Arthur Schopenhauer
• 1788-1860
• Irrazionalismo
Arthur Schopenhauer
• Nasce Danzica nel 1788.
• Dopo la morte del padre,
che voleva indirizzarlo al
commercio (1805),
– è allievo a Gottinga di
Schulze, che lo indirizza allo
studio di Platone e Kant.
– Ascolta le lezioni di Fichte a
Berlino (1811)
– Si laurea con una tesi Sulla
quadruplice radice del
principio di ragion sufficiente
a Jena (1813).
• Grazie alle relazioni della
madre Johanna, scrittrice di
romanzi, ha la possibilità di
conoscere eminenti
personalità del mondo della
cultura tra cui Goethe,
• e l’orientalista Frederich
Mayer che lo introduce alla
lettura dei classici
dell’induismo (i Veda e le
Upaniṣad) che sono tra le
fonti del suo pensiero.
1818 IL MONDO COME VOLONTÀ E RAPPRESENTAZIONE
Nel 1818 a Dresda pubblica Il
mondo come volontà e
rappresentazione;
l’opera non ha nessun
successo: la seconda edizione
sarà pubblicata solo nel 1844.
Nel 1820 a Berlino ottiene la libera
docenza
inizia la sua ostilità a Hegel,
sia sul piano umano che su
quello filosofico.
LE FONTI E LE INFLUENZE CULTURALI
PLATON LA TEORIA
E
DELLE IDEE
Idee di FENOMENO / NOUMENO;
KANT FORME A PRIORI (per S., spazio,
tempo, causa)
LE FONTI E LE INFLUENZE CULTURALI
ROMANTICISMO IRRAZIONALISMO; importanza
dell’arte; tema del DOLORE
Riferimenti a INDUISMO E
FILOSOFIE
ORIENTALI BUDDISMO
(es. “velo di Maya”, “Nirvana”, tema della
sofferenza inevitabile causata dal desiderio /
attaccamento)
L’avversario: Hegel
▪ Un accademico mercenario,
▪ Un ciarlatano di mente ottusa,
▪ Sofista e testa di legno
▪ Usa la filosofia come mezzo di
lucro,
▪ E’ il sicario della verità,
▪ Rende la filosofia serva dello
Stato e colpisce la libertà di
pensiero
Hegel, insediato dall’alto, dalle forze al potere, fu un
ciarlatano di mente ottusa, insipido, nauseabondo,
illetterato che raggiunse il colmo dell’audacia
scarabocchiando e scodellando i più pazzi e mistificanti
non-sensi. Questi non-sensi sono stati chiassosamente
celebrati come sapienza immortale da seguaci
mercenari e prontamente accettati per tali da tutti gli
stolti, che così si unirono a intonare un coro di
ammirazione tanto perfetto quanto non si era mai udito
prima. L’immenso campo di influenza spirituale che è
stato messo a disposizione di Hegel da coloro che erano al
potere gli ha consentito di perpetrare la corruzione
intellettuale di una intera generazione.
L’avversario: HEGEL
Dal punto di vista filosofico…
HEGEL RAZIONALISMO,
PANLOGISMO
SCHOPENHAUER l’essenza di tutto
è la VOLONTA’, forza cieca,
irrazionale e senza scopo
• Solo con l’opera Parerga e paralipomena
(“cose accessorie e tralasciate” 1851)
raggiunge una certa notorietà.
• La “fortuna” di Schopenhauer, pensatore
“inattuale” è però principalmente postuma,
fine ottocentesca e novecentesca.
• Morì a Francoforte nel 1860.
Il mondo come volontà e rappresentazione
« Il mondo è una mia rappresentazione »: ecco una verità
valida per ogni essere vivente e pensante, benché l’uomo possa
soltanto venirne a coscienza astratta e riflessa. E quando
l’uomo sia venuto di fatto a tale coscienza, lo spirito filosofico è
entrato in lui. Allora, egli sa con chiara certezza di non
conoscere né il sole né la terra, ma soltanto un occhio che
vede un sole, e una mano che sente il contatto d’una terra;
egli sa che il mondo circostante non esiste se non come
rappresentazione, cioè sempre e soltanto in relazione con un
altro essere, con il percipiente, con lui medesimo.
Il Mondo come volontà e rappresentazione
Si parte dalla distinzione kantiana...
FENOMENO
È l’unica realtà
conoscibile,
tramite le forme a NOUMENO
prirori, per la È la vera
mente umana realtà, ma è
inconoscibile
FENOMENO NOUMENO
È illusione, È ciò che sta dietro il
rappresentazione, velo di Maya (ciò che
sogno, VELO DI si “nasconde” dietro al
MAYA fenomeno): per S. è
CONOSCIBILE
Se ciò che conosciamo dipende dal soggetto, ogni
conoscenza allora è solo RAPPRESENTAZIONE e, in
quanto semplice costruzione mentale, apparenza,
ILLUSIONE, sogno
RAPPRESENTAZIONE
Soggetto Oggetto
rappresentante rappresentato
Sono come vetri sfaccettati attraverso cui
le cose ci appaiono deformate
La nostra mente è corredata da TRE FORME A PRIORI
SPAZIO
CAUSALITA’
TEMPO
LA vita e’ un sogno
La rappresentazione è
ingannevole “La vita e il sogno sono due
pagine dello stesso libro” Non posso
distinguere
nettamente tra
una sensazione
onirica e una
percezione
La vita potrebbe sensoriale
benissimo essere un
lungo sogno
Noi abbiamo sogni; non è forse tutta la vita un sogno? – o
più precisamente: esiste un criterio sicuro per distinguere
sogno e realtà, fantasmi ed oggetti reali? [...]
Dopo tutti questi passi di poeti sarà concesso anche a me
di esprimermi con una similitudine. La vita e il sogno sono
le pagine di uno stesso libro. La lettura continuata si
chiama la vita reale. Ma quando l’ora abituale della lettura
(il giorno) è terminata e giunge il tempo del riposo, allora
noi spesso seguitiamo ancora pigramente, senza ordine e
connessione, a sfogliare ora qua ora là una pagina: ora è
una pagina già letta, ora una ancora sconosciuta, ma
sempre dello stesso libro. Una pagina letta così
isolatamente è invero senza connessione con la lettura
ordinata: tuttavia non rimane molto indietro a questa, se si
pensa che anche il complesso della lettura ordinata
comincia e finisce parimenti all’improvviso, e si deve quindi
considerare solo come un’unica pagina più lunga.
IL VELO DI MAYA
L’antica saggezza religiosa indiana,
conservata nei versi dei Veda, ritiene
che: “è Maya il velo dell’illusione,
che ottenebra le pupille dei mortali e
fa loro vedere un mondo di cui non
si può dire né che esista né che non
esista; il mondo, infatti, è simile al
sogno, allo scintillio della luce solare
sulla sabbia che il viaggiatore
scambia da lontano per acqua,
oppure ad una corda buttata per
terra ch’egli prende per un
serpente.”
= ILLUSIONE FENOMENICA
MAYA
(copre il dolore e la sofferenza del
mondo)
velo
VERA
REALTÀ
Al di là di tutte queste illusioni c’è però pur
sempre una realtà...
L’uomo, che è un “animale metafisico”, non può fare a
meno di indagare; a differenza degli altri esseri viventi
ha difatti più consapevolezza di sé, ed è per questo che si
interroga sull’essenza ultima della vita
Nessun essere, eccetto l’uomo, si stupisce della propria
esistenza; per tutti gli animali essa è una cosa che si intuisce per
se stessa, nessuno vi fa caso. Nella pacatezza dello sguardo degli
animali parla ancora la saggezza della natura; perché in essi la
volontà e l’intelletto non si sono ancora distaccati abbastanza
l’uno dall’altro per potersi, al loro rincontrarsi, stupirsi l’uno
dell’altra. Così qui l’intero fenomeno aderisce ancora strettamente
al tronco della natura, dal quale è germogliato, ed è partecipe
dell’inconsapevole onniscienza della grande Madre. Solo dopo che
l’intima essenza della natura (la volontà di vivere nella sua
oggettivazione) s’è elevata attraverso i due regni degli esseri
incoscienti e poi, dopo essere passata, vigorosa ed esultante,
attraverso la serie lunga e vasta degli animali, è giunta infine, con
la comparsa della ragione, cioè nell’uomo, per la prima volta alla
riflessione: allora essa si stupisce delle sue proprie opere e si
chiede che cosa essa sia. La sua meraviglia, però, è tanto più
seria, in quanto essa si trova qui per la prima volta coscientemente
di fronte alla morte, e, accanto alla caducità di ogni esistenza, le si
rivela anche, con maggiore o minore consapevolezza, la vanità di
ogni aspirazione. Con questa riflessione e con questo stupore
nasce allora, unicamente nell’uomo, il bisogno di una metafisica:
egli è dunque un animal metaphysicum.
Come lacerare il velo di Maya?
...e raggiungere la cosa in sé?
Se fossimo “testa
alata di angelo”,
incorporei... MA
...non potremmo
lacerare il velo NOI
ABBIAMO
UN CORPO
E’ l’unica cosa che
possiamo conoscere
completamente
• «In realtà sarebbe impossibile trovare il significato
di questo mondo che ci sta dinanzi come
rappresentazione, oppure comprendere il suo
passaggio da semplice rappresentazione del
soggetto conoscente a qualcosa d'altro e di più, se il
filosofo stesso non fosse qualcosa di più che un puro
soggetto conoscente (una testa d'angelo alata, senza
corpo). Ma il filosofo ha la sua radice nel mondo; ci si
trova come individuo, e cioè la sua conoscenza,
condizione e fulcro del mondo come rappresentazione,
è necessariamente condizionata al corpo … è
l'individuo, il soggetto conoscente, quello che dà la
parola dell'enigma; e questa si chiama volontà.
• Questa parola, questa sola, offre al soggetto la
chiave della propria esistenza fenomenica; gliene
rivela il significato, e gli mostra il meccanismo
interiore che anima il suo essere, il suo fare, i
suoi movimenti. Al soggetto conoscente che deve
la sua individuazione all'identità con il proprio corpo,
esso corpo è dato in due maniere affatto diverse: da
un lato come rappresentazione intuitiva dell'intelletto,
come oggetto fra oggetti, sottostante alle loro leggi;
ma insieme dall'altro lato, è dato come qualcosa di
immediatamente conosciuto da ciascuno, e che vien
designato col nome di volontà. Ogni atto reale della
sua volontà è sempre infallibilmente anche un
movimento del suo corpo; il soggetto non può voler
effettivamente un atto, senza costatare che questo
atto appare come movimento del suo corpo.»
IL CORPO
È oggetto, fenomeno: ci Ci viviamo dentro, lo
vediamo dal di fuori, viviamo e lo sentiamo
percepiamo il nostro dal di dentro
stesso corpo attraverso i
sensi
LO CONOSCIAMO
QUINDI NELLA SUA
È l’unico tipo di
ESSENZA,
conoscenza noumenica TOTALMENTE!
che possiamo avere
E cosa capiamo?
L’essenza profonda (la cosa in sé) del nostro essere è la...
VOLONTÀ
OGNI ATTO DEL CORPO E’ UN
ATTO DI VOLONTA’
AZIONE = VOLONTA’
“Se considero il mio corpo non […]
come oggetto fra gli altri oggetti, ma
sprofondo in una sorta di abisso
interiore, di concentrazione
interiore, avvertirò che il mio corpo è
un insieme di bisogni, di esigenze, di
tensioni, cioè semplicemente
volontà”
AUTOCOSCIENZ
A
VOLONTÀ
...intesa come VOLONTÀ DI VIVERE,
quell’impulso che ci spinge a esistere e ad agire; più
che intelletto o ragione, noi siamo volontà di vivere.
Il nostro stesso corpo non è altro che la
manifestazione esteriore di questa volontà
ES.
Apparato digerente Apparato riproduttivo
Ogni nostra
rap azione, cosciente
pre
s ent
a zio o meno, è frutto
ne
TA’
immediato della
Volontà
LON
Visto da fuori…
…è un oggetto nel
VO
mondo, come gli altri,
rappresentazione; è
Volontà coperta dal velo
di Maya Il corpo, come tutto,
non è altro che una
manifestazione
della Volontà
(Volontà che si
individua, si
oggettiva)
Ogni atto reale della sua [del soggetto] volontà è
sempre infallibilmente anche un movimento del suo
corpo; il soggetto non può volere effettivamente un
atto, senza insieme constatare che quest’atto appare
come movimento del suo corpo. [Insomma, volere e
fare sono una cosa sola: appena voglio,
infallibilmente agisco]. L’atto volitivo e l’azione del
corpo non sono due stati differenti […] collegati
secondo il principio di causalità [dunque: non è che la
volontà è causa dell’azione del corpo]: sono, al
contrario, una sola e medesima cosa che ci è data in
due maniere diverse: da un lato immediatamente,
dall’altro come intuizione per l’intelletto [azione e
volontà sono la medesima cosa, sono le due facce
della stessa medaglia]. L’azione del corpo non è che
l’atto della volontà oggettivato [è cioè la volontà che
diventa oggetto, che entra nel mondo in modo
visibile].
causa
VOLONTÀ
AZIONE
VOLONTÀ =
AZIONE È LA VOLONTÀ CHE
SI OGGETTIVA
Per estensione...
Ragionando per ANALOGIA
IO = volontà…
GLI ALTRI UOMINI = volontà…
GLI ANIMALI = volontà…
LE PIANTE = volontà…
TUTTO = volontà
NOUMEN
O
L’intero mondo non è altro che la
volontà che si manifesta, si rende
visibile, si oggettiva: la volontà è la
cosa in sé dell’universo
La volontà è in tutto, anche se i
gradi di CONSAPEVOLEZZA
sono diversi:
MATERIA ORGANICA inconscia
UOMO consapevolezza
La volontà “[…] è l’intimo essere, il nocciolo di ogni
singolo, ed egualmente del Tutto”. “[E’] nella forza
che fa crescere e vegetare la pianta; in quella che dà
forma al cristallo; in quella che dirige l’ago calamitato
al nord; nella forza che si manifesta nelle affinità
elettive della materia in forma di repulsione e
attrazione, di combinazione e decomposizione”, è
“nell’ansia con cui il ferro vola verso la calamita, la
violenza con cui i poli elettrici tendono a riunirsi l’un
l’altro, e che si accresce se ostacolata, proprio come i
desideri umani”. Certo, in noi la volontà “persegue i
suoi fini al lume della conoscenza”, poiché noi siamo
esseri intelligenti; invece, “nelle più deboli delle sue
manifestazioni, non ha che impulsi ciechi, sordi,
unilaterali e invariabili”. Tuttavia, “essendo
dappertutto una sola e stessa cosa – come il primo
bagliore dell’aurora è luce solare al pari dei raggi
meridiani – deve qui come là portare il nome di
volontà, poiché un tal nome designa l’essenza in sé
di ogni cosa nel mondo”.
“Il mondo è volontà”
▪ Volontà
▪ Principio scoperto non dall’intelletto, ma grazie
all’AUTOCOSCIENZA;
▪ NON È, PERÒ, LA VOLONTÀ
INDIVIDUALE
▪ E’ ogni cosa e in ogni cosa
▪ È, in ultima analisi, volontà di vivere
▪ È un PRINCIPIO CIECO E IRRAZIONALE:
non ha un fine determinato, l’unica cosa che
vuole è volere all’infinito
LA VOLONTÀ DI VIVERE
UNICA ed
INCONSCI ETERNA
A VOLONT
À
INCAUSA CIECA,
TA SENZA
SCOPO
INCONSCIA: è un’energia, un
impulso che invade e dà vita a tutto
(non importa la consapevolezza)
volontà
UNICA ed v. forme a priori per S.
ETERNA: esiste al
di fuori di spazio e
tempo (non è
fenomeno), perciò si
sottrae al “principio
di individuazione” volontà INCAUSATA:
(non può essere in un non è soggetta
QUI, non può essere neppure alla
in un ORA: è categoria di
ovunque e sempre) causa
CIECA, SENZA SCOPO:
volontà non possiamo cercare la
“ragione” della volontà. La
volontà non ha altro scopo
che se stessa.
Non si vive che per continuare a vivere; non c’è
altro scopo che questo. Chi cerca di dare un altro
“senso” alla vita non fa che mascherare la verità,
rendendola più accettabile (ad esempio postulando
l’esistenza di Dio).
LA VOLONTÀ DI VIVERE
INCONSCIA: è UNICA ed ETERNA: esiste al di
fuori di spazio e tempo (non è
energia e impulso
fenomeno), perciò si sottrae al
che invade tutto “principio di individuazione” (non
(non importa la può essere in un QUI, non può
consapevolezza) essere in un ORA: è ovunque e
volontà sempre)
INCAUSATA: non
è soggetta neppure CIECA, SENZA SCOPO: non possiamo
alla categoria di cercare la “ragione” della volontà. La
causa volontà non ha altro scopo che se stessa.
Non si vive che per continuare a vivere; non c’è altro
scopo che questo. Chi cerca di dare un altro “senso” alla vita
non fa che mascherare la verità, rendendola più accettabile
(ad esempio postulando l’esistenza di Dio).
Oggettivazioni della Volontà
Forme immutabili, archetipi
Volontà Idee universali di tutte le cose, a-spaziali e
a-temporali (v. Platone)
La moltiplicazione delle idee (che
si fanno così individui, enti
separati), attraverso lo spazio e il
Realtà tempo (rapporto copia-modello tra
naturali individui e idee)
È più cosciente, ma meno sicuro...
uomo Per la vita è più efficace l’istinto
della ragione.
animali
piante
forze generali della natura
• «La volontà è sempre volontà di qualche cosa, dunque ha un oggetto, un
fine. Ora: che cosa mai vuole, a che cosa mai tende quella
volontà, che ci vien presentata come l'essenza in sé del mondo?
La domanda proviene, al pari di tante altre, dal confondere la cosa in
sé con il fenomeno. A questo unicamente, ma non a quella, si
estende il principio di ragione, una delle cui modalità è anche la
legge di motivazione. Non si può dare una ragione se non dei soli
fenomeni come tali, di cose considerate isolatamente: non mai però
della volontà, né dell'idea che n'è l'adeguata oggettivazione. [...] Ogni
fine conseguito non fa che segnare il punto di partenza di un nuovo fine
da raggiungere, e così all'infinito. La pianta sviluppa in via
ascensionale la sua manifestazione dalla gemma, dal tronco e dalle
foglie, sino al fiore ed al frutto: il frutto a sua volta è il principio di una
nuova gemma, di un nuovo individuo, destinato a
ripercorrere la vecchia strada; e così via, per tutta l'eternità del tempo.
Identico è il corso della via animale: la procreazione è il suo
culmine: raggiunto questo fine, la vita del primo individuo si estingue
più o meno rapidamente, mentre un essere nuovo garantisce
alla natura la conservazione della specie e ricomincia lo stesso
fenomeno. [...] .
• … Di tal natura sono infine gli sforzi e i desideri umani,
che ci fanno brillare innanzi la loro realizzazione come
fosse il fine ultimo della volontà; ma non appena soddisfatti,
cambiano fisionomia; dimenticati, o relegati tra le
anticaglie, vengono sempre, lo si confessi o no, messi da
parte come illusioni svanite. Fortunato abbastanza colui, al
quale resti ancora da carezzare qualche desiderio, qualche
aspirazione: potrà continuare a lungo il giuoco del perpetuo
passaggio dal desiderio all'appagamento e dall'appagamento
al nuovo desiderio, giuoco che lo renderà felice se il
passaggio è rapido, infelice se lento; ma se non altro non
cadrà in quella paralizzante stasi che è sorgente di stagnante e
terribile noia, di desideri vaghi, senza oggetto preciso, e di
languore mortale. In conclusione: la volontà, quando la
conoscenza la illumina, sa sempre quello che vuole in un
dato luogo e in un dato momento; ma non sa mai quello che
voglia in generale: ogni atto singolo ha un fine; la volontà
nel suo insieme non ne ha nessuno»
SCHOPENHAUER
Il pessimismo
Le vie della liberazione dal dolore
VOLONTÀ VS INTELLETTO
L’INTELLETTO
• ha il solo compito di mettere ordine
nelle rappresentazioni
•È SOLO UN MEZZO DI CUI
SI SERVE LA VOLONTÀ
• non è che uno storpio sulle spalle di un
gigante cieco
eccoci qua…
Volontà vs intelletto
Il libero arbitrio?
L’uomo non è che una
PERSONIFICAZIONE
DELLA VOLONTÀ: siamo
MARIONETTE nelle sue
mani, agiamo in balia della
cieca Volontà
Desiderare è soffrire
Volontà
= DESIDERARE
Stato di tensione continua
È infinita; vuole (MANCANZA DI QUALCOSA)
sempre, vuole
= DOLORE, SOFFERENZA
tutto, non ha altro
scopo che la sua Dove c’è più consapevolezza
stessa affermazione (uomo) c’è più dolore
• «Ogni volere scaturisce da bisogno, ossia da
mancanza, ossia da sofferenza. A questa dà fine
l'appagamento; tuttavia per un desiderio che venga
appagato, ne rimangono almeno dieci insoddisfatti;
inoltre la brama dura a lungo, le esigenze vanno
all'infinito; l'appagamento è breve e misurato con
mano avara. Anzi, la stessa soddisfazione finale è
solo apparente: il desiderio appagato dà tosto luogo a
un desiderio nuovo: quello è un errore riconosciuto,
questo un errore non conosciuto ancora. Nessun
oggetto del volere, una volta conseguito, può dare
appagamento durevole[...] bensì rassomiglia soltanto
all'elemosina, la quale gettata al mendico prolunga
oggi la sua vita per continuare domani il suo
tormento »
Dolore, piacere e noia
“LA VITA È UN PENDOLO CHE OSCILLA
TRA DOLORE E NOIA”
• VITA = volontà = DOLORE
• GODIMENTO (fisico) e GIOIA (psichica) sono solo
temporanea CESSAZIONE DEL DOLORE
• Non appena il desiderio è soddisfatto, cessa anche il
piacere: arriva la NOIA ci si rende contro che
l’oggetto desiderato è inessenziale
IL DOLORE E’ CIO’ CHE ESISTE
(TUTTO E’ VOLONTA’)
IL PIACERE E’ IL GRADO ZERO DEL DOLORE
(NON ESISTE DI PER SE’)
NOIA “[…] la luminosa meta, nella
quale l’eroe sognava di trovare
la felicità, ha beffato anche lui,
di modo che quando l’ha
raggiunta, egli non si trova
meglio di prima”
“[…] il fine [del desiderio] in sostanza è illusorio: col
possesso, svanisce ogni attrattiva; il desiderio rinasce in
forma nuova, e, con esso, il bisogno; altrimenti, ecco la
tristezza, il vuoto, la noia”
Venendogli […] a mancare oggetti del desiderio,
quando questo è tolto via da un troppo facile
appagamento, tremendo vuoto e noia l’opprimono;
cioè la sua natura e il suo essere medesimo gli
diventano intollerabile peso. La sua vita oscilla
quindi come un pendolo, di qua e di là, tra il
dolore e la noia. […] E la noia è tutt’altro che un
male di poco conto: ché finisce con l’imprimere
vera disperazione sul volto. Essa fa sì che esseri, i
quali tanto poco s’amano a vicenda, come gli
uomini, tuttavia si cerchino avidamente, e
diviene in tal modo il principio della socievolezza
[…] Come il bisogno è il perpetuo flagello del
popolo, così la noia è il flagello delle classi elevate.
Nella vita borghese è rappresentata dalla
domenica, come il bisogno dai sei giorni di
lavoro.
La vita è…
Desiderio (sofferenza) infinito:
SIAMO UN FASCIO DI DESIDERI
d erio
de s i
desiderio
des desiderio
ide desiderio
rio
desiderio
desiderio
s id erio
desideri de
o
ANCORA SOFFERENZA…
LA VITA È LOTTA COSTANTE PER
L’AFFERMAZIONE DELLA PROPRIA
VOLONTA’ (egoismo)
HOMO HOMINI LUPUS
Il mondo è “[...] arena di esseri tormentati e angosciati, i
quali esistono a patto di divorarsi l’un l’altro, dove
perciò ogni animale carnivoro è il sepolcro vivente di
mille altri e la propria autoconservazione è una catena di
morti strazianti”
“Il mondo animale ha per proprio nutrimento il
mondo vegetale; ogni animale diventa preda e
nutrimento di un altro; la specie umana ritiene la
natura creata per proprio uso e consumo e rivela in
sé la medesima lotta o i dissidio della volontà:
homo homini lupus”.
«Se si conducesse il più ostinato ottimista attraverso gli
ospedali, i lazzaretti, le camere di martirio chirurgiche,
attraverso le prigioni, le stanze di tortura, i recinti degli
schiavi, pei campi di battaglia e i tribunali, aprendogli
poi tutti i sinistri covi della miseria, ove ci si appiatta
per nascondersi agli sguardi della fredda curiosità, e da ultimo
facendogli ficcar l'occhio nella torre della fame di Ugolino,
certamente finirebbe anch'egli con l'intendere di qual sorte
sia questo meilleur des mondes possibles. Donde ha preso
Dante la materia del suo Inferno, se non da questo
mondo reale? E nondimeno n'è venuto un inferno bell'e
buono. Quando invece gli toccò di descrivere il cielo e le sue
gioie, si trovò davanti a una difficoltà insuperabile:
appunto perché il nostro mondo non offre materiale per
un'impresa siffatta»
«Vi è dunque, nel cuore di ogni uomo, una belva, che
attende solo il momento propizio per scatenarsi e
infuriare contro gli altri»
«l'animale cattivo per eccellenza: l'uomo è, infatti, l'unico
animale che faccia soffrire gli altri al solo scopo di far
soffrire. Gli altri animali lo fanno unicamente per
soddisfare la loro fame o nel furore della lotta» (ivi).
«Come l'uomo si comporti con l'uomo, è mostrato, ad
esempio, dalla schiavitù dei neri [...] Ma non v'è
bisogno di andare così lontani: entrare nelle filande o in
altre fabbriche all'età di cinque anni, e d'allora in poi
sedervi prima per dieci, poi per dodici, infine per quattordici
ore al giorno, ed eseguire lo stesso lavoro meccanico,
significa pagar caro il piacere di respirare. Eppure questo
è il destino di milioni, e molti altri milioni ne hanno
uno analogo»
L’uomo, più consapevole,
SOFFRE DI PIÙ (il genio è
colui che soffre maggiormente),
ma TUTTO soffre
L’INDIVIDUO (volontà che si
individualizza) è mero
STRUMENTO DELLA SPECIE
(l’unico fine è la perpetuazione
della vita, e con essa del dolore)
L’amore non esiste
• E’ uno dei più forti stimoli dell’esistenza
• Il fine è solo la perpetuazione della specie (l’amore
si risolve nell’accoppiamento essenza biologica
dell’amore).
• Il piacere che proviamo è solo lo strumento della
volontà che vuole perpetuare la vita (proprio
quando crediamo di realizzare maggiormente noi
stessi siamo lo “zimbello” della natura).
• Non facciamo altro che procreare altre creature
destinate alla sofferenza
L’amore? “[…] due infelicità che si incontrano, due infelicità che si scambiano e
una terza infelicità che si prepara”
«Il fatto che alla natura interessi solo la sopravvivenza della
specie trova una sua manifestazione emblematica
nell'amore. Infatti l'amore, che «si impadronisce della metà
delle forze e dei pensieri dell'umanità più giovane», è uno dei
più forti stimoli dell'esistenza: «non esita a penetrare,
disturbando, tra gli accordi degli uomini di stato e tra le
ricerche dei dotti, è capace di introdurre le sue letterine
amorose e le ciocche dei capelli nei portafogli ministeriali e
nei manoscritti filosofici, ordisce ogni giorno le trame più
complicate e cattive, scioglie i vincoli più stretti, conduce a
sacrificare a volte la vita o la salute, la ricchezza, il rango e la
felicità, anzi priva di coscienza l'onesto e rende traditore il fedele»
«Ogni innamoramento, per quanto etereo voglia apparire,
affonda sempre le sue radici nell'istinto sessuale».
«Se la passione del Petrarca fosse stata appagata, il suo
canto sarebbe ammutolito».
Pessimismo cosmico
Il male non è solo nel mondo: è nel PRINCIPIO stesso da cui
esso dipende e deriva (in questo caso, la VOLONTÀ)
• Dio? Non c’è alcun Dio
• «Se un Dio ha creato questo mondo, io non vorrei essere Dio;
l'estrema miseria del mondo mi strazierebbe il cuore»
• «A diciassette anni, ancora privo di ogni cultura, fui colpito dalla miseria
della vita così profondamente come Buddha nella sua gioventù,
quando vide per la prima volta la malattia, la vecchiaia, il dolore e la
morte. La verità che del mondo mi parlava chiaro e tondo ebbe presto il
sopravvento sui dogmi ebraici che mi erano stati inculcati; e la mia
conclusione fu che questo mondo non poteva essere l'opera di un
ente assolutamente buono».
La critica dell’ottimismo
CRITICA DELL’OTTIMISMO
OTTIMISMO
STORICO:
Lo storico è OTTIMISMO
convinto che di SOCIALE:
epoca in epoca OTTIMISMO Non esiste la
l’uomo muti, in COSMICO bontà sociale
realtà i caratteri : pensiero tra gli uomini
essenziali consolatorio ma falso ma il conflitto
dell’uomo: ( es Hegel) e la
nascita sopraffazione
sofferenza e reciproca
morte non
cambiano mai
«Mentre la storia ci insegna che
in ogni tempo avviene qualcosa
di diverso, la filosofia si sforza
di innalzarci alla concezione che
in ogni tempo fu, è e sarà
sempre la stessa cosa».
LA NOLUNTAS
PER ELIMINARE IL DOLORE, DEVO ELIMINARE LA
CAUSA DI ESSO: LA VOLONTÀ
NOLUNTAS
=
ANNULLAMENTO DELLA VOLONTÀ
IL SUICIDIO?
NON È UN’OPZIONE
IL SUICIDA ELIMINA LA VITA, NON
LA VOLONTÀ
E’ COLUI CHE PIÙ È DOMINATO
DALLA VOLONTÀ (VUOLE, E NON
RIESCE A OTTENERE CIÒ CHE
VUOLE: PER QUESTO SI UCCIDE)
Le TRE vie
• TRE MODI PER LIBERARSI DAL
DOLORE
– ARTE
– MORALE
– ASCESI
L’arte
L’artista è “puro soggetto conoscente e
occhio limpido del mondo”
L’arte una forma di conoscenza L’arte è contemplazione
libera e disinteressata dell’universale (idee platoniche)
…non immediatamente …è rivolta al “l’idea che oltrepassa i
utile, senza scopo pratico limiti fenomenici” (distacco dal
(v. Kant) mondo)
È, in qualche modo, una
DESCRIZIONE
INTELLETTUALE,
DISTACCATA, della volontà e in
questo ha una
FUNZIONE CATARTICA
E’, però, solo una FUGA
MOMENTANEA dalla nostra
particolarità e dall’infinita sequela di
desideri
L’arte
“La musica è diretta
oggettivazione e immagine
musica dell’intera volontà così come
lo è il mondo, o meglio, come
poesia lo sono le idee. L’effetto della
musica è quindi più potente e
insinuante di quello delle altre
scultura e pittura arti, poiché queste ci danno
appena il riflesso, mentre
architettura quella esprime l’essenza”
«Che ogni felicità sia di natura negativa soltanto, e non
positiva [...] ne abbiamo una prova anche in quello specchio
fedele dell'essenza del mondo e della vita che è l'arte,
soprattutto nella poesia. Ogni poesia epica o drammatica può
in ogni caso rappresentare soltanto uno sforzo,
un'aspirazione attiva, una lotta per la conquista della
felicità, e non mai la felicità stessa durevole e compiuta.
Essa conduce il suo eroe attraverso mille difficoltà e
pericoli sino alla meta: non appena questa è raggiunta,
subito lascia cadere il sipario. Null'altro, infatti, le
resterebbe, se non mostrare che la luminosa meta, nella
quale l'eroe sognava di trovare la felicità, ha beffato anche lui, di
modo che, quando l'ha raggiunta, egli non si trova meglio di
prima».
LA MORALE
• Il fondamento della morale: la COMPASSIONE (gli
altri soffrono come me...)
– Non è un sapere, ma un SENTIRE EMPATICO
COME SI COMBATTE LA VOLONTA’?
• IMPEGNO A FAVORE DEL PROSSIMO: contrasto
l’egoismo della volontà con l’altruismo
• Aiuto l’altro e ne ATTENUO LA SOFFERENZA
(effetto della volontà)
La morale ci confina pur sempre all’interno della vita...
Le due virtù cardinali
CARITA’
GIUSTIZIA
Volontà positiva di fare il
Carattere negativo: è il bene (amore disinteressato
non fare il male – non come l’eros; pietà)
Far propria la sofferenza degli
altri esseri
QUINDI
L’ARTE E’ UNA VIA MOMENTANEA
LA MORALE E’ UNA VIA CHE RISOLVE
SOLO PARZIALMENTE IL PROBLEMA
L’UNICA VIA DEFINITIVA E’ L’ULTIMA:
L’ASCESI
L’ascesi
• Rinuncia alla stessa volontà di vivere (nasce
dall’orrore provato di fronte al riconoscimento
dell’essenza del mondo)
• L’uomo deve cercare di sopprimere il proprio
desiderio di esistere:
– digiuno, povertà, castità...
• L’approdo è uno stato di auto-annullamento (il
NIRVANA dei buddisti, l’esperienza del NULLA)
– purificazione da ogni desiderio
– liberazione da ogni dolore
– condizione di BEATITUDINE, PACE, SERENITÀ,
QUIETE
• «Con la soppressione della volontà, vengono anche soppressi tutti quei
fenomeni e quel perenne premere e spingere senza posa, per tutti i gradi
dell'oggettività, nel quale e mediante il quale il mondo consiste. [...] Non più
volontà: non più rappresentazione, non più mondo. Davanti a noi non resta
invero che il nulla. Ma quel che si ribella contro codesto dissolvimento nel
nulla, la nostra natura, è anchessa nient'altro che la volontà di vivere.
Volontà di vivere siamo noi stessi, volontà di vivere è il nostro mondo. L'aver noi
tanto orrore del nulla, non è se non la manifestazione del come
avidamente vogliamo la vita, e niente siamo se non questa volontà, e niente
conosciamo se non lei. Allora, in luogo dell'incessante, agitato impulso; in luogo
del perenne passare dal desiderio al timore e dalla gioia al dolore; in luogo
della speranza mai appagata e mai spenta, ond'è formato il sogno di vita di
ogni uomo ancor volente, ci appare quella pace che sta più in alto di tutta la
ragione, quell'assoluta quiete dell'animo pari alla calma del mare, quel profondo
riposo, incrollabile fiducia e letizia, il cui semplice riflesso nel volto, come
l'hanno rappresentato Raffaello e Correggio, è un completo e certo Vangelo.
La conoscenza sola è rimasta, la volontà è svanita e con la volontà vediamo
dissolversi il mondo, e soltanto il vacuo nulla (il Nirvana dei buddisti)rimanere
innanzi a noi. . .”
Il nulla
• Non è il niente
• È un nulla relativo al mondo (negazione del
mondo)
• Il mondo è il vero nulla! Il nirvana è un
tutto, un oceano di pace, di serenità.
“Quel che rimane dopo la soppressione completa della volontà è
certamente il nulla per tutti coloro che sono ancora pieni della
volontà. Ma per gli altri, in cui la volontà si è distolta da se stessa
e rinnegata, questo nostro universo tanto reale, con tutti i suoi
soli e le sue vie lattee è, esso, il nulla”.