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L'Assiuolo

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L'assiuolo, di Giovanni Pascoli è una lirica di Pascoli facente parte di una delle sue raccolte più

famose, Myricae, è composta da endecasillabi, quaternari e settenari, e possiede rime in stile ABAB
CDCD (alternata, con alcune variazioni in alcuni tratti).

Già dal titolo, individuiamo uno dei temi ricorrenti di Pascoli, cioè l'ornitologia. Pascoli aveva quasi
una vera e propria ossessione con i volatili, spesso usati come metafore nelle sue poesie. La poesia
assume un tono malinconico, con onomatopee ricorrenti (chiù, il suono dell'assiuolo).

Nella prima strofa, si descrive già l'ambiente, l'inizio dell'alba, la luna che scompare all'arrivare del
giorno, il mandorlo e il melo, simboli meno chiari, che magari associa alla vita. Il simbolismo di
Pascoli è infatti tra i temi ricorrenti delle sue liriche, spesso, è il simbolismo stesso che rende le
poesie frammentate. Il primo verso "Dov'era la luna? ché il cielo-" è interrotto, e continua nel
secondo verso, questo è il primo enjambement. Avviene anche una personificazione del melo e del
mandorlo, che "vedono" l'alba.

Il clima tranquillo dell'alba è immediatamente interrotto nella seconda strofa. "Venivano soffi di
lampi - da un nero di nubi laggiù", qui il tema principale passa al crepuscolarismo, Pascoli è noto
per descrivere temi cupi e malinconici, che ricordano anche quello che ha passato lui, durante la
sua vita, l’interruzione del clima tranquillo è anche una netta assimilazione alla rottura della sua
infanzia, l’interruzione della sua vita tranquilla, della sua innocenza. Rovinata dall’uccisione del
padre. Il “chiù” che viene giù dai campi, è un’onomatopea, sarebbe il verso dell’assiuolo.

La terza strofa è più malinconica è imposta un tono più crepuscolare, specialmente il poeta
menziona le stelle coperte dalla nebbia e quando il simbolismo dei cipressi e ginepri viene
assimilato a un “sapore di cadaveri” (sapean di cadaveri).

Si sussegue una fase di personalizzazione di alcuni elementi, i quali:

- “Da lungi la voce dei pioppi


quasi un sommesso singulto” Personalizza i pioppi, dando loro una voce, una voce in preda
al panico, singhiozzante. Questo simbolismo potrebbe ricorrere a come si sentiva il poeta,
in preda al panico dopo aver sentito la notizia della morte del padre, ucciso sul calesse.
- “e c'era quel pianto di rospi
lo stesso dei padri sepolti.” Se prima vi era una certa anticipazione alla morte del padre, qui
l’affermazione è quasi diretta. I rospi, forse membri della sua famiglia o lui stesso, piangono.
“Lo stesso dei padri sepolti” è chiaramente un riferimento al padre del poeta.

L’ultima strofa conclude la poesia con un tono ancor più malinconico, uno di insicurezza, quasi di
paura. Il poeta descrive per un’ultima volta, il clima cupo e triste. Finendo con l’ultima menzione
del canto dell’assiuolo in mezzo alla tempesta.
“veniva una voce dai campi:
chiù.”

La poesia presenta chiaramente dei sentimenti e dei temi nascosti, tra cui:

- L’assiuolo: che il canto dell’assiuolo sia quello dell’assassino del padre? Che “canta” libero,
in un clima di tempesta, nel mentre che i “rospi” piangono, nel mentre che il clima diventa
sempre più cupo, rovinando l’alba (l’infanzia di Pascoli). Il posizionamento dell’onomatopea
“chiù” è critico. Non a caso avviene subito dopo l’interruzione dell’alba, e dopo alla fine,
quando il clima è quello di una vita rovinata, di “padri sepolti”.
- Il crepuscolarismo: Pascoli usa temi cupi, neri, afflitti da condizioni meteorologiche alle
volte estreme. Questo tema ricorre nella poesia, in un senso di interruzione. È proprio il
nero, il cupo, ad interrompere l’alba.
- Simbolismo e personificazione: Alcuni simboli possono sembrare totalmente fuori luogo,
tipico del simbolismo, corrente principale del decadentismo, di cui Pascoli ne è
partecipante. Le sue poesie sembrano frammentate proprio a causa di questo simbolismo.
Nella poesia “L’assiuolo” alcune figure come i ginepri, cipressi, i rospi, il melo e il mandorlo,
sembrano quasi senza senso all’interno della poesia, eppure per Pascoli questi si riferiscono
a familiari, alla vita, all’assassinio del padre, alla sua infanzia, tutti temi ricorrenti nelle sue
poesie, è proprio la personificazione di quest’ultimi che ce lo fa capire.

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