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Scienza Politica

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Lezione del 1 ottobre 2024 ci sono le slide

Prova intermedia a dicembre


SCIENZA POLITICA prova sul manuale con accanto un libro a scelta

1. Vittorio parsi libro di Matteo , la cattiva gestione dell’ordine internazionale


2. Renzo Viviani, la leaderizzazione della democrazia
3. Un polo solo

SCIENZA POLITICA
il concetto di politica ha una lunga e complessa storia, poiché il concetto di politica è stato
definito in modi diversi nel corso del tempo. Come altri concetti che cambiano , anche quello
di politica ha subito delle trasformazioni. La politica degli antichi greci è cosa ben diversa
dalla politica contemporanea.
La concezione greca di politica era qualcosa di diverso da quella odierna. In primis, perché
non vi erano distinzioni tra politica e società. La politica era la dimensione collettiva del vivere
sociale che differenziava l’essere umano dagli altri esseri viventi. La politica quindi era la
dimensione totalizzante del cittadino greco, che era pienamente essere umano proprio
perché politico.
In questa prospettiva, che fonda la concezione di politica fino a Macchiavelli, il fine ultimo
della politica è il bene collettivo.
Ma alla fine quella che si radica come un pilastro della cultura occidentale, è proprio la
concezione aristotelica, che si impone anche nei secoli successivi.
Nell’epoca classica e in quella medievale, da una parte abbiamo la politica intesa in senso
aristotelico, quale attività intrinsecamente umana, basata su relazioni orizzontali tra
individui, mentre dall’altra parte il governo della collettività, caratterizzato da relazioni
verticali. La politica aristotelica ha poco a che fare con la lotta per il potere, con il governo
della società, con l’esercizio del potere su una società.
Machiavelli viene considerato il primo pensatore capace di definire la politica in modo
realista e autonomo dalla dimensione morale e religiosa che per secoli l’avevano
caratterizzata. È con il suo principe che il potere comincia a emergere come la dimensione
fondante dell’azione politica.
Con il processo di costruzione dello stato moderno la politica viene considerata come
un’attività autonoma da altre sfere del comportamento umano. fu proprio max weber
definisce in modo netto la natura della politica come intrinsecamente legata al conflitto per il
potere nello stato e tra gli stati. Per weber l’azione politica non è solo potere per il potere, ma
è lotta per i potere al fine di servire una causa basata su scelte soggettive. Weber segna
l’inizio della storia contemporanea della politica. La politica può essere finalmente studiata
in modo autonomo.
Ma a differenza del comportamento morale ed economico, per i quali esiste una condivisione
rispetto ai criteri caratterizzanti, il comportamento politico non è riducibile ad uno specifico
criterio costitutivo.
Esistono diverse forme di potere a seconda dei contesti in cui esso viene esercitato, e
perché, comunque sia, la politica deve tenere conto delle modalità mediante le quali esso
viene ottenuto dagli attori politici. à insomma il potere è importante ma deve essere inteso
come una dimensione costitutiva che contestualizzata nelle sedi e nei processi opportuni. In
questa prospettiva, Giovanni sartori ha enfatizzato la dimensione verticale della politica
definendola proprio sulla base di una specifica sede in cui essa si manifesta.
La definizione di Sartori, in cui tale dimensione verticale emerge con chiarezza, ricorda
quella di David Easton per il quale la politica è allocazione operativa di valori, laddove
per valori si intendono beni sia materiali sia simbolici. La politica è ovunque perché molti
sedi e luoghi si ragiona e si agisce per influenzare chi ha la responsabilità ultima delle
decisioni.
Pertanto c'è la politica giri attorno al potere è plausibile, l’ idee politiche perseguono il
mantenimento del proprio potere è altrettanto plausibile, ma al tempo stesso questa ricerca
o lotta per il potere deve dare risposte ai problemi collettivi, rassicurando i cittadini rispetto al
loro futuro. Come ha affermato HUGH HECLO :
la politica trova le sue risorse non solo nel potere, ma anche nell'incertezza, quando le
collettività si chiedono che fare punto i governi non solo esercitano il potere ma cercano
anche di risolvere i puzzle collettivi il policy making è una forma di soluzione dei puzzle
collettivi per conto della società. Seguendo questa definizione, quindi, la politica almeno due
dimensioni portanti:

• quella del potere


• quella della soluzione di problemi collettivi
in questo modo, se si si si tiene in considerazione anche la dimensione del problem solving
collettivo si recupera il tema istologico del bene comune, anche se oggi viene
concettualizzato non con un dato normativo, ma con un elemento da perseguire nell'azione
apolitica.
LA POLITICA COME CHI OTTIENE COSA, DOVE E COME
Harold nel 1936 ha suggerito di affrontare lo studio della politica:

• chi fa la politica la risposta più semplice a questa domanda sarebbe i politici.


Ma nella realtà la politica può essere fatta da una miriade di attori individuali e
collettivi. Dall'elite socioeconomiche ai gruppi di interessi, dai partiti ai
movimenti, dai funzionari amministrativi ai singoli cittadini.
• Che cosa si ottiene con la politica? Il risultato aggregato dell'azione politica
dovrebbe essere il perseguimento di un determinato ordine sociale che
influenzato dal contesto socio economico e dal tipo di regime politico. Ma il
risultato aggregato dell'azione politica contiene al proprio interno gli obiettivi
singoli di diversi attori. In un regime democratico, ad esempio, l'obiettivo dei
partiti è sia quello di ottenere un risultato elettorale soddisfacente sia quello di
vedere attuate le proprie proposte di politica pubblica.
Per quanto riguarda Cittadini è certamente quello di ottenere risposta ai problemi,
ma anche quello di vedere il proprio partito vincitore delle elezioni.
• Come si perseguono i propri fini in politica? Le modalità mediante le quali gli
attori cercano di perseguire i propri obiettivi in politica sono diverse a livello
sistematico il come è in incanalato dalle caratteristiche del regime politico e
soprattutto dalle forme prevalenti di legittimazione del potere. Ad esempio, nei
regimi autoritari il come tende a non rispettare i limiti previsti dalla tutela di una
serie di libertà. Mentre, nei regimi democratici, dove la violenza di solito è
bandita, il come della politica è caratterizzato da negoziazioni, compromessi,
scambi.
• Dove si perseguono i propri fini in politica? Il dove della politica dipende dalle
caratteristiche del contesto in cui opera l'attore che agisce politicamente. In
linea generale l'ambito di un'azione politica non può che essere una collettività
in cui vi siano organismo deputato a prendere decisioni collettivizzate. Il dove lo
possiamo collegare a luoghi spazi identificati da una serie di istituzioni come il
Parlamento, il consiglio comunale.
CHE COSA E LA SCIENZA POLITICA ?
Scienza politica la disciplina che studia i fenomeni politici al fine di comprenderne la natura e
spiegarli mediante l'adozione delle metodologie proprie delle scienze empiriche. Per questo
la scienza politica non è interessata alla dimensione prescrittiva normativa della politica, ma
vuole comprendere i meccanismi di funzionamento dei fenomeni dell'azione di politiche al
fine di individuarne le irregolarità e di spiegarne gli effetti, sia quelli intenzionali sia quelli non
intenzionali. Pertanto, la scienza politica è una scienza empiricamente orientata, deve dare
dimostrazione che le sue affermazioni sono sufficientemente suffragate dall'evidenza dei
fatti.
La scienza politica è una Scienza intrinsecamente democratica che serve alla
democrazia.
IL PROCESSO DI COSTRUZIONE DELL’IDENTITA DELLA SCIENZA POLITICA
Il fatto che la politica sia sempre esistita non significa che vi sia sempre stata una scienza
politica. Per avere una scienza politica, abbiamo dovuto aspettare che i cambiamenti storici
avvenuti in epoca moderna e contemporanea liberassero la politica dei suoi stretti legami di
dipendenza dall'etica della religione e dal diritto. La scienza politica necessita, di una
definizione di politica come attività autonoma dalle altre attività umane e al tempo stesso di
uno specifico contesto storico. In questo senso, non si può non ricordare che la scienza
politica ha origini diverse in Europa rispetto agli Stati Uniti e che ha avuto diversi percorsi.
La scienza politica è una disciplina che per le sue caratteristiche può svilupparsi solo in un
contesto democratico.
Le differenze nel processo di costruzione della disciplina tra i due continenti sono
significative. Sei, infatti, su entrambe le sponde dell'oceano Atlantico lo studio scientifico
della politica deve innanzitutto rendersi autonomo dal diritto costituzionale, negli Stati Uniti è
notevole l'influenza della storia politica, mentre in Europa maggiore l'influenza della dialettica
hegeliana e marxiana. Inoltre le differenze tra i due mondi continuano ad esistere durante il
periodo tra le due guerre mondiali, quando negli Stati Uniti si sviluppa l'attenzione a una
scienza politica empiricamente orientata. Charles meriam costituisce un gruppo di ricerca
in cui lo studio tradizionale della politica viene allargato ai contributi della sociologia della
psicologia e dell'antropologia. Quindi negli Stati Uniti la scienza politica ha trovato terreno
fertile per una veloce istituzionalizzazione.
In Europa le cose vanno diversamente l'evoluzione dei sistemi politici e il retroterra culturale
sono differenti. Kessen Smith grandissimi pensatori In Occidente furono tutto tranne che
studiosi empirici della politica. Inoltre, la storia europea e la storia dello Stato che durante il
diciannovesimo secolo, si costituì realizza anche tramite la giuridicizzazione della forma
statue quindi della politica. È proprio in questo processo che la scienza giuridica diventa la
scienza del principe, cioè la scienza incaricata di incanalare la politica all'interno
dell'ordinamento giuridico. Insomma, la crisi del processo di democratizzazione in europa ha
corrisposto il congelamento, per certi versi dell'evoluzione della scienza politica. Per contro
negli Stati Uniti, proprio nel ventennio tra le due guerre in corrispondenza con un passaggio
significativo dell'evoluzione del sistema politico americano la scienza politica comincia e
robusti e le sue radici.
Il processo di istituzionalizzazione più veloce è avvenuto nel Regno unito e nei paesi del Nord
Europa, mentre procede in modo lento e difficoltoso in Germania, in Francia, in Spagna, in
Italia. Il processo di espansione in Europa è favorito da una profonda e diretta influenza degli
Stati Uniti. Da essi arriva il comportamentismo inoltre arrivano risorse ingenti da destinare
alle prime ricerche empiriche destinate nell'indagare negli scienze sociali e politiche da
svolgersi nelle università americane.
I CONFINI DELLA DISCIPLINA
la scienza politica è ormai una disciplina istituzionalizzata a livello mondiale. Il processo di
consolidamento della disciplina ha comportato la definizione non solo dell'oggetto della
stessa ma anche delle teorie dei metodi con cui studiarlo. Insomma, la scienza politica non
ha avuto bisogno di delimitare con chiarezza i propri confini disciplinari, di demarcare il
proprio territorio rispetto alle altre discipline che si occupano dei fenomeni politici.
Scienza politica e filosofia politica —> sia la filosofia sia la scienza politica focalizzano
l'attenzione su una domanda costitutiva del comportamento umano: com'è possibile
l'ordine politico? Ovviamente lo fanno in modo diverso perché la filosofia politica assume
sempre una prospettiva intrinsecamente normativa cioè ponendosi il problema di individuare
il miglior ordine sociale da perseguire, mentre la scienza politica, almeno in linea generale
aspira a spiegare il perché un ordine sociale prevale in un dato momento.
Scienza politica ed economia
tra scienza politica ed economia è stato più semplice individuare i confini.
Oggi l'economia si divide in microeconomia e macroeconomia. Messe in questo modo
parrebbe non esserci alcun problema è nel distinguere la scienza politica. dalla scienza
economica in realtà non è così, per due motivi.
Uno pratico e l'altro legato allo sviluppo teorico della scienza politica stesse di alcuni filoni
dell'analisi economica. Per quanto riguarda il problema pratico si deve rilevare che in fondo vi
è un continuo sovrapporsi fattuale dell'oggetto la politica è dell'oggetto dell'economia.
Soprattutto quando si ragiona a livello sistemico e quindi degli interventi da porre in essere
per migliorare le performance del sistema, gli oggetti dell'analisi politologica ed economica si
sovrappongono quasi perfettamente fa e anche se sulla base di approcci teorici diversi
scienziati politici ed economisti tendono a sconfinare nel terreno disciplinare degli altri.
La scienza politica cerca di spiegare come si struttura l'ordine politico di un determinato
sistema, mentre la scienza economica cerca di spiegare con quale efficacia ed efficienza un
sistema riesce a raggiungere e a mantenere un determinato equilibrio economico.
Scienza politica e scienza giuridicherà i confini tra scienza politica in scienza giuridica sono
anch'essi quasi autoevidenti. Il diritto è cosa diversa dalla politica e quindi le due scienze che
se ne occupano dovrebbero essere ben distinte tra di loro. In realtà anche in questo caso le
cose non sono così semplici appunto la scienza giuridica, in particolare il diritto
costituzionale pubblico, rappresentato il linguaggio costitutivo del passaggio dallo stato
assoluto allo stato costituzionale. Tramite il diritto si sono regolati i rapporti tra governanti e
governati. Con la giuridicizzazione del potere, la fonte del potere politico e esterna esso ed
esso stesso nel suo esercizio deve conformarsi al principio di legalità e di legittimità.
Scienza politica e sociologia la sociologia è una delle sorelle maggiori della scienza politica
quest'ultima ha tratto dalla sociologia un'insieme rilevanti di concetti fondamentali. Ad
esempio status, mass media, società di massa, classe sociale. Inoltre, entrambe le
discipline non solo sono empiricamente orientate ma condividono molte metodologie
qualitative e quantitative di ricerca. Insomma, essendo entrambi due scienze sociali
empiriche hanno molto in comune. Ovviamente, una si occupa della società e l'altra della
politica e quindi le loro differenze stanno soprattutto nel modo di organizzare rapporto tra
variabili indipendenti e variabili dipendenti.
EVOLUZIONE E SPECIALIZZAZIONE DELLA SCIENZA POLITICA
La scienza politica contemporanea, che si consolida a partire dal secondo dopoguerra, si
origina dal comportamentismo. Il comportamentismo movimento epistemologico che spinge
a focalizzare l'attenzione degli studiosi surreale comportamento politico degli individui.
L'analisi politica deve studiare il comportamento politico in modo neutrale prestando
attenzione ai fatti che devono essere rilevati attraverso tecniche e metodologie innovative.
In questo modo, la scienza politica può produrre spiegazioni verificabili attendibili e neutre.
E infatti grazie al comportamentismo che la scienza politica acquisisce alcuni elementi
costitutivi della sua autonomia e identità secondo Easton nel 1962:

• la ricerca di regolarità
• la necessità di verificare empiricamente le generalizzazioni
• l'esigenza di adottare tecniche sofisticate di analisi e dare forma quantitativa
all'oggetto analizzato
• la sistematizzazione, ovvero l'esigenza di dare una robusta base teorica alla
ricerca empirica
l'epoca contemporanea produce anche un tentativo di teoria generale per l'analisi della
politica quello proprio di David Easton che propone il primo approccio teorico in cui lo stato
non è il centro motore della politica.
La scienza politica è caratterizzata da una pluralità di approcci teorici, cioè di modi con cui
possiamo vedere le cose ed interpretare i fenomeni politici. Noi abbiamo tanti approcci
teorici diversi. Questi approcci possono essere:

• Strutturalismo = per la politica lo strutturalismo segue lo stesso ragionamento


di Parsons. Le strutture si cristallizzano al centro della politica.
Designa tutte le visioni che guardano a fattori strutturali, per lo più socioeconomici,
per spiegare eventi e comportamenti politici.
• Culturalismo = l’idea che il potere corrisponde ad una ideologia che diventa
cultura condivisa.
Si può sommare l’Approccio istituzionalista e culturalista.
Assume che la cultura, i valori, e le idee siano fondamentali e determinanti per il
comportamento politico.
• Pluralismo = che deriva dal comportamentismo, enfatizza la rilevanza delle
azioni delle interazioni tra gli attori nell’influenzare gli esiti del processo
politico.
• Neo-istituzionalismo= noi oggi siamo cosi, diamo importanza al ruolo delle
istituzioni
• Rational-Choice = secondo questa prospettiva la storia la cultura i valori e le
idee sono sostanzialmente irrilevanti per comprendere le dinamiche della
politica.
La scienza politica si fa proprio per essere una scienza empirica, essa lavora attraverso
metodi e tecniche che le consentono di disegnare ricerche teoricamente orientate in modo
congruente. Non si può avere una scienza empirica della politica senza una raccolta dei dati
operata attraverso un adeguato trattamento dei concetti è coerente con le tecniche di analisi
che si intende utilizzare. ( lo dice sartori ). Infatti, uno scienziato politico può voler:

• descrivere accuratamente un fenomeno politico, e per poterlo fare deve


raccogliere una grande quantità di dati su aspetti che la sua esperienza gli
suggerisce possano essere rilevanti.
• Spiegare un fenomeno
• prevedere un evento o un risultato. Molto interessati alle previsioni sono
ovviamente i politici candidati alle elezioni che vorrebbero sapere quali
comportamenti tenere al fine di massimizzare la probabilità di essere letti. Ma
anche i legislatori e i policy maker desiderano prevedere i risultati attesi di una
loro decisione.
• Prescrivere comportamenti
• interpretare gli avvenimenti e comportamenti sociali. Questo obiettivo viene
perseguito da coloro i quali ritengono che la realtà sociale non esiste di per sé
la fuori, ma venga costruita attraverso le mappe concettuali valori degli attori
sociali punto di conseguenza per comprendere l'azione sociale politica gli
studiosi devono ricostruire queste mappe concettuali valoriali.
Il focus dello scienziato politico è sempre quello di capire come funzionano i processi
politici e quindi quello di descrivere spiegare o interpretare quali sono i fattori ovvero le
variabili indipendenti che influenzano o determinano il fenomeno che intendiamo studiare
ovvero le variabili dipendenti, se ci sono i fattori che possono modificare l'intensità e il verso
delle variabili indipendenti i quali sono gli elementi contingenti in cui l'analisi viene operata.
Diversi metodi sono a disposizione degli scienziati politici per raggiungere i loro obiettivi.
Dall'analisi del singolo caso al metodo comparato, dal metodo statistico al metodo
sperimentale.
Che cosa serve la scienza politica?

• Serve a offrire ai cittadini una visione dei fenomeni politici delle loro cause e dei
loro potenziali effetti che cerchi su casa.
• Preparazioni specifica su come funzionano i processi che hanno a che fare
direttamente e indirettamente con le modalità mediante cui ogni collettività
decide quali sono i suoi problemi e come risolverli.
• La scienza politica è una disciplina che educa alla democrazia perché
svelando come davvero funziona la politica.

• ne fa emergere in modo empirico i vizi ed i problemi.


Aiuta la democrazia a correggere i propri errori e a migliorarsi per quanto possibile.

DEFINIZIONE DI POLITICA
Questa definizione venne data sia da Aristotele che da Macchiavelli
Per Aristotele

• Politica come dimensione intrinseca della vita della comunità


• La politica differenzia gli esseri umani dagli altri esseri viventi
Mentre per Machiavelli

• La politica è vista come potere


• Vuole spiegare le forme del potere
• La politica non è più finalizzata al bene collettivo bensì alla potenza del principe
e dello stato
Per La scienza della politica, la politica diventa autonoma, perché ha superato le altre
dimensioni, come la religione. ( processo di secolarizzazione )
1. Per esempio per weber, la politica ispirava alla partecipazione al potere tra gli
stati. Una buona politica è quella che evita i rischi delle guerre interne ed
esterne.
2. David easton, uno dei padri della scienza politica contemporanea, per lui la
politica è allocazione imperativa di valori. ( ce qualcuno che detta delle
decisioni e chi le segue )
3. Infine Giovanni Sartori, rivede la propria visione della democrazia alla luce di
una politica che sta cambiando. La politica viene vista COME UNA SFERA di
decisioni sovrane e coercitivamente sanzionabili, ed è un insieme di scelte che
possono essere polarizzate.

è l’oggetto di una scienza difficile, perché il cambiamento della politica è troppo


veloce per poter essere spiegato.
Questa complessità, che è quella del 20 secolo, è che la politica non può essere solo
potere formale, ma anche informale. Ecco perché la politica non è solo potere. Per
mantenere l’ordine sociale essa deve anche:

• Tenere basso il grado di incertezza di una collettività


• Deve cercare di risolvere i problemi collettivi

2 ottobre 2024
Con il comportamentismo nascono nuove branche scientifiche e nuove modalità di analisi.
Gli scienziati sociali cambiano la strumentazione del soggetto, ma anche l’oggetto. La
politica è una fenomenologia astratta che cambia ed in un contesto come quello dei regimi
democratici, dove vogliamo esistere con idee diverse.
La sfera della politica è percepita sempre in maniera diversa, perché non c’è solo il potere
formale, ma c’è altro, per esempio come prendere il potere. Oggi ci aspettiamo che chi ci
governa faccia qualcosa quando c’è un problema.
Sartori è riuscito a lasciare una buona analisi di un fenomeno. Ha frequentato la politica
Wilson e Kissinger erano due prof di scienze politiche.

• La scienza politica si differenzia da altre discipline che si occupano in vario


modo dello stesso oggetto ( filosofia politica, economia, diritto, sociologia)
• Esistono prospettive analitiche ibride à scienza politica più sociologia =
sociologia politica
Scienza politica più economia = political economy
3 ottobre 2024
L’EVOLUZIONE DELLA COMUNITA POLITICA
Agli inizi degli anni 40 due antropologi Meyer e Pritchard affermarono che si erano resi conto
che le teorie dei filosofi politici non erano state d'aiuto per capire le società che avevano
studiato. Per dipendenze tra le menti o istituzioni che comunque avevano a che fare con la
politica e quindi con i luoghi dove si svolgevano quelle relazioni dirette a produrre scelte
collettive.
In sostanza il concetto di sistema politico finisce per porre l'attenzione sulle relazioni tra
elementi politici e loro ambienti ovunque queste siano presenti e si sviluppino anche al di
fuori dello Stato e dei rapporti giuridici e istituzionali. In scienza politica la prospettiva
sistemica sarebbe diventata celebre agli inizi degli anni 50 grazie a David Easton che in quel
periodo diede alla stampa il suo libro di political system nel 1953. A Monte stava però il
successo che la cosiddetta teoria generale dei sistemi aveva avuto in biologia psicologia
fisica con Parsons.
Persistono nella politica che fare con l'assegnazione imperativa dei valori in una data società
quindi un sistema politico è costituito dall'insieme di entità coinvolte in questa attività.
Qualunque società o comunità deve far fronte ad alcune esigenze, come distribuire i beni
materiali e immateriali, dirimere conflitti, coordinare comportamenti. Ebbene, con una certa
semplificazione tutte queste attività possono essere svolte attraverso tre modi:

• La reciprocità
• Solidarietà
• Scambio
Nello specifico per Easton il sistema politico è costituito da tre componenti:

1. Autorità è data dalle cariche ed personalità cui competono responsabilità


pubbliche. L’autorità non è fatta solo di rappresentanti o delegati, ma anche di
personalità.
2. Comunità politica è una comunità di cittadinanza e comunità di
sentimento. Nella comunità di sentimento troviamo tutti coloro che
condividono qualcosa, troviamo tutti quei valori che noi attribuiamo
all’italianità indipendentemente dal fatto se abbiamo riconosciuto o no i
diritti.
3. Regime politico atti e regole che definiscono accesso alle cariche pubbliche e
valori condivisi. La continuità delle regole permettono di avere continuità delle
cariche pubbliche.
Un primo aspetto da sottolineare del sistema politico di Easton e l'esistenza di una relazione
tra il sistema il suo ambiente di riferimento. Da tutti questi ambienti il sistema politico riceve
richieste, pressioni sfide e shock e in senso più generale input ai quali cerca di rispondere se
vuole adattarsi e sopravvivere. Il che avviene attraverso la produzione di decisioni e azioni,
ovvero gli output vincolanti.
In primis Gli input sono le domande e i sostegni, che possono provenire dalla burocrazia dai
partiti politici dai sindacati dai gruppi di interessi i mass media ma anche dai rapporti
personali.
In secondo luogo per poter rispondere alle domande semi politici hanno bisogno di sostegni
cioè di azioni orientamenti da parte della comunità politica volti a promuovere la conversione
delle richieste di assegnazione imperative di valori risposte. Gli individui possono anche
resistere o opporsi alle decisioni dell'autorità e in questo caso verranno sanzionati.
Il modello semplificato di sistema politico di Easton del 1953:

• Inputs ( domande , sostegni ) à la domanda nasce da una necessità , mentre il


sostegno è sostenere per esempio un partito o una candidatura. Domanda e
sostegno sono due cose diverse.
Nel sostegno ci può essere anche la manifestazione
• Outputs (decisioni, azioni)à La decisione è scrivere quello che succederà e si
farà con una legge, ma sono enunciazioni di cambiamenti per la comunità.
Mentre le azioni vengono poi adottate dagli individui
• Feed-back (retroazione)à vengono dati dal popolo e anche dai social media
Tra input e output troviamo: parlamento, governo, capo dello stato, corpo elettorale, e banca
d’Italia à questi sono degli attori.
Vengo domani non tutte le domande riescono ad accedere al sistema poiché la loro
trasmissione è regolata da alcuni meccanismi di filtraggio. Però mi servono quei costi te li do
io sono questi meccanismi manipolano le domande bloccano quelle pericolose o innovative,
ne riducono il volume quando cresce oltre la capacitadi risposta del sistema, e quindi,
riducono il rischio di sovraccarico.
Un aspetto particolarmente rilevante che è poi dovuto al fatto che l'ambiente internazionale
economico ecologico e fisico possano arrivare al sistema politico degli shock come ad
esempio una crisi economica, una calamità naturale una pandemia come quella del COVID-
19 che producono un Overlord del sistema che si traduce in una ridotta capacita di risposta
in un aumento dell'incertezza. (Non posso darmi faccio due in generale?) si può dire che i
sistemi democratici producono domande facili e risposte difficili poiché all'interno di essi è
relativamente agevole associarsi manifestare il proprio dissenso protestare. Tuttavia il
processo politico democratico diventa più complicato in fase di risposta e di formulazione
delle politiche, per contro i sistemi autoritari danno risposte facili perché imposte
coattivamente dal leader o dalla sua coalizione dominante senza badare alle relazioni dal
basso peraltro facilmente represse E fanno domande difficili poiché non ci sono pluralismo e
libertà di opinioni che permettono ai cittadini di esprimere le proprie preferenze.
DENTRO LA SCATOLA NERA
La dinamica di un sistema politico implica una relazione tra domande e conversione e
risposte con il relativo feedback cioè l'effetto ritorno per cui le risposte finiscono per incidere
sulle condizioni che hanno alimentato le domande quindi spostando l'interesse dei cittadini
verso altre domande oppure favorendone una radicalizzazione quando non sono presa in
considerazione o lo sono solo in maniera apparente. Che cosa accade dentro la black box
conversione delle domande e risposte. Per fare chiarezza sul processo sistemico occorre
rivolgersi ad altri studiosi in particolare al lavoro di Almond e Powell del 1966 nel quale
l'attività di conversione viene spacchettata in quattro funzioni di processo che individuano
altrettante fasi del sistema politico:

1. l'articolazione degli interessi —> il processo politico ha a che fare con i loro
interessi i bisogni e le preoccupazioni dei gruppi o degli individui
2. aggregazione degli interessi—> il passaggio successivo alla trasmissione
delle domande e la loro trasformazione in decisioni e politiche alternative per
fare ciò gli attori politici devono mobilitare delle risorse che possono essere il
consenso elettorale i voti parlamentari.
3. formulazione delle politiche —>pubblicherà con tale fase ci si riferisce alla
presa delle decisioni, l'elaborazione delle politiche o anche per usare il
linguaggio di Almond Powell alla produzione delle norme. In questa fase le
domande vengono convertite in decisioni dotate di autorità, e in questa
conversione è cruciale la mobilitazione del consenso. Per Almond Powell la
politica non è un processo fissato calcolabile causale. Proprio la variabile
leadership del potenziale per muovere il sistema politico verso direzioni nuove
modificando in modo radicale le fondamentali regole di decisione. Inoltre a
differenza di Istone che resta nel vago, Almond e Powell entra nello specifico
individuando una classificazione di tipi di politiche basata su quattro categorie
di output:
• Estrattivi
• Regolativi
• Distributivi
• Simbolici
4. Esecuzione amministrazione delle politiche. Una volta formulate le politiche
devono essere attuati i punti, l'attuazione può avvenire di norma seguendo due
diversi canali:
• quello burocratico
• quello giudiziario
5. la funzione di reclutamento del personale politico amministrativo nei diversi
ruoli che riguarda le strutture politiche
6. qui la funzione di socializzazione nei ruoli
7. la funzione di comunicazione
LO STATO
Nel corso della storia del genere umano si è susseguita un'ampia varietà di sistemi politici.
tuttavia, è corretto assumere che il termine stato sia più appropriatamente usato per
designare le caratteristiche dell'ambiente politico moderno, nel quale venne alla luce
l'Europa occidentale alla fine del medioevo. Ma è con Machiavelli con” il principe” a
diffondere il significato moderno della parola stato tanto che le due espressioni di Stato e
stato moderno finiscono per essere equivalenti. A partire dalla culla cioè europeo ed
occidentale lo stato si è globalizzato propagandosi nel resto del mondo.
La costruzione dello Stato è stata riprodotto di conflitti. Charles Tilly ricorda che se è vero
che gli Stati fanno la guerra,la guerra fa gli Stati punti, mentre da parte sua Raymond Aron
avverte che i rapporti tra Stati Quelli che oggi chiamiamo relazioni internazionali si svolgono
all'ombra della guerra. La formazione dello Stato ha prodotto una spinta alla
secolarizzazione della società alla sostituzione della legittimità trascendenti e spirituali di
regimi politici con una legittimazione immanente e funzionale.
LE DIMENSIONI DEL REGIME POLITICO
In particolare ci soffermiamo sul regime democratico.
Se il sistema politico è insieme di autorità ,comunità e valori, secondo LIZ le dimensioni del
regime politico sono:

• Controllo della coercizione


• Territorio
• L’organizzazione specializzata
La politica di oggi è cambiata dal 1648, con la pace di wastfalia Cambia tutto:

• Monopolio della forza legittima


• Territorialità ( costruzione dei confini stabili )
• Popolazione riconoscibile , la popolazione era autodefinita
• Sovranità che viene riconosciuta con le istituzioni
• Rapporto con un ambiente esterno, ovvero quello internazionale
Ad oggi invece Arriviamo alla formazione dello stato :

• Il monopolio della violenza legittima ( polizia )


• La territorialità
• La sovranità
TRASFORMAZIONI E SFIDE DELLO STATO CONTMPORANEO
Le prime due fasi di sviluppo dello Stato, consolidamento e razionalizzazione, portano
ulteriori sviluppi nella terza fase, quella di espansione, che implica la sovrapposizione tra la
costruzione della nazione la democrazia rappresentativa e lo stato del benessere. Questa
terza fase si potrebbe farla iniziare con la fine del diciottesimo secolo la metà del
diciannovesimo secolo per farla terminare con la metà del secolo successivo. E questa terza
fase che ha dato maggiori impronte al panorama politico contemporaneo.
In particolare, l'intreccio tra stato nazione democrazie capitalismo industriale alla base di
quella particolare formazione sociale nota come stato del benessere o stato sociale.
Il nome deriva dall'inglese welfare state, espressione coniata prima dell'inizio del Seconda
guerra mondiale per contrapporre allo stato totalitario nazionalsocialista la forma evoluta di
Stato liberale centrata sui diritti sociali. Nello specifico uno stato del benessere è il prodotto
di un'insieme di politiche connesse ai processi di modernizzazione tramite le quali lo stato
forniva i propri cittadini protezione contro rischi bisogni prestabiliti sotto forma di assistenza.
Ma da diverso tempo si preferisce parlare di crisi dello Stato per alcuni si tratterebbe di una
vera e propria quarta fase. Comunque sia, questa nuova fase assunto per noi europei
occidentali due varianti distinte quella dell'eccesso dello Stato e quella della carenza dello
Stato:

• crisi per eccesso di Stato= la crescente complessità dei problemi collettivi e


lo sviluppo diseguale squilibrato a livello mondiale sono questioni che assai
difficilmente lo stato è in grado di fronteggiare con efficacia da solo. Bruno
Dente ha messo in risalto come una delle prime conseguenze di questo nuovo
scenario mondiale sia stata la riduzione della responsabilità politica degli Stati
il che si verifica in tre direzioni distinte:
-quella della tecnocrazia ovvero la devoluzione di poteri e responsabilità da apparati
istituzioni non elettive
-quella della cosiddetta multilevel governance come ad esempio l'unione europea o
regìme internazionali
-quella della rimercificazione, maggiori servizi e funzioni vengono sottratti al
controllo pubblico statuale devoluti al mercato attraverso forme di
privatizzazione.

• Crisi per carenza di Stato:


-perdita del monopolio della forza
-mobilità dei e tra i confini
-eterogeneità della comunità politica
-declino della sovranità
il sistema politico appunto è formato da autorità, regime, comunità. Spostiamo l'attenzione
solo uno di questi elementi il regime politico. Qualunque regime politico si basa su una
combinazione di Tre criteri:
1) La distribuzione territoriale dell'autorità tra le unità centrali e locali
2) La separazione e la distribuzione della capacità decisionale tra organi diversi
3) La quantità e la forma dei limiti posti al potere del governo
l'insieme di questi elementi istituzionali e di regole definisce chi e come si governa
CI SONO DIVERSI FORMAT TERRITORIALI DEI REGIMI
Ma se ci soffermiamo sui tipi di format territoriali che storicamente hanno assunto i
regimi politici individuiamo tre macro tipi di polity più uno :

1. Le città stato ( polis ) definivano un regime rispetto ad una piccola realtà molto
unita. Troviamo anche i comuni, repubbliche e signorie.
2. Gli stati in senso stretto che sono stati territoriali, come quelli che sono nati
dopo la fine del feudalesimo, o quelli nazionali dove è centrale l’appartenenza
alla comunità politica.
3. Gli imperi, di norma associati all'esistenza di un potere sterminato su qualcosa
o qualcuno sono caratterizzati dall'estensione territoriale su larga scala ed ha
una logica espansivi e limitata che però non richiede il ricorso alla sola forza
perché i loro confini sono flessibili aperti.
4. Le federazioni, Costituiscono delle modalità di coesistenza di associazione tra
entità politiche autonome e sovrane sulla base di rapporti contrattuali, accordi,
piuttosto che di una sottomissione imposta dall'alto come gli imperi negli Stati
territoriali.

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