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Anima, corpo, relazioni

STORIA DELLA FILOSOFIA


DA UNA PROSPETTIVA ANTROPOLOGICA
3. periodo contemporaneo

CAPITOLO I
LA QUESTIONE ANTROPOLOGICA ''TRA'' SPIRITUALISMO E PERSONALISMO

[Link] E LO SPIRITUALISMO FRANCESE


1.1 un problema metodologico

1° problema= la scrittura di Bergeson è elegante, le metafore belle ed efficaci, l'assenza di


teoreticismi rendono il suo stile un modello che appare oggi, irraggiungibile e lontano.
Cercare di semplificare la sua scrittura sarebbe una scelta antibergsoniana che precluderebbe la
possibilità di apprezzare una filosofia così ricca e complessa.

2° problema di carattere metodologico= per Bergeson vi sono due modi di conoscere una cosa:
– il primo modo implica che si giri intorno all'oggetto= si limita a girarle intorno, a
moltiplicare i punti di vista per averne una comprensione più o meno parziale.
Dipende dal punto di vista che si adotta e dai simboli attraverso cui si esprime.
Si ferma al relativo
– il secondo che si entri in esso= non si riferisce ad alcun punto di vista e non si appoggia a
nessun simbolo, dove è possibile, raggiunge l'assoluto.
2 METODI E 2 STRADE CHE INDICANO ALLO STESSO TEMPO 2 MODI DI
APPROCCIARE ALLA FILOSOFIA DI BERGESON:
1) Da una parte è possibile l'analisi, una prospettiva esterna che ritaglia in frammenti la
filosofia di Bergeson per poi trattare le relazioni tra i vari elementi individuati
2) Dall'altra, si può provare a ''entrare'' nel suo pensiero e conoscerlo dall'interno, ricorrendo a
uno strumento fondamentale: L'INTUIZIONE= è stato spesso etichettato come il filosofo
dell'intuizione. Afferma che l'intuizione debba essere preparata dall'analisi
Tra ANALISI e INTUIZIONE non c'è opposizione, anche perché l'intuizione non è qualcosa di
ineffabile MA un metodo che bilancia i concetti con immagini mediatrici in grado di preservare
il ''surplus'' non concettualizzabile della realtà.
Il discorso vale, anche quando si fa storia della filosofia= per Bergeson, al fine di conoscere un
filosofo, è necessario analizzare le diverse parti del suo pensiero, individuarne i concetti chiave e le
loro relazioni.
Bergeson parla di un' immagine mediatrice, di una metafora che possa costituire il filo conduttore
per raccogliere le parti di un sistema filosofico restituendone l'unità

OPERE PRINCIPALI
- Saggio sui dati immediati della coscienza (1889)
– Materia e memoria (1896)
– L'evoluzione creatrice (1907)
– Le due fonti della morale e della religione (1932)
BERGESON E IL SUO TEMPO
Poco si sa della sua vita. Bergeson (1859-1941)
Nato in una famiglia di origine ebraica, manifesta fin da giovane un grande talento sia negli studi
scientifici sia in quelli umanistici (filosofia e matematica).
PERIODO= Belle epoque, la Francia, conosce in quegli anni un grande sviluppo economico e
culturale, e si afferma sul piano internazionale come una potenza di primo piano.
POSITIVISMO= corrente filosofico-culturale dominante: la fiducia nelle scienze e nel
progresso mette quasi a tacere le contraddizioni di una società in cui nazionalismo e imperialismo
acuiscono i contrasti e la rivalità tra i Paesi europei.
Sul versante strettamente filosofico il positivismo si declina in Francia in chiave materialista e
spiritualista, anche se la prima opzione è quella dominante, non mancano eccellenti esponenti che
aderiscono alla seconda.
Si afferma infatti un importante gruppo di filosofi che cercano di conciliare l'irriducibilità della
natura e dell'essere umano a meri fenomeni materiali con i risultati delle scienze positive.
Dopo una prima adesione al positivismo spenceriano, di matrice materialista, Bergeson rivolge la
propria attenzione al realismo spiritualista.
In Lachelier e in Ravaisson ha i maggiori punti di riferimento per incamminarsi in una riflessione
in cui la filosofia dialoga in modo fecondo con le scienze senza rinunciare alla propria autonomia.
La filosofia bergsoniana traccia una metafisica, che interpreta e, in alcuni casi, contesta i dati delle
scienze, scendendo sul loro terreno.
La filosofia, deve sviluppare le sue riflessioni, attraverso un continuo processo di
deterritorializzazione, un'incessante operazione di sconfinamento nell'altrove delle scienze (naturali
e umanistiche)
FILOSOSO= è prima di tutto un essere umano che è sempre pronto, qualunque sia la sua età, a
rifarsi studente. Anche in filosofia, si deve parlare solo di ciò che si sa; anche in filosofia, non si sa
una cosa finchè non la si è appresa = questo è uno dei tanti insegnamenti che rende Begeson attuale.

LA COSCIENZA COME ''DURATA''


Sviluppa una concezione della coscienza che si distingue nettamente da quella tradizionale.
La sua idea di coscienza è legata al concetto di durata, un elemento centrale della sua filosofia.
DUARATA= è una forma di tempo che si contrappone al tempo meccanico e misurabile della
scienza, che è fatto di istanti separati e misurabili.
– la durata è una realtà fluida, continua e indivisibile che NON può essere scissa in parti.
– Essa si manifesta nell'esperienza interna della coscienza, in quanto flusso continuo e non
frammentato di percezioni e pensieri
– processo che si sviluppa e si evolve nel tempo, proprio come la durata stessa
Le scienze della natura non riescono a spiegare il movimento, né l'evoluzione dei fenomeni
naturali, ossia l'iscrizione del tempo nella vita e nel vivente.
-altro problema cui le scienze della natura non sembrano dare risposta è la presenza del tempo
nella natura.
Bergeson dichiarerà come nelle teoria meccaniciste, e in particolare nella filosofia della natura di
Spencer, ''il tempo non dura''.
Nelle scienze il tempo non è una proprietà intrinseca delle cose, ma qualcosa che si aggiunge
dall'esterno, una variabile che non modifica in modo sostanziale gli oggetti.
La necessità di ripensare il problema del tempo e il suo ruolo all'interno delle scienze lo conduce a
formulare l'intuizione-concetto della durata.
Il giovane filosofo CRITICA l'approccio fisicalista e associazionista allo studio della coscienza:
gli stati mentali non sono riducibili a una mera successione di elementi di cui si potrebbero
individuare le leggi, come avviene per i fenomeni fisici.
Il rapporto tra stato mentale ed eccitazione somatica non è quantificabile come pretendono
alcuni illustri fisiologi del tempo quali Weber. Per descrivere l'ambito psichico è necessario
immergersi in esso.
Caratteristiche del tempo come durata:
– Qualità=Gli stati di coscienza si intrecciano gli uni con gli altri costituendo un tutto
qualitativo: ogni stato di coscienza non può essere alterato senza che ne siano affetti i
precedenti e i successivi.
– Continuo= ogni stato di coscienza è inseparabile dagli altri
– eterogeneo= ogni stato di coscienza è diverso dagli altri, il vissuto coscienziale muta, in
quanto ogni stato è alterato dai precedenti.
– Irreversibile= non può essere azzerato
Ogni stato d'animo raccoglie i precedenti e si modifica senza sosta. E' impossibile invertire il
movimento della coscienza e riportarla ad uno stato precedente.
Il tempo della scienza è spazializzato e si presenta come
Caratteristiche del tempo della scienza
– quantitativo= perché misurabile
– omogeneo= ogni istante è identico agli altri
– discontinuo= tra un istante e un altro vi è sempre idealmente uno spazio vuoto
– reversibile= nel tempo della scienza è possibile tornare in linea di principio a un ipotetico
stato x e ripetere una determinata sequenza temporale.
Il tempo della scienza è funzionale alla comprensione dei fenomeni naturali, è infatti un'utile
astrazione che consente di misurare,prevedere e manipolare gli eventi fisici.
Nel saggio ''l'evoluzione creatrice'' sembra profilarsi un certo dualismo tra coscienza e natura. Per
superarlo Bergeson elaborerà nelle opere successive una teoria unitaria della materia e dello spirito.
RAPPORTO MENTE-CORPO
In ''Materia e Memoria''= si elabora una metafisica del divenire in cui la realtà è compresa
attraverso le molteplici distensioni e contrazioni della durata.
Parte dal problema della percezione e del suo rapporto con l'azione.
Nell'incipit di Materia e memoria il filosofo invita a fingere di non conoscere nulla delle teorie
dello Spirito e delle teorie della materia: privi di idee preconcette, la realtà si presenterebbe così
come si dà ai sensi, ossia un insieme di immagini che agiscono le une sulle altre, tra queste ce n'è
una in particolare: il nostro corpo che costituisce a sé un centro di azione.
Mentre le altre immagini, interagiscono in modo istantaneo, il nostro corpo non restituisce subito
l'azione: si apre qui uno scarto, all'interno del quale nasce la coscienza.
Il corpo costituisce insieme alla coscienza un tutto solidale proteso all'azione= tra percezione e
movimento non c'è per Bergeson una reale differenza di natura.
Ogni percezione dialoga con il ricordo e prepara all'azione, di fronte alla complessità del mondo, il
corpo ritaglia gli aspetti funzionali al soddisfacimento dei bsigoni.
In questa dialettica tra corpo e ambiente, le percezioni selezionano i ricordi utili al riconoscimento
degli oggetti e/o ai movimenti necessari all'azione. La percezione anticipa l'azione e va pensata
come a una bozza di schema motorio.
E' all'interno di questa prospettiva che Bergeson sviluppa una complessa teoria della memoria e
della materia.
IMMAGINE PROPOSTA DA BERGESON: CONO ROVESCIATO (pg.30)
La realtà come un piano su cui si inserisce l'immagine del nostro corpo (S)= riceve e restituisce
l'azione. A tal fine si deve avvalere di diversi tipi di memoria:
-memoria abitudine= il corpo-immagine deve ricorrere agli schemi sensomotori= si trattadi
movimenti appresi che vengono eseguiti in modo automatico.
-memoria immagine= per operazioni più complesse è necessario ricorrere al ricordo-immagine.
Secondo Bergeson, la coscienza porta con sé tutto il passato, e di conseguenza tutti i ricordi sono
virtualmente presenti in ogni istante. La totalità dei ricordi è rappresentata dalla base del cono (AB)
Di questi, solo una piccola parte viene alla coscienza=gli unici a raggiungere la soglia della
consapevolezza sono quelli utili all'azione, all'iscrizione del corpo sul piano della realtà.
-memoria pura= che va pensata come una pura virtualità memorativa.
Se è vero che la memoria ha bisogno del corpo per passare dalla virtualità all'attualità, la sua natura
NON è materiale.
I disturbi della memoria per B. non nascono da lesioni cerebrali che cancellerebbero i dati mnestici,
questi danni non intaccano la memoria, ma la capacità del corpo di evocarli.
Tra il ricordo e la percezione c'è quindi una differenza di natura: un ricordo non è infatti una
semplice percezione illanguidita.
Memoria e materia sono 2 concetti limite che rimandano rispettivamente a una durata infinitamente
contratta e a una durata infinitamente distesa. La memoria pura è invece una virtualità che è
reale MA non attuale. Le durate, rientrano in un Tutto diveniente, perché fanno parte del
movimento della vita. La relazione tra materia e memoria conduce così al problema del rapporto tra
le durate e la durata del Tutto di cui esse incarnano le ramificazioni.
LA FILOSOFIA DELLA NATURA
Ne ''l'evoluzione creatrice'' la metafisica della durata raggiunge la sua espressione più compiuta.
L'intuizione di una realtà articolata su diversi piani temporali è sviluppata con grande rigore.
Il filosofo approfondisce in particolare i 2 grandi orizzonti epistemologici in cui è stata inquadrata
l'evoluzione della vita: il meccanicismo e il finalismo= entrambi gli orientamenti sono contestati.
L'alternativa fornita dal filosofo, può essere spiegata mediante la celebre immagine della mano
invisibile che attraversa la limatura di ferro.
Immagina che la mano debba attraversare la limatura di ferro che si comprime e resiste mano a
mano che avanza. A un certo punto, la mano avrà esaurito il suo sforzo e in quel preciso istante, i
granelli di limatura, si saranno giustapposti e coordinati in una forma determinata, la stessa della
mano che si ferma e di una parte del braccio. Supponi che la mano e il braccio siano invisibili, gli
spettatori, cercheranno nei granelli stessi di limatura, e nelle forze interne all'ammasso, la ragione di
tale forma.
Meccanicisti= ricollegheranno la posizione di ogni granello all'azione che i granelli vicino
esercitano su di esso
Finalisti= pretenderanno che un piano d'insieme abbia presieduto nei particolari a queste azioni
elementari.
La VERITA'= è che c'è stato solo un atto indivisibile, quello della mano che attraversa la
limatura, l'inesauribile suddivisione del movimento dei granelli, così come l'ordine della loro
composizione finale, esprime negativamente, in qualche modo, questo movimento indiviso, essendo
la forma globale di una resistenza e non una sintesi di azioni positive elementari.
Intelletto umano= tende a non riconoscere il movimento della vita; lo scompone in una serie di
prese istantanee o si sofferma sui risultati, che cerca poi di interpretare attraverso teorie a priori.
Meccanicisti= spiegano le forme viventi ricorrendo a un gioco di concause frutto del caso e delle
selezione naturale (considera L'evoluzionismo di Darwin come una variante dell'approccio
meccanicista.
Finalisti= vedono nella natura un piano prestabilito, un grande progetto che avrebbe portato in
modo inesorabile dalla materia inorganica a quella organica e dalle forme di vita inferiori a quelle
superiori in un crescendo culminato con la nascita della specie umana.
Entrambe le opzioni , negano per B., il divenire e il tempo.
La teoria dello slancio vitale cerca di superare questo limite, nella metafora lo slancio vitale è
rappresentato dalla mano invisibile, una movimento-forza immanente alla natura che si disperde e si
ramifica perché frenato dalla resistenza della materia.
La resistenza appare esterna allo slancio vitale; ma in altre immagini utilizzate da B. per esprimere
lo stesso concetto, la materia si configura come il momento dispersivo intrinseco allo slancio vitale.
L'immagine della mano invisibile e della limatura di ferro ha il vantaggio di rendere con
efficacia l'idea della ramificazione della vita in innumerevoli forme.
A causa del suo intrinseco movimento dispersivo, lo slancio vitale subisce dei rallentamenti, si
frammenta e si disperde in diversi movimenti. In molti di questi, lo slancio si arresta; in alcuni punti
riesce però ad aggirare gli ostacoli e ad avanzare verso forme di vita più complesse che ne
prolungano il movimento.
B. riuscì nel suo duplice intento= supera il meccanicismo perché l'evoluzione non è più vista come
il prodotto del caso e della selezione naturale.
Supera il finalismo, perché lo slancio vitale contempla il contingente e l'imprevedibile.
MORALE,SOCIETA' E RELIGIONE
Durata= NON è solo lo strumento per fondare una metafisica che eviti l'errore di considerare il
tempo una semplice privazione di essere, essa PERMETTE anche di ripensare il problema della
libertà in una nuova prospettiva.
Per B. la durata è sinonimo di creare imprevedibile novità e quindi è impensabile che l'azione
umana possa sottostare a un rigido determinismo. La libertà è un dato immediato che si dà con la
coscienza stessa della durata.
''le due fonti della morale e della religione''= è l'ultima grande opera pubblicata da Bergeson= il
filosofo individua nell'obbligazione e nel misticismo le fonti di tutti i fenomeni morali e religiosi.
Il testo sviluppa 3 importanti coppie di termini interdipendenti:
1) morale chiusa=alla base di questa vi è il tutto dell'obbligazione, l'insieme delle pressioni
sociali cui l'essere umano si attiene soprattutto per abitudine; da questo tipo di morale,
deriva una società chiusa, poco aperta al cambiamento, che è l'equivalente sul versante
antropologico della ''società'' animali.
Bergeson propone diversi esempi, uno di questi è: il formicaio= come in un formicaio ogni
formica ha un ruolo ben preciso, concorre con il suo operare al proprio utile e a quello della
sua comunità; così l'obbligazione porta l'individuo ad agire nell'interesse proprio della sua
collettività.
2) morale aperta
3) società chiusa
4) religione statica= anche questa contribuisce alla coesione della società; un ruolo importante
è qui rivestito dalla funzione fabulatrice =incarna in tal senso una ''reazione difensiva della
natura contro la rappresentazione prodotta dall'intelligenza dell'inevitabilità della morte''
I miti e le superstizioni evitano disgregazione sociale, perché contribuiscono alla nascita dei riti che
permettono alla società di costituirsi come un organismo.
Se è vero che grazie all'intelligenza è possibile avere presa sulla realtà e manipolarla a proprio
vantaggio, la capacità di calcolo e di anticipazione espone l'essere umano a un profondo senso di
angoscia. L'intelligenza rende consapevole l'essere umano dell'inevitabilità della morte e di tutti i
rischi cui è esposto.
Morale chiusa,società chiusa e religione statica NON spiegano l'evoluzione e i progressi
compiuti dall'umanità nel corso della storia. Per Bergeson mutamenti radicali sono indotti dai
grandi riformatori morali, dai mistici, da uomini che riescono a comunicare un'emozione creatrice o
sovraintellettuale in grado di fare superare alla società i propri limiti.
Ascoltare le loro parole è come immergersi in un'emozione musicale.
Quando ascoltiamo musica, osserva B. ''sembra che non potremmo volere altro che quello che essa
suggerisce''. La musica esprime gioia, tristezza,pietà,simpatia e noi coincidiamo in ogni momento
con quello che esprime, non solo noi ma molti altri, tutti. La musica non introduce questi sentimenti
in noi; ci introduce piuttosto in essi, come quando alcuni passanti ci spingono ad una festa a ballare.
Analogamente la parola dei mistici è un appello, che fa entrare gli uomini in un movimento
creatore.
La società si apre e nuovi valori nascono, a questa fase di apertura, ne seguirà una di chiusura:il
messaggio morale di queste grandi figure sarà codificato e darà origine ad ulteriori formule, riti e
abitudini.
Bergeson porta all'interno stesso della storia la teoria dello slancio vitale e la metafisica della
durata: come la natura, così la società presenta momenti di contrazione e di distensione: soglie
critiche, in cui grandi figure carismatiche concentrano le energie vitali creative dell'umanità, e
momento di stasi, paragonabili alle oscillazioni sul posto della vita.

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