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Metodo Triz

Il documento presenta una guida pratica al metodo TRIZ, un approccio sistematico per risolvere problemi complessi attraverso la ricerca di compromessi creativi. TRIZ, sviluppato dall'ingegnere sovietico Genrich Altshuller, si basa sull'analisi delle contraddizioni e sull'applicazione di 40 principi inventivi per trovare soluzioni efficaci. La guida si propone come un punto di partenza accessibile per chiunque desideri migliorare le proprie capacità di problem solving nella vita quotidiana e professionale.

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Danilo Caruso
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Metodo Triz

Il documento presenta una guida pratica al metodo TRIZ, un approccio sistematico per risolvere problemi complessi attraverso la ricerca di compromessi creativi. TRIZ, sviluppato dall'ingegnere sovietico Genrich Altshuller, si basa sull'analisi delle contraddizioni e sull'applicazione di 40 principi inventivi per trovare soluzioni efficaci. La guida si propone come un punto di partenza accessibile per chiunque desideri migliorare le proprie capacità di problem solving nella vita quotidiana e professionale.

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GUIDA PRATICA AL

MODELLO SOVIETICO PER


RISOLVERE QUALUNQUE PROBLEMA

A CURA DI ALESSANDRO DE CONCINI


COMINCIAMO DA QUI
Hai mai notato che i problemi più grandi che ci ritroviamo ad affrontare sorgono da contrad-
dizioni e necessità in contrasto tra loro?

• Un progetto lavorativo in cui è necessario tagliare i costi ma anche alzare la qualità del
prodotto.
• Una sfida di studio in cui abbiamo meno tempo del solito ma un argomento particolarmen-
te complesso.
• Una necessità personale in cui si scontrano i nostri desideri e i nostri doveri.
• Una contrattazione in cui le due parti hanno interessi del tutto opposti.

Il problema si origina proprio dal conflitto, dalla tensione tra due forze che tirano in direzioni
opposte.

Quando ci si ritrova in questo scenario esistono solo 3 possibili strade:

1. bloccarsi del tutto e abbandonare;


2. sacrificare una delle due necessità;
3. trovare un compromesso.

La strada 1 è inaccettabile, la strada 2 richiede eccessivo sacrificio e, spesso, non fa che ri-
mandare il problema. Quindi, non resta che la strada 3: trovare un compromesso per conci-
liare in modo creativo e originale tutte le “richieste” previste dalla circostanza.
Il problem solving, alla sua essenza, è proprio questo: l’arte e la tecnica di trovare compro-
messi efficienti per uscire da una contraddizione.

Su queste solide fondamenta prende forma il metodo TRIZ: un protocollo inventivo, sistema-
tico e sorprendentemente versatile, che ci consente di guardare ai problemi da angolazioni
nuove, spesso inaspettate, e di individuare soluzioni efficaci in tempi rapidi.

Ci permette di sfruttare l’enorme patrimonio di conoscenze cristallizzate da migliaia di “pro-


blem solver” che ci hanno preceduto e che hanno affrontato, studiato e risolto sfide simili alle
nostre.

Anche se esistono centinaia di pubblicazioni tecniche e accademiche dedicate al TRIZ, questa


guida si propone come un punto di partenza pratico e accessibile: uno strumento essenziale
per familiarizzare con i suoi concetti fondamentali e iniziare subito a metterli in pratica.

Potrai usarli nella vita quotidiana, sul lavoro, nello studio o in qualsiasi contesto in cui serva
pensare meglio e trovare soluzioni reali.
COME NASCE IL TRIZ
La storia di questo metodo è folle e geniale tanto quanto il suo creatore, l’in-
gegnere sovietico Genrich Saulovich Altshuller.
Ho realizzato un video dove racconto nel dettaglio la sua vita e le sue idee
rivoluzionarie, ti consiglio di darci un’occhiata: potresti restare davvero sen-
za parole.

GUARDA IL VIDEO
SU YOUTUBE

Per ora, ti basti sapere che Altshuller, negli anni


‘40, analizzò oltre 200.000 brevetti cercando so-
miglianze, pattern, soluzioni ricorrenti per rispon-
dere a una domanda: esistono leggi comuni alla
base dell’innovazione tecnica?

La risposta fu: sì.

Da quell’analisi sistematica nacque una teoria del


problem solving che non si basa su intuizione, intel-
ligenza o colpo di genio, ma su principi ricorrenti e
sulla possibilità di arrivare a una teoria dell’“inno-
vazione sistematica”.
Sembra impossibile, vero? Come si può creare uno schema, un protocollo che descriva, punto
per punto, il processo di innovazione, l’atto creativo?

Altshuller ci riuscì.

Oggi, a decenni di distanza, le sue teorie rappresentano ancora un punto di riferimento fon-
damentale, non solo per ingegneri e progettisti, ma per chiunque si occupi di innovazione,
strategia o problem solving in senso lato.

A dimostrarne l’efficacia concreta sono i nomi di chi ha scelto di adottare questo approccio:
aziende del calibro di Samsung, Ford, Johnson & Johnson, Mars, Boeing, NASA, Motorola,
Hewlett-Packard, IBM, General Electric, Intel, Procter & Gamble, Kodak, LG, Philips, Rolls
Royce, e molte altre.
Realtà operanti nei settori più diversi, ma accomunate dalla necessità di affrontare problemi
complessi e generare soluzioni sistematiche e ripetibili.

TRIZ (acronimo russo di Teoriya Resheniya Izobretatelskikh Zadach, ovvero “teoria della riso-
luzione creativa dei problemi”) è un vero e proprio modello di pensiero strutturato.
Un impianto teorico e pratico che insegna a individuare e analizzare i conflitti e le contrad-
dizioni che bloccano l’avanzamento di un progetto, l’efficienza di un processo o l’efficacia di
una strategia.

L’obiettivo? Trasformare quelle apparenti incongruenze in soluzioni creative.

Ma in che modo?
COME FUNZIONA
Il protocollo di base TRIZ è composto da 6 passaggi:

Affrontiamoli uno per uno e poi vediamo insieme dei casi studio pratici.
STEP 1:
ANALISI DEL PROBLEMA
Il primo passo, come sempre, è l’analisi, l’approfondimento. Del resto, la consapevolezza è
l’elemento fondamentale per agire con efficacia, in qualsiasi circostanza.
Che cosa si intende però nello specifico, per “analisi del problema”?
L’obiettivo è semplice: andare a fondo nel problema stesso per individuarne le cause, le com-
ponenti, le caratteristiche e per delineare con precisione lo scopo che si vuole ottenere.

Questa analisi preliminare può sembrare scontata o banale, ma non lo è. Spesso ci lanciamo
sull’aspetto creativo del problem solving senza aver dato abbastanza spazio alla compren-
sione e senza avere veramente chiari i nostri obiettivi reali.
Per analizzare al meglio un problema bisogna rispondere a 8 domande con grande atten-
zione.

1. Che problema mi trovo di fronte?


2. Che cosa voglio ottenere, risolvendolo?
3. Quali cause hanno originato il problema?
4. Ho già affrontato in passato problemi simili?
5. Quali elementi mi bloccano dal risolverlo?
6. Che risorse ho a disposizione per risolverlo?
7. Quanto tempo ho a disposizione per risolverlo?
8. Si tratta di un problema nuovo o è qualcosa che altri hanno risolto prima di me?

Ti consiglio di rispondere per iscritto o realizzare uno schema, sarà utile per il secondo step!
STEP 2:
INDIVIDUAZIONE DELLE
CONTRADDIZIONI
Una volta che il problema è stato analizzato e che hai ben chiare tutte le sue caratteristiche,
arriva il momento di individuare le contraddizioni specifiche che rendono il problema diffi-
cile da risolvere.

Le 2 domande a cui rispondere sono semplici ma fondamentali.

1. Quali forze in contraddizione fra loro mi impediscono di risolvere il problema?


2. In che modo queste forze entrano in conflitto?

Pensa che Genrich Altshuller ha fatto questo lavoro su tutti i brevetti tecnici che ha potuto
trovare ed è arrivato a creare una “matrice delle contraddizioni” che raccoglie tutti tipi di
contraddizioni nel mondo ingegneristico!

Molto bene, a questo punto conosci il tuo problema e le forze in contraddizione tra loro, che
lo rendono apparentemente irrisolvibile.

Questo è il momento di cominciare a cercare il compromesso che ti permetterà di sbloccarti


e, per farlo, stai per scoprire lo strumento più potente del TRIZ…
STEP 3:
CONFRONTO CON I
40 PRINCIPI INVENTIVI
Ora che tutti gli elementi del problema sono sul tavolo, puoi iniziare a costruire la tua solu-
zione e il TRIZ ti viene in aiuto con i 40 principi inventivi teorizzati da Genrich Altshuller.
In sostanza, il compagno ingegnere ha individuato 40 strategie che, nel mondo ingegneri-
stico, vengono adottate di continuo per risolvere problemi e contraddizioni, inventare nuovi
prodotti o migliorare prodotti esistenti.
La cosa incredibile è che, pur essendo soluzioni nate in ambito tecnico, con un po’ di ragiona-
mento e flessibilità possono essere applicate a qualsiasi ambito.

Il tuo compito, in questo step, è esplorare i 40 principi e ragionare su come alcuni di essi po-
trebbero applicarsi al tuo problema. Ora te li descrivo uno per uno, aggiungendo anche degli
esempi, tu non preoccuparti se al primo sguardo ti sembrano strani, astratti o inapplicabili al
tuo contesto: è normale!

Non tutti i principi hanno senso per tutti i problemi, ovviamente, ed è proprio lo sforzo di in-
terpretarli e calarli nella tua situazione che sblocca la creatività.

Alcuni principi saranno adatti a problemi pratici, altri perfetti per questioni organizzative,
emotive, strategiche… devi considerarli come archetipi di risoluzione che poi, nei prossimi
step, renderai sempre più concreti.

I 40 PRINCIPI
• Suddividere un elemento del problema in due o più
parti indipendenti.
1 SEGMENTAZIONE • Rendere modulare un elemento del problema.
• Frammentare un elemento del problema o affron-
tarlo in un suo sotto-componente.

ESEMPI:
Vendere i mobili in parti componibili (come fa l’Ikea)

Applicare la tecnica del pomodoro che divide in due parti la sessione di studio.

Segmentare in micro-obiettivi la propria produttività (come insegno a fare in Progetto


Pro2, il mio corso di produttività).
• Rimuovere o eliminare una parte del problema o
una proprietà di un suo elemento.
RIMOZIONE /
2 ESTRAZIONE
• Isolare ed estrarre l’unica componente o proprietà
di un elemento del problema necessaria alla risolu-
zione

ESEMPI:
Rimuovere un pezzo di pala che fa contatto con la gabbia in un vecchio ventilatore, per
renderlo più silenzioso.
Selezionare il singolo capitolo rilevante a quello che si deve imparare da un libro di 300
pagine.

Isolare gli argomenti chiave di un esame e partire dal loro approfondimento per studiare.

• Cambiare la struttura di un elemento del problema


o ambiente/contesto da omogeneo ad eterogeneo.
• Far svolgere a diversi elementi del problema funzio-
3 QUALITÀ LOCALE
ni differenti.
• Porre ogni elemento del problema nelle migliori
condizioni per la realizzazione del suo compito.

ESEMPI:
Applicare un metodo di studio le cui fasi cambiano a seconda del tipo di argomento che si
studia.
Adottare uno stile comunicativo differente a seconda della persona che si ha davanti
(come insegno a fare nel mio corso di comunicazione Logonauti).

Assegnare i compiti in un team in base alle attitudini specifiche di ogni persona.

• Cambiare un elemento del problema da simmetrico


ad asimmetrico.
4 ASIMMETRIA • Aumentare il livello di asimmetria di un elemento già
asimmetrico.
• Rompere un pattern regolare che si ripete.

ESEMPI:
Allocare più tempo ad una fase di un progetto rispetto ad un’altra.

Progettare un’interfaccia con pulsanti più grandi per le azioni più frequenti.

Dedicare più attenzione ad una fase del metodo di studio a seconda del tipo di materia o
argomento.
COMBINAZIONE / • Unire insieme più elementi a livello di spazio.
5 INTEGRAZIONE • Unire insieme più elementi a livello di tempo.

ESEMPI:
Studiare con la tecnica di Feynman, che combina contemporaneamente rielaborazione e
testing.

Organizzare un workshop che unisca teoria e pratica nella stessa sessione

Integrare lo studio di materie che hanno temi in comune o affini con la tecnica dell’interle-
aving.

MULTIFUNZIONA- • Far svolgere ad un elemento funzioni multiple, elimi-


6 LITÀ nando la necessità di altre parti.

ESEMPI:
Creare uno strumento che riunisca due funzioni separate insieme, come un apribottiglie
che è anche cavatappi.

Comprare un divano-letto.

Utilizzare un’app che permetta di sottolineare, creare mappe e flashcard in un’unica inter-
faccia (Se ti sembra una cosa interessante, beh, esiste! È Braynr).

PRINCIPIO
7 DELLA • Porre un elemento dentro un altro.
"MATRIOSKA”

ESEMPI:
Creare l’alloggio per la pennina all’interno del cellulare o del tablet con cui si utilizzerà.

Impilare le sedie una dentro l’altra per risparmiare spazio quando le si mette via

Creare un videocorso organizzato in moduli, sotto-moduli e lezioni, organizzando il tutto


in modo gerarchico.
• Compensare il peso (anche metaforico) di un ele-
mento unendolo ad altri elementi che hanno forza
COMPENSAZIONE
8 DI PESO
di sollevamento.
• Compensare il peso di un oggetto sfruttando forze
aerodinamiche o idrodinamiche.

ESEMPI:
Bilanciare un compito faticoso con una ricompensa riposante e motivante.

Costruire un alettone su una macchina da corsa che generi deportanza.

Alternare sessioni di attenzione focalizzata a momenti di pausa durante lo studio.

• Eseguire in anticipo (completamente o parzialmen-


te) un’azione o una preparazione per rendere più
efficace o più rapida l’azione successiva.
ANTI-AZIONE
9 PREVENTIVA
• Eseguire una controazione preliminare se è neces-
sario eseguire un’azione.
• Prevenire un risultato applicando un principio preli-
minare.

ESEMPI:
Settare un timer per anticipare la possibilità di dimenticarsi di applicare la tecnica del
pomodoro.
Preparare aneddoti, esempi e risposte alle domande più probabili prima di un evento di
public speaking.
Sfruttare un’app che blocchi le notifiche sul cellulare prima di iniziare a studiare o a lavo-
rare.

• Effettuare in anticipo le operazioni richieste, in tutto


o in parte.
AZIONE
10 PREVENTIVA
• Sistemare preventivamente gli oggetti o gli elementi
in modo opportuno per risparmiare tempo e au-
mentare l’efficienza.

ESEMPI:
Preparare i bagagli il giorno prima di dover partire.

Mettere i libri nello zaino di scuola la sera prima di andare a dormire.

Svolgere un compito immediatamente non appena ne veniamo a conoscenza invece di


aspettarne la scadenza.
• Individuare i punti deboli di un elemento e predi-
COMPENSARE sporre contromisure.
11 IN ANTICIPO • Lasciare un margine di errore sufficiente ad assor-
bire imprevisti.

ESEMPI:
Lasciare sempre dei cuscinetti di tempo che possano assorbire cambi di programma
quando si pianifica.

Avere un giocatore in panchina pronto a sostituire un titolare che si infortuna.

Fare simulazioni d’esame per scoprire in anticipo i propri punti deboli.

• Cambiare le condizioni di un sistema per evitare


EQUIPOTENZIALI-
12 TÀ
la necessità di svolgere un lavoro o compiere uno
sforzo.

ESEMPI:
Programmare lo studio degli argomenti più pesanti alla mattina, quando si è più perfor-
manti e lasciare alla sera soltanto il ripasso, così da evitare l’eccessivo sforzo cognitivo.

Delegare le decisioni aziendali a figure intermedie per evitare colli di bottiglia.

Implementare un sistema di backup automatico dei propri file per evitare di farlo manual-
mente tutti i giorni.

• Invece di fare ciò che verrebbe spontaneo per risol-


vere il problema, fare l’esatto opposto.
13 INVERSIONE
• Invertire gli elementi del problema.
• Agire per paradosso.

ESEMPI:
Usare la flipped classroom, in cui gli studenti imparano a casa per poi svolgere esercizi e
fare discussioni in classe.
Domandarsi cosa si potrebbe fare per studiare nel modo peggiore possibile, così da capi-
re come migliorare il proprio metodo di studio.
Svolgere con calma e attenzione un compito urgente, in modo da diminuire i possibili er-
rori e non dover rifare il lavoro.
• Sostituirei forme lineari o piatte con forme curve,
SFERICITÀ O sferiche o tridimensionali.
14 CURVATURA • Rendere i percorsi, i processi o le interazioni più
flessibili, ciclici, morbidi o multidimensionali.

ESEMPI:
Creare un ecosistema di marketing non sequenziale, in cui il cliente possa scoprire il brand
e i prodotti in molti modi diversi.
Evitare lo scontro diretto di fronte a un’incomprensione ma impostare un dialogo in cui si
possano spiegare le proprie ragioni con serenità.
Progettare una presentazione con un percorso modulare, invece di una sequenza fissa e
definita di slide.

• Rendere un elemento o l’ambiente in cui si trova in


grado di adattarsi al meglio.
15 DINAMICITÀ • Suddividere i vari elementi in modo da renderli indi-
pendenti gli uni agli altri.
• Rendere gli elementi intercambiabili.

ESEMPI:
Far ruotare i ruoli dei vari membri in un gruppo di lavoro.

Creare moduli didattici flessibili in un corso che si possa seguire in ordine personalizzato.

Permettere alle persone di scegliere in autonomia l’ordine di svolgimento dei compiti quo-
tidiani.

• Anziché cercare sempre la soluzione “perfetta”,


provare a risolvere il problema facendo meno del
necessario (azione parziale) o più del necessario
AZIONI PARZIALI
16 O ECCESSIVE
(azione eccessiva).
• Se non si riesce a risolvere la totalità del problema,
mirare a risolverne una porzione per semplificarlo e
“sbloccare” altre strategie di risoluzione.

ESEMPI:
Concentrarsi sulle fasi del PACRAR più funzionali all’esame quando si ha poco tempo per
studiare (come insegno nel mio corso di metodo di studio Sistema ADC).

Applicare il principio di Pareto e fare quel 20% di lavoro che produce l’80% del risultato.

Svolgere immediatamente 3 task veloci di una lista infinita, così da iniziare a sbloccarsi.
• Passare da una configurazione monodimensionale
CAMBIO DI a una bidimensionale o tridimensionale.
17 DIMENSIONE • Cambiare prospettiva, scala, livello di astrazione o
punto di vista.

ESEMPI:
Integrare in una lezione momenti di interazione, quiz, discussione, per combattere la noia
dei propri studenti.
Mettersi nei panni di un potenziale cliente nella progettazione del proprio sito web, per
dare rilevanza alle informazioni più importanti per lui/lei.
Trasformare un elenco scritto in una mappa concettuale per visualizzare meglio collega-
menti e gerarchie tra le idee.

• Fare oscillare o vibrare un oggetto.


• Introdurre ritmo, frequenza, ciclicità, interruzione
VIBRAZIONI intenzionale o stimolazione variabile per modifica-
18 MECCANICHE re un sistema, aumentare attenzione o migliorare
l’efficienza.
• Inserire elementi discontinui.

ESEMPI:
Alternare diversi formati di comunicazione sui social: post brevi e lunghi, video in diretta e
registrati, rubriche dedicate a diversi argomenti.
Stimolare l’attenzione nello studio applicando fasi diverse e tenendosi attivi o attive con
esercizi mirati.
Scegliere un percorso diverso per andare al lavoro o all’università per rompere la mono-
tonia e stimolare la mente.

• Eseguire un’azione a intervalli regolari, invece che in


modo continuo o casuale.
IMPULSO
19 PERIODICO
• Introdurre ciclicità o pause in processi mentali, rela-
zionali o organizzativi.
• Cambiare la frequenza di un’azione già periodica.

ESEMPI:
Introdurre in azienda sessioni di formazione ricorrenti su soft skill e procedure aziendali,
rendendo l’apprendimento più stabile.

Inviare una newsletter settimanale ai potenziali clienti.

Usare dei reminder sonori programmati per mantenere la concentrazione e sfruttare al-
larmi e sveglie come trigger di motivazione.
• Fare in modo che un’azione utile non si interrompa
AZIONE mai, anche durante fasi “inattive”
20 CONTINUA • Riutilizzare l’energia o il tempo che sembrano spre-
UTILE cati.
• Eliminare tutte le azioni inutili o intermediarie.

ESEMPI:
Automatizzare la produzione di uno stabilimento in modo che possa lavorare anche di
notte.

Sfruttare i tempi morti degli spostamenti sui mezzi per ripassare o studiare.

Creare delle abitudini sane di stile di vita e non interromperle mai, neanche quando è un
momento difficile.

• Compiere un’operazione negativa o pericolosa ad


alta velocità.
21 ACCELERAZIONE • Accelerare certe fasi per evitare ritardi
• Saltare step intermedi non indispensabili, quando
serve una reazione rapida o snella.

ESEMPI:
Evitare di fossilizzarsi su azioni inutili di pseudolavoro, come la preparazione maniacale
degli strumenti di studio o lavoro.
Scrivere una bozza senza fermarsi e ignorando gli errori per poi correggerli in un secondo
momento.
Imparare il vocabolario e le frasi di base della lingua rapidamente prima di iniziare lo stu-
dio (come insegno a fare in Linguablu, il mio corso di apprendimento delle lingue)

• Trasformare un limite, errore o ostacolo in un van-


CONVERTIRE taggio strategico, una caratteristica distintiva o
22 AZIONI NEGATIVE un’opportunità.
IN POSITIVE • Sfruttare fattori o effetti negativi per ottenere un
effetto positivo.

ESEMPI:
Dichiarare il proprio stato di ansia ad un esame per abbassare la pressione e far svilup-
pare comprensione all’insegnante.
Ritirare un prodotto fallato dal mercato e poi rilanciarlo, puntando sulla velocità di risolu-
zione del problema, la ricezione del feedback dei clienti e la cura dei dettagli.
Sfruttare le recensioni negative per mostrare con quanta attenzione si risponde ai clienti e
quanto sia efficiente il servizio di rimborso.
• Introdurre sistemi di controllo e retroazione, in modo
da correggere il comportamento in tempo reale o
23 FEEDBACK migliorare progressivamente.
• Se il feedback è già presente, renderlo più efficien-
te, frequente e vario.

ESEMPI:
Organizzare sessioni di simulazione d’esame o di interrogazione di gruppo con altri com-
pagni ocompagne di studio.
Tenere sedute di briefing settimanale in azienda in cui ogni componente riflette sul lavoro
svolto.

Interrompere la lettura frequentemente per verificare di aver compreso bene il contenuto.

• Introdurre passaggi o elementi di collegamento


temporanei per facilitare il flusso, risolvere un con-
AZIONI
24 INTERMEDIE
flitto o superare una transizione.
• Utilizzare un elemento che faccia da intermediario
per trasferire o realizzare un’azione.

ESEMPI:
Introdurre una terza persona in un litigio per facilitare la comunicazione fra le parti e in-
coraggiare la mediazione.
Appuntarsi una lista provvisoria di task per chiarirsi le idee prima di pianificare la giorna-
ta.
Procedere a uno skimming rapido del testo che si dovrà poi studiare per facilitare la lettu-
ra stessa.

• Rendere un elemento autosufficiente, autoriparante.


• Sfruttare risorse, energia o sostanze di scarto.
25 AUTOSERVIZIO • Fare in modo che l’utente o il sistema esegua auto-
nomamente azioni che prima richiedevano un inter-
vento esterno.

ESEMPI:
Introdurre l’apprendimento asincrono on-demand, così che le persone possano formarsi
quando serve, senza bisogno di un insegnante fisicamente presente.
Aggiungere al sistema di customer care un chatbot che possa permettere al cliente di
chiarire i propri dubbi in autonomia.
Impostare promemoria automatici nella routine quotidiana per sostenere le proprie abitu-
dini.
• Usare una copia, simulazione o rappresentazione al
26 COPIA anziché creare o usare l’elemento originale, purché
abbia lo stesso effetto funzionale.

ESEMPI:
Imitare un autore o divulgatore esperto all’inizio della propria carriera di comunicatore,
per poi nel tempo sviluppare un proprio stile.
Replicare strategie commerciali già adottate con successo in altri mercati o da altre
aziende.

Creare un piccolo gruppo di beta-tester prima di lanciare un prodotto al grande pubblico.

• Utilizzare strumenti, processi o risorse temporanei, a


27 USA E GETTA
basso costo, da scartare dopo l’uso.

ESEMPI:
Passare dall’uso del fazzoletto di stoffa ai fazzoletti di carta usa e getta.

Applicare la tecnica del brainstorming creativo per buttare giù moltissime idee pur sapen-
do che poi, probabilmente, verranno scartate.

Svolgere un evento di prova prima di organizzare quello ufficiale.

SOSTITUZIONE • Sostituire un’attività meccanica o rigida con processi


28 MECCANICA immateriali, intelligenti, automatizzati o relazionali.

ESEMPI:
Sostituire regole comportamentali rigide con norme culturali condivise da tutti i dipendenti
di un’azienda

Automatizzare l’invio di mail di folllow-up dopo un webinar.

Impostare un calendario digitale condiviso anziché scrivere promemoria a mano


• Usare flussi, spostamenti morbidi, diffusione, leve
fluide al posto di azioni rigide o localizzate.
• Sostituire azioni rigide o dirette con movimenti fluidi,
PNEUMATICA E
29 IDRAULICA
diffusi, indiretti ma costanti.
• Sfruttare la pressione distribuita, l’azione morbida
ma continua, l’effetto “spinta invisibile” invece dello
sforzo concentrato.

ESEMPI:
Diffondere gradualmente in azienda una nuova mentalità sfruttando una pressione dolce
e distribuita.
Aumentare gli incentivi per spingere le persone a preferire un certo comportamento anzi-
ché obbligarle per legge.
Modificare gradualmente la propria dieta introducendo piccoli cambiamenti, invece di
eliminare drasticamente alcuni cibi.

FLESSIBILITÀ
• Usare contenitori o confini flessibili, che si adattano
30 DELLE
al contenuto o al contesto, anziché vincoli rigidi.
STRUTTURE

ESEMPI:
Introdurre linee guida scolastiche flessibili e adattabili da classe a classe.

Creare una pianificazione settimanale con Master Plan che preveda di poter spostare o
modificare gli impegni presi.
Lasciare spazio di personalizzazione in un percorso di formazione o nell’assegnare un
compito lavorativo.

• Introdurre canali di comunicazione, spazi permeabi-


31 POROSITÀ
li, possibilità di attraversamento in sistemi chiusi.

ESEMPI:
Incoraggiare momenti e spazi di confronto tra dipendenti di reparti diversi.

Creare un gruppo degli studenti e delle studentesse dello stesso videocorso in cui promuo-
vere lo scambio e la contaminazione di idee.

Aprire al pubblico una sessione di Q&A e confronto in un evento.


• Introdurre segnali visivi, marcatori, cambi di tono o
di linguaggio per rendere chiari i cambiamenti o le
CAMBIAMENTO DI
32 COLORE
transizioni.
• Modificare le proprietà visive e/o ottiche di un ele-
mento.

ESEMPI:
Sfruttare colori diversi per specifici argomenti all’interno di uno schema.

Modificare l’identità grafica di un brand per riflettere i valori dell’azienda.

Arricchire le proprie slide di presentazione con elementi visivi che guidino l’attenzione.

• Fare in modo che le parti in interazione siano com-


patibili per natura, linguaggio, valori o struttura,
33 OMOGENEITÀ riducendo attriti.
• Fare interagire elementi del problema con altri ele-
menti dalle proprietà simili o identiche.

ESEMPI:
Creare team di lavoro avvicinando persone con stili comunicativi e attitudini compatibili
per evitare conflitti.

Sfruttare un linguaggio familiare a quello del potenziale cliente in un contesto di vendita.

Integrare trend specifici di piattaforma nel lavoro sui social.

• Eliminare elementi superflui o sfruttare risorse inuti-


lizzate o scartate per creare valore.
SCARTO E • Rimuovere le parti di un oggetto o di un elemento
34 RIGENERAZIONE che hanno compiuto la loro funzione e sono, quindi,
diventate inutili
• Ripristinare direttamente ogni elemento consumato.

ESEMPI:
Riutilizzare parti di libri o manuali per fornire lead magnet gratuiti.

Riorganizzare vecchie note e appunti per trovare idee creative.

Tagliare le scene poco efficaci di un video che hanno ricevuto feedback negativi alla visio-
ne di prova.
CAMBIO • Modificare intensità, durata, scala, velocità o ordi-
35 PROPRIETÀ ne di un processo per ottenere un effetto migliore o
FISICHE sbloccare una situazione.

ESEMPI:
Suddividere lo studio in 8 sessioni da 30 minuti l’una, distribuendole lungo la giornata se
non si è in grado di studiare 4 ore di fila.

Dedicare due momenti specifici della giornata lavorativa per rispondere alle mail.

Cambiare la lunghezza media dei propri articoli per adattarsi meglio alle abitudini dei
lettori.

• Cambiare radicalmente stato, modalità, tono o


TRANSIZIONE
36 DI FASE
struttura in un processo per generare nuove dinami-
che o rompere schemi.

ESEMPI:
Spiegare un concetto complesso con una lezione pratica quando ci si trova di fronte a un
problema di comprensione della classe.
Applicare il gioco di ruolo per far passare importanti concetti di formazione in modo coin-
volgente.
Interrompere una discussione accesa proponendo di cambiare ambiente o fare una pas-
seggiata per calmare gli animi.

ESPANSIONE / • Prevedere che sistemi, persone o processi si espan-


37 DILATAZIONE dano, contraggano o si adattino al cambiare del
TERMICA “clima” esterno (stress, carico, tempo).

ESEMPI:
Organizzare un team con risorse flessibili che entrano o escano in base al carico di lavoro.

Lasciare maggiore spazio di decompressione e relax nelle giornate particolarmente stres-


santi.
Decidere un compenso che preveda una parte fissa e una variabile a seconda delle per-
formance.
• Favorire processi di “decadimento controllato” o
ACCELERAZIONE
38 DI OSSIDAZIONE
di stress accelerato per migliorare la resilienza o
testare i limiti.

ESEMPI:
Presentare un’interfaccia di un programma più confusa possibile per capire dove gli utenti
si bloccano e ottimizzare l’interfaccia finale.

Simulare una giornata piena di distrazioni per testare la propria concentrazione.

Applicare il testing con simulazione d’esame per mettere alla prova la propria preparazio-
ne.

• Isolare un processo delicato in un ambiente protet-


ATMOSFERA to, neutro o non reattivo, per evitare interferenze o
39 INERTE danni.
• Rimpiazzare un ambiente normale con uno inerte.

ESEMPI:
Fornire feedback in un contesto neutro, protetto, anonimo, per favorire maggiore apertura
e sincerità.
Rassicurare gli alunni che nessuna domanda è stupida e che non riceveranno giudizi ne-
gativi se esprimono un dubbio.

Eliminare le distrazioni dall’ambiente per favorire la concentrazione.

• Combinare elementi diversi per ottenere effetti si-


MATERIALI nergici, che singolarmente non sarebbero possibili.
40 COMPOSITI • Sostituire un elemento omogeneo con uno composi-
to.

ESEMPI:
Creare un’esperienza di formazione che unisca lezione frontale, proiezione di video, slide,
mappe, esercitazioni pratiche.

Mettere insieme un team con competenze, profili ed esperienze molto diverse.

Creare una routine di benessere che unisca meditazione, esercizio fisico leggero e rifles-
sione scritta.
STEP 4:
SELEZIONE DEI
PRINCIPI PERTINENTI
Dopo aver esplorato uno per uno i 40 principi inventivi del metodo TRIZ, e aver provato a
immaginare come ciascuno di essi potrebbe adattarsi al tuo problema specifico, arriva il
momento di fare una selezione consapevole.
In questa fase, l’obiettivo non è applicare tutto, ma scegliere con criterio.

Ogni volta che ti confronterai con i 40 principi, scoprirai che alcuni risuonano più degli altri: ti
“parleranno”, per così dire.
Ti accorgerai che certe idee sembrano calzare meglio rispetto al contesto in cui ti trovi o
all’obiettivo che stai cercando di raggiungere.

Il mio consiglio è di non tentare di lavorare su troppi spunti contemporaneamente: seleziona


con attenzione un massimo di 3 o 4 principi e concentra su di essi il tuo sforzo creativo.

Naturalmente, se nel corso del lavoro dovessi renderti conto che nessuno dei principi scelti
si rivela utile o calzante, nessun problema: potrai sempre tornare indietro, rivedere l’elenco
completo e selezionare altri principi, più adatti alla nuova prospettiva che avrai maturato.
STEP 5:
PROVE E VERIFICHE
La teoria è finita, ora bisogna scendere sul pratico.
Per ciascuno dei principi che hai individuato (massimo 3/4 alla volta, come dicevo poche
righe fa), descrivi per iscritto il modo in cui potresti applicarlo per risolvere il tuo problema.

Non cadere nella pigrizia: descrivi il tutto nei minimi dettagli, in modo che poi, quando dovrai
passare all’azione vera e propria, avrai già un piano chiaro.

Una volta fatto non resta che metterli in pratica, uno alla volta o anche in forma combinata.
Applica i principi al problema e, se si tratta di una situazione che richiede del tempo, mantie-
nili attivi per un po’.

Segnati gli aspetti positivi e quelli che non funzionano, fai piccole modifiche e cerca di adat-
tare il tutto alla realtà.

Continua a fare prove e verifiche finchè non riesci a rispondere in modo conclusivo a questa
domanda:

Applicando uno o più di questi principi, sono in grado di risolvere il problema?

Una volta che hai la risposta definitiva a questa domanda, puoi passare all’ultimo step.
STEP 6:
SOLUZIONE o REITERAZIONE
Se la risposta alla domanda finale è “sì”, complimenti: hai appena risolto il tuo problema!
Dovrai solo preoccuparti di implementare alla perfezione la soluzione e mantenerla attiva
se si tratta di un problema costante o ricorrente.
Potrai, volendo, applicare ancora il metodo TRIZ per continuare a migliorare la soluzione,
innovare o raggiungere nuovi livelli di efficienza, qualità o sostenibilità del tuo progetto.
Se la risposta, invece, è “no”, significa che i principi che hai selezionato non erano quelli giusti
o che hai in qualche modo commesso degli errori nella loro applicazione.

In questo caso, riparti dall’inizio:

» ricontrolla che l’analisi del problema sia stata fatta bene;


» integra ciò che hai scoperto nel frattempo;
» prova di nuovo a riflettere sulle contraddizioni;
» torna nuovamente i principi inventivi;
» seleziona nuove strategie o applica quelle già provate in modo diverso.

Il problem solving è un processo iterativo: non aspettarti di riuscire a cavartela sempre al


primo tentativo, è normalissimo dover tentare più volte.
Ogni fallimento ti offre un livello maggiore di comprensione del problema e ti rende più con-
sapevole, aumentando la probabilità di trovare la soluzione al prossimo tentativo!
CASI STUDIO
STUDIO UNIVERSITARIO
Sono all’università e devo affrontare due esami particolarmente difficili e importanti nella
stessa sessione. Ho poco tempo a disposizione ma devo per forza di cose studiare al meglio
delle mie capacità per riuscire a superarli entrambi.

STEP 1: ANALISI DEL PROBLEMA

Rispondo alle seguenti domande:

» Che problema mi trovo di fronte?


Il problema è che non so come gestire il mio tempo: se studio i due esami contemporanea-
mente rischio di fare confusione, se li studio separatamente, uno dopo l’altro, rischio di non
avere tempo sufficiente per prepararli entrambi.

» Che cosa voglio ottenere, risolvendolo?


Voglio riuscire a sostenere e superare entrambi gli esami in questa sessione.

» Quali cause hanno originato il problema?


Ho tardato nell’organizzarmi e nell’iniziare a studiare, così sono arrivato ad avere troppo
poco tempo per prepararmi con calma.

» Ho già affrontato in passato problemi simili?


Sì, mi è già successo nella scorsa sessione, anche se gli esami non erano così difficili.
» Quali elementi mi bloccano dal risolverlo?
La preoccupazione, l’incertezza, la paura di fallire e il contrasto tra quello che vorrei fare
(studiare con calma una cosa alla volta) e quello che probabilmente mi toccherà fare (stu-
diare i due esami insieme).

» Che risorse ho a disposizione per risolverlo?


Le materie mi piacciono e sono bravo nello studio, conosco le varie tecniche di metodo di
studio PACRAR e non ho grossi problemi di comprensione. In più, nelle prossime settimane
potrò dedicarmi completamente alla preparazione.

» Quanto tempo ho a disposizione per risolverlo?


Ho tre settimane per prepararmi ad affrontare entrambi gli esami.

» Si tratta di un problema nuovo o è qualcosa che altri hanno risolto prima di me.
Sono sicuro che sia un grande classico dello studio universitario, di sicuro tanti altri lo han-
no risolto prima di me.

STEP 2: INDIVIDUAZIONE DELLE CONTRADDIZIONI

A questo punto posso individuare le contraddizioni da risolvere con il compromesso.


Rispondo alle domande specifiche:

» Quali forze in contraddizione fra loro mi impediscono di risolvere il problema?


Le forze in contraddizione sono la necessità di studiare con calma e qualità per questi esa-
mi difficili e la necessità contraria di studiare in fretta due materie contemporaneamente.

» In che modo queste forze entrano in conflitto?


Maggiore è la fretta e minore la qualità dello studio. Inoltre, studiare due materie con-
temporaneamente rischia di farmi studiare peggio. Al tempo stesso studiarne una sola alla
volta rischia di farmi finire in eccessivo ritardo e non superare entrambi gli esami.

STEP 3: CONFRONTO CON I 40 PRINCIPI INVENTIVI

Scorro tutti e 40 i principi inventivi, uno alla volta riflettendo su ognuno di loro, e cerco di
ragionare su quali approcci possano adattarsi al mio contesto.
Non mi fermo al "titolo” dei principi, analizzo gli esempi e ragiono sulla loro specifica appli-
cazione al mio caso specifico.
STEP 4: SELEZIONE DEI PRINCIPI PERTINENTI

Durante la lettura dei principi inventivi e la riflessione, ne sono emersi tre che mi sono sem-
brati particolarmente appropriati alla mia situazione.
Li elenco e descrivo come potrebbero aiutarmi a risolvere il mio problema:

PRINCIPIO #5 COMBINAZIONE / INTEGRAZIONE:


visto che le due materie hanno dei punti di contatto, potrei sfruttare il principio dell’interlea-
ving, che prevede di alternare lo studio di due materie con temi in comune per velocizzare e
migliorare la comprensione di entrambe.
Potrei, quindi, prevedere a fine della settimana una sessione in cui riflettere su come gli ar-
gomenti che ho studiato si intersecano.
In più, posso mescolare i ripassi tra di loro, così da non dover affrontare sedute di ripasso
diverse per le due materie.

PRINCIPIO #3 QUALITÀ LOCALE:


le due materie differiscono per il contenuto e per l’approccio: una è più tecnica e presenta
esercizi, l’altra più teorica e descrittiva.
Modificherò il metodo di studio in modo da applicare tecniche diverse ai due esami, creando
un flusso di lavoro vario, efficiente e coinvolgente.

PRINCIPIO #1 SEGMENTAZIONE:
suddivido i due programmi di studio in unità di argomento più piccole e precise, creando un
piano dettagliato che preveda esattamente cosa e quando studiare.
Segmento la mia settimana di studio in tre blocchi da due giorni ciascuno. Ogni blocco sarà
dedicato ad una materia delle due, alternate.
Così facendo avrò comunque la possibilità di dedicare un buon numero di ore focalizzate
senza saltare da una materia all’altra portando comunque avanti lo studio di entrambi gli
esami.

STEP 5: PROVE E VERIFICHE

Metto alla prova i tre principi che ho individuato, verificando se effettivamente si adattano al
mio contesto e al mio modo di lavorare e se risolvono il problema oppure no.
Dopo una settimana di test riscontro i seguenti risultati.

• Il principio #5 nel complesso non mi sta dando i risultati desiderati: l’interleaving sulla
carta è interessante, ma all’atto pratico mi sembra una forzatura perché i due esami non
si sposano poi così bene l’uno con l’altro. In più, la sessione settimanale di riflessione si so-
vrappone ai ripassi e non mi sembra che sia utile.
• Mescolare i ripassi, comunque, pur facendo parte del principio #5 che nel complesso non
sta funzionando, mi sembra una buona strategia, decido di mantenerla.

• Il principio #3 funziona: la mia conoscenza del PACRAR mi consente di adattare alla ma-
teria e all’argomento specifico l’approccio di lettura, la tipologia di schemi, il tipo di testing
e le modalità di ripasso. Procedo bene, anche se temo non sia sufficiente per arrivare in
tempo a sostenere entrambi gli esami.

• Il principio #1 funziona alla grande: mi trovo bene a dedicare due giorni a una materia e
poi cambiare, alternandole.

In generale quindi i principi #3 e #1 li mantengo entrambi, del principio #5 salvo solo i ripassi
misti.
Sento ancora il bisogno di aggiungere qualcosa per velocizzarmi, o rischio di non riuscire a
studiare tutto in tempo.

STEP 6: SOLUZIONE o REITERAZIONE

La soluzione, in questo caso, quindi, è parziale. Devo ancora aggiungere qualcosa per risol-
vere il problema tempo. Procederò quindi in questo modo:

• Torno allo step 3, rileggo la lista dei 40 principi e continuo a ragionarci.

• Passo allo step 4: il principio #16 (azioni parziali o eccessive) un altro potenziale principio
che potrebbe dare grandi risultati. Potrei cercare quali argomenti dei vari esami sono più
rilevanti e dare la precedenza a quelli.
Inoltre, posso modificare leggermente il metodo di studio dato il poco tempo a disposi-
zione, applicando la schematizzazione solo agli argomenti che mi mettono in difficoltà e
passare dalla lettura efficace direttamente al testing per gli altri..

• Implemento, quindi, il principio #16 insieme agli altri e lo sperimento per un paio di giorni.

• Verifico che effettivamente mi permette di velocizzarmi ancora di più e mi dà la possibilità


di affrontare gli argomenti più importanti, che probabilmente saranno oggetto d’esame e
che facilitano l’apprendimento del resto del programma. Mantengo questo ulteriore prin-
cipio e procedo.

Alla fine, ho applicato una piccola parte del principio #5 (di cui ho scartato gli elementi su-
perflui), ho implementato i principi #3, #1 e #16 e ho trovato la mia soluzione!

Problema risolto.
LAVORO
Immagino di star lavorando a un progetto per il quale voglio massimizzare la portata (cioè
raggiungere più pubblico possibile) senza aumentare troppo i costi di pubblicità.
Come possono aiutarmi i 40 principi inventivi?

STEP 1: ANALISI DEL PROBLEMA

Rispondo alle seguenti domande:

» Che problema mi trovo di fronte?


Devo aumentare la portata dei miei contenuti e raggiungere più pubblico possibile, ma non
posso contare su campagne pubblicitarie importanti o costose.

» Che cosa voglio ottenere, risolvendolo?


Voglio ottenere maggiore visibilità per il progetto, aumentare gli utenti interessati e far
crescere l’engagement, senza investire grandi somme in advertising.

» Quali cause hanno originato il problema?


Il progetto è in una fase iniziale e l’azienda ha deciso di testarlo con risorse ridotte prima
di valutarne un’eventuale espansione. Non ci sono fondi extra per investire in visibilità.

» Ho già affrontato in passato problemi simili?


Sì, in passato ho lanciato contenuti a basso budget, ma sempre con risultati altalenanti,
spesso dovuti a una scarsa strategia o a poca differenziazione rispetto ai competitor.

» Quali elementi mi bloccano dal risolverlo?


La mancanza di budget, la difficoltà di ottenere risultati organici rapidi, la grande concor-
renza sui social e nei motori di ricerca.

» Che risorse ho a disposizione per risolverlo?


Un team piccolo ma competente, alcuni canali social già attivi con una base di follower,
buone capacità di copywriting e design, e piena libertà creativa sul messaggio da lancia-
re.

» Quanto tempo ho a disposizione per risolverlo?


Circa 4 settimane per preparare e lanciare una prima campagna “pilota” del progetto.

» Si tratta di un problema nuovo o è qualcosa che altri hanno risolto prima di me.
Assolutamente sì: è un problema molto comune nel marketing. Esistono molti casi di pro-
getti cresciuti rapidamente con budget ridotti grazie a strategie intelligenti e originali.

STEP 2: INDIVIDUAZIONE DELLE CONTRADDIZIONI

A questo punto posso individuare le contraddizioni da risolvere con il compromesso.


Rispondo alle domande specifiche:

» Quali forze in contraddizione fra loro mi impediscono di risolvere il problema?


Da una parte c’è la necessità di ottenere massima visibilità, dall’altra la limitazione econo-
mica che rende difficile accedere ai canali pubblicitari classici.

» In che modo queste forze entrano in conflitto?


Se spingo sulla portata organica senza pubblicità, rischio di restare invisibile. Ma se volessi
una copertura rapida ed efficace, dovrei pagare per visibilità che non posso permettermi.

STEP 3: CONFRONTO CON I 40 PRINCIPI INVENTIVI

Scorro tutti e 40 i principi inventivi, uno alla volta riflettendo su ognuno di loro, e cerco di
ragionare su quali approcci possano adattarsi al mio contesto.
Non mi fermo al “titolo” dei principi, analizzo gli esempi e ragiono sulla loro specifica appli-
cazione al mio caso specifico.
STEP 4: SELEZIONE DEI PRINCIPI PERTINENTI

Durante la lettura dei principi inventivi e la riflessione, ne sono emersi quattro che mi sono
sembrati particolarmente appropriati alla mia situazione.
Li elenco e descrivo come potrebbero aiutarmi a risolvere il mio problema:

PRINCIPIO #5 COMBINAZIONE / INTEGRAZIONE:


integro più attività in una singola azione, per moltiplicare gli effetti. Anziché creare contenuti
separati per ogni piattaforma, progetterò contenuti multipiattaforma pensati per funzionare
sia su YouTube che in versione estratta su Instagram Reels, TikTok, newsletter e sito.
In questo modo posso risparmiare budget: un singolo video diventa anche un articolo, uno
short, una citazione visiva.

PRINCIPIO #18 VIBRAZIONI MECCANICHE:


decido di variare formato e tono nei miei contenuti. Farò un post tecnico, un meme ironico,
una storia personale, un video divulgativo, un quiz… Il ritmo variabile dovrebbe aumentare
l’attenzione del pubblico e spingere l’algoritmo a premiare l’eterogeneità del profilo.

PRINCIPIO #22 CONVERTIRE AZIONI NEGATIVE IN POSITIVE:


uso il mio limite (la mancanza di budget) come leva comunicativa, rendendo trasparente la
mia sfida. Comunico sui miei social: “stiamo cercando di far esplodere questo progetto senza
un euro di advertising. Se ti piace, aiutaci a dimostrare che si può fare.” Trasformo quindi la
mancanza di investimenti economici in un messaggio virale, coinvolgente, basato sulla sfida
e sull’empatia.

PRINCIPIO #25 AUTOSERVIZIO:


faccio in modo che sia il mio pubblico a diffondere il contenuto, riducendo il mio sforzo di-
[Link] post e risorse che spingano alla condivisione automatica, con formati pensati per
essere salvati, inoltrati o commentati (es. test, checklist, mini-guide gratuite).
Lancio una challenge pubblica su Instagram per stimolare UGC (user generated content)
attorno al progetto: se le persone parlano di me, la mia visibilità cresce gratis.

STEP 5: PROVE E VERIFICHE

Metto alla prova i quattro principi che ho individuato, verificando se effettivamente si adat-
tano al mio contesto e al mio modo di lavorare e se risolvono il problema oppure no.
Dopo due settimane di test riscontro i seguenti risultati.

• Il principio #5 funziona molto bene: l’efficienza nella produzione aumenta e il tempo ri-
sparmiato mi permette di curare meglio il design e i copy.
• Il principio #18, non dà i risultati sperati: alternare troppo i toni confonde il messaggio e
sembra rompere la coerenza comunicativa. Alcuni post ironici, fuori contesto, ricevono po-
chi like e creano disorientamento.

• Il principio #22 sorprende: la trasparenza sulla mancanza di budget crea empatia e diversi
utenti segnalano il progetto alle loro community.

• Il principio #25 è efficace: la mini-guida gratuita viene scaricata da 600 persone e comin-
cia a girare anche fuori dai miei canali, portando nuovi iscritti alla mailing list del progetto.

STEP 6: SOLUZIONE o REITERAZIONE

A questo punto, ho una soluzione parziale: 3 principi su 4 stanno funzionando bene, ma il


principio #18 va rivisto. Procedo così:

• Torno allo step 3, rileggo la lista dei 40 principi e continuo a ragionarci.

• Passo allo step 4: individuo nel principio #24 (azioni intermedie) mi colpisce. Potrei intro-
durre una miniserie introduttiva in 3 post (o mail) che accompagni il pubblico dentro il pro-
getto, invece di chiedere subito di seguirmi o condividere.
Decido di procedere in questo modo e costruisco un funnel narrativo:
1. post teaser
2. post con valore pratico
3. post con CTA.

• Implemento, quindi, il principio #24 insieme agli altri e lo sperimento per una settimana.

• Verifico che:
• il percorso narrativo genera più commenti e coinvolgimento;
• il pubblico ha maggiore chiarezza e motivazione nel seguire e condividere il progetto;
• il tasso di conversione dei post aumenta del 25% rispetto a quelli pubblicati “a sorpresa”.

Alla fine, ho scartato il principio #18, mantenuto i principi #5, #22 e #25, e integrato anche
principio #24, che ha funzionato molto bene.
Ho quindi trovato una strategia coerente, economica e coinvolgente per raggiungere più
pubblico senza aumentare i costi.

Problema risolto.
VITA QUOTIDIANA
Vorrei implementare l’esercizio fisico nella mia vita, ma non so esattamente come pianificare
gli allenamenti: nei momenti liberi sono sempre incredibilmente stanco.
Il risultato è che rimando sempre tutto, finisco per saltare gli allenamenti o per allenarmi sen-
za costanza, ottenendo pochi benefici.

STEP 1: ANALISI DEL PROBLEMA

Rispondo alle seguenti domande:

» Che problema mi trovo di fronte?


Voglio fare esercizio fisico in modo regolare, ma nei miei momenti liberi mi sento sempre
stanco e quindi tendo a saltare l’allenamento o a non iniziarlo affatto.

» Che cosa voglio ottenere, risolvendolo?


Voglio riuscire ad allenarmi con costanza, senza che questo diventi un peso mentale o fisi-
co, e migliorare la mia forma fisica nel tempo.

» Quali cause hanno originato il problema?


Ho giornate cariche di impegni e quando finalmente ho tempo, la mia energia mentale è
al minimo. In più, tendo a pianificare gli allenamenti in modo troppo rigido, il che mi sco-
raggia ancora di più.
» Ho già affrontato in passato problemi simili?
Sì, ho provato a partire in grande stile facendo pure l’abbonamento annuale alla palestra,
ma ho mollato dopo poco per mancanza di costanza e stanchezza.

» Quali elementi mi bloccano dal risolverlo?


La stanchezza cronica nei momenti liberi, la poca flessibilità della pianificazione e l’idea
che l’allenamento debba sempre essere intenso o durare tanto per contare qualcosa.

» Che risorse ho a disposizione per risolverlo?


Ho uno spazio a casa dove potrei allenarmi senza uscire, alcune attrezzature base (tappe-
tino, manubri, corde), accesso a video gratuiti online e la volontà di migliorare.

» Quanto tempo ho a disposizione per risolverlo?


Pochi momenti sparsi durante la settimana, ma potrei ritagliarmi 20-30 minuti per volta se
fossi più strategico.

» Si tratta di un problema nuovo o è qualcosa che altri hanno risolto prima di me.
È un problema estremamente diffuso: riuscire a fare attività fisica nonostante la stanchez-
za è una sfida comune per molte persone adulte.

STEP 2: INDIVIDUAZIONE DELLE CONTRADDIZIONI

A questo punto posso individuare le contraddizioni da risolvere con il compromesso.


Rispondo alle domande specifiche:

» Quali forze in contraddizione fra loro mi impediscono di risolvere il problema?


Da una parte c’è il desiderio (e il bisogno) di allenarmi; dall’altra, nei momenti liberi in cui
potrei farlo, mi sento sfinito e l’idea di mettermi a sudare mi abbatte.

» In che modo queste forze entrano in conflitto?


Se cerco di forzare l’allenamento quando sono stanco, rischio di odiare l’attività e abban-
donarla. Se invece ascolto la stanchezza e non mi alleno mai, il problema resta irrisolto.

STEP 3: CONFRONTO CON I 40 PRINCIPI INVENTIVI

Scorro tutti e 40 i principi inventivi, uno alla volta riflettendo su ognuno di loro, e cerco di
ragionare su quali approcci possano adattarsi al mio contesto.
Non mi fermo al “titolo” dei principi, analizzo gli esempi e ragiono sulla loro specifica appli-
cazione al mio caso specifico.
STEP 4: SELEZIONE DEI PRINCIPI PERTINENTI

Durante la lettura dei principi inventivi e la riflessione, ne sono emersi tre che mi sono sem-
brati particolarmente appropriati alla mia situazione.
Li elenco e descrivo come potrebbero aiutarmi a risolvere il mio problema:

PRINCIPIO #12 EQUIPOTENZIALITÀ:


anziché allenarmi la sera, come ho fatto finora, quando sono davvero stanchissimo, anticipo
gli allenamenti alla mattina presto, quando ho più energia.
Fare gli allenamenti in casa, anziché andare fino in palestra mi fa risparmiare sia tempo che
lo sbatti di preparare il borsone, cambiarmi negli spogliatoi e dover aspettare che i macchi-
nari siano liberi per poterli utilizzare.

PRINCIPIO #16 AZIONI PARZIALI O ECCESSIVE:


comincio con allenamenti brevissimi da 7-10 minuti, invece di pretendere da me stesso ses-
sioni continue di 45 minuti. Anche mezzo allenamento è meglio di niente, per cominciare.
Uso micro-routine (es. 3 esercizi base) che mi permettano di iniziare anche nei momenti in cui
proprio non ne avrei voglia, per ridurre l’attrito e farmi sentire soddisfatto del mio risultato.

PRINCIPIO #10 AZIONE PRELIMINARE:


ogni domenica preparo una tabella visiva settimanale con gli slot disponibili per allenarmi,
scegliendo in anticipo il tipo di esercizio in base al mio tempo ed energia.
Preparo tutto la sera prima (vestiti, tappetino, acqua), così da ridurre al minimo l’attrito
mentale al risveglio.

STEP 5: PROVE E VERIFICHE

Metto alla prova i tre principi che ho individuato, verificando se effettivamente si adattano al
mio contesto e al mio modo di lavorare e se risolvono il problema oppure no.
Dopo una settimana di test riscontro i seguenti risultati.

• Il principio #12 funziona subito: mi alleno prima che la stanchezza mentale prenda il so-
pravvento e, paradossalmente, mi sento più energico durante il giorno.

• Il principio #16, mi aiuta più del previsto: le micro-sessioni eliminano il senso di fallimento.
Anche con soli 10 minuti al giorno ho una sensazione di coerenza e costruzione. Alcuni gior-
ni mi fermo lì, altri continuo spontaneamente più a lungo.

• Il principio #10 è efficace: la tabella e aver già tutto pronto aiutano la motivazione e ab-
bassano il carico decisionale che mi bloccava.
STEP 6: SOLUZIONE o REITERAZIONE

In questo caso, la combinazione dei tre principi ha funzionato subito, senza necessità di rei-
terare.
Il timing corretto, la modularità dell’impegno e la preparazione preventiva mi hanno per-
messo di allenarmi con costanza, nonostante la stanchezza e le giornate cariche di impegni.

Problema risolto.
UN ULTIMO CONSIGLIO

Come hai visto, il metodo TRIZ è perfetto per risolvere problemi complessi, superando le loro
contraddizioni apparenti.

I suoi 40 principi inventivi possono intimidirti all’inizio: non è sempre facile capire come appli-
carli alle specifiche situazioni che ti troverai ad affrontare, ma ricorda che non esiste un solo
modo corretto di farlo. Ricordalo sempre: la “traduzione” di ogni principio spetta a te e a te
soltanto. Sarà proprio la tua particolare interpretazione di queste “regole” a permetterti di
trovare le soluzioni più innovative.

E con questo è tutto: il lavoro è compiuto. Abbiamo sistematizzato il tuo processo di innova-
zione personale.

Ora, non ci resta che lavorare sul tuo futuro protocollo di creatività e problem solving, in
OmnIdea.

Ti aspetto lì.

Alessandro de Concini

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