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Sistema motorio

Il sistema motorio è molto complesso e ci permette di muoverci nel mondo con facilità.
Tuttavia, quando compiamo un movimento, anche il più semplice, questo comporta una serie di attività di
diverse aree e vie del sistema nervoso centrale e del sistema nervoso periferico. Non ci sono ritardi percepiti.
Tutti i movimenti che compiamo sono pianificati da un’area specifica del cervello.

Quindi una parte del nostro cervello pianifica quali sono i comandi esatti, in che ordine e in che intensità da
dare a tutti i muscoli attraverso i moto neuroni, che li attivano.
Prima c’è pianificazione, poi esecuzione da parte di area deputata al mandare in esecuzione i movimenti,
cioè la corteccia motoria primaria M1.

Mentre ci muoviamo facendo un movimento pianificato, tutti i movimenti sono controllati.


Il sistema si serve di feedbacks sensoriali tattili, propriocettivi e vestibolari, per aggiustare le discrepanze:
se il comando motorio è di una certa forza e di una certa entità, ma la muscolatura non è in grado di eseguire
il movimento, l’informazione sulla muscolatura deve arrivare al cervello.

Il costante dialogo tra periferia, sistemi sensoriali e corteccia motoria, e centri, è necessario.
Inoltre c’è apprendimento continuo dei movimenti per una maggiore efficienza.

Le vie del sistema motorio

Il sistema motorio comprende diverse vie parallele con organizzazione gerarchica: ci sono aree che ne
controllano altre.

Il movimento è espletato grazie all’azione dei motoneuroni spinali, detti via finale comune.
Quando sono attivati, operano la contrazione del muscolo. Se sull’assone ci sono potenziali di azione, i
muscoli a cui il neurone è collegato mediante sinapsi, con mediatore acetilcolina, si contraggono sempre.
Per far rilasciare un muscolo, azione fondamentale, alcuni moto neuroni devono inibirsi.

Ci sono varie strutture implicate nel controllo motorio.

Il primo livello di controllo è costituito dal midollo spinale, dove si concludono i riflessi spinali, controllati
dalle vie superiori ma anche atti involontari che avvengono indipendentemente.
Successivamente ci sono vari nuclei nel tronco dell’encefalo, i cui assoni proiettano verso il midollo spinale.
N.B. le informazioni viaggiano dal centro alla periferia, in percorso opposto al somatosensoriale.

Il secondo livello di controllo è la corteccia motoria primaria M1, nel lobo frontale, che dà l’avvio al
movimento e controlla o direttamente i moto neuroni o fa sinapsi sui nuclei del tronco encefalico.

La corteccia M1 riceve afferenze da altre aree motorie corticali, la corteccia pre motoria e la corteccia
supplementare, sempre cortecce motorie, che si occupano di rappresentazione interna del movimento e di
pianificazione.

Quando effettuiamo un movimento, la corteccia pre motoria pianifica, e agisce su M1, poi l’informazione
dalla corteccia motoria è inviata ai nuclei del tronco dell’encefalo, infine ai moto neuroni.
A questo percorso si aggiungono altri controlli effettuati da cervelletto e nuclei della base.
Per cui abbiamo lo schema: III livello di
controllo, riflessi
spinali

1) la corteccia pre motoria e supplementare agiscono su M1, Vie Vie


mediali laterali

II livello di
2) M1 invia informazioni ai nuclei del tronco dell’encefalo, controllo, tronco
dell encefalo

localizzati medialmente o lateralmente.


I livello di
controllo, riflessi
3) Gli assoni proseguono in tutto il tronco o nel midollo spinali

per dare i comandi motori.

Le vie laterali servono per comandare i moto neuroni che comandano i muscoli distali, lontani dal tronco:
braccia, avambraccio, mani. I muscoli assiali sono i più centrali, presso il tronco.
I riflessi spinali avvengono direttamente nel midollo spinale e sono rinforzati da queste vie.

Gangli della base e cervelletto

I gangli della base e il cervelletto sono importanti.

Il cervelletto riceve informazioni da sistema vestibolare e informazioni visive e propriocettive, poi proietta
al tronco dell’encefalo per controllare movimento online, durante esecuzione, e postura.

Riceve anche informazioni dalla corteccia e controlla con le afferenze periferiche il programma motorio,
coinvolgendo un set di muscoli diversi. Ad esempio se afferro con 2 dita un oggetto che scivola, si tratta di
un x tipo di programma motorio. Se l’oggetto è bagnato, le afferenze tattili e propriocettive inviano
informazioni ai centri e anche al cervelletto.
Avvisa la corteccia pre motoria che il comando non è adeguato, così che l’oggetto sia afferrato con altre dita.

I nuclei della base ricevono informazioni dalla corteccia e ne mandano a talamo e corteccia. Servono per
correggere movimento in forza e direzione.
Le malattie che li coinvolgono, cioè Corea di Huntington e Parkinson, ci sono movimenti non adeguati,
come contrazione muscolare non appropriata, oppure movimenti senza scopo continui.

Il talamo riceve il loop corteccia cerebrale, gangli della base, corteccia. Anche le informazioni che arrivano
al cervelletto passano dal talamo prima di andare in corteccia.

I moto neuroni : funzione

Responsabili dell’avvio del comando motorio.


Lo stesso moto neurone controlla una serie di fibre muscolari.
I muscoli sono infatti costituiti da fibre contrattili avvolte in guaine di tessuto connettivo. Per il movimento
di un muscolo, lo stesso moto neurone innerva più sinapsi.
La comunicazione deve essere sincrona per dare contrazione efficace.

Il rapporto tra numero di fibre innervate da stesso moto neurone cambia a seconda della complessità di
movimento che deve fare quel muscolo. Per comandare i muscoli extraoculari, 1 neurone comanda 10 fibre.
Nella mano, è 1:100 per dare movimento più preciso.
Fanno sinapsi con interneuroni inibitori, detti neuroni di Renshaw, che inviano inibizioni allo stesso moto
neurone e a quelli che servono per fare quel tipo di movimento.
Serve per stabilizzare la frequenza di scarica del potenziale:
se un moto neurone scarica troppo, l’inibizione fa sì che la scarica sia giusta. Altrimenti, se scaricassero a
frequenza troppo elevata, il muscolo non ce la farebbe a reggere e la contrazione sarebbe indebolita.
Inoltre, a parità di impulsi che provengono dalla corteccia, l’attivazione muscolare può essere più o meno
intensa in funzione di queste cellule.

È un sistema di regolazione che non richiede intervento della corteccia se la muscolatura non è in stato
adatto a eseguire quel movimento con tale scarica.
L’insieme di moto neuroni che innervano certi muscoli ha quindi sistema di autoregolazione per non
superare certo livello di attivazione.

I moto neuroni: struttura

I corpi cellulari dei moto neuroni sono nelle corna ventrali del midollo spinale,
mentre gli assoni escono dalle radici ventrali.
Pool motoneuronale

Nel midollo spinale non sono disposti casualmente,


ma hanno disposizione precisa:

- lateralmente i corpi cellulari che controllano i movimenti distali, di mano,


braccio, piede, gamba.
- verso il centro ho invece quelli che controllano muscolatura prossimale.
- ancora più mediamente quelli che controllano muscolatura assiale, come quella del collo.

Le fibre laterali dal tronco controllano muscoli prossimali e distali, mentre le mediali i muscoli assiali.

Ci sono muscoli flessori, che flettono l’arto chiudendo articolazione, e estensori, che aprono articolazione.
La disposizione di assoni deputati ai muscoli flessori li separa da quelli che controllano muscoli estensori,
anche se l’area controllata è la stessa.

I fusi neuro muscolari

I fusi neuro muscolari sono fibre muscolari, come quelle entra fusali.
Le extra fusali sono fibre contratte promuovendo il movimento.
Le intra fusali sono dentro al fuso, avvolte da parte periferica di neuroni sensoriali e portano informazioni al
SNC. Ricevono anche da neuroni gamma che servono per riflessi.

Misurano lo stato di allungamento di un muscolo: se muscolo si allunga, le fibre intra adiacenti alle extra si
allungano. Così si eccitano le fibre sensoriali che avvolgono le fibre intra fusali.
Queste sono di tipo 1A, poi veloci dei tendinei. Il segnale viaggia lungo gli assoni delle fibre 1A, i cui corpi
cellulari sono nei gangli delle radici dorsali. I propriocettori dei fusi neuromuscolari

Se il muscolo si contrae, le fibre adiacenti si afflosciano.


Quindi la scarica lungo le fibre diminuisce.
Questi recettori segnalano di quanto è allungato il muscolo. Axons of sensory
neurons whose terminal
endings coil around Ia
central part of intrafusal
muscle fibers
La figura a fianco riporta la struttura dei fusi
neuro muscolari.
I tendinei del Golgi

I propriocettori tendinei del Golgi sono fibre sensoriali che hanno corpi cellulari nei gangli delle radici
dorsali, come i fusi.

Le fibre sono in questo caso attraverso tutte le fibre di collagene che formano il tendine.
Hanno funzione diversa rispetto ai fusi: sono posti in serie alle fibre neuro muscolari.

Quando il muscolo si allunga, l’articolazione si piega, aumenta la tensione al tendine, rilevata da questi
recettori, detti di tensione perché sentono tensione di tendine.
Danno informazioni su contrazione del muscolo: se si accorcia o allunga.

Contrazione muscolare

Quando un muscolo si contrae, le fibre intra si afflosciano. In questa situazione smettono di scaricare, ma
non sono più in grado di dare informazioni riguardo all’allungamento.

Le intra fusali sono eccitate dai moto neuroni gamma che innervano i fusi neuro muscolari, così che
lunghezza di intra torni uguale a extra, per segnalare le differenze.
Infatti si adattano alla lunghezza muscolare per poter essere efficaci.

Durante la corsa, il quadricipite si accorcia e allunga. Il segnale che arriva ai centri deve essere sempre
efficace, perciò serve accorciamento e allungamento di intra, per segnalare allungamento e accorciarsi di
extra.

I circuiti dei riflessi spinali

È il più semplice circuito di controllo.


C’è stimolazione sensoriale che arriva a recettore sensoriale, il quale invia la parte centrale al midollo
spinale. Qui tramite una serie di sinapsi a seconda del tipo di riflesso, mediate da interneuroni, è attivato il
moto neurone, che attiva la fibra muscolare di conseguenza.
Il più ritrarre
Possiamo avere tanti riflessi, come semplice circuito
la mano da di controllo:
pentola i circuiti riflessi spinali
bollente.
Stare in piedi comporta attivazione continua di riflessi spinali perché è un’azione contro la gravità.

Riflesso da stiramento

I recettori sono quelli dei fusi neuro muscolari, avvolti attorno alle fibre fusali.
Quando il muscolo è allungato, il muscle stretch attiva i recettori e si produce potenziale graduato tipico di
tutti i recettori. Questo si trasforma, appena fuori dal fuso, in potenziale di azione.
Quindi sulla fibra del recettore, cioè nei gangli delle radici dorsali, ci sono già potenziali di azione, tanto
maggiori quanto più era allungato il muscolo.
La parte centrale, ovvero l’assone, entra dalle radici dorsali nel midollo spinale e fa sinapsi diretta con moto
neuroni coinvolti. Senza interneuroni, eccita direttamente il moto neurone.
C’è una sinapsi, ovvero un potenziale sinaptico tra neurone sensoriale e moto neurone, che nell’assone del
moto neurone diventa una scarica di potenziale di azione, che viaggia lungo l’assone e produce a livello di
giunzione neuromuscolare la contrazione del muscolo.

Il riflesso da stiramento serve a mantenere il muscolo a certa lunghezza perché stimolato da allungamento.

I muscoli si distinguono in sinergici, che concorrono alla stessa funzione, e antagonisti, se non concorrono
Il riflesso da stiramento, ruolo dei motoneuroni gamma
alla stessa funzione. Inoltre ci sono flessori (diminuisce angolo tra 2 ossa) e estensori (aumenta angolo).

Esempio se manteniamo un oggetto in mano.


Il peso dell’oggetto tende a allungare il bicipite, aprendo l’articolazione. Questo promuove il riflesso così
che il bicipite sia contratto. L'antagonista tricipite deve essere allungato.
Per allungarlo, il neurone sensoriale che fa sinapsi diretta con moto neurone che fa contrarre il bicipite, fa
anche sinapsi con interneurone inibitorio che va a inibire i moto neuroni che innervano il tricipite.
Così il tricipite si allunga.

È monosinaptico per quanto riguarda l’azione diretta sul bicipite. Per tutto il movimento c’è ovviamente più
di una sinapsi e si utilizza l’interneurone inibitorio.

Stessa cosa per il riflesso patellare, che osserviamo se con un martelletto si preme sul tendine.
La stimolazione sensoriale di allungamento è promossa dalla martellata e fa sì che neurone sensoriale ecciti
il moto neurone, che contrae quadricipite. Per i muscoli posteriori della coscia, la stessa informazione va a
inibire i moto neuroni che allungano il muscolo antagonista.

Moto neuroni gamma

I moto neuroni gamma contraggono le fibre intra fusali per adattarsi alla contrazione delle extra fusali.
Se le extra fusali si accorciano, lo stesso deve accadere alle intra fusali, altrimenti non sappiamo rispondere.
Le gamma e le alfa sono co-attivate da pathways, vie discendenti, che mantengono il riflesso pronto e attivo.
Si verifica normalmente il rilesso, ma perché sia efficace o prolungato serve controllo centrale.
Il ruolo del riflesso da stiramento è mantenere una prefissata lunghezza muscolare, che permette di tenere
un peso in mano e stare in piedi. Infatti stiamo in piedi grazie a proiezioni discendenti.
Se siamo stanchi o in certe situazioni c’è controllo minore da parte dei centri.

Il riflesso del Golgi

Parte dall’attivazione dei propriocettori tendinei del Golgi.


Il tendine si allunga e l’allungamento stimola le fibre di tipo 1B, i cui corpi stanno sempre nei gangli.
Dalle radici dorsali l’informazione entra nel midollo spinale. Si ha effetto opposto di riflesso di stiramento.
La fibra afferente fa contatto con interneurone che inibisce il moto neurone e il muscolo si allunga.

Se il peso è troppo elevato, noi lasciamo andare e il bicipite si allunga. Questo segnale che il peso è troppo è
inviato da recettori tendinei del Golgi, che rilevano che il tendine potrebbe spezzarsi.
L’informazione arriva al centro e con inter neurone inibitorio c’è inibizione e si molla la presa.

È riflesso protettivo che promuove l’allungamento anziché la contrazione muscolare di quello da


stiramento, proprio perché c’è un interneurone inibitorio.
Se si allunga il bicipite, il tricipite si deve contrarre. Si contrae tramite il neurone che fa sinapsi con
interneurone eccitatorio, il quale stimola il moto neurone che innerva il muscolo antagonista.

La differenza è che il riflesso qui è poli sinaptico e c’è inter neurone in mezzo, nonché nella funzione.
È utilizzato per esempio in caso di presa di precisione con forza muscolare controllata: avvitare vite
lentamente con precisione con x forza.

Il riflesso di retrazione

È usato per evitare danni tessutali ed è polisinaptico.


I nocicettori inviano informazioni passando dai gangli delle radici dorsali, fanno sinapsi locali con inter
neuroni eccitatori che eccitano il moto neurone e contraggono il bicipite.

C’è sempre contrazione del bicipite ma con interneurone eccitatorio, mentre per l’antagonista, c’è
interneurone inibitorio. (riflesso ipsilaterale flessorio)
La crociatura

Una volta entrato a livello delle radici dorsali, il recettore non solo fa sinapsi locali dalla stessa parte
dell’ingresso, ma anche attraversa anche la linea mediana molto precocemente: sistema spino talamico.

Se tocchiamo un oggetto che punge con il piede, si allunga il quadricipite e si contraggono i muscoli flessori
della coscia, così alziamo la gamba. Dobbiamo però spostare il peso dall’altra parte.
Il crociamento della linea mediana serve per bilanciare dall’altra parte: le inibizioni lì sono invertite, infatti
si eccita il quadricipite e si inibisce il muscolo posteriore.

Atti motori complessi

I riflessi possono originare atti motori più complessi, ritmici, che coinvolgono un segmento più esteso del
midollo spinale. I riflessi sono modulati da vie discendenti che provengono da diverse vie di controllo per
integrarli nella funzione motoria desiderata.

Esempi di funzioni motorie che coinvolgono i riflessi sono postura, locomozione, movimenti volontari.

Tono posturale

La postura è la posizione del corpo, sia a riposo che durante un movimento, volontario o imposto,
mantenuta contro la forza di gravità.
Si mantiene grazie a muscoli assiali e prossimali, perché mani, braccia e piedi sono poco coinvolti.

È un processo attivo mantenuto tale con circuiti dedicati: usiamo informazioni sia visive sia vestibolari sia
propriocettive.
L’input visivo è importante: se mostri a bambini un oggetto che si avvicina, si spostano.
Quando ruotiamo su noi stessi, cadiamo perché il sistema vestibolare non riesco a star dietro alla
stimolazione vestibolare e visiva molto forti.

Gli ingressi innescano risposte veloci e accurate, con circuiti nervosi semplici.
Il principale riflesso spinale utilizzato per il mantenimento del tono postulare è riflesso da stiramento con
innervazione gamma, che mantiene la lunghezza delle fibre intra fusali adeguata a allungamento delle extra.

Le vie che controllano la postura scorrono mediali cioè abbastanza centrali del tronco dell’encefalo e sono:

- vestibolo spinale, da nuclei vestibolari che prendono informazioni dal sistema vestibolare nella coclea,
- tratto reticolo spinale: formazione reticolare cioè una rete di neuroni in tutto il tronco encefalico che
proietta al midollo spinale.
Sono importanti per la postura e per l’equilibrio.
- via tetto spinale, parte dal mesencefalo, importante per la coordinazione di movimenti di occhi e capo.
Sistema motorio

Il tronco dell’encefalo

I nuclei del tronco dell’encefalo ricevono proiezioni dalla corteccia e dal cervelletto e trasmettono le
Il tronco dell’encefalo
informazioni al midollo e ai moto neuroni. Via reticolo-spinale e vestibolo-spinale: importanti per la postura e l’equilibrio.
Via tetto-spinale: importante per la coordinazione dei movimenti degli occhi e del capo

Le vie mediali sono la vestibolo spinale, la reticolo spinale e la tetto spinale.

Il tratto tetto spinale si origina nel collicolo superiore del mesencefalo, che riceve
- informazioni visive direttamente dalla retina, • Vie laterali

- dal sistema somatosensoriale, (rubrospinale): muscoli


distali
• Vie mediali
- dal sistema acustico. (vestibolospinale,
tettospinale,
To alfa and gamma axial and
proximal motoneurons
reticolospinale): muscoli

Attraverso la rappresentazione dell'ambiente che si forma nel collicolo superiore, il assiali e prossimali Le vie che regolano lo stato di
contrazione dei motoneuroni
alfa e gamma sono diverse

tratto tettospinale contribuisce all'orientamento visivo e al tono dei muscoli del collo. Via rubrospinale e
reticolospinale: controllo
gamma

Via vestibolospinale: controllo

La via reticolo spinale origina dalla formazione reticolare del tronco encefalico,
alfa

responsabile del nostro stato di arousal, cioè regola lo stato sonno veglia.
Mantiene la co-attivazione alfa gamma, che serve per rilevare con precisione la lunghezza delle fibre extra
fusali con i sensori adatti.

Il tratto vestibolo spinale origina dai nuclei vestibolari che ricevono informazioni dall’orecchio interno.
Questo tratto aiuta a mantenere la postura secondo il controllo vestibolare e riceve input dal cervelletto.

Le vie mediali, la reticolo spinale e la vestibolo spinale, controllano la postura, l’equilibrio e la


coordinazione dei movimenti degli occhi e del capo, legata al mantenimento della postura.

Se ruotiamo attorno a noi stessi ma muoviamo gli occhi in maniera diversa dalla testa, perdiamo l’equilibrio.
Le afferenze vestibolari per movimento e controllo della testa e le afferenze visive per controllo e Il tronco dell’en
Via reticolo-spinale e vestibolo-spinale: important
movimento degli occhi sono molto importanti. Via tetto-spinale: importante per la coordinazione

Controllano la muscolatura assiale e prossimale.

Le vie laterali invece controllano i movimenti distali, dei muscoli più distanti, cioè
avambraccio, gamba, piede.
Qui abbiamo in particolare il tratto rubrospinale:
nel nucleo rosso ci sono neuroni che ricevono afferenze da M1 e proiettano • Vie laterali
(rubrospinale): muscoli
distali

ai moto neuroni collocati lateralmente, che comandano la muscolatura distale. • Vie mediali
(vestibolospinale,

Si parla di via extra piramidale. tettospinale,


reticolospinale): muscoli
assiali e prossimali

Il cervelletto è in grado di controllare i nuclei del ponte per l’equilibrio e la postura.


Le afferenze sono da M1 e dal cervelletto.

La postura è mantenuta durante tutti gli atti motori, come locomozione: il sistema posturale riceve
informazioni riguardo a quello che sarà il movimento da compiere, per preparare una postura adeguata al
movimento. Il mantenimento della postura adeguata durante tutto il movimento è fondamentale per
compiere movimento in maniera corretta.

La locomozione

È un movimento ritmico, come deambulazione e masticazione, e ha la caratteristica di essere volontario in


partenza e termine, ma anche riflesso, cioè gestito automaticamente dai riflessi spinali nella sua durata.
Durante il movimento, se si incontra una buca, viene cambiato il programma motorio. Al di là del controllo
online esercitato dal cervelletto, ci sono un inizio e una fine volontari, con controllo dei riflessi durante.
Si attivano in sequenza muscoli flessori e estensori di una gamba e dell’altra.
Le afferenze sensoriali modulano la camminata: in particolare c’è un feedback propriocettivo sui piedi e per
l’estensione delle gambe, e visivo.

I centri coinvolti nella locomozione sono i nuclei del tronco encefalico, sotto il controllo del cervelletto che
riceve afferenze propriocettive dalle vie cerebellari.
C’è anche una guida visiva: le afferenze visive vanno direttamente a M1 e da qui alla parte lombo-sacrale
del midollo spinale. Le cosce e le gambe sono controllate da moto neuroni, dai nervi, che escono a livello
lombo-sacrale del midollo.
L’inizio del movimento viene da M1, indirettamente con sinapsi nel tronco dell’encefalo, nel bulbo.

1) locomozione Visual input to motor cortex Activation


Adjustement
2) movimenti volontari From motor cortex Cerebellum Visual guidance

Vie
spinocerebellari
(propriocezione)

Mesencephalic
locomotor
region Nuclei del tronco
dell encefalo

Medial reticular
formation

Schematic drawing of brainstem and spinal cord neuronal systems


I movimenti volontari
involved in the control of locomotion. Mn: Motoneurons.

Tutti i movimenti volontari hanno un piano motorio, una elaborazione interna del movimento, eseguibile
anche con muscoli diversi in base alla situazione.
Le afferenze tattili e propriocettive servono per stabilire il movimento.

Richiede la funzione della corteccia motoria e delle vie corticospinali.


La corteccia pre motoria prepara il piano motorio, che è trasmesso a M1, poi c’è l’esecuzione. Una volta
che il comando è stato dato, c’è necessità di rappresentare internamente il movimento da fare, cioè di
mantenere in memoria il comando. Di questo si occupa la supplementare.

Il comando alle vie corticospinali verso la muscolatura distale si accompagna al comando verso i sistemi
posturali, per aggiustare la postura così che si mantenga l’equilibrio durante il movimento.
Si parla di feedforward control, che invia informazioni al sistema posturale.
I cambiamenti inattesi della postura sono trasmessi ai sistemi posturali, che devono compensarli con
meccanismo retroattivo, di feedback control.
La postura è aggiustata in base a informazioni visive, propriocettive, tattili.

Le fibre coinvolte sono veloci, infatti non ci accorgiamo di tutto ciò.


I riflessi di stiramento sono più veloci grazie a 1A. Le informazioni propriocettive sono inoltre più veloci
perché convogliate da fibre mieliniche di tipo β, rispetto alle nocicettive e termiche. Ciò permette di
muoverci bene e sopravvivere.

Schema in alto: il cervello ha programma motorio e inizia il movimento.


Manda informazioni ai sistemi del tronco encefalico laterali, che proiettano su moto neuroni per movimenti.
Allo stesso tempo il segnale va verso sistemi posturali, che aggiustano la postura con feedback in caso di
disturbo.
Somatotopia

Le aree motorie sono organizzate in maniera somatotopica, tale che i moto neuroni che innervano muscoli
vicini sono collocati adiacenti.
Questo a livello di tutti i sistemi discendenti ma anche della corteccia, dove abbiamo rappresentazione del
corpo tale che neuroni adiacenti inviano comandi motori a parti del corpo adiacenti.
Come per sistema somatosensoriale, la rappresentazione non rispecchia le dimensioni effettive delle aree del
corpo, ma è proporzionale al numero di movimenti possibili, cioè al numero di fibre muscolari che possono
combinarsi per fare quel tipo di movimento.

La corteccia motoria primaria si trova nel lobo frontale nel giro pre centrale, mentre S1 nel post centrale.
Per i movimenti volontari, M1 invia informazioni in vario modo:
- tratti laterali,
• via indiretta: corteccia M1, nucleo rosso, vie laterali e moto neuroni posti lateralmente, che comanda
avambraccio, polso, braccio.
• via diretta: corticospinale, detta anche via piramidale, responsabile dei movimenti involontari delle parti
distali. È responsabile dei movimenti fini e complessi della muscolatura distale ed è caratterizzato da
decussazione all’80% delle fibre.

Presenta anche un tratto corticospinale mediale, che scorre medialmente lungo il midollo e il tronco,
generalmente con sinapsi in vari nuclei del tronco, per i muscoli del tronco encefalico.
Tutte le altre vie che arrivano ai moto neuroni con sinapsi intermedia nel tronco dell’encefalo sono dette
extra piramidali.

Via piramidale o corticospinale

Le vie piramidali si sviluppano nell’uomo durante il primo anno di vita.


Lo sviluppo si controlla mediante dei riflessi: il pediatra sfiora la parte laterale del piede
nel bambino. Normalmente, se il sistema piramidale è maturo, c’è chiusura del piede.

I singoli neuroni corticospinali codificano l’intensità con cui è effettuato un certo


movimento controllato dal sistema.
La direzione del movimento volontario è controllata non solo da singolo neurone, ma da
scarica di insieme di neuroni, detta codice di popolazione.
In caso di lesioni, l’animale diventa molto impacciato nel movimento, perché il sistema extra piramidale
rimane, mentre il piramidale non funziona più.

Corteccia motoria

La corteccia motoria è organizzata in moduli, colonne.


Al centro di una colonna ci sono neuroni che formano la via piramidale e la cui stimolazione evoca un
preciso e semplice movimento, come flessione di indice, che si vede stimolando elettricamente un neurone.
I muscoli attivati da questo neurone piramidale costituiscono il campo proiettivo.

Se si stimolano neuroni attorno a questi, si ha il movimento visto prima ma anche una serie di movimenti
che coinvolgono i muscoli più prossimali.
Al centro di colonna rappresentazione di muscoli distali, mentre verso la periferia si ha rappresentazione di
muscoli prossimali che servono a quel movimento, con il palmo della mano.
Allontanandosi si trova la contrazione di muscoli ancora più prossimali, cioè avambraccio e braccio.

Il pattern motorio è codificato da neuroni adiacenti disposti a corona circolare.


Fenomeno della ridondanza: stesso movimento presentato in più combinazioni.
L’implicazione di ciò è che a seconda del compito si possano attivare, a livello di M1, neuroni che
comandano neuroni diversi, come prendere microfono in 2, 3, 4 dita, tutto il palmo. C’è coinvolgimento di
avambraccio eccetera.

Avendo questa flessibilità è più facile organizzare il comando motorio: se deve cambiare il comando perché
mi scivola il microfono, il comando viene sempre da quella zona di corteccia ma coinvolge aree vicine.
Se prendo con 2 dita un oggetto e devo passare a 3, sono coinvolte sempre le stesse zone più altre adiacenti.
Così il controllo è più veloce.

Un singolo muscolo può essere attivato da un gruppo di colonne. Questo perché un singolo muscolo può
essere sinergico in movimenti diversi. Ad esempio per afferrare una bottiglia il pollice può essere usato
assieme al dito 1 oppure assieme alle dita 1 e 2.
Uno stesso neurone attiva sia primo dito sia secondo dito sia pollice. Lo stesso è fatto da un altro neurone.
Ciò aumenta la flessibilità.

Il ruolo delle cortecce

M1 dà avvio a movimenti e controlla aspetti semplici. La cellula piramidale ha tanti potenziali quanto più il
movimento è forte, con dimensione maggiore.
La pre motoria programma il movimento, in una certa sequenza, mentre la supplementare dà
rappresentazione interna e serve per la memoria.

I neuroni di M1 si attivano sia per sequenza appresa che per pressione di pulsanti segnalati da lucine.
Le pre motoria si attiva per risposta a lucine. La supplementare per sequenza motoria.

I neuroni della corteccia pre motoria si attivano quando appaiono le lucine: l’animale deve premere il tasto.
La motoria primaria si attiva quando l’animale preme.
La corteccia supplementare invece si attiva una volta che è stata appresa la sequenza motoria, perché le
lucine arrivavano con una certa frequenza.

Percorso del movimento

A livello pre frontale c’è l’idea: decisione sul compiere un determinato movimento volontario, che dipende
da tanti fattori, come sensoriali e motivazionali. È necessario valutare le conseguenze delle proprie azioni,
sia nel caso in cui compiamo sia nel caso in cui non compiamo una certa azione.

Una volta presa la decisione di compiere un atto motorio, le aree associative motorie iniziano a
programmare il movimento. Inizia il programma motorio: l’oggetto è rettangolare, lo devo affermare in x
modo, ha un certo peso, serve x forza.
Questo è trasmesso a M1, che manda in esecuzione il movimento. Ciò si controlla con vari feedbacks.

M1, oltre che mandare informazione a moto neurone per movimento, la invia anche al cervelletto (per
esempio per postura) per informare del movimento che sarà fatto.
Il cervelletto corregge il comando motorio online e proietta di nuovo alla corteccia, e riceve afferenze
propriocettive riguardo al movimento. Il feedback passa attraverso il cervelletto e va anche indietro
direttamente a M1.
Quando il programma motorio è inviato a M1 perché sia eseguito, anche questo è inviato a cervelletto, che
sa correggere il piano sulla base di sequenze apprese, immagazzinate nel cervelletto. Esempio quando
andiamo in bicicletta richiamiamo i programmi motori dell’andare in bicicletta che abbiamo imparato da
piccoli.
Ci muoviamo utilizzando le informazioni propriocettive, correggendo i piani motori.
L’esperienza motoria è immagazzinata nel cervelletto anche rispetto al fatto che, se vai in bici tra le buche,
devi fare certi movimenti piuttosto che altri.

Neuroni specchio

Alcuni neuroni delle aree premotorie sono attivi


- quando il soggetto compie il movimento, per rappresentazione interna,
- quando il soggetto vede lo stesso compito eseguito da un altro soggetto.
Sono i cosiddetti “neuroni- specchio”, scoperti per caso da ricercatori italiani che registravano da corteccia
motoria di scimpanzé: stavano facendo pausa e hanno sentito attività mentre loro erano visti mangiare.
Altri neuroni sono uditivi e motori: se animali sente aprire un qualcosa contenente cibo o lui stesso apre,
tali neuroni specchio si attivano.

Sono parte di cervello sociale, attraverso cui capiamo i movimenti altrui, perché a noi interessa l’intenzione
del movimento altrui. Non possiamo vivere da soli: il fatto stesso che il cervello sia attrezzato in varie aree
per capire le altre persone attraverso l’attivazione di neuroni è la prova di ciò.
C’è rappresentazione di intenzione e di concetti. Questo genere di argomentazioni ha fatto ipotizzare che ci
sia la T.O.M.: teoria della mente. Noi abbiamo un’idea di ciò che l’altra persona pensa.

Noi impariamo per imitazione grazie ai neuroni a specchio. Si attivano gli stessi neuroni che servono per
fare x azione vedendo un altro fare quella data azione.

Il cervelletto

Il cervelletto è situato rostro dorsalmente al ponte e si chiama cervelletto perché ha forma di cervello, ma
volume diverso, circa il 10 % di quello del cervello. Ha giri e circonvoluzioni, e una architettura modulare
ripetuta, con numero di neuroni superiore a quello del cervello: è molto denso.

Ha tre funzioni svolte da 3 parti diverse:


- controllo della postura: più antica logeneticamente,
- controllo online del movimento
- programmazione del movimento, controllo motorio.

Ha una serie di input e output adeguati: sa valutare differenza tra comando motorio inviato e effettivo
movimento eseguito. Riceve informazioni sul comando motorio e sul movimento eseguito e controlla se è
stato eseguito correttamente.
Per fare ciò riceve anche dalla periferia, non solo da M1, tramite propriocezione e sistema visivo.

Corregge il movimento online perché proietta direttamente a nuclei dell’encefalo, e alla corteccia motoria
primaria e ha strutture che controllano direttamente i circuiti spinali.

Ha una serie di circuiti modulari contenenti informazioni diverse immagazzinate a seguito dell’esperienza.
Le sinapsi del cervelletto sono molto modi cabili a seguito dell’esperienza. Mediante proiezioni a corteccia
motoria e pre motoria corregge il piano motorio.

In caso di lesioni al cervelletto non si hanno paralisi o debolezza di contrazione muscolare, ma ci sono
- la perdita di accuratezza spaziale e temporale della coordinazione del movimento,
- la compromissione di equilibrio
- la compromissione di apprendimento motorio e di funzioni cognitive, legate a percezione del tempo.
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Lezione 25.11.2021

Il cervelletto

È un importante centro di controllo del movimento e ha i lobi flocculo-nodulare, posteriore e anteriore.

Funzionalmente si divide in:


- spino cerebello, contribuisce a postura e coordinazione dei movimenti volontari e controllo online del
movimento.
- vestibolo cerebello, più antico e in comune con i mammiferi più primitivi, che contribuisce a
mantenimento di equilibrio e controllo di movimenti oculari e postura.
- cerebro cerebello, per aggiustamento del piano motorio e immagazzinamento delle procedure imparate,
ma anche per apprendimento motorio. C’è continuo aggiornamento delle nostre abilita motorie.

Dal punto di vista filogenetico si divide in:


- il vestibolo cerebello corrisponde all’archicerebello: lobulo flocculo-nodulare e ulula.
- lo spino cerebello corrisponde al paleo cerebello: verme e regioni attorno ad esso di entrambi gli emisferi.
Il verme è la parte delineata dai due solchi longitudinali del cervelletto. Suddivisioni anatomiche del cervelletto

- il cerebro cerebello corrisponde al neocerebello, : regioni laterali degli emisferi.

La suddivisione è data dalle fessure orizzontale, posteriore, primaria.

Non c’è corrispondenza effettiva tra i lobi e queste aree: solo il vestibolo cerebello
corrisponde al lobo flocculo-nodulare, mentre gli altri a più lobi.

Caratteristiche delle aree

Il vestibolo cerebello

Riceve ingressi dal labirinto vestibolare, vicino alla coclea, i cui nuclei sono vicino all’orecchio interno.
Il suo output va direttamente ai nuclei vestibolari motori, che controllano i sistemi mediali del tronco
dell’encefalo per postura, non ai nuclei sottocorticali del cervelletto.

Lo spino cerebello

Riceve input sempre dal sistema vestibolare, ma anche da sistemi di propriocezione prossimale, dal nervo
facciale, dal sistema visivo, dal sistema acustico.

Proietta al nucleo del fastigio e al nucleo interposito.


Il fastigio proietta ai sistemi discendenti mediali per il controllo del tronco e delle parti prossimali, mentre il
nucleo interposito proietta ai sistemi discendenti laterali per il controllo delle aree distali.

Riceve afferenze da diversi sistemi e informazioni dalla corteccia e manda output ai sistemi per il controllo
online dei movimenti del tronco, delle braccia, delle mani. Corregge movimento in esecuzione.
Il cerebro cerebello

Riceve informazioni dalla corteccia pre motoria e motoria primaria sul piano motorio che sarà eseguito: le
afferenze corticali.
Proietta attraverso sinapsi alla corteccia motoria e pre motoria per la correzione del piano motorio sulla
base dei piani motori appresi, sulla base dell’esperienza. Comunica solo con la corteccia, sia primaria che
pre motoria. Il movimento non è ancora stato mandato in esecuzione.

Sistemi mediali
del tronco
dell encefalo

Ingressi: vestibolo cerebello: labirinto vestibolare=>riceve segnali vestibolari


spinocerebello verme: labirinto vestibolare, propriocezione prossimale, facial, visual and auditory
Corteccia cerebellare inputs; spinocerebello, propriocezione distale dal midollo spinale;
cerebrocerebello, afferenze corticali

La corteccia cerebellare è organizzata su tre strati e contiene 5 tipi di neuroni: del Golgi, di Purkinje, stellate,
a canestro, granulate.

Il cervelletto, che ha uscita eccitatoria, inibisce l’attività continua dei suoi nuclei.

I nuclei profondi del cervelletto sono tonicamente attivi e producono una forte eccitazione postsinaptica:
mandano scarica all’esterno se non succede niente. Le cellule del Purkinje li inibiscono, con il GABA,
controllando così l’ingresso eccitatorio ai sistemi motori discendenti mediali (vie reticolospinali).

Le cellule del lobulo flocculo-nodulare vanno a proiettare direttamente al nucleo vestibolare laterale,
inibendolo (via vestibolo spinale).

Lesioni

Le lesioni a questi nuclei causano tremore intenzionale, perché c’è solo inibizione e incertezza. Se non c’è il
giusto timing, il movimento diventa irregolare e manca la temporizzazione corretta tra muscoli antagonisti e
agonisti. La coordinazione motoria è dovuta al cervelletto.
Anche la capacità di produrre tapping sequenziali a tempo è danneggiata.

La lesione delle parti mediali degli emisferi del cervelletto produce questo danno perché i soggetti non
riescono ad eseguire ( far partire e condurre) a tempo i movimenti.

La lesione delle parti laterali degli emisferi cerebellari produce un danno perché interferisce con la capacità
cognitiva di attivare un meccanismo centrale tipo orologio.
Questi pazienti hanno difficoltà a giudicare quanto tempo è passato da un Tempo 0 in compiti puramente
percettivi (giudicare quale stimolo è di durata maggiore o quanto velocemente si muove un bersaglio).
Apprendimento motorio

Il cerebro cerebello con i nuclei della base partecipa a compiti motori di programmazione.
Le aree motorie integrano le informazioni e inviano il comando motorio, una copia del quale va allo spino
cerebello, che ha il compito di confrontare il piano con l’effettivo movimento segnalato dai propriocettori,
dal visivo e del vestibolare.
Corregge gli errori di esecuzione o compensa per errori nel comando, proiettando ai sistemi mediali e alla
corteccia.

Il cervelletto fa uscire un segnale di errore confrontando il piano motorio ottenuto con il movimento
eseguito, indirizzato alla corteccia pre motoria, che pianifica un nuovo piano e lo invia a M1. Il piano si fa in
base alle capacità motorie dell’individuo.
Invece per il movimento in esecuzione interviene lo spino cerebello, dunque lui si occupa di rilevare errore
riguardo al tipo di movimento eseguito, non nel piano.

La corteccia cerebellare

La corteccia cerebellare laterale proietta al nucleo dentato (emisferi laterali) il quale proietta al talamo, che
proietta in corteccia, che proietta al tronco dell’encefalo e al midollo spinale.

Oppure proietta al nucleo rosso, che proietta alle olive inferiori del ponte, che proiettano alla corteccia
cerebellare tramite le fibre rampicanti.

Le cellule del Purkinje si connettono alle fibre parallele, la cui attività si lega al verificarsi di un errore nel
movimento, che si inibiscono in caso di errore.
L’errore segnalato da fibre rampicanti inibisce un set di parallele, quindi l’uscita del Purkinje, e si cambia
l’uscita cerebellare. Così si corregge l’errore.

L’apprendimento motorio si basa su una serie di segnali di errore: questo avviene finché non c’è più errore
rilevato, cosa che indica la corretta esecuzione del movimento.
L’apprendimento motorio è un apprendimento per prove ed errori, fino alla formulazione di un piano
motorio che consente una corretta esecuzione del movimento. Questo piano motorio è immagazzinato e
riutilizzato.

Inoltre il cervelletto dà contributo per il linguaggio, riguardo al timing.


Lesioni cerebellari influenzano l’apprendimento di compiti di associazione di parole. Il linguaggio perde la
musicalità, la prosodia, diventando lento e meccanico.
Con RM funzionale si osserva attivazione cerebellare in molti compiti cognitivi, che devono essere studiati
nel dettaglio.

I nuclei della base

I nuclei della base importanti per movimento volontario sono la substantia nigra, il globo pallido, il
putamen, il nucleo caudato, i subtalamici.
Non sono collegati a tronco dell’encefalo e midollo spinale, ma proiettano direttamente al talamo e ricevono
ingressi soprattutto dalla corteccia cerebrale.
In caso di disturbi si ha tremore a riposo ≠ cervelletto, perché lì il tremore è legato a errore in movimento
muscolare. Inoltre ci sono i movimenti involontari detti coree, povertà e lentezza di movimento.
Lesioni ai nuclei della base producono anche deficit cognitivi (habits, memoria implicita) = ruolo più vasto
di quello motorio. Intervengono anche in decisioni e rimpianto.

Il circuito parte dalla corteccia e informa sul movimento da fare.


C’è un ingresso eccitatorio con glutammato verso il caudato, che comunica con globo pallido mediante
parte esterna e interna, con circuiti diversi, inibendo il globo.
A sua volta il globo pallido inibisce il talamo, che eccita la corteccia.
Glu Glu

Il caudato inibisce substantia nigra che eccita il caudato con proiezioni


GABA GABA
dopaminergiche: circuito che si rompe nel Parkinson. GABA

Il globo pallido inibisce il nucleo subtalamico che eccita il globo pallido con GABA DOPA GABA
Glu

glutammato.
Ingresso dalla corteccia allo striato, uscita dal globus pallidus al
talamo, interconnessioni interne
Questo si utilizza per definire un piano motorio, bilanciando due vie nei nuclei della base.
Ci sono connessioni inibitorie ed eccitatorie.

Una struttura A inibisce un’altra struttura B, e a sua volta la A è eccitata da E.


Tanto più E eccita A, quanto più A inibisce B.
Inibizione prodotta da struttura è proporzionale a quanto la struttura è eccitata.
Ciò vale per l’inibizione e per l’eccitazione.

Connessioni nei nuclei della base


Facilita l attività corticale Riduce l attività corticale

Il caudato e il putamen ricevono afferenze da substantia nigra sia


eccitatorie che inibitorie.
Il caudato inibisce il globo pallido nel segmento interno, che inibisce
nucleo del talamo che eccita la corteccia frontale.

Il risultato netto della via è eccitatorio.

Il caudato inibisce il globo pallido nel segmento esterno che inibisce il


nucleo subtalamico, che eccita il globo pallido nel segmento interno,
che inibisce il nucleo del talamo.
Il nucleo del talamo eccita la corteccia.

Se prevale l’altra parte, c’è inibizione al movimento. C’è giusta inibizione e eccitazione.
Il caudato molto eccitato inibisce il globo pallido.
Due inibizioni consecutive danno eccitazione: - - = +.

Il talamo è più o meno eccitato o inibito e a seconda di ciò eccita più o meno la corteccia.

Connessioni nel Parkinson


Parkinson

Nel Parkinson si perde questo equilibrio:


mancano le sinapsi dopaminergiche al caudato, perché la substantia
nigra degenera. Tremore
(canali Ca LTS)
Esce un’uscita molto inibitoria sul talamo, che non eccita la corteccia.
Il movimento non è effettuato.
Ciò comporta l’incertezza del movimento, la postura alterata, rigidità muscolare, movimento a scatti,
freezing (difficoltà ad alzarsi da posizione seduta), brevicinesia (movimenti lenti).

Si associa anche a sintomi non motori in molti pazienti: deficit di funzioni esecutive, come attenzione
ridotta, confusione, disorientamento, difficoltà a trovare linguaggio.
Anche depressione, correlata a diminuzione di attività di sinapsi con dopamina = delezione, cioè morte, di
cellule dopaminergiche della substantia nigra pars compatta:
si somministrano farmaci che aumentano attività di sinapsi, mantenendo di più la dopamina neutralizzando
gli enzimi che neutralizzano le monoammine.
Ci sono farmaci che uniscono la ricaptazione delle monoammine nel pre sinaptico.

È possibile fare il trapianto di un precursore della dopamina, detto L-DOPA. Ci sono terapie chirurgiche,
come lesioni del globo pallido, così che l’uscita inibitoria eccessiva sia bloccata.
Funziona anche stimolazione elettrica, che aumenta effetto eccitatorio.

La corea di Huntington è a carico dei nuclei della base, dello striato. Manca inibizione la talamo, quindi c’è
un eccesso di attività eccitatoria di ritorno alla corteccia. Movimenti involontari non inibiti ed effettuati.

Aree associative

Nonostante gli studi delle neuro scienze, molte cose non si sanno ancora.
Le funzioni cerebrali superiori sono complesse e il segnale è recepito dalle aree sensoriali primarie per
raggiungere, con processo a tappe che coinvolge le aree associative polimodali, fino a aree motorie.

Le aree associative polimodali sono ritenute il substrato anatomico delle funzioni superiori e sono
particolarmente sviluppate nei primati e nell’uomo.
Gran parte della corteccia è occupata dalle aree associative: area posteriore associativa, area associativa
Le aree associative occupano una gran parte della
limbica, area anteriore associativa. superficie corticale

Nell’uomo le aree associative sono particolarmente espanse rispetto


a corteccia motoria primaria e somatosensoriale primaria.

Se c’è un piatto di pasta fumante, da quando lo percepiamo a quando compiamo atto motorio verso di esso
cosa succede?

L’area visiva primaria analizza tutti gli aspetti visivi rispetto a tale stimolo, come l’area olfattiva.
Identifichiamo il tipo di stimolo (condimento della pasta) grazie alle aree associative unimodali, come V4.
Unimodale perché è solo visiva, e associativa perché raccoglie informazioni da V1 e ricostruisce.
Le informazioni olfattive e visive sono elaborate da corteccia associativa polimodale, la posteriore. Ci
facciamo un’idea dell’oggetto posto davanti a noi.
L’informazione sull’oggetto, collocata posteriormente, viaggia in direzione postero anteriore verso la
corteccia anteriore dove si trova l’area associativa anteriore.
Si decide cosa fare con l’oggetto: mangiarlo oppure no.
Tale decisione si prende in base all’informazione che arriva allo stesso tempo dall’area associativa limbica,
dove si genera la motivazione. Si considerano le conseguenze.

La decisione si comunica alla corteccia pre motoria, che attua il piano motorio adeguato. Il piano motorio è
comunicato a M1 per l’esecuzione del movimento. Anche stare fermi è un piano motorio.
Questo è sul flusso di informazioni che attraversa il cervello in un lampo.

Nelle aree sensoriali l’informazione va dalle cortecce primarie e poi alle secondarie ≠ motorio.
Le aree associative sensoriali multimodali integrano diverse modalità sensoriali
e comunicano con le aree associative motorie che programmano il movimento

Tre principi sulle aree associative

1. L’informazione è elaborata dalla periferia, dalle aree unimodali e poi dalle aree associative multimodali
nella parte posteriore degli emisferi: le cortecce posteriori parietali e temporali.

2. Le informazioni delle diverse modalità convergono su aree di corteccia che integrano un evento
polisensoriale.

3. Le aree associative posteriori sono largamente interconnesse con le aree associative frontali responsabili
per la pianificazione del movimento.
Le aree anteriori convertono i piani per il comportamento futuro in risposte motorie.

Le funzioni delle aree associative si conoscono con lesioni ma anche con risonanza magnetica durante
attività e con studi su pazienti con danni.

Le aree associative nel dettaglio

L’area associativa posteriore (area occipito-temporo-parietale) integra le informazioni provenienti da


modalità diverse.
È implicata in attenzione, linguaggio, orientamento spaziale, riconoscimento di sé e dell’ambiente.
Partecipa a organizzazione di movimenti complessi.

Area associativa anteriore, corteccia prefrontale, è associata a funzioni esecutive del comportamento, come
possibilità di cambiare strategia, pianificazione, risoluzione di problemi, monitoraggio di prestazioni,
valutazione di conseguenze, pensiero astratto, memoria di lavoro.
Nell’anziano muoiono molti neuroni in questo area, da qui le difficoltà maggiori.
Area associativa limbica: situata lungo le facce mediali degli emisferi cerebrali.
È implicata nella formazione della memoria dichiarativa a lungo termine e nel comportamento emotivo.
Area associativa posteriore

L’area associativa posteriore è alla giunzione dei lobi temporale, occipitale e parietale.
In questa area occipito-temporo-parietale c’è rappresentazione completa del mondo che ci circonda, nonché varie
funzioni:
• attenzione per stimolazioni di tipo diverso,
• linguaggio (soprattutto area di Broca),
• orientamento spaziale, via del Where, che fa capire la relazione tra mondo esterno e noi stessi,
• riconoscimento di sé e dell’ambiente.

Area associativa anteriore

L’area associativa anteriore, nella corteccia prefrontale, è associata a funzioni esecutive del comportamento:
• pensiero astratto,
• memoria di lavoro,
• pianificazione e modifica di strategia,
• monitoraggio di prestazioni,
• problem solving e valutazione di conseguenze,

Area associativa limbica

L’area associativa limbica, nelle parti mediali degli emisferi, è implicata nella formazione di memoria dichiarativa
a lungo termine e nel comportamento emotivo.

Metodi di studio delle funzioni

Le funzioni sono osservate e dedotte principalmente da osservazione di pazienti con lesioni corticali selettive e
dall’utilizzo di tecniche di neuroimmagine, come la risonanza magnetica funzionale e la PEC, non la TAC.
Si utilizza anche la stimolazione magnetica transcranica che permette di provocare lesioni transitorie.

Più recentemente, dal 2000, le ricerche hanno dimostrato che durante lo svolgimento di compiti che coinvolgono le
funzioni cerebrali superiori è evidente la presenza di una rete di aree associative attive.
Quindi funzionano anche in parallelo tra loro: ci sono circuiti attivi e una frequenza di scarica su tali circuiti, se
scaricano alla stessa frequenza ci sono onde di sintonizzazione che attraversano tutto il nostro cervello.
Gli studi cercano di capire come le onde siano correlate alle facoltà cognitive attuali.

Le oscillazioni coordinano l’attività di neuroni lontani tra loro, a volte non in collegamento diretto, coordinano
l’attività delle reti neurali così distribuite.
In caso del compito di riconoscimento visivo basato su immagini frammentate, si osserva che quando il soggetto
riconosce ci sono oscillazioni su specifiche bande di frequenza sincronizzate per le aree temporali, occipitali e
frontali. Questa sincronizzazione manca in caso di fallimento nel compito.

Il cervello ha molte funzioni in comune con computer e algoritmi di riconoscimento. Nei centri di calcolo abbiamo
una potenza elevata che permette di fare operazioni complicate, come le previsioni meteorologiche. Diversi
computer elaborano informazioni diverse, integrate da un algoritmo.

La sincronizzazione o mancanza di sincronizzazione mettono in collegamento il cervello nelle sue aree,


determinandone il corretto funzionamento. Nei disturbi psichiatrici c’è una mancanza di sincronia nelle oscillazioni.
La corteccia prefrontale

La corteccia pre frontale La corteccia che


circonda il solco
principale è coinvolta
nella pianificazione ed in
operazioni che usino una

Sulla base di neuroimaging si conoscono le aree specifiche. memoria di lavoro


(working memory).

La parte che circonda il solco principale è coinvolta nelle pianificazioni e in compiti che
La corteccia
orbitofrontale fa parte del

usano la memoria di lavoro. sistema limbico


(emozioni)

La corteccia orbito frontale, che sovrasta le orbite, oltre ad avere ruoli decisionali e nel
rimpianto, fa anche parte del sistema limbico.
Qui c’è valutazione degli stati emotivi.

Test psicologici

Con dei compiti specifici si testano le funzioni del lobo frontale e dell’area associativa anteriore.
Il test neuro psicologico semplice della Torre di Hanoi prevede che il soggetto sappia costruire una torre secondo
vincoli e mosse, in base a pianificazione.
Gli è mostrato solo l’obiettivo finale ≠ torre di Londra, che mostra sia l’inizio che la fine.

Nel test del Wisconsin si utilizza un mazzo di carte con vari colori, simboli e numeri.
Lo sperimentatore, chi somministra il test, chiede di ordinare le carte in un mazzo adeguato, secondo un criterio
scelto dallo sperimentatore, per esempio secondo colori, simboli, numeri.
Il paziente, di solito con problemi, fa un certo numero di errori. Viene corretto e continua a farli. Si calcolano gli
errori e sulla base dei punteggi si fanno valutazioni, in relazioni allo standard di normalità.
Test della funzione del lobo frontale

Un altro test usato per valutare l’integrità della corteccia pre frontale è il test di risposta ritardata, che testa la
memoria di lavoro.
Al bambino è dato il giocattolo, poi questo è messo sotto a un telo mentre il bambino vede, ma lui non sa più dov’è.
Di questo si occupano i neuroni che circondano il solco principale, attivi durante compiti di memoria di lavoro.
Quando l’animale o bambino non riesce a fare il compito, si ha frequenza di scarica iniziale, poi manca la risposta.

Memoria di lavoro

I neuroni hanno una mappa del campo visivo contra laterale da usare per memoria di lavoro.
Si mettono lucine in vari punti del campo visivo mentre si registra da diversi neuroni, osservando che in aree a
destra c’è risposta maggiore di neuroni che si trovano nella corteccia pre frontale di sinistra.

L’attività delle aree prefrontali, coordinata con l’attività delle posteriori, ci permette di riconoscere gli oggetti
anche in caso di rotazione, in base all’esperienza fatta sotto una prospettiva canonica e a processi di rotazione
mentale.

Compiti complessi

Gli anziani con prestazioni buone, a parità di performance rispetto al giovane, mostrano una maggior attivazione
bilaterale delle aree prefrontali ≠ giovani, dov’è lateralizzata a un emisfero.
Inoltre la corteccia pre frontale ha ruolo nel recupero di tracce di memoria dichiarativa formatesi da molto tempo:
si attiva durante la codifica e il recupero di memorie episodiche. Con stimolazione transcranica magnetica, si ha
interferenza con prestazione di soggetti impegnati in compiti di memoria episodica.
In caso di lesioni alle aree associative prefrontali c’è la cosiddetta amnesia della fonte, ossia l’incapacità di
ricordare quando e dove un nuovo fatto è stato appreso.

Esempio di Phineas Gage, che ha subito lesioni alla parte ventrale e mediale della corteccia pre frontale. Diventò
inaffidabile e incapace di organizzarsi nel lavoro e nella vita.

Aspetto decisionale

Gli studi di Damasio utilizzano un test di laboratorio che simula un gioco d’azzardo.
Ci sono 4 mazzi di carte e i soggetti non sanno quanto devono pescare.
I primi due mazzi contengono carte che danno guadagno sostenuto, gli altri due danno guadagno più modesto.
Ogni tanto c’è carta di imprevisti che fa perdere soldi.
Dunque conviene pescare dal mazzo con perdita minore e guadagno minore, detto vantaggioso.
Invece i soggetti con lesioni alle aree ventromediali, che includono la corteccia orbito frontale, continuano a
pescare dal mazzo svantaggioso.

Si è visto anche che la pre frontale si attiva quando valutiamo stimoli più attrattivi per noi, dunque è implicata anche
nei meccanismi alla base del comportamento emotivo e della qualità di attrattivo.

Corteccia frontale mediale

È particolarmente responsabile della flessibilità del comportamento e del controllo cognitivo su di esso.
L’individuazione di conseguenze sfavorevoli, di errori di risposta, di risposte conflittuali, attivano zone nella
corteccia frontale mediale ed evocano attività neuronale nella corteccia frontale mediale posteriore.
Questa include anche la corteccia cingolata anteriore, e ciò si correla con la successiva correzione della prestazione
comportamentale.

La corteccia frontale mediale sembrerebbe quindi implicata nell’attività di monitoraggio di comportamenti in


contesti in cui si anticipa la presenza di una ricompensa,
mentre la corteccia prefrontale laterale sembrerebbe implicata nell’implementazione delle correzioni alle strategie
comportamentali

La corteccia parietale posteriore destra

I soggetti con lesioni in questa corteccia a destra mostrano incapacità di percepire, esplorare e agire nello spazio
controlaterale alla sede lesa, pur in condizioni di normalità di canali sensoriali.
Si parla di eminegligenza spaziale, ovvero incapacità di percepire esistenza di un lato dello spazio e del proprio
emisoma.

L’attività delle cortecce sensoriali primarie non è sufficiente per percezione cosciente se manca l’attività della
corteccia parietale posteriore.
Nella descrizione a memoria della Piazza del Duomo a Milano, quando i pazienti immaginavano di essere rivolti
faccia al Duomo descrivevano solo una metà della piazza,
mentre quando immaginavano di essere schiena al Duomo descrivevano l’altra metà della piazza.

È stato osservato, marginalmente, un fenomeno di dislessia da neglect, perché leggiamo da sinistra a destra.
Si osserva anche che la corteccia parietale posteriore è implicata nella cognizione numerica.
È la sede della linea mentale dei numeri, ossia della visualizzazione della successione dei numeri lungo una linea,
più piccoli a sinistra più grande a destra.
Perciò i soggetti con lesioni non sanno dire la cifra nel mezzo tra 1 e 9, e dicono 8.

In generale il neglect si testa con compiti neuro psicologici come bisezione di linee, di cancellazione di segmenti, di
cancellazione di lettere.

La corteccia parietale posteriore sinistra

Il linguaggio è in prevalenza a carico dell’emisfero sinistro.


Una lesione all’area associativa parietale posteriore a sinistra coinvolge l’aspetto linguistico di comprensione, sia
attraverso la vista sia attraverso l’udito sia attraverso la lettura del Braille.
Ciò si lega alla presenza del giro angolare, dell’area di Wernicke e di altre aree perisilveriane.

Il modello di Wernicke si basa su pazienti con amnesie specifiche, come per la produzione linguistica (nel lobo
frontale), che non riescono a produrre linguaggio, ma ne hanno uno telegrafico.

È stato proposto un modello per cui si attivano in serie aree che si occupano di aspetti specifici del linguaggio.
In caso di lettura, prima si attiva la corteccia visiva, poi l’area di Wernicke per la comprensione di parole, poi
l’area di Broca, per eventuale produzione del linguaggio (lettura a alta voce x esempio, pensiero), poi c’è
connessione a aree premotorie, per programmazione di movimenti di nostra glottide e lingua.

Il linguaggio è in prevalenza a carico dell’emisfero sinistro.


Una lesione a sinistra coinvolge l’aspetto linguistico di comprensione se è area posteriore associativa, sia attraverso
la vista sia attraverso l’udito sia attraverso la lettura del Braille.

Corteccia parietale inferiore

Ha un ruolo importante per memoria di lavoro, a sinistra verbale e a destra visiva.


La sinistra è il substrato neurale del magazzino fonologico per memoria di lavoro verbale.
Il magazzino per la memoria di lavoro non verbale (il ‘taccuino visuo- spaziale’) è situato nella corteccia parietale
inferiore destra.

La memoria di lavoro emergerebbe quindi dal coordinamento dell’attività di zone parietali (magazzino fonologico
e taccuino visuo-spaziale) e zone prefrontali (esecutivo centrale).

Il sistema limbico

È costituito da diverse aree, localizzate ventralmente e mediamente nel lobo


temporale e frontale, e da strutture corticali, tra cui l’ippocampo, il giro
paraippocampico, la fornice, il giro cingolato, l’amigdala.

In caso di lesioni al lobo temporale si ha Sindrome di Kluver-Bucy,


per cui i soggetti sono docili, hanno scarse reazioni emotive, disinibizione sessuale, scarse capacità di riconoscere
gli oggetti, amnesia anterograda e retrograda attuale (in caso di coinvolgimento dell’ippocampo).

La memoria anterograda riguarda il ricordo di ciò che avviene da un certo momento in avanti.
La memoria retrograda è il ricordo di ciò che è avvenuto prima di un certo momento.
La plasticità sinaptica

Il nostro cervello è in grado di cambiare i circuiti cerebrali in base alle esperienze che noi facciamo.
La capacità di modificare i circuiti nervosi è definita plasticità neurale.
Il livello di plasticità è molto elevato: il cervello cambia continuamente man mano che cresciamo.

Il comportamento dipende da come i circuiti si modificano nell’arco della nostra vita.


La plasticità è presente in tutto il SNC ma è più elevata in corteccia.
Senza di essa, il cervello non si sviluppa correttamente, il comportamento è stereotipato e immodificabile con
l’esperienza, mancherebbe la memoria del passato.

Sempre di più gli interventi in caso di perdite di capacità nervose in seguito a traumi si basano sul recupero di
funzioni -non necessariamente quelle perse- con il potenziamento di altri circuiti che possono compensare la
perdita. Si può correggere ciò che si è danneggiato, ma anche potenziare altro => dislessia.

Principio di Hebb

Hebb, non un medico né un neurologo.

Se c’è una sinapsi tra un neurone A e un neurone B, e A rilascia sempre neurotrasmettitore verso il B,
e A ha altra sinapsi con un neurone C, con cui non comunica molto,
la sinapsi tra A e B si rafforza, mentre tra A e C si indebolisce.

I neuroni provano a contattare gli altri durante lo sviluppo e i circuiti che funzionano sono mantenuti attivi, mentre
gli altri diventano inattivi. Dopo l’inattività il collegamento si perde.
Se il neurone comunica solo con un gruppo di altri ma la sinapsi è inattiva, lui muore.

Principio di Hebb: c’è rafforzamento delle sinapsi in cui il neurone pre sinaptico ha ripetutamente successo
nell’attivare il bersaglio post sinaptico.
Se A fallisce ripetutamente nell’attivare B, la connessione tra A e B si indebolisce.
Ciò spiega perché i bambini siano definiti universal listeners.

Sinapsi con attività sincrona

Ci sono 3 neuroni collegati al neurone B attivi sincronicamente, e 2 attivi asincronamente.


Le ultime due sinapsi si indeboliscono, mentre le prime tre si rafforzano.

Esempio di memorie emotive

L’amigdala è struttura cruciale per manifestazione di risposte di paura innata e per formazione di risposte di paura
appresa. L’esperienza modifica i circuiti dell’amidgala.

Lo si osserva nel caso del condizionamento classico:


1) se siamo esposti a stimolo innocuo, amigdala non si attiva.
2) se in concomitanza siamo esposti anche a un forte rumore, l’amigdala si attiva.
3) quando siamo esposti di nuovo al suono innocuo, l’amigdala si attiva in seguito all’esperienza.

L'esperienza, tramite fenomeni di plasticità sinaptica, ha causato un cambiamento in uno specifico circuito cerebrale
e dunque il comportamento del soggetto.
La plasticità sinaptica

La plasticità si trova in tutta la corteccia, ma anche in altre strutture come l’amigdala e il cervelletto.
Dunque i suoi meccanismi sono gli stessi in tutto il SNC, mentre la funzione è specifica in base all’area
interessata.
Per esempio nel caso del condizionamento classico si realizza un nuovo circuito nell’amigdala
1) da quello che risponde allo stimolo innocuo,
2) da quello che risponde allo stimolo nocivo.

Nel cervelletto

È responsabile dei condizionamenti di tipo motorio.


Un classico esempio è il riflesso di ammiccamento: se si soffia sull’occhio dell’animale, lui chiude gli occhi.
Uno stimolo tattile sulla cornea produce, a scopo difensivo, la chiusura degli occhi.
Se lo si associa ad un altro stimolo, si avrà che, quando lo si riproduce, l’animale chiude entrambi gli occhi.

Si forma nel cervelletto un circuito di associazione, dato che questo è un atto motorio. Nel cervelletto arrivano e
convergono l’informazione tattile e quella uditiva.
Fanno parte dello stesso circuito attivando il circuito stesso. Questo si attiva indipendentemente dalla presenza
contemporanea dei due. Ciascuno dei due può attivarlo.

A seconda dello stimolo, della durata del condizionamento.. il circuito può restare anche per molti mesi.

Le false memorie

Le false memorie sono ricordi che noi crediamo essere davvero basati su un evento esperito, che però in realtà
non è mai avvenuto. Creare false memorie è possibile grazie alla plasticità sinaptica, per questo si formano nei
bambini.

Si può indurre un bambino a credere di aver esperito qualcosa che non ha davvero esperito.
Questo è un problema in caso di molestie e violenze. Il bambino che potenzialmente ha subito una violenza non
deve essere influenzato in alcun modo, ma deve essere maneggiato da persone competenti che non inducano un
ricordo. Il modo in cui si chiedono le cose al bambino è cruciale.
Le false memorie sono uno dei trucchi utilizzati dai prestigiatori.

Si basano sugli stessi meccanismi di plasticità della memoria.

Esperimento del topo

Il condizionamento alla paura avviene mettendo il topo in gabbia e facendogli sentire un suono nella stessa
gabbia, dando in contemporanea una scossa elettrica. Quando l’animale sente il suono, mostra i segni di paura: si
inarca e alza il pelo. Si crea così il condizionamento alla paura.

La paura si lega al contesto in cui questa si crea.


Se facciamo condizionamento sempre nella stesso ambiente, nella stessa gabbia, lui associa anche la gabbia alla
scossa, dunque lì prova paura. Se sente il suono in un altro contesto, non ha paura.

Responsabili di associazione al contesto sono i circuiti dell’ippocampo, che contengono le plays cells, in grado di
attivarsi in determinati luoghi, come la nostra aula.
Si mette il topolino in gabbie, rappresentate da gure geometriche.
I neuroni attivi sono i cerchi colorati in basso.

Si applica una tecnica chiamata Dox che induce l’attivazione, mediante la luce, delle plays cells.

All’inizio il topolino è nella gabbia A, per cui si attivano le plays cells A e non c’è stimolo nocivo.
Poi si mette il topolino nella gabbia B e si opera il condizionamento con uno stimolo nocivo, mentre
artificialmente si attivano i neuroni A specifici per l’altra gabbia.
I neuroni specifici per la gabbia B, in questi caso in grigio, si attivano, insieme a quelli della gabbia A.

È stato condizionato alla paura nella gabbia B, ma è come se l’avesse esperita anche nella gabbia A dato che
mentre era nella B erano attive le plays cells per la A.
Lui associa la paura alla gabbia B e alla gabbia A a causa dell’attivazione artificiale dei neuroni A, per cui anche
nella gabbia A avrà un reazione di paura.

La vera memoria si ha per la gabbia B, mentre artificialmente sono stati attivati i neuroni della A.
Se lo metto nella C non succede niente, perché non è condizionato e non sono attivati altri neuroni.

Ciò prova che i fenomeni di plasticità che regolano le false memorie e le memorie reali si sovrappongono.

Meccanismo di plasticità sinaptica: LTP

Segue il principio di Hebb: è un potenziamento a lungo termine, cioè un potenziale post sinaptico, che si verifica
se c’è sinapsi tra A e B.

Se A attiva ripetutamente B, c’è molto rilascio di neurotrasmettitore e B si depolarizza, perché il neuro


trasmettitore si lega ai suoi recettori.
Il legame provoca un cambiamento di potenziale post-sinaptico, IPSP o EPSP.
Se scarica ad alta frequenza, la depolarizzazione dura tanto.

Di norma il potenziale post sinaptico termina dopo un po’ perché ci sono processi che neutralizzano il
neurotrasmettitore, che per esempio può essere riassorbito, legandosi a recettori pre sinaptici che fanno in modo
che la membrana lo inglobi.
Con i neurotrasmettitori monoamminergici c’è ricaptazione, ma anche un’altra modalità, tipica dell’acetilcolina e
di alcuni monoamminergici, ovvero l’idrolisi.

A prescindere dal processo utilizzato, se diminuisce il neurotrasmettitore, anche la sinapsi è indebolita.


Dopo ci sarà un’altra comunicazione.

LTP è un potenziale che dura anche quando il neurotrasmettitore non è più presente, grazie alla scarica forte nella
cellula pre sinaptica, che era molto attiva. Dunque la connessione tra pre e post deve essere molto forte.

Quando la scarica finisce, la depolarizzazione rimane per un certo tempo nel post sinaptico.
Più forte è la scarica, più resta la depolarizzazione.

Principio di Hebb: l’attivazione prolungata nel pre sinaptico produce attivazione prolungata nel post sinaptico.

Si tratta di un fenomeno di memoria, perché la stimolazione produce qualcosa che resta per un po’ di tempo.
LTP si può indurre anche con scarica a bassa frequenza, ma il post sinaptico deve essere già depolarizzato.
fi
Tre proprietà di LTP

• specificità: avviene specificamente nelle vie.


Non è sufficiente che il post sinaptico sia depolarizzato perché il potenziamento si verifichi con + sinapsi.
La depolarizzazione della cellula post sinaptica per sé non induce LTP nelle vie non attive in coincidenza con la
depolarizzazione. Se c’è una sinapsi non sincrona, LTP lì non si sviluppa.

• associatività: se una via è debolmente attiva ma sincrona con una fortemente attiva, si forma LTP.
Si realizza una coincidenza temporale tra il suo stato di attivazione e una forte attivazione post sinaptica.

• cooperatività: l’attivazione simultanea di numerose fibre pre sinaptiche è necessaria per elicitare LTP.

Passo 1 per LTP

È il 1° passo necessario per induzione e consolidamento di modifiche a lungo termiche di efficacia sinaptica. LTP

Recettori AMPA e NMDA

LTP si realizza grazie all’ attivazione, nella membrana post sinaptica, di


recettori per glutammato NMDA, responsabili della rilevazione della
coincidenza tra pre e post sinaptico.

Il recettore necessita infatti della coincidenza di due eventi affinché una


corrente ionica possa attraversare il canale:
- presenza di glutammato (attività pre sinaptica).
- depolarizzazione post sinaptica (attività post sinaptica).

La sinapsi è sia voltaggio che sostanza dipendente.


Essendo bloccati dal magnesio, i canali si aprono solo in presenza di entrambi gli eventi.

I canali AMPA sono solo modulati dal neurotrasmettitore e si affiancano ai NMDA.

Nella trasmissione simpatica viene rilasciato neurotrasmettitore, che si lega a entrambi i tipi di recettori.
I recettori AMPA aprono i canali ionici, così entrano cationi, depolarizzano il neurone, e ciò fa sì che si sblocchi il
tappo di magnesio negli NMDA, che sono aperti.
Ciò permette il passaggio di più cationi, compreso il Ca, nella post sinaptica.
L’apertura dei canali fa passare cationi in maniera massiccia, perché sono aperti sia AMPA che NMDA.
Si ha forte depolarizzazione nella cellula post sinaptica.
LTP

Questa è condizione necessaria ma non sufficiente per LTP.


La depolarizzazione dura a lungo perché il Ca, un messaggero del SN,
attiva la calmodulina, che attiva gli enzimi, dette chinasi,
che attivano i geni CREB.

Quindi si promuovono dei fattori di trascrizione del DNA, che si utilizza per
creare nuove proteine affinché i circuiti siano rinforzati. Aumentano infatti i recettori e i bottoni sinaptici.
Dopo LTP c’è ancora attività sul circuito e si arricchisce il circuito con creazione di nuovi siti sinaptici.

Ci sono circuiti inibitori importanti per regolare attività di recettori NMDA e quindi la plasticità sinaptica.
Passo 2 per LTP

In seguito all’attivazione di NMDA si attivano le chinasi, come abbiamo visto. Tale attivazione degli enzimi può
ricevere il contributo dei processi iniziati dal Ca e calmodulina, ma anche dei fattori extracellulari, come le
Neurotrofine (NT). Sono fattori di crescita nervosa, che prevengono la morte cellulare.

Ciò determina i primi effetti, come l’aumento dei recettori sinaptici e il rilascio di neurotrasmettitori, che
avvengono subito dopo l’innesco, ovvero l’ingresso del Ca.
Questo permette di rafforzare la sinapsi.

Passo 3 per LTP

Questi processi visti sono di tipo locale, a livello di una sinapsi specifica.
Se non viene rinforzato, LTP si esaurisce : per non avere la decadenza del circuito, sono necessarie la trascrizione
genica e la sintesi di nuove proteine.

Inizialmente sono trascritte le proteine i cui mRNA sono già esistenti, fatto che determina l’iniziale aumento
locale di recettori. È conveniente utilizzare il materiale già presente che codifica per quei recettori.
All’inizio ci sono cambiamenti morfologici dovuti alla presenza di materiale nell’area attorno al nucleo e nel
nucleo stesso.

Bloccando la sintesi proteica si ottengono potenziamenti di breve durata.


Nell’immediato c’è attivazione di NMDA, poi il potenziale resta forte per un po’ perché si sono formati recettori
grazie alla trasduzione di proteine di recettori grazie a mRNA già presente.

Il passo successivo sarà la creazione di nuovi geni.


Si attivano fattori di trascrizione, che si attaccano al DNA che si deve distendere, aprendo la doppia elica.
Il fattore si posiziona a un certo punto del DNA e inizia a tradurre il gene.

Passo 4 per LTP

Per questi processi è essenziale l’attivazione, da parte delle proteine chinasi, di fattori di trascrizione come i
CREB, che rendono il DNA più accessibile.
In presenza di blocco dell’attivazione di CREB si induce un processo di potenziamento che decade rapidamente.

Il DNA è in stato di impacchettamento che può variare per processi biochimici, come acetilazione e metilazione
di istoni, che si alternano.
Il DNA può essere reso più accessibile e vulnerabile con un aumento di plasticità con acetilazione.
Mentre la metilazione impedisce la trascrizione ed è più difficile la trascrizione genica.

Applicazioni della plasticità Meccanismi di plasticità sinaptica


(non alternativi)

Questi fenomeni dipendono dall’ambiente. Ingresso


presinaptico
Potenziamento

sinaptico

I periodi critici dello sviluppo sono fasi in cui cambiano tali fenomeni
Risposta
postsinaptica

biochimici: siamo più o meno plastici. Ingresso


presinaptico Nuovi siti

Risposta
sinaptici
postsinaptica

Le cure materne dei ratti promuovono l’apertura del DNA, cioè la plasticità. Ingresso
presinaptico Crescita di nuove

I topolini che hanno cure materne sono meno ansiosi di quelli sottratti alla Risposta
postsinaptica
connessioni

cura materna.
Ciò perché si influisce sul cortisolo, ormone secreto in momenti di stress, che serve per adattamento allo stress.
Avere più recettori significa affrontare in maniera più adattiva allo stress.

Nell’uomo è stato visto che i bambini prematuri massaggiati da personale esperto hanno la vista più sviluppata
dei non massaggiati. Questo aumenta la resilienza.
Da qui la plasticità compensativa.
Modelli animali per lo studio dei meccanismi di plasticità sinaptica coinvolti nei
processi di apprendimento e memoria: La memoria spaziale nei roditori

Memoria spaziale dei roditori MORRIS WATER MAZE.

N N

L’ippocampo si trova nella parte mediale del lobo temporale. O E O E

Possiede circuiti ricchi di neuroni plastici, detti cellule di posizione o plays cells, S S

ovvero il nostro navigatore personale, che permettono di memorizzare i luoghi.


START START

• Percorso tipico dei primi giorni • Percorso tipico degli ultimi giorni
del test, strategia di girare in torno del test
al bordo della vasca cercando una
via di fuga.

Vasca di Morris

Si utilizza una vasca contenente liquido lattiginoso, in cui c’è piattaforma che sta sotto al pelo del liquido.
Il topolino, messo nella vasca, nuota e cerca di trovare l’appoggio, cioè la piattaforma.

La prima volta ci mette di più, ma dopo tante volte ha imparato il percorso e ci arriva subito, diretto.
Nel suo cervello, nell’ippocampo, si formano campi di posizione, fatti da neuroni che si attivano se il topolino è
in una posizione specifica.
Sono neuroni precisi e localizzano aree più o meno grandi.

Man mano che animale esplora l’ambiente, i campi di posizione si fanno sempre più piccoli e precisi, segnalando
con maggior precisione i vari punti.
Questi neuroni determinano la memorizzazione di mappa spaziale.

In un soggetto normale si formano campi di posizione molto stretti e stabili, che restano a lungo nel tempo.
In un soggetto senza NMDA i campi sono grandi e si spostano nel tempo, quindi non sono affidabili.
Non c’è mappa spaziale.
LTP ippocampale è assente in soggetti deficitari del

Possiamo creare famiglie di topolini senza recettori NMDA, detti KO. recettore NMDA nel campo CA1 dell ippocampo

In questi c’è depolarizzazione, ma non si crea LTP.


Normale
EPSP amplitude/EPSP baseline

KO
4

Dopo tante volte continuano a girare intorno nella vasca, non ricordano come 2

arrivare alla piattaforma. 1 Linea base

Il restringimento dei campi recettivi dipende infatti da LTP, che dipende da NMDA.
tempo
La memoria Memoria a lungo termine

Memoria dichiarativa
(memoria esplicita)
Memoria non dichiarativa
(memoria implicita)

La memoria è il risultato di un processo di apprendimento,


Eventi Fatti
(memoria (memoria
episodica) semantica

in cui si acquisiscono nuove informazioni. Lobo temporale mediale


Diencefalo
Apprendimento
Associativo
Condizionamento
Classico

Le tracce di memoria, una volta acquisite, subiscono un consolidamento,


Neocorteccia
Risposte
emozionali

che genera progressivamente una traccia più stabile. Priming


Amigdala

Muscolatura

È immagazzinata e può essere recuperata per un successivo utilizzo. Neocorteccia scheletrica

Memoria procedurale Cervelletto


(abilità motorie e
cognitive, risposte
abituali, associazione Apprendimento
risposta-ricompensa) non associativo

Abbiamo diversi processi di memoria, di varie durate e qualità diverse: Nuclei della base
Cervelletto
Neocorteccia
Riflessi

- a lungo termine, con informazioni recuperabili da minuti a tutta la vita.


- a breve termine (pochi secondi) per le informazioni immediate.

I sistemi, date le diverse tempistiche e informazioni immagazzinate, sono multipli e dissociabili.


Questi processi sono portati avanti da aree specifiche per il processo, come nel caso della memoria motoria e delle
memoria dichiarativa.

Ciò che sappiamo riguardo ai metodi di immagazzinamento di memoria nell’uomo proviene da metodi di
visualizzazione del cervello oppure dallo studio di pazienti con lesioni specifiche, che comportano amnesie, o con
stimolazione magnetica transcranica. Sono tecniche utilizzabili anche con gli animali.

La memoria a breve termine, se l’informazione è rinforzata e immagazzinata, diventa a lungo termine.


I processi di memoria a breve termine si chiudono nella durata di una sinapsi: fenomeni transitori.
I meccanismi di memoria a lungo termine sono più complessi e si distinguono in base al livello di accessibilità alla
coscienza di ciò che abbiamo appreso.

Memoria a lungo termine

Memoria dichiarativa: memoria esplicita, a cui possiamo accedere liberamente.


Sono gli eventi, detti memoria episodica, e il significato del mondo che ci circonda, la memoria semantica.
Quest’ultima può essere per esempio la funzione di un computer.
Tale memoria è a carico di strutture del lobo temporale mediale, cioè la neocorteccia e il diencefalo.

Memoria non dichiarativa: memoria implicita, che non è accessibile liberamente alla coscienza.
Il condizionamento, per esempio, non può essere controllato: è una reazione appresa, che fa parte della nostra
memoria, ma è codificato in maniera implicita. Include:

• l’apprendimento associativo e il condizionamento classico,


a carico dell’amigdala per le risposte emozionali e del cervelletto per la muscolatura scheletrica.
• l’apprendimento non associativo, che coinvolge i riflessi spinali.
• la memoria procedurale, cioè
1) le abilità motorie diventate automatiche ma che normalmente non sappiamo descrivere con parole,
2) le associazioni tra risposta e ricompensa (condizionamento operante).
Questi coinvolgono la neocorteccia, il cervelletto, i nuclei della base.
• il priming, un ricordo che possiamo avere basta su elementi che non riusciamo a esplicitare da soli, ma con un
suggerimento sì. Anche gli stimoli subliminali sono una forma di priming.
Si utilizzano tecniche basate su suggerimenti per cui il soggetto riesce ad avere successo nel test.
Memoria dichiarativa

Il paziente HM è una persona che, a causa di forti attacchi epilettici, ha subito una lobotomia. Questi attacchi
coinvolgevano le strutture del sistema limbico, con forte componente emotiva.
A lui era stata asportata la parte interna del lobo temporale, non solo la corteccia, ma anche le strutture sottocorticali
associate, cioè ippocampo e amigdala.
Non ha più avuto attacchi epilettici, ma la conseguenza è stata un’amnesia.
Mostra ancora una buona capacità di affinare specifici movimenti, di beneficiare del priming, e capacità percettive e
funzioni intellettuali normali.

Il paziente non è però più in grado di apprendere nuovi elementi di memoria dichiarativa, riguardo a fatti, episodi,
persone. Aveva amnesia anterograda e retrograda.

HM ha deficit di memoria dichiarativa retrograda a lungo termine. Ricordava avvenimenti risalenti a pochi anni
prima dell’operazione. Questa memoria si testa con il ricordo di avvenimenti passati.

HM non presenta deficit di memoria dichiarativa anterograda a breve termine, ma ha performance normale.
Si osserva con il test del digit span: si stabilisce il massimo numero di cifre che l’individuo può ricordare in
successione. Si pone il limite di 2 errori nelle prove successive. Di solito si ricordano 6-7 parole.
Il paziente non riusciva ad aumentare il numero delle cifre da ricordare.
Lo stesso vale per i test di ripetizione di parole o di liste accoppiate.

HM ha un deficit di memoria dichiarativa anterograda a lungo termine: non ricorda storie ed eventi recenti dopo il
trauma, per esempio cosa ha mangiato la sera prima a cena.

Dato che alcune capacità sono rimaste, significa che le strutture che se ne occupano sono in aree non asportate.
• nel caso della memoria a breve termine, le strutture sono a livello sinaptico.
• il consolidamento deriva dalla formazione di nuovi circuiti: nel lobo temporale mediale memoria a lungo termine.
• ricorda le informazioni più vecchie che erano già migrate in altre aree dopo la lesione.

Memoria procedurale

HM presenta deficit di memoria procedurale anterograda a breve termine.


Si testa con il Block Tapping memory span’s test: toccare una serie di cubi sparsi sul tavolo nella sequenza indicata
dallo psicologo. HM non riesce mai a imparare una sequenza rispetto al suo span normale.

Invece non ha deficit di memoria procedurale anterograda a lungo termine: riusciva a acquisire skills nuovi.
Si testa con la copia allo specchio: il soggetto deve copiare ciò che vede nello specchio senza vedere le mani, ma
solo vedendo i movimenti nello specchio. Mostra apprendimento nel tempo man mano che proseguono le prove.
Migliora anche nel test delle figure incomplete, in cui deve identificare figure di cui sono presenti pochi tratti.

Non ricorda di aver fatto il test, ma lo sa fare.


Ha imparato a fare il test senza ricordare di averlo fatto, a causa del deficit della memoria dichiarativa anterograda e
della conservazione della memoria procedurale anterograda.

Lui, come Phineas Gage, è l’esempio del fatto che i deficit sono a carico di aree diverse, con conseguenze diverse.
Ci sono quindi aree specifiche nel cervello.
Teorie sull’anatomia del Lobo Temporale Mediale

È difficile capire il contributo delle diverse strutture del lobo temporale mediale ai processi di memoria dichiarativa.

Squire ipotizza che le strutture medino la memoria episodica e semantica, senza distinzione tra strutture.

Cohen e Eichenbaum hanno invece evidenziato la distinzione tra:


• le regioni attorno all’ippocampo memorizzano oggetti isolati,
• l’ippocampo mette in relazione i diversi elementi isolati.

Lesioni all’ippocampo comportano una perdita della ricchezza del ricordo.


Nei pazienti con Alzheimer che hanno degenerazione di corteccia ippocampale sono disorientati, non hanno plays
cells funzionanti, non riescono a ricordare.
Il test di base per classificare una persona nelle fasi prodrome dell’Alzheimer è chiedere al soggetto che giorno è
oggi, oppure scrivere una parola nel foglio e a fine test chiedere al soggetto quale era.

Dopo un po’ di tempo le tracce di memoria si spostano dall’ippocampo alla neocorteccia.


Delle cose poco recenti non ricordiamo tutti i dettagli ma ricordiamo, a distanza di anni, gli eventi particolarmente
salienti a livello emotivo, perché il sistema limbico rende più stabili i circuiti.

Aggleton e Brown hanno formulato l’ipotesi per cui ci sono due sistemi indipendenti per memoria a lungo termine:
• uno coinvolge circuiti di corteccia interna del lobo, peririnale,
• l’altro che coinvolge la parte anteriore del talamo.

Il primo sistema si occupa di riconoscimento basato sulla familiarità.


Il secondo sistema è dove immagazziniamo informazioni che ricordiamo con dovizia di dettagli (recollection).
I due sistemi interferiscono perché spesso dalla familiarità si passa alla recollection.

Le strutture dell’ippocampo

Le differenti strutture del lobo temporale mediale non hanno ruoli completamente equivalenti.
L’ippocampo è importante per relazioni spaziali tra oggetti e formazione di mappa spaziale.
Invece il ruolo di riconoscimento visivo è delle aree corticali circostanti.

Lesioni alle aree associative prefrontali causano la cosiddetta amnesia della fonte: incapacità di ricordare quando e
dove un nuovo fatto è stato appreso.
La corteccia prefrontale si attiva durante la codifica ed il recupero di memorie episodiche.
La stimolazione transcranica magnetica disturba i soggetti impegnati in compiti di memoria episodica.

Il flusso di informazioni è: Aree associative unimodali e


polimodali

Cortecce peririnale e
paraippocampale

Corteccia entorinale

Ippocampo

Flusso delle informazioni fra la neocorteccia e la formazione ippocampale (Eichenbaum,


2000). Tale schema è valido sia per i primati che per i roditori.
Durante il richiamo, le informazioni vanno in senso inverso: arrivano alle polimodali, alla corteccia pre frontale, e
L ippocampo riceve informazioni dalla maggior parte delle aree associative neocorticali.
Tali informazioni giungono attraverso le altre strutture del lobo temporale mediale, la
poi alle aree associative motorie per eventuale piano motorio.
corteccia peririnale e la corteccia paraippocampale, che a loro volta proiettano alla
corteccia entorinale.
L’ippocampo è molto più sviluppato nell’uomo che nei roditori e nei primati.
La corteccia entorinale invia queste informazioni ai diversi circuiti ippocampali. Dopo
essere state elaborate nell ippocampo, le informazioni vengono ritrasmesse, tramite la
corteccia entorinale, alle aree neocorticali. La corteccia entorinale è quindi sia il
principale ingresso che la principale uscita dell ippocampo.
Collaterali di
Schaffer

Circuito trisinaptico dell’ippocampo CA1

1) l’informazione entra attraverso la via perforante dalla corteccia entorinale,


CA3
Fimbria-fornix
Giro dentato

Via delle fibre

2) le fibre della perforante formano connessioni sinaptiche eccitatorie sulle cellule muscoidi Via perforante

del giro dentato, Circuito trisinaptico dell ippocampo. L informazione dalla corteccia entorinale entra attraverso la
via perforante. Le fibre della via perforante formano connessioni sinaptiche eccitatorie sulle
cellule dei granuli del giro dentato. Queste ultime danno origine alla via delle fibre muscoidi, che

3) le cellule del giro dentato originano la via delle fibre muscoidi, che formano connessioni sinaptiche eccitatorie
forma connessioni sinaptiche eccitatorie sulle cellule piramidali del campo CA3. Le cellule
piramidali del CA3 proiettano alle cellule piramidali del campo CA1 attraverso le collaterali di
Schaffer, che formano connessioni eccitatorie. Le cellule del campo CA1 riproiettano alla
corteccia entorinale.

sulle cellule piramidali del campo CA3.


4) le cellule CA3 proiettano alle cellule piramidali del campo CA1, attraverso le collaterali di Schaffer,
che formano connessioni eccitatorie.
5) le cellule CA1 riproiettano alla corteccia entorinale.

In caso di lesioni, si ha deficit di memoria dichiarativa, che si osserva nel paziente R.B., a cui un’ischemia aveva
causato la perdita selettiva dei neuroni del campo CA1.
Mostrava amnesia anterograda come HM e retrograda meno grave di HM.

Formazione di tracce di memoria

Mediante LTP e LTD si forma la memoria.


LTP è potenziamento a lungo termine, LTD è depressione a lungo termine.
Sfruttano gli stessi meccanismi ma hanno differenze quantitative soprattutto per scarica pre sinaptica.

Dopo una successione di potenziali di azione a bassa frequenza nel terminale pre sinaptico si ha una diminuzione
nel post sinaptico, ovvero una depressione del terminale post sinaptico con maggiore inibizione. È come se ci fosse
incapacità in quella sinapsi, inibita più a lungo.

Passo 1: induzione del potenziamento con NMDA,


Passo 2: prime modifiche a breve termine,
Passo 3 e 4: mantenimento e consolidamento, con trascrizione di mRNA già presente e trascrizione di nuovi geni
per sintesi di nuove proteine.

La relazione causale tra plasticità sinaptica ippocampale e memoria

Per dimostrare che c’è relazione causale diretta tra plasticità sinaptica ippocampale e formazione e consolidamento
di una traccia di memoria servono una serie di evidenze, la prima correlativa e le altre causali.

1. manipolazioni farmacologiche o genetiche che interferiscono con l’induzione o il mantenimento di LTP.


Danneggiano le prestazioni in compiti di memoria spaziale e impediscono la formazione dei campi di posizione
delle cellule ippocampali.

2. l’apprendimento spaziale cambia l'efficacia sinaptica nell’ippocampo.


L’efficacia delle sinapsi non è più come quella dell’individuo che non ha appreso.

3. la saturazione della plasticità sinaptica nell’ippocampo occlude nuovi apprendimenti, perché tutti i recettori
stanno già funzionando in pieno regime.
Se il mio apprendimento è dovuto solo a plasticità, impedirla mi impedisce di apprendere ancora.

Ruolo di LTP in memoria spaziale

Gli esperimenti per investigare il ruolo di LTP in memoria spaziale hanno ottenuto soprattutto evidenze correlative,
tra difetti nell'induzione o mantenimento di LTP e difetti nella memoria spaziale.
• esempio di famiglie KO, prive di NMDA, in cui i soggetti non hanno LTP.
• i soggetti in cui si manipola geneticamente la protein chinasi, che serve a indurre LTP, mostrano che se si annulla
la mutazione LTP e memoria spaziale tornano normali.
• trattamenti farmacologici che lasciano intatte le fasi 1 e 2, lasciano la memoria a breve termine,
ma impediscono la formazione di traccia a lungo termine.

Per evidenze più causali tra plasticità neurale e apprendimento facciamo riferimento a studi di McNaughton e
Barnes, che hanno stimolato molto le vie di entrata all’ippocampo per saturare l’induzione di LTP.

Il circuito non è più in grado di formare LTP perché è già al massimo: i soggetti non riuscivano più a imparare.
C’è evidenza causale che formazione di LTP è condizione necessaria per formazione di traccia di memoria spaziale.

Il sonno

Le cellule di posizione sono attive anche durante il sonno.


Ci sono due stati di attivazione diversi nei due tipi di sonno, come si vede con l’elettroencefalogramma, che
somma tutte le attività che trova.

Nel sonno a onde lente si osservano nell’elettroencefalogramma delle onde ampie con bassa frequenza. Ciò
significa che tutti i neuroni sono sincronizzati. Ci sono sogni confusi.
Durante la veglia attiva, ci sono attività diverse. Le onde sono desincronizzate, a alta frequenza e bassa ampiezza.
Il sonno REM è avere il corpo addormentato e il cervello attivo. Questo presenta onde desincronizzate, prova di una
certa attività cerebrale. È stato ipotizzato che serva all’apprendimento.
Nell’episodio di sonno successivo all’esplorazione, il cervello ripassa ciò che è successo in precedenza.

La neocorteccia Memory traces migration:


evidence from activation
studies during recall
Memory traces migration:
Il sito finale delle tracce di memoria dichiarativa a lungo termine non è l’ippocampo, evidence from activation
studies during recall
ma la neocorteccia: le informazioni migrano in modo progressivo.
Le memorie dichiarative diventano “indipendenti” dall’ippocampo solo dopo molti
mesi o anni, nell’uomo. Fig. 1. Cortical reorganization during remote
spatial memory processing.
Zif268 counts relative to paired controls in the Fig. 2. Time-limited role of hippocampus in remote
spatial memory storage and retrieval. (A) Zif268 counts
prefrontal cortices after testing for recent (day 1) or
relative to controls in dorsal (top) and ventral (bottom)
remote (day 30) memory retention.
hippocampus after testing for recent (day 1) versus
remote (day 30) memory retention. Zif268 expression
Fig. 1. Cortical reorganization during remote was elevated in these structures after testing recent

Lo si dimostra misurando Zif268, fattore legato alla trascrizione di proteine e alla plasticità neurale.
Maviel et al., 2004
spatial memory processing. memory but, in contrast, was decreased below control
Zif268 counts relative to paired controls in the levelsFig. 2. testing
after Time-limited
remoterole of hippocampus in remote
memory.
spatial memory storage and retrieval. (A) Zif268 counts
prefrontal cortices after testing for recent (day 1) or
relative to controls in dorsal (top) and ventral (bottom)
remote (day 30) memory retention.
hippocampus after testing for recent (day 1) versus

Si osserva che, nel tempo, i valori dell’indicatore cambiano in ippocampo e corteccia. Maviel et al., 2004
remote (day 30) memory retention. Zif268 expression
was elevated in these structures after testing recent
memory but, in contrast, was decreased below control
levels after testing remote memory.

Nel protocollo di apprendimento negli animali, si testa il ricordo nel giorno successivo all’apprendimento,
misurando quanto Dif268 è presente, fino al 30° giorno.

Zif268 e quindi la plasticità cerebrale diminuiscono nell’ippocampo fino al 30° giorno.


L’andamento opposto si osserva nella corteccia prefrontale, dove la plasticità aumenta.

Strutture della memoria non dichiarativa

Le forme diverse di memoria non dichiarativa coinvolgono strutture diverse a seconda del tipo di memoria.
Per il condizionamento, ci sono cambiamenti di amigdala, cervelletto, corteccia.

L’amigdala si lega all’apprendimento di fenomeni emotivamente carichi per paura appresa, ma è anche il sito di
cambiamenti per paure innate.
Nei roditori, dopo aver presentato ripetutamente un suono in associazione a una scossa elettrica, lo stimolo neutro è
associato al nocivo. In caso di lesioni specifiche all’amigdala nei roditori, non avviene il condizionamento.
Non declarative memory: fear conditioning and amygdala

La memoria

Amigdala e memoria

L’amigdala è cruciale nell’apprendimento condizionato alla paura.

Prima della lesione, i soggetti manifestano assenza di freezing, mentre dopo la lesione
Freezing responses to the 20 sec tone conditioned stimulus (CS) before and after
• chi ha non subito la lesione mostra condizionamento e freezing, Fearconditioning
conditioning and (n
for control synaptic
= 14) andtransmission in theAfter
lesion (n = 11) groups. amygdala
conditioning, contro
rats exhibited a significant increase in freezing to the CS (p < 0.001), whereas amyg
• chi ha subito la lesione non mostra condizionamento e freezing. lesioned animals showed no change.

Il sito dei circuiti responsabili del condizionamento è proprio l’amigdala.


Ciò implica un cambiamento nell’efficacia sinaptica.

Il grafico mostra la risposta dei neuroni nel condizionamento alla paura

Registriamo da neuroni che ha una risposta ciascuno per una certa frequenzaLearning
caratteristica.
induced modifications of synaptic efficacy

Poi si usa un suono con frequenza diversa da quella caratteristica e si fa il condizionamento alla paura.

Si osserva che la risposta del neurone aumenta per la frequenza usata per condizionamento e diminuisce alla
frequenza caratteristica. Questo perché i neuroni sono plastici e sensibili alle frequenze sentite più frequentemente.

Il neurone condizionato con suono a frequenza diversa avrà risposta maggiore per quel suono piuttosto che a quelli
della sua frequenza caratteristica.
In quel neurone, a livello di sinapsi, qualcosa è cambiato grazie al condizionamento.
In realtà cambiano anche gli altri neuroni che hanno frequenze caratteristiche vicine, ma noi qua ne stiamo
osservano uno in particolare!

Ciò avviene a livello dell’amigdala e di tutte le strutture uditive che coinvolgono il processo: anche per neuroni di
corteccia e del NGM si osserva che l’esposizione ripetuta a un suono cambia la risposta di un certo neurone.

Il neurone che prima rispondeva in un certo modo, dopo ripetizioni si abitua al suono e si adatta all’ambiente.
Dato che il suono produce un cambiamento importante nel comportamento dell’animale, i neuroni
Non declarative silearning:
memory, motor
cortex
rendonomap changes in motor

più sensibili rispetto a prima.

Corteccia motoria e memoria

Nell’uomo

Vediamo cosa cambia in corteccia motoria dopo apprendimento di sequenza motoria.


Facciamo eseguire una sequenza di addestramento, con dita piegate in un certo modo. Dopo averla appresa, si
mettono i soggetti umani in una RM funzionale per vedere l’attivazione della M1 per la sequenza appresa e per una
sequenza nuova.

L’attivazione di M1 per sequenza appresa è maggiore, in tutti i soggetti, rispetto a attivazione di M1 per sequenza
non appresa. Qualcosa è cambiato nel cervello delle persone, perché sono aumentati i circuiti, che sono più attivati.
L’apprendimento è codificato in corteccia ed è dovuto alla plasticità sinaptica.
Con gli animali

Esperimento con ratti addestrati a un compito motorio: raggiungere qualcosa e afferrarlo con una zampa, la destra.
L’animale impara a fare un certo movimento: cambiamento in corteccia motoria sinistra.
Dato che la zampa sinistra non viene utilizzata, nella corteccia motoria destra non mi aspetterei cambiamenti.
Dopo l’allenamento si fanno registrazioni dell’animale.
Nell’emisfero allenato si osservano delle risposte maggiori a livello corticale rispetto al non allenato: la corteccia
allenata è più eccitabile.

Esperimento di tipo 2

Nell’emisfero allenato non si osserva LTP perché il potenziale, dopo la stimolazione, torna al livello iniziale.
Nell’emisfero non allenato si riesce a indurre LTP, stimolando: se induciamo, con una scarica ad alta frequenza,
nell’emisfero non allenato riusciamo a indurre LTP,
Invece nell’emisfero allenato falliamo perché il potenziale torna quasi a normalità.

L’allenamento induce modifiche che saturano la plasticità successiva.


C’è un certo limite di cose imparabili in un certo periodo di tempo, oltre il quale non si può più indurre LTP in un
tessuto già plastico e modificato.
L’allenamento infatti produce cambiamenti sinaptici e aumenta, con LTP, la plasticità sinaptica dei tessuti.

Il caso di LTD

LTD, è depressione a lungo termine: i circuiti sono meno soggetti a plasticità. È possibile eliminare la capacità id
imparare più nell’emisfero allenato che nel non allenato.

Acquisizione di regole e procedure

Per tutti i cambiamenti sinaptici osservabili, in tutti i distretti del SNC, possiamo presupporre che si basino su
plasticità sinaptica, che si basa su LTP e recettori NMDA.

L’acquisizione di regole e procedure sembra coinvolgere i nuclei della base, responsabili dell’apprendimento di
procedure che si fissano diventando abitudini con il tempo: restano memorizzate.
Non sono procedure motorie regolari, ma insieme di atti motori che costituiscono le procedure.

Anche alcune forme di condizionamento operante sembrano dipendere da circuiti che includono aree corticali e i
nuclei della base, come l’acumbens e quelli motori già studiati (vie cortico striatali).
Il nucleo acumbens partecipa a processi di associazione azione-ricompensa (condizionamento operante).
Il nucleo striato è implicato in compiti di memoria dichiarativa e di riconoscimento visivo.

Man mano che si procede con le ricerche, li si osservano implicati in più funzioni.

Memoria visiva

La memoria visiva è importante per l’apprendimento di tipo percettivo.


Quando impariamo a distinguere meglio i profili di luminosità, il chiaro e lo scuro, i colori.. utilizziamo la corteccia
visiva. Ci riusciamo grazie a una serie di prove.

Esempio è il grafico che riguarda il compito di discriminazione tra due stimoli visivi.
È rappresentata la percentuale di risposte corrette del soggetto dopo una serie di prove: man mano che il soggetto fa
il compito, migliora. Il giorno dopo, si vede che parte da una percentuale più alta.
Ad un certo punto parte della performance massima, quando ha imparato a discriminare tra due tipi di stimoli.
Non declarative memory: perceptual learning, changes in cortical
maps
Before learning After learning to discriminate tonal
differences around 5kHz

Memoria uditiva 3kH

5kH 7kH
3kH
5kH 7kH
8kH 8kH

In varie parti di A1 ci sono neuroni con frequenze caratteristiche diverse: in figura.


Registrando prima dell’apprendimento, osserviamo le diverse frequenze dei neuroni. Strong role of cholinergic input to auditory cortex
Recanzone et al., 1998

Dopo un compito di allenamento uditivo per discriminare le differenze tonali di circa 5kHZ, osserviamo che più
neuroni rispondono a quella frequenza.
Probabilmente rispondevano a frequenze vicine, e con l’apprendimento la frequenza a cui rispondono si è spostata.

Ri-consolidamento delle informazioni

Nel PTSD, post traumatic stress disorder, si osserva un fenomeno tipico delle tracce di memoria. Di solito si fanno
studi sui militari americani, che hanno subito i traumi della guerra.

Le tracce di memoria consolidate, quando sono richiamate perché il soggetto è posto di nuovo nel contesto in cui ha
subito l’esperienza spiacevole, diventano labili.

Per ri-consolidarle, servono altri fattori diversi da quelli necessari al richiamo.


Quando l’esperienza è ricordata, il ri-consolidamento si basa su circuiti diversi rispetti a quelli usati per la prima
memorizzazione.
Essendoci un cambiamento, si cercano di capire i circuiti coinvolti per eliminare i ricordi spiacevoli.
Lo studio è importante per la cura sul PTSD e per l’intervento sui traumi: conoscendo i fattori che contribuiscono al
ri-consolidamento, possiamo cancellarli e impedire la ri-memorizzazione di eventi traumatici.
Non c’è alterazione dei ricordi normali. Questo non succede solo nel PTSD, ma sempre.

Tecniche utilizzate

Ci sono nuove tecniche utilizzate per progettare approcci terapeutici a disturbi nei quali la persistenza di tracce di
memoria può portare a comportamenti maladattivi.
Sostanze di diverso tipo, se somministrate, possono aiutare i soggetti a bloccare il ricordo di sostanze spiacevoli.
Nel PTSD si utilizza il propranololo, che blocca i recettori beta-adrenergici.

I recettori dell’amigdala, a cui si lega l’adrenalina, fanno sì che noi ricordiamo che una situazione è pericolo.
Se si somministrano bloccanti di questi recettori, l’adrenalina non può interagire con l’amigdala e non riusciamo a
ricordare l’evento emotivo. Ricordiamo l’evento, ma senza etichetta emotiva.
Perciò possono essere manipolate le memorie, senza avere amnesia globale.

In un esperimento sono stati somministrati i bloccanti dell’adrenalina a un gruppo sperimentale, mentre al gruppo
di controllo è stato dato un placebo. Era raccontata una storia con elementi neutri, poi emotivamente carichi.

Chi aveva ricevuto il placebo, ricordava meglio gli eventi carichi emotivamente.
Chi aveva ricevuto il beta bloccante, ricordava tutto allo stesso modo.

I soggetti con lesioni all’amigdala non ricordano gli eventi neutri come gli eventi carichi emotivamente.
Quindi evidentemente l’emotività si manifesta grazie all’amigdala.

I tipi di memoria nel dettaglio

Memoria a breve termine sono meccanismi di potenziamento sinaptico ≠


memoria a lungo termine, basata su modifiche stabili dei circuiti e sull’attività dell’ippocampo.
La memoria di lavoro è un tipo di memoria a breve termine utilizzata per mantenere in memoria delle parole o la
disposizione di oggetti per un breve periodo.
Si utilizza in compiti pianificativi suddivisibili in passaggi intermedi. Il risultato di ogni passaggio deve essere
Localizzazione del loop articolatorio per la memoria a breve termine verbale
mantenuto in memoria abbastanza a lungo per procedere al passo successivo.

È a carico della corteccia pre frontale e necessita dei circuiti dopaminergici.


Compito di memoria verbale Dalle aree attivate dal compito precedente
Il circuito fonologico è localizzato nella CPI sinistra, mentre il taccuino visuo-spaziale
(ripetizioneè nelladi serie
silenziosa
di parole) rispetto a un
CPIveniva
destra.
sottratto un compito che attivava il
solo loop articolatorio (giudicare se una
compito non verbale parola faceva rima)

Memoria a breve termine verbale

Per compito di memoria di lavoro verbale si attiva l’emisfero sinistro rispetto al compito non verbale.
Compito di memoria verbale può essere una lista di parole e di non parole, in cui si attivano CPI e l’area di Broca.
In un compito in cui si testa solo il loop articolatorio, cioè si chiede all’individuo se una parola fa rima con
un’altra, si attiva solo la CPI: dalle aree attivate nel compito precedente si sottrae una parte di attività.

Corteccia PF

La CPF è sviluppata nell’umano e ricca di dopamina, prodotta da neuroni di area ventrotegmentale.


È possibile che la funzione di tale corteccia coinvolga l’azione di questo neurotrasmettitore.
Si pensa che lo sviluppo alterato di questa area sia alla base di alcuni sintomi di sindromi come schizofrenia, deficit
attentivi e iperattivi ADHD, legati ai circuiti della dopamina e allo sviluppo.

Quando il cervello è al massimo dello sviluppo, si manifesta la schizofrenia: è una patologia dello sviluppo, ma si
osserva dopo lo sviluppo completo.
I neuroni, non ben organizzati nell’ippocampo, sono disorganizzati, e migrano nelle sedi opportune in modo errato.

Ci sono correlazioni tra schizofrenia e virus che la madre ha avuto in gravidanza, o problemi al momento del parto.
Si ha maggiore incidenza nei gemelli omozigoti, che condividono lo stesso ambiente e competono per le risorse.

La parte dorso laterale della corteccia è coinvolta nei compiti di ricordo della posizione di un oggetto per un breve
periodo e di inibizione della risposta più ovvia, degli impulsi.
Dato che lo sviluppo è ritardato, attorno ai 20 anni, ogni alterazione dello sviluppo, soprattutto dei bambini,
compromette la sua attività.

Studi sulla memoria di lavoro

Il fatto che la memoria di lavoro si leghi a CPF e CPF dorso laterale e a sistemi dopaminergici si osserva con
esperimenti.

Con lesioni alla parte dorso laterale prefrontale DL-CPF, o nei bambini dove l’area non è sviluppata, il soggetto
fallire nei compiti di ritrovamento dell’oggetto e di A e non B.
Il raffreddamento della DL-CPF o la stimolazione magnetica transcranica impediscono lo svolgimento del compito,
ma dopo che la corteccia torna ad una temperatura fisiologica il soggetto sa svolgere il compito.

Le registrazioni dei neuroni di questa area mostrano una permanenza di attività nei neuroni della DL-CPF durante
il periodo tra il nascondere l’oggetto in A e in B.
La marcatura, con la PET, del 2-deossiglucosio radioattivo (si deposita in aree dove c’è attività), e le tecniche di
neuroimmagine mostrano quest’area attiva durante i compiti di ritrovamento.
L’ipotalamo e i sistemi emozionali

Le emozioni

Le emozioni hanno due componenti, riguardo alle quali sono state fatte delle teorie.
Una è la componente cosciente, l’altra è la componente corporea.
Noi proviamo l’emozione, e il nostro corpo modifica, senza che riusciamo a controllare ciò, alcune sue condizioni,
come il battito cardiaco e la pressione sanguigna.

Alcune teorie hanno cercato di capire se prima si istauri la componente corporea o la componente cosciente,
giungendo a diverse conclusioni:
• che ci sia prima la corporea, ma è poco accettata.
• che si avviino in parallelo, ipotesi plausibile.
• che si avviino in parallelo, ma in base all’esperienza: dopo aver esperito un evento pauroso solo all’apparenza più
volte, non ci spaventiamo più. Questa teoria è la migliore.

I sistemi emozionali

L’amigdala e le aree associative limbiche sono i centri di avvio di componente cosciente e componente corporea.

L’ipotalamo attiva il sistema nervoso autonomo simpatico e parasimpatico, SNAS e SNAP, perciò ha un ruolo
cruciale nella risposta corporea e indiretto nelle emozioni. Attiva la secrezione di ormoni perché comanda l’ipofisi.
Ha vie nervose, cioè neuroni che proiettano ad altri neuroni per attivare catene di sinapsi.
I neuroni ipotalamici possono infatti secernere ormoni rilevati dall’ipofisi, che in risposta secerne altri ormoni.
Si ha una catena di secrezioni ormonali.

Ruolo dell’ipotalamo per l’omeostasi

Le emozioni ci scuotono dallo stato omeostatico, in cui le nostre condizioni sono stabili, come PH, battito cardiaco,
metabolismo. In caso di emozioni, coscientemente le proviamo mentre i corpo stesso reagisce.

L’ipotalamo tiene attiva la via del SNAP, con la secrezione ormonale, per l’omeostasi.
Quando un evento ci scuote, l’ipotalamo mette in azione il SNAS: cuore accelera, sudore, pupilla dilatata.
Ci sono reazioni necessarie per reagire alle minacce.
L’ipotalamo cambia anche la secrezione di ormoni, secernendo ormoni prima secreti in minor quantità o non
secreti. Così possiamo reagire all’ambiente esterno, sia che si tratti di minacce o di eventi lieti.

Per mantenere stabili le condizioni, cioè l’omeostasi, l’ipotalamo è informato sullo stato dell’ambiente.
Controlla la temperatura, il metabolismo (quantità di risorse energetiche del nostro corpo), l’insulina, che fa
entrare il glucosio nei tessuti, il peso corporeo, la pressione sanguigna.

Nel diabete manca secrezione di insulina e il glucosio resta nel sangue: i tessuti non hanno energia. C’è fame
cronica, sete continua, perdita di peso, sangue denso, problemi alla vista perché nel microcircolo degli occhi la
densità altera la funzione visiva, problemi a arti inferiori.
L’ipotalamo stesso controlla densità di sangue, che determina sensazione di sete.

Attivazione del metabolismo

Nei soggetti normali, l’insulina è secreta dal pancreas.


Il quantitativo di insulina e quello di leptina, ormone secreto dagli adipociti, sono segnali anoressizzanti o
anoressigenici captati dall’ipotalamo.
Avendo tante sostanze, non abbiamo bisogno di mangiare. Si mandano in corteccia segnali di sazietà.
L’ipotalamo controlla anche la secrezione di un ormone che stimola l’ipofisi, che stimola la tiroide, che secerne gli
ormoni che aumentano il metabolismo. Cosi il metabolismo è controllato.
Se ci sono tante risorse, il segnale attiva il metabolismo.
Se ce sono poche, si hanno segnali oressizzanti, che portano a diminuire il metabolismo.

Alzare o abbassare metabolismo consiste nell’aumentare o diminuire velocità di reazioni chimiche, con
conseguente riscaldamento del corpo.
Se temperatura si abbassa, si accelera il metabolismo per aumentare velocità di reazione.
Il carburante di solito è il glucosio: quando fa freddo, mangiamo di più.

L’ipotalamo sa anche se aumentare o diminuire metabolismo in base al nostro peso corporeo, perché leptina e
insulina dipendono dalle cellule lipidiche.

La temperatura corporea

Non si tratta però di un sistema isolato. È automatico, ma siamo animali complessi, dotati di motivazione e volontà.
Ci sono recettori di temperatura nel sangue, nel cervello a livello dell’ipotalamo, sulla pelle. Sulla base delle
informazioni, l’ipotalamo riesce a regolare l’omeostasi garantendo il livello ideale di temperatura.
Ognuno di noi ha un livello ottimale: attorno ai 37°, ma con variazioni. Questa dipende dal metabolismo.

Siamo animali endotermi, che modificano metabolismo in base alla temperatura.


Se fa freddo, possiamo aumentare il metabolismo o fare azioni che ci permettano di ripararci, come coprirci.
Il nostro sistema è più dispendioso, ma permette di correre più a lungo, di mantenere attività fisica prolungata, di
stare in tutti i climi.

L’ipotalamo ha un set point per i vari parametri e, se i valori superano tale set point, come nel caso di temperatura
sopra 37°, attiva dei meccanismi di secrezione ormonale che riportano temperatura al valore giusto.
Se la temperatura ha valore inferiore a 37°, mette in atto meccanismi che la riportano a 37°.
Gran parte dei meccanismi funziona secondo il principio di retroazione, feedback negativo: la variazione di un
parametro che deve essere mantenuto stabile provoca una reazione volta ad annullare la variazione.
Questo vale anche per l’acidità o il volume di acqua del sangue.

La struttura dell’ipotalamo

L’ipotalamo è una struttura fatta da tanti neuroni diversi raggruppati in nuclei che
controllano aspetti diversi.

È collocato sopra al chiama ottico e vicino all’ipofisi, o ghiandola pituitaria.


L’ipotalamo secerne ormoni che hanno effetto sull’ipofisi, divisa in due parti:
ipofisi anteriore, adenoipofisi,
ipofisi posteriore, neuroipofisi,

Neuroipofisi

Sono controllate in modo diverso da ipotalamo: la parte posteriore non secerne direttamente gli ormoni.
I neuroni ipotalamici secernono ormoni, non solo neurotrasmettitore, perché li sintetizzano nel citoplasma, li
trasportano lungo l’assone, li rilasciano in vescicole grandi. Questi ormoni non sono rilasciati nella fessura
sinaptica, ma nel sangue.
Questi neuroni ipotalamici vanno a contatto con i vasi sanguigni e rilasciano gli ormoni nel sangue, che irrora la
neuroipofisi. Due ormoni in particolare fanno questo percorso: ossitocina e ormone antidiuretico.
Ossitocina e antidiuretico

L’ossitocina è fondamentale per il comportamento parentale, presiede alla conservazione della specie.
È secreta nel parto, nei rapporti sessuali, e nelle situazioni sociali: in generale media la relazione sociale.
Media anche la fiducia: tramite l’ossitocina riusciamo ad avvicinarci agli altri.

L’antidiuretico ADH serve a trattenere acqua ed è secreto quando la pressione si abbassa o abbiamo una fuoriuscita
di liquidi dal corpo. Sfavorisce la diuresi.

Adenoipofisi

Gli ormoni rilascianti o fattori rilascianti RF, RH, sono secreti nel sangue, dall’ipotalamo, a livello del peduncolo
ipofisario e vanno alle cellule dell’adenoipofisi, legandosi a recettori cellulari.
Le cellule specifiche dell’adenoipofisi, quando captano questi RH o RF, rilasciano a loro volta ormoni.

L’ipotalamo rilascia un ormone liberante TRH, tirotropina, nell’ipofisi, così che l’ipofisi rilascia tirotropia e
prolattina, la prima delle quali va alla tiroide, cioè a un’altra ghiandola. Lo stress influisce sulla tirotropina.

Rilascia ormone liberante corticotropina CRH, così l’ipofisi rilasci adrenocorticotropina o ACTH, che va al
surrene nella parte corticale e fa secernere cortisolo, importante per reazione allo stress .

Rilascia ormone liberante gonadotropine, che fanno rilasciare all’ipofisi LH, ormone luteinizzante, e PSH, ormone
follicolostimolante. Questi hanno come bersaglio le gonadi.
Lo stress inibisce l’attività dei luteinizznati e dei follicolo stimolanti: problemi di ovulazione o desiderio sessuale.

Rilascia l’ormone liberante GH della crescita, e l’ipofisi a secerne GH, sia per lo sviluppo sia per gli adulti.

L’ipotalamo controlla l’omeostasi con informazioni afferenti dai sensori, confrontate con il valore di riferimento.
Le afferenti sono portate dalle fibre sensoriali afferenti, di solito mediante il nucleo del tratto solitario, per
sensibilità gustative, ma anche dalla retina e dal sistema somatosensoriale (nocicezione) e dell’olfattivo.
Riceve ingressi dalla corteccia sensoriale limbica, cioè la corteccia insulare, e dalla corteccia motoria limbica, cioè
la corteccia cingolata anteriore.

La temperatura

Per la temperatura l’ipotalamo ha recettori sia periferici, sulla pelle, sia nel sangue, vicino all’ipotalamo stesso.
Le sue uscite sono il SNAS o SNAP, l’ipofisi-tiroide, le aree corticali.

In caso di freddo
Tramite SNA mette in atto contrazione dei muscoli sottocutanei e abbiamo brividi: produce calore. Si ha costrizione
dei vasi sanguigni periferici: meno sangue in periferia, meno entra in contatto con l’aria, meno ci raffreddiamo.
La secrezione di TRH promuove la secrezione di tirotropina, che stimola tiroide a produrre ormoni tiroidei, per
aumentare metabolismo.
Le proiezioni alla corteccia danno le motivazioni, a patto che motivazione di base sia più forte.

In caso di caldo
Si ha vasodilatazione: più sangue va in periferia, più ci raffreddiamo.
Diminuisce il metabolismo e c’è aumento di battito cardiaco perché respiriamo più affannosamente, dato che
emettendo vapore acqueo ci raffreddiamo.
La proiezione corticale determina le motivazioni per spogliarsi.

Gli animali ectotermi hanno solo il comportamento.


MIDOLLARE DEL
SURRENE ADRENALINA

Il sistema dello stress : Asse ipotalamo-ipofisi-surrene Ippocampo


Recettori per i
glucocorticoidi
STIMOLO Schema dell a
CORTECCIA Ipotalamo ipotalamo-ipofi
IPOTALAMO IPOFISI ghiandola surr
SURRENALE

La risposta allo stress -


CRH

Ipofisi
+
il rilascio di
glucocorticoidi
risposta ad uno
CRF ACTH
Glucocorticoidi - stressogeno (in
ACTH dei meccanism
+ - feedback (in ba
MIDOLLARE DEL

Si ha secrezione di cortisolo e di adrenalina. ADRENALINA Corticale del


SURRENE surrene
cortisolo

Ippocampo
Recettori per i
glucocorticoidi
Schema dell asse
Il cortisolo rende disponibile il glucosio nei depositi a medio termine.Ipotalamo
Fornisce carburante per ovviare allo stress.
ipotalamo-ipofisi-
ghiandola surrenale per
È secreto dall’ipotalamo l’ormone che libera la corticotropina, così-
che CRHle cellule di ipofisi
+
il rilascio di secernano
glucocorticoidi in
l’adrenocorticotropina. Questa stimola la parte corticale delle surrenale, che secerne
Ipofisi
-
cortisolo.
risposta ad uno stimolo
stressogeno (in alto) e
ACTH dei meccanismi di
+ - feedback (in basso).

Catena CRF - ACTH - Glucocorticoidi. Corticale del


surrene
cortisolo

Separatamente, attraverso una via nervosa del SNA, l’ipotalamo va a stimolare la parte interna, midollare del
surrene, così si secerne adrenalina.
Questo attiva complessivamente il sistema, permettendo reazione allo stress, con accelerazione di battito cardiaco e
respiro, inibizione di motilità intestinale e comportamento sessuale.
L’adrenalina secreta dal SNAS è un neurotrasmettitore, quella della midollare del surrene è invece un ormone e si
aggiunge a quella secreta del SNAS a livello dei vari organi.
Anche se midollare surrene fosse asportata, avremmo comunque adrenalina.

Il sistema è molto attivato, ha bisogno di energia, fornita grazie al cortisolo.

Quando l’elemento che produce una reazione non c’è più, il cortisolo inibisce ipotalamo e ipofisi, così che
legandosi ai recettori di tali aree termini la secrezione di ACTH e CRH/CRF.
Il cortisolo si lega anche a dei recettori dell’ippocampo, che ha recettori che mediano la memorizzazione
dell’evento. Sull’amigdala ci sono recettori per adrenalina per memorizzare evento dal punto di vista emotivo.

Stress prolungato

Se lo stress è prolungato, ci sono effetti molto dannosi.


Il cortisolo interagisce con sistema immunitario, che reagisce in modo non regolare, aumenta probabilità di
contrarre virus e tumori.
La depressione presenta attivazione abnorme dell’asse ipotalamo ipofisi surrene, senza silenziamento del sistema.

Nei roditori, le cure materne aumentano la quantità di recettori per il cortisolo, così i roditori da grandi hanno più
recettori per reagire ed essere più resilienti.
Il cortisolo può far sì che ci sia degenerazione di ippocampo o ipossia o ischemia. EFFETTORI
ORMONALI E
NERVOSI
Che incrementano Ai sistemi talamocorticali
l attività metabolica MOTIVAZIONE DEL

Schema della circuiteria ipotalamica per assunzione di cibo Nucleo paraventricolare


COMPORTAMENTO
ALIMENTARE

-
+ -
Arrivano al nucleo arcuato i segnali circolanti, cioè + Ipotalamo laterale

• la leptina rilasciata da adipociti, Neuroni con azione di


stimolazione del
Nucleo arcuato

• l’insulina, associata al glucosio,


comportamento alimentare
(AZIONE ORESSIZZANTE) Corteccia prefrontale
Nucleo accumbens
Neuroni che inibiscono il Segnali circolanti: Amigdala
comportamento alimentare Leptina rilasciata dagli adipociti (sazietà a lungo

• la colecistochina e distensione gastrica.


(AZIONE ANORESSIZZANTE)
termine)
insulina, associata ad alti livelli ematici di glucosio
(sazietà a breve termine)
colecistochinina e distensione gastrica, attraverso il
nervo vago, (sazietà)

Il nucleo arcuato produce un’azione anoressizzante, che interferisce con i neuroni del nucleo paraventricolare, che
aumenta l’attività del metabolismo.
Inibisce l’attività dei neuroni dell’ipotalamo laterale, che promuove il comportamento ambientale, e si occupa di
fame e di senso di sazietà.

Se non ci sono questi segnali, significa che non siamo ben nutriti.
Si ha azione oressizzante: aumenta attività di neuroni che promuovono sensazione di fame nell’ipotalamo laterale,
che riceve anche da corteccia preforntale, nucleo acumbens, amigdala.
Le motivazioni influiscono sui comportamenti dell’alimentazione.
Nei disturbi del comportamento alimentare cosa succede?
Se i tessuti hanno bisogno di nutrimento, l’ipotalamo propone un senso di fame, naturalmente il nucleo acumbens
sente il segnale come motivazione a mangiare e stimola la corteccia prefrontale per favorire il comportamento
alimentare.
Se la corteccia pre frontale decide che non mangeremo, non mangiamo: controlla il comportamento alimentare.

Questo si inceppa nei DCA: c’è controllo sul meccanismo di sopravvivenza di base.

In DCA non restrittivi, l’acumbens dà motivazione e piacere riguardo al cibo per garantire la sopravvivenza.
Se i circuiti della ricompensa non funzionano più, noi cerchiamo troppa ricompensa nel cibo rispetto a quella giusta.
Caso di altri disturbi: attribuiamo alla ricompensa di base un valore eccessivo.

Le emozioni

Servono a motivare l’individuo verso certe azioni e costituiscono, nella parte corporea, la manifestazione fisica dei
cambiamenti fisiologici che servono a manifestare l’emozione stessa.
La componente corporea è mediata dall’amigdala, che integra l’emozione, dall’ipotalamo, effettore di
manifestazioni fisiologiche, e dall’encefalo in cui passano le informazioni.

Sezioni dell’ipotalamo e rabbia finta

Sono state fatte sezioni a livelli diversi dell’ipotalamo per vedere le reazioni corporee nei soggetti.
Nell’animale, per rabbia vera, si hanno reazioni di inarcamento del dorso e drizzamento del pelo.

Isolando il cervello anteriormente ci sono comportamenti di finta rabbia in risposta a stimoli innocui.
Questo accade quando l’ipotalamo sta attaccato al midollo, e si isolano gli emisferi. La finta rabbia non c’è se la
disconnessione è caudale nell’ipotalamo.
Stimolando zone dell’ipotalamo si possono evocare separatamente queste reazioni di paura.

Quindi le manifestazioni emotive sono dovute a ipotalamo, centro organizzativo di risposta emotiva corporea.

La componente corticale delle emozioni

La componente corticale, che non fa parte del’ipotalamo, sono le strutture del sistema limbico.
Papez ha per primo identificato una serie di strutture che contribuivano a stato emotivo, poi estese con MacLean.

Le cortecce primitive: corteccia cingolata, ippocampo e corteccia paraippocampale.


Strutture sottocorticali: nucleo acumbens, amigdala, e aree di neocorteccia come corteccia orbitofrontale.

L’amigdala

Riceve informazioni sensoriali dalla corteccia sensoriale, dal NGL e NGM del talamo, e identifica lo stimolo.
L’informazione sensoriale arriva prima all’amigdala che a corteccia sensoriale primaria e associativa unimodale.
C’è una via molto veloce che conduce da talamo a amigdala, più veloce di quella talamo-corteccia sensoriale.

Dei pazienti che non hanno V1 in un lato, alla presentazione di volti impauriti in emisfero visivo della corteccia
integra, riconoscono e associano risposta di paura ≠ se lo stimolo è in corteccia di emisfero cieco.
Non riconoscono ma sanno che sono lì davanti: l’informazione non passa dalla corteccia, ma arriva dal talamo.

Questa informazione veloce fa sì che l’amigdala elabori l’informazione come paura, la trasmetta al nucleo centrale
di output dell’amigdala e
• all’ipotalamo, per risposta fisiologica,
• alla corteccia frontale, attraverso il nucleo colinergico, per consapevolezza e comportamento adeguato.
I sintomi della sindrome Kluver-Bucy
possono essere frazionati e ascritti alle
diverse aree colpite:
Amigdala
•Docilità
Le emozioni •Scarse reazioni emotive
•Disinibizione sessuale
•Scarse capacità di riconoscere gli oggetti Aree inferotemporale (via del cosa)
•Memoria esplicita
Sindrome di Kluver-Bucy Ippocampo

Le evidenze sperimentali che il sistema limbico sia


al centro delle emozioni sono date dalla sindrome di Kluver Bucy, i cui sintomi sono variabili a seconda dell’area
più interessata dal danno.

La stimolazione elettrica dell’amigdala provoca nell’uomo un forte stato di paura.


Lesioni all’amigdala in animali producono docilità e assenza di paura per stimoli che dovrebbero indurla.
I pazienti con lesioni che includono l’amigdala hanno difficolta a reagire con paura e giudicare le espressioni
facciali di felicità, paura, disgusto.. anche se queste persone sanno riconoscere l’identità delle facce, dato che tale
capacità è danneggiata da lesioni in aree inferotemporali. Risposta alla paura

Amigdala e attivazione

Attivazione amigdala
Fig. 3. Coinvolgimento

sinistra
dell amigdala nelle
risposte emozionali. In
alto, da Morris et al.,
1996: l amigdala, in

Esperimenti di neuroimmagine mostrano attivazione di aree cerebrali dell’amigdala, particolare l amigdala


sinistra si attiva
selettivamente in
Faccia
felice
Faccia
impaurita

soprattutto sinistra, durante la presentazione di volti con emozioni. risposta alla


presentazione a soggetti
umani normali di facce
Risposta alla tristezza ed alla rabbia

tristezza Aree attivate maggiormente

La sua attivazione è correlata all’espressività del volto: maggiore attivazione per stimoli paurosi che felici.
impaurite. In basso, da
Blair et al., 1999: Amigdala sinistra
l amigdala sinistra si Giro temporale inferiore e
attiva anche in risposta mediale

Rispetto a un volto neutro, per un volto triste si attiva l’amigdala. alla presentazione di
facce tristi, ma non di
facce arrabbiate. Faccia
Polo temporale destro

rabbia Corteccia cingolata anteriore

Con un volto arrabbiato si ha attivazione non di amigdala ma di corteccia cingolata e orbitofrontale.


neutra
Corteccia orbitofrontale destra

L’amigdala si attiva in risposta a stimoli paurosi sia percepiti tramite vista che tramite udito = connessione di aree
sensoriali primarie V1 e A1 e di talamo uditivo e visivo con amigdala.
Alcuni esperimenti mostrano la convergenza intermodale: mostrando un volto impaurito insieme a voce impaurita si
osserva che l’attività di amigdala è elevata.
È evidente il suo ruolo per valutare emozioni e per comportamento sociale: ci aiuta a esprimere e comprendere lo
stato emotivo.

Le emozioni facciali sono presenti anche in altre specie, e le più semplici sono presenti fin dalla nascita nell’uomo:
la sorpresa si trova precocemente, a 3 mesi, come il dolore.
Le espressioni facciali hanno ruolo para linguistico, cioè servono a comunicare con il caregiver.
Con la crescita, maturando le aree cerebrali, l’espressività dei bambini si arricchisce.
Verso i 2 anni emergono tutte le espressioni che indicano la consapevolezza di se stessi, come l’orgoglio:
maturazione del lobo frontale.

Differenze tra amigdala e ippocampo

Sono stati fatti esprimenti per dimostrare ruolo di ippocampo in condizionamento.


Si mostrano colori, a uno dei quali si associa un suono intenso e fastidioso, di alta frequenza.
Dopo una fase di addestramento opportuna, alla vista del colore il soggetto prova paura perché si aspetta il suono
fastidioso.

I soggetti lesionati nell’amigdala ricordano i colori mostrati e alcuni anche che sono seguiti da un suono, ma non
mostrano condizionamento alla paura, cioè non c’è sudorazione e aumento di battito cardiaco.
Gli individui con lesioni all’ippocampo o animali a cui era lesionato l’ippocampo mostravano condizionamento ma
non ricordavano quali erano i colori associati al suono.
Erano condizionati senza sapere quale stimolo li aveva condizionati.

Lesioni a entrambe le strutture provocano assenza di ricordo e assenza di condizionamento.


Quindi l’ippocampo interviene nelle emozioni, ricordando il contesto in cui è avvenuta una emozione, associando le
memorie a un luogo : paura condizionata dal contesto. È dotato di plays cells.
Partecipa al condizionamento, ma non è il luogo in cui si associa lo stimolo innocuo a quello pericoloso.
Nell’esperimento delle false memorie è possibile modificare il contesto in cui avviene il condizionamento.

I soggetti con lesioni all’amigdala non riescono a reagire in maniera appropriata agli stimoli.

Condizionamento alla paura

Il condizionamento alla paura coinvolge la plasticità sinaptica, cioè i cambiamenti duraturi, con nuovi circuiti creati
nel NBL, nucleo baso-laterale, in cui convergono gli input, che proietta al NC, nucleo centrale. Maggiore è attività
in NBL, maggiore è uscita al NC. Ciò accade quando si ha condizionamento.

La stimolazione di corteccia orbitofrontale produce risposte vegetative.


Lesioni a quest’area nelle scimmie aumentano la docilità, riducendo aggressività e risposte emozionali.
Ciò ha portato gli ospedali psichiatrici a effettuare lobotomia frontale negli individui aggressivi, come gli
schizofrenici con sintomi positivi. Questo rende l’individuo incompleto e incapace di inibirsi.

Masking

La procedura di masking consiste nel presentare rapidamente gli stimoli, che non riusciamo a riconoscere ma sono
analizzati dal sistema visivo.
Ne presentiamo due in successione, il secondo 5-10 millisecondi dopo il primo. La corteccia visiva opera dopo 30
millisecondi, quindi il secondo stimolo si analizza mentre il primo non è percepito coscientemente. Ma la sua
informazione continua a procedere nel sistema.

Se presentiamo volti associati a un rumore forte per condizionamento alla paura, nonostante le facce non siano
viste, essendo presentate molto rapidamente, dopo un po’ di tempo si evocano risposte vegetative. L’individuo ha
reazione fisiologica, ma non ha percepito coscientemente il volto.
La percezione cosciente del volto avviene in corteccia associativa visiva, IT.

Essendoci una connessione con NG del talamo, l’analisi dello stimolo arriva comunque in quell’area, che comunque
trasmette informazione sensoriale alla corteccia e noi possiamo percepirla.

Nel blindsight i pazienti sanno discriminare le espressioni facciali di volti presentati nel suo emicampo cieco, volti
non percepiti coscientemente. È la capacità di soggetti con lesioni occipitali di indovinare con accuratezza la
posizione di stimoli presentati nell’emicampo visivo cieco.

Domanda possibile di esame: quale ruolo dell’amigdala e quali dati sperimentali che lo dimostrano. !!!!

L’empatia

Il nostro livello di empatia dipende dalle aree corticali associative e del sistema limbico.
La percezione delle emozioni altrui è realizzata attraverso attivazione delle nostre aree attive quando noi stessi
proviamo l’emozione. È alla base della T.O.M. e della comprensione degli altri.

Ciò è a carico di strutture prefrontali e corteccia cingolata, aree che si sviluppano fino ai 20 anni.
I bambini senza sviluppo completo in tali aree non sono molto empatici con gli altri.
L’autismo costituisce una particolare patologia in cui c’è dissociazione tra percezione personale e esterna, tra
emozione provata dall’individuo stesso e il riuscire a capire le emozioni altrui.
Ci sono disturbi a livello dei circuiti responsabili dell’empatia.
L’individuo non capisce l’altro a livello più profondo. I bambini autistici non guardano gli altri in faccia e non
sanno interpretare le espressioni facciali. Sanno riconoscere le facce ma non interpretare le espressioni.

Il sistema della motivazione

Le emozioni sono uno strumento per promuovere la motivazione verso un certo comportamento. Senza motivazione
tenderemmo al minimo sforzo mentale e fisico.
Abbiamo due meccanismi distinti per la motivazione: sottocorticale e corticale.

Ci sono motivazioni fisiologiche innate, che rispondono a necessità di soddisfare bisogni fisiologici di base come
mangiare, bere, coprirsi, dormire, accoppiarsi. Questo è in comune con altri mammiferi.
Ci sono motivazioni acquisite, cioè elementi motivazionali acquisiti, che ci spingono a perseguire gli obiettivi.
Sono diversi da un individuo all’altro e dipendono dal nostro contesto e dalle nostre esperienze.

Queste due motivazioni interagiscono in continuazione: stato motivazionale fisiologico, come fame che porta a
cercare cibo, può interagire con altro stato, come aiutare qualcuno dando il proprio cibo.

La ricerca è stata sempre orientata nel capire le strutture responsabili di stati motivazionali fisiologici, essendo più
comuni e indagabili anche in altri mammiferi, mentre le motivazioni acquisite sono individuali e molto più difficili
da studiare.
Essendo individuali, è possibile trovare aree diverse attive in diversi individui.

Le aree del sistema

L’ipotalamo è fondamentale per stati motivazionali fisiologici: rileva le necessità fisiologiche e spinge verso
motivazione fisiologica, per esempio a nutrirsi.
L’informazione è trasmessa a strutture sottocorticali responsabili di motivazioni fisiologiche e a quelle che valutano
le azioni che portano a soddisfare il bisogno.

La corteccia pre frontale si occupa di funzioni esecutive. Può inibire un comportamento che risulta istintivo, come
cibarsi, e valutare le conseguenze.
putamen
Le strutture sottocorticali per le motivazioni innate sono nucleo
caudato

• il nucleo acumbens,
nucleo
• l’amigdala, accumbens area
tegmentale
ventrale
• l’area tegmentaleventrale,
sostanza
• l’ipotalamo, nera

• la corteccia orbito frontale,


• la corteccia cingolata
sistema dopaminergico
• il polo anteriore dei lobi temporali.

Il neurotrasmettitore coinvolto è la dopamina, inclusa nel sistema di ricompensa endogena.

I circuiti dopaminergici nel reward (ricompensa)

Lo conosciamo grazie a esperimenti specifici: un ratto preme una leva e si autosomministra delle scariche elettriche
che stimolano le aree dove è posto l’elettrodo. Le scariche sono rinforzo positivo.
Se si trova a livello del nucleo acumbens, il ratto continua a premere la leva: è motivato a farlo.
Così facendo promuove il rilascio di dopamina, che costituisce nei circuiti una ricompensa piacevole.
Il nucleo acumbens è stimolato da neuroni di area tegmentale ventrale VTA che hanno come neurotrasmettitore la
dopamina, e proietta all’area prefrontale. Se è attivo il circuito dopaminergico, si mette in atto motivazione.

Un altro circuito dopaminergico va da substantia nigra a caudato e putamen, che media la realizzazione di
comportamenti abitudinari. È coinvolto nella ricompensa in quanto certe abitudini diventano compensative.
La loro assenza genera ansia nel soggetto abituato: se non fa una x cosa quando è abituato a farla, è destabilizzato.
È molto importante per gli anziani, legati alle abitudini perché danno sicurezza. Viene meno abitudine, arriva ansia.

Il ratto continua a premere anche con rilascio di dopamina, non scarica elettrica, nel circuito dell’acumbens, VTA.
La dopamina si lega i recettori sinaptici nel vallo tra VTA e acumbens, poi degli enzimi la idrolizzano, oppure si
lega ai recettori di membrana pre sinaptica che promuovono la ricaptazione nel pre sinaptico.

Le droghe

Quasi tutti i tipi di droghe che conosciamo, tranne allucinogeni, interferiscono con questo circuito della
motivazione endogena.
Mantengono la dopamina nella fessura sinaptica più a lungo, quindi l’attivazione del nucleo acumbens si mantiene
e il piacere si prolunga.

Ci riescono legandosi ai recettori che ricaptano la dopamina oppure limitando l’attività degli enzimi che
idrolizzano la dopamina. Entrambe le modalità valgono per l’anfetamina.
Invece la cocaina si lega solo ai recettori per ricaptazione di dopamina.
Gli oppiacei non agiscono direttamente su questi recettori, ma i loro recettori si trovano nel sistema limbico, e
attivano neuroni la cui attivazione confluisce sul circuito di motivazione.

L’alcol, agonista del GABA, inibitore, deprime attività neurale, cioè lr sinapsi che non funzionano, secondo il
principio di Hebb, si perdono.
Se non porta alla morte neurale, grazie al fegato che contiene enzimi che lo metabolizzano prima che arrivi al
cervello, il fegato comunque si affatica, le cellule epatiche si vacuolizzano (si parla di cirrosi) e serve un trapianto.

È molto pericoloso perché va anche in membrana placentare: etanolo attraversa la membrana, il doppio strato
fosfolipidico, quindi non ha bisogno di canali ionici.
I circuiti coinvolti nel consumo di alcol e che ne risentono vanno ad attivare il nucleo acumbens. Questo è il motivo
per cui traiamo piacere da alcol e stupefacenti.

Dal nucleo acumbens i circuiti vanno alla prefrontale: anche abitudini come gioco d’azzardo possono influire sui
circuiti di motivazione. Con l’anfetamina non c’è il meccanismo che fa pensare che se mangiamo avremo piacere.

Le ricompense

La ricompensa endogena è costituita da dopamina, attivazione di circuito dopaminergico. Alla base del
condizionamento operante sta questo meccanismo: il cibo dato all’animale si sostituisce alla ricompensa endogena.
Con l’esperienza possiamo cambiare risposta del circuito della ricompensa, associando per esempio il cibo, nei
protocolli di condizionamento per addestrare animali, a una certa azione.

L’animale continua a attuare comportamento anche in assenza di ricompensa perché poi è stato attivato il sistema
di ricompensa endogena.
I neuroni dopaminergici passano dalla risposta a ricompensa alla risposta a uno stimolo associato alla ricompensa.

Gli stati motivazionali acquisiti sono tipici di ogni individuo ma diversi.


In corteccia orbito frontale si rappresenta il valore dello stimolo.
Anche nuclei della base sono coinvolti nel circuito della ricompensa, quando guardiamo stimoli attrattivi per noi.
Se lo stimolo costituisce una forma di ricompensa, si attivano le aree del nucleo striato o della corteccia cingolata
posteriore o della COF.
L’attrattività di uno stimolo comporta attivazione di aree in circuiti motivazionali per ricompensa acquisita.

Esperimenti

Le lesioni a corteccia pre frontale distruggono comportamento motivato perché il circuito VTA-acumbens-CPF si
trova qui. Non c’è più motivazione. La maturazione di questa parte è più tardiva rispetto all’acumbens.

Un esperimento osserva l’attivazione di acumbens e COF in diverse età, in relazione a ricompense di tipo diverso.
Nei bambini c’è attivazione moderata in entrambe le aree.
In adolescenti più attivazione di acumbens e meno COF, soprattutto per grosse ricompense.
Questo sbilanciamento spiega il comportamento rischioso degli adolescenti, che sono spinti da pulsioni più
fisiologiche e non risentono del controllo corticale perché la corteccia non è ancora ben sviluppata.
Da adulti c’è equilibrio e si può scegliere.

Dipendenza e ricompensa: la tolleranza

Attraverso vari meccanismi, tutte le sostanze attivano circuito di ricompensa.


Esempio di cocaina che impedisce riassorbimento di dopamina, che resta in circolo.
Con l’introduzione continua di una sostanza, il sistema raggiunge un equilibrio considerata l’introduzione della
sostanza, che ha meno effetto. Ciò vale per tutti i farmaci psico attivi.
Dopo un po’ di tempo, il sistema neutralizza gli effetti della sostanza, per esempio diminuendo numero di recettori.

Con assunzione ripetuta di sostanza psico attiva, per avere lo stesso effetto serve dose maggiore: tolleranza, che
porta al problema della dipendenza da sostanza.
Questo è il motivo per cui spesso sono cambiati farmaci e principi attivi intervenendo su diversi sistemi di recettori.

L’organismo entra in un nuovo equilibrio, cioè in una nuova omeostasi settata su un nuovo set point, che include la
sostanza. Se si rimuove la sostanza, l’organismo si trova squilibrato.
Da qui il problema della dipendenza e delle crisi di astinenza, più o meno forti.

Nell’addiction, l’organismo mette in moto comportamenti compulsivi finalizzati a ottenere una certa sostanza.
La capacità di controllare i comportamenti è ridotta, essendo compulsivi.
Sono coinvolti l’acumbens, nelle fasi iniziali della dipendenza, ma anche i nuclei della base, per le abitudini.

Oltre al sistema delle ricompense, c’è anche il sistema della punizione, che contiene dei circuiti di tipo inibitorio.
Riassumendo

Quindi abbiamo circuiti:


• della ricompensa MFB, meso-cortico-limbico-dopaminergico, con VTA, acumbens, pre frontale,
• di ritorno da corteccia a VTA e al setto, zona intermedia dove convergono sinapsi di acumbens e VTA.

Si sviluppa inizialmente una tolleranza alla sostanza, che porta alla dipendenza.
Alcune sostanze danno più dipendenza di altre, alcune ne danno meno: nicotina, tabacco e caffeina
danno dipendenza moderata perché il circuito ha attivazione più blanda.
Altri circuiti sono invece più efficaci nello stimolare il sistema della ricompensa.

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