Kant - Critica Ragion Pura e Pratica.
Kant - Critica Ragion Pura e Pratica.
Biografia:- nasce a Konigsberg il 22 aprile 1724 da una famiglia di umili origini nella Prussia orientale.
-Sulla sua formazione esercitò una grande influenza la madre , la quale nutriva forti convinzioni religiosi a carattere
pietistico. Infatti Kant fu educato nel Colleggio Fridericianum nello spirito religioso del pietismo.
-dal 1740 frequentò l’Università albertina di Konigsberg dove studiò fisica e matematica. Infatti in quest’università
grazie al suo maestro si avvicinò molto alla filosofia , alla matematica e alla fisica newtoniana.
-dopo la morte del padre nel 1746 , lascia l’università e vive facendo il precettore privato , tuttavia nel 1755 ottenne la
libera docenza all’Università di Konigsberg. Nel 1770 fu nominato professore ordinario di logica e metafisica.
-nel 1794 il suo scritto La religione entro i limiti della sola ragione fu censurato perché accusato di recare offesa alla
religione cristiana. Successivamente però con Federico Guglielmo III fu ripristinata la libertà di stampa.
Periodo pre-critico: Nella prima fase della sua attività (1746-59), Kant mostra interesse per le scienze e la filosofia naturale nel
tentativo di descrivere i fenomeni senza dover ricorrere a cause puramente ipotetiche. Nella Storia naturale universale (1755),
sotto l'influsso di Newton, applica le forze di attrazione e repulsione per elaborare una teoria meccanicistica riguardante il formarsi
dell'universo senza ricorrere ad argomenti teologici nella spiegazione dei fenomeni naturali.
Dagli scritti del secondo periodo precritico (1762-68) emerge l'esigenza di una rigorizzazione della filosofia e comincia a delinearsi la
formazione della filosofia trascendentale. Nella Ricerca sull'evidenza dei principi della teologia naturale e della morale Kant si
propone di cercare un metodo filosofico rigoroso per approdare a una certezza metafisica paragonabile a quella della fisica e della
matematica. Egli critica la metafisica tradizionale contrapponendo una metafisica intesa come "scienza dei limiti della ragione
umana".
La dissertazione del 1770:è l’opera più importante delle opere precritiche perché introduce concetti fondamentali che
poi si ritroveranno nella Critica della ragion pura. Il termine “dissertazione” indica solitamente le opere universitarie e
infatti è stata scritta a scopo accademica.
In quest’opera kant parte con una distinzione fra conoscenza sensibile e conoscenza intellettuale:
-la prima , è dovuta alla passività del soggetto e ha come oggetto i fenomeni , quindi le cose come appaiono al
soggetto
-la seconda invece mira a cogliere il noumeno , la cosa come essa è.
La conoscenza sensibile Kant crede che sia composta da materia a forma. La materia corrisponde ai contenuti , esterni
all’uomo, mentre la forma agli schemi e criteri che l’intelletto si dà per ordinare la materia sensibile.
La sensibilità inoltre lavora tramite delle forme a priori , slegate dall’esperienza , che sono lo spazio e il tempo.
Secondo lui queste due forme sono realtà soggettive e necessarie alla mente umana per ordinare i dati sensibili.
Il Criticismo: Si fonda sull’intento di interrogarsi sul fondamento delle esperienze umane con lo scopo di chiarirne la
possibilità (condizioni che consentono l’esistenza), la validità(titoli di legittimità o non che la caratterizzano) , i limiti
(confini della loro validità) . L’aspetto che risulta più importante è quello del limite ,infatti il criticismo viene anche
chiamato “filosofia del limite” la quale stabilisce nei vari ambiti della vita umana i limiti che non si devono sorpassare.
-Il criticismo si distingue dall’empirismo perché va più a fondo l’analisi critica e perché ne rifiuta gli esiti scettici.
Si distingue dall’Illuminismo perchè il criticismo porta difronte al tribunale della ragione , la ragione stessa.
𝓛𝓪 𝓒𝓻𝓲𝓽𝓲𝓬𝓪 𝓭𝓮𝓵𝓵𝓪 𝓡𝓪𝓰𝓲𝓸𝓷 𝓟𝓾𝓻𝓪 (1718)
→Hume conclude la sua analisi critica affermando che l’uomo non può raggiungere , neppure nei limiti
dell’esperienza, la sicurezza di un sapere autentico. Il sapere umano secondo Hume è un sapere probabile che però
viene a mancare quando l’uomo “si avventura” sulle vie della metafisica.
↪queste conclusione sono combattute da Kant :
-In primo luogo secondo Kant un sapere autentico esiste ed è la nuova scienza matematica della natura.
-In secondo luogo condivide lo scetticismo di Hume per quanto riguarda la metafisica ma afferma che essa è
una disposizione naturale e che quindi pone un problema che va risolto cercando nella costituzione dell’uomo
il motivo della sua tendenza a trascendere dall’esperienza.
o La critica della ragion pura , quindi, è un’autocritica della ragione in generale rispetto a tutte le conoscenze alle
quali può aspirare indipendentemente dall’esperienza.
La matematica e la fisica pura (principi della fisica newtoniana) contengono indubbiamente verità universali e
necessarie , quindi indipendenti dall’esperienza. Contengono infatti giudizi sintetici a priori :
-sintetici , nel senso che in essi il predicato aggiunge qualcosa di nuovo al soggetto
-a priori , perché hanno una validità universale , che l’esperienza non può dare.
Uno dei presupposti della critica della ragion pura è il dibattito in atto tra razionalisti ed empiristi , all’interno di
questo dibattito Kant prende una posizione intermedia , infatti distingue giudizi sintetici a priori dalle altre 2
forme di giudizio proposte , ossia :
1. Giudizi sintetici a posteriori : -propri degli empiristi
-come quelli di Kant sono sintetici ,quindi in grado di fornire
informazioni
-ma sono a posteriori quindi derivanti dall’esperienza e pertanto
non universali e necessari.
2. Giudizi analitici a priori:-propri dei razionalisti
-analitici , quindi generalmente sono delle tautologie o comunque
qualcosa che non fornisce maggiori informazioni di quanto già
esplicitato nel sogg.
-ma sono a priori , quindi universali e necessari.
-La scienza secondo Kant è quindi feconda sia per quanto riguarda il contenuto e la materia (derivanti dall’esperienza)
sia per quanto riguarda la forma che le deriva ,invece, dai giudizi sintetici a priori.
Kant poi spiega la provenienza di questi giudizi sintetici a priori.
↳la conoscenza è formata da materia e forma:
a. Tutte le impressioni sensibili che derivano dall’esperienza
b. Insieme delle modalità fisse attraverso cui la mente ordina queste impressioni sensibili . Non è
quindi la mente che accoglie passivamente la realtà , ma è la realtà che è modellata dalla forma.
-Il primo risultato che scaturisce dal concetto della conoscenza umana come sintesi di due elementi
uno formale o a priori , l’altro materiale o empirico , è che l’oggetto della conoscenza stessa non è
l’essere in sé (realtà indipendente da noi) , ma il fenomeno .
↪è la realtà come ci appare dalla forma. Quindi
è qualcosa di relativo al nostro modo di
conoscere.
>In questo modo Kant ha effettuato la cosiddetta “rivoluzione copernicana”. La conclusione è che noi non possiamo
conoscere l’oggetto com’è . Da qui deriva la distinzione di Kant fra noumeno(ciò che è solo pensabile) e fenomeno . la
scienza può studiare solo il fenomeno.
Kant successivamente distingue 3 facoltà conoscitive principali :
1. Sensi= che raccolgono dati intuitivamente.
2. Intelletto= attraverso cui pensiamo tali dati
3. Ragione= è la facoltà attraverso cui cerchiamo di spiegare le tre realtà= anima,mondo e Dio.
ANALITICA TRASCENDENTALE → Dedicata alla determinazione degli elementi a priori dell’intelletto e alla loro
giustificazione.
L’intelletto funziona tramite concetti : funzioni unificatrici dell’intelletto.
↪possono essere : empirici (se ricavati dall’esperienza)
puri: (che hanno origine solo nell’intelletto)
categorie ↩
↓
sono le forme a priori dell’intelletto, sono quindi le leggi , le funzioni con cui raccogliamo la realtà , la
unifichiamo e la pensiamo .
↪pensare significa giudicare (attribuire un predicato a un soggetto)
Per le categorie Kant si ispira alla tavola dei giudizi di Aristotele . Egli aveva parlatp di categorie intendendole , però ,
come modi dell’essere cioè come le leggi dell’ente , invece Kant, le riferisce al pensiero e non all’esperienza. Le sue
quindi sono modi di funzionare del pensiero concettuale e hanno significato logico-gnoseologico.
-Ad ogni giudizio corrisponde dunque una categoria. Le categorie sono tutti i predicati possibili per un soggetto :
quantità,qualità,relazione e modalità. Kant parla di 12 categorie.
LA DEDUZIONE TRASCENDENTALE
Ambiti d’uso delle categorie e il concetto di noumeno:
Le categorie, essendola facoltà logica di unificare il molteplice della sensibilità, funzionano solo in rapporto al
materiale che esse organizzano. Considerate senza essere riempite di dati provenienti dal senso esterno o
interno, sono “vuote”.Questo fa si che esse risultino operanti solo in relazione al fenomeno , intendendo per
quest'ultimo l'oggetto proprio della conoscenza umana. Secondo Kant quindi la conoscenza non può estendersi al di
là dell’esperienza, ed è qui che si colloca il “noumeno”, “la cosa in sé”. È possibile quindi soltanto “pensare” (non
“conoscere”) a come le cose sono in sé. Come per l’idea di “anima”, di “mondo” e di “dio” non si può ottenere una
dimostrazione che non sia metafisica e frutto dei limiti della ragione di fronte a ciò di cui non può avere esperienza. Il
concetto di “noumeno”, dunque, rappresenta la differenza tra ciò che l’uomo crede, oppure sa, riguardo ad una cosa e
ciò che, realmente, la cosa è. In senso positivo, il noumeno è “l'oggetto di un'intuizione non sensibile, cioè di una
conoscenza extra-fenomenica che a noi è preclusa e che, invece, potrebbe essere propria d iun ipotetico intelletto
divino dotato di una, “intuizione intellettuale” delle cose. In senso negativo,il noumeno è invece il concetto di una
cosa in sé come di una X che non può mai entrare in rapporto conoscitivo con noi edessere quindi “oggetto della
nostra intuizione sensibile”.
LA DIALETTICA TRASCENDENTALE
La dialettica trascendentale è la seconda parte della logica trascendentale , in questa Kant affronta il
problema se la metafisica possa costituirsi come scienza.
-concetto di dialettica trascendentale : essa è intesa nel significato negativo del termine , come “ragionamenti
fallaci” che l’uomo fa per tentare di dare una visione complessiva della realtà , ovvero per “spiegare
l’inspiegabile”.
-Kant sosteneva che l’uomo cercava di andare oltre l’esperienza tramite la ragione , e la ragione ha come
oggetto: Le idee. ↦rappresentano solo dei tentativi da parte dell’intelletto di unificare tutta l’esperienza in
una totalità.
Le tre idee trascendentali sono :
1. L’idea di “io” , di anima : che unifica tutta l’esperienza interna
2. L’idea di Mondo . che unifica tutta l’esperienza esterna
3. L’idea di Dio : che unifica tutta l’esperienza in generale.
↪ad esse corrispondono quelle tre pseudo scienze che sono la psicologia razionale (anima) , la
cosmologia razionale (mondo) e la teologia razionale (Dio) .
↳La metafisica , servendosi di idee non derivate da una sintesi dell’esperienza , NON può
essere considerata come scienza .
1) Critica della psicologia razionale: L’idea di “Io” ,di anima ha origine da un paralogismo , ovvero da un “falso
ragionamento” ovvero quello di considerare l’Io penso una sostanza. Infatti l’Io penso non è una sostanza ,
cioè non esiste di per sé , non possiamo vederlo né toccarlo, è solamente una funzione , cioè qualcosa
attraverso cui noi possiamo arrivare alla conoscenza.
2) Critica della cosmologia razionale : Kant sostiene che se il mondo si prova ad interpretare come una totalità ,
si cade in una serie di contraddizioni. Queste contraddizioni sono chiamate da Kant antinomie , e sono
principalmente due : matematiche e dinamiche .
Ognuna di queste è argomentata da una tesi a cui si oppone un’antitesi. Inoltre le due antinomie si
riconducono ai quattro tipi di categorie : le antinomie matematiche si occupano delle categorie della quantità
e della qualità , mentre quelle dinamiche si occupano di quelle della relazione e della modalità.
3) Critica alle prove dell’esistenza di Dio: L’idea di Dio è considerata da kant l’insieme di tutte le possibilità di
pensiero , quindi è l’idea più alta e più importante. Tuttavia mette alla prova le tre dimostrazioni tradizionali
dell’esistenza di Dio:
Prova ontologica : è a priori . L’esistenza , per Kant , non può essere una perfezione , cioè un predicato
di Dio. Non è dunque ricavabile a priori dalla sua essenza , ma deve essere aggiunta a posteriori. Perché
una realtà non può essere ricavata da un’idea.
Prova cosmologica : Kant sostiene che questa prova è fondata sull’errata applicazione della categoria di
casualità , utilizzata per passare dal mondo fisico-fenomenico al piano metafisico .
Prova fisico –teologica o teleologica : Questa parte dall’esperienza dell’ordine del mondo ma pretende
di elevarsi subito all’idea di una causa ordinante trascendentale. L’ordine della natura è relativamente e
non assolutamente perfetto , cioè le sue regole non valgono in tutti i casi senza eccezioni. Affermando
che Dio è un essere perfettissimo , saltiamo illegittimamente dall’ordine contingente della natura
all’ordine assoluto di Dio.
-È comunque importante notare che Kant non assume una posizione atea né agnostica, in quanto egli non nega
l'esistenza di Dio ma semplicemente la possibilità di dimostrarla.
-All'interno della pura speculazione filosofica invece, le idee trascendentali o metafisiche non hanno una funzione
costitutiva ma soltanto regolativa. Esse rappresentano una sorta di idea limite verso le quali dirigere la conoscenza del
mondo. Il concetto di noumeno perde così il suo attributo di esistenza, e rappresenta solo il concetto limite di ogni
nostra idea, assumendo soltanto valenza logica. Per questo la filosofia kantiana viene chiamata filosofia del limite. Su
queste basi Kant opera un nuovo concetto di metafisica come "scienza dei concetti puri", intendendo ovvero la
dialettica come "studio delle idee" (significato ripreso da Platone ma in senso trascendentale). Questa è divisa in
"metafisica della natura", che studia i principi a priori della conoscenza della natura, e "metafisica dei costumi", che
studia i principi a priori dell'azione morale.
La ragion pratica è quindi quella parte di ragione che guida i nostri comportamenti. In particolare, Kant distingue due
tipi di ragion pratica:
Ragion pura pratica: a priori, innata, che opera nell’uomo a prescindere dai dati empirici.
Ragion empirica pratica: deriva dall’esperienza.
o Kant parte dal presupposto che esista una legge morale a priori, assoluta e universalmente valida. Questo perché
ritiene assurda l’ipotesi che l’uomo agisca moralmente solo secondo il suo istinto. L’intero concetto kantiano della
vita morale dell’uomo si fonda sula tesi della natura finita dell’uomo , cioè della mancanza di un accordo tra
volontà e ragione. Compiamo dunque un’azione morale quando la nostra ragione empirica pratica si allinea con la
pura, che detiene la legge morale.
o La legge morale di Kant è strettamente legata al concetto di libertà , dove per libertà si intende autonomia. La
libertà si configura come il primo presupposto della vita etica. Kant sostiene che un’azione per essere morale deve
essere autonoma , cioè incondizionata.
↪la mia azione non deve essere svolta per fini terzi ma per la moralità della stessa
in sé per sé .
o Un altro attributo della legge morale è l’universalità e la necessità . Infatti ,proprio perché la legge morale non è il
prodotto di un istinto individuale dell’uomo, ma è presente in lui a priori, questa sarà uguale per qualsiasi
individuo.
o Gli attributi essenziali della moralità sono : categoricità, formalità, autonomia.
o La morale è data dall’insieme di ragione e sensibilità. Se è presente solo la sensibilità l’uomo agisce per istinto, e
se è presente solo la ragione si avrebbe la “santità etica.”
↪conformità perfetta della volontà alla legge morale, quindi una
perfezione a cui non può giungere nessun essere razionale.
o Nella critica della ragion pratica il tema dominante è il fanatismo morale come velleità di trasgredire i limiti della
condotta umana.
La critica della ragion pratica si divide in :
dottrina degli elementi:tratta degli elementi della morale e si divide in analitica [espone la regola della verità
(etica)] ; e dialettica [affronta l’antinomia connessa all’idea di sommo bene]
dottrina del metodo : tratta del modo in cui la legge morale può accedere all’animo umano
(educazione,buoni esempi …)
Massime e imperativi↦Le regole generali che disciplinano la volontà individuale sono di due tipi :
1. Una massima è una regola che il soggetto stabilisce di osservare, è quindi dettata dal soggetto in
maniera arbitraria ed è valida solo per il soggetto stesso. Ad esempio, io posso decidere di dire: devo
bere almeno due litri di acqua al giorno, ma ovviamente non è una legge universale, è qualcosa che
io impongo a me stesso.
2. Un imperativo, invece, è una regola oggettiva, valida per tutti. A sua volta, un imperativo può
essere :
ipotetico →Un imperativo ipotetico è un precetto legato ad un obiettivo. Sono quegli imperativi che
si presentano con una forma se…allora. Ad esempio, se non voglio andare in prigione, non devo
rubare. Non evito di rubare perché farlo è sbagliato, ma perché non voglio andare in prigione. Il mio
non rubare in questo caso si rifà alla legalità ma non alla moralità
La legge morale non può essere fatta né da massime, né da imperativi ipotetici, in quanto le prime
non sono universali e necessarie e i secondi non sono autonomi.
↪ La legge morale si esprime dunque in imperativi categorici. Un imperativo categorico
è un precetto autonomo, universalmente valido e che esprime una volontà pura. Detta il
dovere in modo incondizionato, indipendentemente da ciò che avviene mondo esterno: è
un dovere fine a se stesso.
-Formulazioni dell’imperativo categorico:
1) La prima formula afferma in poche parole che ognuno di noi dovrebbe agire come se le prescrizioni che si
autoimpone potessero essere seguite da tutti. Ovviamente, se ognuno prendesse come massima devo
uccidere la gente, nel giro di un mese la razza umana si estinguerebbe.
2) La seconda formula afferma che se l’uomo è ragione, trattarlo come mezzo significa strumentalizzare la
ragione. Ma anche la morale è ragione. Dunque, strumentalizzare un uomo significa utilizzare la morale come
un mezzo, cioè compiere un’azione immorale. Perché un’azione sia morale, è necessario che essa abbia come
fine ultimo l’uomo. Quindi è necessario, in ogni azione, restituire ad ognuno la dignità che gli spetta in quanto
uomo. In sostanza, è possibile “servirsi” di un altro, ad esempio affidandogli un incarico lavorativo, ma è
sempre necessario, in quanto obbligo morale, tutelare la sua dignità.
3) La terza formula afferma che l’individuo non si limita a sottostare ad una legge, ma è allo stesso tempo
suddito e legislatore, in quanto la legge morale deriva dalla ragione.
Carattere formale della legge morale: la legge morale non ci dice che cosa dobbiamo fare ma come dobbiamo
fare ciò che facciamo.
Questo carattere discende anch’esso dall’incondizionatezza e dalla libertà della legge morale. Se la norma
non fosse formale, ma materiale, perderebbe in termini di libertà e universalità. La legge morale è quindi un
imperativo formale-universale che afferma: quando agisci tieni presenti gli altri e rispetta la dignità umana
che è in te e nel prossimo.
La legge formale ha anche un carattere anti-utilitaristico: Infatti Kant ritiene che se la legge morale dovesse
agire allo scopo di un’utilità = 1) si ridurrebbe ad un insieme di imperativi ipotetici e comprometterebbe la
libertà dell’azione.
2) metterebbe in dubbio la propria universalità , dato che i propri scopi e interessi rientrano nel campo della
soggettività .
[la prima formula dell’imperativo categorico sembra dire che per sapere se un’azione sia morale, dobbiamo
immaginare che cosa accadrebbe se tutti agissero in quel modo, e questo significa giudicare un’azione in base a
conseguenze , quindi in base a criteri utilitaristici. Ma in realtà quello che intende dire Kant è volto ad una verifica
della razionalità (o non contraddittorietà ) della massima nel caso in cui sia universalizzata]
Rigorismo: quando si parla di rigorismo della morale critica di Kant si intende proprio il carattere severo di
quest’ultima e il suo ideale del dovere-per-il-dovere che esclude dall’ambito dell’etica ogni emozione o
sentimento. Tutti i sentimenti sono per Kant “patologici” (passionali) , eccetto il rispetto per la legge che è
l’unico sentimento che Kant ammette in ambito etico.
Moralità e legalità: perché un’azione sia morale non basta che essa sia esteriormente conforme al dovere
occorre che sia compiuta con la sola intenzione di obbedire alla legge morale . Quindi Kant distingue fra :
1) Legalità :riguarda l’azione visibile, un’azione compiuta per un movente di natura sensibile.
2) Moralità : riguarda l’intenzione invisibile ed implica una partecipazione interiore , per questo non tutte le
azione legali sono anche morali.
↪ l’intenzione della volontà di conformarsi alla legge morale è chiamata da Kant “volontà buona” . Essa è
incondizionata , è il bene in se stesso e rende buono il contenuto di un’azione.
>il dovere-per-il-dovere e la volontà buona innalzano l’uomo al di sopra del mondo sensibile (fenomenico) in cui vige il
meccanicismo, e lo fanno partecipare del mondo noumenico in cui vige la libertà.
Autonomia della legge e la “rivoluzione copernicana”morale :
L’autonomia sta alla base dell’etica kantiana e indica l’indipendenza della volontà da ogni desiderio. L’autonomia inoltre è
alla base della “rivoluzione copernicana” attuata da Kant in ambito morale.
↳termine che evidenzia come Kant pone il fondamento dell’etica nell’uomo e nella sua ragione e non in
qualcosa di esterno all’uomo.
↪per questo Kant critica le leggi morali eteronome , perché pongono il fondamento del dovere in
forze esterne all’uomo e che fanno scaturire la morale non dalla forma “pura” ma da principi materiali.
Il limite principale delle leggi eteronome sta nel fatto di non riuscire a preservare l’incondizionatezza
della legge morale.
↓
Kant passa in rassegna i diversi motivi etici teorizzati dai filosofi e afferma :
-contro i motivi soggettivi = dice che se i motivi della morale risiedessero nell’educazione, nella società , nel
piacere fisico o nel sentimento, l’azione non sarebbe più libera e universale. Potrebbero spiegare la
presenza della moralità in alcuni uomini senza giustificare il carattere obbligatorio della morale.
-contro i motivi oggettivi = dice che se i motivi della morale risiedessero in un generico ideale di perfezione o di
Dio, l’azione non sarebbe più libera e universale.
Il concetto di perfezione è un’idea vuota, a meno che non si identifichi con la perfezione morale (santità ), ma così si
affermerebbe che la morale risiede nella morale (tautologia = ripetizione ).
-Kant distingue dai precedenti sistemi morali del razionalismo e dell’empirismo:
a) Contro il razionalismo = Kant afferma che la morale si basa unicamente sull’uomoe non dipende da
preesistenti conoscenze metafisiche.
b) Contro l’empirismo = afferma che la morale si fonda unicamente sulla ragione perché il sentimento è troppo
soggettivo .
>Secondo il paradosso della ragion pratica non sono i concetti di bene e di male a fondare la legge morale, ma è la
legge morale a fondare i concetti.
Nella Dialettica della ragion pura pratica Kant studia l’assoluto morale e il sommo bene :
La virtù è un “bene supremo “ ma il “sommo bene “ che Kant immagina consiste nell’unione di felicità e
virtù , però nel nostro mondo felicità e virtù non sono mai congiunte (costituiscono l’antinomia etica) ,
perché lo sforzo di essere virtuosi e la ricerca della felicità sono due azioni opposte ,dato che nessuna
porta all’altra.
↪l’unico modo per uscire da questa antinomia secondo Kant è “postulare” un mondo dell’aldilà in cui
possa realizzarsi l’unione fra virtù e felicità.
I postulati etici : i postulati sono quell’insieme di principi che , nonostante non siano dimostrabili ,
vengono impiegati al fine di costituire come possibili specifiche varietà geometriche o entità.
I postulati di kant sono 3:
1. Libertà ↦per pensare all’uomo e alla morale occorre che l’uomo sia libero (libertà=condizione stessa
dell’etica)
2. Esistenza di Dio↦ esistenza di una volontà santa e onnipotente nella quale virtù e felicità coincidono.
3. Immortalità dell’anima ↦poiché la santità ,ovvero la perfetta conformità alla legge morale , non è realizzabile
in questo mondo , va presupposto un tempo infinito in cui sia possibile progredire verso la perfezione.