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Leopardi - Infinito

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Domanda 1

Sensazioni che danno avvio alle due parti:

Prima parte: La poesia inizia con la sensazione fisica e visiva dell'ostacolo rappresentato dalla "siepe".
Questa siepe impedisce al poeta di vedere l'orizzonte, creando un limite fisico. Proprio questo ostacolo
stimola l'immaginazione, inducendo il poeta a pensare a ciò che non può vedere. È una sensazione di
chiusura e limitazione che però innesca la riflessione sull'immensità. Si passa da una percezione concreta e
immediata a un'immaginazione vastissima.

Seconda parte: Qui si introduce una sensazione uditiva. Il poeta descrive il "vento" che muove tra le piante,
un suono che lo porta a riflettere sul concetto di infinito temporale. Da un'iniziale percezione acustica, il
pensiero si sposta al confronto tra il presente e il passato remoto (definito come "interminati spazi" e
"profondissima quiete").

2. Diverse forme di infinito evocate:

Prima parte – Infinito spaziale: L'ostacolo della siepe evoca l'infinito inteso come vastità di spazio. Il poeta
immagina "interminati spazi", "sovrumani silenzi", che vanno oltre il limite fisico imposto dalla siepe.
L'infinito, qui, è una dimensione spaziale senza confini, percepita in contrapposizione al limite visibile.

Seconda parte – Infinito temporale: Il suono del vento e il ricordo del passato remoto portano il poeta a
contemplare l'infinito del tempo. Egli confronta il "presente vivo" con l'immagine del "sempre" e del "nulla
eterno", evocando un senso di continuità temporale senza inizio né fine, un fluire ininterrotto e indefinito.

3. Conclusione dell'esperienza interiore del poeta:

L'esperienza interiore del poeta si conclude con un senso di "naufragio" dolce ("e il naufragar m'è dolce in
questo mare"). Questo naufragio metaforico rappresenta l'abbandono nell'immensità dell'infinito, sia
spaziale che temporale. Non è un'esperienza di angoscia, ma piuttosto di serenità, dove l'individuo accetta
di perdersi nell'infinito e nella consapevolezza della propria limitatezza rispetto all'universo sconfinato.

Domanda 2

Tra gli elementi sintattici figura la congiunzione coordinativa “E” all’inizio del secondo periodo, e di uno
metrico, la sinalefe che collega in una sillaba sola la vocale finale di “spaura” con la “E” successiva. Tali due
sezioni si suddividono ancora in due parti simmetriche: nella prima si ha il punto di partenza del dato reale
(la siepe e il vento che stormisce), nella seconda l’allontanamento dalla realtà verso l’infinito immaginato
tanto spaziale come pure temporale.

Sul piano sintattico le esperienze relative all’infinito spaziale e a quello temporale sono collegate le une alle
altre mediante polisindeto, cioè in virtù della congiunzione “e”. La simmetria viene meno da un punto di
vista prettamente lessicale: quando è resa l’esperienza relativa all’infinito spaziale si ha la prevalenza di
parole molto lunghe (“interminati”, “sovrumani” di quattro sillabe, “profondissima” di cinque); quando si fa
invece riferimento all’infinito temporale figurano termini più brevi, trisillabi al massimo (“eterno”, “stagioni”,
“presente”).

Domanda 3

Le parole più brevi, dunque pure monosillabiche, corrispondono al distendersi dell’esperienza verso la pace
del naufragio dell’io, a differenza dei più arditi polisillabi che sottolineano il senso di un’esperienza
vertiginosa: tale condizione si pone in continuità con il contrasto concettuale tra la finitezza propria del
poeta e della condizione umana tutta e dell’infinitezza cui lui tende sperdendosi nell’infinito suo
immaginario. I termini polisillabici aiutano a creare un ritmo lento e meditativo, che rispecchia la riflessione
profonda del poeta sull’infinito. La loro distribuzione nel testo sottolinea i momenti chiave della poesia,
creando un climax emotivo e intellettuale che culmina nell’ultima immagine del "naufragar" nell’infinità
dell’essere.

Taluni esempi:

Interminati" (v. 5): Questo termine ha cinque sillabe e viene usato per descrivere gli "spazi" che
l'immaginazione del poeta riesce a concepire al di là del limite visibile della siepe. La lunghezza del termine
evoca l'estensione senza fine che il poeta immagina, contribuendo alla creazione di un effetto di vastità e di
dilatazione del tempo e dello spazio.

"Sovrumani" (v. 6): Con le sue quattro sillabe, questo termine rafforza il senso di grandezza e immensità,
suggerendo qualcosa che va oltre la comprensione umana. La parola contribuisce all'atmosfera maestosa e
misteriosa della poesia, evidenziando il divario tra l'uomo e l'universo.

"Profondissima" (v. 7): La lunghezza di questa parola (cinque sillabe) conferisce una sensazione di gravità e
profondità all'immagine della "quiete" che il poeta percepisce. Evoca la sensazione di un silenzio vasto e
avvolgente, amplificando il senso di infinitezza temporale e spaziale.

Domanda 4

All’inizio della lirica Leopardi utilizza l’aggettivo dimostrativo “questo” in riferimento all’”ermo colle” dato
che rappresenta quanto a lui più prossimo al netto di sostanzialità: è un elemento che Leopardi percepisce
come una “liberatoria-costrizione”: difatti, proprio in virtù d’essere reale rappresenta ciò che gli permette di
sfuggire dall’aridità e dalla costrizione propria della realtà; senza di questo, che gli ostruisce la vista, non
potrebbe proiettarsi nella condizione cui lui tanto tende, cioè quella propria dell’infinito. Non potendo
vedere oltre, la presenza del colle dinanzi a lui, in aggiunta al fruscio del vento sul manto erboso,
“concretano”, in virtù di sforzo immaginifico, quanto lui inizialmente soltanto ambiva: tale passaggio si
evince dal sapiente utilizzo di “quello”; prima si appella a tale termine al fine di riferirsi ad una condizione,
che è quella dell’infinitezza, ancora a lui distante che però, al netto degli elementi prima citati, dunque
l’impossibilità nel vedere oltre e il rumorio del vento tra l’erba, lo introiettano nel contesto cui lui mirava e
che ora, in coda al componimento, può appellarvisi sottolineandone la continuità, per quanto immaginifica,
con la sua stessa persona proprio utilizzando l’aggettivo “questo”, facendolo caricare di un significato
completamente altro rispetto all’inizio sottolineando l’evanescenza e l’onirico che si soppiantano alla
costrizione che era in calce.

Domanda 5

"L'infinito" di Leopardi incarna perfettamente l'idillio leopardiano, che si distingue dalla tradizione bucolica
classica per il suo carattere filosofico e malinconico. In questo idillio, la natura non è uno scenario sereno,
ma uno spunto per riflessioni profonde sull'esistenza e il limite umano. La siepe, che ostacola la vista,
diventa simbolo del confine sensibile, spingendo il poeta a immaginare l'infinito al di là di ciò che può
vedere. La contemplazione solitaria della natura porta alla scoperta di una dimensione illimitata, accessibile
solo attraverso l'immaginazione. Questa riflessione culmina nel "dolce naufragare", dove il poeta si
abbandona alla vastità dell'infinito, esprimendo la tipica fusione tra malinconia e sublimazione che
caratterizza l’idillio leopardiano.

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