GIOVANNI VERGA (1840-1922)
VITA E OPERE
Nasce a Catania e compie i suoi primi studi presso maestri privati quali Antonio Abate, da cui
assorbe il patriottismo e il gusto letterario di stampo romantico. Si iscrive alla facoltà di legge ma,
come D’Annunzio, abbandonerà gli studi per dedicarsi al giornalismo politico.
La sua istruzione frammentaria comporta un drastico distacco dalla tradizione letteraria
profondamente umanistica, preferendo una formazione data dagli scrittori francesi moderni.
1865: si reca a Firenze, dove tornerà diverse volte con l’obiettivo di riavvicinarsi alla società
letteraria italiana.
1872: si reca a Milano, ed entra in contatto con gli ambienti della scapigliatura. Scrive tre opere in
questo periodo: Eva, Eros e Tigre reale.
1878: arriva una svolta radicale nella direzione del verismo con la pubblicazione di Rosso Malpelo
e, successivamente, Vita dei campi, I Malavoglia (primo libro del ciclo dei vinti), Novelle rusticane e
Per le vie. Nel 1899 esce il secondo libro del ciclo dei vinti, Mastro Don Gesualdo. Il terzo libro
rimarrà però inconcluso.
1893: torna a Catania. dedica gli ultimi anni alla cura delle sue proprietà agricole e con
preoccupazioni economiche importanti. Le sue posizioni politiche diventano progressivamente
più chiuse e conservatrici. Si rivela un fervente interventista, schierandosi con i nazionalisti allo
scoppio della prima guerra mondiale.
ROMANZI PREVERISTI
EVA (polemica antiborghese —> primo D’Annunzio)
Storia di un pittore siciliano che, a Firenze, brucia i suoi ideali per una ballerina. Eva è simbolo di
una società materialista che disprezza l’arte e dà valore al lusso, declassando la gura
dell’intellettuale.
EROS//TIGRE REALE (realismo, analisi di piaghe psicologiche e sociali, linguaggio emotivo)
Eros: inaridirsi di un giovane aristocratico
Tigre reale: traviamento di un uomo invaghito di una femme fatale
SVOLTA VERISTA
Si denota, a partire da Rosso Malpelo, un nuovo metodo narrativo con principi solidi:
- IMPERSONALITÀ: l’autore deve eclissarsi nel romanzo, non intervenire con giudizi e mettersi
nella pelle dei suoi personaggi. Il narratore deve mimetizzarsi con i personaggi stessi, non ha la
tradizionale onniscienza dei romanzi che riproducevano il livello intellettuale dello scrittore
stesso.
- REGIONALISMO: l’opera deve sembrare “essersi fatta da sé”, dunque le cose descritte
devono essere viste ed espresse dai personaggi stessi, ergo, con il loro linguaggio. In Rosso
Malpelo, ad esempio, si dà una visione elementare e rozza della collettività popolare, tuttavia
non si informa esaurientemente il lettore sulla storia dei personaggi né si danno informazioni
dettagliate sui luoghi. Il linguaggio è spoglio e povero come i suoi protagonisti.
- LETTORE: il lettore deve essere posto direttamente di fronte ai fatti, gli attori dell’opera devono
farsi conoscere tramite i propri strumenti linguistici ed è dunque compito dello scrittore
eliminare ogni arti ciosità del linguaggio.
PESSIMISMO
La posizione verghiana è radicalmente pessimistica, la società per lui è dominata da un crudele
meccanismo di lotta per la vita in cui il forte schiaccia il debole e dove i valori di altruismo e pietà
non sono contemplati. È una legge di natura universale che non può cambiare e che, nel suo
materialismo, esclude ogni consolazione religiosa nella prospettiva di un aldilà diverso.
Nonostante questa visione pessimista del mondo, l’autore non ha alcun diritto di proporre
giudizi, che sarebbero giusti cati solo in caso ci fosse speranza di cambiamento. La letteratura,
quindi, non ha il compito di modi care la realtà, ma solo di studiare quanto è dato e di riprodurlo
fedelmente.
Questo pessimismo, che nega il cambiamento, ha una connotazione fortemente conservatrice: le
ideologie progressiste sono solo fantasie infantili. Ciò non implica però un’accettazione acritica
della realtà esistente, anzi: il pessimismo permette all’autore di cogliere la disumanità della realtà.
Non ha un atteggiamento populistico, la scelta di regredire nell’ottica popolare nega ogni valore
umanitario, costituendo una dissacra ione degli atteggiamenti progressisti.
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VERGA VS ZOLA
VERGA ZOLA
distacco netto narratore-personaggio giudizi impliciti sulla materia trattata
regionalismo sistematizzato riprodurre il gergo dei proletari parigini
episodicamente
linguaggio come specchio del mondo rurale linguaggio letterario e colto
impersonalità totale, eclissi nell’oggetto impersonalità da scienziato
immutabilità della natura umana ducia nella funzione progressiva della scrittura
proprietario terriero conservatore scrittore borghese democratico
VITA DEI CAMPI (contraddizione romantico-verista)
Sicuramente la lettura dell’Assomomoir zoliano in uenzò verga nei suoi primi anni da verista,
poiché anche nel testo francese è presente un coro popolare che riproduce la mentale il modo di
esprimersi delle classi più basse.
Oltre a questo, vi sono ancora tracce di un atteggiamento romantico accostato alla narrazione
pessimistica del mondo rurale. C’è un vagheggiamento nostalgico nei confronti del mondo
rurale, un mondo autentico e innocente, quasi mitico, estraneo ai con itti della storia.
CICLO DEI VINTI
I MALAVOGLIA
Famiglia di pescatori siciliani che cerca di migliorare la propria condizione sociale nonostante
siano benestanti. L’equilibrio si rompe quando il giovane ‘Ntoni deve partire per il servizio militare,
a cui si aggiunge una cattiva annata di pesca e il fatto che Mena, la glia maggiore, abbia bisogno
di una dote per potersi sposare. Comprano una barca di lupini da vendere ma la barca naufraga,
Bastianazzo muore e tutto va perduto.
Da qui una serie di sventure: la casa viene pignorata, Luca, secondogenito, muore, Maruzza, la
madre, è uccisa dal colera. Il giovane ‘Ntoni, tornato dal servizio militare, odia la vita della piccola
città e nisce in un giro di contrabbando. A causa del disonore dato dalla fuga della glia minore
Lia, che nisce in una casa di mala are, Mena non può più sposarsi. Padron ’Ntoni muore e Alessi
riesce in ne a riscattare la casa, continuando il mestiere del nonno.
La storia penetra nel sistema arcaico, disintegrandone la compattezza e rompendone gli equilibri.
Si tratta del processo per l’unità d’Italia, che comporta la dipartita del giovane ‘Ntoni.
Sono sottolineate anche le forze disgregatrici della modernità, che connotano il superamento
dell’idealizzazione romantica del mondo rurale e l’impossibilità del mantenimento dei suoi valori,
che vengono schiacciati dalla legge della lotta per la vita. Il mondo mitico descritto in vita dei
campi è ora solo un’illusione.
I valori dei malavoglia risultano quindi impraticabili in un mondo che sta cambiando, un inutile
vagheggiamento impossibile nella realtà dei fatti.
MASTRO DON GESUALDO
Gesualdo, prima un semplice muratore, si sposa con Bianca Trao, discendente di una famiglia
nobile e migliora la sua condizione sociale. Nonostante questo, rimane escluso dalla società
nobiliare, che lo disprezza per le sue origini di laborioso e intelligente stacanovista. Anche la
moglie non lo ama, anzi, lo respinge. La loro glia, Isabella, nata da un rapporto tra Bianca e il
cugino, respinge il padre per le due umili origini. Tutte queste amarezza minano la salute di
Gesualdo, che si ammala di cancro e viene relegato in disparte. Trascorre quindi i suoi ultimi giorni
in solitudine, senza amore nonostante il suo impegno.
Il romanzo rimane fedele al principio di impersonalità, ma l’ambiente rurale muta in uno borghese
e aristocratico. Il livello del narratore si innalza, e lo sguardo del narratore diventa critico e
sarcastico nei confronti delle bassezze degli altri personaggi. La tecnica è drammatica, pure
senza riprendere il narratore onnisciente dei romanzi precedenti.
Gesualdo è il protagonista assoluto dell’opera, al contrario dei malavoglia, e non è quindi
caratterizzato da quella narrazione corale delle sfere sociali più basse.
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Il con itto uomo-società qui si realizza all’interno dell’individuo, che ha collezionato tanto nella
vita ma manca di relazioni autentiche. Gesualdo rispetta i valori autentici, senza riuscire ad
ultimarli completamente causa l’attenzione gelosa per la roba, che lascia trionfare
l’economicità. A di erenza dei malavoglia, che sono vittime assolute del loro contesto, Gesualdo
è quindi un personaggio con aspetti negativi. Rimane diverso dal Mazzarò della Roba, in uenzato
interamente dalla religione dell’accumulo di ricchezze, perché riesce ad avere in sé moti a ettivi
genuinamente generosi.
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