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Capitolo 5

Storicismo e Attualismo in Italia: Benedetto Croce e Giovanni Gentile.

- La Filosofia Italiana Tra Ottocento e Novecento e le riforme dell’Idealismo

Durante la seconda metà dell’800, il positivismo era stata la corrente di pensiero


dominante negli studi umanistici. Con l’arrivo del nuovo secolo si sviluppò la
necessità di superarlo, portando alla nascita di nuove impostazioni teoriche, come lo
spiritualismo, l’irrazionalismo e il pragmatismo. In Italia in particolare, vediamo un
ripensamento dell’idealismo ad opera di due grandi pensatori della prima metà del
novecento: Benedetto Croce e Giovanni Gentile.

Entrambi ritenevano che il positivismo non fosse più in grado di soddisfare i bisogni
spirituali della persona e che le sue caratteristiche meccanicistiche e deterministiche
la mortificassero, serviva una nuova concezione di Humanitas.

- Influenze nel loro pensiero:

Bertrando Spaventa: estimatore dell’idealismo, da lui ritenuto il punto più alto della
filosofia, pensava che esso fosse perfettamente compatibile con la tradizione
italiana, attribuendo a Bruno e a Campanella un'impostazione proto-idealistica che poi
in Italia non si era potuta realizzare a causa della Controriforma.

Francesco de Santis: Scrittore e critico letterario, ispirò in Croce e Gentile la


concezione di letteratura come compenetrazione del contenuto con la forma
artistica attraverso un movimento dello spirito, rigettando il positivismo.

- Benedetto Croce

Entrato in contatto con il vivace ambiente culturale di Roma e poi di Napoli, fin da
giovane si dedico a scritti storici e letterari. Fu avvicinato al marxismo da Labriola, da
cui poi in seguito si allontanò per divergenze di opinione. Nel 1902 pubblicò Estetica
come scienza dell’espressione e Linguistica generale, che lo pose sotto gli occhi del
dibattito internazionale. Insieme a Giovanni Gentile, che allora era studente alla
Normale di Pisa, collaborò alla pubblicazione de “La Critica”, rivista che godeva di una
certa autorevolezza anche durante gli anni della dittatura. La loro collaborazione si
ruppe a seguito del Delitto Matteotti, al seguito del quale croce si schierò in maniera
forte contro il fascismo.
La prima formulazione della filosofia di Croce ha come protagonista lo spirito, inteso
come attività, che si realizza in quattro forme distinte, l’arte, la filosofia (forme
conoscitive), l’utilità e la moralità (forme pratiche).

L' arte è la prima delle forme conoscitive, è un attività intuitiva e riguarda l’individuale
e attraverso questa individuazione è in grado di far emergere la realtà dall’
inconsapevolezza. É proprio l’attività uno dei concetti fondamentali della filosofia
crociana, presente in ogni aspetto della realtà: Un’attività sintetica che lo spirito
esercita su una materia (concetto astratto che ha un significato solo se configurato
dalla forma).

L'intuizione (che è anche espressione) viene intesa come momento “aurorale” dello
spirito (come un'alba che rischiara il buio e permette di identificare le cose), che pone
le basi per le altre forme, gli succede la logica teoretica, necessaria per la creazione
dei concetti. L’intuizione-espressione può darsi da sola, mentre i concetti non
possono esistere senza di essa.

Un rapporto analogo lo hanno anche la vita teorica (concetti) e la vita pratica (azioni)
dello spirito, la seconda ha bisogno della prima per esistere. La volizione non può
esistere senza la conoscenza. Da ciò deriva che L’arte ha un primato rispetto alle
altre forme dello spirito, Croce ne rivendicava la piena autonomia rispetto a qualsiasi
dottrine naturalistiche, intellettualistiche moralistiche.

Pur essendo influenzato dall’ idealismo hegeliano, Croce rigetta alcune sue
caratteristiche fondamentali: La distinzione tra Logo, Natura e Spirito, e la dialettica
secondo la quale l’idea trapassa inconsapevole nella natura. Croce riconduce la
dialettica soltanto allo Spirito, che la realizza attraverso la funzione sintetica delle
quattro forme che conosciamo.

Hegel aveva commesso l’errore di non distinguere nettamente le forme dello spirito,
che nella sua dialettica erano opposte, per Croce invece, il concetto della concretezza
dello spirito richiede che la sua unità si distingua in forme diverse e determinate,
continuando a essere spirito E continuando a essere sé stesse. Così facendo Croce
mantiene l’opposizione dei termini, necessaria perché la filosofia possa comprendere
la vita, che è una continua lotta per la realizzazione dell’armonia, destinata a
infrangersi e ad essere a sua volta superata da una nuova lotta.

Nella sua Logica, Croce sviluppa le conseguenze del suo confronto con Hegel, in
particolare si concentra sulla definizione di Concetto, che è un atto conoscitivo e
espressivo. Le caratteristiche del concetto sono l’universalità e l’immanenza, qual’
ora mancasse una di queste due nozioni, si tratta di pseudo concetti. I teoremi
matematici per esempio sono pseudo concetti. E la scienza non ha carattere
conoscitivo, ma pratico.

Il carattere espressivo del concetto viene espresso dal giudizio definitorio. Il giudizio
definitorio è tautologico, soggetto è predicato hanno la stessa estensione, è la
forma conoscitiva della filosofia.

Esiste anche il giudizio individuale, in cui il soggetto è elemento rappresentativo o


individuale che viene qualificato dall’ universalità che gli riconosce il predicato, è la
forma conoscitiva della storia.

La diversità dei due giudizi è solo apparente, poiché il soggetto di entrambi è sempre
individualmente determinato, inoltre, il problema filosofico è sempre dipendente dal
contesto storico, e pertanto dal punto di vista logico i due giudizi sono identici.
Ogni pensamento del concetto deve quindi essere riconosciuto in relazione alla
condizionalità individuale e storica, e quindi la filosofia deve essere calata nella
storicità.

In Teoria e storia della storiografia, Croce sviluppa questa idea e ribadisce che la
conoscenza storica ha come suo organo il giudizio storico, il cui soggetto è costituito
dagli atti e dagli eventi storici, e cui il predicato è proprio l’universale, che è un
concetto filosofico.

La storiografia studia gli atti dello spirito, e la filosofia approfondisce i concetti di cui
la conoscenza storica si serve per comprendere la realtà. Pertanto la filosofia è il
metodo dello studio della storia.

- La religione della libertà e lo storicismo assoluto

Il filosofo individuava la causa della crisi dei valori in Italia e in Europa nella perdita di
fiducia nell’ ideale della ragione, che lasciava spazio a ideali di forza e di
prevaricazione, scrive quindi di questa religione teoretica della libertà, poiché la
storia della libertà è la storia della libertà dello spirito.
Croce sosteneva la teoria della positività della storia, la storiografia, essendo un atto
conoscitivo, non esprime giudizi di tipo pratico: la storia deve spiegare e non
condannare, e dato che l’uomo è sempre immerso in un contesto storico, la
conoscenza della storia permette all’ uomo di agire libero dal condizionamento del
passato. Ne la storia come pensiero e come azione, nega l’esistenza di una storia e una
sovrastoria composta da ideali e valori perfetti. Per questo la filosofia storicista non si
pone come ricerca teologica o metafisica di essenze trascendenti, ma come filosofia
dello spirito.
Giovanni Gentile:

Si affacciò alla filosofia quando frequentava l’università presso la Normale di Pisa,


sotto la guida di Donato Jaja, che gli fece conoscere il pensiero di Spaventa. Quando
conobbe Benedetto Croce si avvicinò al dibattito sul marxismo. Proprio grazie al
sostegno di Croce poté pubblicare le opere di Spaventa e scrisse sulla rivista “La
Critica”. In seguito divenne professore di Storia della Filosofia all’ Università di Palermo
e proprio in questo periodo sviluppò l’attualismo, la sua dottrina filosofica.

Durante il Governo Mussolini, ricoprì diverse cariche istituzionali e si occupò in


particolare della riforma culturale e della scuola, che prese il suo nome.

La produzione gentiliana degli inizi riguarda soprattutto opere storiografiche,


sicuramente ispirato dalle teorie di Spaventa, secondo cui nella filosofia si esprime
l’identità di una nazione. Gentile riteneva che l’idealismo fosse il culmine della storia
della filosofia e il suo pensiero si strutturò di conseguenza.

- La riforma della dialettica hegeliana e l’attualismo

Ne Il concetto di storia della filosofia scrive che riguardo al problema del rapporto tra
pensiero ed essere esistessero due impostazioni: quella antica che aveva una
concezione oggettivistica dell’Essere, che era trascendente (nel senso di necessario)
rispetto al pensiero e quella moderna, che dobbiamo Kant e alla soggettività
trascendentale, dove il rapporto si capovolge e la metafisica non riguarda più l’essere
ma la mente. La realtà presuppone un pensiero che la pensa e perciò esiste nel
pensiero e in virtù del pensiero.

L’ errore di Hegel secondo Gentile era stato quello di trascinare nel suo sistema due
residui fondamentali di trascendenza: il primo, la logica ha una struttura atemporale e
presupposta separata da quella dello spirito, il secondo, che la logica fosse la meta
del percorso fenomenico.

Per Gentile invece Logica e Fenomenologia coincidono, e anche Spirito e Logo, e lo


spirito crea la propria forma e porta ad essere la realtà. In questo modo, il movimento
triadico della dialettica si inverte e la sintesi (o non-negazione) diventa genesi delle
altre due fasi. La genesi di tutto diventa dunque L’Io.

Da questo punto di vista Croce e Gentile hanno seguito un processo simile nella
costruzione del loro pensiero, riformando entrambi la dialettica della filosofia di
Hegel. Ma mentre Croce propone un sistema di forme trascendentali, Gentile
assolutizza il primato e l’unità dello spirito. Invita a pensare secondo il “punto di
vista trascendentale”, ovvero considerare il pensare come “atto in atto”, che non si
può trascendere (concetto limite), perché coincide con la soggettività. L’Io è assoluto
e non c’è nulla fuori da esso, è l’origine delle sintesi in cui è organizzato il reale e così
facendo pone sé stesso (autoctisi). Così facendo, il pensatore costituisce l’oggetto
del pensiero e contemporaneamente pone sé stesso, quindi non può esistere nulla
fuori dal pensiero.

Gentile nega l’esistenza del male e dell’errore, una cosa pensata (e quindi creata) non
può essere pensata come falsa o sbagliata, può solo essere negata in seguito da
una nuova posizione dello spirito. Queste posizioni furono criticate dai suoi
contemporanei, che lo accusavano di panlogismo, o che l’atto dello spirito fosse fine a
sé stesso, oppure di solipsismo o ancora di indifferentismo logico ed etico. Tuttavia si
può rispondere che Lo spirito conservi e superi in sé ciò che i critici di gentile hanno
insinuato che eliminasse.

La posizione politica

Gentile era fedele al regime fascista e faceva parte di quella destra liberale italiana che
aveva avuto le proprie origini durante il risorgimento. Gentile riteneva che l’ideale di
nazione non fosse stato pienamente realizzato e riteneva che il fascismo potesse
essere lo strumento attraverso cui si sarebbe realizzata. Le teorie politiche di gentile
seguivano la sua filosofia, teorizzava che l’alterità, nella società, dovesse essere
superata in favore di una sintesi universale che donasse alla società consistenza e
realtà. (una società trascendentale).

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