Dispense
Dispense
MATEMATICA 2013-2014
Dispensa a cura di :
Dino Boccaletti
Lamberto Lamberti
Luigi Stazi
con la collaborazione
di
Enrico Casadio Tarabusi
Dipartimento di Matematica
Guido Castelnuovo
[Link]
1. Introduzione
La Matematica moderna si differenzia da quella classica per un più ele-
vato grado di astrazione: il suo principale interesse è rivolto non tanto a
ciò che i singoli oggetti sono: numeri, equazioni, vettori, operazioni, ...,
quanto piuttosto alle regole che essi soddisfano; si produce cosı̀, da un
lato, una notevole economia di pensiero, che consente di applicare una
teoria, già stabilita per degli oggetti singoli, ad altri apparentemente
molto lontani, e, dall’altro, consente di stabilire analogie insospettate
nei vari campi.
Riportiamo, a tal proposito, un passo tratto dal volume di Courant -
Robbins: 00 Che cos’è la Matematica00 , Ed. Boringhieri:
Dopo tali premesse, visto che gli oggetti matematici sono stati svuo-
tati di un preciso significato concreto, è naturale fissare l’attenzione su
insiemi astratti, cioè costituiti di elementi la cui natura non interessa.
Un insieme astratto è da intendersi come un concetto primitivo, cioè
non descrivibile mediante altri più elementari. Sono sinonimi di in-
sieme le parole famiglia, classe, totalità, ecc.; ogni insieme verrà gene-
ralmente indicato con lettere maiuscole: A, B, . . . ; inoltre ognuno di
1
2. OPERAZIONI TRA INSIEMI 2
3. Prodotto cartesiano
Dati due insiemi A e B, si chiama prodotto cartesiano di A per B,
nell’ordine, l’insieme A × B costituito dalle coppie ordinate (a, b) con
a ∈ A e b ∈ B. Sottolineiamo che le coppie sono ordinate, nel senso
che, ad es., si deve intendere (a, b) 6= (b, a) per a 6= b.
A ∩ B = A ∪ B, A ∪ B = A ∩ B,
che si generalizzano a più insiemi:
A ∩ B ∩ C ∩ ... = A ∪ B ∪ C ∪ ...
A ∪ B ∪ C ∪ ... = A ∩ B ∩ C ∩ ...
Dimostrazione. Se x appartiene al primo insieme, allora è un
elemento di S che non appartiene ad A e B contemporaneamente, e
pertanto verifica una delle seguenti condizioni: a) non appartiene né
ad A né a B; b) appartiene ad A ma non a B; c) appartiene a B ma
non ad A; in ognuno di questi casi appartiene all’insieme a secondo
membro e dunque il primo insieme è contenuto nel secondo.
Viceversa, se x appartiene al secondo insieme, o sta nel complementare
di A, (e dunque non appartiene ad A, e quindi nemmeno all’intersezione
7 Elementi di teoria degli insiemi
Esercizio 4.2.
5. I numeri naturali
E’ consuetudine indicare con N l’insieme dei numeri naturali :
N = {1, 2, 3, . . . }
In esso sono definite le ordinarie operazioni di somma e di prodotto,
le quali, ad ogni coppia di numeri naturali, associano ancora un nu-
mero naturale: si dice che l’insieme N è chiuso rispetto alle operazioni
anzidette.
Per poter definire anche la sottrazione, bisogna introdurre l’insieme Z
degli interi relativi :
Z = {. . . , −2, −1, 0, 1, 2, . . . }
ed infine, per dar senso all’operazione di divisione, l’insieme Q dei
numeri razionali, cioè l’insieme delle frazioni, intese come rapporto di
numeri interi, con l’avvertenza che il denominatore sia diverso da zero:
Q = {a/b : a ∈ Z, b ∈ Z, b 6= 0}
Unitamente ai numeri irrazionali, gli insiemi precedenti costituiscono
l’insieme R dei numeri reali.
6. La cardinalità
I numeri naturali rappresentano l’operazione del contare: quanti ele-
menti ha il tale insieme ? Un elemento, due, tre, 1000, ecc.
Dopo aver contato gli elementi di due insiemi si riconosce, a volte,
che....
...hanno lo stesso numero di elementi,
7. L’INSIEME DELLE PARTI 8
e si riconosce anche che tra i due insiemi si può stabilire una corrispon-
denza biunivoca.
Una volta incontrati insiemi non finiti la domanda quanti elementi ha ?
diviene imbarazzante, mentre il valutare se due insiemi (anche non fini-
ti) abbiano lo stesso numero di elementi appare ragionevole e conduce
a scoperte sorprendenti.
L’insieme N dei naturali e quello P dei soli numeri pari possono essere
messi in corrispondenza biunivoca fra loro:
• ad ogni n ∈ N facciamo corrispondere il numero pari 2n ∈ P ,
• ad ogni p ∈ P facciamo corrispondere la sua metà p/2 ∈ N.
L’esistenza di corrispondenze biunivoche tra due insiemi A e B viene
sintetizzata nella frase
A e B hanno la stessa cardinalità.
Quindi, ad esempio N e P hanno la stessa cardinalità: la sorpresa
consiste nel fatto che
P ⊂ N, P 6= N
Cioé per gli insiemi infiniti, quali P ed N si può avere la stessa cardi-
nalità pur essendo uno sottinsieme proprio dell’altro, circostanza che
invece é impossibile nel caso finito.
Le espressioni letterali
1. Le formule
In geometria, in trigonometria, in fisica, ecc. si incontrano frequente-
mente formule che coinvolgono lettere: cosı̀ l’area del quadrato di lato
` si rappresenta con
Area = `2 ,
lo spazio percorso in un tempo t da un punto che si muove con velocità
v si rappresenta con s = v t, ecc.
Il significato di tali formule é duplice: uno numerico e un secondo
formale.
Conosciuta la formula Area = `2 , l’area di un quadrato di lato 5 é, nat-
uralmente, Area = 52 = 25, il valore della sua area si ottiene sostituen-
do nella formula alla lettera ` il corrispondente valore 5 ed eseguendo
l’elevazione al quadrato indicata dall’esponente 2.
Il significato formale é quello delle proprietà che prescindono dal valore
numerico dei parametri: ad esempio dalla formula dell’area del quadra-
to di lato ` Area = `2 si ricava, direttamente che un quadrato di lato,
L = 2`, doppio, ha un’area
L2 = (2`)2 = 4`2
quadrupla di quella del quadrato di lato `.
Allo stesso modo la nota formula del volume del cubo di lato `, V = `3
permette di riconoscere che un cubo di lato L = 2` ha volume L3 =
(2`)3 = 8`3 otto volte più grande.
2. Monomi
I monomi sono i mattoni base del calcolo letterale:
Definizione 2.1. Un monomio è un’espressione formata dal prodotto
di un coefficiente numerico e un certo numero di variabili letterali anche
non tutte diverse.
Sono monomi
3x, xy, 5a2 bc, 17ax2 , ....
non sono monomi
x + 1, x2 − y 2 , xy
Definizione 2.2. Due monomi si dicono simili se hanno la stessa parte
letterale.
11
3. I POLINOMI 12
2.1. Operazioni.
• calcolare il prodotto (a + b) · (b + c)
• calcolare le potenze (a + b)2 , (a + b)3
• calcolare il cubo (a + b + c)3
• semplificare le espressioni dei numeri
√ 1
x = (1 + 2)2 , y = √
(1 + 2)2
• determinare la forma dei numeri ottenuti addizionando, molti-
plicando o dividendo fra loro numeri della forma
√
m + n 5, m, n ∈ N
• La differenza di due quadrati, tipo 21353 = 1472 − 162 può
essere un numero primo ?
5. Divisione tra polinomi
Dati due polinomi p(x) e g(x) in una variabile esiste una e una sola
coppia di polinomi q(x) ed r(x) con r(x) di grado più basso di quello
di g(x) tale che
p(x) = g(x)q(x) + r(x)
Naturalmente q(x) prende il nome di quoziente della divisione di p(x)
per g(x) e r(x) quello di resto.
Definizione 5.1. Se r(x) è nullo si dice che p(x) è divisibile per g(x).
6. Il procedimento elementare
La divisione di f (x) = fm xm + fm−1 xm−1 + · · · + f0 per
g(x) = gn xn + gn−1 xn−1 + · · · + g0 con m ≥ n si esegue con il seguente
algoritmo:
• si divide il monomio di grado maggiore del dividendo fm xm
per il monomio di grado maggiore del divisore gn xn ottenendo
il monomio qm−n xm−n ,
• si valuta il resto r0 (x) = f (x) − qm−n xm−n g(x), polinomio di
grado minore del grado di f (x),
• se il grado di r0 (x) é minore di quello di g(x) la divisione é
completata f (x) = qm−n xm−n g(x) + r0 (x),
• se il grado di r0 (x) é ancora maggiore o uguale di quello di
g(x) si itera il procedimento prendendo r0 (x) come dividendo
e ancora g(x) come divisore.
6.1. Qualche domanda.
Successioni finite
1. Successioni aritmetiche
Una successione aritmetica (finita) è una fila, una successione, di
numeri reali
{a1 , a2 , . . . , an }
tali che la differenza tra un qualunque elemento e quello che lo pre-
cede sia sempre la stessa: tale differenza d viene detta ragione della
successione.
In ogni successione aritmetica riesce quindi
a2 − a1 = d → a2 = a1 + d
a3 − a2 = d → a3 = a2 + d = a1 + 2d
a4 − a3 = d → a4 = a3 + d = a1 + 3d
.....
an − an−1 = d → an = an−1 + d = a1 + (n − 1)d
Sono esempi di successioni aritmetiche la successione dei numeri natu-
rali, la successione dei dispari, quella dei multipli di 3, ecc.
Esempio 1.1.
1 4 5
{2, , − , −3, . . . , −33}, d=−
3 3 3
5
é una successione aritmetica con d = − .
3
1 3 1
Esercizio 1.2. Nella successione aritmetica { , , , . . . }, quale è
2 10 10
il termine che occupa il 76◦ posto ?
29
Risposta: (- )
2
1.1. Le somme di successioni aritmetiche.
La somma
(1) Sn = a1 + a2 + · · · + an−1 + an
dei primi n termini di una successione aritmetica dipende, natural-
mente,
• dal primo termine a1
• dalla ragione d della successione,
15
1. SUCCESSIONI ARITMETICHE 16
1
(2) Sn = (a1 + an )n
2
Tenuto conto che
an = a1 + (n − 1)d
si ottiene la formula esplicita:
1
Sn = [2a1 + (n − 1)d] n
2
3
Esercizio 1.4. Se d = , a1 = 2, Sn = 75, quanti sono i termini?
7
Quale è l’ ultimo?
Risposta: (n=15; an = 8)
17 Successioni finite
x : (x + 1)3 − x3 = 3 · x2 + 3 · x + 1
0: 13 − 03 = 3 · 02 + 3 · 0 + 1
1: 23 − 13 = 3 · 12 + 3 · 1 + 1
2: 33 − 23 = 3 · 22 + 3 · 2 + 1
3: 43 − 33 = 3 · 32 + 3 · 3 + 1
4: 53 − 43 = 3 · 42 + 3 · 4 + 1
5: 63 − 53 = 3 · 52 + 3 · 5 + 1
...
n : (n + 1)3 − n3 = 3 · n2 + 3 · n + 1
Sommiamo membro a membro i risultati cosı̀ ottenuti in corrispondenza
alle n + 1 scelte di x : 0, 1, . . . , n.
A primo membro si ottiene
(13 − 03 ) + (23 − 13 ) + ... + [63 − 53 ] + ... + [(n + 1)3 − n3 ] = (n + 1)3 ,
avendo effettuato le dovute semplificazioni.
La somma dei termini a secondo membro nella tabella vale
3(02 + 12 + 22 + · · · + n2 ) + 3(0 + 1 + 2 + · · · + n) + (1 + 1 + · · · + 1)
ovvero
3Sn(2) + 3Sn(1) + (n + 1),
Si ha quindi la relazione
(n + 1)3 = 3Sn(2) + 3Sn(1) + (n + 1)
ovvero
n(n + 1)(2n + 1)
3Sn(2) =
2
19 Successioni finite
10 20 1280 2
{−5, ,− ,..., } q=−
3 9 6561 3
√
1 2 √
{ , , 1, . . . , 16} q= 2
2 2
É evidente che
∀k ≥ 1 : ak = a1 q k−1
21 Successioni finite
{a1 , a2 , . . . , an , . . . }
4.1. Somme.
S = a1 + a1 q + a1 q 2 + · · · + a1 q n−1
S = a1 + a1 q + a1 q 2 + · · · + a1 q n−1
Sq = a1 q + a1 q 2 + a1 q 3 + · · · + a1 q n
da cui, sottraendo membro a membro, e semplificando
1 − qn
(1 − q)S = a1 (1 − q n ) → S = a1
1−q
formula che calcola la somma conoscendo il primo termine a1 , la ragione
q, e il numero n degli addendi.
4.2. Prodotti.
Immaginiamo di ripetere la costruzione una terza, una quarta, una n−esima volta.
La curva di Koch, detta anche il fiocco di neve é la curva limite cui si avvicinano al
crescere di n i poligoni costruiti uno dall’altro con il procedimento descritto sopra.
Cominciamo con l’osservare che, se indichiamo con Nk il numero dei lati del poligono
che si ottiene al k-simo passo, e con lk la lunghezza di ogni lato, risulta Nk+1 = 4 Nk
e lk+1 = lk /3 (si intende che N0 = 3). Pertanto, se Pk denota il perimetro del
poligono ottenuto al k−esimo intervento si ha
1
Pk = N k l k , Pk+1 = Nk+1 lk+1 = 4 Nk lk ,
3
cioé
4
Pk+1 = Pk .
3
Dunque, l’insieme dei perimetri forma una successione geometrica di ragione q =
4/3; ne viene
4 4 4 2 4 4 3
P1 = P0 , P2 = P1 = P0 , P3 = P2 = P0 , . . . ,
3 3 3 3 3
cioé
4 k
(6) Pk = P0 , k = 1, 2, . . . , n.
3
E’ chiaro che, al crescere indefinito di n, il perimetro cresce esso stesso indefinita-
mente.
Procediamo ora al calcolo dell’area racchiusa, osservando preliminarmente che, se
σk denota l’ area del triangolo di lato lk , si ha
√
3 2
(7) σk = l ,
4 k
nonché
1
(8) σk+1 = σk ,
9
dato che lk+1 = lk /3. Ciò posto, indichiamo con Ak l’area racchiusa dal poligono
costruito al k-simo passo, ed osserviamo che si ha
1
(9) Ak+1 = Ak + Nk σk+1 = Ak + Nk σk ,
9
dato che, nel passaggio dal k-simo poligono al successivo, si sono aggiunti Nk
triangoli di lato lk+1 . Scriviamo per esteso le relazioni (9):
1
A1 = A0 + N0 σ0
9
1
A2 = A1 + N1 σ1
9
1
A3 = A2 + N2 σ2
9
...
1
An−1 = An−2 + Nn−2 σn−2
9
A =A 1
n n−1 + Nn−1 σn−1 ,
9
25 Successioni finite
Dimostrazione.
b c
a x2 + b x + c = 0, a 6= 0 ⇔ x2 + 2
x+ =0
2a a
da cui, aggiungendo e sottraendo lo stesso termine si ha
2 2
2 b b b c
x +2 x+ − + = 0;
2a 2a 2a a
riconoscendo nei primi addendi il prodotto notevole
2 2
2 b b b
x +2 x+ = x+
2a 2a 2a
si ottiene, di conseguenza,
2 2
b2 − 4 a c
b b c
x+ = − =
2a 2a a 4 a2
cioè la tesi.
Il termine
4 = b2 − 4 a c
si chiama discriminante dell’equazione a x2 + b x + c = 0: è evidente
che l’equazione ammette radici se e solo se riesce
4≥0
In tal caso le radici sono
√ √
−b + 4 −b − 4
x1 = , x2 =
2a 2a
che coincidono se 4 = 0.
Il grafico di y = a x2 + b x + c, a 6= 0 corrisponde al grafico di
2
b 4
y = x+ −
2a 4 a2
Esercizio 2.3.
Esercizio 2.4.
L’equazione x2 − 5x + 6 = 0 equivale a
2 2
2 5 5 5
x −2 x+ = −6
2 2 2
ovvero 2
52 − 4 · 6
5
x− =
2 22
da cui segue
√
5 + 52 − 4 · 6
√ x = =3
1
2
5 52 − 4 · 6
x− =± → √
2 2
5 − 52 − 4 · 6
x =
2 =2
2
Esercizio 2.5. Tracciato il grafico della parabola y = x2 + b x + c
impostare graficamente la ricerca delle radici dell’equazione
x2 + b x + c = 0.
3. Equazioni con parametri
Si incontrano frequentemente equazioni di secondo grado a coefficienti
dipendenti da un parametro
a(k)x2 + b(k)x + c(k) = 0
Problemi connessi sono, ad esempio:
• determinare per quali valori del parametro k l’equazione ha
due, una o nessuna soluzione,
• determinare per quali valori del parametro k le radici dell’e-
quazione appartengono ad un’intervallo assegnato.
4. Fattorizzazione di un polinomio
La parola fattorizzare vuol dire esprimere il polinomio assegnato sotto
forma di prodotto di altri polinomi :
• La conoscenza di una radice α dell’equazione f (x) = 0 con-
sente la fattorizzazione
f (x) = (x − α) q(x)
• Tutti i polinomi di grado maggiore di 2 ammettono fattoriz-
zazioni, ma non ci sono in genere algoritmi efficaci per deter-
minarle.
• Fattorizzare un polinomio di grado maggiore di 2 è, quasi
sempre, operazione molto difficile.
Esempio 4.1. Il polinomio x4 + 1 non ha radici, ma tenuto conto della
formula del quadrato di un binomio e del prodotto notevole
(a + b)(a − b) = a2 − b2
si riconosce che
√ √
x4 + 1 = (x2 + 1)2 − 2x2 = (x2 + 1 + 2x)(x2 + 1 − 2x)
e quindi la fattorizzazione
4
2
√
2
√
x + 1 = x − 2x + 1 x + 2x + 1
in due fattori di secondo grado che, ovviamente, non hanno radici reali.
Osservazione 4.2. La fattorizzabilità, o meno, di un polinomio dipende
naturalmente anche dall’ambiente numerico in cui si lavora:
• se si lavora nei razionali il polinomio p(x) = x2 − 2 non è
fattorizzabile...
• se si lavora nei reali lo è
√ √
x2 − 2 = (x − 2)(x + 2)
31 Equazioni di primo o secondo grado
Esercizio 4.3.
Esponenziale e logaritmi
1. Potenze di 10
Molti numeri si scrivono come potenze di 10:
1
0.1 = = 10−1 , 1 = 100 , 10 = 101 , 100 = 102 , 1000 = 103 , . . .
10
Il numero √
3, 162 ' 10
ha, per definizione di radice quadrata la proprietà
3, 162 × 3, 162 ' 101
Quindi é ragionevole leggere 3, 162 all’incirca come 101/2 che1, infatti
ha la stessa proprietà
101/2 × 101/2 = 101
come pure
1
0.3162 = × 3.162 ' 10−1+1/2 = 10−1/2
10
Con questa chiave di lettura é altrettanto ragionevole leggere
31, 62 ' 101 × 101/2 = 103/2
come pure
3162 ' 103,5
Pensando a qualche altra radice, per esempio alla radice cubica
√3
2, 154 ' 10
sarà altrettanto ragionevole leggere
2, 154 ' 101/3
come pure
21, 54 ' 101+1/3 , 2154 ' 103+1/3 , 4, 642 ' 2, 1542 ' 102/3
Come si vede si amplia la famiglia dei numeri che si possono leggere
come potenze di 10:
1 10 100 1000 3, 162 0.3162 31, 62 2, 154 21, 54 4, 642 ...
1I due numeri sono ovviamente diversi, uno razionale e l’altro irrazionale.
33
1. POTENZE DI 10 34
log10 (1) = 0, log10 (10) = 1, log10 (100) = 2, . . . log10 (4, 642) ' 2/3, . . .
Cosı̀, ad esempio
ovvero
Analogamente
ecc.
a
q= → log(q) = log(a) − log(b)
b
Radici:
√
Sia c = 3 a allora
1
log(c) = log(a)
3
Dalla conoscenza di log(c) si ricava c !
Esempio 1.1. Supponiamo di voler calcolare a = 264 :
log(a) = 64 · log(2) ' 64 · 0, 301 = 19, 266
Un logaritmo cosı̀ alto fa riconoscere che
a ∈ [1019 , 1020 ]
informazione non banale sull’effettiva grandezza di 264 .
2.1. Esercizi.
Esempio 2.1. Risolvere l’equazione
1 √ 3
log1/5 3x − 2 = log1/5 (3x − 2) + ;
2 2
E’ chiaro anzitutto che l’eventuale soluzione va cercata per x > 2/3;
l’equazione data equivale a
1 3
log1/5 (3x − 2) = log1/5 (3x − 2) + ,
4 2
da cui
1
log1/5 (3x − 2) = −2 ⇒ 3x − 2 = ( )−2 e quindi 7→ x = 9 .
5
Funzioni
1. Prime definizioni
Tra i sottoinsiemi di R hanno particolare importanza gli intervalli: per
ogni coppia di numeri reali a e b con a ≤ b si definiscono
• l’intervallo chiuso [a, b] : a ≤ x ≤ b,
• l’intervallo aperto (a, b) : a < x < b,
• i due intervalli semiaperti o semichiusi
[a, b) : a ≤ x < b, (a, b] : a < x ≤ b
Se a = b l’intervallo chiuso [a, a] si riduce al solo punto a, mentre gli
altri intervalli aperti o semiaperti coincidono tutti con l’insieme vuoto.
Si includono nella famiglia degli intervalli anche
• gli insiemi costituiti da semirette contenute in R, illimitate
positivamente o negativamente,
x ≤ k, x < k, x ≥ k, x > k, k∈R
• l’intero asse reale R.
Esempio 1.2.
Figura 1. Parabola
il suo grafico è ancora una parabola la cui equazione può essere ricon-
dotta al tipo precedente con un’opportuna traslazione.
Basta osservare che
b 2 c b2 b ∆
ax2 +bx+c = a[(x+ ) + − 2 ] = a(x+ )2 − , ∆ = b2 −4ac;
2a a 4a 2a 4a
ovvero
2
2 ∆ b
y = ax + bx + c ⇔ y+ =a x+
4a 2a
Se allora si pone
ξ = x + b/(2a)
(16)
η = y + ∆/(4a),
Anche l’equazione
ax + b
(18) y= ,
cx + d
43 Funzioni
ax + b a D/c2
y= y− =−
cx + d c x + d/c
Ponendo
ξ = x + d/c
(19)
η = y − a/c,
la (18) si trasforma in
(20) η = A/ξ, A = −D/c2 ;
pertanto, nel riferimento ξ, η, con origine nel punto Ω = (−d/c, a/c),
l’equazione è del tipo (17): gli asintoti sono i nuovi assi del riferimento:
η = 0 e ξ = 0, cioè le rette
y = a/c, x = −d/c
In altri termini,
• annullando il denominatore della (18) si trova l’asintoto verti-
cale,
• mentre il rapporto a/c tra i coefficienti della x fornisce l’asin-
toto orizzontale,
• il segno di A è opposto a quello di D, e cosı̀ si può stabilire in
quali quadranti il grafico si trova, vedi Figura 3.
2. GRAFICO DI UNA FUNZIONE 44
√ √ √
Figura 4. I grafici delle funzioni x + 2, x, x − 2,
tutti dedotti dal grafico della parabola x = y 2
1I tre archi presenti in figura 4 non sembrano, ad occhio, uno il traslato dell’al-
tro: il motivo é semplicemente che si tratta di porzioni diverse di un unico grande
arco. Osservando le tre porzioni relative rispettivamente a [−2, 2], [0, 4], [2, 6] la
sovrapponibilità risulta evidente.
45 Funzioni
4. Cambiamento di scala
Conoscendo il grafico della funzione y = f (x), come si ottiene il grafico
della funzione y = g(x) = f (mx) con m ∈ R+ ?
Osserviamo che, se in un punto x0 la funzione f (x) assume il valore
f (x0 ), la g(x) assume il medesimo valore nel punto x̄ : mx̄ = x0 , cioè in
x̄ = x0 /m; se m > 1 allora |x̄| < |x0 | e viceversa, |x̄| > |x0 | se m < 1.
Pertanto, i valori che f (x) assume in un intervallo [a, b] sono tutti
assunti da g(x) nell’intervallo [a/m, b/m], avente ampiezza minore o
maggiore del precedente a seconda che sia m > 1 o m < 1.
Nel primo caso si ha una contrazione della curva grafico, nel secondo
una dilatazione.
Il passaggio dalla funzione f (x) alla f (mx) è detto cambiamento di
scala, vedi Figure 6 e 7, riferite a sin(x) e cos(x) .
3. Funzioni monotone
Definizione 3.1. Una funzione f (x) si dice crescente in un interval-
lo [a, b] se comunque si prendano x, y ∈ [a, b] con x < y riesce, di
conseguenza, f (x) < f (y).
Viceversa
Definizione 3.2. Una funzione f (x) si dice decrescente in un inter-
vallo [a, b] se comunque si prendano x, y ∈ [a, b] con x < y riesce, di
conseguenza, f (x) > f (y).
Definizione 3.3. Le funzioni crescenti e le funzioni decrescenti si
dicono, entrambe, funzioni monotone2.
In Figura 8 il grafico della funzione decrescente f (x) = x1 , x > 0.
4. Massimo e minimo
Definizione 4.1. Il numero reale M si dice massimo della funzione
f : A → R se
• per ogni x ∈ A riesce f (x) ≤ M
• ed esiste almeno un punto x0 ∈ A nel quale riesce f (x0 ) = M.
Analogamente il numero reale m si dice minimo se
• per ogni x ∈ A riesce f (x) ≥ m
• ed esiste almeno un punto x1 ∈ A nel quale riesce f (x1 ) = m.
Esempio 4.2.
Esercizio 5.1.
√
Figura 14. y = f1 (x) = x x2 − 1
√
Figura 15. y = f2 (x) = x 1 − x2
p
Figura 16. y = f (x) = x |x2 − 1|
b)
3
≤x≤5
2 ⇒ x = 7/4
(x + 1) + (2x − 3) = 5 − x
c)
3
−1 ≤ x ≤
2 ⇒6 ∃ sol.
(x + 1) − (2x − 3) = 5 − x
d)
7. PARTE POSITIVA, NEGATIVA 54
x ≤ −1
⇒ x = −3/2
−(x + 1) − (2x − 3) = 5 − x
Si conclude che le uniche soluzioni sono x = −3/2, x = 7/4.
Anche qui si può procedere per via grafica, vedi figura 19, disegnando
i vari tratti di retta che rappresentano il primo membro dell’equazione
nei vari intervalli, ed intersecando con il grafico del secondo membro.
8. Funzione composta
Siano f : X → Y, g : Y → Z due applicazioni: la prima associa ad
ogni elemento x ∈ X un elemento y ∈ Y ; la seconda associa ad ogni
y ∈ Y un elemento z ∈ Z.
Restringendo il dominio di g all’immagine f (X) si può allora inter-
pretare z come risultato dell’applicazione successiva di f e g ad x;
57 Funzioni
ϕ=g◦f
composta di f e g, e si scrive z = g◦f (x) o, più spesso, g(f (x)), dato che,
per avere z, si applica dapprima la funzione f ad x e successivamente
g ad f (x).
• Se f e g sono entrambe iniettive altrettanto è la funzione
composta;
• se monotone nello stesso verso g ◦ f è crescente;
• se monotone in verso contrario la funzione composta è decre-
scente.
E’ da osservare inoltre che, se hanno senso entrambe le funzioni: g ◦ f e
f ◦g, esse generalmente non coincidono, cioè la composizione di funzioni
non è commutativa.
Ad esempio, se
√
Figura 23. f (x) = x2 , f −1 (x) = x.
9. Funzione inversa
Se f : X → Y è biiettiva, ogni y ∈ Y è immagine di uno e un solo
x ∈ X; ha senso allora considerare la funzione inversa
f −1 : Y → X
la quale associa ad ogni y ∈ Y il punto x ∈ X tale che f (x) = y; si
scrive
x = f −1 (y).
Pertanto, nella corrispondenza inversa, è la y che fa da variabile in-
dipendente, mentre la x funge da variabile dipendente.
Consideriamo ora il grafico di f (x): è chiaro che se ad esso appartiene
il punto di coordinate (a, b), nel senso che, al valore a dell’ascissa, la f
fa corrispondere il valore b dell’ordinata, il punto di coordinate (b, a)
appartiene al grafico dell’inversa f −1 (x).
Nel caso che il sistema di riferimento cartesiano utilizzato sia mono-
metrico (stessa unità di lunghezza sui due assi)
il grafico di f −1 (x) si ottiene da quello di f (x) operan-
do una simmetria rispetto alla bisettrice suddetta.
A titolo di esempio, riportiamo i grafici di
√
• f (x) = x2 e di f −1 (x) = x, per x ≥ 0 ove la f (x) è invertibile,
vedi figura 23 di pagina 58.
• di f (x) = loga x, a > 1 e di f −1 (x) = ax , vedi figura 24 di
pagina 59.
1. Seno e coseno
Si tratta di due funzioni definite in modo geometrico tramite, vedi
Figura 1, le coordinate dei punti della circonferenza di centro l’origine
e raggio r = 1
2. Angoli e triangoli
Sia 4ABC un triangolo rettangolo, di lati 3, 4, 5:
• quanto vale il seno dell’angolo tra i lati di lunghezza 3 e 4 ?
• quanto vale il coseno dell’angolo tra i lati di lunghezza 4 e 5 ?
• quanto vale la tangente dell’angolo tra i lati di lunghezza 3 e
5?
Le misure degli angoli tra i lati di lunghezza 4 e 5 e tra quelli di
lunghezza 3 e 5 possono essere dedotte ricorrendo a
• goniometro,
• calcolatrice tascabile,
• teoremi sui triangoli.
Se tutte le domande precedenti fossero rivolte analogamente al caso di
un triangolo di lati 15, 20, 25 le risposte sarebbero cambiate ?
In un triangolo si hanno 3 lati e 3 angoli: quali delle due terne determina
l’altra ?
Come può essere fatto un triangolo che abbia i lati 1, 2, 3 ?
E come può essere fatto un triangolo che abbia gli angoli α, 2α, 3α ?
2.1. Gradi e radianti.
Disegnata una circonferenza ogni angolo al centro individua un arco di
circonferenza:
• che legame passa tra la misura in gradi dell’angolo al centro e
la lunghezza dell’arco di circonferenza corrispondente ?
• qual è il ruolo del raggio della circonferenza ?
• si può stabilire un algoritmo che consenta di trasformare i due
valori uno nell’altro ?
La definizione geometrica di seno, coseno, tangente può essere data
attraverso la circonferenza goniometrica: l’opzione è per le misure in
radianti.
La relazione sin2 (t) + cos2 (t) = 1 è il teorema di Pitagora: costruire, a
partire da essa altre tre, almeno, relazioni altrettanto valide, quale, ad
esempio elevando al quadrato
sin4 (x) + 2 sin2 (x) cos2 (x) + cos4 (x) = 1
Seno, coseno sono funzioni periodiche di periodo 2π: si possono costru-
ire funzioni periodiche di altri periodi ?
Oggetto di riflessione possono essere le seguenti questioni:
• Come si potrebbe approssimare il valore di sin(12345), suppo-
nendo che 12345 sia la misura di un angolo in gradi ?
• É più grande cos(523) o cos2 (523) o cos(5232 ) ?
65 Richiami sulle funzioni trigonometriche
3. Formule goniometriche
É sempre vero che
f (2x) = 2 f (x) ?
4. Grafici trigonometrici
Ricavare dai grafici di sin(x) e di cos(x) quelli di
sin(−x), cos(2x), sin(3x − 3), sin(x) + cos(x)
Ricavare dal grafico di sin(x) + cos(x) le soluzioni dell’equazione
1
sin(x) + cos(x) =
2
Ricavare dai grafici di sin(x) e di cos(x) quello di tan(x) e quello di
tan(x + 1)
Esaminare le differenze che si incontrano tra i grafici di sin(x) e sin(|x|)
e tra quelli di cos(x) e cos(|x|)
I grafici di
1 1 1
sin( ), x sin( ), x2 sin( )
x x x
Problemi:
Risolvere le seguenti equazioni
√
1 2 1 1
sin(x) = , sin(x) + cos(x) = , sin( ) =
2 2 x 2
5. Trigonometria
• Teorema della corda: un segmento assegnato può essere vi-
sto, da punti diversi, sotto angolazioni diverse, tutte uguali se
ci si muove su uno dei due archi di una circonferenza passante
per gli estremi del segmento. Che legame intercorre tra
– lunghezza del segmento,
– raggio della circonferenza,
– funzioni goniometriche dell’angolo di vista ?
6. I numeri complessi
x2 + p x + q = 0, p, q ∈ R ?
ei ϑ = cos(ϑ) + i sin(ϑ)
da cui
= cos2 (ϑ) − sin2 (ϑ)
cos(2ϑ)
sin(2ϑ) = 2 sin(ϑ) cos(ϑ)
• ecc. ecc.
Esempio 6.1. Si voglia ricavare l’espressione di
cos(3ϑ + ϕ)
7. Formule di prostaferesi
Dalle formule di addizione del seno e del coseno si ricavano, sommando
e sottraendo, le seguenti
sin(α + β) + sin(α − β) = 2 sin(α) cos(β)
sin(α + β) − sin(α − β) = 2 cos(α) sin(β)
cos(α + β) + cos(α − β) = 2 cos(α) cos(β)
cos(α + β) − cos(α − β) = −2 sin(α) sin(β)
Disequazioni
1. Regole generali
É opportuno avere presenti le seguenti regole:
(1) a ≤ b ⇔ a + c ≤ b + c ∀c ∈ R; ne segue che si può portare
un termine da un membro all’altro, cambiando segno.
ac ≤ bc se c > 0
(2) a ≤ b ⇔
ac ≥ bc se c < 0
2. Soluzioni di disequazioni
Le soluzioni di una disequazione in una variabile o di un sistema di
disequazioni in una variabile costituiscono un sottoinsieme di R gene-
ralmente formato da un numero finito di intervalli e/o un numero finito
di punti di R.
Esempio 2.1. Consideriamo la disuguaglianza x2 (x2 − 1) ≥ 0: è facile
riconoscere che l’espressione assegnata si annulla in tre punti
x−1 = −1, x0 = 0, x1 = 1
Quindi almeno tali tre punti sono soluzioni della disuguaglianza. Dei
tre intervalli da essi determinati
(−∞, −1), (−1, 1), (1, +∞)
soddisfano la disuguaglianza il primo e il terzo.
Pertanto l’insieme delle soluzioni di x2 (x2 − 1) ≥ 0 è
(−∞, −1] ∪ {0} ∪ [1, +∞)
unione di due intervalli e un punto isolato.
69
4. EQUAZIONI E DISEQUAZIONI GONIOMETRICHE 70
3. Disequazioni irrazionali
Si dicono irrazionali le disequazioni che coinvolgono espressioni sotto
radice. Consideriamo
p
A(x) < B(x).
Anzitutto, deve essere A(x) ≥ 0; inoltre, nelle regioni in cui B(x) ≤ 0,
la disequazione non può essere soddisfatta; nelle regioni in cui B(x) > 0,
essendo entrambi i membri positivi, equivale a ciò che si ottiene ele-
vando al quadrato.
Pertanto
A(x) ≥ 0
p
A(x) < B(x) ⇔ B(x) > 0
A(x) < B 2 (x).
Analogamente si ha
A(x) ≥ 0
p
A(x) ≤ B(x) ⇔ B(x) ≥ 0
A(x) ≤ B 2 (x).
Analogamente
p A(x) ≥ 0 B(x) ≥ 0
A(x) ≥ B(x) ⇔ oppure
B(x) < 0 A(x) ≥ B 2 (x).
5. La verifica
Risolta (o creduto di aver risolta) una disequazione é sempre consiglia-
bile eseguire una verifica.
La disequazione, di qualunque tipo, prevede un primo e un secondo
membro, almeno uno dei due dipendente dalla x, che devono produrre,
se calcolati in corrispondenza alle x soluzioni, valori ordinati nel modo
previsto dalla disequazione
• il primo maggiore del secondo, o viceversa,
• oppure ancora il primo maggiore o uguale del secondo, o vice-
versa.
La verifica quindi consiste nel
• scegliere almeno un x in ciascuno degli intervalli soluzione
trovati,
• calcolare in corrispondenza ad essi i valori del primo e secondo
membro della disequazione,
• verificare che i valori ottenuti soddisfino l’ordinamento previs-
to nella disequazione.
6. Esercizi proposti
(1) Risolvere le disequazioni
x3 − 2x2 − x + 2 > 0,
13x3 + x2 − 41x + 27 < 0,
x3 + x − 30 > 0
cercando radici delle equazioni corrispondenti e quindi fatto-
rizzando.
x−1
(2) 2 >0
x +x
Si considerino gli intervalli in cui il numeratore e il denomi-
natore sono concordi: le soluzioni della disequazione proposta
sono l’unione delle soluzioni di ciascuno dei due sistemi
x−1>0 x−1<0
oppure
x2 + x > 0 x2 + x < 0
2x + 1
(3) ≤3
x−2
Si porti il 3 a primo membro e si riduca a un’unica frazione.
2(x + 1) x+5 3(x + 1)
(4) 2 − 2 ≥ 2
x − 8x + 15 x − 6x + 5 x − 4x + 3
Stesso suggerimento dell’esercizio precedente, conservando la
fattorizzazione del denominatore comune.
8 1
(5) 1 + − ≥ 0.
x−1 x+2
x−2 x−3
>
x−1
x+3
(6)
2
4x − 1 < 0
3+x
(7) Per quali valori di λ ∈ R la radice x̄ dell’ equazione 2x+1 = 3λ
è tale che −1 ≤ x̄ ≤ 3?
(8) Studiare la funzione y = ax2 + bx + c. Che relazioni ci sono
fra i coefficienti e le radici?
(9) Fissato λ, sotto quali condizioni per i coefficienti dell’ equa-
zione ax2 + bx + c = 0, a 6= 0 risulta
a)x1 < λ < x2 ?
b)x1 < x2 < λ?
(10) Per quale limitazione su k, l’ equazione
x2 + 5x − (2k − 1) = 0
ammette due radici: x1 , x2 , con x1 < 3 < x2 ?
5
(11) Per quale limitazione su k, l’ equazione x2 +(2−3k)x−(k− ) =
4
0 ammette due radici: x1 , x2 , con x1 < x2 < 2?
CAPITOLO 9
Strumenti utili
1. Software matematico
Un software molto adatto al primo ingresso nell’università é attual-
mente GeoGebra: si tratta di un prodotto
• gratuito, [Link]
• utilizzabile su Windows, Mac OS-X, Linux,
• continuamente aggiornato
che soddisfa le esigenze dei primi corsi di Analisi, di Geometria, di
Algebra.
Le figure di questa Dispensa sono state realizzate con GeoGebra
Un altro prodotto, ancora gratuito, in grado di produrre ottimi grafici
in due o tre dimensioni é Gnuplot.
L’indirizzo Web é [Link]
Consulenze matematiche varie, dalla soluzione di equazioni a precisazioni
su formule e non solo, si possono rivolgere al sito della Wolfram
all’indirizzo [Link]
2. Alfabeto greco
minusc. Maiusc. nome minusc. Maiusc. nome
α A alpha β B beta
γ Γ gamma δ ∆ delta
ε E epsilon ζ Z zeta
η H eta θϑ Θ theta
ι I iota κκ K kappa
λ Λ lambda µ M mi (mu)
ν N ni (nu) ξ Ξ xi
o O omicron π$ Π pi
ρ% P ro σς Σ sigma
τ T tau υ Υ ipsilon
φϕ Φ phi χ X chi
ψ Ψ psi ω Ω omega
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