Immanuel Kant
Nasce nel 1724 a Könisberg da una famiglia di artigiani. Educato secondo il pietismo studia all’università
filosofia, fisica, matematica e teologia per poi diventare nei 1770, finiti gli studi, professore di metafisica. In
politica manifesta idee liberali auspicando la costituzione di una federazione di repubbliche, la quale
dovrebbe respingere la guerra e a suo giudizio la religione si basa sulla fede razionale e l’unica forma di
culto è la vita morale. Muore nel 1804. L’attività filosofica di Kant la dividiamo in 3 periodi:
PERIODO 1: prevale l’interesse per le scienze naturali e l’influenza della metafisica di Leibniz
PERIODO 2: definito “pre-critico” si stacca da leibniz per approfondire il suo interesse filosofico
più che scientifico offrendo una soluzione ai problemi dello spazio e del tempo
PERIODO 3: detto “critico” ricordiamo Critica della ragion pura/ ragion pratica/ del giudizio
(1787-1788-1790)
Nella “Dottrina trascendentale del metodo” della Critica della ragion pure Kant specifica quali sono i 3
problemi filosofici che si pone l’uomo:
® Che cosa posso fare? (riguarda il problema conoscitivo/gnoseologico)
® Che cosa devo fare? (concerne il problema morale)
® Che cosa ho diritto di sapere? (realtivo al problema religioso)
Lo scritto più importante prima del periodo critico è “La dissertazione del 1770 le forme e i principi del
mondo sensibile e intellegibile” in cui introduce la distinzione tra:
Sensibilità, la quale ci fa conoscere le cose come ci appaiono, come fenomeni, sulla base di spazio e
tempo (forme conoscitive)
Intelletto, il quale ci consente di conoscere il noumeno cioè le cose come sono in sé stesse
Critica della ragion pura
Scritta nel 1781 dopo il “decennio silenzioso” pubblica la sua opera principale, accentrandola su 3 domande:
Su che cosa si fonda la validita universale e necessaria della matematica?
Su che cosa si fonda la validità universale e necessaria della fisica?
È possibile la metafisica come scienza?
Per rispondere istituisce una critica della ragione che stabilisca le possibilità e i limiti della ragione stessa. La
sua filosofia verrà definita “criticismo” poiché è una critica del nostro modo di conoscere allo scopo di
determinarne leggi valori e limiti.
Il concetto da cui parte la riflessione della Critica della Ragion Pura è in diretta discendenza empiristica,
riguarda cioè l’ESPERIENZA.
Considerando che ogni conoscenza origina da un’esperienza, bisogna indagare fin dove e come l’esperienza
determina le possibilità della conoscenza di cui noi possiamo essere capaci. L’interpretazione che la filosofia
ha dato dell’esperienza in passato, sostiene Kant, si è sempre basata su un assunto in particolare, per il quale,
se è vero che l’esperienza è il fondamento della conoscenza, vi è comunque un substrato di leggi immutabili
che in un certo qual modo si rende indipendente dall’uomo e dai limiti della sua esperienza. In alternativa a
questa convinzione si è proposta l’idea che tutto potesse scaturire dall’esperienza.
Così facendo le scienze hanno ragionato alternativamente secondo due tipi di giudizi:
Giudizi analitici a priori (propri dei razionalisti), che si basano sul principio di non contraddizione e che
esprimono già nel soggetto il predicato. Un esempio di questo giudizio analitico a priori è: i corpi sono
estesi. Tale giudizio, pur essendo universale, non ci dice nulla di nuovo sui corpi e sulle loro proprietà, visto
che l’estensione di per sé è già una caratteristica che appartiene al concetto di corpo. Per tali giudizi non vi è
bisogno di convalida empirica; la loro validità è tutta fondata sulla ragione.
Giudizi sintetici a posteriori (propri degli empiristi) che si basano sull’esperienza (essendo a
posteriori). Tali giudizi legano un predicato ad un soggetto da definire basandosi sull’esperienza: un
esempio è: i corpi sono pesanti. Questo tipo di definizione ci dice cose nuove del soggetto ma,
derivando dall’esperienza, non può aspirare all’universalità (nell’esempio citato il concetto di
“pesante” non può essere applicato a tutti i corpi in generale).
A questi due tipi di giudizi Kant ne affianca un terzo tipo che sintetizza i due aspetti (razionalismo ed
empirismo) che caratterizzano i primi due tipi di giudizio. Si tratta dei giudizi sintetici a priori. Tali giudizi
sono a priori, quindi non derivano dall’esperienza e determinano alcune caratteristiche generali dei soggetti
particolari, motivo per cui sono universalizzabili; contemporaneamente, però, aggiungono nel predicato
qualcosa di nuovo che non era contenuto nel soggetto. Un giudizio di questo tipo è: tutto quello che accade
ha una causa. Il terzo tipo di giudizio, quello sintetico a priori, è per Kant quello più fecondo in quanto riesce
a tenere insieme le caratteristiche di immutabilità con quella di universalità dicendo cose nuove del soggetto.
Il problema che riguarda i giudizi sintetici a priori è la loro origine: se essi non derivano dall’esperienza, qual
è la loro origine?
Secondo Kant, tali giudizi derivano da una sintesi di
1. MATERIA (il dato empirico che proviene dall’esperienza)
2. FORMA (l’insieme delle modalità innate attraverso cui la mente umana regola l’acquisizione
dell’esperienza ordinando i dati provenienti da essa).
Con questo assunto teorico, Kant ha per primo fondato la FILOSOFIA TRASCENDENTALE. In sostanza
Kant, con questa distinzione, sottolinea che la realtà conosciuta dall’essere umano è modellata secondo le
forme attraverso cui viene percepita dall’uomo. È l’uomo che vede in un certo modo la realtà, in base al suo
a priori e non può vederla diversamente. Esistono cioè alcune forme a priori universali che guidano la
conoscenza e dunque modellano, per l’uomo, la realtà stessa che si adegua così al soggetto conoscente.
La Critica della Ragion Pura è una gigantesca indagine sulla conoscenza. Secondo Kant, la conoscenza
scaturisce da tre facoltà:
o sensibilità, ossia l’intuizione sensibile degli oggetti
o intelletto che procede alla categorizzazione dei dati sensibili e determina i giudizi conoscitivi
o ragione, quella facoltà che cerca di spiegare la realtà, oltrepassando i limiti dell’esperienza sensibile,
attraverso le idee di anima, mondo e Dio.
La struttura della Critica della ragion pura rispecchia la tripartizione del processo conoscitivo. Vi è
la dottrina degli elementi, si occupa di indagare sugli elementi formali a priori della conoscenza, le
strutture trascendentali dell’esperienza
la dottrina del metodo, indaga le modalità applicative della conoscenza (il metodo).
La ripartizione essenziale è tuttavia quella della Dottrina degli elementi che si articola in:
Estetica Trascendentale, Per ESTETICA* Kant non intende la scienza del bello (trattata invece nella
Critica del Giudizio), ma la dottrina della sensibilità. Infatti, nella sezione dell’estetica trascendentale
il filosofo studia le condizioni a priori che rendono possibile la conoscenza sensibile.
Il discorso di Kant inizia con la considerazione di SPAZIO e TEMPO come le forme che precedono
l’esperienza, forme a priori della sensibilità attraverso cui sono riordinate le informazioni empiriche. Spazio
e tempo sono INTUIZIONI PURE, proprio perché non provenienti dall’esperienza e riguardano
rispettivamente la conoscenza intuitiva delle disposizioni delle cose esterne nei loro rapporti di vicinanza e
lontananza e la successione delle percezioni nel tempo. Per questo motivo spazio e tempo, pur essendo pre-
esperienziali, offrono solamente una conoscenza dei fenomeni e non dei rapporti razionali oggettivi degli
elementi naturali. Inoltre spazio e tempo, oltre a non derivare dall’esperienza, non sono entità a sé stanti,
“oggetti” naturali. Sono forme pure e trascendentali della sensibilità umana ed hanno un ruolo
immensamente importante nella strutturazione della conoscenza. Su di essi si fonda, peraltro, la matematica
Logica Trascendentale che a sua volta si divide in (Analitica e Dialettica) Trascendentale. Kant
analizza l’origine, l’estensione e la validità oggettiva delle conoscenze che appartengono
all’intelletto. In questa sezione dell’opera il filosofo studia quelle che sono le forme a priori
dell’intelletto, definite CATEGORIE, intese come CONCETTI PURI, ossia come quelle funzioni
intellettive che sintetizzano ed unificano i dati sensibili, già strutturati dalle forme a priori della
sensibilità (spazio e tempo).
Queste categorie servono all’intelletto umano per regolare le possibilità di giudizio. In considerazione di ciò,
Kant costruisce la cosiddetta tavola delle categorie, in cui sono riassunte e sistematizzate tutte le possibilità
del giudizio in base alle quattro categorie di giudizi individuate dalla logica tradizionale: qualità – quantità –
relazione – modalità. Se le categorie servono alla formulazione dei giudizi, senza di esse, sostiene Kant, non
vi è nessuna possibilità di esperienza scientifica della natura.
Cosa sono i CONCETTI? Se le intuizioni sono “affezioni” (ossia qualcosa di passivo), i concetti sono
invece “funzioni”, ovvero operazioni attive che consistono nell’ordinare, o unificare diverse rappresentazioni
“sotto una rappresentazione comune”.
I concetti possono essere empirici, cioè costruiti con materiali ricavati dall’esperienza, o puri, cioè contenuti
a priori nell’intelletto. I concetti puri si identificano con le categorie, cioè con quei concetti basilari della
mente che costituiscono le supreme funzioni definitorie dell’intelletto (Kant fa un esempio: “Ogni metallo –
soggetto – è un corpo – predicato). Le categorie kantiane rappresentano dei modi di funzionamento
dell’intelletto che non valgono per la cosa in sé, ma soltanto per il fenomeno.
Kant afferma che è possibile elaborare una tavola completa delle categorie basandosi sulle diverse forme di
giudizio, poiché pensare significa giudicare, ovvero attribuire un predicato a un soggetto. Dato che la logica
classifica i giudizi secondo quantità, qualità, relazione e modalità, a ciascuna di queste corrisponde un tipo di
categoria. Confronta poi con il problema dell'origine dei giudizi sintetici a priori: essi non derivano
dall’esperienza, ma da dove vengono allora? La sua risposta è una teoria della conoscenza che unisce materia
(contenuto sensibile, a posteriori) e forma (strutture mentali, a priori). La conoscenza è quindi una sintesi tra
ciò che proviene dall’esperienza e ciò che la mente applica per ordinarla.
Kant paragona la mente umana a un computer: essa elabora le informazioni sensibili provenienti
dall’esperienza attraverso forme a priori, cioè strutture mentali fisse e universali come spazio, tempo e
categorie. Queste forme non derivano dall’esperienza, ma rendono possibile ogni conoscenza ordinando i
dati caotici che ci arrivano dal mondo esterno.
La conoscenza, quindi, è una sintesi tra materia (esperienza) e forma (strutture mentali). In questo senso,
Kant è un innatista formale: non nasciamo con contenuti già noti, ma con le strutture per conoscerli.
L'uomo non si adatta passivamente alla realtà, ma la realtà appare come è perché la mente la struttura
secondo le proprie forme. La ragione è uguale in tutti gli uomini e agisce sempre allo stesso modo,
garantendo l’universalità della conoscenza. Tuttavia, non possiamo conoscere le cose in sé (i noumeni), ma
solo i fenomeni, cioè la realtà come ci appare attraverso le nostre forme mentali.
La Critica della Ragion Pura riconosce come valide la matematica e la fisica, fondate su forme a priori,
ma nega valore scientifico alla metafisica, perché tratta di oggetti non esperibili come Dio, anima e mondo.
Queste idee trascendentali, però, restano importanti come aspirazioni della ragione umana e aprono la via
alla riflessione morale che Kant svilupperà nella Critica della Ragion Pratica.
Critica della ragion pratica
L’oggetto delle riflessioni di Kant non è più la conoscenza, ma il COMPORTAMENTO DELL’UOMO:
la ragione, infatti, è una guida sia per l’attività conoscitiva (ragione teoretica) sia per l’attività pratica
(ragione pratica).
L’intento del filosofo è criticare la ragione pratica nella sua dimensione empirica, ovvero quando rimane
troppo legata all’esperienza e non prevale la sua parte [Link] vuole criticare il comportamento
dell’uomo quando risulta troppo condizionato dall’istinto e dalla sensibilità (il contesto – i sentimenti – gli
scopi) e non segue invece la [Link] Kant, in ogni uomo esiste una LEGGE MORALE A PRIORI
(cioè che non dipende dall’esperienza, ma deriva direttamente dalla ragione dell’uomo).
Una morale che sia:
universale, cioè valida per tutti
necessaria, cioè sempre valida, in ogni momento della storia ed in ogni luogo
incondizionata, cioè libera dai condizionamenti dell’istinto e della sensibilità
Una morale di questo tipo deve basarsi su due tipi di principi pratici (regole che determinano la volontà
dell’individuo):
1. massime (principi soggettivi)
2. imperativi (principi oggettivi)
Gli imperativi si dividono in:
ipotetici, quando sono osservati in vista di un fine
categorici, quando sono eseguiti per sé stessi
Per Kant, solamente gli imperativi categorici (seguono la formula del “devi”) hanno valore di legge: sono
validi per tutti e in ogni momento.
La legge morale kantiana si fonda sugli imperativi categorici. È il DOVERE PER IL DOVERE che deve
guidarci, altrimenti la legge morale perderebbe universalità e incondizionatezza.
Con la morale, l’uomo è libero: pone da sé la propria legge morale, potendosi così svincolare da tutti i
condizionamenti del mondo fisico.
Attraverso la morale, l’uomo scopre la sua LIBERTÀ: solo avvertendo dentro di sé il comando morale, può
comprendere la sua libertà di scegliere se seguirlo o no.
L’osservanza del dovere morale ci rende virtuosi, condizione che Kant chiama BENE SUPREMO, senza
però assicurarci la felicità.
Infatti, come potremmo essere felici se, seguendo l’imperativo morale, sacrificassimo le nostre aspirazioni
egoistiche?
Per SALVARE LA MORALE ed eliminare questa contraddizione (essere degni di felicità ma infelici),
Kant postula (cioè accoglie senza poter dimostrare) l’esistenza di un aldilà che ci permetta di raggiungere il
SOMMO BENE (unione di virtù e felicità). I tre postulati etici sono:
1. IMMORTALITÀ DELL’ANIMA: l’anima immortale guadagna progressivamente la santità
2. ESISTENZA DI DIO: solo un Dio onnipotente può far corrispondere virtù e felicità eterna
3. La LIBERTÀ: è solo con la morale, dunque attraverso la sua libertà di scelta, che l’uomo può
svincolarsi dal causalismo (principio di causa-effetto) del mondo naturale (fenomeno) ed entrare
nel noumeno.
La morale di cui parla Kant è FORMALE e non materiale (cioè non spiega cosa fare, ma come farlo).
La morale è autonoma e, attraverso essa, l’uomo scopre la sua libertà.
Critica del giudizio