1 RAMI DEL DIRITTO PROCESSUALE
Il diritto processuale si divide nelle stesse branche che regolano il contenuto dei
procedimenti di cui si tratta, vale a dire, si fa riferimento alla natura del procedimento e della materia
che si regola per stabilire la classificazione; in questo senso abbiamo:
A. Diritto processuale civile: ordinamento giuridico del processo civile;
B. Diritto processuale penale: ordinamento giuridico del processo penale
C. (Anche all'interno di questa categoria si ha il Diritto processuale militare);
D. Diritto processuale amministrativo: ordinamento giuridico del processo giudiziario dove
interviene l'Amministrazione Pubblica (all'interno della quale si può distinguere il Diritto
processo tributario);
E. Diritto processuale internazionale: ordinamento giuridico che regola i conflitti tra
i privati e uno Stato;
F. Diritto processuale agrario, transito, bambini e adolescenti;
G. Diritto processuale del lavoro, tra l'altro.
Nonostante questa diversità, e come sarà analizzato più avanti, ciò che varia non è il processo che
rimane unico e indivisibile se non il procedimento, poiché si tratta di regole particolari in
che, data la specificità della materia su cui ricadono, si è optato per regolamentazioni
diversi. A nostro avviso, non si tratta di "diritti processuali" diversi; così come
il processo ha un'unità fondamentale anche il Diritto processuale. Come dice Devis
Echandía, il diritto processuale è uno, poiché regola in generale la funzione giurisdizionale
dello Stato e i suoi principi fondamentali sono comuni a tutti i rami. Una chiara
La visualizzazione della teoria generale del processo richiede di distinguere:
a. Procedimento civile generale, comune o ordinario: è quello regolato dal CPC che
costituisce la norma quadro e generale applicabile a tutte le procedure,
sempre che non ci sia una disposizione esplicita che regoli il presupposto di
fatto in modo diverso;
b. Procedure speciali: è un insieme di regole specifiche per
tramitrare una determinata materia o conflitto, come ad esempio i procedimenti
previsti nel libro IV del CPC e anche i procedimenti lavorativi,
agrari, contenzioso amministrativo, bambini e adolescenti, traffico, penale
commerciale e marittimo, tra gli altri.
2.2 Antecedenti Legislativi in Materia
Processuale
In Venezuela non si può dire che ci sia stata una 'scuola' di Diritto
processuale; di fatto, gli studi in questa scienza che sono stati fatti nel XIX secolo
non passarono di essere
La ricezione della dottrina tedesca e italiana è dovuta al maestro
Luís Loreto che, nel 1932 fonda la Gaceta Jurídica Trimestrale nella città
di San Cristóbal. Si distingue da questi primi lavori l'articolo Contribuzione
alstudiodell'eccezionediinammissibilitàper manca di
qualità considerato come uno dei migliori lavori giuridici scritti
in lingua spagnola.
L'applicazione delle Partite di Alfonso il Saggio e il
DirittoForaleSpagnolo
L'evoluzione legislativa è stata anche disuguale. Prima di costituirsi Venezuela
come Repubblica indipendente si applicavano le Partidas di Alfonso X Il Saggio che
c'erano regole, alcune generali e altre particolari, su alcuni aspetti del
processo sia civile che penale. Quando si analizzano le origini dei
procedimenti monitorios, cautelari y leprove, se capturerà
immediatamente l'influenza che ebbe questo strumento spagnolo applicato in
le colonie di allora. Per regolare le situazioni e i conflitti giuridici
sorgenti durante il periodo coloniale, fu elaborata la famosa Raccolta delle
Leggi delle Indie, che non fu altro che un tentativo di sistematizzazione delle cédulas
reali, pratiche e altre disposizioni reali in forma casistica, a partire da
i Re Cattolici. La giustizia era amministrata dai alti funzionari della colonia,
come viceré, capitani, governatori, intendenti.
La prima istanza era esercitata dai sindaci che componevano i Cabildos o
Municipi, insieme ai sindaci e ad altri funzionari, senza distinzione di
competenza in materia civile e penale; come tribunale di seconda istanza in materia
civile e penale, le Reali Audienze agivano divise in varie "sezioni di
"giustizia" e conoscevano le appellazioni contro le decisioni dei
Sindaci e Governatori. Le questioni commerciali venivano trattate dinanzi a un
tribunale speciale denominatoReale Console, inoltre di esistere
tribunali ecclesiastici. Il Codice di Procedura Giudiziaria di Aranda del 1836.
Il processo coloniale sussiste in Venezuela fino al 1825, quando il Congresso della Grande
La Colombia promulga la Legge sui Procedimenti Giudiziari e, in forma indiretta, le
Partidas, la Novissima Raccolta e le Leggi delle Indie. Smembrata la Grande
Colombia e costituita Venezuela come nazione indipendente, nel 1830, il
Il Congresso incarica il dottor FRANCISCO A RANDA della redazione di un Codice
di Procedimento; il lavoro di ARANDA si è basato, da un lato, sul codice
francese dei primi dell'Ottocento e, dall'altro lato, nelle Partidas di Alfonso
Il Saggio; così, quindi, nel 1836 fu emanato il Codice di Procedimento Giudiziario. Questo
il codice ha subito diverse riforme, le più importanti sono state quelle effettuate nel
anni 1873, 1897, 1904 e, infine, il Codice di Procedura Civile del 1916
che è stata in vigore fino al 1986.
Nella riforma del 1873, il legislatore venezuelano si ispirò ai codici di
procedimento civile italiano del 1865 e quello francese del 1806, si accolsero alcuni
principi tornado di loro sul regime delle spese processuali, di
conciliazione, della rinuncia e convinzione e altri relativi a
nulità processuali, la via esecutiva, il ritardo dannoso e i processi di
alimenti, rendite e invalidità. La riforma del 1897 ebbe ispirazione nella Legge
del Codice di Procedura Civile del 1881 di Spagna in merito alla formulazione del
principio dispositivo, l'accumulo di automobili, le misure cautelari, il
risorsa di cassazione, l'esecuzione della sentenza, la risorsa di reclamo e tutto il
sistema dei procedimenti speciali non contenziosi.
La riforma del 1904 fu limitata all'introduzione del procedimento processuale del
divorzio e, la riforma del 1916 si riferiva al sistema delle eccezioni, a la
terza parte, gli interdetti possessorii e l'intervento del Pubblico Ministero
Pubblico. Infine, nel 1986 si concretizzò un lavoro che, per più di dieci anni, si
seguì in Venezuela per l'approvazione di un nuovo testo processuale e in quell'anno
si promulga effettivamente il CPC vigente e riformato parzialmente in
1987.
La Legge di Sequestro e Arraigo del 1853
Accanto ai testi processuali civili si trovano anche
legislazioni speciali in alcune materie, tra le quali spicca la
Legge sul Sequestro e l'Arresto del 1853 che ha abrogato alcune norme del Codice di
Procedimento Giudiziario di Aranda e consacrò regole speciali riguardo a
procedimento cautelare.
L'attuale Codice di Procedura Civile del 1987
a) Evoluzione Dalla fine degli anni '70 si è affermata in Venezuela la necessità
di redigere un nuovo Codice di Procedura Civile e non solo una riforma; per
Ciao, il Congresso ha incaricato ARÍSTIDES di redigere il Progetto
RENGEL ROMBERG,LEOPOLDO MÁRQIIEZ AÑEZ e
JOSÉ ANDRÉS FUENMAYOR; il nuovo Codice è stato approvato nel 1986 ma
immediatamente si fecero alcune riforme molto puntuali, venendo dettate e
entrando in vigore effettivamente a marzo del 1987.
b) StrutturaIl testo processuale vigente è strutturato su quattro (4)
Libri: Libro Primo: "Disposizioni generali" (Art. 28 al 337); Libro Secondo:
Del procedimento ordinario" (Art. 338 a 584); Libro Terzo: "Del procedimento
camelar e di altre incidenze" (Art. 585 al 607) e Libro Quarto: "Dei
procedimenti speciali" (Art. 608 al 946). Il nuovo Codice ha la virtù
sistematizzare il regime del processo e le garanzie di giustizia
consacrate nella Costituzione, anche quando è necessaria una riforma per
incorporare concreti mandati costituzionali sulla celerità dei procedimenti e
l'oralità come principio.
C) L'insegnamento del Diritto Processuale Nelle università venezuelane si
ha preferito il seguente schema nei rispettivi piani di studio: a)
Diritto processuale civile I: "Teoria generale del processo b) Diritto processuale civile II: "L'
giudizio ordinario; c) Diritto processuale civile III: "Procedure speciali e
medidas cautelares", d) Teoría general de la prueba; e) Derecho procesal penal;
f) Diritto processuale amministrativo, e più recentemente è stato incorporato in
lospensade las università la cattedra di diritto processuale
costituzionale. Ortiz Ortiz (2004)
3.3 Fonti del Diritto Processuale
Per fonte, si deve intendere tutto ciò da cui emana o sgorga un
conoscenza, la ragione primitiva di un'idea o la causa generatrice di un fatto;
per sua parte, la fonte del diritto è ciò che dà nascita al diritto oggettivo,
cioè, alla norma giuridica.
La fonte del diritto processuale si intende quella che origina o produce il
il diritto processuale, è da dove nasce il diritto processuale.
Conforme alla dottrina patria, l'unica fonte del diritto processuale è lo Stato.
poiché questo è l'unico che può creare leggi, le quali regolano il processo e
che costituiscono l'unica e vera fonte diretta dello stesso, come si vedrà
più avanti.
Jaime Guasp considera come fonte del diritto processuale tutto ciò di
dove sorge un precetto giuridico che può essere inquadrato all'interno di questo
disciplina.
Divisione delle Fonti del Diritto Processuale
Possiamo suddividere le fonti del diritto processuale nelle cosiddette fonti di
produzione, che sono quelle che creano o originano il diritto processuale,
considerate come un ramo indipendente; e le fonti di conoscenza, che
sono quelle da cui il funzionario giudiziario ottiene le informazioni per esercitare il suo
magistratura.
Fonti di Produzione Queste sono suddivise in:
Fonti naturali: Sono quelle che si trovano nella natura intrinseca
umana, essendo questo il diritto che origina le norme processuali.
Fonti positive: Sono quelle che informano l'ordinamento giuridico. Queste a sua
vez, si dividono in:
Fonti dirette: Sono quelle considerate immediate, che racchiudono in
stesse le norme giuridiche e sono costituite dalla legge in qualsiasi di
i suoi piani di legalità. In questa modalità entra anche la giurisprudenza che
proviene dalla Sala Costituzionale della Corte Suprema di Giustizia, che al
interpretare l'ambito e il contenuto delle disposizioni costituzionali, crea una
fonte diretta e obbligatoria o vincolante, sia per le altre Sale del
Tribunale Supremo, come per gli altri tribunali della Repubblica, così come lo
esprime l'articolo 335 della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela,
al segnalare che: Le interpretazioni che stabilirà la Sala Costituzionale su
il contenuto o l'ambito delle norme e dei principi costituzionali sono vincolanti
per le altre Sezioni della Corte Suprema di Giustizia e altri tribunali del
Repubblica.
Fonti indirette: Sono quelle considerate come mediate, come:
costume e la giurisprudenza, completata con i principi generali del
diritto processuale e la dottrina.
Fonti Dirette
La Legge
Intesa nella sua accezione più ampia e non solo la legge propriamente detta, ma
anche i decreti, gli ordini, le circolari e le istruzioni, emessi da
l'autorità legittima sia o meno il Potere. All'interno di queste fonti dirette,
abbiamo trovato la Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela
chi,secondolaPiramidediKELSEN,sitrovanelprimopiano
di legalità, insieme ai trattati, patti e convenzioni relativi a
diritti umani, sottoscritti e ratificati dal Venezuela, che hanno
igualmente gerarchia costituzionale, come previsto dall'articolo 23 del
Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela.
In questo modo, l'articolo 7 della Costituzione della Repubblica Bolivariana di
Venezuela segnala che la Costituzione è la norma suprema e il fondamento
del ordinamento giuridico.
Igualmente, si trovano in primo piano di legalità, le leggi speciali,
ordinari e decreti esecutivi, così come i trattati firmati e ratificati
per il Venezuela.
In secondo piano di legalità, troviamo i regolamenti.
In terzo piano, otteniamo le ordinanze comunali, le sentenze giudiziarie,
risoluzioni e atti amministrativi.
Fonti Indirette
La Consuetudine è quella manifestata dall'insieme di atti liberi e
volontari, realizzati in forma spontanea e ripetuta, da un
insieme di individui o dalla comunità, in uno spazio e tempo
determinato con la convinzione di osservare una norma di diritto.
Deve essere limitato a questo concetto nel campo del
diritto processuale, dato che l'unico soggetto che può applicare
l'usanza come fonte è il giudice e non qualsiasi altro soggetto della collett-
tività.
La consuetudine giuridica, che può essere classificata come il qualificativo adeguato
per designarla quando costituisce fonte del diritto processuale, può
concebirsi come il insieme di atti o pronunciamenti di
indole giurisdizionale che il giudice svolge in modo spontaneo in un
luogo e tempo determinati con l'anuenza delle parti, quando tali
atti o pronunciamenti non sono conformi alla norma.
Modalità della Consuetudine
Costume Securn Legem: Quella che si presenta quando la stessa
la norma si è riferita a lei, permettendone l'adozione, quindi in forma
tacita, la consuetudine si eleva a qualità di precetto legale.
È anche chiamata ad-legem, che è conforme alla legge e completa a
la stessa, servendo da elemento interprete della norma legislativa. È la
unica e vera consuetudine applicabile nel nostro sistema.
Costumi Extra Legem: È quella che si verifica quando
l'usanza viene utilizzata per supplire aspetti secondari o accessori,
in relazione all'azione che spetta imprimere al processo, e di fronte alla
assenza di un precetto positivo espresso che lo regoli. Anche si
denominapraeter legem, che viene utilizzata come supplente del vuoto della legge.
Costume contro legem: Accade quando la norma viene sostituita nella
pratica per abitudine.
Costume nel Diritto Mercantile: In questa materia, secondo quanto previsto
nell'articolo 9 del Codice di Commercio, le consuetudini commerciali suppliscono il
silenzio della legge, quando i fatti che le costituiscono sono uniformi, pubblici,
generalmente eseguiti nella Repubblica o in una determinata località e
riportati per un lungo periodo di tempo che apprezzeranno prudentemente i
giudici commerciali.
La Giurisprudenza
In senso ampio, il concetto di giurisprudenza ci serve per stabilire il
criterio dei tribunali di giustizia, nell'applicazione pratica del diritto,
ma come fonte del diritto, deve essere presa in senso ristretto,
perché se in realtà la sentenza ha valore solo rispetto al caso in
discussione che è stata sottoposta alla conoscenza dell'organo giurisdizionale,
non smette di avere rilevanza quando la questione è stata sentenziata in una
forma determinata, costituisce un precedente applicabile a situazioni simili,
mentre le le circostanze non determinano un cambiamento nela
orientamentogiuridico.
Così abbiamo trovato che, secondo quanto previsto nell'articolo 321 del Codice
diProcedimentoCivile,igiudicidiistanzacercherannodiaccogliere
ladottrinadellacassazionestabilitaincasianaloghi,perdifenderela
integritàdellalegislazioneeuniformitàdellagiurisprudenza,ma
deve essere sottolineato che la norma utilizza la parola "procureranno", la quale
Conforme a quanto previsto nell'articolo 23 ejusdem, dota il giudice di
istanza di una facoltà o potere, che in nessun momento lo obbliga a
adeguarsi a quanto deciso dalla Corte Suprema.
Nonostante quanto sopra, e come è stato indicato in questo capitolo, con la
entrata in vigore della Costituzione secondo quanto previsto dall'articolo
335, la dottrina che detta la Sala Costituzionale del Tribunale Supremo di
Giustizia, per quanto riguarda il contenuto o l'ambito delle norme e dei principi
costituzionali, ha carattere vincolante sia per le altre Sezioni del
Tribunale Supremo, come per gli altri tribunali della Repubblica.
Modalità della Giurisprudenza
Rispetto al senso o al criterio che si afferma, possono essere:
Uniforme: Quando il senso di varie sentenze pronunciate da
stesso o diverso giudice, in diverse occasioni e su uno stesso
Il tema è identico.
Contraddittoria: Quando il significato di varie sentenze che si
profittano in diverse occasioni per lo stesso o diverso
giudice, risolvono in modo diverso un medesimo punto.
Per quanto riguarda l'osservanza o il rispetto
Volontaria: È quella in cui i giudici, incluso quello che l'ha prodotta,
rimangono liberi di accoglierla in casi o situazioni identiche.
Obbligatoria: Cos'è quella che si presenta quando il
criterio stabilito o l'interpretazione attribuita alla norma in
un procedimento giudiziario non solo copre le parti in relazione a
quali sono stati proferiti, ma acquisisce anche un potere coercitivo simile
alla legge, come nel caso indicato nell'articolo 335 della costituzione.
In relazione all'organo giudiziario incaricato di stabilire giurisprudenza
Esclusiva:Es quella che es assegnata unicamente a
un determinato organo giurisdizionale, come nel caso della Sala
Costituzionale del Tribunale Supremo di Giustizia visto prima.
Generalizzata:Quandolastessapuòesserefattadachiunque
organo giurisdizionale.
La Dottrina è una fonte indiretta o mediata del diritto processuale, che
si trova incorniciata e costituita dagli studi e dalle esposizioni di
studiosi del diritto processuale, esposta in libri, articoli, monografie,
conferenze, tra gli altri.
Grazie alla dottrina, il diritto processuale diventa un ramo
autonoma del diritto, dato che la sua specialità è studiata, esposta e
spiegata dai dottrinari, che la allontanano dalle altre branche del sapere
giuridico.
I Principi Generali del Diritto
È un'altra fonte mediate del diritto processuale civile, che trova il suo fondamento
legale nell'articolo 4 del Codice Civile, secondo il quale, per la soluzione di
conflitti, in assenza di una disposizione legale che regoli la situazione, si
considereranno le disposizioni che regolano casi simili o analoghi,
e nel caso non esistano, si applicheranno i principi generali del diritto.
I principi generali del diritto sono considerati come verità
giuridiche universali o. norme stabilite dalla ragione, ispirate al senso di
equità. Si considerano anche i criteri o orientamenti generali che
ispirano l'ordinamento processuale; sono le linee guida di base che ispirano il
processo. Questi principi generali sono consacrati sia
nella Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, corno in
i codici processuali, come il Codice di Procedura Civile e il Codice
Organo Processuale Penale, che saranno studiati in un capitolo a parte e al quale
ci rimettiamo.
Fonti di Conoscenza
Sono quelle che completano le fonti di produzione, che acquisiscono vita o
si materializzano nella fonte di conoscenza, che contribuiscono al magistrato
giudiziaria le informazioni necessarie per agire nell'esercizio delle sue funzioni.
Enríquez La Roche (2005).
4 Principi Generali del Processo
Oltre ai principi costituzionali processuali che devono essere
presenti in tutto il processo giurisdizionale, e anche in processi amministrativi,
esiste una gamma di principi che stabiliscono anche le linee guida da seguire
in ogni processo, e al riguardo troviamo:
1)Principi dell'Interesse Pubblico del Processo
2)Principio di carattere obbligatorio ed esclusivo della funzione
giurisdizionale
3) Principio della cosa giudicata
4) Principio del doppio grado di giurisdizione
5) Principio dell'indipendenza dell'autorità giudiziaria e di
imparzialità degli stessi
5 Storia del Diritto Processuale.
Il Diritto Processuale Civile Romano.
Il popolo greco non si preoccupò del Diritto e di nessuna delle sue branche; il suo
La preoccupazione si basava quasi esclusivamente sul pensiero e sulla filosofia. I problemi
I pratici della quotidianità non erano affari dello Stato se non in quanto potevano risalire
alle profonde idee sulla giustizia, l'essere e il divenire. Una cosa molto diversa
accadde con i romani. La nascita e l'evoluzione della scienza del Diritto trovarono in
Roma è una culla infinita di possibilità e la nascita reale ed effettiva della grande maggioranza.
delle nostre istituzioni giuridiche. Il processo civile romano può essere visualizzato da
diverse prospettive ma, per quanto ci riguarda, utilizzeremo gli insegnamenti
deCUENCA:
Il sistema delle lalegis actionis
Questo sistema, chiamato "delle azioni della legge", predominò fin dai tempi primitivi
fino alla promulgazione della Legge Aebutia, era il diritto privativo dei quiriti e aveva
carattere sacerdotale e solenne. Questa procedura si divide in due fasi:
In iure, nella quale le parti espongono le loro ragioni di fronte al magistrato e quest'ultimo emette sentenza.
yApud iudiciurn, quando le parti scelgono un giudice particolare per dirimere i loro conflitti di
interessi.
Dentro delle azioni della legge troviamo: 1) L'azione per sacramento, somma di denaro che
in qualità di scommessa doveva essere consegnata dalle parti al pontefice, a beneficio del culto
pubblico e che perdeva il derrotato nel processo; 2) Actio per iudicis postulatum, richiesta di
un arbitro o giudice di fronte al magistrato per decidere una controversia; 3) Actio per
condizione, destinata esclusivamente a esigere il rispetto delle obbligazioni derivanti
di crediti o restituzione di cose certe; 4) Actio per manus iniectionem, che era la
apprensione corporea della persona debitrice, specie di sequestro personale che dava al
creditore del diritto di proprietà sul debitore, ridotto così alla condizione di schiavo; e
5) Legis actio per pignorí scapionem, nel quale il litigante vincitore poteva impadronirsi
privatamente dei beni del debitore per saldare il proprio credito.
Corrispondeva quindi a questo sistema il cosiddetto "antico processo romano", nel quale il giudice
era un arbitro eletto privatamente dalle parti che, a sua volta, aveva libertà di apprezzare o
valutare le prove fornite dalle parti secondo il sistema della libera convinzione. In questa
tappa, l'accesso a questo incipiente meccanismo di giustizia dipendeva da un catalogo di
previsioni legali denominate actio che non era altro che il catalogo di "diritti" che
potevano essere esercitati nel processo. In questo modo poteva solo partecipare al processo in esercizio
della azione quando così specialmente la legge lo stabilisse in modo esplicito; non
teneractiosignificava, in definitiva, non avere "diritto". L'actio era in potere dei
pontifici, per cui si chiamò "Diritto quiritaria". Come si vedrà più avanti, il fatto
dicuileparit"scegeilvano"la'rbrto
in
(idpiendene
tmene
t dalfao
t chela'o
litol
dava la propria legge) e le parti concordavano sui fatti che dovevano essere dibattuti, fece credere a
la dottrina che la natura giuridica del processo fosse quella di un contratto.
b. Il periodo per firmare il modulo
Questo sistema è prevalso dalla legge Aebuti fino all'epoca dell'imperatore Diocleziano.
il processo diventa più flessibile e meno sacramentale; qui si crea il pretore che emette
giustizia conforme a un codice (album) che mitiga la rigidità della legge delle XII Tavole. Il
Il diritto quiritario si trasforma in diritto pretoriano, poiché secondo questo
procedimento le parti scelgono la formula che concentra la pretesa dell'attore e
la difesa del convenuto, secondo i moduli che il pretore mette a disposizione di
i litigatori nel suo album. A causa del legame intimo tra la formula e l'azione processuale dobbiamo
lasciare per il capitolo XII un'analisi più dettagliata su questo aspetto. Il sistema di modulo è stato
il procedimento classico per eccellenza. La formula conteneva una sintesi di
questione giuridica sollevata e il pretore rimandava a un giudice, scelto dalle parti, per
che indagasse sui fatti. Questo aveva poteri discrezionali più ampi rispetto al giudice attuale,
potevo interrogare direttamente le parti e i testimoni, esaminare documenti, siti,
monumenti, lapidi, tenere conto del rumore pubblico, poiché era dotato di libero arbitrio.
Il periodo dell'extraordinaria cognitio
È chiamato anche sistema straordinario e si applicò nel Basso Impero; qui le funzioni
del pretore e del giudice si confondono e un solo magistrato risolve le questioni di
diritto e di fatto. Qui spetta allo Stato il potere di amministrare giustizia,
ma è una giustizia imperiale, spesso influenzata e intervenuta dalla volontà del principe. Il
Il procedimento è scritto e viene imposto poco dopo la disgregazione dell'Impero in quattro.
grandi prefetture: Oriente, Illiria, Italia e le Gallie. Così si può dire che il Diritto
applicato nel Basso impero il processo è una funzione pubblica. Il giudice rappresenta lo Stato in
la funzione di amministrare giustizia, con la quale si dotò il giudice di poteri inquisitori.
La nascita della Scuola Scientifica Tedesca.
Non a caso si è affermato che la nascita del diritto processuale come scienza ebbe
luogo in Germania, a metà del XIX secolo, con la polemica sostenuta da due autori
BERNARDO WINDSCHEID e THEODOR MUTHER sul significato dell'atto romano
il Diritto attuale. È comunemente conosciuto come la "scuola scientifica" o "scuola
sistematica” tedesca e, sebbene sia iniziata con gli autori menzionati, fanno parte di questo
scuola ADOLFO WACH, OSCAR VON BÜLLOW, JOSÉ KOIILER e, recentemente,
JAMES GOLDSMICHDT, LEO ROSEMBERG, ADOLF SCHONKE e KISCH, tra gli altri.
BERNARDO WINDSCHEID sosteneva che l'actio romana non significasse altro che il Diritto
stesso, cioè, lo stesso diritto soggettivo ma nella sua fase attiva; da parte sua THEonoR
MUTHER concepì l'azione come un diritto nei confronti dello Stato nella persona dei suoi
organi giurisdizionali; come un diritto alla formula come si concepiva nella seconda
etapa del processo civile romano e, più concretamente, come il diritto alla tutela giuridica che,
successivamente, svilupperebbe ADOLFO WACH.
A partire da tali riflessioni, OSCAR VON BÜLLOW si è occupato, nel suo libro del 1968, La teoria di
leeccezioniprocessualieipresuppostiprocessuali,didareunafondazionedogmaticaa
la scienza del processo civile, fondamentalmente nella sua concezione del processo come una relazione
che si produce tra il richiedente, il convenuto e il giudice. La nuova scuola scientifica del
Il diritto processuale si divide nel separare il diritto processuale (l'azione) e il diritto soggettivo.
materiale o sostanziale, acquisendo quel carattere di autonomia che non aveva in epoche
anteriores; così: Wach concepisce l'azione come la “pretesa della tutela giuridica” che non è una
funzione del diritto soggettivo ma è un mezzo per far valere il diritto. Si abbandona
il concetto civilista o privatista che caratterizzava il processo come un contratto o quasi contratto e
si definisce come una relazione giuridica processuale, pubblica e autonoma, distinta dalla relazione
sostanziale che si fa valere nel processo. Per la scienza del processo, dice COUTURE, la
la disociación del diritto e dell'azione è qualcosa di simile a ciò che ha rappresentato per la
fisica la disociazione dell'atomo. Trasformata l'azione in un diritto autonomo, non solo si
consagra la sua separazione ma l'autonomia di tutta questa branca del Diritto, chiamata Diritto
processuale. Questa scuola scientifica o sistematica si sta rapidamente diffondendo in Europa,
particolarmente in Italia, attraverso l'opera di GIUSEPPE CHIOVENDA, come vedremo
più avanti.
Scuola sistematica italiana.
A fine del XIX secolo dominavano in Italia il pensiero e gli studi di LUIGI
MATTIROLO con su Trattato di Diritto Giudiziario Civile, il quale costituiva un'eccellente opera
di esegesi e storicizzazione e faceva parte di quella che si chiama la 'scuola esegetica italiana'.
Di fronte a questo pensiero, la rinnovazione e la critica del sistema imperante furono opera
di ANTONIOCASTELAR e LUDOVICO MORTARA. Sono embargo la scuola
La sistematica italiana inizia con GIUSEPPE CHIOVENDA con due lavori monografici:
Romanismo e germanesimo nel processo civile, è una storia del processo civile letta in
conferenza pronunciata all'Università di Parma il 5 dicembre 1901, e in
particolare, L'azione nel sistema dei diritti, letta all'Università di Bologna, il 3 di
febbraio 1903.
L'opera di CHIOVENDA si perfeziona nei suoi Principi di Diritto processuale civile (1923) e
poi nelle sue Istituzioni di Diritto processuale civile (1934). I temi dell'autonomia del
azione, il valore della cosa giudicata, la natura della sentenza, la concezione del processo
come una relazione giuridica, il fine pubblico del processo e della giurisdizione, sono i temi su cui
quali discorre la "scuola" fondata da CHIOVENDA. Intorno a lui, a volte per
sviluppare le proprie tesi e altre per sostenere tesi contrarie, si sono raggruppati i processualisti
italiani dei primi del Novecento e contribuirono alla formazione e perfezionamento della
chiamata Scuola Sistematica. Nel 1924 CHIOVENDA con due dei suoi discepoli, FRANCISCO
CARNELUTTI e PIERO CALAMANDREI fondano la famosa Rivista di Diritto Processuale
Civile; precisamente con CARNELUTTI, la Scuola Sistematica raggiunge orizzonti maggiori e
migliori sviluppi fondamentalmente perché passa dalla semplice teoria del processo
di cottura fino a raggiungere l'esecuzione utilizzando una metodologia di osservazione immediata
dei fenomeni con astrazione dei concetti. Senza dubbio, se i tedeschi iniziarono
scientificamente gli studi sul processo civile, furono gli italiani quelli che meglio
approfondirono e travolsero gli elementi strutturali di questa scienza. Questo
importanza particolare riflessa in Uruguay, Brasile, Colombia e Venezuela, forse frutto
dell'immigrazione italiana che ha prodotto la grande guerra di metà del XX secolo.
La ricezione del sistema in Spagna.
I più remoti antecedenti giuridici dei primitiv i popoli spagnoli—tribù celtiche,
Íberici e Celtiberi—si manifestano sotto forma di Costumi primitivi e, per questo motivo, la Spagna non
entra a far parte dell'orbita del Diritto solo dopo la sua conquista da parte dei romani.
Dal III secolo si verifica una romanizzazione dell'Europa e, di conseguenza, anche della
Península Iberica. La Spagna fu invasa dai barbari, popoli germanici che terminarono
con l'impero romano (secoli V a II). con ciò si applicava, in alcuni luoghi di ciò
province, il diritto romano, in altri il Diritto germanico e si conservano alcuni usi e
costumi particolari.
Successivamente fu invasa dagli arabi (711) per più di 800 anni; i re si vedono
obbligati a concedere privilegi ai comuni a causa della lotta per la riconquista e
per assicurarsi, nella sua lotta contro gli arabi, l'aiuto dei signori feudali. Tale
"privilegi" costituivano giustizie locali, e si produce una vera anarchia giuridica per
tutta la Spagna, poiché la giustizia è impartita, contemporaneamente, dai re, signori feudali e
sacerdoti. Si creano le cosiddette legislazioni forali e si promulgano centinaia di esse come
león, Castilla, Aragón e quella di Cuenca. L'unificazione della legislazione inizia con le
raccolte, tra cui le più celebri sono quelle promulgate da Alfonso X, detto "Il Saggio", in
cuyas terza parte si trova il procedimento giudiziario applicabile in prima istanza e in
appello. La dottrina processualista spagnola è iniziata sulla base delle scuole scientifiche
tedesca e sistematica italiana. In effetti, dall'avvento della Repubblica fino a
guerra civile, il suo lavoro si è concentrato sulla traduzione e sui commenti delle opere fondamentali di
Chovenda, Kisch e Goldsmidt.
Forse si è giudicata con leggera severità la dottrina spagnola anche per negare che non
c'è una "scuola di diritto processuale". Tuttavia, quando si osserva il progresso che ha
avendo la Legge di Procedura Civile (1881 e 2000), gli insegnamenti in materia di
misure cautelari, lo sviluppo dei processi monitori e l'altezza intellettuale mondiale
di cui godono NICETO ALCALÁ-ZAMORA, LEONARDO PRIETO CASTRO,
VÍCTOR FIAREN GUILLÉN e, di più recentemente, MANUEL SERRA
DOMÍNGUEZ, FRANCISCO RAMOS MÉNDEZ e MANUEL ORTELLS RAMOS, si apprezza che
tutti questi autori hanno costituito una vera "scuola" di Diritto processuale nel
senso delle risposte e soluzioni innovative, scientifiche e profonde in diversi aspetti
del processo.
6 La Legge Processuale
LA LEGGE PROCESSUALE
Fino ad ora abbiamo visto cos'è il Diritto processuale, le sue fonti e il suo
evoluzione storica. All'interno delle fonti, come si ricorderà, si stabilì che la
prima fonte formale diretta, obbligatoria o vincolante
è precisamente la Costituzione e la legge processuale. Ci spetta in
questo tema sviluppa cosa deve intendersi per legge processuale e i problemi
relativi alla sua vigenza.
1. DEFINIZIONE
Per DEVIS ECHANDÍA la legge processuale può essere definita come quella che si
occupa nel regolare il processo e le relazioni che ne nascono e si deducono (sia
civile, penale, contenzioso-amministrativo, del lavoro o semplicemente amministrativo,
come le procedure per marchi o brevetti o concessioni di
acque)l E questo ci porta a una difficile problematica comune per il Diritto
amministrativo e il diritto processuale: se le norme relative alla procedura
l'amministrativo costituisce parte del Diritto processuale se, al contrario, la
la nozione di processo deve essere limitata al processo giudiziario.
A nostro modo di vedere, riferendosi al Diritto processuale si pensa al processo.
giudiziario, cioè, dove si sviluppa la giurisdizione dello Stato nei confronti del diritto
di azione dei privati. Ciò implica che la nozione di legge di processo deve
passare a indagare la nozione di "legge" applicata a quel "processo giudiziario". Si capisce
per legge, in termini costituzionali, a ogni atto emanato dall'Assemblea
Nazionale che agisce come corpo legislativo, il che è il significato della legge formale; ma
si sa che la legge ha anche un significato materiale per riferirsi a qualsiasi
norma di comportamento di carattere imperativo-attributivo che emana da
autorità, competenti (leggi nazionali, statali o municipali). Senza
embargo, il nostro paese, il processo giudiziario può essere regolato solo dalla legge di
carattere, nazionale, cioè, emanato dal Potere Nazionale, per averlo riservato il
articolo 156.32 della Costituzione. Così allora:
Si intende per legge processuale tutta norma giuridica con forma di legge, emessa
per l'Assemblea Nazionale che agisce come corpo legislativo (art. 202
costituzionale) che hanno per oggetto la regolazione di qualsiasi aspetto dei
procedimenti giudiziari che riguardano le materie previste nel
Testo Costituzionale.
Certamente, quando ci riferiamo alla legge processuale non ricade solo la nozione
sui Codici o qualsiasi altro strumento di cui dispone
alcun modo regolamenti specifiche su il sviluppo
del processo. La norma procesale contiene tre elementi che la
caratterizzano: a) stabilire una regola per l'azione del giudice, le
parti e anche terzi, in un processo; b) istituzione di un ordine per
quanto coloro che intervengono nel processo possono solo allontanarsi dalla regola
nella misura in cui lo consenta; e c) istituzione di oneri, diritti,
doveri o obblighi che mirano alla loro efficacia.
Come dice CUENCA, ogni norma comporta un potere vincolante a beneficio di
la collettività e si compone di un presupposto di fatto e un determinato
conseguenza; nel caso della legge processuale si caratterizza perché regola la
attività giurisdizionale e il funzionamento del processo. Stabilisce le forme di
atti, regolamenta la condotta che devono osservare le parti e l'attività del giudice.
D'altra parte, CHIOVENDA afferma che la legge processuale regola "i modi e
condizioni dell'applicazione della legge nel processo", a cui CUENCA aggiunge che si
tratta dello strumento che ha a sua disposizione il diritto processuale per la
realizzazione del diritto materiale o sostanziale.
2.CARATTERISTICHE DELLE LEGGI PROCESSUALI
Seguendo al stesso HUMBERTO CUENCA las leggi
procesali hanno come caratteristiche:
1) Carattere pubblico (in quanto il diritto processuale è un ramo del diritto)
pubblico e questo è così perché le sue norme, in generale, sono ordini dello Stato in
beneficio della collettività per mantenere la sicurezza giuridica e la pace
pubblica; questo stesso carattere spiega l'indisponibilità da parte dei cittadini;
2) Carattere autonomo, il che significa che ha una funzione pubblica
non condivisa da nessun ramo del Diritto, quale è quella di dirimere
i conflitti e conoscere della tutela giudiziaria dei diritti e degli interessi dei
cittadini
3) Carattere coattivo, perché tendono alla realizzazione pratica del Diritto materiale
e per la sua applicazione, il giudice ha a sua disposizione tutta la forza del potere
esecutivo o la forza pubblica;
4) Applicazione immediata, poiché, come vedremo più avanti, le
le leggi processuali regolano i processi nel momento in cui sono
pubblicate e pertanto la loro applicazione non può essere rinviata né posticipata.
3. NATURALEZZA PROCESSUALE DELLA LEGGE E NATURALEZZA DELLA LEGGE PROCESSUALE,
a. Natura "processuale" della legge
Indagare sulla natura processuale della legge implica rispondere a
ladomandasuquandounaleggedeveessereconsideratacome"processuale".
COUTURE, in questo senso, afferma che la natura processuale di una legge
non dipende dal corpo di disposizioni in cui è inserita, ma dal suo
contenuto proprio. Questo contenuto proprio della legge processuale è la regolamentazione di
fenomeni strettamente processuali, vale a dire, la programmazione del dibattito
giudiziario relativo al suo fine, che è la decisione di un conflitto di interessi.
Indipendentemente dal titolo o dal corpo di una legge in cui è inserita, lo
indispensabile è che regoli in qualche modo il fenomeno processuale; è
possibile, in questo senso trovare leggi processuali nel Codice Civile o nel
Codice di commercio. RENGEL ROMBERG afferma che una legge o norma è di
natura procesuale quando regola la relazione processuale, e cosa sono di questo carattere
tutte le norme che regolano la funzione giurisdizionale.
b. Natura della legge processuale
Ora, un altro discorso è analizzare la "natura della
legge processuale" con cui si tenta di chiarire se le norme sono di
Diritto pubblico o di diritto privato. La questione è piuttosto complessa perché nel
il processo giudiziario convergono due prospettive: l'interesse dello Stato in
mantenimento della pace sociale utilizzando a tal fine le regole del processo giuridico e,
d'altra parte, l'interesse dei privati nella soluzione concreta ai propri conflitti,
diritti e interessi. Per questo si possono differenziare tre tesi fondamentali:
la visione iusprivatistica, le tesi iuspubblicistiche e la tesi dell'ordine pubblico
relativo.
1) Tesi sul privato delle leggi processuali
Chi considera che il diritto processuale e, più propriamente, la giurisdizione
ha come unica finalità la salvaguardia dei diritti soggettivi dei
particolari, devono accettare che le norme sul processo fanno parte di
un unico e solo diritto: il diritto sostanziale. L'azione, in questo senso, non
sarebbe più che lo stesso diritto soggettivo messo in "piede di guerra", con
casco e scudo di lotta
TISSIER, tra gli altri). Così, la giurisdizione è un meccanismo che ha lo Stato
per far sì che i diritti soggettivi dei privati vengano rispettati e si
esercitano efficacemente (CARNELUTTI). Il processo, da questo punto di vista, è al
servizio della lotta tra parti come una prolungazione del diritto privato di
questi.
Tesisiuspublicísticas
RENGE ROMBERG afferma che la legge processuale è di diritto
pubblico perché regola un'attività di natura pubblica: la funzione
giurisdizione assunta dallo Stato. Per sostenere questa affermazione spiega:
Essendo la giurisdizione una delle funzioni essenziali dello Stato, sembrerebbe logico
pensare che le norme che regolano questa attività sono sempre norme di ordine
pubblico, assolute o imperativi. Tuttavia non è così, perché nel processo
civile, non esiste solo l'interesse pubblico dello Stato nella soluzione delle
controversie e nel mantenimento della pace tra i cittadini, ma non
anche l'interesse privato dei singoli nella soddisfazione delle pretese
che fanno valere nel processo. Per questo motivo, innumerevoli casi, le
le norme processuali tengono conto della volontà di tuttavia, la tesi
la iuspublicística non è stata in grado da sola di spiegare la natura della legge
processuale poiché è assolutamente evidente che nel processo si discute,
nella maggior parte dei casi, diritti e relazioni private; il che spiega la
la natura della legge processuale non è solo l'attività del giudice perché anche
in esso si producono le attività delle parti che si trovano in posizione
di tutela dei suoi interessi privati. Precisamente, questo difetto della tesi
iuspublicística, è il punto centrale della tesi dell'ordine pubblico relativo.
3) Tesi dell'ordine pubblico relativo
Stimiamo che sia stato il maestro HUMBERTO CUENCA chi
ha azzeccato nel fare la differenziazione tra interesse pubblico e ordine pubblico. In
effetto, l'autore parte dall'affermazione che le leggi processuali sono di diritto
pubblico ma non tutte sono di ordine pubblico. Non ci sono norme processuali, dice il
autore, diritti privati ma, indubbiamente, ci sono norme di interesse
pubblico e norme di interesse privato. In principio tutte le norme processuali
appartengono al Diritto pubblico perché sono applicate da un organo dello Stato e
solo lo Stato può applicarle, ma poiché nel processo ci sono interessi della
collettività (rappresentata dallo Stato) mentre altre norme sono solo
riferite all'interesse delle parti. Tradizionalmente si afferma che le norme
che stabiliscono i poteri, l'organizzazione, la struttura e il funzionamento dei
Gli organi giurisdizionali sono di interesse pubblico mentre sono di ordine
privadolas che regolano l'attività delle parti nel processo, tuttavia oggi
sono incluse nelle norme di ordine pubblico le attività delle parti in
quanto alla sua capacità processuale, legittimazione e la sua partecipazione alle forme e
atti essenziali del processo.
Non esiste una regola generale su cui basare la differenza tra le norme
di interesse pubblico e le norme di interesse privato perché ciò sarà casistico
a seconda del contenuto della norma; ad esempio, sono di carattere
privato la forma che scelgono le parti per approvarsi convenzioni (con
le limitazioni della testimonianza e i contratti di valore superiore a duemila
bolívares). Per risolvere le difficoltà si può stabilire che,
effettivamente, la natura della legge processuale è di ordine pubblico ma non di
carattere assoluto ma relativo, nel senso che il primo è irrelazionabile e
indisponibile per le parti; invece, nell'ordine pubblico relativo si lascia una
sfera di disponibilità delle parti per l'azione o la realizzazione di
determinati atti, ad esempio:
EFFETTI NEI CONFRONTI DEI PROCESSI PENDENTI
Dove si presenta maggiore difficoltà è nei processi in corso
o pendenti, vale a dire quei processi che durante la loro trattazione
se cambia la legge processuale o si modifica la legge sostanziale. Per chiarire
il problema dobbiamo avere chiaro il principio generale: la legge processuale
si applica sin dal momento stesso della sua entrata in vigore, ossia,
ha applicazione immediata. Tuttavia, questa applicazione immediata ha
che rispettare gli atti e i fatti già compiuti sotto la vigenza della legge
anteriore e, inoltre, gli effetti di tali atti che si proiettano nel tempo e
si prolungano anche sotto l'impero della nuova legge.
a. Modifica o eliminazione della relazione materiale o sostanziale
È stato avviato il processo per la tutela di un determinato
relazione sostanziale e una nuova legge materiale elimina tale diritto, allora
il processo deve finire per quanto mancerebbe depossibilità
la tutela giudiziaria che si invoca; più chiaro, se si stabilisce che il
il libratore può cercare una pretesa contro il garante di una cambiale di
cambio e una nuova legge commerciale elimina quella possibilità, il processo che si
tentare contro i garanti smette di avere senso, motivo per cui il
il processo deve finire.
b.Modifica o eliminazione della competenza
La regola generale è che la giurisdizione e la competenza
si determinano in base alla situazione di fatto esistente al momento di
la presentazione della domanda, e i cambiamenti non hanno effetto su di esse
posteriori di tale situazione, salvo che la legge disponga diversamente (art. 3° del
CPC); ma, se una legge processuale cambia o estingue la competenza del tribunale che
conosce di un processo in corso, il processo non si estingue né si dichiara la nullità
degli atti (come forse accadeva nel CPC del 19167), ma le auto devono
trasferire il nuovo giudice competente dove continuerà la causa nel
stesso stato in cui si trovava al momento del cambiamento, in questo caso
è bene ricordare che gli atti processuali sono validi e devono essere assunti come
tali da far dichiarare competente il nuovo giudice dalla legge.
7 È da notare che, per CUENCA, quando la nuova legge cambia la
competenza del tribunale su un processo in corso, deve essere dichiarata la
nullità di tutto ciò che è stato fatto se la competenza ricade sulla materia o su
cuantía, per essere queste di ordine pubblico; ma se la competenza ha
variato solo per ragione del territorio, il giudizio deve essere trasferito al
tribunale
Modifica in materia di prove
In questo aspetto è necessario distinguere: a) l'ammissibilità ci sarà sempre
di regolarsi secondo la nuova legge, anche se RENGEL sostiene che questo sia applicabile
quando si tratta di una norma probatoria generale e non quando si tratta di mezzi
especfflcos, poiché in questo caso dovrebbe continuare a seguire la legge precedente. Questo
criterio, tuttavia, è minoritario poiché la dottrina è concorde in
considerare che qualunque sia la modifica sull'ammissibilità ci sarà
che attenersi alla nuova legge (sia che venga soppresso un mezzo di prova o si
aggreghino nuovi mezzi o modifichino i mezzi di prova esistenti). Adesso, in
Per quanto riguarda la forma di promozione e evacuazione, esiste accordo nell'ammettere che si regge
in nessun modo per la nuova legge che la stabilisca, salvo espressa disposizione della legge.
Effetti sulle risorse
I mezzi di impugnazione, come dice CUENCA, come il ricorso di appello,
il ricorso è stato reclamato, il ricorso di fatto e il ricorso straordinario di
casazione, sono regolati dalla legge sotto il cui impero è stata pronunciata la decisione oggetto di
impugnazione. Normalmente, quando viene emanata una legge che tende a modificare
uno strumento legale processuale, si stabilisce un regime transitorio dove
questi aspetti sono coperti; così è successo recentemente con la Legge
Orgánica Processuale del Lavoro e la Legge dello Statuto della Funzione Pubblica.
Effetti sui termini processuali
In materia di termini processuali si regolano secondo la legge secondo la
quali cominciarono a essere calcolati; tuttavia, sarà necessario distinguere quando
la nuova legge riduce o amplia i termini. Secondo CUENCA, l'ampliamento
del lasso favorisce le parti in modo che queste possano fare uso del
nuovo intervallo in virtù dell'applicazione immediata della legge; se la nuova
ridurre i termini, quindi non può essere compromesso il diritto delle parti poiché
sarebbe un'applicazione retroattiva della legge. Infine, se l'intervallo è stato
consumato totalmente sotto l'impero della vecchia legge e la nuova la modifica, in
niente si influisce senza che sia possibile estendere o riaprire il terminel()Ricordiamo
che la materia dei termini processuali è sensibile nel comprendere che
costituisce un aspetto del diritto alla difesa o il tempo opportuno per preparare
la difesa, così come previsto dall'articolo 49 della costituzione.
art. 940 del CPC.
EFFICACIA DELLA LEGGE PROCESSUALE NELLO SPAZIO
Ogni paese è titolare della sovranità per la quale può dare non solo il suo
proprio regime di governo ma anche la propria legislazione in
conseguenza e, in principio, la legislazione di un paese non deve per forza
a rettificare l'ordine interno di un altro paese per il principio elementare di
autodeterminazione e non intervento di un paese negli affari interni di
Quindi, i problemi della legge processuale hanno a che fare con questi
principi e deve essere risolto quale, tra due o più leggi coesistenti in
diversi territori, è applicabile a un processo pendente in uno di essi.
Il principio di laterritorialità delle leggi implica che la norma obbliga solo in
il territorio del paese il cui Stato la promulga. Tuttavia, secondo noi
comentaRENGEL ROMBERG: "sebbene ogni Stato sovrano abbia assunto come
esercita la funzione giurisdizionale e stabilisce di conseguenza le norme di
procedimento per la realizzazione del diritto nel suo territorio, può verificarsi, e
accade frequentemente che la relazione processuale pendente in uno Stato abbia
elementi di connessione con l'ordinamento giuridico di un altro stato sovrano, bene
perché in essa intervengano soggetti nazionali di quello Stato, o domiciliati in esso,
o perché i beni oggetto della controversia si trovano nel
Esterno" Dal 6 agosto 1998 è in vigore in Venezuela la Legge sul Diritto
Privato Internazionale12il cui oggetto è regolare le norme applicabili ai
suposti di fatto relativi agli ordinamenti giuridici esteri e, a
cuyo tenore, si establece una gerarchizzazione; cioè, ai presupposti di fatto
relativi agli ordinamenti giuridici stranieri, si "regolerà nel
ordine successivo:
1. Secondo le norme di diritto internazionale pubblico in materia,
in particolare, quelle stabilite nei trattati internazionali vigenti in
Venezuela; in sua assenza,
2. Si applicheranno le norme del diritto internazionale privato venezuelano;
mancanza di esse,
3. Si applicherà l'analogia e, infine,
4. Per i principi di diritto internazionale privato generalmente
accettati.
Quando risulta pertinente, il Diritto straniero dovrà essere applicato
in base ai principi che regolano nel rispettivo paese estero, e
in modo che vengano raggiunti gli obiettivi perseguiti dalle norme venezuelane
del conflitto” (Articolo 2)
IL PRINCIPIO DEL DOMICILIO E IL REGIT ACTUM
La nuova legislazione sul diritto internazionale privato stabilisce che il domicilio
di una persona fisica "si trova nel territorio dello Stato dove ha il suo
residenza abituale, compreso l'indirizzo dei minori e delle persone incapaci soggetti a
patria potestà, a tutela o a curatela, salvo che tale domicilio sia risultato
esclusivo di funzioni conferite da un organismo pubblico, nazionale, straniero
o internazionale. La residenza allora diventa il principio fondamentale per la
applicazione del diritto straniero poiché, secondo esso, si determinano i
aspetti che studieremo di seguito con le rispettive caratteristiche.
a. Lo stato e la capacità delle persone
L'esistenza, lo stato e la capacità delle persone sono regolati dal diritto del loro
domicilio senza che risultino applicabili le limitazioni alla capacità stabilite in
il Diritto del domicilio che abbiano come sostegno le condizioni di differenze
di razza, nazionalità, religione o grado. Questa regola generale presenta le
seguenti peculiarità:
1)Il cambio di domicilio non limita la capacità acquisita;
2)La persona che è incapace secondo il principio generale,
agisce validamente se lo considera capace il Diritto che regola il contenuto del
atto (legge a favore del business);
3)L'esistenza, la capacità, il funzionamento e la dissoluzione delle
Le persone giuridiche di diritto privato sono regolate dal luogo della loro costituzione.
b. Regime dei beni
La costituzione, il contenuto e l'estensione dei diritti reali su
i beni sono soggetti al diritto del luogo in cui si trovano (locus)
regit actum)(art. 27 LDIP), con la particolarità che lo spostamento
dei beni mobili non influisce sui diritti che potrebbero avere
sono stati validamente costituiti sotto l'impero del Diritto precedente,
anche se non producono effetto nei confronti di terzi se non una volta che si
adempiano i requisiti stabiliti dal Diritto della nuova situazione.
c. Della forma e prova degli atti
Gli atti giuridici sono validi, per quanto riguarda la forma, se soddisfano i requisiti
esigiti in uno qualsiasi dei seguenti ordinamenti
d) Quelo del domicilo del suo conferente o
del domicilio comune
di soggetti. Stabilendo, la legge, inoltre:
Articolo 38 LDIP. I mezzi di prova, la loro efficacia e la determinazione della
il carico della prova è regolato dal diritto che disciplina il rapporto giuridico
corrispondente, senza pregiudizio che la sua sostanza processuale si adatti aJ
diritto del Tribunale o funzionario davanti al quale si effettua.
2. DELLA GIURISDIZIONE E DELLA COMPETENZA
In principio, la legge venezuelana risulta applicabile non solo ai beni immobili.
situati in essa, ma anche a tutte le persone che hanno il loro "domicilio"
nel territorio della Repubblica; riguardo agli stranieri dovrà
attenersi alla regola generale secondo la quale il Diritto applicabile sarà il
corrispondente al suo domicilio. Tuttavia, i tribunali della Repubblica hanno
giurisdizione "in cause intentate contro persone domiciliate all'estero in
casi contemplati negli articoli 40,
41 e 42 di questa legge" (art. 39 LDIP). Nei seguenti casi i tribunali
i venezuelani hanno giurisdizione:
a. Pretese di contenuto patrimoniale (art. 40)
1. Quando si ventilano pretese relative alla disposizione o detenzione di
beni mobili o immobili situati nel territorio della Repubblica;
2. Quando se ventilano pretese relative a obbligazioni che
devono essere eseguiti nel territorio della Repubblica o che derivano da
contratti stipulati o di fatti verificati nel territorio menzionato;
3. Il convenuto sia stato citato personalmente nel territorio
della Repubblica;
4. Le parti si sottomettono espressamente o tacitamente alla loro giurisdizione;
b. Pretese relative all'universalità dei beni (art. 41)
1. Quando il diritto venezuelano sarà competente secondo
le disposizioni di questa legge, per regolare il fondo della controversia;
2. Quando si trovano beni situati nel territorio della Repubblica che
fanno parte integrante dell'universalità.
c. Pretese sullo stato delle persone o sulle relazioni familiari
1. Quando il diritto venezuelano è competente secondo
le disposizioni di questa legge, per regolare il fondo della controversia;
Quando le parti si sottopongono espressamente o tacitamente alla sua giurisdizione, sempre che
la causa abbia un collegamento effettivo con il territorio della
3. EFFICACIA DELLE SENTENZE STRANIERE
Le sentenze emesse da un altro paese avranno effetto in
Venezuela, a condizione che vengano soddisfatti i seguenti requisiti:
1)Che siano state emesse in materia civile o commerciale o, in
generale, materia di relazioni giuridiche private;
2) Che abbiano forza di cosa giudicata, secondo la legge dello Stato nel
quali sono state pronunciate;
3) Che no verso su diritti reali rispetto di
beni immobili, situati nella Repubblica o che non siano stati sottratti a
Venezuela, giurisdizione esclusiva che le compete per conoscere del
affare
4) Che i tribunali dello Stato che emette la sentenza abbiano giurisdizione
per conoscere la causa secondo i principi generali
stabiliti;
5) Che il convenuto sia stato citato debitamente, con tempo sufficiente, per
comparire, e che gli siano state concesse in generale, le garanzie processuali
che garantiscano una ragionevole possibilità di difesa.
4. INTERPRETAZIONE DELLA LEGGE PROCESSUALE
1. INTERPRETAZIONE DELLA LEGGE IN GENERALE E DELLA LEGGE
PROCESSO PARTICOLARE
In primo luogo, l'interpretazione di qualsiasi norma giuridica
si suppone, come sottolinea CUENCA, di decifrare o ricostruire il pensiero
(II il legislatore, cercando di colmare le sue lacune; nella scienza processuale, il compito
(Io, interpretazione va accompagnata con la influenza che
hanno i fattori sociali, economici, morali, politici, culturali, ecc., che
circondano la norma. In questo senso l'autore ci commenta:
Se la legge è una manifestazione della volontà dello Stato, si comprende che
interpretarla consiste nel decifrare il senso della volontà statale
nel momento dell'applicazione della legge e non in quello di
su promulgazione. Ma l'interprete non deve limitarsi a estrarre una
seca e autoritaria volontà statale, ma un contenuto di accordo con
le necessità della vita che fluttuano secondo le diverse
circostanze storiche.
In questo stesso senso si pronuncia COUTURE, che afferma (nota interprete
è un intermediario tra il testo e la realtà e, perciò, l'interpretazione consiste
nel estrarre il senso svelare il contenuto che il testo ha in relazione a
realtà. Da parte sua, RENGEL afferma che l'interpretazione della legge acquista
tutta la sua importanza quando si tratta dell'applicazione della stessa a un presupposto
concreto e, in questo senso, l'interpretazione è un momento essenziale del
applicazione della legge. Cioè, come la norma giuridica regola in modo molto
generale e astratta una serie (le ipotesi che il legislatore ha ridotto a un
Schema formale nella norma, è necessario che l'interprete ne decifri il senso,
per scendere per via di deduzione logica all'applicazione del principio al caso
concreto.
Il legislatore e l'interprete, dice ROTONDI, percorrono lo stesso cammino, ma
in un senso inverso: mentre il legislatore si eleva, per via
di induzione, dai fatti concreti al principio generale che si traduce in
la norma, l'interprete discende, per via di deduzione, dal
principio generale al caso concreto. A nostro avviso, questa affermazione deve
essere completata nel senso che, per l'interprete, la formazione
di concetti bene può essere realizzato per via di induzione o
deduzione, a seconda del tema concreto che è oggetto dell'analisi o la
sintesi interpretativa. D'altra parte, il compito di interpretazione non è sempre
la stessa non viene realizzata allo stesso modo; lo stesso SCIALOJA ha
segnalato che l'interpretazione delle leggi è relativa, variabile nel tempo e in
lo spazio secondo le diverse concezioni politiche del
Stato", a ciò che CUENCA commenta che certamente ogni interpretazione è
relativa, condizionata dal momento storico, realista e vitale della sua applicazione.
Tuttavia, questo tipo di interpretazione, che potrebbe bene
chiamarsi "progressiva", ha delle limitazioni nel campo processuale perché il
l'interprete non può "cambiare" o "adattare" le forme processuali, ad es., o le
causali per ammettere un ricorso o le condizioni di capacità o
legittimazione processuale; il superamento delle carenze delle leggi
Le norme processuali non possono essere integrate tramite interpretazione, ma solo attraverso un cambiamento legislativo. La
La tarea interpretativa costituisce il nocciolo centrale del compito dell'operatore
giuridico e, in particolare, del giudice, deve essere congruente con il
programma costituzionale e consiste nell'adattare tale programma al caso concreto. In
In questo senso si è espressa la Corte Costituzionale:
Tribunale Supremo di Giustizia. Sezione Costituzionale. Sentenza N° 1309, di
data 19 luglio 2001 (Hermann Escarrá in ricorso di interpretazione)
Ponenza del Magistrato José Delgado Ocando: L'opera creativa del giudice,
mostra che il problema interpretativo non parte da norme identificate e
disponibili per la decisione, ma piuttosto, al contrario, parte o caso sollevato e
questo induce il funzionamento dell'apparato normativo per trovare la decisione
ragionevole. Come si vedrà poi, l'interpretazione delle regole presuppone la
interpretazione del problema o caso presentato, ed è il problema che
determina il proprio trattamento ermeneutico, limitando così l'applicabilità
dei criteri normativi nella procedura della decisione giudiziaria.
In un'altra sentenza la stessa Sezione ha affermato:
Con ciò la Corte sottolinea che l'interpretazione non parte dalle norme, ma
che si identifica il caso concreto per poi, in un compito di tecnica e di arte
del Diritto, si colloca la norma pertinente. In un'altra sentenza la stessa Sezione
segnalò:
TRIBUNALE. CORTE SUPREMA DI GIUSTIZIA. SEZIONE COSTITUZIONALE: Sentenza N°1971
16 ottobre 2001, attualmente la giurisprudenza e la relazione del
Magistrato ANTONIO GARCÍA GARCÍA: Il metodo esegetico è stato durante
molto tempo il metodo per eccellenza dell'interpretazione delle leggi;
il metodo si basava sull'interpretazione letterale, l'attaccamento al significato di
le parole che compongono una disposizione e il legame tra di esse
sì, (Articolo 4 del Codice Civile del Venezuela) Ma attualmente la
la giurisprudenza e la dottrina tendono verso una flessibilizzazione della
interpretazione dando grande importanza all'adeguatezza della
norma ai valori e principi espressi dal popolo sovrano nella
Legge sulle Fondamentali, includendo il suo preambolo che conforma
una premessa e la sua esposizione di disposizione e di connessione di motivi.
2. Classificazione dei modi di interpretare la legge.
a. Per quanto riguarda le fonti
1) Interpretazione legislativa
L'interpretazione legislativa è contenuta nelle stesse norme che emana il
legislatore, cioè, a volte è lo stesso legislatore che si occupa di
interpretare le proprie disposizioni e si verifica quando una norma non ha
come finalità stabilire modi di condotta o comportamento ma che il suo
l'unico scopo è stabilire o definire ciò che bisogna intendere per qualche
istituzione o qualche concetto che viene utilizzato. Normalmente a è I, tipo di
l'interpretazione si definisce "contestuale" perché la interpreta e l'ente
interpretati si trovano nello stesso testo. Se la norma Interpretare si
si trova in un altro strumento legale, quindi l'interpretazione si chiama “extra
contestuale
Secondo comentaCUENCA, questa interpretazione entra en
validità immediata, non solo per le questioni future ma anche per le
che interiormente si trovino poduto suscitare, poiché questa legge ha
effetti retroattivi. Si critica questo modo di interpretazione perché,
secondo a Finilla la dottrina, non è compito del legislatore il lavoro di interpretazione;
tuttavia, l'utilità di questo modo di legiferare è stata messa in
manifesta più di una volta poiché ciò evita discussioni dottrinali,
a volte sterili. Alcuni esempi di questo modo di legiferare:
a) Decreto con forza di legge: Legge sull'aviazione civile del 2001.
ARTICOLO 51. La conservazione, la gestione e l'utilizzo dei
Gli aeroporti di uso commerciale appartengono agli Stati e saranno gestiti da
conformità a quanto stabilito in questo Decreto-Legge, i suoi regolamenti e nel
convenzioni di coordinamento che a tal fine siano stipulate tra gli Stati
organo del Governatore e dell'Esecutivo Nazionale per organo del Ministero di
Infrastrutturadel'Istituto Nazionale di Aviazione Civile. Si intende per
aeroporto di uso commerciale, tutti gli aeroporti pubblici, di uso pubblico,
di funzione commerciale e interesse generale.
ARTICOLO 96eiusdem:Per la periodicità delle sue operazioni, il
Il servizio pubblico di trasporto aereo si classifica in regolare e non regolare. Si
si intende per servizio di trasporto aereo regolare quello che essendo di
accessibilità permanente, e che offre un servizio pubblico, viene effettuata tra
due o più punti su un percorso e con vincolo a itinerari, frequenze di
volo, orari, prezzi o tariffe pubblicate a seconda del caso; o quello che viene effettuato
in modo tale da poter essere facilmente riconosciuto come giornale. (...)
b) Legge sulle casse di risparmio e fondi di risparmio.
Concetto di cassa di risparmio e fondo di risparmio
ARTICOLO 3. Ai fini del presente Decreto-Legge, si intende per casse di risparmio
le associazioni civili senza scopo di lucro, create e gestite dai loro associati,
destinate a promuovere il risparmio, ricevendo, gestendo e investendo, i
apporti concordati. Allo stesso modo, si intende per fondi di risparmio agli effetti
di questo Decreto Legge, le associazioni civili senza scopo di lucro, create da
aziende insieme ai lavoratori, a beneficio esclusivo di questi ultimi,
ricevendo, gestendo e investendo i contributi concordati.
Interpretazione dottrinale
L'interpretazione dottrinale è quella che realizza la comunità scientifica su
temi generali del Diritto, e non persegue alcun fine specifico che non sia la
collaborazione nella piena comprensione dei concetti e delle istituzioni giuridiche. La
l'interpretazione dottrinale può essere esegetica e sistematica; l'esposizione
l'esegetica consiste nel disvelare il significato della legge mediante
procedimenti grammaticali e logici, articolo per articolo, in forma di
commenti, appunti, annotazioni, attorno a ogni norma, isolatamente. È
interpretazione di Tina che si caratterizza per il culto del testo della legge e della sua ragione
storica. D'altra parte, la ricerca sistematica offre una visione integrale
frammentata del processo; indica definizioni, stabilisce teorie, principi,
concetti, terminologia, tecnica e crea l'architettura del Diritto procesuale come
un vero sistema.
3) Interpretazione giuridica
L'interpretazione giuridica è realizzata dal giudice quando le
lepartisollevanoqualsiasiquestionedilorocompetenzae,alcontrariodi
l'interpretazione dottrinale, quella del giudice deve essere effettuata di fronte a un
caso concreto, cioè, di fronte agli interessi contrastanti delle parti e con
vista a una realtà sociale. L'interpretazione giuridica si chiama
anche giurisprudenza.
4. Per quanto riguarda l'analisi dei testi legali
L'interpretazione dei testi legali, come già accennato, può essere effettuata
esegeticamente, ma la classificazione che ora ci interessa è la cosiddetta:
Interpretazione grammaticale
1) Interpretazione grammaticale
L'interpretazione grammaticale è quella indicata nell'articolo 4° del Codice Civile e
di fatto è l'unica norma che stabilisce come deve essere interpretata la legge con
Rispetto ai casi concreti: "Alla legge deve essere attribuito il senso che
appare evidente del significato proprio delle parole, secondo il loro collegamento di
ellas tra loro e l'intenzione del legislatore"; così allora, l'interpretazione
La grammatica si struttura su due elementi:
a) Il significato proprio delle parole, il quale non si ottiene se non con un
conoscenzaesattadelalinguaspagnolae,inoltre,laconoscenza
che la scienza può dare alle parole? giuridica in particolare; e
b) La connessione delle parole tra di loro, relazione che non si può ottenere con una
l'applicazione precisa delle regole della sintassi, ma attraverso la comprensione della
totalità.
Interpretazione logica
Come sottolinea CUENCA, l'interpretazione logica tende a penetrare in
il pensiero del legislatore, a disvelare la sua intenzione. La legge—segnala
l'autore—è l'opera consapevole e riflessiva del legislatore, è l'espressione
non solo di un solo uomo, ma di gruppi e persino di generazioni,
da Roma ai nostri giorni, attraverso un processo di lenta sedimentazione, in
alcuni casi, e decantazione, in altri. Il legislatore crea per il futuro e
deve prevedere le circostanze e le modalità inherenti al progresso dei
villaggi 14 Si dice che l'interpretazione logica possa discorrere per
due sensi: in primo luogo, quella che rende omaggio al legislatore o a
la esatta "intenzione" del legislatore (tradizionalista) e, in secondo
luogo, quella che è in grado di "adattare" quell'intenzione ai momenti
presenti sulla base di quanto, una volta emanata la norma, questa acquisisce un
significato indipendente, adattandosi alle esigenze del contesto
ambiente e distaccata dalla volontà iniziale che le ha dato origine.
5. Integrazione delle norme di diritto processuale.
In generale, le leggi vengono emanate per coprire tutti i casi di
fatti possibili nel contesto di una società; tuttavia, si verifica con
frequenza con cui le leggi non dispongono tutto e ci sono situazioni giuridiche non
regolate in modo esplicito. Quando ciò accade, siamo di fronte a
delle lacune giuridiche che non sono altro che le omissioni che possono
esistere per la soluzione dei casi concreti. Queste "lacune" sono
spazi aperti che deve riempire la dottrina scientifica (interpretazione
dottrinale e giuridico) e possono essere di due tipi: a) Le lacune della legge, e b) Le
lagune del Diritto.
Così, le lacune della legge si verificano perché il legislatore non è riuscito a stabilire in
testo della legge tutti i presupposti di fatto o i dettagli e
pormenores applicabili; invece, le lacune del Diritto si riferiscono a
qualsiasi situazione non regolata in modo espresso in termini generali, per ci
quale dottrina indica che tali lacune, se esistono, devono essere coperte da
i principi generali del Diritto. Secondo ZITELMAN non esistono vuoti
del Diritto perché ciò che non è previsto è permesso. Bene,
la modalità con cui si "coprono" o si "riempiono" quelle lacune legali
si denomina "integrazione" della legge, che viene realizzata attraverso la
"analogía della legge" e "analogía del Diritto", a seconda che si riferiscano all'uno o all'altro.
Analogía della legge processuale
L'analogia è un compito di "relazione", cioè di collegare una norma che
regola un determinado supposto di fatto che, per su
semejanza con altro, può essere estesa per essere applicata al presupposto no
regolato in modo esplicito, in modo tale che l'analogia possa procedere
in due modi: a) Quando si tratta di casi simili; e b) Quando si tratta
materie analoghe.
1) Casi simili
Si dice che il principio di uguaglianza giuridica presuppone che i casi
simili devono essere disciplinati da norme simili; i casi simili
possono presentare le seguenti modalità:
a) Che un caso sia esattamente uguale a un altro, nel qual caso si applica la
norma espressa regolatrice del presupposto;
b)Che il caso risolto presenti alcuni elementi di identità, ma
altri diversi, nel cui momento deve essere valutato in quanti elementi
esiste l'identità per applicare la norma che regola in modo esplicito
il supposto di fatto; e,
c) Che il caso risolto sia completamente diverso, in cui
caso non ci sarà una lacuna legale senza lacuna del Diritto e, di conseguenza, devono
applicare i principi generali del Diritto. Questo principio è denominato
in alcune scienze particolari (es. nel Diritto amministrativo) come
il principio di parallelismo delle forme, che consiste nel mantenere la stessa forma
che si realizzi un atto, questo può essere estinto.
2) Materie analoghe
Quando non esiste alcuna norma che regoli un caso simile, cioè,
((
non è possibile fare un 'analogia della legge', si deve applicare l'analogia
per la materia", ossia, si tratta di collocare il caso concreto in una categoria
giuridica per applicare i principi generali; così, per esempio, il fatto x è
un commercio" realizzato in alta mare con oggetti di mare, e non esiste nessuna
norma che regoli tale supposto, bene, si cercherà il "conjunto" di norme che
regolano la "materia" di "commercio marittimo". Trasferendo l'esempio al campo
processuale, diremo che nell'analogia per materia, si applica alla situazione
non prevista il principio giuridico fondamentale che regola una stessa
istituzione processuale; ciò che si applica per analogia è un insieme
dicornolosprincipi che regolano la domanda, la contestazione, le
prove, le risorse, ecc. Nell'applicazione della legge a casi simili si va di
dallo particolare al particolare, mentre l'analogia per materie si allontana di
particolare lo generale.
b.L'analogia del Diritto
Quando non è possibile l'applicazione dell'analogia (nelle sue due
vertenti) si ricorre ai principi generali del Diritto, fondamentalmente
perché il giudice non può assolvere l'istanza, cioè il giudice non può lasciare
di decidere un caso sotto il pretesto di ambiguità o oscurità della legge; se
Se arriverà a verificarsi, il giudice commetterebbe un reato, conformemente a
l'articolo 19 del testo processuale. Questa consacrazione delittuale si basa su
conoscenza della legge che costituisce una presunzione a carico di
tutta persona e, in secondo luogo, nella pienezza ermetica del Diritto
secondo il quale non c'è nessun "caso" o "supposto" di fatto che non possa essere
subsumibile nel diritto vigente. Per risolvere un caso, dove non
è possibile l'applicazione dell'analogia legale né l'analogia per la
materia, quindi si fa riferimento ai "principi generali del Diritto".
c.L'integrazione suppletoria
Un altro modo di concretizzare il principio dell'integrazione del Diritto è con
l'interpretazione suppletiva, che viene utilizzata per fissare l'ordine di applicazione di
diverse leggi processuali ugualmente vigenti. La regola generale di questo
il principio è che, nella soluzione del caso concreto, il giudice deve applicare
preferibilmente le disposizioni speciali in ciò che costituisce la specialità e,
poi, le disposizioni generali la cui missione sarà quello di supplire ai vuoti o silenzi
della legge nel caso concreto.
Ai fini di una spiegazione completa di questo aspetto è necessario sottolineare che, in
teoria generale del processo, le "regole generali" o norme generali di
procedimento, sono quelle contenute nel Codice di Procedimento Civile. Non è
per caso il "procedimento civile ordinario" sia chiamato
"procedura comune" o "generale". Ora, il legislatore può "preferire"
che una determinata materia o questione abbia delle regole di procedura speciali
in conformità a una politica legislativa; ne deriva, quindi, i "procedimenti
"speciali" che vengono esclusi dall'applicazione della procedura generale o ordinaria,
ma, come può il legislatore lasciare lacune, vuoti o non regolare in modo
concreta un determinato aspetto, allora si fa riferimento alle norme generali, in
questo caso, alla procedura ordinaria per 'riempire' quella 'interpretazione' o
"applicazione suppletiva" della legge generale, regola esta contenuta sia nel
articolo 22 del Codice di Procedura Civile come l'articolo 14 del Codice Civile:
Si intende per integrazione suppletiva la tecnica di interpretazione in base alla quale le
disposizioni del Codice di Procedura Civile si costituiscono in norme
generali applicabili a qualsiasi procedimento speciale quando di tali
norme speciali si avvertono un silenzio o un vuoto normativo.
Tale integrazione è applicabile che ci sia o meno un rinvio espresso delle norme del
procedimento speciale alle norme del testo processuale civile. Possiamo enunciare che
l'interpretazione suppletoria si compone:
1. Tecnica di applicazione preferenziale delle disposizioni speciali (prelazione di
le leggi speciali sulle leggi generali: P.ejLa Legge sulle Terre e lo Sviluppo
Agrario ha norme processuali che si applicano con preferenza alle norme del
CPC);
2.Tecnica di applicazione suppletiva delle disposizioni generali per applicazione
del art. 22 CPC;
3.Applicazione suppletiva per rinvio espresso delle norme speciali alle
norme generali;
4.Tecnica di applicazione suppletoria per rinvio espresso delle norme speciali
a altre norme speciali;
5.Tecnica di applicazione suppletiva di secondo grado: La remissione suppletiva
può essere di primo grado (quando la legge "A" rimanda all'applicazione della legge
B"), di secondo grado (quando la legge "A" rinvia all'applicazione della legge "B" e
questa, a sua volta, rimanda alla legge "C", con cui la legge "C" si applicherebbe alla legge
"A") (Ad esempio, non c'è remissione suppletiva della Legge Organica sul Suffragio e
Partecipazione Politica (LOSPP) alle norme generali del CPC ma sì a le
norme della legge organica abrogata della Corte Suprema di Giustizia che, a sua
vez, rimandava al Codice di Procedura Civile nell'articolo 88, lo
che implicava che il testo processuale civile si applicava alle procedure di
Legge Organica sul Suffragio/per remissione suppletoria di secondo grado). In la
l'attualità di questa tecnica è andata scomparendo man mano che quasi tutti
i procedimenti speciali rimandano "direttamente" al testo del procedimento civile;
Da ciò ne deriva che, come regola generale nella teoria generale del processo, il
l'articolo 22 del CPC consente di colmare le lacune e i silenzi delle leggi processuali
speciali con le norme generali che il testo processuale consacra. Anche
èpossibileche,lenormeregolatricidiprocedimentispeciali
"remitan" supletoriamente a altri procedimenti speciali, questa tecnica
è perfettamente ammissibile. Questo accadeva, come spiegato sopra, con la Legge
Organica del Sufragio e Partecipazione Politica che rinviava suppletivamente a
abrogata la Legge Organica della Corte Suprema di Giustizia per alcuni
trattamenti procedurali prima della sua abrogazione da parte della nuova Legge Organica
del Tribunale Supremo di Giustizia.