Metodo Triz
Metodo Triz
• Un progetto lavorativo in cui è necessario tagliare i costi ma anche alzare la qualità del
prodotto.
• Una sfida di studio in cui abbiamo meno tempo del solito ma un argomento particolarmen-
te complesso.
• Una necessità personale in cui si scontrano i nostri desideri e i nostri doveri.
• Una contrattazione in cui le due parti hanno interessi del tutto opposti.
Il problema si origina proprio dal conflitto, dalla tensione tra due forze che tirano in direzioni
opposte.
La strada 1 è inaccettabile, la strada 2 richiede eccessivo sacrificio e, spesso, non fa che ri-
mandare il problema. Quindi, non resta che la strada 3: trovare un compromesso per conci-
liare in modo creativo e originale tutte le “richieste” previste dalla circostanza.
Il problem solving, alla sua essenza, è proprio questo: l’arte e la tecnica di trovare compro-
messi efficienti per uscire da una contraddizione.
Su queste solide fondamenta prende forma il metodo TRIZ: un protocollo inventivo, sistema-
tico e sorprendentemente versatile, che ci consente di guardare ai problemi da angolazioni
nuove, spesso inaspettate, e di individuare soluzioni efficaci in tempi rapidi.
Potrai usarli nella vita quotidiana, sul lavoro, nello studio o in qualsiasi contesto in cui serva
pensare meglio e trovare soluzioni reali.
COME NASCE IL TRIZ
La storia di questo metodo è folle e geniale tanto quanto il suo creatore, l’in-
gegnere sovietico Genrich Saulovich Altshuller.
Ho realizzato un video dove racconto nel dettaglio la sua vita e le sue idee
rivoluzionarie, ti consiglio di darci un’occhiata: potresti restare davvero sen-
za parole.
GUARDA IL VIDEO
SU YOUTUBE
Altshuller ci riuscì.
Oggi, a decenni di distanza, le sue teorie rappresentano ancora un punto di riferimento fon-
damentale, non solo per ingegneri e progettisti, ma per chiunque si occupi di innovazione,
strategia o problem solving in senso lato.
A dimostrarne l’efficacia concreta sono i nomi di chi ha scelto di adottare questo approccio:
aziende del calibro di Samsung, Ford, Johnson & Johnson, Mars, Boeing, NASA, Motorola,
Hewlett-Packard, IBM, General Electric, Intel, Procter & Gamble, Kodak, LG, Philips, Rolls
Royce, e molte altre.
Realtà operanti nei settori più diversi, ma accomunate dalla necessità di affrontare problemi
complessi e generare soluzioni sistematiche e ripetibili.
TRIZ (acronimo russo di Teoriya Resheniya Izobretatelskikh Zadach, ovvero “teoria della riso-
luzione creativa dei problemi”) è un vero e proprio modello di pensiero strutturato.
Un impianto teorico e pratico che insegna a individuare e analizzare i conflitti e le contrad-
dizioni che bloccano l’avanzamento di un progetto, l’efficienza di un processo o l’efficacia di
una strategia.
Ma in che modo?
COME FUNZIONA
Il protocollo di base TRIZ è composto da 6 passaggi:
Affrontiamoli uno per uno e poi vediamo insieme dei casi studio pratici.
STEP 1:
ANALISI DEL PROBLEMA
Il primo passo, come sempre, è l’analisi, l’approfondimento. Del resto, la consapevolezza è
l’elemento fondamentale per agire con efficacia, in qualsiasi circostanza.
Che cosa si intende però nello specifico, per “analisi del problema”?
L’obiettivo è semplice: andare a fondo nel problema stesso per individuarne le cause, le com-
ponenti, le caratteristiche e per delineare con precisione lo scopo che si vuole ottenere.
Questa analisi preliminare può sembrare scontata o banale, ma non lo è. Spesso ci lanciamo
sull’aspetto creativo del problem solving senza aver dato abbastanza spazio alla compren-
sione e senza avere veramente chiari i nostri obiettivi reali.
Per analizzare al meglio un problema bisogna rispondere a 8 domande con grande atten-
zione.
Ti consiglio di rispondere per iscritto o realizzare uno schema, sarà utile per il secondo step!
STEP 2:
INDIVIDUAZIONE DELLE
CONTRADDIZIONI
Una volta che il problema è stato analizzato e che hai ben chiare tutte le sue caratteristiche,
arriva il momento di individuare le contraddizioni specifiche che rendono il problema diffi-
cile da risolvere.
Pensa che Genrich Altshuller ha fatto questo lavoro su tutti i brevetti tecnici che ha potuto
trovare ed è arrivato a creare una “matrice delle contraddizioni” che raccoglie tutti tipi di
contraddizioni nel mondo ingegneristico!
Molto bene, a questo punto conosci il tuo problema e le forze in contraddizione tra loro, che
lo rendono apparentemente irrisolvibile.
Il tuo compito, in questo step, è esplorare i 40 principi e ragionare su come alcuni di essi po-
trebbero applicarsi al tuo problema. Ora te li descrivo uno per uno, aggiungendo anche degli
esempi, tu non preoccuparti se al primo sguardo ti sembrano strani, astratti o inapplicabili al
tuo contesto: è normale!
Non tutti i principi hanno senso per tutti i problemi, ovviamente, ed è proprio lo sforzo di in-
terpretarli e calarli nella tua situazione che sblocca la creatività.
Alcuni principi saranno adatti a problemi pratici, altri perfetti per questioni organizzative,
emotive, strategiche… devi considerarli come archetipi di risoluzione che poi, nei prossimi
step, renderai sempre più concreti.
I 40 PRINCIPI
• Suddividere un elemento del problema in due o più
parti indipendenti.
1 SEGMENTAZIONE • Rendere modulare un elemento del problema.
• Frammentare un elemento del problema o affron-
tarlo in un suo sotto-componente.
ESEMPI:
Vendere i mobili in parti componibili (come fa l’Ikea)
Applicare la tecnica del pomodoro che divide in due parti la sessione di studio.
ESEMPI:
Rimuovere un pezzo di pala che fa contatto con la gabbia in un vecchio ventilatore, per
renderlo più silenzioso.
Selezionare il singolo capitolo rilevante a quello che si deve imparare da un libro di 300
pagine.
Isolare gli argomenti chiave di un esame e partire dal loro approfondimento per studiare.
ESEMPI:
Applicare un metodo di studio le cui fasi cambiano a seconda del tipo di argomento che si
studia.
Adottare uno stile comunicativo differente a seconda della persona che si ha davanti
(come insegno a fare nel mio corso di comunicazione Logonauti).
ESEMPI:
Allocare più tempo ad una fase di un progetto rispetto ad un’altra.
Progettare un’interfaccia con pulsanti più grandi per le azioni più frequenti.
Dedicare più attenzione ad una fase del metodo di studio a seconda del tipo di materia o
argomento.
COMBINAZIONE / • Unire insieme più elementi a livello di spazio.
5 INTEGRAZIONE • Unire insieme più elementi a livello di tempo.
ESEMPI:
Studiare con la tecnica di Feynman, che combina contemporaneamente rielaborazione e
testing.
Integrare lo studio di materie che hanno temi in comune o affini con la tecnica dell’interle-
aving.
ESEMPI:
Creare uno strumento che riunisca due funzioni separate insieme, come un apribottiglie
che è anche cavatappi.
Comprare un divano-letto.
Utilizzare un’app che permetta di sottolineare, creare mappe e flashcard in un’unica inter-
faccia (Se ti sembra una cosa interessante, beh, esiste! È Braynr).
PRINCIPIO
7 DELLA • Porre un elemento dentro un altro.
"MATRIOSKA”
ESEMPI:
Creare l’alloggio per la pennina all’interno del cellulare o del tablet con cui si utilizzerà.
Impilare le sedie una dentro l’altra per risparmiare spazio quando le si mette via
ESEMPI:
Bilanciare un compito faticoso con una ricompensa riposante e motivante.
ESEMPI:
Settare un timer per anticipare la possibilità di dimenticarsi di applicare la tecnica del
pomodoro.
Preparare aneddoti, esempi e risposte alle domande più probabili prima di un evento di
public speaking.
Sfruttare un’app che blocchi le notifiche sul cellulare prima di iniziare a studiare o a lavo-
rare.
ESEMPI:
Preparare i bagagli il giorno prima di dover partire.
ESEMPI:
Lasciare sempre dei cuscinetti di tempo che possano assorbire cambi di programma
quando si pianifica.
ESEMPI:
Programmare lo studio degli argomenti più pesanti alla mattina, quando si è più perfor-
manti e lasciare alla sera soltanto il ripasso, così da evitare l’eccessivo sforzo cognitivo.
Implementare un sistema di backup automatico dei propri file per evitare di farlo manual-
mente tutti i giorni.
ESEMPI:
Usare la flipped classroom, in cui gli studenti imparano a casa per poi svolgere esercizi e
fare discussioni in classe.
Domandarsi cosa si potrebbe fare per studiare nel modo peggiore possibile, così da capi-
re come migliorare il proprio metodo di studio.
Svolgere con calma e attenzione un compito urgente, in modo da diminuire i possibili er-
rori e non dover rifare il lavoro.
• Sostituirei forme lineari o piatte con forme curve,
SFERICITÀ O sferiche o tridimensionali.
14 CURVATURA • Rendere i percorsi, i processi o le interazioni più
flessibili, ciclici, morbidi o multidimensionali.
ESEMPI:
Creare un ecosistema di marketing non sequenziale, in cui il cliente possa scoprire il brand
e i prodotti in molti modi diversi.
Evitare lo scontro diretto di fronte a un’incomprensione ma impostare un dialogo in cui si
possano spiegare le proprie ragioni con serenità.
Progettare una presentazione con un percorso modulare, invece di una sequenza fissa e
definita di slide.
ESEMPI:
Far ruotare i ruoli dei vari membri in un gruppo di lavoro.
Creare moduli didattici flessibili in un corso che si possa seguire in ordine personalizzato.
Permettere alle persone di scegliere in autonomia l’ordine di svolgimento dei compiti quo-
tidiani.
ESEMPI:
Concentrarsi sulle fasi del PACRAR più funzionali all’esame quando si ha poco tempo per
studiare (come insegno nel mio corso di metodo di studio Sistema ADC).
Applicare il principio di Pareto e fare quel 20% di lavoro che produce l’80% del risultato.
Svolgere immediatamente 3 task veloci di una lista infinita, così da iniziare a sbloccarsi.
• Passare da una configurazione monodimensionale
CAMBIO DI a una bidimensionale o tridimensionale.
17 DIMENSIONE • Cambiare prospettiva, scala, livello di astrazione o
punto di vista.
ESEMPI:
Integrare in una lezione momenti di interazione, quiz, discussione, per combattere la noia
dei propri studenti.
Mettersi nei panni di un potenziale cliente nella progettazione del proprio sito web, per
dare rilevanza alle informazioni più importanti per lui/lei.
Trasformare un elenco scritto in una mappa concettuale per visualizzare meglio collega-
menti e gerarchie tra le idee.
ESEMPI:
Alternare diversi formati di comunicazione sui social: post brevi e lunghi, video in diretta e
registrati, rubriche dedicate a diversi argomenti.
Stimolare l’attenzione nello studio applicando fasi diverse e tenendosi attivi o attive con
esercizi mirati.
Scegliere un percorso diverso per andare al lavoro o all’università per rompere la mono-
tonia e stimolare la mente.
ESEMPI:
Introdurre in azienda sessioni di formazione ricorrenti su soft skill e procedure aziendali,
rendendo l’apprendimento più stabile.
Usare dei reminder sonori programmati per mantenere la concentrazione e sfruttare al-
larmi e sveglie come trigger di motivazione.
• Fare in modo che un’azione utile non si interrompa
AZIONE mai, anche durante fasi “inattive”
20 CONTINUA • Riutilizzare l’energia o il tempo che sembrano spre-
UTILE cati.
• Eliminare tutte le azioni inutili o intermediarie.
ESEMPI:
Automatizzare la produzione di uno stabilimento in modo che possa lavorare anche di
notte.
Sfruttare i tempi morti degli spostamenti sui mezzi per ripassare o studiare.
Creare delle abitudini sane di stile di vita e non interromperle mai, neanche quando è un
momento difficile.
ESEMPI:
Evitare di fossilizzarsi su azioni inutili di pseudolavoro, come la preparazione maniacale
degli strumenti di studio o lavoro.
Scrivere una bozza senza fermarsi e ignorando gli errori per poi correggerli in un secondo
momento.
Imparare il vocabolario e le frasi di base della lingua rapidamente prima di iniziare lo stu-
dio (come insegno a fare in Linguablu, il mio corso di apprendimento delle lingue)
ESEMPI:
Dichiarare il proprio stato di ansia ad un esame per abbassare la pressione e far svilup-
pare comprensione all’insegnante.
Ritirare un prodotto fallato dal mercato e poi rilanciarlo, puntando sulla velocità di risolu-
zione del problema, la ricezione del feedback dei clienti e la cura dei dettagli.
Sfruttare le recensioni negative per mostrare con quanta attenzione si risponde ai clienti e
quanto sia efficiente il servizio di rimborso.
• Introdurre sistemi di controllo e retroazione, in modo
da correggere il comportamento in tempo reale o
23 FEEDBACK migliorare progressivamente.
• Se il feedback è già presente, renderlo più efficien-
te, frequente e vario.
ESEMPI:
Organizzare sessioni di simulazione d’esame o di interrogazione di gruppo con altri com-
pagni ocompagne di studio.
Tenere sedute di briefing settimanale in azienda in cui ogni componente riflette sul lavoro
svolto.
ESEMPI:
Introdurre una terza persona in un litigio per facilitare la comunicazione fra le parti e in-
coraggiare la mediazione.
Appuntarsi una lista provvisoria di task per chiarirsi le idee prima di pianificare la giorna-
ta.
Procedere a uno skimming rapido del testo che si dovrà poi studiare per facilitare la lettu-
ra stessa.
ESEMPI:
Introdurre l’apprendimento asincrono on-demand, così che le persone possano formarsi
quando serve, senza bisogno di un insegnante fisicamente presente.
Aggiungere al sistema di customer care un chatbot che possa permettere al cliente di
chiarire i propri dubbi in autonomia.
Impostare promemoria automatici nella routine quotidiana per sostenere le proprie abitu-
dini.
• Usare una copia, simulazione o rappresentazione al
26 COPIA anziché creare o usare l’elemento originale, purché
abbia lo stesso effetto funzionale.
ESEMPI:
Imitare un autore o divulgatore esperto all’inizio della propria carriera di comunicatore,
per poi nel tempo sviluppare un proprio stile.
Replicare strategie commerciali già adottate con successo in altri mercati o da altre
aziende.
ESEMPI:
Passare dall’uso del fazzoletto di stoffa ai fazzoletti di carta usa e getta.
Applicare la tecnica del brainstorming creativo per buttare giù moltissime idee pur sapen-
do che poi, probabilmente, verranno scartate.
ESEMPI:
Sostituire regole comportamentali rigide con norme culturali condivise da tutti i dipendenti
di un’azienda
ESEMPI:
Diffondere gradualmente in azienda una nuova mentalità sfruttando una pressione dolce
e distribuita.
Aumentare gli incentivi per spingere le persone a preferire un certo comportamento anzi-
ché obbligarle per legge.
Modificare gradualmente la propria dieta introducendo piccoli cambiamenti, invece di
eliminare drasticamente alcuni cibi.
FLESSIBILITÀ
• Usare contenitori o confini flessibili, che si adattano
30 DELLE
al contenuto o al contesto, anziché vincoli rigidi.
STRUTTURE
ESEMPI:
Introdurre linee guida scolastiche flessibili e adattabili da classe a classe.
Creare una pianificazione settimanale con Master Plan che preveda di poter spostare o
modificare gli impegni presi.
Lasciare spazio di personalizzazione in un percorso di formazione o nell’assegnare un
compito lavorativo.
ESEMPI:
Incoraggiare momenti e spazi di confronto tra dipendenti di reparti diversi.
Creare un gruppo degli studenti e delle studentesse dello stesso videocorso in cui promuo-
vere lo scambio e la contaminazione di idee.
ESEMPI:
Sfruttare colori diversi per specifici argomenti all’interno di uno schema.
Arricchire le proprie slide di presentazione con elementi visivi che guidino l’attenzione.
ESEMPI:
Creare team di lavoro avvicinando persone con stili comunicativi e attitudini compatibili
per evitare conflitti.
ESEMPI:
Riutilizzare parti di libri o manuali per fornire lead magnet gratuiti.
Tagliare le scene poco efficaci di un video che hanno ricevuto feedback negativi alla visio-
ne di prova.
CAMBIO • Modificare intensità, durata, scala, velocità o ordi-
35 PROPRIETÀ ne di un processo per ottenere un effetto migliore o
FISICHE sbloccare una situazione.
ESEMPI:
Suddividere lo studio in 8 sessioni da 30 minuti l’una, distribuendole lungo la giornata se
non si è in grado di studiare 4 ore di fila.
Dedicare due momenti specifici della giornata lavorativa per rispondere alle mail.
Cambiare la lunghezza media dei propri articoli per adattarsi meglio alle abitudini dei
lettori.
ESEMPI:
Spiegare un concetto complesso con una lezione pratica quando ci si trova di fronte a un
problema di comprensione della classe.
Applicare il gioco di ruolo per far passare importanti concetti di formazione in modo coin-
volgente.
Interrompere una discussione accesa proponendo di cambiare ambiente o fare una pas-
seggiata per calmare gli animi.
ESEMPI:
Organizzare un team con risorse flessibili che entrano o escano in base al carico di lavoro.
ESEMPI:
Presentare un’interfaccia di un programma più confusa possibile per capire dove gli utenti
si bloccano e ottimizzare l’interfaccia finale.
Applicare il testing con simulazione d’esame per mettere alla prova la propria preparazio-
ne.
ESEMPI:
Fornire feedback in un contesto neutro, protetto, anonimo, per favorire maggiore apertura
e sincerità.
Rassicurare gli alunni che nessuna domanda è stupida e che non riceveranno giudizi ne-
gativi se esprimono un dubbio.
ESEMPI:
Creare un’esperienza di formazione che unisca lezione frontale, proiezione di video, slide,
mappe, esercitazioni pratiche.
Creare una routine di benessere che unisca meditazione, esercizio fisico leggero e rifles-
sione scritta.
STEP 4:
SELEZIONE DEI
PRINCIPI PERTINENTI
Dopo aver esplorato uno per uno i 40 principi inventivi del metodo TRIZ, e aver provato a
immaginare come ciascuno di essi potrebbe adattarsi al tuo problema specifico, arriva il
momento di fare una selezione consapevole.
In questa fase, l’obiettivo non è applicare tutto, ma scegliere con criterio.
Ogni volta che ti confronterai con i 40 principi, scoprirai che alcuni risuonano più degli altri: ti
“parleranno”, per così dire.
Ti accorgerai che certe idee sembrano calzare meglio rispetto al contesto in cui ti trovi o
all’obiettivo che stai cercando di raggiungere.
Naturalmente, se nel corso del lavoro dovessi renderti conto che nessuno dei principi scelti
si rivela utile o calzante, nessun problema: potrai sempre tornare indietro, rivedere l’elenco
completo e selezionare altri principi, più adatti alla nuova prospettiva che avrai maturato.
STEP 5:
PROVE E VERIFICHE
La teoria è finita, ora bisogna scendere sul pratico.
Per ciascuno dei principi che hai individuato (massimo 3/4 alla volta, come dicevo poche
righe fa), descrivi per iscritto il modo in cui potresti applicarlo per risolvere il tuo problema.
Non cadere nella pigrizia: descrivi il tutto nei minimi dettagli, in modo che poi, quando dovrai
passare all’azione vera e propria, avrai già un piano chiaro.
Una volta fatto non resta che metterli in pratica, uno alla volta o anche in forma combinata.
Applica i principi al problema e, se si tratta di una situazione che richiede del tempo, mantie-
nili attivi per un po’.
Segnati gli aspetti positivi e quelli che non funzionano, fai piccole modifiche e cerca di adat-
tare il tutto alla realtà.
Continua a fare prove e verifiche finchè non riesci a rispondere in modo conclusivo a questa
domanda:
Una volta che hai la risposta definitiva a questa domanda, puoi passare all’ultimo step.
STEP 6:
SOLUZIONE o REITERAZIONE
Se la risposta alla domanda finale è “sì”, complimenti: hai appena risolto il tuo problema!
Dovrai solo preoccuparti di implementare alla perfezione la soluzione e mantenerla attiva
se si tratta di un problema costante o ricorrente.
Potrai, volendo, applicare ancora il metodo TRIZ per continuare a migliorare la soluzione,
innovare o raggiungere nuovi livelli di efficienza, qualità o sostenibilità del tuo progetto.
Se la risposta, invece, è “no”, significa che i principi che hai selezionato non erano quelli giusti
o che hai in qualche modo commesso degli errori nella loro applicazione.
» Si tratta di un problema nuovo o è qualcosa che altri hanno risolto prima di me.
Sono sicuro che sia un grande classico dello studio universitario, di sicuro tanti altri lo han-
no risolto prima di me.
Scorro tutti e 40 i principi inventivi, uno alla volta riflettendo su ognuno di loro, e cerco di
ragionare su quali approcci possano adattarsi al mio contesto.
Non mi fermo al "titolo” dei principi, analizzo gli esempi e ragiono sulla loro specifica appli-
cazione al mio caso specifico.
STEP 4: SELEZIONE DEI PRINCIPI PERTINENTI
Durante la lettura dei principi inventivi e la riflessione, ne sono emersi tre che mi sono sem-
brati particolarmente appropriati alla mia situazione.
Li elenco e descrivo come potrebbero aiutarmi a risolvere il mio problema:
PRINCIPIO #1 SEGMENTAZIONE:
suddivido i due programmi di studio in unità di argomento più piccole e precise, creando un
piano dettagliato che preveda esattamente cosa e quando studiare.
Segmento la mia settimana di studio in tre blocchi da due giorni ciascuno. Ogni blocco sarà
dedicato ad una materia delle due, alternate.
Così facendo avrò comunque la possibilità di dedicare un buon numero di ore focalizzate
senza saltare da una materia all’altra portando comunque avanti lo studio di entrambi gli
esami.
Metto alla prova i tre principi che ho individuato, verificando se effettivamente si adattano al
mio contesto e al mio modo di lavorare e se risolvono il problema oppure no.
Dopo una settimana di test riscontro i seguenti risultati.
• Il principio #5 nel complesso non mi sta dando i risultati desiderati: l’interleaving sulla
carta è interessante, ma all’atto pratico mi sembra una forzatura perché i due esami non
si sposano poi così bene l’uno con l’altro. In più, la sessione settimanale di riflessione si so-
vrappone ai ripassi e non mi sembra che sia utile.
• Mescolare i ripassi, comunque, pur facendo parte del principio #5 che nel complesso non
sta funzionando, mi sembra una buona strategia, decido di mantenerla.
• Il principio #3 funziona: la mia conoscenza del PACRAR mi consente di adattare alla ma-
teria e all’argomento specifico l’approccio di lettura, la tipologia di schemi, il tipo di testing
e le modalità di ripasso. Procedo bene, anche se temo non sia sufficiente per arrivare in
tempo a sostenere entrambi gli esami.
• Il principio #1 funziona alla grande: mi trovo bene a dedicare due giorni a una materia e
poi cambiare, alternandole.
In generale quindi i principi #3 e #1 li mantengo entrambi, del principio #5 salvo solo i ripassi
misti.
Sento ancora il bisogno di aggiungere qualcosa per velocizzarmi, o rischio di non riuscire a
studiare tutto in tempo.
La soluzione, in questo caso, quindi, è parziale. Devo ancora aggiungere qualcosa per risol-
vere il problema tempo. Procederò quindi in questo modo:
• Passo allo step 4: il principio #16 (azioni parziali o eccessive) un altro potenziale principio
che potrebbe dare grandi risultati. Potrei cercare quali argomenti dei vari esami sono più
rilevanti e dare la precedenza a quelli.
Inoltre, posso modificare leggermente il metodo di studio dato il poco tempo a disposi-
zione, applicando la schematizzazione solo agli argomenti che mi mettono in difficoltà e
passare dalla lettura efficace direttamente al testing per gli altri..
• Implemento, quindi, il principio #16 insieme agli altri e lo sperimento per un paio di giorni.
Alla fine, ho applicato una piccola parte del principio #5 (di cui ho scartato gli elementi su-
perflui), ho implementato i principi #3, #1 e #16 e ho trovato la mia soluzione!
Problema risolto.
LAVORO
Immagino di star lavorando a un progetto per il quale voglio massimizzare la portata (cioè
raggiungere più pubblico possibile) senza aumentare troppo i costi di pubblicità.
Come possono aiutarmi i 40 principi inventivi?
» Si tratta di un problema nuovo o è qualcosa che altri hanno risolto prima di me.
Assolutamente sì: è un problema molto comune nel marketing. Esistono molti casi di pro-
getti cresciuti rapidamente con budget ridotti grazie a strategie intelligenti e originali.
Scorro tutti e 40 i principi inventivi, uno alla volta riflettendo su ognuno di loro, e cerco di
ragionare su quali approcci possano adattarsi al mio contesto.
Non mi fermo al “titolo” dei principi, analizzo gli esempi e ragiono sulla loro specifica appli-
cazione al mio caso specifico.
STEP 4: SELEZIONE DEI PRINCIPI PERTINENTI
Durante la lettura dei principi inventivi e la riflessione, ne sono emersi quattro che mi sono
sembrati particolarmente appropriati alla mia situazione.
Li elenco e descrivo come potrebbero aiutarmi a risolvere il mio problema:
Metto alla prova i quattro principi che ho individuato, verificando se effettivamente si adat-
tano al mio contesto e al mio modo di lavorare e se risolvono il problema oppure no.
Dopo due settimane di test riscontro i seguenti risultati.
• Il principio #5 funziona molto bene: l’efficienza nella produzione aumenta e il tempo ri-
sparmiato mi permette di curare meglio il design e i copy.
• Il principio #18, non dà i risultati sperati: alternare troppo i toni confonde il messaggio e
sembra rompere la coerenza comunicativa. Alcuni post ironici, fuori contesto, ricevono po-
chi like e creano disorientamento.
• Il principio #22 sorprende: la trasparenza sulla mancanza di budget crea empatia e diversi
utenti segnalano il progetto alle loro community.
• Il principio #25 è efficace: la mini-guida gratuita viene scaricata da 600 persone e comin-
cia a girare anche fuori dai miei canali, portando nuovi iscritti alla mailing list del progetto.
• Passo allo step 4: individuo nel principio #24 (azioni intermedie) mi colpisce. Potrei intro-
durre una miniserie introduttiva in 3 post (o mail) che accompagni il pubblico dentro il pro-
getto, invece di chiedere subito di seguirmi o condividere.
Decido di procedere in questo modo e costruisco un funnel narrativo:
1. post teaser
2. post con valore pratico
3. post con CTA.
• Implemento, quindi, il principio #24 insieme agli altri e lo sperimento per una settimana.
• Verifico che:
• il percorso narrativo genera più commenti e coinvolgimento;
• il pubblico ha maggiore chiarezza e motivazione nel seguire e condividere il progetto;
• il tasso di conversione dei post aumenta del 25% rispetto a quelli pubblicati “a sorpresa”.
Alla fine, ho scartato il principio #18, mantenuto i principi #5, #22 e #25, e integrato anche
principio #24, che ha funzionato molto bene.
Ho quindi trovato una strategia coerente, economica e coinvolgente per raggiungere più
pubblico senza aumentare i costi.
Problema risolto.
VITA QUOTIDIANA
Vorrei implementare l’esercizio fisico nella mia vita, ma non so esattamente come pianificare
gli allenamenti: nei momenti liberi sono sempre incredibilmente stanco.
Il risultato è che rimando sempre tutto, finisco per saltare gli allenamenti o per allenarmi sen-
za costanza, ottenendo pochi benefici.
» Si tratta di un problema nuovo o è qualcosa che altri hanno risolto prima di me.
È un problema estremamente diffuso: riuscire a fare attività fisica nonostante la stanchez-
za è una sfida comune per molte persone adulte.
Scorro tutti e 40 i principi inventivi, uno alla volta riflettendo su ognuno di loro, e cerco di
ragionare su quali approcci possano adattarsi al mio contesto.
Non mi fermo al “titolo” dei principi, analizzo gli esempi e ragiono sulla loro specifica appli-
cazione al mio caso specifico.
STEP 4: SELEZIONE DEI PRINCIPI PERTINENTI
Durante la lettura dei principi inventivi e la riflessione, ne sono emersi tre che mi sono sem-
brati particolarmente appropriati alla mia situazione.
Li elenco e descrivo come potrebbero aiutarmi a risolvere il mio problema:
Metto alla prova i tre principi che ho individuato, verificando se effettivamente si adattano al
mio contesto e al mio modo di lavorare e se risolvono il problema oppure no.
Dopo una settimana di test riscontro i seguenti risultati.
• Il principio #12 funziona subito: mi alleno prima che la stanchezza mentale prenda il so-
pravvento e, paradossalmente, mi sento più energico durante il giorno.
• Il principio #16, mi aiuta più del previsto: le micro-sessioni eliminano il senso di fallimento.
Anche con soli 10 minuti al giorno ho una sensazione di coerenza e costruzione. Alcuni gior-
ni mi fermo lì, altri continuo spontaneamente più a lungo.
• Il principio #10 è efficace: la tabella e aver già tutto pronto aiutano la motivazione e ab-
bassano il carico decisionale che mi bloccava.
STEP 6: SOLUZIONE o REITERAZIONE
In questo caso, la combinazione dei tre principi ha funzionato subito, senza necessità di rei-
terare.
Il timing corretto, la modularità dell’impegno e la preparazione preventiva mi hanno per-
messo di allenarmi con costanza, nonostante la stanchezza e le giornate cariche di impegni.
Problema risolto.
UN ULTIMO CONSIGLIO
Come hai visto, il metodo TRIZ è perfetto per risolvere problemi complessi, superando le loro
contraddizioni apparenti.
I suoi 40 principi inventivi possono intimidirti all’inizio: non è sempre facile capire come appli-
carli alle specifiche situazioni che ti troverai ad affrontare, ma ricorda che non esiste un solo
modo corretto di farlo. Ricordalo sempre: la “traduzione” di ogni principio spetta a te e a te
soltanto. Sarà proprio la tua particolare interpretazione di queste “regole” a permetterti di
trovare le soluzioni più innovative.
E con questo è tutto: il lavoro è compiuto. Abbiamo sistematizzato il tuo processo di innova-
zione personale.
Ora, non ci resta che lavorare sul tuo futuro protocollo di creatività e problem solving, in
OmnIdea.
Ti aspetto lì.
Alessandro de Concini