STOICISMO
La guida definitiva
STOIC LIFE
A cura di Marco Mignogna
STOICISMO
INDICE
Che cos'è lo Stoicismo -------------------------------------------------------------------------- 2
Una breve storia dello Stoicismo ---------------------------------------------------------------------- 3
I tre principali esponenti dello Stoicismo ----------------------------------------------------------- 6
I 10 Principi Chiave dello Stoicismo
1. Vivere secondo natura ------------------------------------------------------------------- 13
2. Vivere con areté --------------------------------------------------------------------------- 16
3. La dicotomia del controllo -------------------------------------------------------------- 19
4. Distinguere tra cose buone, cattive e indifferenti ---------------------------------- 22
5. Il vero filosofo è un guerriero della mente ------------------------------------------- 25
6. Prevedere le sventure (praemeditatio malorum) ---------------------------------- 28
7. La clausola di riserva --------------------------------------------------------------------- 31
8. Amor fati: accettare e amare qualunque cosa accada ----------------------------- 33
9. L'ostacolo è la via -------------------------------------------------------------------------- 37
10. Memento mori: contemplare la propria morte ------------------------------------- 40
Le tre discipline stoiche ----------------------------------------------------------------------- 43
Gli stoici contemporanei ---------------------------------------------------------------------- 45
Bibliografia --------------------------------------------------------------------------------------- 48
Le migliore risorse sullo Stoicismo --------------------------------------------------------- 49
STOCISMO - LA GUIDA DEFINITVA
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STOICISMO
CHE COS'È LO STOICISMO
Massimo Pigliucci, nel suo libro “Come essere stoici“, scrive:
Lo stoicismo ci insegna inoltre a ricordare sempre che esistono
cose che dipendono da noi e altre che invece non sono in nostro
potere, e a convogliare i nostri sforzi sulle prime senza sprecare
tempo con le seconde. Essere stoici significa perseguire
l’eccellenza e adottare un comportamento virtuoso, trascorrendo
il nostro tempo su questo mondo cercando di esprimerci al
meglio delle nostre capacità senza mai perdere di vista la
dimensione morale delle nostre azioni.
Lo stoicismo è un insieme di strumenti che ci aiuta a dirigere i
nostri pensieri e le nostre azioni in un mondo caotico e
imprevedibile.
Non controlliamo e non possiamo fare affidamento su eventi
esterni, ma possiamo (in una certa misura) controllare la nostra
mente e scegliere il nostro comportamento.
La migliore definizione di Stoicismo che ho letto è la seguente:
“Lo stoicismo insegna come mantenere una mente calma e
razionale, qualunque cosa ti accada e ti aiuta a capire e
concentrarti su ciò che puoi controllare e a non preoccuparti e ad
accettare ciò che non puoi controllare.”
In pratica, lo Stoicismo è un sistema operativo per prosperare in
ambienti ad alto stress e prendere decisioni migliori.
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STOICISMO
UNA BREVE STORIA DELLO STOICISMO
Lo stoicismo è una filosofia greco-romana sorta intorno al 300
a.C. con Zenone di Cizio (l’odierna Cipro). Zenone era un
mercante che perse tutti i suoi beni in un naufragio e giunse ad
Atene con solo poche dracme in tasca. Sentendo un venditore di
libri leggere alcuni passi di filosofia, rimase affascinato da quelle
parole e gli chiese dove potesse trovare un filosofo.
Questi gli indicò un uomo che stava passando di fronte a loro,
Cratete di Tebe, e gli disse di seguirlo. Zenone obbedì e divenne
un discepolo di Cratete. Tempo dopo fondò la sua scuola, che
divenne presto nota con il nome di Stoà, perché i suoi membri
dibattevano di filosofia sotto a un colonnato pubblico chiamato
stoà poikíle, o "portico dipinto".
L’ultimo secolo prima di Cristo assistette al declino di Atene
come potenza politica e capitale culturale del mondo antico, ruoli
che furono presto assunti da Roma. Poco tempo dopo, molti dei
più eminenti filosofi stoici divennero attivi nella capitale
dell’impero romano.
I quattro più importanti, i cui scritti si sono conservati fino a
oggi, sono Seneca, senatore romano e consigliere dell’imperatore
Nerone; Musonio Rufo, un illustre maestro; Epitteto, uno schiavo
che fu discepolo di Musonio e divenne poi a sua volta maestro; e
Marco Aurelio, uno dei rari imperatori-filosofi della storia.
Lo stoicismo come scuola filosofica iniziò a tramontare intorno al
III secolo, ma le idee stoiche hanno continuato a ispirare
numerosi pensatori lungo tutto l’arco della storia dell’Occidente,
da Paolo di Tarso ad Agostino d’Ippona, da Tommaso d’Aquino a
Cartesio, da Montaigne a Spinoza.
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STOICISMO
Nel Novecento lo stoicismo ha influenzato una corrente di scuole
di psicoterapia evidence-based, chiamata terapia cognitivo-
comportamentale (Cognitive Behavioural Therapy, CBT), il cui
primo esempio risale agli anni Cinquanta con la terapia razionale
emotiva comportamentale di Albert Ellis.
In epoca moderna le idee di Zenone, Seneca, Epitteto e altri
hanno anche ispirato un vivace movimento di nuovo stoicismo,
che attrae l’interesse di individui da tutto il mondo in cerca di
una via migliore per vivere le loro vite e diventare a pieno titolo
membri della comunità umana.
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STOICISMO
I filosofi
I tre principali esponenti dello Stoicismo
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STOICISMO
MARCO AURELIO
Spesso mi domando con stupore come mai
ciascuno ami se stesso più di tutti,
ma poi attribuisca minore importanza
a quello che egli stesso pensa di sé che
a quello che pensano gli altri.
Marco Aurelio
“Non devi assolutamente più discutere su come dev’essere un
uomo virtuoso, ma devi esserlo veramente”.
Queste parole non sono state scritte da un qualsiasi sprovveduto,
ma da un raro esempio di re filosofo, l’uomo più potente della
terra a quel tempo: Marco Aurelio, l’imperatore romano.
È il più famoso dei filosofi stoici, e i suoi Pensieri, una serie di
dodici brevi volumi che scrisse indirizzandoli interamente a se
stesso (come una sorta di diario), a mo’ di guida per il
perfezionamento di sé, sono considerati una delle più grandi
opere filosofiche di tutti i tempi.
Si ritiene che da adolescente Marco Aurelio fosse stato
appassionato non solo di attività come lotta, pugilato e caccia, ma
anche di filosofia.
Studiò presso vari filosofi, uno dei quali lo introdusse agli
insegnamenti di Epitteto prestandogli una copia delle Diatribe,
che avrebbero avuto un’influenza assolutamente decisiva su di
lui.
Avendo perso suo padre molto tempo prima, a sedici anni venne
adottato dallo zio materno Antonino, che a sua volta era stato
adottato dall’imperatore Adriano.
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STOICISMO
Con l’ingresso nella vita di corte, fece in modo che il potere
politico non gli andasse alla testa, né come co-imperatore del suo
padre adottivo, né quando divenne imperatore egli stesso dopo la
morte di Antonino.
Innanzitutto, diede prova di grande moderazione nell’uso del
potere e del denaro. Inoltre, nonostante l’interesse per la filosofia
stoica, scelse di non usare il suo potere per predicarla presso i
suoi concittadini.
Regnò dal 161 d.C. fino alla sua morte nel 180 d.C., ed è ritenuto
un imperatore eccezionalmente capace, l’ultimo dei cosiddetti
“cinque buoni imperatori”.
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STOICISMO
EPITTETO
Non spiegare la tua filosofia. Incarnala.
Epitteto
Epitteto nacque schiavo a Ierapoli (l’odierna Pamukkale in
Turchia). Il suo vero nome, se ne aveva uno, rimane sconosciuto.
Epitteto significa semplicemente “proprietà”, o “ciò che è stato
acquistato”. Venne comprato da Epafrodito, un ricco liberto
(ossia un ex schiavo lui stesso) diventato segretario
dell’imperatore Nerone a Roma, dove Epitteto passò la propria
giovinezza.
Era zoppo a una gamba, non è chiaro se per nascita o per via di un
infortunio causatogli da uno dei padroni precedenti. Epafrodito,
invece, fu un padrone giusto e gli permise di studiare la filosofia
stoica presso il più celebre maestro di Roma, Musonio Rufo.
Poco dopo la morte di Nerone nel 68 d.C., Epitteto venne liberato
da Epafrodito (si trattava di una pratica molto diffusa a Roma,
soprattutto nel caso di schiavi dotati di istruzione e intelligenza).
Fondò così la propria scuola e insegnò la filosofia stoica per quasi
venticinque anni, finché l’imperatore Domiziano, com’è noto,
decise di bandire tutti i filosofi da Roma.
Epitteto fuggì e trasferì la sua scuola a Nicopoli, in Grecia, dove
condusse una vita semplice, circondato da pochi beni. In seguito
all’assassinio di Domiziano, lo Stoicismo riacquistò la propria
rispettabilità, e tornò a essere estremamente popolare fra i
Romani.
Epitteto fu il maestro stoico di spicco in quel periodo e,
nonostante fosse ormai libero di tornare a Roma, scelse di restare
a Nicopoli, dove morì intorno al 135 d.C.
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STOICISMO
A discapito del luogo in cui aveva sede, la sua scuola attirò
studenti da tutto l’Impero romano e insegnò loro, fra le altre cose,
a preservare la propria dignità e tranquillità anche di fronte alle
avversità della vita.
Come il suo maestro Musonio Rufo, anche Epitteto non ha
lasciato nulla di scritto. Per fortuna, anche questa volta ci fu un
secchione fra gli allievi che ne raccolse gli insegnamenti: Arriano,
grazie al quale ci sono giunte le sue famose Diatribe. (E adesso mi
sa che il secchione che cerca di racchiudere tutto quello che c’è
da sapere sullo Stoicismo in un solo libricino sono io…)
Inoltre, Arriano compilò l’Enchiridion, una sintesi dei princìpi
più rilevanti presenti nelle Diatribe. Enchiridion viene spesso
tradotto come Manuale, anche se letteralmente vuol dire “a
portata di mano”: infatti fa pensare di più a un pugnale, sempre
pronto ad affrontare le sfide della vita.
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STOICISMO
SENECA
A chi non sa a quale porto dirigersi
nessun vento è propizio.
Seneca
Il più controverso filosofo stoico, Lucio Anneo Seneca, noto
soprattutto come Seneca il Giovane o semplicemente Seneca,
nacque pochi anni prima di Gesù a Cordoba, in Spagna, e
ricevette la sua istruzione a Roma. È famoso per essere stato uno
degli scrittori più raffinati dell’antichità: sono infatti giunti fino
a noi molti dei suoi saggi e lettere personali, che costituiscono
una fonte essenziale per la filosofia stoica.
I suoi scritti assumono una grande rilevanza anche per noi al
giorno d’oggi visto il loro accento sull’aspetto pratico dello
Stoicismo: da come intraprendere un viaggio a come affrontare le
avversità e le emozioni che queste suscitano in noi, quali dolore o
rabbia; da come comportarsi di fronte al suicidio (a cui lui stesso
fu spinto) a come far fronte sia alla ricchezza (che conosceva fin
troppo bene) che alla miseria.
Seneca visse una vita straordinaria, che fa sorgere molte
domande se studiata da vicino. Oltre che per le lettere – che
vengono lette ancora oggi, a quasi due millenni dalla sua morte –,
sono molte altre le ragioni per cui Seneca è presente nei libri di
storia. Fu un drammaturgo di successo. Diventò immensamente
ricco grazie a delle propizie imprese finanziarie.
Per aver commesso adulterio con la nipote dell’imperatore, venne
esiliato in Corsica, che lui chiamava “petraia arida e coperta di
rovi“. Dopo otto anni di esilio, la nuova moglie dell’imperatore lo
richiamò a corte perché facesse da tutore a suo figlio Nerone.
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STOICISMO
Quando l’impero fu nelle mani di quest’ultimo, Seneca venne
promosso a suo consigliere, e diventò una delle persone più
ricche dell’epoca. Secondo l’autore Nassim Nicholas Taleb, che ha
dedicato un intero capitolo del suo libro Antifragile a Seneca,
la sua fortuna ammontava a trecento milioni di denari (per capire
a quanto corrispondevano, tenete presente che circa nello stesso
periodo Giuda ricevette trenta denari, l’equivalente di un mese di
salario, per tradire Gesù).
Il fatto di possedere una ricchezza enorme pur promuovendo
l’indifferenza verso i beni materiali gli ha spesso attirato l’accusa
di essere un ipocrita. Altra fonte di polemiche è l’essere stato
tutore e consigliere di Nerone, imperatore estremamente egoista
e crudele, responsabile di un numero esorbitante di esecuzioni,
fra cui addirittura quella di sua madre.
Nel 65 d.C., infine, Nerone spinse lo stesso Seneca a suicidarsi, in
quanto sospettato di essere coinvolto in una congiura ai suoi
danni. Ipocrita o meno, Seneca visse una vita tumultuosa, piena
di ricchezze e potere, ma anche di filosofia e di ricerca interiore
(era ben consapevole di essere imperfetto).
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I 10 Principi Chiave
1. Vivere secondo natura
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STOICISMO
Gli stoici consideravano il modo migliore di vivere la vita quello
di vivere secondo natura, più precisamente secondo la natura
umana.
Quali sono le conseguenze pratiche di questo insegnamento?
Possiamo determinarlo tramite lo studio di tre domini: fisica,
logica e etica.
Nei tempi antichi questi tre termini avevano un significato molto
più ampio rispetto a quello di oggi.
Per fisica gli stoici intendevano lo studio di tutte le scienze
naturali, con l’aggiunta della metafisica, che ha lo scopo di
comprendere le leggi che governano il mondo.
La logica includeva ciò che intendiamo oggi con questo termini,
ossia lo studio formale del pensiero, ma anche la psicologia e la
retorica.
L’etica non si limitava a esaminare cosa fosse giusto o sbagliato,
come avviene oggi, ma era concepita in senso più ampio come la
ricerca dei modi per vivere una vita piena di significato.
Quindi, per poter decidere quale sia il modo migliore di vivere
(etica), bisogna comprendere come funziona il mondo (fisica) e
ragionare su di esso nel modo giusto (logica).
Tutto questo ragionamento ci conduce all’idea di vivere secondo
natura.
Gli aspetti principali della natura umana, secondo gli stoici, si
basano su una duplice significato: siamo animali sociali e siamo
capaci di risolvere i problemi tramite l’uso della ragione.
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STOICISMO
Per questo, vivere secondo natura significa usare la ragione per
migliorare la vita sociale. O, come direbbe Seneca: “Usa la ragione
di fronte alle difficoltà“.
Questo aspetto dello Stoicismo lo rende differente in parte da
tutte le altre forme di auto-aiuto, che si concentrano soprattutto
su come farci sentire meglio.
Lo Stoicismo si occupa di questo, ma va oltre, aiutando coloro che
lo praticano e il mondo che li circonda a essere migliori.
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I 10 Principi Chiave
2. Vivere con areté
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STOICISMO
Che cosa significa aretè?
Questa parola greca solitamente viene tradotta come “virtù” o
“eccellenza“. Secondo me le definizione migliore è quella di Brian
Johnson: “Esprimere la versione più nobile di te stesso momento
per momento”.
Vivere con aretè significa concretizzare la versione più nobile di
te stesso in modo da poter realizzare la vita felice e armoniosa
che gli stoici chiamano eudaimonia. Pensa all’aretè, o virtù, come
a una forma di saggezza o forza che ti aiuta a fare la cosa giusta in
ogni situazione. L’aretè è ciò che ti aiuta a colmare il divario tra
quello che fa in realtà e quello di cui sei capace. Più grande è
questo divario, più sei lontano dall’eudaimonia.
Per gli stoici l’aretè o virtù è il più alto di tutti i beni. Qualunque
cosa ci accada, possiamo sempre provare ad applicare la ragione e
scegliere di vivere con aretè. Possiamo applicare la ragione e
quindi vivere virtuosamente in molti modi. Ciascuno di noi può
avvicinarsi all’obiettivo comune del vivere bene facendo
progressi verso l’areté. È possibile misurare tali progressi
ricorrendo a quattro tratti caratteriali generici che gli stoici
presero in prestito dalla filosofia socratica.
La virtù veniva suddivisa nelle quattro virtù cardinali: prudenza,
giustizia, fortezza e temperanza. Vivere secondo queste doti
fortifica il temperamento e ti permette di intraprendere azioni
generalmente degne di stima e di lode, proprio come il saggio.
I tratti caratteriali opposti, immorali e iniqui, sono noti come i
quattro vizi cardinali. Kakia è il termine greco opposto ad areté,
ed è causa di un temperamento debole, che si traduce in
comportamenti vergognosi e ignoranti.
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Osserviamo le virtù cardinali più da vicino:
Saggezza: significa sapere come agire e avere la giusta
percezione degli avvenimenti. Implica un’eccellente capacità
di prendere decisioni, un sano giudizio, prospettiva e
buonsenso.
Giustizia: significa sapere come agire e sentirsi bene nelle
nostre relazioni con gli altri. Implica bontà d’animo, integrità,
sapersi rendere utili agli altri ed equità.
Coraggio: significa sapere come agire e sentirsi bene quando ci
si trova ad affrontare situazioni pericolose. Implica coraggio,
perseveranza, onestà e fiducia in se stessi.
Autocontrollo (Temperanza): significa sapere come agire e
sentirsi bene malgrado emozioni quali forte desiderio,
resistenza interiore o lussuria. Implica senso della misura,
autocontrollo, indulgenza e umiltà.
La virtù perfetta è un ideale che solo il saggio può raggiungere,
ma è incoraggiante sapere che ciò che conta è la tua personalità
nel suo insieme. Puoi dunque crescere e maturare come persona,
e non importa che le tue azioni virtuose vengano osservate o
meno: non serve altro che progredire e cercare di perfezionarsi.
La virtù è essenzialmente una forma di saggezza pratica: equivale
a sapere quale sia la cosa giusta da fare e farla per davvero. E
ricorda che, pur facendo dei progressi, continuerai a mostrare dei
difetti, proprio come la vite che nei primi anni produce grappoli
ancora acerbi. Gli stoici, infatti, riferendosi a loro stessi,
osservavano che è del tutto naturale essere imperfetti.
Se vogliamo dare il meglio di noi in ogni situazione, se vogliamo
vivere con areté, allora dobbiamo essere consapevoli di ogni
nostro passo. Quella che oggi definiamo “consapevolezza” veniva
descritta dagli stoici con il termine “attenzione” (prosoché).
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I 10 Principi Chiave
3. La dicotomia del controllo
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STOICISMO
La realtà si divide in cose soggette al nostro potere e cose non soggette al nostro
potere. In nostro potere sono il giudizio, l’impulso, il desiderio, l’avversione e, in
una parola, ogni attività che sia propriamente nostra; non sono in nostro potere il
corpo, il patrimonio, la reputazione, le cariche pubbliche e, in una parola, ogni
attività che non sia nostra.
Epitteto, Manuale 1,1
È probabile che le parole di Epitteto ti suonino più familiari nella
formulazione della famosa preghiera della serenità, utilizzata
spesso all’interno dei programmi che seguono il metodo dei
dodici passi:
Signore, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso
cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso e la saggezza
per comprenderne la differenza.
La preghiera fu scritta nel 1934 dal teologo Reinhold Niebuhr, ma
esprime una massima esistente nelle tradizioni ebraica, cristiana
e buddhista, oltre che, ovviamente, nello stoicismo. Infatti, si
basa su un concetto centrale nella pratica stoica, che spesso viene
chiamato «dicotomia del controllo». Epitteto inizia l’Enchiridion
– il suo Manuale dello stoicismo – con queste parole e si tratta di
uno dei passaggi stoici più citati, per via delle sue numerose
ripercussioni che ha sulla realtà quotidiana.
Epitteto divide il mondo in due grandi gruppi: da un lato tutte
quelle cose che sono sotto il nostro (completo) controllo,
dall’altro quelle che non sono sotto il nostro (completo) controllo.
L’idea di base è che dobbiamo necessariamente concentrare le
nostre energie mentali su ciò che è sotto il nostro completo
controllo e considerare tutto il resto come indifferente.
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Per quanto riguarda le cose che non sono sotto il nostro completo
controllo, non bisogna smettere di curarsene, ma comprendere a
fondo che non c’è garanzia che queste cose indifferenti vadano
come ci aspettavamo.
A questa comprensione possiamo arrivare solo tramite una
pratica costante e questa pratica è il cammino verso l’ataraxía, il
termine greco per dire serenità.
Possiamo raggiungere la serenità allenandoci a desiderare solo
ciò che è completamente sotto il nostro controllo – così saremo
sereni perché otterremo sempre e solo ciò che desideriamo, nel
vero senso della parola!
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I 10 Principi Chiave
4. Distinguere tra
cose buone, cattive e indifferenti
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STOICISMO
"Delle cose, alcune sono buone, altre cattive, altre ancora
indifferenti". Epitteto e gli stoici distinguevano gli avvenimenti
anche in buoni, cattivi e indifferenti. Solo le cose che dipendono
da noi possono essere buone o cattive, mentre tutte quelle che
non dipendono da noi vengono classificate come indifferenti.
Prima di approfondire meglio questa distinzione, vediamo a cosa
si riferiscono le cose buone, le cattive e quelle indifferenti:
Cose buone: tutto ciò di cui si compone la virtù; ossia,
saggezza, giustizia, coraggio, temperanza.
Cose cattive: tutto ciò di cui si compone il vizio; ossia,
imprudenza, ingiustizia, viltà, intemperanza.
Cose indifferenti: tutto il resto; ossia, vita e morte, salute e
malattia, ricchezza e povertà, piacere e dolore, prestigio e
cattiva reputazione.
Il solo bene, dunque, è vivere in sintonia con la natura, realizzare
le proprie potenzialità naturali e vivere secondo virtù quali
saggezza, giustizia, coraggio e temperanza.
Le cose buone e cattive sono relative soltanto al tuo
comportamento. Esprimere il tuo io migliore, come abbiamo visto
in precedenza, è sufficiente per raggiungere una vita felice e
armoniosa, perché è tutto quello che è in nostro potere fare. Le
nostre azioni sono estremamente importanti e lo sviluppo della
propria personalità è tutto ciò che conta per vivere bene. Non c’è
bisogno di nulla che dipenda da fattori esterni. Allo stesso modo,
una vita infelice è determinata soltanto da un comportamento
immorale e non ha nulla a che fare con le circostanze esterne.
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In genere la categoria delle cose indifferenti viene identificata
con elementi quali salute, ricchezza e reputazione; ma in
sostanza tutto ciò che dipende da fattori esterni e non da noi vi
appartiene.
Definendoli indifferenti, gli stoici vogliono sottolineare che
questi eventi sono neutrali e non possono né favorire né
danneggiare il nostro percorso verso la virtù, sono ininfluenti
sulla nostra capacità di vivere una vita felice e armoniosa. Se
avessimo bisogno di quelle cose esterne per poter vivere bene,
sarebbe uno svantaggio per coloro a cui non sono toccate.
Per questo motivo, dovremmo imparare a essere per l’appunto
indifferenti verso le cose indifferenti e accettare il resto come
accade invece di combatterlo.
Il termine indifferenza, tuttavia, è leggermente fuorviante,
poiché indicherebbe che queste cose non hanno alcun valore. Ma
non è così. Sebbene questi elementi esterni siano irrilevanti nei
confronti del vivere bene, alcuni sono preferibili rispetto ad altri.
È più che logico scegliere di essere in salute piuttosto che malato,
ricco piuttosto che povero, bello anziché brutto.
Esempi del genere vengono chiamati “indifferenti preferibili”. Se
fossimo in grado di scegliere, preferiremmo sempre le opzioni
migliori. E lo stesso vale per gli stoici, che sono ugualmente alla
ricerca di queste opzioni migliori, ma in maniera distaccata.
Certamente le preferirebbero, ma non si crucciano se non si
verificano.
La priorità assoluta per loro rimane vivere con areté, per cui
perseguono questi indifferenti preferibili soltanto a condizione
che ciò non interferisca con la loro capacità di esprimere il
meglio di sé.
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5. Il vero filoso è
un guerriero della mente
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Innanzitutto, di’ a te stesso chi vuoi essere; poi, fa’ ogni cosa di conseguenza.
Epitteto
Come si fa a vivere bene? È questa la domanda che riassume la
questione fondamentale della filosofia stoica: come vivere la
propria vita, o “l’arte del vivere”.
Il maestro stoico Epitteto paragonava la filosofia all’artigianato:
come il legno per il falegname e il bronzo per lo scultore, così le
nostre stesse vite costituiscono la materia dell’arte del vivere.
Quello che fa lo Stoicismo è in pratica insegnarci a eccellere nella
vita, prepararci ad affrontare le avversità con calma, e aiutarci
semplicemente a modellarci e goderci una vita serena.
Cosa ci fa diventare bravi a vivere? Secondo Epitteto, né la
ricchezza, né ricoprire un’alta carica, né essere dei condottieri. È
necessario qualcos’altro. Se si vuole avere una bella grafia,
bisogna esercitarsi; oppure, se si vuole essere dei bravi musicisti,
occorre studiare musica. Allo stesso modo, se si vuole essere bravi
a vivere, si deve perciò imparare a vivere.
“Filosofo” si traduce dal greco antico letteralmente come “amante
della sapienza”, ossia colui che ama imparare a vivere, colui che
desidera conquistare saggezza pratica su come vivere la propria
vita.
Come sostiene Epitteto, se vogliamo diventare bravi a vivere la
nostra vita, dobbiamo acquisire conoscenza su come farlo. Forse
ti sorprenderà, ma la filosofia è esclusivamente una questione di
pratica, di imparare a modellare la nostra esistenza.
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STOCISMO - LA GUIDA DEFINITVA
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La preoccupazione principale degli stoici era applicare la filosofia
alla vita di tutti i giorni. Concepivano se stessi come dei veri e
propri guerrieri della mente, e credevano che la ragione
fondamentale per studiare la filosofia fosse metterla in pratica.
Nel suo libro The Philosophy of Cognitive-Behavioural Therapy ,
Donald Robertson elabora un paragone molto efficace.
Afferma che, mentre nell’antichità il filosofo ideale era un
autentico guerriero della mente, nei tempi moderni "il filosofo si
è trasformato in qualcosa di più libresco: non un guerriero, ma un
semplice bibliotecario della mente".
Basti pensare alla classica immagine del professore di filosofia
vecchio e ingrigito. Noi invece vogliamo essere dei guerrieri, e la
cosa più importante, dunque, non è la nostra capacità di recitare
a memoria i princìpi dello Stoicismo, ma viverli concretamente
nel mondo reale.
Come chiese Epitteto ai propri studenti: "Se non hai appreso in
modo da dimostrar praticamente quel che hai studiato, perché
mai hai studiato?".
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I 10 Principi Chiave
6. Prevedere le sventure
(praemeditatio malorum)
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Anche quando è tranquillo, l’animo si prepari alle difficoltà e, nella prosperità, si
rafforzi contro i colpi della sorte. Il soldato in tempo di pace fa manovre, costruisce
trincee senza che vi siano nemici, e si stanca con fatiche superflue per poter essere
in grado di sostenere quelle necessarie; se non vuoi che uno tremi al momento delle
difficoltà, fallo esercitare prima.
Seneca
Un obiettivo fondamentale per gli stoici è la capacità di
mantenere la calma e riflettere anche di fronte alle avversità. In
modo che, piuttosto che andare nel panico e impazzire, tu possa
vivere secondo i tuoi valori ed esprimere la versione più nobile di
te.
Ciò richiede allenamento.
Gli stoici utilizzavano la visualizzazione negativa per allenarsi a
mantenere la propria equanimità e a resistere anche in situazioni
difficili. Si preparavano ad attenuare l’impatto della realtà e a
raggiungere una maggiore tranquillità, ma anche a mettere alla
prova i princìpi fondamentali della loro filosofia; in breve, a
rafforzare i propri valori.
Pensa a questo allenamento mentale come a una previsione.
Prima di fare qualsiasi cosa, chiediti:
• Cosa potrebbe andare storto?
• Quale ostacolo potrebbe sorgere?
• Dove potrei incontrare delle difficoltà?
È un allenamento mirato a raggiungere la resilienza emotiva, così
da essere preparato quando ti troverai in situazioni difficili, in
modo da non esserne devastato.
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Come riassume magistralmente Ryan Holiday: “Il disastro – quel
sentirsi completamente schiacciati e scioccati da un evento –
rivela innanzitutto fino a che punto abbiamo ritenuto che
quell’evento fosse improbabile”.
Contemplare la possibilità di trovarti in situazioni difficili farà sì
che non ti sentirai schiacciato se dovessero accadere. Così sarai in
grado di dare il meglio di te.
In sostanza, si tratta di visualizzare nella tua testa possibili
scenari futuri negativi.
Chiediti in anticipo cosa potrebbe andare storto prima di iniziare
un viaggio, lanciare un prodotto o andare a un appuntamento.
Immagina questi scenari negativi come se stessero accadendo
proprio in questo momento. In questo modo, ti preparerai a
mantenere la calma e a reagire nel miglior modo possibile.
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I 10 Principi Chiave
7. La clausola di riserva
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La clausola di riserva è un classico trucco degli stoici per
mantenere equanimità e tranquillità. Ti aiuterà ad accettare le
conseguenze delle tue azioni. Quando progetti di fare qualcosa,
aggiungi la postilla “se non capiterà nulla”.
Seneca definisce la clausola di riserva tramite la formula: il
saggio si accosta ad ogni cosa con questa riserva: “se non
sopraggiungerà qualche impedimento”.
Farò la tal cosa, se il destino lo vorrà.
Farò del mio meglio, ma in fin dei conti il risultato non è sotto il
mio controllo. Non posso avere la certezza assoluta che andrà
come previsto, ma farò del mio meglio.
Ti proponi di fare qualcosa sapendo che il risultato non è sotto il
tuo controllo, e sei disposto ad accettare con calma che le cose
potrebbero non andare come previsto.
Distaccandoci dal risultato, saremo in grado di mantenere la
nostra tranquillità invece di sentirci frustrati, anche se non
otteniamo il risultato sperato. La clausola di riserva è un metodo
infallibile per mantenere la fiducia in te stesso:
1. fai del tuo meglio per riuscire
2. sei consapevole che i risultati sono fuori dal tuo controllo
3. sei pronto ad accettare il successo e il fallimento in egual
misura
4. continui a vivere con aretè, momento per momento
Si tratta semplicemente di questo: sappi che a volte le cose non
andranno come vorresti, anche se fai del tuo meglio, e
indipendentemente da quanto tu lo possa meritare.
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8. Amor fati: accettare e amare
qualunque cosa accada
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STOICISMO
Il termine amor fati fu coniato dal filosofo tedesco del XIX secolo
Friedrich Nietzsche. Infatti è stato proprio Nietzsche a scrivere la
famosa massima: “Ciò che non mi uccide mi fortifica”.
Il significato di amor fati è l’accettazione amorevole del proprio
destino, o semplicemente amare tutto ciò che accade.
Questa era fondamentalmente la formula di Nietzsche per una
vita felice : non desiderare che la realtà sia diversa, piuttosto
accetta e persino ama qualunque cosa accada.
Quasi due millenni prima, Epitteto, uno dei capi stoici, aveva una
formula simile per una vita che scorre senza intoppi:
“Non cercare che gli eventi accadano come desideri, ma piuttosto
desidera che gli eventi accadano come devono accadere e la tua
vita andrà bene.”
Questa è l’accettazione stoica, definita anche l’arte stoica
dell’acquiescenza.
L’arte dell’acquiescenza ha a che fare con l’essere disposti ad
accettare gli eventi esterni. Accetta perfino quello che la maggior
parte delle persone riterrebbe “nocivo”.
Secondo Epitteto, in quanto filosofi dovremmo adattarci a
qualunque cosa accada, di modo che non succeda nulla contro la
nostra volontà e che quello che ci auguriamo si verifichi senza
dubbio.
Fa’ che la tua volontà sia in armonia con ciò che effettivamente
succede.
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Gli stoici usavano la seguente metafora per spiegare meglio
questo concetto:
Immagina un cane legato a un carro in movimento. Il guinzaglio è
abbastanza lungo da dare al cane due opzioni:
può seguire tranquillamente la direzione del carro, che non
può controllare, e al tempo stesso godersi il viaggio ed
esplorare i dintorni
oppure può opporre caparbiamente resistenza al carro con
tutte le sue forze e finire col venirne trascinato lo stesso per
tutta la durata del viaggio.
Proprio come succede al cane, ci sono moltissime cose nella
nostra vita che non possiamo controllare. O accettiamo la
situazione e cerchiamo di sfruttarla al meglio, o la combattiamo
come un bimbo testardo, e finiamo per piangere e sentirci
infelici. La scelta spetta a noi.
Ryan Holiday la spiega così:
“Arrabbiarsi per le cose che accadono vuol dire supporre
erroneamente che dureranno, [e] provare risentimento per i
cambiamenti significa supporre altrettanto erroneamente di
avere scelta al riguardo”.
Alcuni eventi potrebbero essere estremamente spiacevoli, senza
dubbio: la perdita dei nostri cari, un’alluvione che ci distrugge la
casa, un licenziamento o essere bocciati a un esame. Non
possiamo annullare queste situazioni, ma soltanto cercare di
sopportarle con spirito nobile e cercare di trarne il meglio.
La filosofia stoica ci insegna a focalizzarci su ciò che possiamo
controllare, ad accettare il resto così come accade e a cercare di
sfruttare le situazioni al meglio. Ciò che conta è quello che riesci
a trarre da una certa situazione e il modo in cui ti poni.
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Marco Aurelio ci svela un trucco a questo proposito. Paragona
quello che ci succede a quello che ci prescrive il medico.
Dovremmo accogliere gli avvenimenti esterni così come sono,
proprio come si prende una medicina quando ce lo dice il medico,
perché anche gli avvenimenti esterni sono lì per aiutarci.
Quello che ci accade è la cura che ci offre la natura per diventare
delle persone migliori. Queste cose accadono per noi, non contro
di noi, anche se potrebbe non sembrare così.
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9. L'ostacolo è la via
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La mente, infatti, muta e volge tutto ciò che ostacola la sua attività in libertà di
agire e così ciò che era d’impedimento a quest’opera finisce per favorirla, e ciò che le
ostacolava il cammino finisce per facilitarglielo.
Marco Aurelio
“Senza dubbio una delle formule più efficaci della storia per
superare qualsiasi situazione negativa” scrive Ryan Holiday a
proposito della formula di Marco Aurelio sopraccitata,
definendola inoltre “Una formula per migliorare se stessi non
solo nonostante, ma grazie a qualsiasi cosa accada”.
Ryan Holiday ha scritto un intero libro su questo concetto, The
Obstacle is the Way. L’idea di base è che le difficoltà e le sfide
della vita siano degli ostacoli soltanto se le rendiamo tali.
Dipende da come guardiamo a queste sfide: possiamo
considerarle degli ostacoli e quindi sentirci bloccati, oppure
prenderle come delle opportunità per compiere progressi.
Nello Stoicismo, infatti, i problemi sono sempre un’opportunità
per mettere in pratica l’una o l’altra virtù: coraggio, umiltà,
ragione, giustizia, pazienza, autodisciplina e clemenza. Niente
può impedirci di farlo. La virtù è sempre sotto il nostro controllo:
è sempre possibile rispondere con virtù a qualsiasi situazione.
Non importa cosa ci riservi la vita, sta a noi la scelta: ci lasceremo
bloccare dalle sfide, oppure combatteremo per superarle?
Possiamo decidere di farci sminuire oppure di crescere.
Le avversità ci offrono una sorta di sgabello per raggiungere un
livello più alto come persona. Senza questa opportunità, non
possiamo crescere, e rimaniamo sempre al punto in cui siamo.
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Ogni volta che qualcosa si mette di traverso, usa quell’ostacolo
per mettere in pratica il tuo obiettivo più importante: vivere con
areté, esprimere la versione più nobile di te stesso.
Niente può impedirti di farlo. Continuerai a fare progressi, e si
presenteranno sempre nuovi ostacoli, voglio dire, nuove
opportunità. È in tuo potere utilizzarli come carburante e mettere
in pratica le tue abilità.
Dipende solo dalla tua percezione. La stessa situazione può essere
percepita come una palla di piombo legata ai piedi, oppure come
delle ali che ti spuntano dalle scapole.
Il modo in cui interpreti un problema determina il tuo successo o
meno nel superarlo. In definitiva, non sono mai le difficoltà che
contano, ma come le percepisci.
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10. Memento mori:
contemplare la propria morte
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Non sono eterno, sono un uomo, una parte del tutto, come l’ora lo è del giorno. Devo
sopraggiungere come l’ora e passare come l’ora.
Epitteto
Le cose sono transitorie. Goditi ciò che ami finché ce l’hai. Se non
sarà qualcos’altro a porvi fine, sarà la tua morte a farlo. Non c’è
nulla che temiamo di più della nostra stessa morte. Si tratta di
una paura irrazionale, dicono gli stoici, nient’altro che
superstizioni dei viventi.
A causa di questa paura, non pensiamo alla nostra morte. Sì, agli
altri può succedere, ma non a noi: ci sentiamo immortali. Eppure
non lo siamo. Ma attenzione, quello che succede agli altri può
succedere anche a te.
Non sappiamo per quanto tempo ancora il nostro cuore
continuerà a battere. E non sta a noi decidere. Sta a noi decidere
soltanto come vogliamo vivere in questo momento.
Per ottenere il massimo dalla vita, gli stoici ci consigliano di
vivere come se oggi fosse il nostro ultimo giorno.
Scrive Marco Aurelio:
Come se fossi già morto e il corso della tua vita si fosse compiuto
ora, vivi seguendo la natura il tempo che ti rimane come un di
più.
Vivere come se fosse il nostro ultimo giorno non significa
adottare uno stile di vita frivolo fatto di droga, alcol e altre cose
del genere, ma riflettere periodicamente sul fatto che sei mortale,
e non vivrai per sempre.
Come un’ora del giorno, passerai.
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Pensare alla tua morte ti aiuta a smettere di compiere scelte
casuali e di perdere tempo in sciocchezze. Diventi più
consapevole di come vuoi occupare il tuo tempo. Ti fa
concentrare su ciò che è veramente importante: chi vuoi essere in
questo mondo. Ti aiuta a vivere con areté, indipendentemente da
quello che ti sei perso fino a oggi.
La vita è adesso, e di sicuro vorrai trarne il meglio esprimendo il
tuo io più nobile in ogni momento.
L’obiettivo non è necessariamente cambiare quello che fai, ma il
tuo stato d’animo. Contemplare la tua morte non ti deprimerà,
anzi, farà aumentare la tua gioia di vivere. Tornerà a tuo
vantaggio. Non darai più per scontate le piccole cose e le
apprezzerai molto di più. Assaporerai ogni singolo momento.
Perché sei ben consapevole che non ti sono state concesse
all’infinito.
Gli antichi Romani utilizzavano un’espressione particolare in
proposito: Memento mori (“Ricordati che devi morire”). Tienilo
sempre a mente, e non solo apprezzerai di più la tua vita e i tuoi
cari, ma riuscirai anche a trarre molto più profitto dalle tue
giornate.
Marco Aurelio consiglia di ricordarcelo ogni mattina:
Quando ti alzi la mattina, pensa a quale prezioso privilegio sia
essere vivi: respirare, pensare, godere, amare.
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Le 3 discipline stoiche
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Tre sono gli ambiti nei quali deve esercitarsi chi vuol diventare uomo di perfetta
virtù: il primo concernente i desideri e le avversioni, al fine di non fallire nei propri
desideri e di non cadere nell’oggetto delle proprie avversioni; il secondo concernente
gli impulsi e le ripulse e, insomma, il dovere, al fine di agire in modo regolato,
riflessivo e senza trascuratezza; il terzo concernente la fuga dall’errore e la cautela
nel giudicare e, insomma, gli assensi.
Epitteto
Questi tre ambiti – desiderio, azione e assenso – sono quelli cui
sovente si assegna il nome di “discipline” stoiche.
La disciplina del desiderio (detta anche accettazione stoica)
concerne la distinzione fra ciò che è opportuno e ciò che non è
opportuno volere ed è a sua volta determinata dal fatto che
esistono cose che sono in nostro potere e altre che non lo sono.
Tra le quattro virtù stoiche, sono due quelle che governano il
desiderio: il coraggio (affrontare gli eventi e comportarsi di
conseguenza) e la temperanza (regolare i nostri desideri perché
siano commisurati con quanto ci è possibile ottenere).
La disciplina dell’azione (detta anche filantropia stoica, da
intendersi come interesse e sollecitudine nei riguardi del
prossimo), che riguarda il comportamento da assumere nel
mondo, deriva da una corretta comprensione dell’etica (come
dovremmo condurre la nostra vita) ed è governata dalla virtù
della giustizia.
La disciplina dell’assenso (o consapevolezza stoica) ci insegna a
reagire in modo appropriato alle circostanze, dando o negando
assenso alle nostre prime impressioni in una determinata
situazione. Questa disciplina si consegue con lo studio della
logica (ciò che è ragionevole o irragionevole pensare) e necessita
della virtù della saggezza.
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Gli stoici contemporanei
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Nel corso dei secoli, lo stoicismo è stato utilizzato dai leader più
importanti, che vanno da re (Federico il Grande), presidenti
(George Washington), politici, artisti e imprenditori.
Queste personalità di livello mondiale hanno usato la filosofia
stoica per:
Aumentare la resilienza
Eliminare lo stress
Risolvere conflitti
Aumentare la produttività
Aumentare la chiarezza di pensiero di fronte a decisioni
importanti
Ho preparato un elenco di personaggi del mondo degli affari, del
mondo accademico, della cultura pop e dello sport, che
abbracciano e usano la filosofia stoica nelle loro vite di successo.
(L’elenco è in continuo aggiornamento sul mio sito:
[Link]
BUSINESS & EDITORIA
Nassim Nicholas Taleb – autore dei bestseller “Il cigno nero” e
“Antifragile”.
Ryan Holiday – autore dei bestsellers “The Obstacle is the Way” e
“Ego is is the Enemy”.
Tim Ferris – autore del bestseller “4 ore alla settimana” e
protagonista di uno dei podcast più scaricati al mondo.
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Stephen Hanselman – Editore e agente letterario e coautore di “The
Daily Stoic: 366 Meditations on Wisdom, Perseverance, and the Art of
Living”.
Robert Greene – Autore dei bestsellers del NYT “Le 48 leggi del potere”,
“L’arte della seduzione” e “Mastery”.
Kevin Rose – Partner di True Ventures, fondatore di Digg, Zero e Oak.
Justin Kan – Imprenditore e investitore, CEO e co-fondatore di Twitch e
Atrium.
MONDO ACCADEMICO
Emily Wilson – Professore di lettere classiche all’Università della
Pennsylvania e autore.
Donald Robertson – Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale,
formatore, autore di “How to Think Like a Roman Emperor”.
Wiliam B. Irvine – Professore di filosofia e autore di “A Guide to the
Good Life: The Ancient Art of Stoic Joy”.
John Sellars – Docente di Filosofia al Royal Holloway, Università di
Londra, Visiting Research Fellow al King’s College di Londra e membro
del Wolfson College di Oxford.
Massimo Pigliucci – Professore di Filosofia al City College e autore di “A
Handbook for New Stoics”.
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BIBLIOGRAFIA
The Little Book of Stoicism: Timeless Wisdom to Gain Resilience,
Confidence, and Calmness – Jonas Salzgeber
Come essere stoici. Riscoprire la spiritualità degli antichi per vivere
una vita moderna – Massimo Pigliucci
Pensieri – Marco Aurelio
Stoicismo. Esercizi spirituali per un anno – Massimo Pigliucci
How to Think Like a Roman Emperor: The Stoic Philosophy of
Marcus Aurelius – Donald Robertson
Tutte le opere – Epitteto
Tutte le opere - Seneca
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LE MIGLIORI RISORSE SULLO STOICISMO
Libri in lingua italiana:
Pensieri di Marco Aurelio
Epitteto. Tutte le opere.
La cittadella interiore di Pierre Habot
Seneca. Tutte le opere.
A dieci passi dalla felicità. Le lezioni degli stoici per una vita saggia
di Donald Robertson
Come essere stoici di Massimo Pigliucci
Stoicismo. Esercizi spirituali per un anno di Massimo Pigliucci
Ego è il mio nemico di Ryan Holiday
Il piccolo libro dello Stoicismo. Saggezza senza tempo per acquisire
calma e fiducia di Jonas Salzgeber
Libri in lingua inglese:
A Guide to the Good Life: The Ancient Art of Stoic Joy di William
Irvine
The obstacle is the way di Ryan Holiday
Stillness Is the Key di Ryan Holiday
Daily Stoic: 366 Meditations on Wisdom, Perseverance, and the Art
of Living di Ryan Holiday
The Lives of the Stoics: Lessons on the Art of Living from Zeno to
Marcus Aurelius di Ryan Holiday
Courage Is Calling: A Book About Bravery di Ryan Holiday
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Le migliori risorse online sullo Stoicismo (Blog, siti web, community,
eventi ecc.):
[Link]/stoicismo
[Link]
[Link]
[Link]
[Link]
The Stoic Fellowship
Fondazione Aurelius
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IDEATA E PROGETTA DA:
MARCO MIGNOGNA
STOIC LIFE COACH
CANFIELD CERTIFIED TRAINER
PRODUCTIVITY EXPERT
CO-FOUNDER DI APRI LA MENTE
[Link]
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