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Giovanni Pascoli - Testo

vita e opere del poeta pascoli

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Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli apparteneva alla corrente letteraria del Decadentismo, movimento sviluppatosi in Francia e
successivamente affermatosi nel resto dell’Europa. Tale corrente si fonda sul decadere della fiducia nella realtà e
nell’oggettività della narrazione dei fatti, sul continuo tentativo di ripristinare la soggettività, l’espressione dei sentimenti.
Il movimento decadente può essere, infatti, considerato l’esatto opposto della corrente letteraria del Verismo, la quale
si basa sull’analisi completamente asettica della realtà che circonda l’autore verista. I poeti decadenti, invece, oltre a
descrivere la realtà come qualcosa di estremamente soggettivo, privilegiavano in modo particolare la loro capacità di
provare e di esprimere sentimenti diversa rispetto a quella dell’uomo comune. Carlo Salinari scrisse un saggio riguardante
questa convinzione appartenente a poeti aderenti alla corrente del Decadentismo, intitolato “Miti e coscienza del
Decadentismo italiano”. Individuò, infatti, quattro maggiori esponenti di tale movimento, assegnando a ognuno un
soprannome: tra questi è presente anche Pascoli, al quale Salinari ha attribuito l’appellativo di fanciullino. Dal momento
che la realtà non è oggettiva, asettica, e che il poeta gode di una maggiore sensibilità in confronto all’uomo comune, per
Pascoli questa è vista come attraverso gli occhi ingenui e curiosi di un fanciullo, il quale deve ancora osservare ciò che lo
circonda per la prima volta, ed è quindi pieno di stupore, di meraviglia, anche nei confronti di piccoli fenomeni della
natura, dai quali sa ugualmente cogliere bellezza, e di timore, siccome non ha mai avuto modo di osservare l’ambiente
esterno che si trova attorno a lui. Pascoli stesso, in un suo scritto intitolato “Il fanciullino”, inserisce un parallelismo tra il
fanciullino, ancora inconsapevole di ciò che caratterizza il mondo esterno, e Adamo, il primo uomo abitante la Terra che
dovette, perciò, attribuire “il nome a tutto ciò che vede e che sente”. Al pari di Adamo, infatti, anche il fanciullino, siccome
si trova in presenza di un ambiente per lui sconosciuto, deve necessariamente dare un nome alle cose, servendosi di un
linguaggio novello, composto da “novelle parole”, con il fine di scoprire la loro essenza. Il fanciullino, infatti, non si trova
solamente nel poeta decadente, bensì sopravvive in qualsiasi uomo comune: tra le due circostanze è tuttavia presente
una fondamentale differenza, in quanto, nell’uomo adulto, il fanciullino viene completamente soffocato dalla razionalità,
cosa che, invece, non si verifica nel poeta, nel quale, grazie alla sua diversa e superiore sensibilità, il fanciullino continua
tranquillamente a vivere. La sua esistenza risulta di fondamentale importanza per il poeta, siccome, per mezzo di essa,
riesce ad avere una concezione più profonda delle cose, “egli scopre nelle cose le somiglianze e relazioni più ingegnose”,
ossia ha una visuale più ampia e più completa della realtà che lo circonda. La conoscenza del fanciullino, infatti, non ha
basi fondate sulla razionalità (come nel caso dell’uomo), bensì è superiore, oltrepassa il limite della ragione umana e,
proprio per tale motivo, ha la capacità di cogliere ciò che all’uomo sfugge, che quest’ultimo non riesce a vedere; Pascoli,
infatti, afferma (rivolgendosi al fanciullino) che “l’uomo le cose interne ed esterne, non le vede come le vedi tu: egli sa tanti
particolari che tu non sai”, con l’intento di evidenziare che, appunto, il fanciullino (e di conseguenza anche il poeta) è in
grado di oltrepassare, per mezzo della fantasia, le apparenze comuni e banali, di ammirare la bellezza anche nelle piccole
cose. Quest’ultima caratteristica emerge in modo particolare nella poetica pascoliana, in quanto il poeta, anche trattando
argomenti apparentemente umili e dimessi, sa cavare fuori poesie che godono di un profondo significato. Per Pascoli,
infatti, gli argomenti ricchi di poesia non corrispondono solo ed esclusivamente ad argomenti elevati, raffinati, anzi, molto
spesso sono proprio quelli più modesti a godere di abbondanti significati, come, per esempio, il fenomeno delle stelle
cadenti, argomento principale della poesia “X Agosto”, che il poeta interpreta in modo personale e soggettivo,
attribuendogli un significato ben più profondo, ossia il pianto versato dal cielo per il male esistente nel mondo, e
utilizzando tale argomento per trattare il tema della morte, servendosi di un parallelismo tra la morte di una rondine e la
morte di suo padre; la purezza, la semplicità che caratterizza le opere di Pascoli è data anche dalla scelta e dall’uso del
linguaggio: quello delle poesie pascoliane non è, infatti, aristocratico, complicato, bensì piuttosto semplice, chiaro e, in
questo modo, facilmente comprensibile da qualsiasi lettore, a prescindere dalla classe sociale alla quale appartiene. Un
ulteriore e fondamentale aspetto del linguaggio adoperato da Pascoli è il “fonosimbolismo”, secondo il quale ogni cosa
ha un valore simbolico, e questo si riscontra appunto anche nel linguaggio, in quanto i suoni sono simbolo di qualcosa.
Per adoperare questo fonosimbolismo Pascoli si serve principalmente delle onomatopee, ossia la scrittura di veri e propri
suoni (come ad esempio, in una sua poesia intitolata “La sera”, per raffigurare il suono delle campane utilizzò i suoni “don
don”), e delle parole onomatopeiche, differenti dalle prime perché in questo caso si tratta di parole a tutti gli effetti, che
però contengono un suono che assomiglia a ciò che rappresentano (per esempio, in una poesia intitolata “Lavandare”,
poesia che ritrae una scena di campagna, dove le lavandaie stanno lavando i panni al fiume, Pascoli, al fine di definire
meglio questo rumore, questo strusciare dell’acqua, utilizza la parola “sciabordare” che, pur essendo una normale parola,
rimanda al suono dell’acqua attraverso questo suono /sh/; anche nella poesia “Il tuono” possiamo trovare un ulteriore
esempio: infatti Pascoli, nella descrizione di un temporale, inserisce il verbo “rimbombare”, che sembra come riprodurre
il suono di un tuono, di un rombo, di, appunto, un temporale). Quindi per fonosimbolismo si intende proprio questo,
l’esprimere concetti attraverso il suono, e infatti ciò che una poesia comunica ci è da essa comunicato sia tramite il
significato stesso delle parole utilizzate dal poeta, ma anche e soprattutto dal loro suono: si tratta di due concetti
fondamentali nella linguistica, ossia il “significante” e il “significato”; il primo si riferisce alla parola dal punto di vista del
suono, delinea la sua immagine acustica, mentre per quanto riguarda il secondo, questo si riferisce all’immagine che
compare nella nostra mente quando pensiamo a quella parola, è il vero e proprio concetto di quella determinata parola
(per comprendere meglio la differenza tra questi due concetti possiamo prendere come esempio la parola “sciabordare”,
già incontrata prima, la quale si riferisce al rumore dell’acqua: in questo caso, il significato della parola è appunto l’acqua,
mentre il significante è il suono /sh/ contenuto nella parola).
Un aspetto fondamentale della poetica di Pascoli è il tema del nido: il poeta infatti, nell’ultimo periodo della sua vita,
sente l’esigenza di ricostruire questo nido familiare, il quale viene da lui stesso descritto attraverso un’analogia con il nido
costruito dagli uccelli, composto da rami e ovatta, che gli conferiscono un aspetto caldo e accogliente, e che allo stesso
tempo protegge gli uccellini che si rifugiano al suo interno dai “rovi” che si trovano all’esterno; il nido inoltre ha una forma
circolare, che simboleggia la perfezione e appunto la protezione. Per Pascoli in particolare questo nido, nel corso della
sua vita, è stato distrutto dai vari lutti che hanno costellato la vita del poeta, e proprio per questo motivo, negli ultimi
anni della sua vita tenta di ricostruirlo, andando a vivere con una delle sue due sorelle (in quanto l’altra sorella, Ida, ha
preferito sposarsi, gesto che è stato interpretato da Pascoli come un vero e proprio tradimento del nido familiare che
stava tentando di ricostruire).
Un altro aspetto molto importante per Pascoli è quello inerente alla natura: il poeta però, non si riferisce alla natura
solamente paesaggistica, bella da ammirare, bensì a quella in grado di riflettere il suo stato d’animo, il quale è
strettamente legato agli eventi della natura stessa. Ad esempio, nella poesia che abbiamo più volte incontrato,
“Lavandare”, la natura svolge un ruolo fondamentale, poiché il paesaggio descritto dal poeta, ossia una maggese per
metà coltivata e per metà non, caratterizzata da un aratro abbandonato lì in mezzo, diventa simbolo di solitudine, di
abbandono, e anche di malinconia.
Infine, è importante sottolineare che dalle opere di Pascoli traspare un determinato messaggio, un’utilità sociale, cioè
l’abbattimento delle barriere di classe e di nazione che separano, invece di unire, gli uomini. Il fanciullino che è dentro di
lui lo indirizza proprio verso la demolizione di tali barriere e verso la via della fratellanza, dell’unanimità.

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