dalle prestazioni dell’avversario. Ad esempio in una gara io sono il campione mondiale,
mentre nell’altra gara un altro è troppo forte e quindi vince lui, battendo anche il record mondiale.

Il miglioramento della performance dell’individuo riduce il guadagno di un altro individuo. Se individuo


arriva primo alla gara, mi danneggia. Oltre alla prestazione che facciamo noi, siamo legati anche alla
prestazione che fanno gli altri.

Al fine di migliorare la prestazione della propria squadra, i giocatori hanno cominciato uso di nabolizzanti
(?). se si vede il peso dei giocatori di football è un qualcosa che nel corso degli anni aumenta. Dato che tutti
pesano 140 kg, la stazza non migliora le prestazioni, ma questo crea una situazione peggiore da punto di
vista sociale. Oltre all’allenamento usano sostanze dopanti, e questo porta degli altri problemi. Dato che le
sostanze vengono prese da tutti, queste non hanno grande effetto, ma danneggiano la loro salute.

I risultati dipendenti della performance relativa:

- In una situazione competitiva:


 Esiste un incentivo ad adottare misure che aumentano le possibilità di vittoria.
 Il guadagno complessivo per i giocatori nel loro insieme sarà zero.

Quando il miglioramento delle performance di un individuo riduce il guadagno di un altro individuo in


situazioni in cui il guadagno di ognuno è legato alla propria performance relativa.

Bisogna trovare delle soluzioni per far sì che non si mettano in moto queste situazioni.

Le corse agli armamenti di posizione

Una serie di investimenti reciprocamente controbilancianti per il miglioramento della performance


stimolata da una esternalità posizionale. I contendenti intraprendono una serie crescente di
investimenti controbilanciati volti al miglioramento della performance.
-

Gli accordi per il controllo degli armamenti di posizione

- Un accordo nel quale i contendenti cercano di limitare gli investimenti in miglioramento della
performance reciprocamente controbilancianti
- I limiti di spesa per le campagne elettorali
- I patti arbitrali

Le norme sociali come accordi per il controllo degli armamenti di posizione

- Le norme del secchione, etichettano come disadattati sociali quelli che “studiano troppo”
- Le norme contro vanità. Sempre più persone ricorrono alla chirurgia plastica, anche quando questa
non è necessaria, e questo ha anche modificato gli standard di riferimento dell’aspetto normale. Ci
sono alcune comunità che hanno adottato potenti norme sociali contro questa pratica, colmando di
disprezzo e ridicolo le persone che ricorrono a lifting facciali.
- Le norme del gusto, prima vi era più senso del pudore, anche nelle pubblicità o nelle riviste. Negli
ultimi anni tutto ciò si è perso in quanto sempre più spesso appaiono nudi, o anche immagini volte
ad imitare un atto sessuale. Alcuni ritengono che determinate foto non dovrebbero essere esposte
sugli annunci pubblicitari. Ma dato che i pubblicitari cercano sempre nuove strategie per colpire chi
osserva, è probabile anche che si arriverà ad un punto in cui le persone si mobiliteranno per avere
più decenza pubblica.

LEZIONE 22 – 17/11/2022

MACROECONOMIA - Introduzione alla macroeconomia e contabilità nazionale

La macroeconomia è lo studio del comportamento del sistema economico nel suo insieme e si occupa delle
forze che influenzano contemporaneamente varie imprese, consumatori e lavoratori.

La microeconomia analizza invece singoli prezzi, quantità e mercati.

Le principali questioni macroeconomiche sono:

1. Perché a volte la produzione e l’occupazione diminuiscono e come si può ridurre la


disoccupazione? (si possono avere fasi di espansione in cui il reddito del paese cresce e fasi in cui il
reddito diminuisce – teoria del ciclo, il mercato del lavoro è fortemente correlato al mercato reale).
2. Qual è l’origine dell’inflazione e come si può tenere sotto controllo? (deflazione  anziché avere
una crescita dei prezzi si ha una diminuzione della variazione …)
3. Come può una Nazione aumentare il proprio tasso di crescita economica?

-
-
Reddito, disoccupazione, livello dei prezzi,… obiettivi analizzati dalla materia
- Ci sono strumenti di politica economica che possono essere utilizzati per risolvere determinati
problemi. (l’inflazione diminuisce il potere d’acquisto degli individui ed è una redistribuzione dai
creditori ai debitori). La politica economica la si può suddividere in politica fiscale e politica
monetaria.
- In generale si può avere che il policy maker fiscale: in un'economia di mercato gli interventi di
politica economica hanno soltanto una funzione di indirizzo, perché i fenomeni economici sono
determinati dal comportamento dei soggetti privati. Il policy maker (lo Stato) influenza le scelte
private tramite gli strumenti indiretti, lasciando ai soggetti privati la libertà decisionale sulle proprie
scelte economiche (es. cosa acquistare, cosa produrre, ecc. ). Si possono trovare di fronte a
situazioni di incoerenza temporale  l’inflazione è una tassa che ridistribuisce da creditori e
debitori, un paese altamente debitore vorrebbe alzare l’inflazione per svalutare la moneta, la
politica fiscale di fatto è separata dalla politica monetaria. La politica monetaria, nei paesi avanzati
(moderni) in genere è separata dalla politica fiscale perché può dare problemi di conflitti di
interesse e incoerenza temporale (moral hazard del governo), quindi la politica monetaria viene
affidata alla banca centrale (in Italia è la Banca d’Italia fino al 1999, poi si è passati alla Banca
Centrale. IGNAZIO VISCO governatore della banca d’Italia... Quando nacque l’UE è svolta nella
banca centrale europea in cui l’Italia partecipa nel consiglio dei governatori, e ha un membro che
nella BCE per l’Italia è FABIO PANETTA).

1.0 OBIETTIVI DI POLITICA MACROECONOMICA

Produzione

La misura più completa della produzione totale di un’economia è il prodotto interno lordo (PIL) che stima il
valore di mercato di tutti i prodotti finiti in un Paese nel corso di un anno  vede tutti i beni e il valore di
mercato, moltiplicato per il prezzo, dà il PIL.

Esistono due modi per misurare (considerare) il PIL: il PIL nominale e il PIL reale (reddito reale  si toglie
l’effetto prezzi, si considera il potere d’acquisto).

Il PIL potenziale è il livello massimo sostenibile di output di lungo periodo. Rappresenta la capacità
produttiva nel lungo termine di un paese: misura, dati gli ammontare di fattori produttivi che dispone un
paese e data la tecnologia, quale potrebbe essere il libello di produzione nel lungo periodo (grandezza
teorica). Considera che tutte le risorse produttive siano ad un livello d’impiego (non c’è disoccupazione
involontaria).

Il PIL reale viene stimato in base ai dati,


mentre la produzione potenziale è un
concetto analitico desunto dal PIL reale e
da dati sulla disoccupazione. Con il PIL
Reale non si considera l’effetto inflazione
sulla produzione di un determinato paese.

Grande crisi: 1- cambiamento stima del PIL


potenziale; 2- PIL potenziale con stime di
agosto 2018.

L’andamento del PIL reale negli Stati Uniti e in Italia


Output gap  valore percentuale che misura la differenza tra PIL reale e PIL potenziale.

1.1 ALTA OCCUPAZIONE - BASSA DISOCCUPAZIONE

Il tasso di disoccupazione si ottiene calcolando la percentuale dei disoccupati sulla forza lavoro, che è la
parte della popolazione che
comprende le persone occupate e
quelle in cerca di occupazione. Il tasso
di disoccupazione tende a riflettere
l’andamento del ciclo economico:
quando la produzione scende, la
domanda di manodopera diminuisce e
il tasso di disoccupazione aumenta.

In fase di crescita del paese il tasso di


disoccupazione tende a diminuire, in
quanto le imprese producono e hanno
bisogno di persone che producano.
In fase di recessione il PIL rallenta, probabilmente anche le imprese hanno difficoltà nel vendere i loro
prodotti, sono costretti a licenziare ed aumenta la disoccupazione.

La disoccupazione aumenta nei periodi di recessione, diminuisce nei periodi di espansione.

1.2 STABILITÀ DEI PREZZI

Il livello generale dei prezzi deve rimanere invariato o crescere molto lentamente. Per monitorare i prezzi si
utilizzano gli indici dei prezzi. Un esempio importante è costituito dall’indice dei prezzi al consumo (su cui
viene calcolato il tasso di inflazione  si ha un paniere di infiniti beni che vengono inseriti all’interno del
paniere in base al consumo in un determinato lasso di tempo. Esempio, prima del covid le mascherine non
venivano inserite nell’indice dei prezzi al consumo perché poche persone le utilizzavano, dopo il covid la
mascherina è stata inserita nel paniere dei beni di consumo; vengono spesso aggiunti e tolti molti beni).

Il tasso di inflazione, ovvero la stabilità dei prezzi da un anno all’altro, rileva la stabilità dei prezzi. Si parla di
deflazione quando i prezzi diminuiscono.

Stagflazione  situazione inusuale. Insieme di recessione. È una situazione economica caratterizzata da


alta inflazione e bassa crescita del PIL. Insieme dunque di inflazione e stagnazione economica.

L’inflazione negli Stati Uniti e in Italia

1.3 OBIETTIVI DI POLITICA MACROECONOMICA

Politica fiscale  indica le modalità d’impiego delle imposte e della spesa pubblica. La spesa pubblica
assume due forme diverse: vi sono gli acquisti effettuati dalla Pubblica Amministrazione ed i trasferimenti
pubblici (esempio reddito di cittadinanza, non contabilizzato nel livello di reddito nazionale).

- IRPEF tassa che si paga in base al reddito


- Flat Tax  si vuole eliminare la progressività e mettere una tassa piatta, un’unica aliquota non in
base a quanto si guadagna

La spesa pubblica ha due forme diverse di acquisti nel settore pubblico:

1. Direttamente dal governo/regione/comune, che decidono di comprare una serie di strumenti per i
laboratori dell’università di Milano. Contabilizzati nel livello di reddito nazionale.
2. Trasferimenti pubblici, esempio reddito di cittadinanza che lo stato fa a determinate persone. Non
contabilizzato nel livello di reddito nazionale. O anche l’indennità di disoccupazione.

Il governo applica la politica monetaria gestendo la moneta, il credito e il sistema bancario della Nazione.
I rapporti internazionali

L’economia internazionale è un’intricata rete di rapporti commerciali e finanziari tra i Paesi. Quando il
sistema economico internazionale funziona bene, contribuisce alla rapita crescita economica.

L’economia italiana può essere legata ad altri paesi con rapporti economici che sono di stampo
commerciale e finanziario. Può essere conveniente commerciare tra loro, attraverso i vantaggi comparati
che permettono lo scambio. Inerenti al commercio ci sono una serie di politiche che sono le POLITICHE
COMMERCIALI.

I paesi devono quindi considerare l’effetto delle politiche commerciali e delle politiche di finanza
internazionale sugli obiettivi interni di produzione, occupazione e stabilità dei prezzi.

1.4 IL PRODOTTO INTERNO LORDO

Il prodotto interno lordo è la misura più completa della produzione totale di beni e servizi di una Nazione; è
la somma dei valori monetari del consumo (C), dell’investimento lordo (l), della spesa pubblica (G) per beni
e servizi e delle esportazioni nette (X) realizzate in una Nazione in un anno.

PIL = C+ l + G + X = consumo + investimento lordo + spesa pubblica + esportazioni nette (no trasferimenti)

Se l’economia è aperta ai flussi finanziari esterni (estero) si aggiunge X (differenza tra esportazioni e
importazioni).

Come misurano effettivamente il PIL gli economisti? Ci sono due metodi per valutare il PIL:

- il PIL in base al flusso dei beni: le famiglie spendono il proprio reddito per i beni di consumo
(prodotti finali). Sommando tutto il denaro speso per i beni finali si ottiene il PIL totale.
- Il PIL in base alla somma dei redditi percepiti: Consiste nel misurare il flusso annuale dei redditi
percepiti dai fattori (salari, interessi, rendite e profitti), cioè i costi di produzione dei beni finale
prodotti da un sistema economico.

Entrambi i metodi daranno esattamente lo stesso PIL.

1.5 IL METODO DEL VALORE AGGIUNTO

Per evitare doppi conteggi è opportuno includere nel PIL solo i beni finali ed escludere quelli intermedi
usati per produrre altri beni.
Misurando il valore aggiunto in ciascuna fase e facendo attenzione a sottrarre le spese per i beni intermedi
acquistati da altre imprese, il metodo dei redditi serve a evitare doppi conteggi e registra salati, interessi,
rendite e profitti una sola volta.

Aspetti particolari della contabilità nazionale

PIL reale – PIL nominale: “deflazione” del PIL mediante un indice dei prezzi.

Il Pil nominale rappresenta il valore monetario, espresso in termini dei prezzi per ciascun anno, dei beni e
dei servizi finali prodotti in un dato anno. Il PIL reale elimina le variazioni di prezzi dal PIL nominale e serve a
calcolare il PIL a prezzi costanti. Il deflatore del PIL è il “prezzo del PIL” e viene definito come segue:

Il PIL nominale cresce più velocemente di quello reale a causa dell’inflazione.

Consumo
Componente principale del PIL, e ne rappresenta i 2/3. Le spese per consumo si dividono in tre categorie:
beni durevoli (lavatrice), beni non durevoli (pizza) e servizi. Con l’avvento della grande crisi la forte
contrazione del PIL produce un aumento della quota dei consumi.

La quota del consumo nel prodotto nazionale statunitense e in quello italiano.

Investimenti e formazione del capitale

Gli investimenti rappresentano aggiunte alla dotazione di beni capitali durevoli che accrescono le possibilità
produttive del futuro. Il PIL è la somma di tutti i prodotti finali; insieme ai beni di consumo e ai servizi
bisogna includere anche gli investimenti lordi. Gli investimenti lordi sono pari agli investimenti netti più
l’ammortamento (che misura l’ammontare di capitale consumato in un anno).

La pubblica amministrazione

Il PIL comprende la spesa pubblica per beni e servizi, mentre esclude il costo dei trasferimenti pubblici della
pubblica amministrazione a singoli individui che non forniscono in cambio alcun bene o servizi.

L’approccio del PIL secondo i costi comprende le imposte sia indirette che dirette come elementi del costo
per la realizzazione del prodotto finale.

LEZIONE 23 – 18/11/2022

Le esportazioni nette

Differenza tra export ed in-port. Sono una componente del PIL e rappresentano la differenza tra
esportazioni e importazioni di beni e servizi.

Prodotto interno netto (PIN) e prodotto nazionale lordo (PNL)

Il PIN è pari al prodotto totale realizzato all’interno di un Paese nel corso di un anno, meno
l’ammortamento:

PIN = PIL - ammortamento

Il (PNL – prodotto nazionale lordo) è il prodotto totale ottenuto con fattori di produzione di proprietà dei
residenti di un Paese in un anno. Il PNL considera pure le imprese tedesche, giapponesi, … di cui sono
azionisti gli italiani.

L’ammortamento va a misurare quanto si è usurato un determinato capitale.

1.0 DAL PIL AL REDDITO DISPONIBILE


Il reddito nazionale (RN), che rappresenta i redditi totali dei fattori, si ottiene sottraendo l’ammortamento
e le imposte indirette dal PIL.

Per calcolare il reddito disponibile (RD) si calcolano i redditi ricevuti dalle famiglie e si sottraggono le
imposte indirette (reddito al netto delle imposte).

1.1 RISPARMIO E INVESTIMENTI

Il risparmio nazionale è uguale agli investimenti nazionali. Il risparmio nazionale (RT) è costituito dal
risparmio privato (RP, ottenuto dal reddito meno il consumo) insieme al risparmio pubblico (RG, se le
entrate fiscali sono maggiori della spesa pubblica si ha un risparmio)

Gli investimenti nazionali (IT) comprendono gli investimenti interni privati lordi a cui si aggiungono gli
investimenti esteri (rientrano nell’export meno l’input di coloro che investono all’interno del nostro paese)

Tutto ciò deve essere uguale al risparmio nazionale (dato da quello pubblico + quello privato).

Indici dei prezzi e


inflazione
Uno degli obiettivi di uno dei rami della politica monetaria è la stabilità dei prezzi. I prezzi vengono misurati
attraverso una serie di indicatori, ad esempio l’indice, che danno misure del prezzo medio dei beni
all’interno del sistema economico. Attraverso l’indice possiamo definire l’inflazione.

Tasso inflazione dice la velocità di variazione del livello generale dei prezzi. Dice di quanto sono aumentati i
prezzi rispetto a prima.

I prezzi vengono misurati attraverso una serie di indicatori, esempio l’indice, che da una misura del prezzo
medio dei beni all’interno del sistema economico. L’indice dei prezzi è una misura del livello medio dei
prezzi, mentre l’inflazione (vs deflazione) è un aumento del livello generale dei prezzi e il tasso di inflazione
è la velocità di variazione del livello generale dei prezzi.

- Indice dei prezzi al consumo: misura il costo per l’acquisto di un paniere standard di beni in periodi
diversi
- Deflatore del PIL: è il rapporto tra il PIL nominale e quello reale e si può considerare il prezzo di
tutte le componenti del PIL
- Indice dei prezzi all’ingrosso: misura il livello dei prezzi allo stadio di produzione o di vendita
all’ingrosso

Capitolo 18 - Il prodotto nazionale e la spesa aggregata

Perché il Pil varia nel tempo?

Il PIL potenziale viene definito anche come reddito di piena occupazione, perché il pil potenziale definisce il
prodotto interno lordo che è quello che si può raggiungere se vengono impiegate tutte le risorse e vengono
sfruttate tutte le tecnologie del paese. Anche il prodotto potenziale nel corso del tempo può variare, se
consideriamo i fattori produttivi che muovono la crescita sono il lavoro, il capitale, la terra. Il lavoro può
aumentare, il capitale può variare. Cosa fa variare il prodotto potenziale è la variazione della tecnologia.

 Il prodotto potenziale tende a crescere nel tempo se crescono le quantità di fattori della produzione
disponibili (lavoro, tecnologia, capitale).
 Questi fattori spiegano la crescita del prodotto nel lungo periodo.
 Come varia il prodotto corrente di un sistema economico rispetto al prodotto potenziale nel breve
periodo?

Il prodotto, nel breve periodo:

 Prodotto potenziale – massimo prodotto che un’economia potrebbe produrre se tutti i fattori della
produzione fossero pienamente occupati
 Prodotto corrente – prodotto attuale del sistema economico (si potrebbe avere che il capitale non
è pienamente sfruttato). Può essere diverso dal prodotto potenziale. Misurando quindi la differenza
tra prodotto potenziale e prodotto corrente può esistere un vuoto o gap rispetto al prodotto
potenziale.

LEGGE DI SAY  variazioni del tasso di interesse, dei salari monetari e dei prezzi sono in grado di garantire
sempre che la domanda aggregata di beni e servizi sia uguale all’offerta aggregata in corrispondenza della
piena occupazione del lavoro. In questo contesto, la presenza della moneta non svolge alcun ruolo ‘reale’,
contribuendo soltanto a determinare il livello generale dei prezzi.

LEGGE DI KAYN  il tasso di interesse non è il prezzo della rinuncia al consumo presente (cioè del
risparmio), ma è il prezzo della rinuncia alla liquidità ed è quindi determinato dall’equilibrio sul mercato
monetario, a un livello che può generare una spesa per investimenti insufficiente ad assorbire il risparmio
corrispondente al reddito di piena occupazione. Si può dunque avere una domanda aggregata inferiore
all’offerta aggregata di piena occupazione. Sarà l’offerta aggregata, riducendosi, ad adeguarsi alla domanda
aggregata e non viceversa. Neanche la flessibilità dei salari e dei prezzi verso il basso aiuterebbe a far
aumentare la domanda aggregata.

Alcune ipotesi semplificative

 Prezzi e salari sono fissi  quando c’è una situazione di eccesso di domanda o offerta, non avviene
un bilanciamento perché le imprese per mutare prezzi ecc ci mettono del tempo. Il mercato è
viscoso e non tende ad aggiustarsi continuamente.
 Esistono risorse non utilizzate  non tutto il lavoro o il capitale viene impiegato
 Il prodotto è determinato dalla domanda = spesa – questo è un modello keynesiano  spesa di
consumo, investimento, spesa pubblica e se è un’economia aperta (internazionale)
all’esportazione.

Nel caso in cui ci sia un eccesso di offerta, si ha che, nel modello di Say, abbiamo una riduzione dei prezzi e
dei beni; i prezzi quindi si modificano e l’eccesso di offerta viene eliminato.

Kayn invece sostiene che se i mercati non sono concorrenziali, i prezzi non si aggiustano. Se abbiamo che la
spesa aggregata è molto bassa in quel caso per cercare di far crescere la domanda possono essere
importanti le politiche pubbliche con una riduzione del bene fiscale. L’obiettivo è di presentare una teoria
che spieghi le fluttuazioni della spesa aggregata che possono causare spese di regressioni.

Nelle situazioni in carenza di domanda quindi, questa carenza può essere supportata dal ruolo della politica
fiscale (spesa pubblica o diminuzione della tassazione).

• Per adesso ipotizziamo anche:

- che non vi sia intervento dello Stato


- che non vi sia il settore estero
Poiché non vi è intervento dello stato e commercio internazionale, la spesa aggregata ha due componenti:

- L’investimento (I)
 Spese delle imprese per l’acquisto di beni capitali.
 Non dipende dal reddito.
- Il consumo (C)
 Spesa delle famiglie per l’acquisto di beni e servizi.

Allora: AD = C + I

Nx  esportazioni nette uguale a zero

1.0 IL CONSUMO

Le famiglie possono disporre del proprio reddito destinandolo al CONSUMO o al RISPARMIO.

 Reddito disponibile  consumo al netto della tassazione (quello che si ha effettivamente in busta
paga). Anche il risparmio è funzione del reddito disponibile.
 Reddito che le famiglie hanno a disposizione per il consumo o per il risparmio
 Reddito derivante dall’avere fornito al sistema economico i fattori della produzione, al
quale bisogna aggiungere i trasferimenti e sottrarre le tasse.

Forma funzionale più semplice: retta. C = C0 + C1y


C0 è la componente autonoma del consumo  parte di consumo che non dipende dal reddito. Si attinge
dal proprio risparmio. È quello definito come termine noto o intercetta verticale di una retta.

C1 esprime la propensione marginale al consumo, ci dice ogni euro aggiuntivo che voi ricevete e quanta
parte trasferite ai consumi. È un numero compreso tra 0 e 1, mai 0 e mai 1, ma si può avvicinare molto ad
entrambi.

0.7 è il coefficiente angolare.

Y è reddito disponibile.

Consumo, investimento e risparmio degli italiani

1.1 LA FUNZIONE DEL CONSUMO

1.2 LA FUNZIONE DEL RISPARMIO


Risparmio = parte di reddito che non viene spesa per beni di consumo. S= y – c

Possiamo ricavare la funzione del risparmio: se s = y- c, al posto di c si potrebbe mettere la funzione di


prima (C = 8+0.7Y).

S = y – (c0 + c1 Y);
S= y-c0-c1Y;
S= -c0 + (1-c1) y
Il termine noto (intercetta verticale) è negativo e pari a c0 ( componente autonoma) poiché seppure non
c’è reddito, io devo consumare quindi attingo dal risparmio (parte che sottraggo dal risparmio).

1.3 LA FUNZIONE DELLA SPESA AGGREGATA

In un euro  0.30 risparmio, 0.70 consumo.

Il termine noto è negativo e pari a C0.

Gli investimenti sono costituiti dalle spese che le imprese effettuano per acquistare beni capitali e da quelle
che sono le scorte  quei beni immagazzinati dalle imprese potrebbero non venire interamente venduti e
quindi l’impresa da qui a 2 anni aumenterà la domanda di un determinato bene, si dipende quindi dalle
aspettative. Quindi producono beni e poi li vendono quando la domanda è bassa (tasso di interesse, non
considerato). Si considera solo il reddito e la spesa.

La seconda variabile, il tasso di interesse, non viene considerata.


La terza variabile è la spesa pubblica determinata dal governo.

Le due rette hanno la stessa inclinazione ma la retta rossa è spostata verso l’alto.

1.4 IL REDDITO DI EQULIBRIO

La retta AD è data dalla somma di consumo


e spesa pubblica. Viene determinata dalla
propensione marginale al consumo,
mentre l’intercetta è data da spesa
pubblica + altre due cose.

Retta a 45° è la bisettrice del primo e del


terzo quadrante. La caratteristica è che in
tutti punti le ascisse sono uguali alla spesa
aggregata. Dimostra tutte le combinazioni.
LEZIONE 24 - 22/11/2022

Nel punto E abbiamo una situazione in cui la domanda aggregata è proprio uguale al livello di produzione.
Il sistema economico si trova a un livello di reddito inferiore al livello di equilibrio.

Le imprese ricevono un segnale che devono variare il loro livello di produzione. Ciò significa che vi è
domanda in eccedenza rispetto a quello che si produce. Le imprese possono prima attingere alle scorte per
poi produrre successivamente una maggiore quantità di beni. In una seconda fase il prodotto tende a
spostarsi nel punto E.

Se il reddito è pari a Y2 ci troviamo in una situazione in cui la somma di consumo, investimento, ecc. è
inferiore a quello che è il livello di produzione. In questo caso le imprese devono produrre una minore
quantità e quindi una maniera è quella di andare ad accingere alle scorte.

Se il livello di reddito non è uguale a quello di piena occupazione il governo potrebbe decidere di spostare il
reddito al di sopra di quello di piena occupazione.

1.0 GLI EFFETTI DI UNA RIDUZIONE DELLA SPESA AGGREGATA


Caso di riduzione della spesa aggregata. La diminuzione della domanda aggregata può avvenire attraverso
la variazione di una delle componenti autonome della spesa aggregata: investimento, spesa pubblica,
componente autonoma del consumo.

L’investimento non dipende dal reddito, ma da quelli che abbiamo definito come le aspettative che le
imprese hanno sulla domanda futura che esse impongono.

Una riduzione di una delle componenti della domanda aggregata ha come risposta la funzione della
domanda aggregata verso il basso e quindi si ha un nuovo punto di equilibrio. E il reddito di equilibrio non
sarà più Y1 ma Y2.

Una diminuzione di una delle componenti della spesa aggregata, rigenererà una riduzione del reddito in
misura più che proporzionale. Il fatto che sia diminuita la spesa pubblica fa sì che il reddito diminuisca in
misura più che proporzionale, e viceversa.

Y = DA (nel punto di equilibrio); Y = C + I + G; Y = C0 + C1Y + I + G;

Se esplicitiamo tutto per Y abbiamo: Y (1 – C1) = C0 + I è G; Y = 1/1 -C1 x (C0 + I + G). (quando in equilibrio).

1.1 IL MOLTIPLICATORE

 Il moltiplicatore è il rapporto tra la variazione del reddito ed una variazione della componente
autonoma della spesa che ha indotto la variazione del reddito.
∆Y / ∆AD = 1 / (1-PmgC)
 Tanto maggiore è la propensione marginale al consumo, tanto maggiore sarà il moltiplicatore.
 Tanto maggiore sarà invece la propensione marginale al risparmio (PMgS = 1 – PMgC), tanto più
(per ogni unità aggiuntiva o euro di reddito) “uscirà” dal circuito del flusso circolare del reddito,
tanto più diminuirà il moltiplicatore.
 Il moltiplicatore è uguale o superiore a 1.

1/1 – C1 > 1. Questo crescerà. Vale l’effetto moltiplicativo  moltiplicatore keynesiano.

0 < C1 < 1; C0 > 0

Se varia una delle componenti autonome, per esempio livello spesa pubblica, la variazione determina una
variazione del reddito più che proporzionale per effetto moltiplicativo.

In equilibrio y = domanda aggregata. AD = 12.

ESEMPIO 1
Da un punto di vista economico, il livello di investimento è pari a 10 e la funzione del consumo è 10 – 0,9.

Se gli investimenti si riducono da 10 a 5 il consumo rimane 5, mentre la somma della domanda aggregata
da 200 passa a 195 (190 + 5). In questo caso la domanda aggregata è più bassa del reddito di equilibrio. Si è
in situazioni in cui si è a sinistra del nostro reddito di equilibrio.

Se varia una delle componenti autonome, ad esempio il livello di investimenti, diminuisce una delle
componenti della domanda aggregata, e quindi il reddito. Il consumo è da una parte autonomo dal reddito,
dall’altra parte dipende dal reddito. L’impatto totale è dovuto alla variazione dell’investimento che impatta
sul consumo, dato che diminuisce il reddito, e determina un ulteriore riduzione. Queste riduzioni sono
espresse da C1. Man mano che diminuisce questo reddito, C1y rafforza la diminuzione o l’aumento, in
quanto rafforza l’effetto moltiplicativo.

L’incremento del reddito è maggiore di una delle componenti autonome, perché essenzialmente l’aumento
dell’investimento andrà ad impattare sulla domanda dei beni di consumo, in quanto la funzione di consumo
per una parte è direttamente legata al consumo.

C = C 0 + C1 y
ESEMPIO 2

La propensione marginale non può mai essere 1, ma si può avvicinare molto ad esso. Se il moltiplicatore è
elevato, l’investimento nella spesa pubblica sarà elevato.

Se la propensione marginale è un numero che si avvicina molto a 0, il moltiplicatore avrà molto poco
effetto.

Più c’è propensione


marginale, più aumenta l’effetto
moltiplicatore.
In una situazione in cui il reddito di equilibrio è inferiore a quello di occupazione, lo stato può intervenire
con un’espansione della spesa pubblica.

Domanda aggregata = livello di produzione

1.2 UN APPROCCIO ALTERNATIVO PER IL CALCOLO DEL REDDITO EQUILIBRIO

L’equilibrio può essere determinato anche con un altro approccio. La differenza tra reddito e consumo dà il
risparmio, ma il risparmio è sempre uguale al livello dell’investimento. Si può considerare quindi
eguaglianza tra investimenti e risparmio. La funzione dell’investimento è una retta orizzontale, la funzione
del risparmio viene ricavata come funzione residuale partendo dal reddito e dalla funzione del consumo.

Y – C = S;
S = Y – (C0 + C1 x Y);
S= - C0 + (1 – C1) y.
La componente autonoma non dipende dal reddito. Si può attingere al risparmio per poter consumare.

Graficamente è uguale ad una retta la cui intercetta verticale è negativa.

Equilibrio eguaglianza  risparmio = investimento.


Il reddito di equilibrio è esprimibile con eguaglianza I = S. Se varia una delle componenti autonome della
spesa aggregata aumenta l’investimento. Se da 4 passa a 10, la retta si sposta verso l’alto, mentre
l’equilibrio in y1*. L’incremento dell’investimento è inferiore all’incremento del reddito, perché vale
l’effetto moltiplicativo. Cresce di un ammontare superiore. Se aumenta l’investimento, aumenta il reddito,
di conseguenza il consumo.

Delta I  aumento di Y, che a sua volta fa aumentare il consumo C perché questo in parte è in funzione del
reddito e cresce C1 delta I.

L’eccesso di domanda fa sì che le imprese possano aumentare la produzione di beni di consumo e


incrementeranno la produzione di CI delta I.

Tutto ciò va avanti per numerose volte. È una professione geometrica pari a 1/1 – C1.

La variazione di una delle componenti autonome genera sempre degli incrementi più che proporzionali.

1.3 IL PARADOSSO DELLA PARSIMONIA


Ci si aspetta che un incremento del risparmio abbia un effetto positivo nel sistema economico. Questo non
è sempre così.

Supponiamo avvenga una modifica della propensione marginale al risparmio, ad esempio cresce da 0.3 a
0.6, significa che per ogni euro di reddito che aumenta, le famiglie 0.60 euro li destina al risparmio e 0.40 al
consumo. Se livello investimenti resta invariato la funzione del risparmio aumenta la sua inclinazione, da S a
S1, perché S rappresenta l’inclinazione o pendenza di questa retta di risparmio. Può anche determinare una
riduzione del reddito di
equilibrio. Se prima la
situazione di equilibrio era
in E adesso si va in E1 data
la riduzione  PARADOSSO
DELLA PARSIMONIA
(ci si aspetta incremento
risparmio generi effetto
positivo sul risparmio, ma
non è così).

Se la propensione
marginale al consumo
diminuisce, è perché
aumenta la propensione
marginale al risparmio, la
retta AD cambia così la
sua inclinazione.

Sebbene il risparmio sia spesso considerato una virtù, se non accompagnato da un aumento degli
investimenti, questo provoca un effetto negativo sui redditi.

LEZIONE 25 - 24/11/2022

CAPITOLO 25 - Moneta, Tassi di Interesse,


Banche e Banca Centrale.
1.0 LA MONETA

Nel linguaggio ordinario indichiamo i soldi come espressione vaga. “Quanti soldi guadagni?”. Gli economisti
danno una definizione legata alla funzione svolta da questo bene che è la moneta.

MONETA  qualsiasi attività/strumento che viene utilizzata per comprare dagli agenti. Questa visione è
limitativa. La moneta la si definisce attraverso le funzioni che svolge nel sistema economico. Anche il saldo
di conto corrente si può definire tale.

Le funzioni sono:

1. Strumento di transazione o scambio  attività utilizzata per acquistare beni e servizi. In un


negozio riceviamo il bene pagando il corrispettivo indicato attraverso il prezzo. L’economia senza
una moneta può esistere, attraverso il baratto, mediante scambio dei beni. Il baratto implica che vi
sia coincidenza tra le preferenze dei due soggetti che devono scambiare. Se io produco scarpe e
voglio del cibo, io devo trovare colui che produce cibo e questo non è sufficiente, in quanto questo
deve volere delle scarpe. Se questo non è possibile devo, all’interno del sistema economico, trovare
un’altra persona che voglia scarpe ma che mi dia del cibo. Una situazione del genere ammette costi
di transazione altissimi, si passa molto tempo per trovare la coincidenza.
La moneta viene introdotta per superare il baratto. La moneta cartacea si fonda sulla credibilità di
chi emette questa.
2. Unità di conto  la moneta rappresenta l’unità del valore economico dei beni e servizi, espresso
dai prezzi. Il prezzo è lo strumento più importante in questo tipo di economia. La moneta dà l’unità
di misura del valore economico. Se ci troviamo in Europa i prezzi espressi in euro, ecc. l’unità di
conto serve per esprimere i valori economici e permette di fare anche delle comparazioni.
3. Riserva di valore  attività che funge da mezzo per detenere ricchezze. Bisogna aggiungere però
del tempo. Se sono un produttore agricolo e voglio accumulare ricchezza, se accumulo mele posso
conservarle per un tempo limitato, in quanto marciscono. Utilizzando la moneta possiamo
trasferire il risparmio lungo il corso del tempo. Con il baratto sarei costretto a consumare i beni che
possiedo prima che questi marciscano.
La moneta è qualcosa che mi serve o per scambiare beni o per accumulare ricchezza.
Esempio: se disponete regolarmente di denaro sul conto corrente, detenete parte della vostra
ricchezza sotto forma di moneta.

Se noi attribuiamo tutte queste funzioni alla moneta, dobbiamo darne delle definizioni attraverso degli
aggregati monetari. Nell’Eurosistema, la BCE utilizza tre definizioni:

- M1  definizione ristretta di moneta: rappresenta la somma del circolante, cioè le banconote che
circolano nel sistema e della disponibilità nel breve termine sui conti correnti.
- M2  misura più allargata. Rientrano oltre a M1 anche i depositi che non sono rimborsabili, sorta
di investimenti, che sono con durata prestabilita. Rispetto alla semplice moneta cartacea qui si
hanno una serie di attività aggiuntive finanziarie. Vi sono dunque delle attività aggiuntive che
possono essere utilizzate per effettuare pagamenti, ma a un costo maggiore rispetto alla moneta
cartacea o agli assegni.
- M3  aggregato che considera all’interno della moneta anche degli strumenti meno liquidi, tra cui
obbligazioni con scadenza inferiore ai 24 mesi. È la somma di M2 più altre attività aggiuntive che
hanno la caratteristica di essere meno liquide rispetto a M2, dunque comprende M2 più altre
attività negoziabili emesse dalle istituzioni finanziarie.

La misurazione della moneta


1.1 LA DOMANDA DI MONETA

È qualcosa di più ampio della semplice banconota. La domanda di moneta è l’ammontare di ricchezza che
un individuo sceglie di detenere sotto forma di moneta.

 La scelta delle forme in cui detenere la propria ricchezza prende il nome di decisione di allocazione
del portafoglio.
 Gli individui generalmente preferiscono detenere attività che si prevede frutteranno un rendimento
elevato e non comporteranno un rischio eccessivo.
 Non ci interessa analizzare l’intera allocazione del portafoglio ma solo una sua parte – quale
ammontare di moneta è opportuno detenere?

Se noi consideriamo la moneta come uno strumento di transazione abbiamo la prima determinante
macroeconomica della moneta che è il reddito/prodotto. Siccome la moneta la vediamo come mezzo di
scambio, quando aumenta il reddito, aumenta anche il consumo e quindi aumentano le transazioni e la
domanda di moneta. Abbiamo relazione tra Md (domanda di moneta) e Y (reddito). La relazione è positiva.
Direttamente collegata alla funzione di domanda di moneta c’è anche quella di unità di conto. La seconda
determinante è il livello dei prezzi. All’aumentare dei prezzi di beni e servizi aumenta la domanda di
moneta.

La terza determinante è legata alla decisione di allocazione del portafoglio. Se consideriamo la moneta alla
stregua di qualsiasi attività finanziaria, che differenza c’è tra la moneta e un titolo finanziario? La moneta è
estremamente liquida, mentre il titolo no. Il fatto che rinunciamo alla liquidità deve darci un premio a
questa rinuncia, e infatti il titolo ci dà gli interessi.

La domanda di moneta diventa una scelta di allocazione di portafoglio  possiamo allocare la nostra
ricchezza nei vari strumenti finanziari, e un’altra parte possiamo tenerla liquida.

In generale un titolo quanto più è rischioso tanto più il rendimento è alto, quindi deve dare un bel premio a
rischio.

Nella scelta dell’individuo diventa fondamentale il premio alla rinuncia alla liquidità. Se il tasso di interesse
è molto alto, l’individuo preferisce detenere meno ricchezza in forma liquida, e allocare più ricchezza in
titoli per l’interesse più elevato.

Il tasso di interesse  il costo opportunità di detenere ricchezza in forma di moneta è il rendimento reale
della moneta rispetto al rendimento reale di attività alternative, come, per esempio, le obbligazioni emesse
dallo Stato.

Il rendimento reale è il tasso di interesse nominale – effetto prezzi/tasso di inflazione.

Anche la moneta è attività finanziaria, e la caratterizza dalle altre perché il rendimento reale della moneta è
0 – tasso di inflazione.

Il costo di detenere moneta è uguale al rendimento reale delle altre attività finanziarie.

Anche se conservata, la moneta si può svalutare/valutare in base al tasso d’inflazione.

Esiste relazione tra domanda di moneta e tasso di interesse/rendimento.

La domanda di moneta è spesso denominata come domanda di moneta a scopo speculativo/keynesiano.


Si divide in domanda di moneta a scopo trans-attivo e tasso di interesse. La loro relazione è inversa.

1.2 LA CURVA DI DOMANDA DI MONETA

- Esprime la relazione tra la quantità aggregata di moneta domandata M e il tasso di interesse


nominale I
- Poiché un aumento del tasso di interesse nominale fa salire il costo opportunità di detenere
moneta, provocando una riduzione della quantità di moneta domandata, la curva di domanda di
moneta ha pendenza negativa.

Se da 8 man mano che diminuisce il rendimento, la domanda di moneta tende a diminuire, fin quando non
diventa parallela all’asse delle ascisse.

TRAPPOLA LIQUIDITA’ = tutti gli individui vorranno trattenere


moneta e non comprano alcuno dei titoli che considerano
sopravvalutati. C’è un valore di tasso di rendimento che una
volta raggiunto fa scattare la trappola della liquidità.

Se varia il reddito succede che la domanda di moneta, nel


caso in cui aumenti il reddito, si sposta verso l’altro, con una
diminuzione si avrà il caso opposto.

 Variazioni di elementi diversi dal prezzo della moneta


possono provocare lo spostamento della curva di
domanda di moneta.
 In corrispondenza di un dato tasso di interesse nominale, un cambiamento che induce gli individui a
tenere un ammontare maggiore di moneta fa spostare la curva verso destra.
Se aumenta il reddito, MD si sposta verso destra/alto. Il tasso di interesse rimane 5, ma se prima
domandavano 100 ora 150, altrimenti al contrario.

1.3 L’OFFERTA DI MONETA

Le banche commerciali e la creazione di moneta.

Se l’offerta di moneta fosse interamente costituita da moneta cartacea o metallica, la quantità sarebbe
quella coniata dalle autorità. Tuttavia la moneta non è solo la parte relativa alle banconote e alle monetine,
ma ci sono una serie di aggregati che vanno a definire la moneta. Se la moneta non è solo il contante, ma
anche depositi di altri strumenti finanziari, risulta importante anche il ruolo che viene svolto dalle banche
commerciali. L’offerta di moneta dipende dal comportamento delle banche commerciali e dei depositari.
Quando apriamo un deposito la banca deve creare una riserva. Le riserve bancarie sono contanti o attività
analoghe detenute da banche commerciali allo scopo di provvedere ai prelievi e ai pagamenti dei
depositanti. Questo ammontare di “metallo” viene conservato per far fronte a richieste improvvise di
trasformazione in denaro delle obbligazioni bancarie.

Riserve bancarie al 100%: una situazione nella quale le riserve bancarie equivalgono al 100% dei depositi
presenti.

Se la banca fa prestiti superiori, questa potrebbe fallire, e per questo deve abbandonare le riserve.

Il caso limite è quello in cui la banca accantona il 100% dei depositi. La banca può incidere sull’offerta di
moneta.

Supponiamo che in un paese all’inizio non esiste un sistema bancario. I cittadini si rendono conto che
tenere le ricchezze in maniera liquida è pericoloso e quindi nasce il sistema bancario, e dunque io anziché
depositare i soldi nel salvadanaio, mi rivolgo alle banche.

Il banchiere si rende conto che non è necessario accumulare il 100% dei depositi, basta solo una parte, e la
si accumula in base alle abitudini dei risparmiatori conosciuti. Decidono che è sufficiente mantenere riserve
pari al 10%, e quindi solo 100.000 euro, e prestano il restante 90% in cambio di interessi, a imprese agricole
che vogliono svilupparsi. La banca si trova a disporre di 900.000 euro che può utilizzarli per darli in prestito
alle famiglie. La banca ha ora il 10% e il restante lo può prestare.

900.000 euro sono usciti dal sistema bancario e si trovano ora nelle disponibilità del pubblico.

Tuttavia, abbiamo supposto che i privati preferiscano effettuare transazioni con i depositi bancari rispetto ai
contanti, perciò i 900.000 euro saranno nuovamente immessi nel sistema bancario.

Dopo il primo ciclo di prestiti, 100.00 euro sono di deposito, di cui una parte sono messi a riserva, mentre
gli altri a prestito. Per semplicità anziché conservarli, è meglio spenderli e messi come deposito nei depositi
bancari. Così ci si trova ad avere non solo 1 milione, ma altri 800.000.

Adesso sul deposito ci sono 900 euro in più.

Se i depositati li depositano in banca, la banca può accantonarne il 10%. Per mantenere un rapporto
riserve-depositi del 10%, hanno bisogno di riserve per appena 190.000 euro. I banchieri possono quindi
prestare ulteriori 810.000 euro. Questo denaro verrà depositato nuovamente nel sistema bancario, dato
che ai cittadini non piace tenere contanti.

Le banche possono mettere a riserva solo una percentuale, e aumenta di tanto l’offerta monetaria, non
creata dall’autorità, ma dal sistema bancario. Poi questa parte viene girata al mercato mediante prestito.
Se consideriamo un sistema monetario che si fonda su sistema bancario a riserva frazionata abbiamo detto
che rapporto tra circolante e deposito rappresenta la propensione del pubblico a detenere il circolante
(indicato con H).

J (CRR) rappresenta il rapporto tra le riserve (10%) e i vari depositi raccolti dalle banche (numero che varia
tra 0 e 1 in percentuale).

La base monetaria e il moltiplicatore della moneta

 In realtà, le imprese e le famiglie detengono solo una parte delle proprie disponibilità di moneta
sotto forma di depositi e detengono il resto sotto forma di contanti.
 Poniamo M= offerta di moneta e CUR= moneta in
circolazione presso i soggetti non bancari e D= depositi
bancari.
 L’offerta di moneta può essere definita come:
M = CUR + D

Introduciamo la grandezza BM (base monetaria) che è dato dal


circolante (BMP) + (BMB) base monetaria detenuta dal settore
bancario che sono le riserve bancarie-

Il circolante dipende dal numero H che è la preferenza per la


liquidità, e si può esprimere come HD. Dati i depositi, cioè quanto
vogliamo tenere in forma liquida nei nostri depositi, è il rapporto tra
circolante e deposito. Se ad esempio è il 5% devo calcolare il 5% sopra il deposito. Le riserve bancarie sono
espresse da J x D, mentre il circolante da H x D.

I depositi sono dati dal rapporto 1/H + J x BASE MONETARIA. 1/H + J = moltiplicatore dei depositi bancari. I
depositi sono una frazione della base monetaria. Questo ci permette di definire meglio l’offerta di moneta.

Se consideriamo la moneta come aggregato più ampio, avevamo sommato a questo una serie di strumenti
finanziari che possiamo nominare deposito. La moneta potremmo denominarla come la base monetaria
del pubblico + i depositi. Se M = circolante + depositi, MBP = H x D.

L’offerta di moneta dipende anche dalle scelte che nel sistema economico vengono fatte dai
depositanti/risparmiatori e da quelle fatte dalle banche commerciali.

1.4 LE BANCHE CENTRALI E IL CONTROLLO DELL’OFFERTA DI MONETA

 Le banche centrali possono variare l’offerta delle riserve a disposizione delle banche commerciali
effettuando operazioni di mercato aperto (OMOs) in titoli di stato ed altre attività finanziarie.
 Le operazioni di acquisto nel mercato aperto sono l’acquisto dal pubblico di titoli di stato effettuato
dalla banca centrale allo scopo di aumentare le riserve bancarie e l’offerta di moneta.
 Le operazioni di vendita nel mercato aperto sono la vendita al pubblico di titoli di stato effettuata
dalla banca centrale allo scopo di ridurre le riserve bancarie e l’offerta di moneta.
 L’offerta di moneta iniziale fissata dalla banca centrale è MS1
 Un acquisto di mercato aperto aumenta l’offerta di moneta fino a MS2
 Una vendita nel mercato aperto riduce l’offerta di moneta fino a MS3.

(retta verticale perché esogenamente determinata


dall’autorità di politica monetaria e dalla banca
centrale)
L’equilibrio nel mercato di moneta

1.5 MERCATO MONETARIO

L’offerta di moneta può essere influenzata anche attraverso l’acquisto e la vendita di titoli da parte di
autorità di politica monetaria nel mercato finanziario. La banca centrale potrebbe fare le operazioni di
mercato aperto  vendere o comprare titoli, se vende titoli a dei soggetti economici a fronte dei titoli che
sta vendendo, i risparmiatori devono dargli moneta. Sta drenando moneta dal sistema bancario e
finanziario, o al contrario potrebbe acquistare i titoli dal settore privato. Si ha così una diminuzione
dell’offerta. L’offerta di moneta è esogena, determinata dalla banca centrale. Nel caso vi siano acquisti nel
mercato aperto di titoli, deve creare moneta per darla ai risparmiatori e quindi tende ad aumentare.

LEZIONE 26 – 25/11/2022

L’equilibrio è dato dalla domanda di moneta (dato il reddito dato i prezzi, è la funzione inversa del tasso di
interesse perché se aumenta il tasso di interesse nominale diminuisce la domanda) che incontra l’offerta.

Tasso d’interesse  si forma nel mercato monetario finanziario perché la domanda di moneta è speculare
alla domanda dei titoli. Impatta il settore reale perché l’investimento che una delle componenti della
domanda, dipende dal tasso d’interesse (investimenti in termini di capitale).

Gli effetti del settore reale sono legati a questa funzione dell’investimento. L’investimento dipende da due
fattori: aspettative dell’imprenditore e tasso di interesse.
 Aspettative  soggettive
 Tasso di interesse  legato con una relazione inversa: se ci si aspetta che aumentino i tassi di
interesse, l’imprenditore se vuole fare un investimento deve recarsi presso la banca e chiedere un
prestito. Se i tassi di interesse sono più elevati vuol dire che il prestito è più costoso e si ha meno
incentivo ad investire.

Se si considera la forma funzionale più semplice (lineare-retta), I = I-di.

- I è la parte autonoma degli investimenti che è legata alle aspettative sull’andamento futuro della
domanda del bene che esse producono.
- Di è legata alla parte del tasso di interesse ed è negativa perché è una relazione inversa (più il tasso
di interesse è alto, più i costi sono elevati).

Quando si è in una situazione di equilibrio per esempio, la banca centrale come potrebbe incidere sui tassi
di interesse? Per abbassarli può spostare l’equilibrio da E a F tramite il mercato aperto.

Nella pratica spesso la banca centrale controlla direttamente il tasso di interesse e quindi partendo da
esso determina l’ammontare monetario all’interno del sistema economico (agisce direttamente attraverso
il tasso di finanziamento, determinando l’aggregato monetario all’interno del sistema economico).

In Europa la Banca Centrale che controlla la politica monetaria è la Banca Centrale Europea e il suo compito
è quella di perseguire la stabilità dei prezzi perché l’inflazione può determinare elementi negativi.
L’obiettivo della BCE è quello di mantenere nel lungo periodo il tasso di inflazione pari al 2% e può utilizzare
una serie di strumenti (come controllare il tasso di finanziamento delle banche...)

La BCE non controlla direttamente i tassi di interesse ma controlla il tasso di rifinanziamento principale,
ovvero il tasso al quale la BCE è disposta a prestare riserve alle banche commerciali dell’Eurosistema.

Il mercato inter-bancario è un mercato all’ingrosso nel quale le banche commerciali possono contrarre
prestiti e debiti l’una con l’altra.

 La banca centrale può ridurre il tasso di interesse nominale tramite un aumento dell’offerta di
moneta.
 Data la curva di domanda di moneta, un aumento dell’offerta di moneta da MS a MS’ sposta il
punto di equilibrio nel mercato della moneta da E a F, riducendo il tasso di interesse nominale da I
a I’.

1.0 COME LA BANCA CENTRALE CONTROLLA IL TASSO DI INTERESSE NOMINALE

 L’eurosistema sono i membri della UE che hanno


adottato l’euro come moneta e per cui la banca centrale è la BCE.
 Il sistema europeo di banche centrali (SEBC) è composto dalla BCE e da tutte le banche centrali dei
paesi membri, comprese quelle degli stati che non hanno adottato l’euro come moneta, ad
esempio la Polonia ha adottato lo zloty.
 La BCE non controlla direttamente i tassi di interesse.
 Controlla il tasso di rifinanziamento principale, ovvero il tasso al quale la BCE è disposta a prestare
riserve alle banche commerciali dell’eurosistema.
 Il mercato inter-bancario è un mercato all’ingrosso nel quale le banche commerciali possono
contrarre prestiti e debiti l’una con l’altra.
 La BCE influenza il tasso di interesse overnight sul mercato interbancario offrendo alle banche
commerciali delle alternative al mercato interbancario:
- Operazioni di rifinanziamento marginale  possibilità per le banche commerciali di prendere a
prestito dalla BCE
- Operazioni di deposito  possibilità per le banche commerciali di depositare le riserve in eccesso
presso la BCE.
 EONIA (EUROPEAN OVERNIGHT INDEZ AVERAGE)
- Una media ponderata di tutti i tassi di interesse overnight dei mercati interbancari
dell’eurosistema.

Il tasso overnight, letteralmente “da un giorno all’altro”, è il tasso al quale le banche prestano denaro per la
durata massima di 24 ore attraverso depositi overnight. Depositi overnight non sono fatti da un cliente ad
una banca, ma da una banca ad un’altra banca, o alla banca centrale.

Il tasso di rifinazione principale della BCE, 1999-2008

Capitolo 23 - L’inflazione, le aspettative e la credibilità

1.0 L’INFLAZIONE

L’inflazione consiste in un aumento del livello generale dei prezzi. Può essere dovuta o dalla domanda (la
domanda è più alta dell’offerta e i prezzi tendono ad aumentare e in quel caso è efficace il ruolo della
politica monetaria: alzare i tassi di interesse per raffreddare le componenti della domanda aggregata) o dal
lato dell’offerta (aumenti dei costi produttivi delle materie prime, salari, …, su questi è più difficile che la
politica monetaria possa incidere per via dello shock sull’offerta). Può essere dovuta anche dal fatto che
aumenta la spesa pubblica attraverso i trasferimenti (bonus), per esempio verso gli Stati Uniti (o europea:
legata in parte ai costi delle materie prime, shock esogeno verificato all’inizio dell’anno che è la guerra in
Ucraina e poi si è riversato sull’aumento dei costi) in cui l’inflazione è dovuta quasi interamente al fatto che
successivamente al covid ci sono stati una serie di trasferimenti dal governo che hanno fatto sì che si
generasse un eccesso di domanda sull’offerta e questo ha generato una crescita del prezzo dei beni.
La deflazione è l’opposto.

 in Europa la Banca Centrale Europea è indipendente dai governi:


- ha il compito di contenere l’inflazione a livelli minimi
- in tempo di crisi, questo obiettivo si scontra con l’obiettivo di una politica monetaria espansiva
che potrebbe stimolare consumi e investimenti

Il primo effetto dell’aumento dei prezzi è che si riduce il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti, quindi
il salario reale. Se il fenomeno è consistente c’è perdita di potere d’acquisto, gli agenti incorporano
l’inflazione nelle loro aspettative, quindi al rinnovo dei contratti i dipendenti chiederanno, oltre
all’aumento, il recupero dell’inflazione per non perdere potere d’acquisto. Questa modifica degli
aspettatori, se è un’aspettativa che consiste nel tempo mette in moto la spirale salari-prezzi  aumentano
i salari, hanno una diretta ripercussione sui costi delle imprese (aumentano), ma aumentando i prezzi e
modificandosi le aspettative, quest’ultime faranno sì che gli agenti chiederanno rinnovi contrattuali rispetti
ad essi, cresce il salario reale scaricato sui costi di produzione. Di fatto la politica monetaria moderna si
fonda sulle aspettative degli agenti.

1.1 LA TEORIA QUANTITATIVA DELLA MONETA

La teoria quantitativa della moneta afferma che variazioni nell’offerta nominale di moneta comportano
variazioni equivalenti del livello dei prezzi (e dei salari monetari), ma non hanno alcun effetto sul prodotto e
sull’occupazione.

La teoria afferma che: M/P = L (Y, r)

M è lo stock di moneta del sistema (ammontare di moneta). Se si considera la velocità di circolazione della
moneta, si ha che lo stock di moneta moltiplicato alla velocità dev’essere uguale a i prezzi moltiplicato y
dove y è il prodotto reale (reddito reale). Ci aspettiamo che y sia esogeno (y non varia e neanche V),
siccome la velocità è abbastanza costante, tutte le volte che viene modificato lo stock di moneta in
circolazione, l’aumento di M si scarica sulla variazione dei prezzi.
Se lo stock di moneta è 10 e i beni 5, il prezzo è 2. Aumentando la quantità di m fino a 20, e il prodotto
rimane 5, deve aumentare il prezzo (che raddoppia). Secondo questa teoria, per stimolare lo stock di
moneta non si stimola il prodotto ma si ha come diretta conseguenza un aumento dei prezzi.

Se aumenta M, in condizioni di offerta rigida (non si modifica il prodotto), succede che le persone
dispongono di più moneta quindi aumenta la domanda che si ripercute su un aumento dei prezzi.
Modificando lo stock di moneta non c’è un effetto positivo.

Ipotesi keynesiana

Nell’ipotesi keynesiana, siccome aumenta l’investimento aumenta il reddito, tranne che non ci si trovi nella
situazione in cui reddito di equilibrio coincide con il reddito di piena occupazione ( quello in cui nel
sistema economico vengono utilizzati tutti i fattori produttivi, lavoro, capitale,.. e di fatto è potenzialmente
il reddito che potrebbe sfruttare appieno tutte le risorse produttive) in cui i prezzi aumentano.

Friedman  ’inflazione è sempre un fenomeno monetario.

L’IPOTESI DI FISHER = ad un aumento dell’1% del tasso di inflazione corrisponde un aumento dell’1% nei
tassi di interesse. I tassi di interesse reale sono il tasso di interesse nominale meno il tasso di inflazione.

1.2 L’IPERINFLAZIONE

 Situazioni in cui l’inflazione raggiunge livelli particolarmente elevati, i prezzi spesso cambiano anche
da un’ora all’altra, anche del 1000/2000%. La moneta non ha alcun valore, viene sostituita dalla
moneta di altri paesi o scambi che avvengono attraverso l’oro.
 in questi periodi vi è una ‘fuga dalla moneta’ – la gente trattiene la minore quantità possibile di
moneta. esempi: Germania 1922-23, Ungheria 1945-46, Brasile alla fine degli anni ‘80. Succede
perché la moneta nel corso di poco tempo perde valore, quindi la gente si disfa della moneta e
preferisce avere più beni reali.
 La necessità di stampare moneta a causa di deficit di bilancio può essere una causa che contribuisce
ad innescare e alimentare questa situazione
- una lunga inflazione è accompagnata da crescite dell’offerta di moneta

Entrate e uscite dello stato

- deficit primario  differenza tra spesa pubblica ed entrate fiscali


- deficit complessivo  sommare gli interessi che lo stato paga (G-T) + iB (i = interessi che lo
stato paga su B)

Lo stato potrebbe emettere moneta ma nel lungo periodo probabilmente determina una iperinflazione.

1.3 I COSTI DELL’INFLAZIONE

 Costo del suolo delle scarpe  per evitare di perdere potere d’acquisto si tende a detenere moneta
sui conti correnti, e dato che sono alti il deposito bancario da un rendimento sulla nostra ricchezza.
 Menu cost  se si modificano continuamente i prezzi, le imprese devono modificare i listini prezzi
(costi legati alla variazione dei listini)
 Variazione dei prezzi relativi  se un’impresa modifica i prezzi rispetto ad un’altra in maniera più
veloce, questo altera il rapporto di scambio cioè i prezzi relativi tra i diversi beni e le diverse
imprese.
 Distorsioni fiscali (drenaggio fiscale)  il sistema fiscale italiano è progressivo. Gli scaglioni sono
fondati sui redditi nominali. Se aumenta l’inflazione aumentano i redditi degli individui ma il potere
d’acquisto non si modifica: se il sistema è progressivo, guadagnando di più, posso ricadere su uno
scaglione di reddito più alto quindi si applica una aliquota fiscale che prevede che io paghi di più.

Un adeguamento ad una inflazione prevista

 Le istituzioni adattano all’inflazione:


- i tassi di interesse nominali
- le aliquote fiscali
- i trasferimenti
 non vi è illusione monetaria
 Rimangono comunque alcuni costi:
- il costo delle suole
 la gente “economizza” sulla quantità di moneta trattenuta
- i costi di menù
 le imprese devono variare i listini – variazione dei prezzi relativi

I costi di un’inflazione inattesa

 Involontaria ridistribuzione del reddito


- da chi presta a chi chiede in prestito
- dal settore privato a quello pubblico
- dai vecchi ai giovani
 Incertezza
- per le imprese è più difficile fare progetti e dunque l’investimento è scoraggiato
 Questo è probabilmente il costo maggiore di una inflazione

1.4 LA CURVA DI PHILLIPS

Una delle relazioni empiriche è denominata curva di Phillips


(dall’economista). Il prof. A W Phillips dimostrò una precisa
relazione statistica tra l’inflazione e la disoccupazione in
Inghilterra. La curva di Phillips mostra che ad un maggior tasso
di inflazione si accompagna un minor tasso di disoccupazione
(relazione inversa: un maggior tasso di inflazione si
accompagna a un minor tasso di disoccupazione).

Essa suggerisce l’esistenza di un trade-off (scambio) inflazione-


disoccupazione. Dopo la pubblicazione di questo articolo, la
curva di Phillips diventa una sorta di caposaldo dell’analisi
macroeconomica e diventa una sorta di guida per le politiche
economiche. Il costo dell’inflazione è misurato in termini di
disoccupazione e viceversa.

Ben presto ci si accorse che nel lungo periodo la cosa non funzionava  si suppone di trovarsi nel punto E
(se il paese vuole diminuire il tasso di inflazione e vuole diminuire il tasso di disoccupazione). Dal punto E ci
si sposta nel punto A (diminuzione del tasso di disoccupazione comporta un aumento del tasso di
inflazione).

Nel breve periodo si riduce la disoccupazione ma aumenta l’inflazione.

Aumenta il salario e se aumentano i costi di produzione, verrà variata la domanda di lavoro (licenzieranno
degli individui e il tasso di disoccupazione ritorna al suo livello naturale). La quantità di moneta che c’è in
circolazione però rimane la stessa, quindi ci si sposta, nel punto periodo, nel punto c che allo stesso livello
di tasso di disoccupazione di prima ma il tasso di inflazione non è più 0 ma pi greco con 1.

Quando scadono i contratti, le imprese rinnovando il contratto oltre agli aumenti richiesti incorporano
l’aumento di inflazione, quindi determina i costi di produzione delle imprese. Avverranno molti
licenziamenti. Si ritorna al livello di prima ma con inflazione pi greco con 1. Questo determina un salto della
curva di Phillips, sarà PC1 che ha lo stesso livello di disoccupazione ma inflazione diversa. Alla fine la curva
di Phillips sarà una retta verticale.

1.5 ASPETTATIVE E CREDIBILITÀ

Nel breve periodo si riduce la disoccupazione ma aumenta


l’inflazione. Nel lungo periodo, il fatto di essersi spostati nel punto A
determina che nel periodo successivo verrà adeguato il salario al
tasso di inflazione, e questo aumenta. Se aumentano i costi di
produzione, saranno costretti a variare la propria domanda di
lavoro. La quantità di moneta in circolazione rimane la stessa, noi
non ci spostiamo nel punto C che è allo stesso livello del tasso
disoccupazione precedente, ma non più tasso di inflazione 0%.

Questa è un’illusione monetaria, poiché non ci si accorge della


riduzione del potere d’acquisto.

Nel lungo periodo la sua curva è una retta verticale perché non vale
più il trade off.
LEZIONE 27 – 29/11/2022

1.0 MODELLO ISLL – MODELLO DELLA SINTESI NEOCLASSICA DELLA TEORIA KEYNESIANA

Il modello ISLL analizza simultaneamente il settore reale e il settore finanziario.

Equilibrio della domanda aggregata  rappresenta la spesa totale per


beni e servizi che le famiglie, le imprese e il governo effettuano. La retta a
45° mostra tutte le combinazioni in cui l’ammontare della spesa
corrisponde ad un uguale AD ammontare di prodotto. L’unico punto di
equilibrio è il punto in cui la domanda aggregata interseca la retta a 45
gradi.

L’inclinazione della domanda aggregata è pari all’inclinazione della retta


del consumo. Il termine noto è dato dalla somma delle componenti della
spesa.

L’equilibrio nel mercato della moneta

La domanda di moneta è una funzione inversa del tasso di interesse, perché al crescere del tasso di
interesse gli individui preferiscono detenere liquidi anziché ricchezza.

Dall’incontro di offerta e domanda si ottiene il tasso di interesse di equilibrio (modificabile dalla banca
centrale).

Mettiamo ora insieme il modello reddito spesa (il mercato reale) e il mercato monetario: dopo aver
osservato separatamente l’equilibrio nel mercato dei beni e quello nel mercato finanziario è giunto il
momento di analizzare i legami tra questi due mercati e di osservare se può esistere un equilibrio
contemporaneo in entrambi.

1.1 TASSI DI INTERESSE E DOMANDA AGGREGATA

Il canale di trasmissione tra i due settori è l’investimento reale perché dipende a sua volta dal tasso di
interesse che è una variabile che si forma nel mercato finanziario. Gli effetti del mercato finanziario si
ripercuotono sul mercato reale attraverso una variazione di investimenti o dei beni (consumo dei beni
durevoli).

La posizione della funzione AD (Spesa Aggregata) dipende anche dal tasso di interesse a causa degli effetti
del tasso di interesse su:

- Consumo
- investimento.
Se aumenta il livello del tasso di interesse, il livello degli investimenti tende a diminuire perché il costo (a
meno che non ci sia autofinanziamento) richiesto dalla banca è troppo alto.

Quando varia l’investimento, aumentando, aumenta una delle componenti della domanda aggregata quindi
la domanda aggregata si sposta verso l’alto.

1.3 L’EQUILIBRIO NEL MERCATO DEI BENI

 Il mercato dei beni è in equilibrio quando la spesa aggregata ed il reddito nazionale sono uguali.
 La funzione IS mostra le possibili combinazioni tra reddito e tasso di interesse per le quali vi è un
equilibrio nel mercato dei beni e dei servizi. La spesa aggregata eguaglia il reddito.

Se cresce investimento si modifica la retta orizzontale.

Se nel mercato finanziario sta diminuendo il tasso di interesse, per esempio per una serie di fattori il tasso
diminuisce dall’8 al 6 per cento, la domanda aggregata tenderà ad aumentare perché aumenta il livello
degli investimenti, quindi la domanda aggregata se inizialmente era ad Y0, crescendo la domanda aggregata
in equilibrio cresce il reddito (Y1). La variazione del reddito è maggiore rispetto alla variazione
dell’investimento (per effetto del moltiplicatore).

Se noi consideriamo sulle ascisse il reddito e sulle ordinate il tasso di interesse, aumentando l’equilibrio di
moneta diminuisce il tasso di interesse. Noi siamo partiti da una situazione in cui l’equilibrio del mercato
finanziario citava un tasso di interesse di Y1 e diminuisce il tasso di interesse fino ad Y (mentre l’offerta di
moneta passa da M a M1).
In questa situazione del grafico, se aumenta l’offerta di moneta, lo spostamento dell’offerta di domanda
determina una riduzione del tasso di interesse che passa ad r1 e un aumento del reddito da Y0 a Y1.

1.4 LA FUNZIONE IS

IS  luogo geometrico che rappresenta tutte le combinazioni tra reddito e tasso di interesse per cui il
settore reale si trova in equilibrio (le situazioni, date le varie componenti di consumo, investimento, … in cui
la spesa aggregata è proprio uguale al livello di produzione). È in equilibrio se la domanda aggregata è
uguale al livello di produzione.

• Il mercato monetario è in equilibrio quando la domanda reale di moneta è uguale all’offerta

• La funzione LM mostra le combinazioni tra tasso di interesse e reddito nazionale che garantiscono un
equilibrio nel mercato monetario. L’offerta di moneta eguaglia la domanda di moneta

Investimento  risparmio. La componente autonoma è quella che possiamo definire come consumo
minimo e questo livello di sussistenza si deve avere a prescindere dal reddito. Il consumo rappresenta la
parte che si sottrae ai risparmi. La funzione dell’investimento è una retta orizzontale ed è esogena rispetto
al redditol.

Supponiamo ora che, nel mercato finanziario, ci si trovi in una situazione in cui, come nel caso precedente,
aumenti l’offerta di moneta: nel mercato monetario finanziario diminuiscono i tassi di interesse che
passano da r1 a r2. Siccome il tasso di interesse è diminuito, esso determina una crescita dell’investimento
aggregato (la retta orizzontale) che si sposta verso l’alto (da I1 a I2) con incremento del reddito. Ad r1
corrisponde il reddito Y1, mentre se varia l’offerta di moneta il tasso di interesse diminuisce, quindi a r2
corrisponde Y2 (con rispettivo punto E2).

Supponiamo ora che la banca centrale, anziché espandere l’offerta di moneta, dreni liquidità del sistema
(cioè freni l’offerta di moneta). Riducendo quest’ultima, aumenta il tasso di interesse: se aumenta il tasso di
interesse, l’investimento quindi diminuisce da I1 a I3. Si crea così un nuovo equilibrio tra la retta I3 e la
funzione di risparmio, in cui si ha una riduzione del reddito (la variazione del reddito è più grande della
variazione degli investimenti).

La IS ha una pendenza negativa  l’investimento è legato al reddito della domanda aggregata e ha una
relazione inversa rispetto ai tassi di interesse. Al crescere del tasso di interesse si riduce il reddito Y (perché
se aumenta il tasso di interesse diminuiscono gli investimenti e di conseguenza la domanda aggregata con il
reddito).

La pendenza della IS dipende da quanto è reattiva la spesa aggregata ai tassi di interesse cioè da quanto
più gli investimenti reagiscono ai tassi di interesse (lo strumento per capire la reattività è l’elasticità). Se gli
investimenti reagiscono molto ad una variazione dei tassi di interesse, la IS sarà più piatta e quindi meno
inclinata; al contrario, se la stessa variazione di tassi di interesse non ha un impatto molto forte sul reddito
e quindi sul livello degli investimenti aggregati, la IS sarà molto inclinata. Molto inclinata vuol dire che gli
investimenti sono poco reattivi alle variazioni dei tassi di interesse.

Slittamenti dell’intera curva dipendono da quelle


che sono le componenti autonome della domanda
aggregata: variazione della spesa pubblica o
variazioni delle aspettative delle imprese o
variazioni del consumo. Se varia la spesa pubblica si
ha che la curva IS tenderà a spostarsi verso l’alto, al
contrario se la spesa pubblica diminuisce si ha una
politica fiscale restrittiva. Si può vedere in termini di
tasse: qualora aumentino la politica fiscale è
altrettanto restrittiva e ha gli stessi effetti della
riduzione della spesa pubblica.

1.5 IL MERCATO MONETARIO

Il mercato monetario è in equilibrio quando la domanda di moneta è uguale all’offerta. La domanda di


moneta si può considerare in termini reali: la consideriamo depurandola dai prezzi, cioè vediamo la
capacità d’acquisto di quella quantità di moneta.

Per semplicità consideriamo la domanda di moneta come una retta (inclinata negativamente). Essa è la
funzione inversa del tasso di interesse.

Supponiamo di trovarci nell’equilibrio LLD (LL = liquidity); da lì aumenta il reddito e aumenta la domanda di
moneta (perché aumentano le transazioni economiche quindi gli agenti tendono a richiedere maggiore
liquidità). Invece, fermo restando domanda e offerta, se aumenta il reddito questo determina uno
spostamento verso l’alto della funzione di domanda di moneta. Così facendo si modifica l’equilibrio
monetario, il nuovo equilibrio in corrispondenza del quale sta aumentando il tasso di interesse.

Consideriamo ora uno spazio dove sulle ascisse poniamo Y (il reddito) e sulle ordinate il tasso di interesse.
Aumentando il reddito, aumenta la domanda di moneta a scopo transattivo chee si sposta verso l’alto in un
punto in cui il tasso di interesse è diverso. Questi due equilibri vengono riportati nell’asse cartesiano. Il
primo equilibrio si trova in Y e r; nel secondo punto di equilibrio ci sarà un reddito più alto che incrementa
la domanda di moneta e genera un tasso di interesse più elevato. Il punto in questione sarà quindi sarà Y1
r1. Se diminuisce il reddito, la domanda di moneta si sposta verso il basso e quindi si ha una diminuzione dei
tassi di interesse. Si ottiene una retta che prende il nome di LM (liquidity money). Questa funzione esprime
tutte le combinazioni di reddito e tasso di interesse (Y e I) per le quali il mercato monetario (settore
finanziario) è in equilibrio.

La LM, differentemente dalla IS, ha pendenza positiva perché aumentando il reddito aumenta il tasso di
interesse (perchè aumenta la domanda di moneta e genera tassi di interesse più elevati). Se la MD non è
reattiva a variazioni di tassi di interesse, la LM è molto inclinata. Se invece la MD reagisce a variazioni di
tassi di interesse in maniera marcata, la LM è abbastanza piatta quindi una retta che si avvicina ad una retta
verticale.

Questo è importante perché, considerando la politica monetaria che


viene svolta dalla banca centrale, a seconda di come è la LM questa
può dare effetti sul livello di reddito e sul livello di tassi di interesse.

Lo spostamento della LM può essere dovuto, dato il livello dei tassi di


interesse e reddito, al fatto che si sta modificando la politica
monetaria  una politica monetaria espansiva (crescita dell’offerta
di moneta) determina uno spostamento verso il basso della
funzione LM; una politica restrittiva determina uno spostamento
verso l’alto della funzione della LM.

1.6 EQUILIBRIO NEL MERCATO DEI BENI E IN QUELLO MONETARIO

Mettendo insieme il settore reale (IS) e il settore finanziario (LM) si ottiene l’equilibrio macroeconomico 
punto di intersezione tra la curva IS e LM. Questo punto di equilibrio (Y*r*) è il punto in cui
simultaneamente sono in equilibrio sia il settore reale che finanziario.

Sulla IS ci sono tutte le varie combinazioni in cui il settore reale è in equilibrio, mentre LM rappresenta le
combinazioni di reddito e tasso di interesse per cui il settore finanziario è in equilibrio. Il settore reale e
finanziario sono così in equilibrio.

La Banca centrale compra dei titoli dal settore privato e li compra dando moneta che la stessa banca
centrale crea: così facendo sta aumentando la circolazione di moneta. C’è quindi una diminuzione di tassi
di interesse e quindi a parità di reddito, la LM si sposta dalla nera alla lilla.
LEZIONE 28 – 01/12/2022

1.0 COME SI MODIFICA LA IS SE VARIA LA SPESA PUBBLICA

La spesa pubblica è uno strumento a disposizione del governo che lo può modificare, ed è una variabile
esogena.

Si suppone che l’equilibrio sia in E0 e che il governo decida una politica fiscale espansiva e quindi aumenti la
componente della domanda aggregata G: se questa aumenta si avrà una diretta ripercussione sul settore
reale. La IS si sposta verso l’alto e diventa IS1 con un nuovo equilibrio in E1 caratterizzato da un aumento del
reddito pari a Y1 e di conseguenza un aumento del tasso di interesse che è I1, che sarà 5/6%.

La spesa pubblica può aumentare tramite l’aumento delle tasse o in altri due modi:

1. Facendo deficit  spese che poi finanziamo col deficit e questo lo finanziamo emettendo titoli
pubblici che saranno acquistati dagli investitori. Se G finanziata dal governo aumenta il deficit e
quindi anche il debito. (deficit  differenza tra entrate ed uscite dello stato).
2. Stampando moneta  tramite creazione di moneta. Può avere in alcuni casi effetti positivi, ma
sono di più gli effetti negativi, perché questo può generare un’inflazione molto elevata.
Se G è finanziata tramite deficit, quindi con titoli pubblici, la LM non si muove: infatti, se G viene finanziata
con titoli pubblici, si sposta solo la IS. A parità di tasso di interesse, se fosse I0, il reddito non dovrebbe
crescere fino a Y1, ma dovrebbe essere pari a Y2, in corrispondenza di I0. Il reddito non raggiunge Y2 perché si
verifica quello che si chiama EFFETTO SPIAZZAMENTO DELLA SPESA PRIVATA  il fatto che sia stata
perseguita una politica finanziaria espansiva determina che con l’aumento di G aumenta il reddito, e man
mano che questo aumenta nel mercato monetario, la domanda di moneta aumenta; aumenta anche il
tasso di interesse, e quindi nel settore reale questo ha un impatto su una delle componenti private, che è
l’investimento, ovvero la funzione inversa del tasso di interesse.

Aumentando la spesa, la IS0 si sposta a IS1 che non è pari a Y2 ma è più bassa perché la componente privata
viene spiazzata da quella pubblica. Aumenta il reddito e i tassi di interesse e a questo punto si riduce
l’investimento.

La componente pubblica della spesa aggregata spiazza una delle componenti private che è l’investimento,
ma anche una piccola parte di consumo. Gli investimenti sono spiazzati dal fatto che è aumentata la spesa
pubblica.

Determinato dalla crescita dei tassi di interessi che riduce la componente privata della domanda aggregata.

Segmento nero = spiazzamento.

La pendenza della LM diventa rilevante rispetto al tipo di spiazzamento: a seconda di quanto sia ripida,
tanto più forte può essere lo spostamento.
1.1 SPIAZZAMENTO TOTALE

Supponiamo un caso limite, ovvero la retta LM completamente verticale. In figura viene rappresentato uno
spiazzamento parziale, poiché se fosse uno spiazzamento totale la retta sarebbe verticale. In questo
contesto, se cresce IS aumenta il tasso di interesse, ma il reddito non si muove perché l’effetto
spiazzamento è totale, quindi l’aumento di spesa pubblica è totalmente controbilanciato dalla riduzione
degli investimenti, che è dovuta all’aumento dei tassi di interesse nel mercato monetario.

Se la spesa pubblica aumenta di 20 miliardi, aumenta il reddito, aumenta domanda di moneta, aumentano i
tassi di interesse, aumenta la domanda aggregata.

La LM si sposta quando varia l’offerta di moneta o il livello dei prezzi.

L’offerta di moneta è esogeneamente determinata dalla banca centrale che fissa il circolante. È importante
vedere come cambia l’offerta di moneta.

Considerando espansione spesa pubblica abbiamo detto che, se è finanziata a debito, cresce il reddito ma
non di quanto ci si aspetta (di una quantità

minore). L’effetto spiazzamento dipende a sua volta da quanto è ripida la LM.

Se la G venisse finanziata attraverso una crescita di moneta, abbiamo che delta G viene finanziato con delta
M che sposta non solo la IS, ma anche la LM. L’incremento del reddito così è totale. Il prezzo spiazzato di
reddito adesso non è spiazzato perché i tassi di interesse sono neutralizzati.

Analisi parziale, in quanto non c’è risvolto negativo della storia.


1.2 IL MIX DELLE POLITICHE

Nel corso degli anni il settore


finanziario ha subito importanti
cambiamenti. Questo ha
determinato una forte competizione
tra le banche, e di conseguenza ha
spesso determinato una crescita del
tasso di rendimento, che gli
intermediari finanziari sono disposti
a pagare ad esempio sui depositi
delle banche.

Differenziale = SPREAD. Abbiamo


che se si verifica una situazione di
innovazione finanziaria, questa determina una variazione di moneta, perché se aumenta il tasso di
interesse la gente preferisce detenere titoli, la locazione di portafoglio si sposta verso una maggiore
quantità di titoli e varia la quantità di moneta nel sistema: ciò ha un impatto sulla nostra LM.

Una maggiore competizione di banche provoca uno spostamento della LM, la variazione della domanda di
moneta determina lo spostamento da LM0 a LM1, e abbiamo un nuovo equilibrio in E1. In questo caso, se
per esempio la banca centrale non si rende conto subito di questa variazione finanziaria, abbiamo che
l’equilibrio macroeconomico non è E0 ma E1 e quindi i tassi di interesse sono più alti, ma il reddito è più
basso e questo è determinato da due grandezze, una delle quali sono le preferenze per la liquidità del
settore privato. Siccome varia il costo opportunità di detenere moneta, questo determina un aumento
dell’acquisto dei titoli a fronte della diminuzione di liquidità nel portafoglio. Questa è una situazione di cui
spesso ci si potrebbe non rendere conto dato che è un’azione imprevista.

Grandezza teorica = prodotto di piena occupazione/alto potenziale PIL, grandezza che viene raggiunta
qualora l’economia utilizzi tutti i fattori in maniera efficiente.

Se consideriamo il reddito di piena occupazione possiamo avere le politiche della domanda che consistono
nell’uso della politica economica fatta da politica fiscale e politica neo-monetaria al fine di stabilizzare il
reddito il più vicino possibile a quello che è il reddito di piena occupazione.

La politica fiscale è più espansiva attraverso l’incremento di spesa pubblica che viene accompagnata da una
politica monetaria più restrittiva. IS0 politica fiscale più restrittiva, e politica monetaria più espansiva.
Questo indica un diverso mix di componenti private.

Il compito della politica della domanda è quello di stabilizzare il reddito di equilibrio il più vicino possibile a
quello di piena occupazione.
In E2 c’è una situazione che può persistere solo nel breve periodo perché è al di sopra del reddito di piena
occupazione, in quanto stiamo usando le risorse al massimo. Se si verifica una situazione di eccesso di
domanda aumentano i prezzi, i salari, prezzi materie prime, e si sposta la LM. Non si può stare per troppo
tempo in una situazione al di sopra di quella di piena occupazione.

E3 siamo tra LM1 e IS0, può succedere che l’autorità di politica fiscale può accrescere, determinando la
crescita di IS e si va in E1.

E2 ed E3 sono situazioni solo intermedie, in genere si tende ad arrivare ad un mix di politiche.

1.3 L’EQUIVALENZA RICARDIANA

Gli individui reagiscono agli shock in maniera differente. Se io abbasso/alzo le tasse, ragionando in termini
di presente e futuro, è un qualcosa di temporaneo quindi mi aspetto che passato questo periodo non si
abbia impatto sul reddito; ma se aumento la spesa pubblica, o una grandezza e la finanzio con il debito
pubblico, nel periodo successivo mi aspetto un livello di tassazione più elevato. Se mi indebito e spendo
più di quanto guadagno, e continuo sempre a spendere, questo implica che nel periodo successivo bisogna
aumentare il reddito.

Se si verifica uno shock temporaneo, ad esempio l’arrivo della guerra, lo stato deve intervenire e quindi si
ha un incremento di spese e debito, ma col tempo questo andrà riducendosi. Se questi bonus (come quello
attuale per il miglioramento delle case) li mantengo sempre è evidente che questo andrà a discapito di tutti
se si va a debito.

 Nel 2009 le banche erano terrorizzate all’idea di prestare denaro ed i privati non trovavano credito.
In queste circostanze tagliare le imposte sarebbe stato importantissimo per i privati. Si ricordi che
gli stati possono sempre ottenere credito a migliori condizioni che non i singoli cittadini.
 Tuttavia, se gli stati incominciano ad apparire inaffidabili e sull’orlo dell’insolvenza, lo spread di
credibilità tra il privato cittadino e l’ente pubblico si assottiglia. Il taglio delle imposte non è più
sostenibile, e si diffondono le c.d. strette fiscali.
 Peraltro, se la sfiducia è profonda, temporanei tagli dell’IVA, temporanee sospensioni degli aumenti
IVA così come temporanei sussidi ai privati cittadini (dalle social card a temporanei incrementi delle
detrazioni fiscali) non aumentano, permanentemente, il reddito. Le future aspettative di spesa sono
comunque demoralizzate. Si tratta di politiche fiscali precarie che non determinano una svolta
decisiva nei trend di consumi e investimenti.
LEZIONE 29 - 02/12/2022

1.0 SISTEMI MACROECONOMICI APERTI

 Studio dei sistemi economici nei quali le transazioni economiche giocano un ruolo rilevante.
 L’Asia emergente e l’America latina attraggono i maggiori flussi netti di capitale.

La politica macroeconomica non può ignorare l’esistenza del resto del mondo, attraverso il ruolo dei tassi di
cambio.

Se consideriamo che il sistema economico è aperto al resto del mondo, la politica macroeconomica non
può non tenerlo in considerazione. Un importatore, per esempio, americano che acquista manufatti italiani,
riceve i prodotti fatti dalle imprese italiane e le paga nella valuta nazionale, quindi se l’importatore si trova
negli USA deve cambiare i dollari in euro e con l’equivalente può pagare le imprese italiane: molto
importante è il tasso di cambio tra le due valute, esiste un mercato della salute = il mercato valutario.

Nel mercato valutario viene scambiata una valuta e il tasso di cambio esprime quanti dollari sono necessari
per acquistare un euro e quanti euro sono necessari per acquistare un dollaro. Es. tasso di cambio dollaro-
euro  1,3 dollari per acquistare un euro, 0,96 euro per comprare un dollaro; è importante l’unità di
misura (dollaro-euro/euro-dollaro).

Le valute vengono scambiate nei mercati valutari: questo è un mercato internazionale nel quale è possibile
cambiare una moneta con un’altra.

Tasso di cambio = il prezzo che sussiste tra le due valute, il prezzo al quale le due monete sono scambiate.

Tasso di cambio effettivo = valore medio dei tassi di cambio delle monete di tutti i partner commerciali di
un certo paese ponderato per la dimensione commerciale fra i paesi.

Es. economie europea e americana, tasso di cambio dollaro-euro.

DD = la domanda di euro degli americani (in generale gli


stranieri) che desiderano acquistare beni/attività
finanziarie europee. Esprime il controvalore (valore
corrispondente) dell’esportazione dei beni europei nella
zona del dollaro.

SS = l’offerta di euro da parte degli europei che


desiderano acquistare beni/attività finanziarie
americane.

Il tasso di cambio di equilibrio è E0. Esprime il


controvalore dell’importazione dei beni americani nella
zona euro.

Se i cittadini europei desiderano una quantità maggiore di dollari l’offerta di euro si sposta alla SS, e il
nuovo equilibrio sarà E1. L’euro si sta deprezzando, sta perdendo valore rispetto al dollaro.

Mercato delle commodities in America  borsa di Chicago, borsa di Wall-street (la quale è la più grande
borsa valori del mondo per volume di scambi e la seconda per numero di società quotate).

Se la curva di offerta si fosse spostata verso sinistra, in quel caso ci sarebbe stata una situazione di
apprezzamento del tasso di cambio  riduzione di acquisto di dollari da parte di cittadini dell’area euro,
più dollari per acquistare un euro.

Rispetto alla regolamentazione del tasso di cambio si possono avere due casi estremi:

- Un tasso di cambio completamente flessibile/variabile  il tasso di cambio nasce dalle forze di


mercato, non vi è nessun intervento (dalle autorità di politica monetaria o autorità legislative) e
non c’è accordo tra i due paesi. Es. ora il mercato cambio dollari-euro è variabile.
- Un tasso di cambio fisso  accordo stipulato tra due paesi che fissano un tasso di cambio che non
può discostarsi, se si discosta deve intervenire l’autorità di politica monetaria per mantenere il
tasso di cambio fisso.

Sistema fisso = 0 target zone, prima i paesi dell’area europea (anche Inghilterra) erano legati da questo
sistema in cui vi erano accordi tra le varie valute, che consisteva in zone target, delle bande di uscita.
Veniva fissato un tasso di cambio e i tassi potevano oscillare entro delle bande. Ai tempi l’Italia aveva
problemi di credibilità e quindi le furono consentite bande di oscillazioni più ampie. Queste bande furono
allargate nel 1992 quando ci fu la crisi valutaria, ci fu un attacco speculativo al sistema monetario europeo
(prima sterlina poi lira), l’Italia fu costretta a uscire dal sistema e dovette rientrarvi nel 1995, perché fare
parte del sistema monetario europeo era uno dei requisiti per poter adottare l’euro.

La svalutazione e il deprezzamento sono due concetti diversi, si legano a due diversi assetti istituzionali:
- Deprezzamento  viene deciso dal mercato.
- Svalutazione  se il paese non è in grado di mantenere il tasso di cambio decide di svalutare la
moneta, quindi la decisione viene presa a livello politico.

Si suppone che esista un tasso di cambio fisso tra USA e Europa, in cui
l’Europa si impegna a mantenere il proprio tasso di cambio fisso a E1. Se
la DD aumentasse a DD1 ci sarebbe un eccesso di domanda,
rappresentato qui da AC. Se il mercato fosse libero di fluttuare si
creerebbe un equilibrio (intersezione retta SS e DD1). In questo caso
però l’autorità di politica monetaria dovrebbe offrire una quantità di
euro pari alla distanza AC in cambio di dollari, che vanno ad aumentare
le riserve valutarie della banca centrale europea.

Riserve  quantità di moneta (generalmente pregiata) che vengono tesaurizzate presso la banca centrale e
poi usate, oppure le banche tendono a tesorizzare l’oro, poichè in periodi di alta inflazione aumenta di
valore e diventa importante per gli scambi.

Siccome si stava rivalutando (contrario alla svalutazione), la banca centrale deve vendere euro in cambio
della valuta di dollari. Si stava rivalutando perché si stava creando un nuovo equilibrio, ma questo non è
possibile per i tassi di cambio fissi.

Se invece si verifica il caso opposto, ossia di contrazione della DD che si sposta in DD2, nel punto di
equilibrio il rapporto dollaro-euro si sta svalutando. In questo caso la BCE deve fare l’operazione inversa a
quella di prima: deve acquistare una quantità pari a EA per mantenere invariato il tasso di cambio. In
questo caso c’è una fuoriuscita di dollari da parte delle BCE presi dalle riserve.

I tassi di cambio fissi in passato venivano utilizzati, il problema di questi è che si può mantenere l’equilibrio
stabilito dal tasso di cambio fisso usando le riserve ufficiali, che possono esaurirsi, in questo caso il paese
non sarà più in grado di mantenere il tasso di cambio e quindi si svaluta la moneta (la popolazione si
impoverisce, i beni importati da quel paese vengono a costare di più).

Bilancia dei pagamenti = registra tutte le


transazioni tra i soggetti di un sistema
economico ed il resto del mondo con cui il
paese ha scambi commerciali e finanziari, si
divide in:

- Bilancia di conto corrente  registra


export e inport, flusso di beni, servizi
redditi e trasferimenti
- Bilancia di conto capitale  registra
cessioni e acquisizioni di attività
intangibili (es. brevetti, diritti
d’autore, ecc.)
- Bilancia del conto finanziario 
registra le transazioni di attività
finanziarie.
LEZIONE 30 - 06/12/2022

1.0 LA COMPETITIVITÀ INTERNAZIONALE

Perché i prodotti europei costano meno dei prodotti americani?

• La competitività dei prodotti europei sui mercati internazionali dipende da:

- il tasso di cambio nominale  se il tasso di cambio nominale si svaluta (esempio euro),


evidentemente le merci europee diventano, da un punto di vista degli americani, più convenienti
perché il prezzo diminuisce
- il differenziale di inflazione  attenzione: i differenti prezzi sono espressi in moneta locale. È
dovuto dalle capacità delle imprese europee e americane di produrre in maniera efficiente il
prodotto.
 Complessivamente la competitività si può misurare attraverso il tasso di cambio reale  Il tasso di
cambio reale si ha con il rapporto di scambio (prezzo relativo) (prezzo degli occhiali degli stati uniti
diviso quello dell’Italia per il tasso di cambio nominale)
- misura il prezzo relativo delle merci provenienti da Paesi diversi, valutate in una stessa moneta

1.1 IL TASSO DI CAMBIO REALE

Tasso di cambio nominale  quanti euro posso acquistare con un dollaro? o viceversa

Tasso cambio reale  competitività del paese. le ragioni di scambio.

Esprimiamo il tasso di cambio nominale dollaro/euro, sebbene sia irrealistico, uguale a due euro, ovvero
due dollari per un euro. Supponiamo camicie che vengono prodotte in Europa pari a 6 euro. Otteniamo il
prezzo delle camicie prodotte in Europa in dollari, 6x2. Il prezzo delle camicie in dollari è quindi 12 dollari. Il
prezzo delle camicie in Europa trasformati in dollari, diviso le camicie americane. 12/10 = 1,2 tasso di
cambio reale, dunque le ragioni di scambio.

Il tasso di scambio reale spiega le ragioni che fanno sì che le camicie europee possano diventare più
competitive di quelle americane. Al momento sono meno competitive, in quanto sono più economiche.

Supponiamo che il tasso di cambio nominale si deprezzi, e quindi diminuisca da 2 a 1,5. Ci vorrà quindi una
minore quantità di dollari per acquistare un euro. Il prezzo delle camicie resta 6 euro, quindi 6 x 1.5. Ora le
camicie europee più competitive. Americane 10 dollari, italiane 9.
Il tasso di cambio nominale si mantiene a 2 euro, le imprese europee diventano più efficienti e producono
in maniera più efficiente permettendogli di abbassarne il prezzo (da 6 a 4,5 euro), il prezzo espresso in
dollari è 9, quindi il tasso reale è 0.9.

Una variazione delle ragioni di scambio si potrebbe avere qualora il


tasso di cambio resti a 2 euro, le camicie costano 6 euro, ed aumenta il
prezzo delle camicie negli stati uniti, da 12 a 13 dollari. Camicia qui 6
euro, trasformate in dollari 12, e il rapporto del tasso di cambio reale è
0.9.

- prezzo del bene area euro


- prezzo del bene in dollari
- tasso di cambio tra le due
- Una ragione delle variazioni di cambio potrebbe essere
l’aumento del costo di un bene negli stati uniti

La competitività la possiamo esprimere attraverso la teoria P.P.P. Essa


esprime il valore del tasso di cambio nominale e deve far sì che il tasso
del cambio reale resti invariato. Secondo la PPP mantenendo il tasso di
cambio costante la competitività si ha solo per la differenziazione di
inflazione.

1.2 LE COMPONENTI DELLA BILANCIA DEI PAGAMENTI

P.p.p.: questa condizione indica il valore che il tasso di cambio nominale (E) dovrebbe assumere per
mantenere invariato il tasso di cambio reale q.

 La bilancia di conto corrente è influenzata da:


- la competitività  ragioni di scambio
- il reddito nazionale e quello dei paesi stranieri  il conto corrente sono le importazioni e
esportazioni, dipendenti dalla domanda di beni ed esercizi dell’europa/usa; dipendono dal
reddito nazionale dei cittadini
 La bilancia di conto capitale e quella finanziaria sono influenzate da:
- i tassi di interesse relativi  dice il rendimento sulle obbligazioni (esempio bpt italiane che
generano interessi incassati dai possessori americani di titoli italiani e viceversa con
l’america, considerando che i flussi vengono espressi in dollari o in euro quindi si andranno
a moltiplicare con il tasso di cambio nominale), che influenzano i flussi di capitale.

1.3 IL CONTO FINANZIARIO


Supponiamo che vi siano 100 euro che vengono presi in prestito, compriamo un titolo e ci rende il 10%.
Negli USA tasso di interesse 0.

All’inizio abbiamo controvertito ad un tasso di cambio che era 2.0, per ogni euro ci volevano 2 dollari.
Supponiamo che alla fine dell’anno il tasso di cambio nominale euro/dollaro si è apprezzato e dunque ci
vogliono meno dollari per acquistare un euro. Tasso 1.8.

Guadagno in conto capitale  la somma che abbiamo acquistato in dollari è cresciuta di valore quando la
trasformiamo in euro perché il tasso di cambio è 1.8. Maggiore quantità di euro per acquistare un dollaro,
da 2.0 a 1.8. dollaro si è prezzato, mentre l’euro deprezzato.

In questo caso non abbiamo guadagnato in termini di rendimento, ma l’euro si è deprezzato nei confronti
del dollaro del 10% che era l’equivalente del rendimento precedente.

Se compriamo dei dollari e il tasso di cambio è pari a 2 dollari, con un euro due dollari, se dopo due anni il
tasso di cambio dollaro/euro arriva alla parità, si passa 1 a 1, se trasformiamo i 200 dollari in euro abbiamo
200, quindi abbiamo guadagnato 100 euro, se inizialmente avevamo investito 100 euro, dato che il dollaro
si è apprezzato nel corso dell’anno.

Quando si comparano i rendimenti, a parità di rischio, di paesi diversi bisogna considerare anche il tasso di
cambio nominale (rischio di cambio in quanto ci può essere un deprezzamento).

1.4 L’EQUILIBRIO INTERNO ED ESTERNO

 EQUILIBRIO INTERNO  situazione in cui un paese ha una domanda aggregata che genera un
reddito di piena occupazione
 EQUILIBRIO ESTERNO  situazione in cui la bilancia commerciale del paese è in pareggio
 La combinazione di un equilibrio interno ed esterno costituisce l’equilibrio di lungo periodo del
sistema economico.
X–z=0

Nel lungo periodo l’equilibrio interno deve avere che le esportazioni coincidano con le importazioni. X – Z
dipende da reddito interno.

Le x (esportazioni) sono beni italiani acquistati dai cittadini americani, quindi dipendono dal reddito
nazionale americano. Nel lungo periodo il reddito di equilibrio cerca di avvicinarsi al reddito di piena
occupazione.

Nel lungo periodo, l’unica determinante di x -z è il tasso di cambio reale Q.

- situazione in cui un paese ha una domanda aggregata che genera un reddito di piena
occupazione

Equilibrio esterno

- situazione in cu la bilancia commerciale del paese è in pareggio


- Equilibrio esterno dato dall’equivalenza di importazioni ed esportazioni.
- Equilibrio interno = consumo + investimento + esportazione
La combinazione di un equilibrio interno ed esterno costituisce
l’equilibrio di lungo periodo del sistema economico

Shock della domanda  i beni


italiani diventano più
attrattivi rispetto ai beni del resto del
mondo (esempio stati uniti
d’America); oppure c’è una
diminuzione di cambio reale. Se da
una situazione di equilibrio si verifica
questo, si ha un’espansione in
termini di reddito e si ha un
surplus di perché aumentano
le esportazioni italiane.

Se si ha un aumento del risparmio, si ha una recessione perché diminuisce il reddito di equilibrio. Dal punto
di vista della bilancia di conto corrente c’è un surplus perché la diminuzione del reddito fa diminuire la
domanda di beni stranieri. La stessa cosa si può verificare con politiche economiche restrittive.

Shock negativo  i beni italiani diventano meno competitivi (minore gradimento); oppure c’è un aumento
di cambio reale. In questo caso si può avere un deficit sulla bilancia e una situazione di recessione (il
reddito diminuisce).

Diminuisce la propensione marginale al risparmio  aumenta la propensione marginale al consumo.


Aumenta una delle componenti della domanda aggregata; oppure diminuzione di politiche monetarie e
fiscali  aumenta il consumo e parte di esso è relativo a beni prodotti nel resto del mondo, quindi
aumentano le importazioni.

Se si modifica il tasso di cambio, le merci italiane diventano meno competitive rispetto alle merci degli usa
quindi x-z anziché essere in equilibrio diventa minore di zero.

Al contrario se q è minore di q0, aumenta la competitività europea rispetto a quella americana.

Consideriamo il caso in cui c’è uno shock dal lato dell’offerta  il paese a seguito di una serie di
rilevamenti delle aziende petrolifere nazionali scopre un giacimento di gas e petrolio nel mediterraneo
(delle acque italiane): questo è uno shock positivo.
Uno shock positivo può anche riguardare la tecnologia. Se si ha uno shock positivo la funzione si sposta
tutta verso l’alto, a parità di lavoro il livello di produzione diventa più alto.

La propensione marginale al consumo è variabile tra 0 e 1, se aumenta il reddito di piena occupazione, una
parte di consumo crescerà in una proporzione minore perché compresa tra 0 e 1. La parte eccedente andrà
sui mercati internazionali: una parte assorbita dai mercati interni, parte eccedente venduta all’estero.

Se abbiamo questo shock fa crescere le esportazioni nette.

Se il tasso di cambio reale diminuisce significa che sta aumentando la competitività del nostro paese.

Shock positivo determina anche un apprezzamento del tasso di cambio reale. Solo la diminuzione delle
esportazioni di altri beni fa sì che non si verifichi il surplus della bilancia commerciale.

Se non c’è uno shock, si devono avere due implicazioni:

- Se il prezzo della camicia italiana cresce in maniera


diversa rispetto ai prezzi dei beni esteri, si deve
modificare il tasso di cambio nominale per
mantenere inalterato il tasso di cambio reale. Per
mantenere l’equilibrio bisogna deprezzare il tasso di
cambio.
- In caso di tassi di cambio fisso abbiamo che per
mantenere costante il tasso di cambio reale, il tasso
di inflazione italiano deve essere più o meno uguale a
quello dell’altro paese. Se questo non si verifica,
abbiamo che il paese di fatto non è in grado di
mantenere fisso il cambio.
Non abbiamo considerato la bilancia di conti corrente CA che è data da export meno import meno stock
delle attività finanziarie all’estero. Nel caso degli italiani il rendimento delle attività finanziarie espresse in
dollari dei cittadini italiani. Se i flussi di entrate italiane sono più alti rispetto ai flussi in uscita allora il paese
è creditore, presta soldi al resto del mondo. Se a minore di
zero è un paese debitore.

L’equilibrio è espresso sempre come una retta con


inclinazione negativa, se aumenta tasso di cambio abbiamo
che CA diminuisce, e viceversa.

Nel caso in cui il paese è un paese debitore, che prende prestiti


dal resto del mondo, per avere che Q0 faccia sì che CA è uguale
a 0 deve essere compensato da un surplus commerciale.

Se dobbiamo finanziare il nostro debito dobbiamo avere dei


surplus commerciali.

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