TESI Kazantsev
TESI Kazantsev
I compressori a camme sono macchine volumetriche rotative che sono state sviluppate a
partire dall’architettura dei compressori a lobi (Roots). Nonostante ciò, il processo di com-
pressione del gas risulta diverso ed è dettato dalla forma caratteristica dei rotori (che è
più complessa di quella dei Roots). Lo sviluppo di questi compressori è condotto al fine di
raggiungere prestazioni migliori rispetto ai Roots, che essenzialmente si traducono nell’otte-
nimento di maggiori rapporti di compressione, di un minor lavoro speso per la compressione
e minori temperature del gas in mandata. L’attenzione verso questi compressori è giustifi-
cata da una carenza di materiale presente in letteratura su di essi. Nel presente lavoro si è
deciso pertanto di approfondire e di estendere lo studio alle problematiche fondamentali di
progettazione nei limiti di un modello ideale. Nella prima fase del lavoro è stato considerato
uno dei profili più diffusi di rotore di compressori a camme ed è stato poi realizzato un
nuovo profilo nel tentativo di migliorare alcuni aspetti del primo. Si è poi proceduto con
un’analisi delle prestazioni volumetriche della nuova macchina, applicando alcuni risultati
già esistenti nell’ambito della termodinamica sui compressori a camme alla geometria del
nuovo compressore e confrontando poi i risultati ottenuti con quello già esistente. A seguito
di un dimensionamento delle luci nel nuovo compressore, il modello è stato poi raffinato
ricavando l’andamento di pressione in una fase del ciclo particolarmente critica, servendosi
di nozioni fondamentali della dinamica dei gas nei condotti. Infine sono stati presentati dei
suggerimenti per risolvere i problemi osservati.
i
Abstract
iii
Indice
1 I compressori volumetrici 1
1.1 Il compressore alternativo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1
1.2 Il compressore a Lobi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
1.3 Il compressore a palette . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.4 Il compressore a vite . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
2 Il compressore a camme 11
2.1 Principio di funzionamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
2.2 Il profilo del rotore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
2.3 Calcolo del coefficiente di riempimento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
2.3.1 Confronto con i compressori alternativi . . . . . . . . . . . . . . . . . 16
2.3.2 Calcolo del lavoro ideale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17
3 Il nuovo compressore 19
3.1 Disegno del profilo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
3.1.1 Tratto AB . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
3.1.2 Tratto BC . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21
3.1.3 Tratto CD . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22
3.1.4 Tratto DE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24
3.1.5 Tratto EF . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24
3.1.6 Tratto FG . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25
3.1.7 Tratto GH . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25
3.1.8 Tratto HA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29
3.1.9 Angolo di sfasamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29
3.2 Calcolo delle aree necessarie allo studio delle prestazioni volumetriche . . . . 30
3.2.1 Area della cassa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31
3.2.2 Area del rotore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31
3.2.3 Calcolo delle aree Aa ed Ac al variare di µ . . . . . . . . . . . . . . . 34
v
vi Capitolo 0
Bibliografia 56
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Elenco delle figure
vii
viii Capitolo 0
4.8 Andamento dell’indice di spazio nocivo al variare di µ per tre valori fissati di δ. 40
4.9 Andamento del coefficiente di riempimento del compressore con δ a vari
rapporti di compressione (µ = 1). . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41
4.10 Andamento dell’indice λcl al variare di δ. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42
4.11 Andamenti dell’indice ξ al variare di µ per i due prototipi di rotori. . . . . . 43
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Capitolo 1
I compressori volumetrici
1. consentono di inviare fluido alla mandata con continuità e maggiori velocità di azio-
namento (e quindi di trattare maggiori portate di fluido ed evitare dannose pulsazioni
meccaniche).
1
2 Capitolo 1
con l’esterno, le fughe del fluido e i trafilamenti attraverso le valvole e si assume che la
compressione e l’espansione siano isoentropiche.
Durante la prima fase (4 - 1) all’interno del cilindro viene immessa la carica del gas fresco
da comprimere grazie alla depressione creata dallo spostamento dello stantuffo fino a che
raggiunge il PMI, il che comporta l’apertura della valvola di aspirazione e quindi l’ingresso
del fluido. Nella seconda fase (1 - 2), subito dopo la chiusura della valvola di aspirazione,
avviene la compressione del gas aspirato in precedenza che si verifica grazie al moto dello
stantuffo diretto al PMS. Quando la pressione supera la pm la valvola di scarico si apre
grazie alla forza creata dalla sovrapressione. A questo punto comincia la terza fase (2 -
3), durante la quale il gas compresso è espulso dalla camera a pressione costante pm fino
a che lo stantuffo raggiunge il PMS e la valvola di scarico si chiude. L’ultima fase esiste
solo se si considera l’esistenza del volume nocivo ed è rappresentata dall’espansione del gas
situato in questo volume al termine della mandata fino alla prossima aspirazione. Durante
tale espansione la pressione nella camera diminuisce (dato che il volume a disposizione del
fluido nella camera aumenta) e appena diventa inferiore alla pressione di aspirazione provoca
l’apertura della valvola di aspirazione.
In un processo ideale la massa del gas che va in mandata ad ogni ciclo risulta inferiore
alla massa aspirata. La ragione di questo fenomeno è che al termine della compressione
resta sempre una quantità (seppur piccola) di gas compresso nella camera (che occupa il
cosiddetto volume morto o nocivo) a causa delle perdite di carico dovute alla presenza delle
valvole. Tale massa, espandendo di seguito, sottrae parte del volume della camera alla carica
fresca che è aspirata al ciclo successivo. Di conseguenza la nuova carica si trova un volume
disponibile minore di quello geometrico. Si può ricavare il coefficiente di riempimento, la
cui definizione è
Ve
λv = (1.1)
V
dove Ve è il volume effettivamente occupato dal fluido aspirato, mentre V è la cilindrata del
compressore. Facendo riferimento alla Fig. 1.2 la (1.1) diventa
V1 − V4 V1 − V4 − (V4 − Vn )
λv = =
V1 − Vn V1 − Vn
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1.1. Il compressore alternativo 3
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4 Capitolo 1
F = pA
con A l’area del pistone, mentre il volume infinitesimo spazzato dal pistone durante il moto
è:
dV = Adx
e quindi il lavoro di compressione risulta espresso dalla (1.6)
�
Lc = − pdV (1.6)
Facendo riferimento alla Fig. 1.2, il lavoro richiesto per la compressione può essere
calcolato più agevolmente dalla differenza di due integrali riguardanti le trasformazioni 1 -
2 e 3 - 4: � 2 � 4
k
Lc = V dp − V dp = pa (V1 − V4 )(β (k−1)/k − 1) (1.7)
1 3 k − 1
La forma definitiva, tenendo conto del coefficiente di riempimento prima ricavato, risulta:
k
Lc = pa λv V (β (k−1)/k − 1) (1.8)
k−1
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1.2. Il compressore a Lobi 5
dove C è il fattore di utilizzo dell’area (i cui valori tipici sono: 0,49 - 0,51), L la profondità
della camera del compressore, n è la frequenza di giri della macchina e λv è il già presentato
coefficiente di riempimento (0,65 - 0,85).
Figura 1.4: a sinistra: Il compressore a tre lobi; a destra: Il compressore top wing.
Brevemente si può affermare che a bassi valori di portata (e quindi a basse velocità di
azionamento della macchina) ed elevati rapporti di compressione le fughe assumono partico-
lare importanza, mentre per elevate portate risultano più rilevanti le laminazioni nelle luci.
Per rapporti di compressione bassi prevalgono invece le perdite meccaniche (che rispetto ad
altri compressori sono piuttosto bassi per via dei giochi).
Il ciclo di lavoro presenta una prima fase di aspirazione a pressione costante (4 - 1),
segue poi una compressione quasi istantanea (1 - 2) dovuta al riflusso del gas proveniente
dalla mandata nel volume di gas da comprimere che si verifica quando è scoperta la luce di
mandata. Il trasferimento del gas è rappresentato dal punto 1. Dalla Fig. 1.5 si osserva
la presenza di un’area addizionale 122’1 rispetto all’area di lavoro corrispondente ad una
compressione graduale : tale perdita è detta triangolare ed è dovuta al lavoro compiuto dai
lobi sulla massa del gas rifluita dalla zona di mandata alla zona di aspirazione.
Il lavoro ideale conicide con l’area 1234 e risulta:
� � 2
Lc = V dp = V dp = V (pm − pa ) = V pa (β − 1) (1.10)
1
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6 Capitolo 1
Nella scelta del numero di lobi bisogna tener presente che un loro aumento comporta una
perdita del coefficiente di area ma consente una maggiore omogeneità nella compressione
(dovuta a minori pulsazioni presenti nella macchina) e minori perdite di fuga del gas.
I compressori a lobi nelle applicazioni a bassi salti di pressione (per le quali vengono
utilizzati) presentano bassi costi operativi e di manutenzione. I rendimenti sono limitati
principalmente dalle fughe del riflusso del gas proveniente dalla mandata (i valori di potenza
tipici sono attorno ai 2,2 kW e i picchi di rendimenti si hanno dai 35 ai 50 kPa).
I compressori a lobi sono largamente impiegati nei gasdotti a bassa pressione (dove
sono utilizzati come stazioni ausiliarie di compressione), nei motori a combustione interna
sovralimentati e nei processi evaporativi (quali la desalinizzazione e altre).
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1.3. Il compressore a palette 7
empirica:
pm
λv = 1 − K (1.11)
pa
dove K = 0, 05 per taglie contenute. Il volume elaborato ad ogni ciclo, tenuto conto di λv ,
è dato a sua volta dalla:
Ve = (4πR − 2zb)eL (1.12)
dove z è il numero delle palette, b il loro spessore, e è l’eccentricità del rotore e L è la
profondità della camera del compressore.
Il funzionamento può avvenire secondo tre modalità: quando al gas compresso diventa
accessibile la luce di mandata, la sua pressione può essere uguale, minore o maggiore della
pressione di mandata.
Il caso più semplice riguarda il calcolo del lavoro di compressione corrispondente alla
situazione in cui la pressione del gas, liberato dal volume isolato e la pressione di mandata
sono uguali.
k � �
Lc = pa Va β (k−1)/k − 1 (1.13)
k−1
Nella situazione più realistica il compressore assorbe più lavoro rispetto a quello descritto
dalla (1.13), essendo il gas alla fine della pre−compressione ad una pressione minore rispetto
alla pressione di mandata: in tale situazione si verifica un riflusso di una parte del gas dalla
mandata verso l’aspirazione con conseguente aumento di pressione fino ad un valore prossimo
alla pressione di mandata. Il lavoro addizionale richiesto è:
1
L�c = pa Va (β − ρk ) (1.14)
ρ
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8 Capitolo 1
Serve molto olio lubrificante sia per garantire la sufficiente tenuta che per ridurre l’usura
delle palette. A questo proposito le palette sono realizzate spesso in grafite (che oltre a
presentare una buona resistenza fungono anche da lubrificante). Per garantire una buona
tenuta tra palette e cassa bisogna operare oltre certi valori di velocità mentre per evitare
un’usura eccessiva (dovuta all’attrito generato dallo strisciamento delle due parti) bisogna
operare al di sotto di certe velocità. Ne deriva che questi compressori operano in un ristretto
intervallo di velocità rispetto ad altri, il che li rende meno flessibili in termini operativi.
Per incrementare ulteriormente la tenuta si possono aggiungere delle molle alla base di
ogni paletta. In tal modo durante il moto del rotore oltre alla forza centrifuga si aggiunge
anche la forza elastica che spinge le palette contro la cassa. Per aumentare la potenza fornita
(e quindi il rapporto di compressione) si inseriscono degli anelli rotanti di elevata durezza
(che ruotano nelle scanalature ricavate nella cassa) che riducono il contatto tra palette e la
cassa e quindi lo strisciamento. Cono ciò è possibile raggiungere velocità periferiche maggiori
(50 m/s piuttosto che 10−15 m/s) e ridurre le perdite di potenza meccanica.
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1.4. Il compressore a vite 9
invece unicamente nella lubrificazione dei cuscinetti e pertanto si espelle dalla macchina un
fluido esente da impurità. Si evita pertanto un separatore dell’olio. Come conseguenza le
macchine a vite sono particolarmente compatte.
Il riempimento è limitato a basse velocità di rotazione prevalentemente a causa delle
fughe. Tuttavia, nel complesso il coefficiente di riempimento è elevato rispetto agli altri
compressori visti (0,85 - 0,92). La ragione principale è che le parti esposte alle variazioni
cicliche di temperatura sono relativamente poche e ciò comporta un miglior regime termico.
Ad un miglior regime termico corrisponde una minore espansione del fluido durante l’aspi-
razione. Inoltre è assente il volume nocivo tipico dei compressori alternativi. Il volume del
gas elaborato è:
Ve = λv (A1 + A2 )Lz (1.15)
Le due aree A1 e A2 sono le superfici di attraversamento ortogonali all’asse di rotazione
comprese tra i successivi denti di ciascuna vite mentre z è il numero dei canali interdentali
complessivamente presenti. L, al solito, è la lunghezza della macchina.
Il lavoro, nell’ipotesi della compressione adiabatica e isoentropica, si ricava dalla stessa
relazione utilizzata per i compressori a palette, la eq. (1.13).
Il rendimento complessivo è basso sia per bassi che per alti rapporti di compressione: a
bassi valori per via delle fughe, ad alti valori a causa delle elevate perdite meccaniche.
Questi compressori trovano largo impiego negli impianti frigoriferi e nella produzione di
aria compressa.
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Capitolo 2
Il compressore a camme
11
12 Capitolo 2
i rotori dalla posizione di Fig. 2.3 (a) si ha l’evolvere dell’aspirazione della nuova carica a
seguito dell’incremento del volume che prima era racchiuso tra i due rotori (in Fig. 2.3 (a)
Vc ) e della compressione del fluido aspirato precedentemente a seguito della diminuzione del
volume in cui esso si trova (Va nella posizione della Fig. 2.3 (a)). La compressione è effet-
tuata circonferenzialmente mentre l’aspirazione e l’espulsione avvengono in direzione assiale
attraversando le due luci appositamente posizionate e dimensionate: l’estensione angolare
della luce di aspirazione è maggiore di quella della luce di mandata per consentire un certo
grado di pre−compressione interna. Giunti nella posizione della Fig. 2.3 (e) l’aspirazione
e la mandata sono terminate (le due luci1 sono chiuse) e si ritrovano gli stessi volumi della
Fig. 2.3 (a). Ruotando ulteriormente si verifica un miscelamento tra il gas compresso che
non si è riusciti ad espellere entro il presente ciclo e il gas appena aspirato. A questo punto
e fino alla posizione della Fig. 2.3 (f) si identifica un solo volume in cui la pressione diventa
presto uniforme. A seguito di un’ulteriore rotazione si ritorna alla posizione della Fig. 2.3
(a) e il processo così descritto si ripete.
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2.3. Calcolo del coefficiente di riempimento 13
• tratto t4 t5 : arco di epitrocoide che si estende tra le due grandezze radiali ρ (minima)
ed R (massima).
Ciascun tratto si estende per assegnati intervalli angolari puntualmente dettagliati nell’ar-
ticolo di Hsieh [1].
1. Le pulsazioni di pressione dovute alla non uniformità del flusso di gas attraverso le
luci di aspirazione e di mandata sono trascurabili, dal momento che le dimensioni delle
camere a volume variabile del compressore sono piccole in confronto alle dimensioni
dei volumi da cui il gas è aspirato e dove viene mandato compresso.
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14 Capitolo 2
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2.3. Calcolo del coefficiente di riempimento 15
∆u = cv · ∆T (2.9)
cp − cv = R�
e introducendo l’equazione di stato dei gas perfetti e il seguente rapporto tra le pressioni:
px
βx = (2.11)
pa
La relazione (2.10) diventa allora:
� �
k−1 1 1
Tca = Tx · · + (2.12)
k βx k
dove k = cp /cv .
A questo punto, in virtù della (2.12), la (2.8) si riscrive come:
� �
k−1 1
Vca = Vc · + · βx (2.13)
k k
In analogia a quanto avviene nelle macchine alternative, il volume Vc può essere considerato
il volume morto o nocivo del compressore a camme. Tuttavia la sua natura è dettata dai
vincoli geometrici, e inoltre la massa che ivi è contenuta si trova ad una pressione px molto
più bassa rispetto alla pressione di mandata (quindi è parzialmente compressa, a differenza
di quanto avviene nelle macchine alternative). Di seguito si introduce il fattore di spazio
nocivo:
Vc
α= (2.14)
V
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16 Capitolo 2
VE Va − Vca βx − 1
λv = = = 1−α· (2.15)
V V k
La relazione (2.15) è simile alla relazione che consente di determinare il coefficiente
di riempimento nelle macchine alternative. In particolare, il volume occupato a pressione
pa dalla massa presente nel volume nocivo è maggiore nel compressore a camme che nei
compressori a stantuffo. Tuttavia, il coefficiente di riempimento nell’equazione (2.15) è
espresso in funzione del rapporto di compressione parziale βx che è diverso dal rapporto di
compressione complessivo a cui opera la macchina. A questo punto, una volta dedotto βx
dalla (2.5), si è in grado di scrivere una nuova equazione:
� �
α Va + β · Vc
λv = 1 − · −1 (2.16)
k Va + Vc
1 + 2α
βlim = 1 + k · (2.19)
α2
I coefficienti di riempimento per le due macchine sono stati riportati in Fig. 2.6, con-
siderando per k un valore pari a 1,4 (gas biatomico) e per α tre valori (0.07, 0.08 e 0.09).
Si osserva che i rapporti di compressione limite sono molto più alti nei compressori
a camme e che il coefficiente di riempimento ha una riduzione molto meno pronunciata.
Pertanto per i rapporti di compressione degli ordini di quelli utilizzati per le macchine
alternative il coefficiente di riempimento dei nuovi compressori non scende, nel complesso,
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2.3. Calcolo del coefficiente di riempimento 17
sotto i valori di 0.9. Questo vuol dire meno stadi nelle applicazioni dove sono richiesti elevati
rapporti di compressione (ad esempio nella produzione di vuoto).
Tuttavia, per un confronto più realistico tra le due tipologie di compressori bisogne-
rebbe valutare anche le perdite per fughe di gas, che porterebbero a rivedere i rapporti di
compressione limite e le pendenze delle curve rappresentate nel grafico appena analizzato.
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18 Capitolo 2
dove � è il rapporto tra la cilindrata della macchina e il volume in cui si trova il gas compresso
subito prima che il rotore alla sinistra di Fig. 2.2 scopra la luce di mandata. Il lavoro
complessivo di compressione è rappresentato in Fig. 2.7 segnato da un tratteggio obliquo.
La sua espressione analitica risulta:
k V
Lclaw = px (1 + α)V {[(1 + α)�]k−1 − 1} + px {βc − [(1 + α)�]k } (2.24)
k−1 �
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Capitolo 3
Il nuovo compressore
2 I due rotori devono ruotare senza compenetrazione (i due rotori hanno la stessa velocità
angolare).
Il profilo è realizzato tramite una serie di curve che formano nel complesso un contorno
chiuso. Per rispondere alla seconda esigenza si ricercano delle curve coniugate alle curve che
compongono il profilo (una volta che questo è stato definito) laddove risulta necessario. La
terza esigenza si risolve creando profili di camme (che presentano dei prolungamenti “denti”
che si estendono dalla dimensione minima del rotore fino alla dimensione caratteristica della
cassa ovvero la dimensione radiale) e garantendo tenuta tra rotori.
Tutte le curve devono essere descrivibili con delle funzioni matematiche e richiedono
delle grandezze radiali per essere definite. Gli estremi delle loro estensioni sono espressi da
angoli ricavabili da opportune equazioni (angoli notevoli). Gli angoli notevoli definiscono le
estensioni delle curve durante lo studio parametrico in modo tale da mantenere la continuità
del profilo (al variare dei parametri di input). Le equazioni sono sviluppate rispettando
vincoli sia geometrici che tecnici (necessari a realizzare la compressione per cui si progetta
il rotore).
Dal momento che la costruzione del profilo segue un’impostazione matematica (per ga-
rantire un’adeguata precisione e generalità nella formazione di tali profili) il profilo risulta
parametrico. Di conseguenza, avendo a disposizione un profilo parametrico, che sia cioè
funzione di alcuni parametri indipendenti dalla dimensione, sarà poi possibile gestirli al fine
di massimizzare la produttività (cioè la portata del fluido elaborata per ciclo). La portata,
com’è noto, è proporzionale alla densità del fluido, alla cilindrata e alla velocità di aziona-
mento della macchina. Ragionando a parità di fluido e a pari velocità di azionamento della
macchina il problema si riconduce a massimizzare il volume del fluido per ciclo. Da qui,
omettendo per ora complicazioni dovute ai giochi, il problema diventa puramente geometri-
co.
19
20 Capitolo 3
Assumiamo come dati il raggio di base del rotore (rb ) e due parametri adimensionali
così definiti:
R
δ= (a)
rb
Il profilo del rotore è quindi una funzione in due variabili (µ e δ) definite ciascuna in un
certo intervallo.
r = µ(2rb − R) (b)
3.1.1 Tratto AB
Il primo tratto è un segmento di retta verticale rispetto all’ascissa del sistema di riferimento
assunto (di cui l’origine è O1 ) che può essere definito come vettore di due componenti:
� �
� rb �
fAB (θ) = �� �
rb · tan θ�
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3.1. Disegno del profilo 21
La sua estensione angolare (ovvero la posizione del punto B) è descritta dal primo
angolo notevole (ϕ1 ). Quest’angolo è pari ad una costante, indipendente dai due parametri
adimensionali e il suo valore è stato determinato in modo tale da soddisfare le esigenze di
� e GH
funzionamento della macchina: i due tratti delle curve AB � sono infatti legati dalla
condizione di meshing come si vedrà più in seguito.
3.1.2 Tratto BC
� è un arco di circonferenza che ha la funzione di raccordo tra i tratti a
Il tratto di curva BC
cui è intermedio per evitare la presenza di un punto spigoloso nel dente. Come conseguenza
le condizioni che determinano l’estensione angolare di BC � sono dettate dalla tangenza del
tratto in questione in B e in C rispettivamente al segmento AB e all’arco CD� di cui è nota
la grandezza radiale (R). Dalla geometria è noto che quando una circonferenza è tangente
ad un’altra curva in un punto allora la direzione dell’ortogonale alla tangente in quel punto
coincide con la direzione del raggio della circonferenza che individua il punto in questione.
Di conseguenza il centro P è individuato dall’intersezione delle due ortogonali alle tangenti
nei punti B e C, P B e P C rispettivamente (vedi Fig. 3.2). Il tratto in questione fa parte
di una circonferenza tangente internamente alla circonferenza di raggio R e pertanto P C è
allineato con O1 C (i due raggi giacciono sulla stessa linea).
Da queste considerazioni possiamo determinare il raggio della circonferenza il cui arco è
AB = P N
e pertanto
rb tan ϕ1 = O1 P sin ϕ2 (3.1)
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22 Capitolo 3
O1 P (1 − cos ϕ2 ) = R − rb
e risolvendo rispetto a O1 P si ottiene:
R − rb
O1 P = (3.2)
1 − cos ϕ2
sin ϕ2 rb tan ϕ1
=
1 − cos ϕ2 R − rb
Si trova così il secondo angolo:
δ−1
ϕ2 = 2 arctan (3.3)
tan ϕ1
Si osserva che nell’espressione ottenuta è espresso il rapporto tra le due dimensioni radiali
tramite il parametro adimensionale δ.
L’equazione della curva BC � è quella di una circonferenza con il centro P distante
dall’origine secondo il vettore O1 P.
� �
�O1 P cos ϕ2 + (R − O1 P ) cos ϑ�
fBC (ϑ) = �� �
O1 P sin ϕ2 + (R − O1 P ) sin ϑ �
Per maggior compattezza della funzione del rotore conviene esprimere la funzione de-
scrivente BC anch’essa tramite lo stesso argomento di AB. Cioè il disegno avviene rispetto
all’origine del sistema di riferimento O1 . La trasformazione da operare è sull’angolo (tra-
sformazione di coordinate da un sistema di riferimento (con l’origine in P) ad una altro (con
l’origine in O1 )) ed è riassunta nell’equazione che segue:
Rθ − O1 P ϕ2
ϑ(θ) =
R − O1 P
Sostituendo l’equazione appena scritta nella definizione della funzione fBC l’intervallo
angolare è riferito a θ per cui l’intervallo risulta: ϕ1 ≤ θ < ϕ2
3.1.3 Tratto CD
Il tratto CD è ancora un arco di circonferenza ma di raggio esterno R con centro che coincide
con l’origine del sistema di riferimento (O1 ). La funzione matematica che lo descrive è:
� �
�R cos θ�
fCD (θ) = �� �
R sin θ �
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3.1. Disegno del profilo 23
Fig. 3.4). Questa situazione è raggiunta dopo una rotazione di un angolo pari a 45◦ dalla
posizione di partenza. Riferendosi ora al funzionamento della macchina ciò significa che
c’è tenuta in tutto questo intervallo angolare di rotazione (i 45◦ appunto) durante il quale
viene compiuta una parte del lavoro di un ciclo. Si ricorda infatti che il compressore effettua
contemporaneamente l’aspirazione e la compressione e pertanto le due zone che ospitano le
due masse di fluido (fresco e compresso) devono essere separate durante la fase di lavoro ad
ogni ciclo. Proseguendo con la rotazione la tenuta non è più garantita (le due curve, dopo
aver esaurito tutti i punti di contatto, si separano). Si impone pertanto che nella posizione
assunta dai rotori in seguito alla rotazione di 45◦ dalla posizione di partenza, inizi la fase
di aspirazione. Questo corrisponde alla posizione in cui la punta del dente (il punto D) si
trova in corrispondenza del punto spigoloso superiore della cassa (vedi Fig. 3.3). Ma questo
punto, come il suo simmetrico, si trovano ad una distanza angolare rispetto all’origine pari
a �r �
b
arccos
R
. Sempre dalla posizione di partenza, si fa notare che ruotando di ϕ3 , la punta del rotore
viene a giacere sull’asse (coincidente con ascissa del sistema di riferimento). Ciò vuol dire
che l’angolo di rotazione necessario per passare dalla posizione di partenza alla posizione di
inizio dell’aspirazione risulta
1
ϕ3 − arccos
δ
Come detto prima, quest’angolo deve essere sempre pari a 45◦ . Risulta pertanto:
1
ϕ3 − arccos = 45◦
δ
Da cui si ricava il terzo angolo:
1
ϕ3 = arccos + 45◦ (3.4)
δ
Filipp Kazantsev
24 Capitolo 3
3.1.4 Tratto DE
Il tratto DE appartiene ad un’epitrocoide che si estende, in termini radiali, dalla dimensione
massima del profilo R alla dimensione minima dello stesso r.
� �
�(r + R) cos(� + ϕ3 ) − R cos(2� + ϕ3 )�
�
fDE (�) = � �
(r + R) sin(� + ϕ3 ) − R sin(2� + ϕ3 ) �
Dove, 0 ≤ � ≤ Φ.
Si fa notare che il già introdotto angolo ϕ3 tiene conto della rotazione della curva rispetto
all’origine nel senso antiorario. L’estensione angolare del tratto (il cui sviluppo ha origine
nel punto E) termina quando la distanza della curva rispetto all’origine è pari al raggio
massimo in corrispondenza del punto D. In tale situazione possiamo quindi imporre che
la somma dei quadrati dei moduli delle due componenti del tratto DE sia pari al raggio
esterno. La rotazione del profilo di un angolo pari a ϕ3 è ininfluente ai fini dei calcoli che
seguono.
R2 = (r+R)2 (cos2 Φ+sin2 Φ)+R2 (cos2 2Φ+sin2 2Φ)−2R(r+R)(cos Φ cos 2Φ+sin Φ sin 2Φ)
Semplificando risulta:
(r + R)2
cos Φ =
2R(r + R)
Da cui si ottiene:
r+R
Φ = arccos
2R
Esprimendo l’ultima relazione tramite i parametri adimensionali introdotti si ha in definitiva:
µ(2 − δ) + δ
Φ = arccos (3.5)
2δ
3.1.5 Tratto EF
Il tratto successivo al tratto DE è un arco di circonferenza, con raggio uguale a quello
minimo (r) � �
�r cos θ�
�
fEF (θ) = � �
r sin θ �
dove ϕ3 ≤ θ < ϕ4 . L’angolo ϕ4 è scelto in modo da assicurare un profilo della curva FG
sufficiente ad evitare l’interferenza.
Filipp Kazantsev
3.1. Disegno del profilo 25
3.1.6 Tratto FG
Il tratto di curva FG si determina dopo aver ricavato la curva GH e quindi conoscendo gli
angoli ai suoi estremi ϕ4 e ϕ5 (per quest’ultimo si rimanda al paragrafo descrivente il tratto
GH).
Lo scopo della curva è quello di accogliere il dente del rotore reciproco durante la rota-
zione, per cui nella sua determinazione ci poniamo solo l’obbiettivo di evitare l’interferenza
durante la rotazione dei due rotori in quanto la tenuta è garantita dal resto della costruzione.
Determiniamo la curva imponendo il passaggio per due punti (F e G) e le condizioni
di tangenza alle curve adiacenti nei punti medesimi. Segue che le condizioni sono in tutto
quattro e definiscono un sistema di quattro equazioni in quattro incognite. Si sta quindi
cercando un polinomio di terzo grado della forma canonica f (x) = ax3 + bx2 + cx+ d, ovvero
una funzione cubica che ben si adatta al problema trattato.
Il sistema (la cui definizione è riportata di seguito) è stato definito in forma matriciale
ed è stato poi risolto numericamente.
3
yF axF + bx2F + cxF + d
yG ax3 + bx2 + cxG + d
dy = G G
E 3ax2 + 2bxF + c
dx F
dyF
dx
3ax2G + 2bxG + c
dove
yF = r sin ϕ4
yG = O1 G sin ϕ5
dyF
= tan(ϕ4 − 90◦ )
dx
dyG
= tan(ϕ6 − 180◦ )
dx
Le soluzioni del sistema sono i 4 coefficienti del polinomio (a, b, c, d) che definiscono la
curva per una data coppia di δ e µ. L’intervallo in cui si estende la curva è definito, questa
volta, in funzione della variabile X.
xG < x ≤ xF
con
xF = r cos ϕ4 , xG = O1 G cos ϕ5
A sua volta O1 G, in quanto raggio vettore della funzione GH, può essere calcolato applicando
il teorema di Pitagora alle componenti della funzione stessa per θ = θG . Si ha pertanto
�
(x) (y)
O1 G = (fGH (θG ))2 + (fGH (θG ))2
In definitiva � �
� x �
�
fF G (x) = � 3 �
ax + bx + cx + d�
2
3.1.7 Tratto GH
Il tratto GH è una curva che si determina sulla base della condizione di meshing con il
corrispondente tratto AB. Si tratta quindi di trovare una curva che ruotando alla stessa
velocità angolare di AB ma con segno opposto mantenga un contatto continuo senza inter-
ferenza (assenza di compenetrazione) in un intervallo angolare definito e precedentemente
Filipp Kazantsev
26 Capitolo 3
individuato in ϕ1 . Nella ricerca della curva è stata applicata la teoria di Litvin [3] di cui di
seguito si riporta la procedura adottata nel caso in esame.
La condizione di meshing è riassunta nella seguente relazione (prodotto scalare)
(12)
f = N1 · V1 =0 (3.7)
Il vettore N1 è rappresentato da
∂rAB
N1 = ×k
∂θ
Il vettore di partenza (di cui si cerca il coniugato) definisce un segmento di retta e può
essere espresso nella forma trigonometrica tradizionale
ra cos θ
rAB = ra sin θ (3.8)
1
con
rb
ra =
cos θ
Dopo aver derivato il vettore di partenza rispetto a θ, il vettore N1 è dato dal seguente
prodotto vettoriale
0 0 i j k
N1 = 1 + tan2 θ × 0 = 0 1 + tan2 θ 0
0 1 0 0 1
A questo punto si ha
(1 + tan2 θ)
N1 = 0 (3.9)
0
L’altro vettore che compare nell’equazione di meshing è dato da
(12) (1) (2) (2)
V1 = [(ω1 − ω1 ) × rAB ] − (R1 × ω1 ) (3.10)
Dove R1 = 2rb cos φi + 2rb sin φj. Si ricorda che 2rb quantifica l’interasse dei due rotori. As-
(1) (2)
sumendo che le velocità angolari (ω1 e ω2 ) siano costanti e pari a 1 e a (-1) rispettivamente
(12)
si perviene alla seguente formulazione del vettore V1
� �
(12) (−2rb sin φ + 2ra sin θ)
V1 =
(−2ra cos θ + 2rb cos φ)
(12)
Trovati così i due vettori N1 e V1 si esegue il loro prodotto scalare
Osservando la relazione si nota subito che il primo membro è sempre diverso da zero e
pertanto l’equazione di meshing risulta dalla
φ = arcsin(tan θ) (3.12)
Dato che la funzione seno può assumere tutti i valori compresi tra -1 e 1, la funzione tangente
è a sua volta limitata dal valore massimo tale per cui tan θ = 1. Da qui risulta che la curva
coniugata di AB esiste soltanto nell’intervallo 0 ≤ θ ≤ 45◦ .
Filipp Kazantsev
3.1. Disegno del profilo 27
La funzione da determinare e che descrive il tratto GH del profilo è data invece dalla
seguente trasformazione di coordinate
La matrice con cui si effettua la suddetta trasformazione è a sua volta data dal prodotto di
altre due matrici così definite
� � � �
� cos φ sin φ −2rb cos φ� � cos φ sin φ 0�
� � � �
M2f = ��− sin φ cos φ 2rb sin φ �� Mf 1 = ��− sin φ cos φ 0��
� 0 0 1 � � 0 0 1�
Risolvendo l’espressione che compare nella ((3.13)) dopo aver sostituito i termini corri-
spondenti, si perviene alla definizione della funzione descrivente la curva GH coniugata di
AB.
� �
� rb cos 2(arcsin(tan θ)) + rb tan θ sin 2(arcsin(tan θ)) − 2rb cos(arcsin(tan θ)) �
�
fGH (θ) = � �
−rb sin 2(arcsin(tan θ)) + rb tan θ cos 2(arcsin(tan θ)) + 2rb sin(arcsin(tan θ))�
Come si può notare, la nuova funzione è espressa tramite l’angolo di estensione della funzione
AB (θ).
La Fig. 3.4 mostra la curva ottenuta. Si può osservare la presenza di un punto singolare
(cuspide, che corrisponde al punto G). Effettivamente tutta la curva (da H ad H’) rispetta la
condizione di meshing con la funzione AB all’interno dell’intervallo di esistenza (0 ≤ θ ≤ 45◦ )
ma risulta necessario troncarla nel punto G. Ne scaturisce così un angolo che si determina
imponendo che sia minima in valore assoluto la componente X della funzione descrivente la
curva in esame. Il tratto AB è invece limitato imponendo nulla la derivata della componente
Y. La funzione derivata risulta
Filipp Kazantsev
28 Capitolo 3
Figura 3.5: Andamento della componente Y della funzione descrivente la curva GH.
(y)
∂fGH � �
= −rb cos 2(arcsin(tan θ)) · 2 · √1−tan
1
2θ ·
1
cos2 θ +
∂θ
1 � �
+rb · · cos 2(arcsin(tan θ)) + (−1) · rb tan θ · sin 2(arcsin(tan θ)) · 2 · √1−tan
1
2θ ·
1
cos2 θ +
cos2 θ
� �
+ 2rb cos(arcsin(tan θ)) · √1−tan 1 1
2 θ · cos2 θ
Filipp Kazantsev
3.1. Disegno del profilo 29
Dove
ϕ6 = 2ϕ3 (3.15)
L’equazione (3.15) è evidente sulla base delle seguenti osservazioni relative al funzionamento
della macchina.
La posizione angolare nella quale è stato disegnato il rotore corrisponde ad un generico
istante temporale di un ciclo di funzionamento in cui avviene l’aspirazione e la compressione
del gas. In questa situazione i due rotori devono garantire la tenuta. Nella posizione indicata
nella Fig. 3.1 il punto A del rotore sta sull’interasse, a distanza di rb dal centro di riferimento
O1 e quindi rappresenta il punto del rotore di sinistra coinvolto nel contatto. Segue che il
rotore di destra in questa configurazione deve avere il punto H’ (i punti con l’apice si
riferiscono al rotore di destra) posizionato anch’esso sull’interasse (visto che la curva GH è
la coinugata della curva AB) e quindi sarà in contatto con il punto A del primo rotore. La
tenuta in tale posizione è quindi localizzata in A e in H’. A questo punto ruotando il rotore
di sinistra fino a che il dente occupi la posizione centrale (D sull’interasse) si osserva che si
compie una rotazione di ampiezza pari a ϕ3 . Nella posizione così raggiunta anche il rotore
di destra deve avere il dente centrato sull’interasse (nel caso limite infatti D coinciderà con
E’ e D’ coinciderà con E). Dato che le velocità angolari dei due rotori sono le stesse, il
rotore di destra per trovarsi nella nuova posizione avrà anch’esso percorso un angolo pari a
ϕ3 . Dato che inizialmente il rotore di destra si trovava nella posizione angolare individuata
dall’angolo ϕ6 e ora si trova in quella individuata dall’angolo ϕ3 , si deduce immediatamente
l’equazione (3.15).
3.1.8 Tratto HA
Il tratto che completa il disegno del profilo è un arco di circonferenza con raggio rb .
� �
�rb cos θ�
fHA (θ) = � � �
rb sin θ �
Noto l’angolo di sfasamento e sapendo che l’origine del rotore di destra O2 si trova ad una
distanza pari a 2rb da O1 si hanno tutte le informazioni per disegnare il rotore in esame.
Filipp Kazantsev
30 Capitolo 3
Figura 3.6: Rappresentazione delle aree: area di aspirazione (Aa ), aree dei rotori (AR ), area
nociva (Ac ).
Le aree della cassa e del rotore sono state calcolate analiticamente, mentre l’area nociva
è stata misurata in ambiente autocad. L’area di aspirazione, infine, è stata calcolata cono-
scendo tutte le altre superfici. Nella Fig. 3.6 sono indicate tutte le aree di interesse. L’area
della cassa, dato che ospita i due rotori, è la somma di tutte le aree indicate.
Una volta che sono note l’area della cassa, l’area del rotore e l’area nociva si ricava l’area
di aspirazione dalla (3.18). Durante il funzionamento della macchina, considerando una
rotazione completa di 360◦ , vale la relazione:
Aa + Ac = const (3.19)
Infatti varia la ripartizione tra le due superfici (Aa e Ac ) con la rotazione dei rotori, ma la
loro somma resta costante.
Filipp Kazantsev
3.2. Calcolo delle aree necessarie allo studio delle prestazioni volumetriche 31
Filipp Kazantsev
32 Capitolo 3
1 2
AP BC = P B ϕ2 (3.25)
2
L’area del tratto di curva FG è calcolata come somma algebrica di tre aree come mostrato
in Fig. 3.9.
AF G = AGG� F F � + AO1 F F � − AO1 GG� (3.31)
� xF
(y)
AGG� F F � = fF G (x)dx
xG
Filipp Kazantsev
3.2. Calcolo delle aree necessarie allo studio delle prestazioni volumetriche 33
Figura 3.9: Tre casi limite che si presentano nel calcolo dell’area del settore della curva di
FG.
dove la funzione in questione e gli estremi di integrazione sono già stati presentati nel
paragrafo 3.1.6.
Le altre due aree sono aree triangolari, da cui:
1 1
AO1 F F = xF yF AO1 GG� = xG yG
2 2
L’area del settore corrispondente al tratto di curva GH, invece, è sempre costante al
variare dei parametri µ e δ, dal momento che la sua estensione angolare non varia. Il suo
calcolo può essere effettuato come somma dell’integrale della funzione descrivente la curva
GH (area sottesa alla curva GH rispetto all’ascissa di riferimento) in coordinate cartesiane
e del triangolo O1 GG� .
Figura 3.10: Rappresentazione grafica per il calcolo dell’area del settore della curva GH.
Premesso che
(x) (y)
x = fGH e y = fGH
si effettua una trasformazione da coordinate cartesiane alle coordinate polari e risulta:
� θG (x)
(y) dfGH
A GHH � = fGH (θ) dθ (3.34)
0 dθ
Filipp Kazantsev
34 Capitolo 3
L’area del triangolo �O1 GG� è determinata dato che i suoi cateti sono pari ai valori delle
� ) per δ = 1, 414.
coordinate del punto G (che si denomina con x�G e yG
1
AO1 GG� = x�G yG
�
(3.35)
2
A questo punto l’area del rotore è data dalla somma di tutti i settori calcolati fino a questo
punto:
AR = AAB + ABC + ACD − ADE + AEF + AF G + AGH + AHA (3.36)
Filipp Kazantsev
Capitolo 4
r = 2rb − R (4.1)
Di conseguenza r è un parametro derivato mentre gli altri due sono scelti arbitrariamente.
La relazione presentata corrisponde alla condizione di tenuta nei punti sopra indicati. In
realtà, durante tutto l’intervallo angolare in cui non si compie lavoro (ma avviene solo lo
spostamento e il miscelamento del gas), i denti mantengono il contatto. Si tratta di una
condizione di progetto dei rotori e serve per poter definire i profili coniugati e verificare che
i rotori siano privi di qualsiasi interferenza durante il loro moto. Durante il funzionamento
reale della macchina risulta necessario evitare il contatto tra i rotori in determinate posizioni
angolari, provvedendo quindi a lasciare un margine di distanza tra di essi per tener conto
degli effetti reali, quali la dilatazione termica (il gas ad elevate pressioni si riscalda e lo
scambio di calore provoca deformazioni delle parti solide a contatto con il medesimo) e
le vibrazioni meccaniche. Quanto detto si traduce, nella pratica, nella definizione di un
parametro, variando il quale è possibile controllare la regione di estensione minima entro
la condizione limite di contatto come in Fig. 4.1 (con µ = 1), a parità di rb ed R. Tale
parametro si sceglie adimensionale e dovrà assumere valori compresi nell’intervallo
0<µ<1 (4.2)
35
36 Capitolo 4
Figura 4.1: Effetto del parametro µ sulla forma dei rotori (δ = 1.5).
Ovviamente, per valori di µ superiori ad 1, nei profili c’è interferenza. Operando invece
a µ < 1 durante l’intervallo angolare in cui si passa dalla fine aspirazione/mandata all’inizio
dell’aspirazione/compressione si verifica un miscelamento tra la massa compressa (presente
nel volume morto al termine della compressione) e la massa aspirata (che si trova nel volume
di aspirazione al termine della compressione). In tal modo, alla prossima aspirazione, il gas
proveniente dal volume nocivo si trova ad una pressione inferiore alla pressione di mandata.
Anche nel caso di µ = 1 avviene il miscelamento tra le due cariche, tuttavia gli artigli
dei due rotori fanno tenuta continuamente tra di loro nell’intervallo angolare in questione,
mentre nella parte superiore i rotori si distaccano. In questa situazione, pertanto, il fluido
compresso per miscelarsi con la carica fresca ha solo una via di fuga quando negli altri casi
ne ha due. Nelle configurazioni a µ = 1 si realizza così una compressione più graduale
rispetto a quella del caso limite.
Il parametro δ consente di controllare la cilindrata della macchina. Al suo aumentare
l’artiglio aumenta la sua estensione radiale (i denti devono svilupparsi fino a raggiungere
la cassa per qualsiasi configurazione parametrica) mentre la dimensione radiale minima del
rotore diminuisce liberando così più spazio tra rotore e cassa. Per i profili con δ maggiori la
percentuale in termini di area dell’artiglio cresce mentre diminuisce quella in corrispondenza
della dimensione radiale minima. Come conseguenza il profilo tende ad assumere una forma
più slanciata. La Fig. 4.2 illustra quanto detto.
Come per µ, anche per δ bisogna definire gli estremi dell’intervallo entro cui sono am-
messe sue variazioni. Il profilo completo presenta un minimo in termini di δ che si determina
imponendo la situazione limite nella quale il raccordo BC � degenera in un punto spigolo-
so. Pertanto si tratta di considerare le equazioni impostate in precedenza e imporre la
condizione ϕ2 = ϕ1 . Si ha:
Filipp Kazantsev
4.2. Risultati 37
Figura 4.2: Effetto del parametro δ sul profilo del rotore (δ = 1.3; 1.5; 1.7) a µ = 1.
sin ϕ1
rb = OP sin ϕ1
cos ϕ1
Richiamando l’espressione relativa ad OP e semplificando progressivamente risulta
rb R − rb
=
cos ϕ1 1 − cos ϕ1
ovvero
R − rb 1 − cos ϕ1
=
rb cos ϕ1
Infine si ottiene il valore minimo cercato per il parametro δ:
1
δmin = (4.5)
cos ϕ1
Il limite massimo è poi stabilito al valore di circa 1,7 oltre il quale l’estensione del tratto CD
si riduce in maniera eccessiva, al limite fino ad un punto (C e D coincidenti). Analiticamente
il valore limite del parametro δ è ottenibile dall’equazione in cui si eguagliano le (3.3) e (3.4).
Si ha, in definitiva, che δ è definito nell’intervallo:
1
≤ δ ≤ 1, 7 (4.6)
cos ϕ1
4.2 Risultati
4.2.1 Area del rotore (AR )
L’area del rotore al variare di δ ha un andamento indicato in Fig. 4.3. All’aumentare di δ la
superficie del rotore diminuisce in maniera sempre più marcata. Ciò può essere giustificato
guardando due rotori sovrapposti nella Fig. 4.3 (a) e confrontando le due aree evidenziate
di cui differiscono i due rotori (area in rosso e area in blu). Infatti al crescere di δ l’artiglio
Filipp Kazantsev
38 Capitolo 4
aumenta la sua estensione radiale, mentre la zona alla base dell’artiglio diminuisce. Tuttavia
il saldo tra le due aree è a favore dell’area in blu. Per δ superiori a 1,5 l’artiglio comincia
anche ad assottigliarsi (lo si vede dalla Fig. 4.2), ragion per cui la diminuzione dell’area del
rotore è più significativa.
L’andamento dell’area del rotore al variare di µ è quasi lineare: all’aumentare del pa-
rametro l’area del rotore cresce in maniera proporzionale. L’effetto è equivalente per rotori
con diversi δ, ma le aree maggiori corrispondono a δ minori (per le ragioni viste prima).
Figura 4.4: Andamento dell’area del rotore al variare di µ per tre valori di δ fissati.
Filipp Kazantsev
4.2. Risultati 39
Figura 4.5: (a) Spazio nocivo a δ = 1, 3 e δ = 1, 5; (b) Andamento dello spazio nocivo con
δ (µ=1).
Figura 4.6: Andamento dell’area dello spazio nocivo al variare di µ per tre valori fissati di
δ.
Filipp Kazantsev
40 Capitolo 4
Figura 4.7: Andamento dell’indice di spazio nocivo al variare di µ per tre valori fissati di δ.
Figura 4.8: Andamento dell’indice di spazio nocivo al variare di µ per tre valori fissati di δ.
Bisogna anche evidenziare che se si analizzano profili con valori di δ inferiori (entro il
limite minimo fissato pari a 1,3 in questo stadio) le curve si intersecano: quindi per un dato
indice di spazio nocivo si possono scegliere più profili.
La Fig. 4.8 mostra che per valori di µ tra 0,8 e 0,85 le tre curve restituiscono quasi
lo stesso valore: pertanto scegliere un profilo piuttosto che un altro (in termini di δ) non
sembra comportare alcuna differenza in termini dell’indice considerato.
Filipp Kazantsev
4.2. Risultati 41
Figura 4.9: Andamento del coefficiente di riempimento del compressore con δ a vari rapporti
di compressione (µ = 1).
V
λcl = (4.10)
Vcassa
Il volume del gas inviato alla mandata è lo stesso del volume di carica fresco aspirato, se
valutato alla pressione di aspirazione. Infatti inizialmente il gas è aspirato fino a riempire
tutto il volume di aspirazione disponibile nella macchina. Raggiunta la posizione di inizio
compressione in riferimento alla massa di gas considerata, questa massa si trova ad una
pressione px , in seguito al miscelamento con la massa proveniente dal volume nocivo, che
prima di miscelarsi si trovava alla pressione di mandata pm e temperatura di mandata Tm .
La massa nel volume nocivo, dopo il miscelamento, è alla pressione px e alla temperatura
Tx . Vuol dire che la massa subito prima di inizio della compressione è incrementata di una
Filipp Kazantsev
42 Capitolo 4
parte della massa contenuta nel volume nocivo. Pertanto si ha il seguente bilancio:
dove Vcm è il volume del gas presente nello spazio nocivo a pressione pm e Vcx è il volume
del gas presente nello spazio nocivo a pressione px . Alla fine della compressione tale massa
è inviata alla mandata a meno della massa contenuta nel volume nocivo alla pressione di
mandata. Il saldo di massa complessivo in un ciclo è pari a
Pertanto il volume che va in mandata è dato dalla differenza tra il volume di gas aspirato
e il volume di gas espanso nella camera di aspirazione fino alla presione pa provenendo dal
volume nocivo dove si trovava nelle condizioni di px e Tx . Questo volume è quindi pari al
volume di carica fresca aspirato per ciclo VE (se valutati alla stessa pressione).
In realtà, dato che i valori tipici dei rapporti di compressione nei compressori a camme
sono minori di 10 per stadio, il coefficiente di riempimento è prossimo all’unità e pertanto
il volume di mandata tende a coincidere con la cilindrata. Questo è chiaro se si osserva che
la pressione a cui si trova il gas nel volume nocivo prima dell’aspirazione px , in conseguenza
del fatto che l’area di aspirazione è molto maggiore dell’area nociva, è molto più vicina alla
pressione dei aspirazione che alla pressione di mandata essendo la media pesata tra queste
due pressioni. Da cui l’indice appena introdotto è sufficiente nella presente analisi delle
prestazioni volumetriche. La perdita di riempimento in queste condizioni è trascurabile
rispetto ai guadagni in termini di cilindrata raggiunti scegliendo i profili per valori di δ
superiori. Pertanto ci si può limitare a rilevare solo l’aspetto geometrico nella macchina.
L’indice introdotto presenta un andamento crescente rispetto al parametro δ mentre è
indipendente dal parametro µ. Infatti, essendo
V = Va − Vc (4.12)
Filipp Kazantsev
4.2. Risultati 43
Filipp Kazantsev
Capitolo 5
In base a quanto precedentemente descritto, risulta chiaro che la massa del fluido che viene
compressa nella macchina subisce un progressivo aumento di pressione. Tuttavia la termodi-
namica non fornisce risultati soddisfacenti sul comportamento della pressione durante tutto
il ciclo di lavoro. Infatti i processi di miscelamento presenti durante il ciclo sono trattati
come processi istantanei e quindi a pressione costante (pressione risultante dal miscelamento
adiabatico e reversibile). In realtà le continue variazioni di volume subite dalle masse di gas
presenti nel compressore ad ogni ciclo e i loro flussi attraverso le varie sezioni di passaggio
rese disponibili nelle opportune posizioni angolari dei due rotori comportano un andamento
delle pressioni ben più complesso, che è oggetto del presente capitolo. Lo studio condotto
è ideale e pertanto non vengono considerate fughe di fluido per trafilamenti, laminazioni e
perdite per attriti meccanici. Come si è visto precedentemente, nel compressore a camme
vi è un’intervallo temporale ad ogni ciclo (che intercorre tra la fine della mandata e l’inizio
dell’aspirazione) in cui avviene il passaggio di gas tra i due volumi dal momento che tra
i rotori si generano delle vie di fuga. In seguito vi è l’espansione del gas proveniente dal
volume nocivo in contemporanea all’entrata del nuovo gas che è aspirato, proveniente dalla
luce di aspirazione. L’andamento della pressione è una funzione delle variazioni di volume
subite dalle masse di gas e dai flussi di massa del medesimo. Lo studio della pressione
richiede pertanto di estendere l’attenzione alla dinamica dei flussi del gas, includendo poi i
risultati nei bilanci di massa e di energia.
45
46 Capitolo 5
Filipp Kazantsev
5.1. Equazioni di base per la simulazione 47
Dall’esperienza è noto che finchè il rapporto pi /pa è inferiore di un valore critico (βcr ),
la velocità del fluido nei pressi della sezione minima è pari alla velocità del suono. Tale
rapporto critico può essere determinato ponendosi nella condizione limite tale per cui la
pressione nella sezione minima dell’ugello pu sia pari alla pressione dell’ambiente esterno pa .
La velocità del suono può essere espressa come:
�
� � � k−1
pu k
c = kRTu = kRTi ·
pi
Uguagliando le velocità del fluido e del suono si ottiene, dopo i dovuti passaggi analitici,
l’espressione caratteristica del rapporto delle pressioni critico.
� � k
2 k−1
βcr = (5.5)
k+1
L’espressione mette in evidenza che il rapporto critico è costante e dipende solo dalle
proprietà del fluido.
La velocità in condizioni del blocco sonico, tenendo conto della (5.5) nella (5.4), risulta:
�
2
v̄u = kRTi (5.6)
k+1
La portata di massa del gas che attraversa l’ugello è data dalla relazione:
dm
= Cf Au ρu v̄u (5.7)
dt
dove Cf è il coefficiente di efflusso determinato per via sperimentale e dove la densità del
gas nella sezione minima Au è data dalla seguente relazione:
� �1/k
pu
ρu = ρi (5.8)
pi
Per la velocità si utilizza la (5.6) o la (5.4) a seconda se si ha, rispettivamente, moto
transonico o supersonico.
Filipp Kazantsev
48 Capitolo 5
mv̄ 2
E = mu + + mgz (5.10)
2
Qui l’energia complessiva è somma rispettivamente dell’energia interna, dell’energia cine-
tica e dell’energia potenziale. Nell’ipotesi di poter trascurare l’energia cinetica e l’energia
potenziale, l’energia complessiva si riduce all’energia interna U .
E = U = mu
Ma
dm · pv + mp · dv = p · d(v · m) = pdV
Da cui il differenziale dell’energia interna assume la forma
�
dU = dmi h + m · dh − V dp − pdV (5.12)
i
Da qui, ricordando che δQ = dU +pdV , che il lavoro meccanico è pari, in termini differenziali,
a −pdV , e considerando una entalpia iniziale del sistema non nulla, risulta
� �
m · dh − V dp = dmi hi − dmi h + δQ (5.13)
i
Considerando una variazione nel tempo di quanto sopra, la relazione precedente risulta:
� � � � � � � dmi � dmi
∂h dp ∂h dT
m −V +m = hi − h + δ Q̇ (5.14)
∂p T dt ∂T p dt dt dt
i i
A questo punto le derivate temporali della pressione e della temperatura sono ricavabili
da un sistema matriciale composto dalle equazioni di bilancio di massa e di bilancio di
energia ottenuti (rispettivamente la (5.9) e la (5.14)).
Filipp Kazantsev
5.2. Metodo seguito per la determinazione dell’andamento della pressione 49
Nel sistema le derivate parziali della densità rispetto alla temperatura a pressione co-
stante e rispetto alla pressione a temperatura costante possono essere gestite con l’ipotesi
di gas perfetto.
� �
∂ρ 1
=
∂p T RT
� �
∂ρ p 1
=− · 2
∂T p R T
La derivata della massa rispetto al tempo è individuata dalla (5.7). Infine l’entalpia è
pari a:
h = cp Ti (5.15)
La temperatura e la sua derivata rispetto al tempo, nel caso preso in esame, è ricavabile
dalle relazioni caratteristiche delle trasformazioni adiabatiche (δQ = 0).
Filipp Kazantsev
50 Capitolo 5
Al volume Vim risulta corrispondere una determinata posizione angolare, θim = 168◦ , del
rotore di sinistra rispetto alla posizione angolare in cui i denti dei rotori occupano la posizione
centrale assunta come riferimento (quindi 0◦ ). La posizione angolare in cui la luce si chiude
è la stessa in cui si chiude la luce di aspirazione. L’intervallo angolare in cui è aperta la luce
di mandata è quindi dato da:
� � ��
◦ 1
∆θman = 360 − θim + arccos √ = 147◦ (5.18)
2
Una volta definite le estensioni angolari delle luci, bisogna poi definire anche la loro
larghezza (dimensione radiale Lluci ). In generale sono preferibili sezioni più grandi (e quindi
maggiori larghezze), ma il limite di estensione radiale delle luci è dato dalla rientranza dei
rotori (la cava che si estende dalla dimensione rb alla dimensione radiale minima r). Infatti
se si decidesse di allargare radialmente le luci oltre quanto lo consenta tale rientranza,
esse sarebbero non completamente scoperte oppure non completamente chiuse a seconda
se, rispettivamente, si decidesse di prolungare la dimensione radiale verso l’interno o verso
l’esterno.
Filipp Kazantsev
5.2. Metodo seguito per la determinazione dell’andamento della pressione 51
Figura 5.2: Andamento numerico dell’area della luce di aspirazione scoperta in funzione
dell’angolo di rotazione.
Figura 5.3: Andamento grafico dell’area della luce di aspirazione scoperta in funzione
dell’angolo di rotazione.
Lluci < rb − r
Filipp Kazantsev
52 Capitolo 5
Figura 5.4: Andamento numerico dell’area della luce di mandata scoperta in funzione
dell’angolo di rotazione.
Figura 5.5: Andamento grafico dell’area della luce di mandata scoperta in funzione
dell’angolo di rotazione.
lineare presente per entrambe le luci è dovuto ad una variazione costante della sezione in
quell’intervallo di tempo.
Filipp Kazantsev
5.2. Metodo seguito per la determinazione dell’andamento della pressione 53
del gas, mentre le sezioni di efflusso sono ancora troppo ridotte per consentire una portata
di massa considerevole. Come risultato, la pressione aumenta rapidamente dopo di che,
raggiunto un massimo in prossimità di β ≈ 3, decresce più gradualmente fino a stabilizzarsi
temporaneamente ad una pressione leggermente superiore a 1,013 bar. Questa pressione è,
infatti, la pressione3 di miscelamento px . Pertanto la zona lineare e costante corrisponde
all’intervallo del ciclo in cui i due volumi comunicano tra di loro ma le due masse di gas
ivi contenute si sono già miscelate e quindi si trovano alla stessa pressione. Proseguendo
ulteriormente con la rotazione, il volume intrappolato tra i due rotori (che ancora non
è completamente separato dal volume di aspirazione) aumenta, mentre le due sezioni di
passaggio che lo collegano al volume di aspirazione sono ormai molto ridotte e consentono
il passaggio di una modesta massa di gas in esso. Il gas presente nel volume di trasporto
subisce una riduzione di pressione che è quasi lineare (questa volta le pressioni delle masse
di gas nei due volumi differiscono di poco) e raggiunge circa 0,7 bar, quando i rotori hanno
separato i due volumi e quindi si è giunti nella posizione di inizio aspirazione.
Figura 5.6: Andamento della pressione del gas nel volume di trasporto in funzione dell’angolo
di rotazione dei rotori per diversi valori della pressione di mandata.
Filipp Kazantsev
54 Capitolo 5
della sezione di efflusso per il gas nel volume intrappolato che andrà diminuendo, procedendo
ulteriormente con la rotazione verso la posizione di centro.
Figura 5.7: Andamento della pressione del gas nel volume di aspirazione in funzione
dell’angolo di rotazione dei rotori per diversi valori della pressione di mandata.
Filipp Kazantsev
Conclusioni
• Nella prima fase del lavoro è stato disegnato un profilo di rotore che presenta una
maggiore semplicità di realizzazione rispetto al profilo inizialmente presentato (profilo
descritto da Hsieh), essendo stato realizzato da curve relativamente semplici ed avendo
una forma più �� morbida�� (non ci sono spigoli vivi tranne che nella punta del dente,
per necessità di funzionamento). Il disegno del profilo è stato ottenuto impostando un
modello matematico, tenendo conto anche della possibilità di poter variare la forma del
profilo dei rotori, adattandola alle esigenze di cilindrata da realizzare. Di conseguenza
si è ottenuto un profilo che è una funzione di due parametri δ e µ, variando i quali
entro un certo intervallo (che è stato determinato analiticamente) è possibile ottenere
forme di rotore diverse.
• Si è condotta poi l’analisi delle prestazioni volumetriche in cui è stato chiarito come
variano le prestazioni del compressore in funzione dei due parametri δ e µ. Per l’analisi
è stato necessario: individuare i volumi di interesse (volume di aspirazione, volume di
spazio nocivo, volume della cassa e volume dei rotori), calcolare tali volumi, calcolare
il coefficiente di riempimento. Dal posizionamento delle luci di aspirazione e di man-
data, ipotizzando come gas utilizzato l’aria, si può osservare che i tipici rapporti di
compressione che si possono raggiungere sono attorno a 5÷8 circa. Per tali rapporti di
compressione il coefficiente di riempimento risulta prossimo all’unità. Questo significa
che il volume di gas elaborato in un ciclo è quasi pari alla cilindrata della macchina.
Si è definito pertanto un’indice tramite il quale è stato possibile confrontare le diverse
geometrie del nuovo profilo ottenuto. Infine è stato fatto un confronto con il com-
pressore di costruzione Northey e si è osservato che il nuovo compressore presenta un
minor peso percentuale del volume nocivo rispetto al volume di aspirazione e quindi
un maggior coefficiente di riempimento.
Nel complesso si può concludere che i compressori a camme sono macchine con una confi-
gurazione simile a quella dei compressori a lobi, effettuano la compressione in modo simile
ai compressori a palette, raggiungendo simili rapporti di compressione, e analogamente a
quanto avviene nei compressori alternativi, hanno un volume di spazio nocivo ed effettuano
l’aspirazione e la mandata in maniera discontinua (cioè non per tutti i 360◦ di rotazione).
Il modello qui esposto è per sua natura preliminare. In futuro bisognerà effettuare il
corretto disegno delle luci, che qui è stato solo proposto, definire l’andamento della pressione
nel resto del ciclo e eseguire l’analisi delle fughe di gas nella macchina.
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