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4 - Gustav Klimt

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Gustav Klimt (1862 – 1918) è stato un pittore austriaco, uno dei massimi esponenti dell'Art

Nouveau, protagonista della secessione viennese.


Artista estremamente colto e sensibile, raffinato fino alla morbosità realizzò ritratti spesso
scandalosi e palesemente erotici che si posero in aperto contrasto con il tradizionale
accademismo.
La sua formazione iniziale è come decoratore ma, versato in diverse discipline artistiche,
svilupperà il suo periodo d’oro di produzione dopo un viaggio in Italia. Durante questo soggiorno
si farà profondamente influenzare dalle forme artistiche della città di Ravenna, si specializzerà
nell’arte del mosaico la quale influenzerà tutta la sua opera successiva.
Frequentò la Kunstgewerbeschule (Scuola delle Arti decorative) dove ricevette un insegnamento
accademico basato essenzialmente sullo studio del nudo e sull’ornato.
Fonderà una sorta di cooperativa che proponeva una visione nuova della natura, la la
Kunstschau, una "secessione dalla Secessione” che riesce ad avere commissioni per edifici
molto importanti per l’epoca; uno di questi è Palazzo Stoclet. Nel 1912 divenne presidente
dell’Unione Austriaca degli Artisti.
Dal punto di vista tecnico si caratterizza per ritmi melodici di un linearismo che finisce sempre per ritornare al
punto di partenza e chiudersi su se stesso. Si riscontra l’insistenza per il movimento elegante e sinuoso di un
linearismo pacato e espressivo che evidenza la purezza della linea

Rievoca i preziosismi dell’iconografia bizantina grazie all’ornato figurativo in cui la linea si fa sempre più
avvolgente e il cromatismo delicato: presenta malinconiche ma delicate armonie di colori spenti, cinerei e perlacei
vivacizzati da bagliori d’oro, d’argento e di smalto che hanno molto della composizione mosaica. Dai toni brillanti
dei mosaici bizantini desume
riferimenti ad altre arti minori con l’inserimento di elementi di gioielleria e oreficeria

intende realizzare una sintesi delle arti annullando le ecclettiche distinzioni dell’accademismo e rendendo le sue
tele una sfavillante armonia di ornamenti come se l’opera dovese essere in sé un gioiello

il preziosismo gotico si sviluppa in senso coloristico nella ricerca di un colore teso a sottolineare effetti di
trasparenza e dal punto di vista compositivo nella valorizzazione della bidimensionalità e del linearismo puro

È legato ad una formula decorativa piena d’implicazioni simbolistiche


È consapevole della lenta ineluttabile decadenza della società ed è per questo che associa all’idea dell’arte e del
bello quella della decadenza del dissolvimento del tutto. Tema ricorrente nelle sue opere è infatti l’unione tra Eros e
Thanatos che sono rispettivamente la pulsione di vita e la pulsione di morte.

Nel contempo si ispira all’arte bizantina, splendida ed esangue, in cui si riflette un processo
storico simile a quello contemporaneo, il declino di un impero teocratico e la sopravvivenza della
forma estetica sulla morte storica.
Riflette così la decadenza del vecchio impero teocratico austroungarico.

Nell’opera Le tre età della donna realizzata nel 1908 sono rappresentate tre figure femminili: una
donna con la bambina e un’anziana.
I corpi hanno una definizione più realistica, sono le uniche parti realistiche del dipinto in quanto lo
sfondo è poco definito: la parte superiore è nera, incombente, mentre quella inferiore è come
tassellata come se fosse stata piastrellata. La superfice presenta una struttura dove si
confondono i vestiti delle donne e il tutto risulta piatto, realizzato tramite una tassellatura di
superfici come se si trattasse di un mosaico sul quale emergono tridimensionalmente solo le
figure dei corpi alle quali viene dato un certo risalto e che quindi attirando la nostra attenzione.
Sfondo nero e bruno oro hanno carattere materico, la bambina in braccio e la madre hanno una
parvenza di tridimensionalità mentre tutto il resto viene annullato nella bidimensionalità, non c’è
prospettiva.
I toni sono palesemente erotici come mostra la
posizione del seno e il corpo femminile.
Klimt raffigura una madre che tiene la propria bimba in
braccio: questa sembrerebbe simboleggiare la
protezione ma la testa piegata orizzontalmente è
presagio di morte. Essa viene ripresa dal collo della
vecchia che tiene la mano poggiata sul capo: questa
posizione allude all’orizzontalità della fine e della morte
infatti il nero incombe su tutto. Ogni vita porta in sè nel
suo fiorire il germe della morte. La rappresentazione
ha un chiaro impianto simbolico: l’anziana ha la testa
piegata è simbolo di morte e la madre ne riprende i
movimenti quasi per proteggere la bambina da un
evento inevitabile. Presenta quindi l’unione tra Eros e Thanatos, una costante nell’Art Nouveau.
La messa in discussioni dei valori religiosi ha portato ad una nuova concezione della realtà: se
Dio non esiste che relazione può esserci tra la bellezza e la verità? La bellezza è evidente, attira
l’uomo ma è separata dalla possibilità di generare la vita, essa non è più matrice cristiana ma
viene staccato il piacere dalla gioia della procreazione. Il corpo diventa così un oggetto da
possedere.

– le figure sono asciutte, sintetiche incollante su uno sfondo bidimensionale


– il decorativismo geometrico si materializza in forme che ricordano oro, sete raffinate e pietre preziose
– Il tema è una rivisitazione, in chiave simbolica, delle tre fasi della vita femminile, l'infanzia, la maternità e
l'inevitabile declino della vecchiaia.

Due delle opere più celebri di Klimt sono Giuditta I (realizzata nel 1901) e Giuditta II (realizzata
nel 1909)
In entrambe le opere emerge sensualmente l’incarnato femminile del corpo semiscoperto.
In Giuditta I lo sguardo sensuale ed ammaliante della donna porta l’osservatore a scivolare verso
il basso, attraversare il suo corpo e soffermarsi sul seno per poi incontrare un elemento
orizzontale che è il braccio il quale tiene in mano la testa decapitata di Oloferne. C’è un evidente
accenno d’erotismo ma tutto il resto, la chioma dei capelli, il collare che è un gioiello
squisitamente Art Nouveau, si fonde con lo sfondo in cui vi sono stilizzati elementi ispirati alla
natura ma decisamente non naturali.
In Giuditta II viene accentuata la bidimensionalità la linea si fa ancora più sinuosa e la mano
agguanta la testa mozzata con una presa meno salda. La consistenza del corpo sempre meno
reale ma l’attenzione si focalizza sul preziosismo dello sfondo e sull’incarnato femminile.
Giuditta, nella narrazione biblica, trova forza nella sua fede e ispirazione nella storia passata; nel
tempo che ci appartiene ci sono le esperienze che mi porto dentro come memoria del mio popolo
in un’identità forte che segna chiaramente la strada per il futuro e evidenza le decisioni da
prendere: di qui la fermezza di Giuditta nella fiducia dell’aiuto di Dio.
Klimt trasporta l’evento biblico in un contesto totalmente moderno di amore e morte. Giuditta non
è l’eroina che vince sul nemico ma è la femme fatale che ha ucciso l’amante: il compiacimento
con cui è rappresentata la nudità del seno e l’erotismo presente nella descrizione del corpo sono
un elemento costante del linguaggio di Klimt.

– Racchiusa in una cornice di legno scabro dipinge la bella eroina biblica: Il


soggetto è metafora del potere di seduzione delle donne, che riesce a
vincere anche la forza virile più bruta.
– esaltazione della femme fatale crudele e seduttrice, che porta alla rovina
e alla morte il proprio amante.
– Il pittore raffigura la protagonista come una donna moderna, con il volto di
Adele Bloch-Bauer, esponente dell'alta società viennese.
– L'immagine ha un taglio verticale molto accentuato
– la figura di Giuditta ha grande valenza erotica
– la testa di Oloferne appare appena di scorcio, in basso a destra, tagliata
per oltre la metà dal bordo della cornice.
– gli incarnati della figura hanno una resa tridimensionale
– le vesti, trattate con un decorativismo bidimensionale molto accentuato.
– paesaggio arcaico e stilizzato di alberi di fico e viti, tratto da un fregio
assiro

– figura femminile rappresentata nella sua interezza e non più sino alla vita
– forte verticalità all'insieme pittorico, tanto che il limite inferiore del quadro
taglia di netto la gonna della donna
– Klimt conferiva ai suoi soggetti una monumentalità e un'eleganza
assolutamente predominanti all'interno delle sue opere.
– le parti del corpo di carattere figurativo si concentrano soprattutto su viso,
busto, mani (elemento fondamentale)
– in ombra la testa di Oloferne in basso a destra.
– i capelli della donna e il suo vestito dopo un'attenta valutazione si può ben
vedere come siano isolati e sciolti
– da un'idea di plasticità e di adattamento alle forme voluminose del corpo
– tipiche linee spiraleggianti si mischiano a cerchi colorati concentrici che
ricordano la forma dell'occhio umano
– motivi geometrici come triangoli o piccoli rettangoli colorati ravvicinati.

Dagli appunti non redatti di Elisa Garbin – pro manuscipto – Francesco Funaioli

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